Il calcio, si sa, è sempre uno sliding doors: chissà cosa sarebbe stato se Castellanos non avesse sciupato la ripartenza del raddoppio, subito prima del pareggio nerazzurro. Lo scopriremo fra stasera, e forse il 2 giugno, quanto sarà grande il rimorso: nel caso in cui l’Atalanta dovesse vincere l’Europa League e classificarsi (dopo il recupero con la Fiorentina) al quinto posto, diventerebbe valido il sesto per la qualificazione Champions. Nell’ultima giornata la Lazio non può più raggiungerlo. Perché a +4, in virtù dell’ultimo derby perso (all’andata è finito 0-0), c’è solo la Roma a sperare in un regalo dall’alto. Dopo esser finiti nelle ultime quattro stagioni sopra i cugini giallorossi, i tifosi biancocelesti sono furiosi anche per l’impossibilità dell’ultimo sorpasso sul gong. La rabbia si sta scatenando contro Castellanos e quel 2-0 divorato: «Non segna nemmeno a porta vuota, ormai è appurato», il tam-tam fra social e radio.
Occhio però a commettere vecchi errori o a esprimere certi giudizi del passato. Non è servito da insegnamento, si diceva lo stesso di Caicedo, divenuto poi un beniamino – con 33 gol e 15 assist tutti decisivi – e ancor oggi rimpianto. La prima stagione di Felipe alla Lazio finì in quel di Crotone, con un’occasione fallita e tante critiche piovute addosso all’attaccante ecuadoriano. Sembrava il punto di non ritorno, invece da lì partì una favola bellissima C’è anche una curiosa similitudine sui gol totali segnati, la ricorda Il Messaggero: esattamente 6 come l’ecuadoriano (Castellanos 4 in Campionato e 2 in Coppa Italia, Caicedo 3 in campionato e 3 in Europa League).