Del 2020 che se ne va, a Simone Inzaghi resteranno un rimpianto spaccafegato, due obiettivi centrati, tanti record e mille emozioni. Il primo: lui, l'allenatore della Lazio, è convinto che, se non fosse piombata la pandemia a interrompere la magia, la sua squadra avrebbe vinto lo scudetto. Non glielo toglie dalla testa nessuno, e il suo amico Tare la pensa allo stesso modo. « Al 101% » , confidano entrambi. Gli obiettivi centrati sono noti: la qualificazione alla Champions dopo 13 anni, il passaggio agli ottavi dopo 20. »Il coronamento di quattro anni e mezzo di lavoro » , dice. A giugno si concluderà la sua quinta stagione alla guida dei biancocelesti, ma Inzaghi pensa che il ciclo non sia finito. Ha battuto primati storici, a partire dalle presenze sulla panchina laziale ( è a 223), molto però c'è ancora da fare: crede in questo gruppo di giocatori, il feeling con Tare e Peruzzi è solido, vorrebbe togliersi altre soddisfazioni con il club della sua vita, abbracciato nel '99 e amato senza dubbi mai. Non a caso la moglie, Gaia Lucariello, che ad agosto gli ha regalato il terzo figlio, su Instagram ha risposto con un enorme " certo!" alla domanda: "Simone sogna di restare alla Lazio a vita?". Molto significativo. Il suo sogno è quello, diventare il Ferguson biancoceleste. D'altronde in tanti considerano Inzaghi l'allenatore ideale per la Lazio e la Lazio la squadra ideale per Inzaghi. Ora bisogna capire se Lotito, che ha sempre dato fiducia al suo pupillo, la pensi (ancora) così pure lui. Il loro rapporto vive un periodo tormentato, il sospetto strisciante è che il presidente si sia innamorato di un altro, cioè di Allegri, che però a sua volta ha altri obiettivi (il Real, l'Inter, la Premier), quindi si è creato un cortocircuito che rischia di bruciare solo le ambizioni della Lazio. Di sicuro, Lotito non ha dato concretezza ai discorsi fatti con Inzaghi e Tare in tre recenti incontri, il rinnovo è in stallo, non se ne parlerà prima del 4 gennaio, quando il presidente tornerà da Cortina. La questione economica è secondaria, il nodo principale resta la convinzione di continuare insieme: se quella c'è, l'accordo su durata e ingaggio si troverà. Non ne hanno parlato finora, ma non può essere un problema. Lo è, invece, il clima di incertezza sul futuro nel quale lavorano Inzaghi, Tare e quindi la squadra. Quando il contratto dell'allenatore è in scadenza, la leadership nei confronti dello spogliatoio vacilla pericolosamente. Nonostante questo, il tecnico non ha perso le motivazioni ( anzi), ritiene – al contrario di Lotito – che in questi quattro anni e mezzo sarebbe stato impossibile ottenere risultati migliori, e aspetta la mossa definitiva del presidente: al momento, le sue parole d'ordine sono pazienza – al frullatore di critiche e polemiche è abituato – e vittorie, il tecnico è convinto infatti che la Lazio risalirà in classifica. E domani sarà il primo a festeggiare il ritorno di Lulic: il capitano si allenerà a Formello, vuole dare una mano alla Lazio in Champions, che non ha mai giocato, e in campionato. Sarebbe l'acquisto più importante per Inzaghi, in attesa del Bayern: ecco, la grande sfida ai Campioni d'Europa sarà un altro passaggio affascinante della sua storia d'amore con la Lazio.
G.C. – la Repubblica