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RASSEGNA STAMPA

Compleanno Mihajlovic, il ricordo del fratello: “Le sue punizioni sono nate in un garage sotto casa. I tifosi? Il loro affetto è tanto”

Avrebbe compiuto oggi 56 anni Sinisa Mihailovic, ex difensore laziale entrato nel cuore di ogni tifoso per le sue punizioni ma soprattutto per il suo carattere, sempre determinato.

E’ impossibile dimenticare chi ha scritto pagine importanti della storia della Lazio e impossibile è anche dimenticare chi, in campo e fuori, ha lottato con grande dignità. Definirlo ‘guerriero’ potrebbe perfino risultare riduttivo.

In occasione di questa giornata particolare è stato il fratello Drazen a ricordarlo a La Gazzetta dello Sport:

“In realtà il primo ricordo non è mio, ma suo. Me lo ha raccontato tante volte e fa capire chi era mio fratello. Avrà avuto forse sei anni, io appena due. I miei andavano a lavorare presto e non c’erano soldi per la tata e per consentire a Sinisa di andare all’asilo, così a me la mattina dopo le 6 doveva pensare lui. Per cui usciva di casa, mentre io ancora dormivo, e andava a comprare il latte e il pane per la colazione, ma nonostante facesse già cose da adulto era solo un bambino con tutte le paure di chi ha quell’età. Per cui quando tornava a casa si fermava spalle alla stufa fermo immobile con gli occhi sbarrati a guardare la porta di casa per paura che entrasse qualcuno. Credo che vincere la paura sia stato un esercizio che ha imparato allora. Il ricordo solo mio invece non riguarda un episodio, ma il rumore”.

“Il rumore delle pallonate che per intere giornate Sinisa scagliava contro la serranda del garage fuori dalla nostra casa – aggiunge -. Parecchie volte ha costretto a cambiarla. Mirava agli incroci. Le sue punizioni vincenti sono nate lì, calciando da solo decine di migliaia di volte e facendo imbestialire il nostro vicino, il signor Dragan”.

“Quando abbiamo scoperto la malattia? Ero in Sardegna con mio fratello, Arianna e tutta la sua splendida famiglia, quando una mattina dopo essersi alzato non riusciva neanche a camminare. Io lo prendevo in giro: ‘Sembri un vecchio di 90 anni…’. Pensavamo fosse uno stiramento o una infiammazione perché aveva giocato a padel. E invece”.

Sulla malattia – “Il coraggio e la forza fisica e di volontà di mio fratello sono stati incredibili. È rimasto sempre positivo, pronto a combattere, convinto di farcela. Sì, pareva potesse aumentare le possibilità di riuscita. So che non è colpa mia, ma non averlo salvato
è una ferita che non si rimarginerà mai”.

Sui tifosi – “Del loro amore me ne sono accorto il giorno del funerale seguendo il feretro: le strade chiuse, la gente fuori, personaggi non solo sportivi ma della vita politica e pubblica in Italia. È stata una incredibile dimostrazione di affetto”.