La moltiplicazione dei tiri (71), dei cross su azione (101), dei corner (43), dei gol segnati (9), dei rischi e dei brividi non può portare alla contrazione dei gol subiti (8 in 5 partite) nella Lazio indiavolata plasmata da Marco Baroni. Dopo Firenze ha perso fiducia nel Var, non ha perso il gusto di giocare all’attacco, la sua è un’offensiva tecnica ed emotiva pensata per dare una scossa a squadra e ambiente, per cambiare l’andazzo dell’anno scorso, per risolvere i limiti al tiro, per provare a rovesciare pronostici e percezioni, per ridare consenso alla Lazio e per farle riacquistare una dimensione diversa da quella che ha assunto dopo l’addio dei big. E’ un gioco di possibilità che intriga, ma che comporta scossoni. Baroni lo sa, ha una visione e per adesso non cambierà.
Si è presentato con coraggio smisurato, continua ad essere dell’idea che bisogna credere sempre nel lavoro e difendere le proprie convinzioni, specialmente nei momenti in cui possono sorgere dubbi. «Si va avanti su questa strada. Non sono preoccupato, finché la squadra si adopera per fare due fasi secondo me è la strada giusta», la frase totemica di domenica al Franchi. La formula garba quando si vince, quando si perde i contraccolpi si fanno sentire. A Formello si augurano che a lungo andare la stessa paghi anche a livello difensivo. Non troppo avanti e non sempre è lo slogan che accontenterebbe chi pensa che gli azzardi siano superiori agli effetti in partita e in classifica. I casi arbitrali, è l’input della società, non devono agli effetti in partita e in classifica. I casi arbitrali, è l’input della società, non devono diventare alibi per la squadra. Gestione delle partite ed errori individuali sono sotto la lente del club. Baroni in questi due mesi è stato calamita di rischi, dovrà essere calamita di tensioni (se nasceranno) dimostrandosi impermeabile a tutto. E’ la grande sfida che lo attende. Corriere dello Sport