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APPROFONDIMENTI

I senatori e il confronto nello spogliatoio: “Crediamo nei nostri valori, possiamo risalire”

Nella giornata di ieri, all'interno dello spogliatoio della Lazio, è andato in scena un confronto per parlare dei recenti risultati ottenuti in campionato. I primi a prendere la parola, diversamente da quanto accade di solito con il tecnico in prima linea, sono stati i senatori che hanno lanciato questo messaggio ai compagni: "Guardiamoci negli occhi, crediamo nel nostro valore, possiamo risalire". Una presa di posizione che ha fatto molto piacere all'allenatore, che era rimasto deluso da alcuni comportamenti: "Torniamo ad essere un gruppo granitico, prima di ogni cosa conta la squadra" la risposta del tecnico. Sul banco degli imputati ci è finito anche Luis Alberto e non solo da un punto di vista del club ma anche di quello della squadra. Tutti si aspettano qualcosa in più da lui, ma chi lo ha visto allenarsi nelle ultime ore assicura che il Mago è pronto a tornare decisivo. A riportarlo è Il Corriere dello Sport.

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DICHIARAZIONI

Acerbi: “Io Leone, ma anche pirla! Immobile il mio ‘amore’, ma sposo Claudia”

Il calcio, la famiglia, la malattia. Francesco Acerbi si racconta a tutto tondo ai microfoni di Lazio Style Channel. Una lunga intervista per ripercorrere la sua vita fatta di inizi, di affetti, di stop improvvisi e di forza di volontà: “Mi sono trovato bene ovunque, quando rivedo le immagini ripercorro quello che ho fatto nelle varie esperienze. Al Milan è stata colpa mia, non rimpiango nulla, ho sbagliato io, non c’entrava nulla il club, che mi è stato vicino soprattutto con Galliani. Non avevo la testa per stare al Milan. Volevo arrivare, avevo molta motivazione, però volevo anche divertirmi. Avevo forza fisica, cattiveria, ero più bravo degli altri ed è bastato per arrivare al Milan. Poi è morto mio padre, sono successe delle cose, raggiunto quell’obiettivo vedevo solo nero. Da lì mi sono seduto, col senno del poi è solo colpa mia. Ho risolto molti “perché”, sono contento di come sono e sono diventato. La malattia mi ha fatto cambiare, non rimpiango quello che potevo fare in più”.

La forza nella malattia

La scoprii durante le visite mediche di routine prima del ritiro, ero un po’ scioccato, ho fatto subito un giro in bici. La preoccupazione maggiore era per la famiglia, mia madre soprattutto era un po’ ansiosa. Infatti gliel’ho detto dopo che mi sono operato. Tolto il testicolo, tolto il dolore… Poi durante le analisi antidoping mi dissero se avessi assunto dei farmaci per giocare, risposi di no… capii che c’era qualcosa che non andava ancora, quindi dal gennaio 2014 iniziai la chemio. Perché proprio a me? Dopo l’operazione al testicolo non sentivo nulla, 3 settimane ed ero già in campo, come fosse stato uno stiramento. Era stata un’operazione “semplice”. Mi dissero che sarei cambiato dopo la chemio… È stato così, piano piano dentro di me stava nascendo un nuovo Francesco, avevo voglia di giocare, nuovi obiettivi, voglia di mettermi in gioco. Non bevevo più, ho tolto l’alcool, sono cambiate cose nella mia testa. È venuto tutto da sé. Credo in Dio, stop. Ad altro non credo. Credo che qualcuno mi abbia fatto capire delle cose, poi se è Dio o mio padre morto che mi vuole bene da lassù, non lo so. Prego per Dio e per chi non c’è più, o per chi mi vuole bene. Devo e voglio credere che ci sia lassù qualcuno che ci protegge”.

Il tutto: la famiglia

“Mia mamma Silvia è troppo importante per la mia vita, anche se non ci vediamo quasi mai. Ci sentiamo tutti i giorni, chiamate di routine. Voglia che gli altri con me siano felici. Lei è molto più forte di me, ne ha passate tante tra mio padre e le mie storie, eravamo tre figli, ha sempre avuto forza e sorrisi. Va presa come esempio. È dolce e forte. Il “Leone” è stato anche un gran pirla (ride, ndr). La famiglia conta tanto, è il legame più forte, ci credo molto. In pochi entrano a casa mia, sono quelli che ritengo opportuno e che lo meritano. La famiglia viene prima di tutto. Mi sono sempre stati vicini, non so come ringraziarli, non ci sono premi o regali. Quando è morto mio padre avevo 24 anni, ho passato una buona infanzia, non ottima. Con mio padre avevo un ottimo rapporto all’inizio, poi non bellissimo, direi normale. Quando è scomparso avevo fatto poche partite in Serie A, da lì ho avuto la motivazione forte per andare al Milan, dove voleva lui. Con l’arrivo in rossonero per me era finito il mondo. Mio padre mi aveva messo sempre il pepe al culo. Scomparendo non avevo più il pepe e mi sono seduto. Da una parte mi ha aiutato ad arrivare, dall’altra non è stato proprio quello che volevo. Non voglio prendere alcune cose sue, credo che il genitore debba essere anche un amico. Lui non è stato totalmente così. Non sono mai riuscito a dirgli certe cose, pensavo al pallone e basta… Quando cresci poi trovi il coraggio di dire queste cose, comunque è stato un ottimo padre”. E ora c’è anche Claudia: “Ci siamo conosciuti al mare, poi siamo sempre stati insieme. L’anno prossimo ci sposiamo, sento che lei mi ha dato una serenità e una felicità importanti, è la donna della mia vita e lo sarà per sempre, con lei ho riscoperto l’amore totale. Le ho detto che lei è l’unica da qui alla fine, non mi innamorerò o starò più con un’altra che non sarà lei. Stiamo bene, anche lei ha un bel carattere, però la amo molto”.

La Lazio

Ho provato forti emozioni. Andai a parlare con Tare, ma Inzaghi mi chiamò e mi chiese: “Vuoi venire alla Lazio? Sei il primo della lista, ti voglio!”. Risposi: “Ti prometto che verrò alla Lazio”. È stata una battaglia mai vista, ci messaggiavamo tutti i giorni con il mister. Sapevo che avrei fatto bene, ero sereno, consapevole di ciò che avrei potuto fare. Per me ogni giorno ora è una dimostrazione, in passato mi ero seduto, ora questo nella mia testa non c’è più. Voglio dimostrare a me stesso più che agli altri. Poi posso giocare bene o male, ma ora so chi sono e voglio sempre migliorare. Non lo faccio per compiacere, a volte in passato succedeva. Ora lo faccio per me e per chi mi vuole veramente bene. La Supercoppa? La settimana prima avevamo vinto 3-1 in casa con la Juve, poteva andare diversamente in campionato. A Rihad volevamo vincere, abbiamo fatto tanto dal punto di vista mentale, non eravamo appagati della classifica di Serie A. Grande partita, non volevamo perdere. Eravamo noi, quelli che erano primi l’anno scorso. Abbiamo i giocatori per stare nelle prime tre posizioni, quando stiamo bene non c’è niente da fare per nessuno. Partivamo sul 2-0 per noi ogni volta. Siamo sempre dati un po’ per spacciati. Il mio futuro? Mi piace tenermi in forma, fisicamente e mentalmente, sarò sempre in movimento. Magari prima di smettere cercherò di fare l’allenatore coi vari corsi… Vediamo un po’, ora penso a giocare a calcio. Ma il mio indirizzo penso sarà fare l’allenatore”.

Immobile e Parolo

“Marco è un bravissimo ragazzo, lo guardo molto, ha la testa a posto. Da titolare inamovibile è passato a essere un giocatore importante dentro e fuori dal campo, si è sempre allenato benissimo, si è fatto trovare sempre pronto. Parliamo spesso tra di noi. Quando stai bene di testa e a casa la differenza si vede, in campo ci vai ‘con la sigaretta’. Riesco a distinguere il calcio dalla vita privata, ma è normale che avere una serenità in più in casa può darti un valore aggiunto durante le partite. Con Ciro bel rapporto da subito, poi dal secondo anno è diventato ottimo. Quest’anno ancora di più. Ci diamo qualche bacino a pranzo come portafortuna, io lo chiamo ‘amore’ in campo, mai Ciro. Una volta ho urlato in campo “amoreeee” contro l’Inter, in Nazionale i giocatori nerazzurri mi chiesero “ma chi hai chiamato amore?”. Abbiamo un rapporto speciale, porta positività, lui ci tiene talmente tanto a stare qua e all’ambiente Lazio, come me e tanti altri. Ma lui ha qualcosa in più, lui deve fare la storia, lo vuole con tutto se stesso. E io cerco di dargli una mano e qualche energia in più”.

Corrieredellosport.it

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ARBITRI

Designazioni, Lazio-Napoli: arbitra Orsato di Schio. VAR: Mazzoleni di Bergamo

La 13ª giornata di Serie A TIM Lazio-Napoli, in programma domenica 20 dicembre 2020 alle ore 20:45 allo Stadio Olimpico di Roma, sarà diretta dal signor Daniele Orsato (sez. di Schio).

Assistenti: Tegoni – Ranghetti

IV uomo: Chiffi

V.A.R.: Mazzoleni

A.V.A.R.: Vivenzi

Il fischietto veneto ha già diretto i biancocelesti in 39 occasioni: il bilancio di quest’ultime sorride alla Prima Squadra della Capitale. In 14 circostanze la Lazio ha ottenuto i tre punti, in 15 ha pareggiato ed in 10 è uscita sconfitta.

L’ultimo precedente con Orsato risale alla quarta giornata di questa Serie A TIM, nella quale i biancocelesti hanno perso in casa della Sampdoria. Nella scorsa stagione, il fischietto di Schio ha arbitrato la Lazio in occasione del settimo turno di campionato, nel quale gli uomini di Inzaghi pareggiarono per 2-2 con il Bologna, nella decima giornata, vinta dai biancocelesti per 4-0 contro il Torino, nella diciannovesima, vinta dalla squadra di Inzaghi contro il Napoli, nella ventisettesima, persa dai biancocelesti a Bergamo contro l'Atalanta e nella trentaquattresima, persa 2-1 in casa della Juventus.

Orsato, oltre ad aver fischiato il Lazio-Napoli dello scorso anno, vanta altre tre direzioni in sfide tra i biancocelesti ed i partenopei: in quest’ultimi precedenti, i capitolini hanno raccolto una vittoria e due pareggi.

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INDISCREZIONI

“Il Galatasaray su Muriqi”. Ma l’agente smentisce…

È tornato ad allenarsi con la Lazio, Vedat Muriqi. Il suo inizio in biancoceleste è stato in salita. In estate, per via di un infortunio muscolare, ha saltato la preparazione. Poi il Covid, l’esordio senza mai lasciare il segno, un nuovo stop. Non gioca dal 24 novembre scorso, fatali i 9’ contro lo Zenit. Da quando è a Roma 8 presenze totali tra campionato e Champions e appena 293’ giocati. Voci dalla Turchia parlano di un interessamento del Galatasaray per gennaio. Il club di Istanbul avrebbe pensato a Muriqi in caso di partenza di Falcao.

La smentita dell’agente

Niente di vero. L’agente del kosovaro, ai microfoni di Hurriyet, ha smentito l’indiscrezione di mercato: “Vedat non è riuscito a svolgere il ritiro estivo con la Lazio per un infortunio. Poi ha avuto il Covid-19. Le aspettative su di lui sono alte. Le voci che riguardano il Galatasaray non sono assolutamente vere. Dopo un rendimento non al top, è stato condannato alla panchina”, le parole di Haluk Canatar. Tare crede molto in Vedat. Lo ha scelto e pagato quasi 20 milioni di euro. Impensabile che possa lasciare già a gennaio. É di nuovo a disposizione di Inzaghi, già con il Napoli potrebbe avere qualche minuto per ritrovare un po’ di feeling con pallone e compagni.

Corrieredelllosport.it

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FORMELLO

FORMELLO – Leiva ed Acerbi si allenano a parte: seduta di domani decisiva per il Napoli

Una buona notizia dall'allenamento di stamattina a Formello. Tra la sorpresa generale, Lucas Leiva e Francesco Acerbi hanno svolto una sessione differenziata, ovviamente siamo lontano da un lavoro a pieno rirmi ma entrambi hanno provato a spingere a livello atletico, lavorando singolarmente col pallone. La rifinitura di domani sarà decisiva se almeno uno dei due sarà convocabile per il big match di domenica sera, quando all'Olimpico arriverà il napoli di Ringhio Gattuso. 

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ESCLUSIVE

“SVB” – Schwoch: “Lazio e Napoli due squadre propositive. La squadra di Inzaghi nella corsa Champions può pagare la rosa corta” (AUDIO)

Stefan Schwoch è intervenuto ai microfoni di Radiosei nella trasmissione Sei Volte Buongiorno. Queste le dichiarazioni dell'ex centravanti, tra el altre, di Napoli e Vicenza: “Finalmente un campionato più equilibrato nel quale più di una squadra può ambire al tricolore. Mi auguro che oltre a Juve ed Inter altre squadre come Milan, Roma, Lazio e Napoli possano dire la loro. Lazio-Napoli? “Mia spetto una bela gara fra due club che adottano un calcio propositivo, hanno la mentalità di offendere. Per Inzaghi l'assenza di Acerbi è importante, il più utilizzato, personalità e guida la difesa da dietro così come Leiva è un faro importante. Il Napoli ha tre big assenti in attacco – Osimhen, Mertens e Insigne – ma davanti Gattuso ha comunque Petagna, Politano e Lozano. Hanno caratteristiche diverse, Petagna dà meno profondità, l'ex Spal viene incontro ma in area ha più presenza di Mertens. Anche se la Lazio non vincesse non sarebbe fuori dalla lotta Champions, il torneo è ancora lungo e soprattutto è molto equlibrato. Anche perdendo i capitolini sarebbero a 9 punti, sarebbero tanti ma non tantissimi, anchese a quel punto la Lazio dovrebbe trovare continuità, considerando anche la rosa che non è ampissima”.  

 

 

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RASSEGNA STAMPA

Tutti i dubbi di Lotito: da Inzaghi al mercato, passando per la Comunicazione

Tanta voglia di rivoluzione. Ci risiamo, Lotito è di nuovo in un momento di profonda riflessione. Succede spesso, ma di solito la sua arrabbiatura può rientrare. Stavolta però le sue titubanze vanno avanti dall'estate e ora sono diventate esplosive. Mercoledì, dopo il pareggio amaro di Benevento, il presidente ha strigliato Inzaghi, ma anche Peruzzi e Tare. Già dal caso Luis Alberto era su tutte le furie per la gestione, fiuta un fronte comune poco gradito fra il tecnico, il dt e il ds. Lotito ha investito sul mercato nonostante la crisi di liquidità totale, ha pagato tutti gli stipendi, i premi e non trova risposte, Champions a parte. Non gli piace l'atteggiamento di una squadra che vuole mettersi in mostra solo nella massima competizione, ma ne ritiene lo staff corresponsabile. Non accetta più nessuna (la stanchezza, il calendario tosto con Napoli e Milan in questo finale solare) giustificazione e fra oggi e domani si farà di nuovo sentire. Ma già l'ultima voce grossa ha portato a un'ulteriore frattura con Simone: il mister è offeso e medita sempre più l'addio (c'è l'Inter di mezzo?) a fine stagione. Se questa sarà la definitiva scelta si capirà nelle prossime ore. Quando Lotito potrebbe metterci il carico formulando una proposta di rinnovo sino al 2022 senza chissà quale rilancio economico rispetto allo stipendio attuale. Quasi un provocazione: o l'allenatore decide d'accettare con amore e convinzione oppure si volta pagina. Ieri la Lazio ha annunciato ufficialmente Roberto Rao come suo nuovo portavoce, ma ci sono altri movimenti pure intorno alla comunicazione: resta in bilico come capo ufficio stampa De Martino, il cui contratto sta per scadere. 
ALI SPEZZATE
La spaccatura interna ora è evidente, ma così si rischia di compromettere a metà percorso anche il resto del campionato corrente. Lotito forse vuole dare una scossa al tecnico e a ogni suo dirigente: ha messo i soldi a disposizione, al momento ha detto a Tare che non vuol sentir parlare di mercato di riparazione. Piuttosto lui e Inzaghi (troppo legato ai suoi fedelissimi per la formazione) pensino a sfruttare le risorse inespresse. Eppure la Lazio rischia per forza di dover intervenire. La difesa fa acqua in ogni dove, l'infortunio di Fares (rientro almeno a metà gennaio) e lo slittamento continuo del rientro di capitan Lulic nella lista biancoceleste lasciano le fasce scoperte. Un problema grave per una squadra che fa del 3-5-2 il suo modulo imprescindibile. Rimangono solo Marusic, ormai riadattato a sinistra, e Lazzari sinora poco convincente, con l'ex fuori rosa Djavan Anderson come unico ricambio. Per carità, Patric potrebbe tornare sull'esterno, ma ormai Inzaghi lo reputa fondamentale nelle rotazioni come centrale. Dopo le prossime due gare, ci sarà un nuovo vertice per decidere cosa fare. 
VIDEO E DONI
A Formello si rivede Muriqi in gruppo, ma sarà difficile superare le prossime insidie. Anche perché Inzaghi deve comunque fare i conti con un'infermeria pesante. Leiva tornerà solo nel 2021 a disposizione. Per Acerbi serve un miracolo, ma lui è convinto di poter recuperare. Sarebbe stato il primo oggi a far visita al Policlinico Umberto I ai bambini ricoverati in oncologia ed ematologia pediatrica, ma il Covid limiterà questa iniziativa esemplare: verranno lasciati dei doni nel piazzale antistante e la Lazio diramerà un video coi messaggi di auguri a piccoli da parte di ogni beniamino biancoceleste. Buon Natale. 
Alberto Abbate

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APPROFONDIMENTI

Rumenigge: “Prima del Covid il calcio aveva perso la ragione. Eurolega? Contrario perché danneggerebbe i campionati nazionali”

Intervista all'amministratore delegato del Bayern Monaco di Guillaume Loisy Karl-Heinz Rummenigge, com' è il calcio segnato dalla pandemia?
«Gli stadi vuoti sono il grande problema, che ha ripercussioni sul piano economico, naturalmente, ma impatta anche e soprattutto sulla nostra cultura. A forza di giocare senza spettatori, in un ambiente morto e senza emozione sulle tribune, il timore è che ci vorrà del tempo per ritrovare l'atmosfera diprima della crisi. Dal punto di vista finanziario, è difficilissimo per tutti, ma principalmente inEuropa, dove i salari sono più alti, soprattutto nei grandi club. Molti di questi soltanto un anno faerano considerati ricchi; oggi si può quasi dire che siano diventati poveri».

I vostri giocatori non hanno fatto abbastanza sacrifici?
«Sono stati fantastici. Ci hanno detto tutti che erano pronti a fare uno sforzo a condizioneche nessun dipendente del Bayern si ritrovasse con lo stipendio decurtato. Gli abbiamo chiesto diridurre il loro ingaggio nei primi sei mesi e lo hanno fatto collettivamente».

Quando spera di rivedere degli spettatori all'Allianz Arena?
«Dipende dal vaccino e dal Governo. Io spero a partire da marzo o aprile.
Se riempissimo il nostro stadio al 20 o al 30% già basterebbe a riportare un po' di atmosfera e diemozione. Non è solo una questione di soldi. Bisogna far rivivere la cultura del calcio».

In Francia Mediapro che aveva acquistato i diritti della Ligue 1 si è tirata indietro. La Germania èal riparo da un fiasco del genere?
«Anche noi incassiamo dalle televisioni meno soldi che in passato .
Durante la pandemia, la Bundesliga ha anche dovuto stringere nuovi accordi e le nostre entrate sonocalate del 20%. Oggi i club della Bundesliga hanno 280 milioni in meno in tasca. È una quantità didenaro enorme».

Teme che la bolla dei diritti televisivi possa scoppiare?
«Non credo. Penso che le cifre torneranno al livello precedente alla crisi, e anzi sarannopiù alte. Le catene televisive sono quelle che hanno guadagnato di più in questo periodo, inparticolare quelle a pagamento. Nel weekend della ripresa della Bundesliga c'è stata l'audience più

alta di sempre. L'arrivo di nuovi operatori come Netflix, Amazon, Apple, contribuirà a un aumento deidiritti». Nel 2019 il Bayern spese 80 milioni per Hernandez.
«Oggi probabilmente sarebbero la metà. Il calciomercato ha visto un calo del 50% l'estate scorsa. Maquesta è una buona notizia per il nostro sport. Prima della crisi, il calcio aveva perduto la ragione.C'è stata un'inflazione galoppante dopo l'acquisto di Neymar e di Mbappé da parte del Psg, tre annifa. È un bene che sia finita. Bisogna riportare i salari a un livello più ragionevole».

Vedere il Bayern su Mbappé quindi non è immaginabile?
«Sfortunatamente no. Io adoro lui e il suo modo di giocare, ma non potremo mai farlo venireal Bayern. In ogni caso, si trova bene dove sta».

La formula della Champions dovrebbe evolversi?
«Per me la Champions inizia veramente solo con la fase a eliminazione diretta. Serve unafase a gruppi più appassionante».

L'Uefa dovrebbe ispirarsi alla Final 8 di Lisbona?
«Quella Final 8, che abbiamo avuto il piacere di vincere, è stata organizzata dall'Uefa inmodo fantastico. Dove ogni partita è un dentro o fuori, le emozioni sono assicurate. Non puoi maipermetterti di allentare la tensione, come ai Mondiali. L'Uefa è pronta a prendere in considerazioneun cambiamento».

Perché voi siete contrari al progetto di una Lega che potrebbe fare concorrenza alla Champions?
«Credo che quello attuale rimanga un buon sistema. I campionati nazionali rappresentano labase per qualificarsi alla Champions. Se hai il piacere di parteciparci, è la ciliegina sulla torta.Questo sistema è accettato e apprezzato dal pubblico.
L'opinione dei nostri tifosi è fondamentale: ogni cambiamento dev' essere ratificato da loro».
Coman, decisivo in finale di Champions, ha assunto un'altra dimensione in questi ultimi mesi « (interrompe) 'King' è il mio beniamino. Avevo un ruolo abbastanza simile al suo Mi piace il suo modo diinterpretare il gioco.
Bravo a dribblare, molto dotato tecnicamente, eccezionalmente rapido. Fa tanti assist, in particolareper Lewandowski. E ha un buon carattere».

Il successo di Flick l'ha sorpresa?
«Dare la panchina a Flick, che era assistente di Kovac, è stata una decisione coraggiosa delBayern. Dal primo giorno in cui ha preso le redini della squadra aveva un progetto e una tattica moltochiari. Ha dimostrato anche una grande empatia verso i giocatori. Kovac aveva fatto un buon lavoro,con l'accoppiata campionato-coppa di Germania. Ma qualcosa non funzionava come volevamo: avevamo l'impressione che per continuare a vincere ci fosse bisogno di cambiare. Alla prima partita di Flick,contro il Borussia Dortmund, abbiamo vinto 4-0. Più che i risultati, è lo stile di calcio cheproponiamo con lui che mi piace. Ha sorpreso un po' tutti, perché non era conosciuto nell'universocalcistico. Ora è conosciuto».

Lewandowski è il Pallone d'oro morale di questo 2020?
«Sì, è quello che penso. Abbiamo la fortuna di avere due giocatori fantastici nella nostrasquadra: Neuer, che considero il miglior portiere della storia, e Lewandowski, che segna tantissimigol, ma non solo.
Sono davvero deluso che non ci sia il Pallone d'oro quest' anno».

Il Bayern è arrivato a 8 titoli di fila. L'egemonia rappresenta un problema per l'attrattività dellaBundesliga?
«È un genere di critica che non capisco bene. Non è molto entusiasmante se non sei tifosodel Bayern. Ma i nostri avversari sono forti, il Lipsia ha raggiunto le semifinali dell'ultimaChampions, anche il Borussia Dortmund ha giocato bene fino agli ottavi di finale.
E poi predomini di questo tipo ci sono in molti campionati: è il caso della Juventus, arrivata a 9 scudetti di fila, del Psg in Francia, del Real e del Barcellona in Spagna».

Löw guida la Germania dal 2006 ed è stato confermato ct fino a Euro 2021: 15 anni non sono troppi?
«È difficile e radicale dire che sono troppi. Wenger è rimasto più di vent' anni su quelladell'Arsenal, nonostante il lavoro di allenatore di club sia molto più difficile. Ma quando si perde6-0 in Spagna le critiche sono logiche. Non dimentichiamoci che due anni fa la Germania era andatamolto male ai Mondiali, eliminata già dal primo turno. Il Bayern e i club tedeschi se la cavano bene,ma la nazionale da due anni lascia molto a desiderare. È la nave ammiraglia del nostro calcio.
Sulla nazionale e sulla federazione, dove le cose non vanno molto bene in questo momento, penso che laGermania abbia molto da imparare dalla Francia».

la Repubblica

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CITTA'

Scritta “Laziale ebreo” davanti la scuola: le reazioni sdegnate del mondo politico

«Laziale ebreo» questa è la scritta che i bambini e i genitori dell'istituto comprensivo «Parco dellaVittoria» Plesso Giacomo Leopardi, in via del Parco della Vittoria, nel quartiere Balduina di Roma, si sono trovati sull'asfalto all'ingresso della scuola. L'ultimo di una serie lunga di episodi del genere condannato da tutte le istituzioni. «Le scritte antisemite apparse alla Balduina sono gravi e preoccupanti, un gesto ignobile che condanniamo con forza» ha scritto in una nota il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini che ha aggiunto: «È vigliacco chi, col favore della notte, oltraggia la Memoria con scritte che imbrattanoi muri, offendendo una passione sportiva ed evocando pagine buie e drammatiche della nostra storia. Facciamo quadrato contro ignoranza, odio e superficialità». Anche la prima cittadina della Capitale ha espresso la sua condanna attraverso Twitter: «Le scritteantisemite comparse a Roma davanti una scuola sono vergognose e ignobili. Mi auguro che i responsabilidi questo miserabile gesto siano individuati e puniti severamente», commenta Virginia Raggi. La foto ha fatto il giro del web, suscitando reazioni di indignazione, a partire dal vicesegretario regionale del Pd Enzo Foschi che l'ha pubblicata sul suo profilo Facebook: «È evidente che esistono persone che scrivendo 'ste cose (sempre di notte e di nascosto) – afferma – si sentono eroi, in realtà sono solo m…». Condanna anche dal vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Giuseppe Cangemi (Lega): «Le scritte antisemite apparse davanti una scuola della Balduina sono la vergognosa e riprovevole opera di qualche imbecille – aggiunge – che, innanzitutto, dovrebbe ripassare la storia, ed evitare poi di accomunare l'Olocausto o una pandemia alla Lazio, al calcio, allo sport e ai profondi valori di questa disciplina. Auspico che vengano attivate immediatamente le operazioni di rimozione di queste scritte,e la condanna unanime di questo gesto indegno».
«L'autore della scritta "laziale ebreo" sull'asfalto del piazzale esterno dell'istituto comprensivoGiacomo Leopardi, è riuscito in un colpo solo a mostrarsi in tutta la sua piccolezza e meschinità». Così, in una nota, Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione Politiche giovanili del Consiglioregionale del Lazio. «Qualcuno ha mancato di insegnare a questo soggetto tre concetti fondamentali di educazione prima ededucazione civica dopo – ha aggiunto Mattia – Usare il termine "ebreo" come un'offesa vuol direoltraggiare la memoria di circa 6 milioni di persone barbaramente uccise durante il nazismo; iltermine "laziale" rimanda a una fede calcistica che è bene professare dentro gli stadi; scriveresull'asfalto va bene solo se per i madonnari e se fai street art. Condanno fermamente – ha concluso.

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STATISTICHE

Cinque punti in sei gare interne: eguagliato il record negativo nella storia della Lazio

Una vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte. Il rendimento interno della Lazio è il peggiore tra le big e il 14° della serie A a pari merito col Benevento. Ma soprattutto, in chiave biancoceleste, questi 5 punti all'Olimpico costituiscono un record negativo eguagliato nella storia della serie A. Era successo altre 4 volte (calcolandone 3 per vittoria) di conquistarne così pochi nelle prime 6 partite in casa: nel 1955-56, nel 1991-92, nel 2007-08 e nel 2009-10. In 3 casi su 4 con lo stesso ruolino attuale e solo nel '91 senza riuscire a vincere, con 5 pareggi e un ko. Persino negli anni delle 5 retrocessioni era andata meglio: un pareggio in più, 3, euna sconfitta in meno, 2, nel 1960-61; idem nel 1966-67; una vittoria, 4 pareggi e un ko nel 1970-71; addirittura 3 vittorie e 3 pari nel 1979- 80, il campionato della retrocessione a tavolino; 2 successi, 2 pari e 2 sconfitte nel 1984-85. Nei suoi 4 campionati precedenti Inzaghi aveva conquistato tra gli 11 e i 14 punti nei primi 6 incontri all'Olimpico.

Il Corriere della Sera