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DICHIARAZIONI

Giroud: “Cercato da Lazio e Inter. Ma poi Lampard…”

Cercato con insistenza dalla Lazio, Olivier Giroud. Poi più nulla. Un retroscena di mercato già noto, ma che l’attaccante, ai taccuini del Daily Mail, ha voluto ricordare: “Quando al Chelsea giocavo poco con Lampard in panchina, gli dissi che avevo la possibilità di andare alla Lazio, all’Inter e anche al Tottenham. A Frank ho spiegato che dovevo essere di nuovo felice, volevo che mi capisse e mi desse un’opportunità in un’altra squadra, perché non si può giocare con la carriera di un calciatore in quel modo. Ha capito le mie emozioni e gli sono grato, perché sono rimasto e le cose sono andate bene dopo. Ho giocato di nuovo, ho segnato gol e ho contribuito a far qualificare il Chelsea per la Champions League”.

“Ho sempre ammirato questo club, potrebbe essere una fantastica conclusione per la mia carriera in Europa. Qui si sente tutto il peso della storia. Il mio idolo Shevchenko? L’ho incontrato molte volte, gli ho detto che era il mio eroe… Ha riso, ma gli ho fatto firmare una maglietta ed ero felicissimo. Supero difficoltà e dubbi, riesco sempre a riprendermi, sono così. Do il meglio con le spalle al muro, i miei amici e mio fratello dicono che rendo di più in quelle situazioni. Ho vinto tanti trofei e vissuto cose incredibili, non l’avrei mai immaginato. Mi sento molto fortunato”. Corrieredellosport.it

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DICHIARAZIONI

Eriksson: “Inzaghi si emozionerà. Laziali, alzatevi in piedi ed applauditelo”

Sven Goran Eriksson, ex allenatore di Simone Inzaghi alla Lazio, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha provato a spiegare che cosa proverà l’allenatore nerazzurro domani all’Olimpico: “Io da ct ho sfidato la mia Svezia: conta solo la professionalità. Lazio-Inter è la ‘sua’ partita, impossibile che non si emozioni: 22 anni di vita non si cancellano. Simone lo ricordo come un ragazzo determinato e deciso, ma anche sensibile. Appena fischierà l’arbitro, tutto si spegnerà, ma prima batterà sicuramente forte il cuore. E non c’è nessuno che può capirlo più di me… Mi aspetto tanti e meritati applausi per lui, in piedi. Inzaghi ha dato tutto per la Lazio e sono sicuro che i tifosi glielo riconosceranno. Questo è il mio invito ai laziali, gente che conosco bene”. Tuttomercatoweb.com

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RASSEGNA STAMPA

Lotito, occhi sul centro sportivo “La Borhesiana”

Non solo il progetto di portare la Lazio a giocare le proprie partite interne allo stadio FlaminioClaudio Lotito punta a far crescere ulteriormente il patrimonio immobiliare del club biancoceleste e ha messo gli occhi sul centro sportivo “La Borghesiana”.

Lo scrive Il Corriere dello Sport, spiegando che il centro – per decenni quartier generale della Figc, dell’Italia e della Nazionale di rugby – potrebbe essere utile come investimento o per dare una casa alla Lazio Women. Il sondaggio è recente, anche se resta da capire come si muoverà il patron biancoceleste.La struttura sorge su 17 ettari di superficie ed è dotata di spogliatoi, campi, magazzini e palestra. Il complesso era nato in occasione dei Mondiali di Italia ’90, mentre nel 2015 Davide Lippi (figlio dell’ex Ct Marcello) ci ha installato la scuola calcio Reset Academy.

Come detto, Lotito negli ultimi anni ha lavorato per accrescere il patrimonio immobiliare della Lazio. In estate ha pensato di acquistare un albergo ad Auronzo di Cadore – sede dei ritiri – per creare la casa della Lazio in Veneto, poi ha aperto al Flaminio e continua a progettare iniziative.

Calcioefinanza.it

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STATISTICHE

Immobile contro Dzeko, è sfida: i numeri a confronto

Affamati di gol, come sempre. Ciro Immobile e Edin Dzeko si incrociano di nuovo, ma nessun derby. Si gioca Lazio contro Inter. Il bosniaco è volato da Simone Inzaghi, che lo ha fortemente voluto per rimpiazzare Lukaku. E fin qui ha avuto ragione: 6 reti in 7 presenze. Così come Ciro il Grande, stesso bottino, ma con una partita in meno. Giusto per chiarire la sua media: una marcatura ogni partita giocata. Sentenza.Il bomber della Lazio è diventato veramente grande con l’amico Inzaghi in panchina. Ora vuole giocargli un brutto scherzo, perché la squadra è la squadra, e servono punti per tornare in alto. Viene da un breve periodo di stop, ce l’ha messa veramente tutta per recuperare in fretta dalla leggera lesione muscolare. È l’attaccante che fin qui ha tirato di più nello specchio (13 tiri in porta sui 26 totali). Ha segnato tre gol contro l’Inter, due con le maglie di Torino e Genoa, una in 10 incontri con la Lazio, nel 2-1 del 16 febbraio 2020. C’è da aumentare il bottino. Così tenterà di fare Dzeko, che in giallorosso, nei derby ha siglato 3 reti in 12 match. In stagione ha siglato 3 gol di testa, Ciro 2. Così come due sono gli assist del bomber biancoceleste contro l’unico della punta nerazzurra. Sfida apertissima che infiamma un Lazio-Inter pronto a regalare infinite emozioni.

Corrieredellosport.it

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APPROFONDIMENTI

Gli obiettivi di Lotito: risposte dalla Lazio e vendetta su Inzaghi

È l’ora dei risultati. La Lazio contro l’Inter deve reagire dopo il tracollo di Bologna e cominciare a entrare in sintonia con le idee di Sarri, dando a Lotitole risposte che esige. Il presidente era stato chiaro la scorsa settimana, quando alla ripresa degli allenamenti si è presentato a Formello per strigliare la squadra dopo il 3-0 del Dall’Ara. Era una furia, Lotito. Non si spiegava l’atteggiamento di un gruppo che, a giugno, aveva ricevuto tre mensilità di stipendi in anticipo, con premi. Ha ricordato anche questo, alla sua Lazio, togliendogli ogni possibile alibi.

Certo, Lotito avrebbe preferito uscire da Bologna con un successo e dare continuità alla doppia vittoria, nel derby e contro la Lokomotiv Mosca. Ma così non è stato e la sua sfuriata, oltre che dettata dalla pessima sconfitta, aveva un’altra ragione: caricare e stuzzicare l’orgoglio della Lazio prima dell’impegno con l’Inter dell’ex Inzaghi. Quel figliol prodigo che in estate l’ha abbandonato (sia chiaro, le responsabilità dell’epilogo sono di tutti) e che domani tornerà per la prima volta all’Olimpico.

Era fine maggio e la notizia del cambio di idea di Inzaghi, dopo il summit notturno di Formello, fece scalpore. Così come le foto dei due, l’allenatore e il presidente, non proprio in un clima pacifico la mattina seguente. Ecco, vuole la vendetta sportiva Lotito, che non ha ancora mandato giù l’amaro boccone del divorzio. “Nessuno è indispensabile. Nella vita si raccoglie quello che si semina. Vediamo chi rimarrà più tempo nel sistema”, aveva detto riguardo a Inzaghi il presidente biancoceleste, che si aspetta una Lazio affamata: in versione derby, totalmente l’opposto di quella vista a Bologna. Tuttomercatoweb.com

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Lazio, tutto sulla difesa: Sarri e il lavoro speciale

L’Inter di Simone Inzaghi arriva all’Olimpico con il miglior attacco del campionato. E soprattutto i nerazzurri sono abili saltatori e bravi a sfruttare le palle inattive. La Lazio, con Sarri, prova a mettersi al riparo. Obiettivo numero uno: disinnescare la potenza offensiva degli avversari. Sedute specifiche in settimana, approfondimenti sui calci piazzati. Toccherà alla difesa fermare Dzeko e compagni. Senza Acerbi, squalificato, ci sono Luiz Felipe e Patric. La squadra di Inzaghi ha segnato cinque gol sui 22 totali da palle inattive: tre da corner, uno da rimessa laterale, uno su punizione diretta. I pericoli sono nascosti anche in queste situazioni. Sarri punterà su Luiz Felipe e Patric. Ai loro lati Hysaj (a sinistra) e uno tra Lazzari e Marusic. Il primo è favorito sul secondo, che ha giocato in nazionale ed è sicuramente più stanco. Servirà un grande sforzo anche da Luis Albero e Milinkovic, le mezz’ali dovranno dare tutto per non lasciare sola la difesa. Sarri ha catechizzato tutti. Con l’Inter serve una grande prestazione. Corrieredellosport.it

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Peruzzi e i 12 anni con Inzaghi: “Dolce, serio e cocciuto. Ecco cosa facevamo per smorzare la tensione…”

«Io, Giocondo il cuoco e Walter il magazzinie re eravamo l’interruttore che per due o tre ore riusciva a smorzare la tensione di Simone. Prima della partita lui non dormiva mai, non ce la faceva proprio. La nostra tecnica, sempre la stessa, la partita a carte. Ridendo e scherzando, faceva- mo sì che non pensasse al giorno dopo, agli avversari, ai cali di rendimento dei suoi, alla formazio-ne». Dodici dei ventidue anni di Lazio Simone Inzaghi li ha vissuti insieme a Angelo Peruzzi, sette da giocatore e cinque da allenatore. Via Simone, via anche Angelo – custode di momenti, fasi, se- greti, intrusioni, suggestioni – che da qualche mese non è più il collante tra la squadra e la società, «ma non farmi toccare l’argomento Lazio, non combinarmi dei casini», mi ripete almeno tre volte. Cinquantun anni il 16 febbraio, venti da portiere di Roma, Verona, Inter e soprattutto Juve, otto stagioni, Lazio, sette, e Nazionale, oggi Peruzzi è il diligente accompagnatore di suo figlio Mattia, diciannovenne, anch’egli portiere ma nei Dilettanti del Tiferno, a Città di Castello («in tre anni alla Lazio ha giocato una sola partita, il derby, dove ha fatto benissimo, un caso più unico che raro di raccomandazione alla rovescia», sorride). «Mi chiedi com’era allora e com’è adesso Simone? È un’altra persona, per me l’hanno cambiato».

In che senso? 

«È l’esatto contrario del giocatore. Se mi avessero chiesto di indicare uno che non avrebbe mai potuto fare l’allenatore, avrei risposto di getto Simone. Era un ragazzino, viveva alla giornata, rideva, scherzava, era tutto uno scherzo. Si è fatto uomo, ora è maturo, responsabile, cocciuto anche. Un tecnico di prim’ordine, studia giorno dopo giorno, cura i dettagli, ed è un decisionista. Un giorno gli dissi: “Simo, se vuoi diventare un grande allenatore devi fare attenzione anche alle cazzate e avere una risposta definitiva per qualsiasi domanda. Sì o no, incerto mai, non devi prendere tempo, vediamo più avanti o cose del genere”. Io l’allenatore non l’ho fatto perché la notte voglio dormire, troppe responsabilità, un carico insopportabile di tensioni, pressioni da tutte le parti. Per un po’ ho fatto il vice di Ferrara a Genova e nell’Under 21, l’osservatore e poi il secondo di Lippi in Nazionale, ma non era cosa. Il ruolo dell’osservatore lo trovavo innaturale

Torniamo a Simone.

«Tosto e consapevole. Mai avrei pensato di vederlo attaccare al muro qualcuno nello spogliatoio, e invece è capitato. Sa essere dolce con i giocatori, ma anche autorevole e autoritario. La trasformazione più sconcertante avviene in partita. Lui vive per il risultato, per la vittoria. Credimi, è talmente teso e su di giri che sarebbe perfi no capace di fare a botte. Hai presente Salvatore Bagni? Fuori dal campo un uomo di cuore, sempre pronto a farsi in quattro per darti una mano, ma in partita avevi soltanto voglia di attaccarlo al muro. Un genere alla Bagni». corrieredellosport.it

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Doppio ex Garlini: “Grande gestione di Inzaghi, ma Sarri sa quello che vuole” (AUDIO)

L’ex attaccante di Lazio ed Inter, OLIVIERO GARLINI, ora in collegamento a ‘QDL‘: “Inzaghi sapeva gestire in un modo giusto il gruppo dal punto di vista dei rapporti, i suoi risultati alla Lazio sono sotto gli occhi di tutti. Sari è un tecnico che sa quello che vuole, sa far scendere in campo nel modo giusto i giocatori. Mi auguro che le prospettive siano positive, il suo Napoli è un modello molto importante. La Lazio ha giocatori importanti, Sarri saprà come trovare la quadratura del cerchio”

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Podavini: “Resto legato ad Inzaghi, Sarri non mi piace” (AUDIO)

GABRIELE PODAVINI in collegamento a ‘QDL‘: “Sono rimasto molto legato ad Inzaghi, credo non abbia avuto eguali alla Lazio. Per varie situazioni ha deciso di andarsene. Sarri non mi entusiasma, sono ancora molto scettico. Mi auguro solo che porti dei risultati che mi facciano ricredere. Sono sempre i giocatori che fanno la differenza, non i tecnici. Non mi piace come fa giocare la Lazio, possibile che si tratti solo di un impatto difficile. Non credo che Sarri possa, per esempio, valorizzare quelle che sono le caratteristiche di Immobile”

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DICHIARAZIONI

Biglia: “Con Inzaghi grande rapporto. Che carriera…”

Lucas Biglia è stato il primo capitano di Simone Inzaghi alla Lazio. Lo conosce bene l’allenatore oggi dell’Inter che sabato, per la prima volta, sfiderà il suo passato all’Olimpico. “Con lui ho avuto un grande rapporto. Dal primo giorno in cui è arrivato, tra l’altro in un momento difficilissimo, con la squadra eliminata in Europa League e sconfitta in un brutto derby. Siamo andati in ritiro ed è arrivato lui che si è preso la responsabilità di tutto. Da lì in poi ha fatto una grandissima carriera fino ad ora”, le parole di Biglia, oggi giocatore del Fatih Karagumruk, in Turchia, ai microfoni di Sky Sport.

“Il cambio orario si sente, specie quando si ritorna in Europa, cinque ore di differenza sono tante. Ma dipende anche dal modo di gestione degli allenatori. Lautaro Martinez oggi si trova con un allenatore che secondo me lo gestirà al meglio. Al di là del fatto che in nazionale gioca sempre. É uno degli attaccanti più forti della nazionale argentina, dipende da come ti gestiscono gli allenatori. Lui arriverà sicuramente vicino alla partita, non dovrà fare nulla fino al fischio d’inizio. Altrimenti non riuscirebbe a recuperare”. Corrieredellosport.it