A giugno Lotito dovrà soprattutto fare una scelta fra Sarri e Tare, in scadenza di contratto. I tanti che narrano le gesta del diesse fanno sapere di un Igli teso e infastidito dalle voci di un tecnico disposto a cedere anche a gennaio Milinkovic e Luis Alberto, i suoi fiori all’occhiello. Ma il discorso è ben diverso: Sarri non è autolesionista, si terrebbe a vita uno come Sergej, se avesse la certezza della sua voglia di restare alla Lazio o del rinnovo. Qui però c’è il pericolo di dimezzarne ulteriormente il prezzo a giugno o di perderlo addirittura a parametro zero, senza avere poi nulla fra le mani da reinvestire sul prossimo mercato. È un pericolo per le casse della Lazio di cui dovrebbe preoccuparsi soprattutto Tare, che invece si dice «sereno».
Altra situazione è quella legata al Mago: «Straordinario per come l’ho visto nell’ultimo mese e mezzo anche in allenamento. Questo Luis – l’elogio di Sarri – è particolarmente adatto al mio gioco». C’erano stati screzi, incomprensioni continue in passato, ma il numero 10 svela il retroscena del compromesso: «Se avessi avuto problemi con la società non sarei da sette anni alla Lazio. Ho un ottimo rapporto con il presidente e il ds, e dopo la sosta ho parlato con il mister e abbiamo chiarito tutto. Non siamo migliori amici ma abbiamo un rapporto normale. Poi si vedrà, il mio desiderio è finire la carriera in Spagna. Ho parlato con il Cadice perché è la squadra del mio cuore, il presidente è mio amico, il direttore mio fratello. Ho ancora due anni e mezzo di contratto qui e mi hanno detto che in questo momento la mia cessione è impossibile. Fin quando sarò a Roma, darò tutto». E, guarda caso, ora che lo sta dimostrando, Sarri premia il merito. Il Messaggero