Il misfatto VAR è avvenuto nel match tra Anderlecht e Genk dello scorso 28 dicembre.
In una settimana che in Italia, a livello arbitrale, è stata caratterizzata dall’intervista delle Iene all’arbitro di serie A, anonimo e travisato, la notizia choc sul VAR arriva dal Belgio.
Il Consiglio Disciplinare della federazione belga, analizzati i fatti, ha deciso la ripetizione del match dello scorso 28 dicembre. In campo Anderlecht-Genk, match vinto dai padroni di casa 2-1. Ma qual è stato l’errore di arbitro e VAR a determinare il ricorso del Genk?
Sul punteggio di 0-0, il portiere dell’Anderlecht Schmeichel, ha parato un rigore poi ribattuto in rete dall’accorrente Sor. Chiamato al VAR, l’arbitro ha poi annullato la rete perché l’autore della marcatura era entrato in area prima del consentito. Questa fattispecie è normata dalla regola 14 del Regolamento, pagina 117 (vedi sito AIA).
La stessa norma però stabilisce che se l’”invasione” in area, così viene definita tecnicamente, oltre che da parte dell’attaccante, contemporaneamente avviene da parte di un difendente, il penalty va ritirato e non invalidato. Immagini del VAR alla mano, il Genk ha dimostrato che due calciatori dell’Anderlecht erano in area insieme con Sor. Questa interpretazione errata della norma ha fatto vincere il ricorso al Genk e la gara verrà quindi ripetuta.
Quanto avvenuto in Belgio rappresenta certo un precedente. Cosa succederebbe ora in Italia se il VAR, come avvenuto in un Milan-Lazio del 28 gennaio 2018, un calciatore segnasse di mano come fece all’epoca Cutrone senza che né direttore di gara né VAR annullassero la rete?