Categorie
LUTTO

Addio a Doriano Ruggiero, storico massaggiatore della Lazio: il ricordo di Rambo e Guido (VIDEO)

Si è spento ieri a 70 anni Doriano Ruggiero, massaggiatore e massofisioterapista preparato e stimato da tutti.

Arrivò alla Lazio nel 1986, durante il ritiro di Gubbio, ed è rimasto fino al 2007: grazie alla sua competenza e al suo carattere ha conquistato la fiducia di tutti. È stato tra i protagonisti discreti della Lazio dello Scudetto 2000 e più in generale è stato sempre un riferimento per i calciatori. In questo triste giorno Roberto Rambaudi, durante ‘Sei volte buongiorno, lo ha ricordato così:

Sentite condoglianze alla famiglia di Doriano, la notizia della sua scomparsa mi ha reso molto triste. Di aneddoti da raccontare che lo riguardano ne avrei tanti, ha fatto parte della crescita della Lazio. Era professionale, bravo nel curarti velocemente con grande competenza; inoltre faceva gruppo, era anche divertente“.

Categorie
ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Il massaggiatore Doriano: “Mancini, Mihajlovic e Simeone ci credevano allo scudetto. Quando scendevano in campo…” (AUDIO)

Ruggiero Doriano, storico massaggiatore della Lazio, a 25 anni dal secondo scudetto ai microfoni di Radiosei:

“Se ho preferito la Lazio del -9 o quella dello scudetto? Quella del -9, forse perché ero appena arrivato, c’era grande entusiasmo; il clima era più famigliare, c’erano giocatori-amici. Nel 2000 era cambiato tutto l’ambiente, c’erano ovviamente giocatori fortissimi altrimenti non si sarebbero vinti quei trofei, ma mi trovavo meglio con la Lazio del -9. Con qualche personaggio non ho legato, non parlo della squadra o del presidente che sapete come ci trattava bene.

Ricordi dello scudetto? Io ero un po’ scettico, sappiamo com’era la Juventus di quel periodo, qualcuno invece era ottimista. Io avevo un collega, Sergio Viganò, che portò Mancini, che l’ultima giornata salì sul pullman con lo champagne perché se lo sentiva. Eriksson fino alla fine ci ha creduto.

Tra i più convinti della vittoria dello scudetto c’era Mancini. Anche Mihajlovic e Simeone. Menomale che mi sono sbagliato io (ride, ndr).

Il grande merito è stato di Cragnotti ma i giocatori che avevamo erano davvero forti, ma abbiamo vinto anche poco. Come minimo dovevamo avere un altro scudetto e fare qualche finale di Champions. Eravamo i più forti d’Europa. Cragnotti ha preso in un giorno Vieri, quando l’ho visto a Formello non ci credevo neanche io. Poi una volta eravamo in Brasile e a Zoff arrivò la telefonata in cui dicevano che avevamo preso Winter, Di Matteo e altre persone così; il presidente faceva delle ‘sorprese’.

Eravamo fortissimi. Loro andavano in campo e io dalla panchina avevo la sicurezza da subito che certe partite sarebbero finite 3-4 a 0, da come si mettevano, da come cominciavano.

Personalità? Abbiamo vinto proprio perché tutti ne avevano tanta. Da Veron a Mancini, a Mihajlovic. E anche Simeone, Almeyda. Quando andavano in campo lo vedevi. Sulla personalità non si poteva dire niente, erano uomini.

Lo stesso Stankovic, che era in panchina, aveva 19 anni ma quando entrava si vedeva che era forte. E l’anno dopo eravamo ancora più forte perché oltre quelli che c’erano Cragnotti prese Stam, Lopez e Crespo. Abbiam buttato lo scudetto perché l’Inter ci fece uno ‘sgarbo’.

L’anno prima ci ricordiamo cos’è successo a Firenze? Il rigore su Salas. Poi tre giorni dopo vincemmo a Birmingham, con Vieri che ha fatto gol di testa dopo che gliel’avevo fasciata.

Dalla panchina si vedeva proprio che non c’era partita, che avrebbero segnato”.