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AVVERSARIO

Lazio, occhio alla Lokomotiv Mosca: è imbattuta da 10 gare

Dieci gare senza sconfitte sono un bel biglietto da visita da presentare alla Lazio. Solo contro lo Zenit, in Supercoppa russa, è arrivata una pesante sconfitta per 3-0. Altrimenti la Lokomotiv Mosca sarebbe ancora imbattuta. Difesa ben registrata che incassa poco. Attacco inceppato con appena 13 reti segnate da inizio stagione. Gli ultimi due 0-0 in campionato contro avversari modesti come Ural e Khimki (rispettivamente ultimi e terzultimi in classifica) confermano la scarsa vena realizzativa. Forfait sicuro del difensore Stanislav Magkeev, che ha rimediato una lesione del legamento crociato. Out a lungo. Per Nikolic problemi anche in porta. Il portiere titolare Guilherme convive da tempo con un’infiammazione del tendine d’Achille. Servirebbe un’operazione e uno stop di due mesi, ma stringerà i denti ancora una volta con l’aiuto di antidolorifici e infiltrazioni. Corrieredellosport.it

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STATISTICHE

Immobile goleador di coppa, deve battere Simone Inzaghi (turnover permettendo)

Pronto a giocare ancora o Maurizio Sarri lo farà un po’ riposare? Difficile al momento dirlo, ma Ciro Immobile vorrebbe davvero giocarle tutte. Leader, capitano, bomber di una Lazio che non può mai fare a meno di lui. Certo, bisogna fare i conti anche con i tanti incontri ravvicinati. Contro la Lokomotiv Mosca potrebbe rifiatare, almeno dall’inizio, e magari entrare a match in corso. Anche perché va a caccia di un altro record, l’ennesimo della sua incredibile carriera in biancoceleste. Turnover permettendo, vuole diventare il miglior goleador laziale nelle competizioni europee. Un distintivo che per ora è sulla giacca di Simone Inzaghi, che con l’aquila sul petto, nelle coppe, ha segnato 20 gol. Ciro è a quota 16. Quattro reti per un altro primato, un record a portata di mano già quest’anno. Si prepara ad un altro enorme riconoscimento.

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RASSEGNA STAMPA

Reina decisivo, è al centro della Lazio

Un tuffo a mano aperta. Il mantello c’è ma non si vede. Parata da supereroe per salvare il risultato nel derby. C’è anche Pepe Reina tra i protagonisti della stracittadina. E ormai è non è più una novità. Dalla scelta di Inzaghi di affidargli i pali della Lazio, alla conferma di Maurizio Sarri, che già aveva avuto modo di conoscere a Napoli. Un feeling che con il passare dei mesi la piazza biancoceleste e più in generale a tutta la città di Roma. Uno con il suo palmares è abituato a gestire le pressioni, non si lascia spaventare da voci e mugugni. La sua forza è nella testa ancor prima che nei guanti. Non sorprende quindi la prestazione di personalità sfoderata domenica sera. Grinta, carica, attenzione e leadership. In campo è quello che si fa sentire di più, richiamando i compagni in ogni occasione. Non solo con le mani. Pepe è decisivo soprattutto nella costruzione del gioco da dietro. Piedi da centrocampista, molte volte sembra di giocare con un uomo in più in mezzo al   campo. Non è un caso che Strakosha sia stato relegato al ruolo di alternativa. Non c’entra l’errore in Europa League contro il Galatasaray, nemmeno i problemi legati al contratto in scadenza. Reina oggi è una garanzia sotto tutti i punti di vista. Caratteriale e tecnico, basti sentire le sue parole nel post derby. «A mio avviso, l’unica partita che abbiamo sbagliato è stata quella con il Cagliari a livello punti. A Milano invece è sempre difficile, è una squadra aggressiva. A Torino è stata una partita scomoda, vediamo quante squadre riescono a tornare a casa con un risultato positivo», aveva detto al triplice fischio. Eccezion fatta per Hysaj, nessuno all’interno dello spogliatoio conosce Sarri quanto lui. Ša benissimo che il percorso di crescita non possa essere immediato. Serve tempo, l’ha ribadito in modo chiaro: «Ci vuole pazienza, è un periodo di cambiamenti continui, è un vero e proprio periodo di crescita e i risultati non sono mai scontati. Sono tante le cose che si fanno in maniera diversa rispetto al passato, bisogna fare un applauso ai ragazzi, anche ai difensori. Il modo di difendere è cambiato, si va in avanti a pressare, bisogna scappare nei momenti giusti, avere una lettura di reparto e questo non è scontato.>>. Un Mondiale vinto nel 2010, inca tonato tra i due trionfi agli Europei (2008 e 2010). Questo solo a livello di Nazionale. Per il resto lo spagnolo ha collezionato successi in tutte le sue esperienze. Dal Villar real (due volte la Coppa Intertoto) al Bayern Monaco (campiona to tedesco). Passando per le esperienze con Liverpool (FA Cup, Coppa di Lega, Community Shield e Supercoppa Europea) e Napoli (Coppa Italia). È il terzo calciatore per presenze in competizioni Uefa (178): meglio di lui solo il connazionale Casillas (188) e Cristiano Ronaldo (185). Gliene mancano dieci per raggiungere l’amico e compagno di ruolo, più difficile sarà agguantare uno come CR7. Il Tempo

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RASSEGNA STAMPA

Total Ciro, l’attaccante completo al servizio di Sarri

La metamorfosi di Ciro: da cecchino ad attaccante completo, è questo l’ulteriore scatto. Adesso fallire un gol conta zero perché, se non segna lui, fa comunque segnare la Lazio. Lo ha dimostrato nel derby, Immobile è sempre al posto giusto nel momento giusto. Se le ali Pedro e Felipe lo seguono, inizia lo spettacolo. Mette lo zampino sull’azione del primo gol, finisce con due assist nel tabellino. Sono i primi di questo campionato, ma è impressionante il suo contributo dallo sbarco a Formello. Dei suoi 45 passaggi decisivi in Serie A, 35 sono stati firmati dal 2016 con l’aquila sul petto. In più Ciro corre più di chiunque altro a centrocampo e in attacco: oltre dieci chilometri percorsi da agosto, solo Acerbi e Luiz Felipe ne hanno macinato qualcuno in più partendo da dietro. Numeri non certo sfuggiti a Sarri, che ne ha già fatto il punto di riferimento e l’esempio. Immobile insomma non è più solo il killer da 124 reti in Italia e 156 totali con la maglia biancoceleste -a -3 da Piola, recordman di ogni tempo – ma il cuore e l’anima del nuovo 4-3-3 di Maurizio. Peccato non sia mai diventato principe azzurro (nonostante 15 centri, a -1 da Toni e Vialli, al 18esimo posto), è comunque il re della Lazio. Adesso però Sarri deve decidere se fargli fare il primo pit stop. I biancocelesti hanno bisogno del successo contro la Lokomotiv dopo il primo ko all’esordio, ma Ciro è stanco, non ha mai rifiatato, Muriqi stavolta può so stituirlo.

DOPPIA FESTA LUIS – Resta il dubbio di Sarri proprio perché l’importanza di Immobile va ben oltre il gol. A 31 anni è total Ciro, leader del gruppo. Merito suo se la Lazio prima della stracittadina ha conquistato due punti in rimonta fra Cagliari e Torino. Non aveva nascosto l’amaro in bocca dopo l’ultimo pareggio. Le sue parole hanno trasformato la paura dei compagni in veleno. E hanno persino convinto Sarri a fare un passo indietro: alla vigilia del derby, liberare la squadra dall’ansia di rispondere a tutti i costi al suo credo. Immobile lo ha difeso, sostenuto e il tecnico lo ha ripagato facendolo rilanciare in profondità, nello spazio in cui si sente più a suo agio. Così è rinato pure Luis Alberto (vedi sventagliata sul terzo gol), che ieri ha compiuto 29 anni e lunedì sera ha festeggiato con la squadra anche il derby vinto. Tutti a cena fuori in un ristorante argentino vicino al Pantheon. Vamos.

CAPOCANNONIERE – Un modulo non imprigiona mai il talento. Immobile lo ha sempre saputo, dipende dal tecnico. Il suo amore per Sarri è scoppiato a distanza in un racconto. In stanza a Coverciano l’amico Insigne lo aveva convinto di quanto con lui sarebbe ancora cresciuto. Così dal ritiro della Nazionale era stato proprio Ciro a chiamare a giugno Lotito per persuaderlo a prendere Maurizio ad ogni costo. Immobile non si preoccupa del 4-3-3, ora sfrutta il suo calcio. Sei reti nelle prime sei giornate, a secco solo col Milan a San Siro. Nessun altro in serie A ha calciato 24 volte in porta, centrando 13 volte lo specchio. È più preciso, maturo e ancora più generoso. L’anno scorso aveva mostrato all’ex Borussia Dortmund quanto fosse cresciuto dopo aver calzato la Scarpa d’Oro. Di mezzo l’Europeo vinto, anche a livello internazionale ormai Immobile è consacrato. Sarri lo ritiene imprescindibile, il suo nuovo fenomeno. Domani rinunciare ai suoi 16 gol nelle competizioni Uefa con la Lazio (secondo a -4 da Simone Inzaghi) non sarà mica uno scherzo. Il Messaggero

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Mauro: “Lazio meritatamente vittoriosa nel derby. Sarri deve dare totale fiducia a Luis Alberto” (AUDIO)

MASSIMO MAURO in collegamento a ‘QDL‘: “Il derby è stata una gara splendida, anche se rovinata dal Var. La Lazio ha meritato di vincere, ha avuto più occasioni con Anderson e Reina i migliori in campo. Dico rovinata dal Var perchè le decisioni di campo le può decidere solo l’arbitro. La tecnologia deve essere necessaria solo per tirare una riga, per definire questioni geometriche. Come si può giudicare rigore quello di Zaniolo, con un giocatore della Lazio che è ha solo la sfortuna di essere alle sue spalle e sfiorarlo. Non è rigore ne quello segnato da Veretout, ne quello di Hysaj su Zaniolo nel primo tempo. In Italia non c’è la cultura sportiva per accettare le decisioni in campo del direttore di gara. Io per le mie posizioni su questo argomento ho perso il posto a Skysport, ma continuo a dire quello che penso. Tornando al calcio giocato, credo che Sarri debba riuscire a far diventare ancora più importante Luis Alberto. Deve stare più dentro la partita, deve avere totale fiducia per potersi prendere del tutto la squadra. Non deve sentirsi in discussione. Se Sarri aggiusta delle piccole cose, può dire la propria in questo campionato”

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ESCLUSIVE NEWS

‘NMM’ – Corino al veleno: “Chi dice che Immobile non sa giocare al calcio dovrebbe farsi curare” (AUDIO)

GIGI CORINO ora in collegamento a ‘NMM’! #radiosei
“La vittoria nel derby è stato il successo della qualità e l’organizzazione su un disordine che abbiamo anche notato dopo la partita. Ora questa gara deve rappresentare il punto di partenza, la Lazio è ancora in costruzione, ma dal punto di vista emotivo è molto importante per dare seguito con maggiore convinzione al lavoro iniziato. Troppe critiche per alcuni giocatori prima del derby, penso soprattutto a quanto ha dovuto subire Immobile. Chi dice che non sa giocare al calcio dovrebbe farsi curare”.

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GIUDICE SPORTIVO

Roma, niente squalifica per Zaniolo: multa da diecimila euro

La Roma tira un sospiro di sollievo. Niente squalifica per Nicolò Zaniolo per il gesto fatto alla fine del derby di domenica scorsa. Il Giudice Sportivo ha infatti imposto “solo” una multa da diecimila euro per aver “rivolto ai sostenutori della squadra avversaria un gesto di sfida e volgare. Infrazione rilevata dai collaboratori della Procura federale”. Il giocatore potrà essere quindi a disposizione di Mourinho per la prossima gara di campionato contro l’Empoli. 

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NEWS RASSEGNA STAMPA

L’AIA non gradisce: “Mourinho, teatrino inaccettabile nel derby, saremo severissimi”

L’arbitraggio di Guida nel derby tra Lazio e Roma ha mandato su tutte le furie José Mourinho e in campo lo si è intuito dalle tante proteste. I vertici arbitrali non hanno gradito lo show dato dall’allenatore giallorosso, definito un “teatrino” a causa di un comportamento “inaccettabile” secondo quanto raccolto da Il Messaggero.

Il retroscena. “Non deve ripetersi, saremo severissimi”, le altre considerazioni che arrivano dall’AIA, che ha intenzione di tenere sott’occhio il manager portoghese nelle prossime partite, un po’ come avvenuto con Gian Piero Gasperini. Il quotidiano racconta anche il pensiero del designatore Rocchi, che considera insufficiente la prestazione del fischietto di Torre Annunziata, per la gestione di Mourinho e il rigore per i giallorossi: la classica compensazione, secondo il capo degli arbitri. Tuttomercatoweb.com

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RASSEGNA STAMPA

Felipe, il derby della maturità. Lotito: “Ha mantenuto la promessa”

È tornato, è cambiato e non è ancora tutto. Stavolta Felipe 2.0 può davvero essere il valore aggiunto. Immobile è già un cecchino del gol, Pedro il signor 24 titoli nel curriculum, il brasiliano un fenomeno mai definitivamente sbocciato. Questo può davvero essere il momento giusto per lui e per la Lazio. A 28 anni è più adulto, più consapevole del suo talento. Anche se per Sarri non lo ha ancora scoperto del tutto: «Uno potenzialmente così forte, io non l’ho mai visto»>. Il derby lo ha confermato al resto del mondo. Riecco il vecchio Anderson, quello che trascinò Pioli ai playoff  Champions, ma c’è pure una nuova sapienza tattica e un altro fuoco nel suo sguardo. Aveva iniziato il campionato timido, si è tolto la ruggine col Torino e domenica è esploso. Si vedeva già da qualche gara la sua condizione in crescendo, non era un abbaglio. Con la Roma finalmente costante, sempre sul pezzo, fumante sino al novantesimo: Felipe non sbaglia mezzo passaggio né un’accelerazione, con ogni guizzo disorienta l’avversario. Quando è cosi motivato, il brasiliano diventa immarcabile, se non viene raddoppiato.

IL RETROSCENA – Una volta gli si rimproverava la scarsa personalità. Felipe veniva schiacciato dalla pressione o dalla concorrenza, si deprimeva. Il volo all’indietro di tre anni può aver cancellato questa brutta pecca. L’indizio in un retroscena: «Ha mantenuto la promessa»>, ripeteva Lotito a fine derby, nella pancia dell’Olimpico biancoceleste in festa. Il presidente il giorno prima era a Formello e aveva assistito all’ultima rifinitura. Non aveva avuto il tempo di parlare a tutta la squadra, ma aveva fermato proprio il brasiliano a fine seduta. Lo aveva caricato di stima e responsabilità: «Felipetto mio, tu mi devi ripagare perché io su di te ho puntato tanto e ho la massima fiducia. Il regalo più grande che tu possa farmi, è un gol nella stracittadina». Parola mantenuta: Felipe corre sulla Roma, sgomma su Vina, sforna assist e segna.

L’AFFARE – L’azione del primo centro è il calcio, un’azione da playstation. Lotito salta dalla sedia dopo nemmeno un quarto d’ora allo stadio. Cross da urlo del suo figlioccio, da cui si era separato soltanto perché Inzaghi lo aveva tagliato: «Io non volevo cederlo, per me è un secondo figlio»>, ci aveva confidato il presidente già al momento del suo ritorno a luglio. A Londra e al Porto si era perso, Sarri lo ha ritrovato: si era innamorato di Anderson ai tempi del Napoli, scommette ancora nel suo genio. Per la Lazio può essere un affare doppio, a costo zero: a bilancio per 3 milioni che compensano gli ultimi 3 dei 34 dovuti ancora dal West Ham dal 2018. Prima Felipe tornava a Roma so lo per divertirsi in cucina in un ristorante a due passi dal Colosseo, adesso si è ripreso casa e la maglia numero 7 per consacrarsi come campione assoluto. L’unica regola del viaggio è non tornare come sei partito, ma diverso. E Sarri lo ha già incattivito. Il Messaggero

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Derby, D. Rossi: “Si stava già mettendo in discussione Sarri”. Siviglia: “Lazio liberata” (AUDIO)

DELIO ROSSI e SEBASTIANO SIVIGLIA in collegamento a ‘QDL’! #radioseiDELIO ROSSI: “La Lazio ha approcciato meglio della Roma, l’ha indirizzata con la prima rete che le ha permesso di fare la gara che voleva fare. Negli spazi, poi, ha i giocatori che potevano far male e l’hanno fatto. É stata più squadra della Roma ed ha vinto meritatamente. Non penso Sarri si sia snaturato. Anzi credo che nella fase di non possesso c’era molto di Sarri, forse meno nell’altra fase ma ha inciso molto il fatto che sia passata in vantaggio. Ho visto alcuni singoli più liberi, una difesa che non ha concesso molto, se non in situazioni da fermo. Sono contento per la Lazio perché si stava già mettendo in discussione un lavoro appena iniziato e molto diverso dal recente passato. Felipe e Pedro invertiti? Ci sono giocatori che possono giocare su entrambe le fasce, ma se li sposti fanno molto meglio. Più Felipe che Pedro si trova meglio a giocare sulla destra. Ha bisogno dell’ampiezza, si trova bene quando ha la linea” SEBASTIANO SIVIGLIA: “La Lazio ha meritato la vittoria, credo che Sarri sia stato bravo a liberare mentalmente la squadra che fino a ieri erano troppo preoccupata delle consegne. Il derby li ha liberati, hanno fatto una mezzora straordinaria. Le chiacchierate che sono state fatte tra squadra e giocatori sono servite. Non si è snaturato Sarri, ha semplicemente andato incontro alle caratteristiche dei propri giocatori. Ieri ho visto Immobile attaccare con continuità la profondità come piace a lui. Lo stesso Milinkovic è stato piú libero di attaccare gli spazi. Li ho visti più disinvolti. La Lazio é una squadra matura, puó solo crescere”