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‘QUELLI CHE…’ – Marchetti: “Lazio inferiore all’Inter, ma è gara secca. Motta non mi aveva convinto, poi ho capito che…”

FEDERICO MARCHETTI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il 2013? Un’ annata un po’ diversa rispetto a quella attuale. Eravamo partiti benissimo e a fine dicembre eravamo addirittura secondi in classifica, dietro la Juventus. Poi abbiamo avuto una flessione, anche a causa dei tanti infortuni. Eravamo comunque arrivati a disputare un quarto di finale di Europa League contro il Fenerbahçe. Poi siamo usciti e, avendo perso terreno in campionato, abbiamo puntato tutto sulla Coppa Italia, riuscendo a raggiungere la finale contro la Roma.

La mia esperienza in biancoceleste? Di giocatori forti nella mia Lazio ce n’erano diversi. Poi, comunque, eravamo un grande gruppo e questo ha fatto la differenza. Andavamo tutti d’accordo, eravamo uniti e questo ci ha dato una grande mano per affrontare la finale contro la Roma nel migliore dei modi. Era un derby unico: non era mai accaduto nella storia che un derby valesse un trofeo.

Alla fine di quella stagione l’Arsenal aveva sondato il terreno e credo anche che una sorta di offerta fosse arrivata, ma poi non se ne fece nulla. In Italia, invece, anche a causa delle cifre elevate richieste dal presidente Lotito, non si aprì mai una possibilità concreta.

Idolo? Quando giocavo era Buffon, fonte d’ispirazione per tanti ragazzi della mia generazione. Da piccolo, invece, ammiravo Giuseppe Taglialatela, portiere del Napoli di quegli anni. Mi piaceva molto il suo stile: era molto forte, un para rigori, oltre a essere un autentico leader, con grande personalità.

La mia parata in semifinale di Coppa Italia contro la Juventus? C’è stata questa ripartenza e, su una nostra uscita sbagliata, la Juve ha trovato l’imbucata, con Giovinco che si è ritrovato di fronte alla porta. Sono stato bravo a restare fermo e a non anticipare l’uscita. Ho avuto un riflesso importante e fortunatamente sono riuscito a respingere. Poi, sulla respinta, è arrivato Marchisio, che non è stato pronto a fare il tap-in e, nella frenesia, ha calciato fuori. È un episodio che ancora mi emoziona e mi mette i brividi. La parata su Totti in finale, con il pallone che poi è andato sulla traversa, ha salvato il risultato, ma non è stato un intervento particolarmente bello: non ci sono paragoni con quello fatto su Giovinco in semifinale. La Juventus, a quei tempi, era una schiacciasassi: nella semifinale d’andata avevamo sofferto tantissimo e, a mio parere, sono stato ancor più decisivo lì che in quella di ritorno, anche se tutti ricordano quest’ultima per quella parata nel finale.

A me piaceva avere le scarpe strette. Quando si rientrava dall’intervallo, le tenevo morbide perché volevo stringerle una volta rientrato in campo. Tuttavia, spesso gli arbitri non si accorgevano che non avessi ancora i guanti e davano il via al secondo tempo. A volte mi è capitato di dover intervenire con un solo guanto indossato.

Gioco con i piedi? Per la verità, io nasco attaccante. Mio fratello, però, essendo più grande di me, mi faceva giocare in porta. Un giorno pioveva e mancavano i portieri: l’allenatore della squadra in cui giocavo allora, sapendo che giocassi tra i pali con mio fratello, mi schierò in porta e da lì non sono più uscito. Tuttavia, ero abile con i piedi, tant’è che, poco prima che il Torino mi rilevasse dalla squadra del mio paese, tiravo anche le punizioni. Ad ogni modo, quando giocavo io il portiere non era coinvolto in fase di costruzione, quindi piano piano ho trascurato le mie abilità con i piedi.

Finale contro l’Inter? È una partita secca e questo è a vantaggio della Lazio. I biancocelesti sono sicuramente inferiore all’Inter, ma poi la partita va giocata. Bisogna arrivare con tutti gli effettivi al meglio, senza infortuni, e sfruttare anche il fatto di giocare in casa, a Roma.

Motta con il Sassuolo non mi aveva entusiasmato: aveva fatto un paio di interventi, ma nella gestione complessiva non mi aveva dato grande fiducia. Poi, rivedendolo contro il Milan, ho visto un altro giocatore. Questa cosa mi ha impressionato, perché mi ha fatto pensare che sia uno che ha bisogno del grande palcoscenico per dare il meglio di sé. Da lì ha dato continuità di prestazioni, fino ad arrivare alla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta. Con la Dea l’ho visto meno sereno del solito con i piedi, ma poi è arrivata la parata incredibile nel recupero su Scamacca e, infine, i rigori, in cui è stato davvero miracoloso, facendo qualcosa di epico. Conosco la piazza: le cose cambiano davvero in fretta. Lui deve restare sereno, lavorare, ma anche godersi appieno il momento e fare quello che sa fare. È bravo, ha 21 anni e ha dimostrato di saper reggere la pressione. Spero che ci faccia vincere la Coppa Italia”.

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SETTORE GIOVANILE

Monti, da casa Totti alla Lazio: la storia del fratello della fidanzata di Cristian

Al diavolo ogni conflitto d’interessi, la passione non ha colori. L’ultimo innesto del settore giovanile della Lazio è il classe 2010 Mirko Monti, doppiamente legato alla famiglia di Francesco Totti. Infatti, si tratta del fratello minore di Melissa Monti, l’attuale fidanzata di Cristian Totti, il primogenito che lo storico capitano della Roma ha avuto dalla relazione con Ilary Blasi. Il filo rosso è ancor più profondo: il ragazzo, appena 15enne, è fidanzato con Sofia Caucci, figlia dell’attuale compagna dell’ex campione del mondo, Noemi Bocchi, rinomata sostenitrice romanista.

Già da un anno nel giro dei giovanissimi della nazionale azzurra, anche Mirko Monti – sin dai primissimi passi nel mondo del calcio – ha sempre avuto sulle spalle il numero 10. Fisico asciutto, mancino educato, è considerato una giovane promessa da tenere d’occhio. Proveniente dalle giovanili del Frosinone, nella giornata di ieri è sbarcato a Formello, immortalandosi sui social network prima davanti al cancello del Centro Sportivo e poi al momento della sottoscrizione del contratto. «Occhi sul futuro, rispetto per il passato», è la frase che accompagna il post, preso d’assalto da familiari e amici, intenti a fare a Mirko un pubblico “in bocca al lupo”. Il Messaggero

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RASSEGNA STAMPA

Lazio su Pedrinho: la situazione

Secondo il Corriere dello Sport, la Lazio ha offerto un triennale al giocatore, prossimo alla scadenza a dicembre 2022. Tra due settimane sarà libero di trattare da svincolato per scegliere la sua nuova destinazione. Il ragazzo è a Napoli in questo momento, per risolvere la pratica del passaporto italiano che gli permetterebbe di sbarcare nella capitale da comunitario. Il Santos tenterà un rilancio per rinnovare il contratto e non perderlo a zero. Il giovane fa parte della scuderia di Bertolucci, stesso manager di Felipe Anderson e Lucas Leiva. La Lazio avrebbe presentato un’offerta, una sorta di indennizzo per il club brasiliano per portarlo alla corte di Sarri già in estate. Il terzino è molto considerato fra gli operatori di mercato, il suo ingaggio potrebbe essere di 240.000 euro a salire. Sul giocatore – sempre secondo il CorSport – ci sarebbe anche Totti, con l’agenzia che gestisce in società con un altro ex Roma, Candela. Avrebbe chiesto informazioni.