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Riforma medici famiglia, Sumai: “Nodo non è contratto ma organizzazione e carenza professionisti”

(Adnkronos) – "Non serve cambiare il rapporto giuridico dei medici, ma applicare gli accordi esistenti, chiarire i ruoli e rispettare i tempi. Il nodo è organizzativo: programmazione insufficiente e carenza di professionisti". Così Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici specialisti ambulatoriali, contesta l'idea che la riforma dei medici di merdicina generale debba puntare sulla dipendenza: "Si pensa che il problema del Ssn sia il rapporto giuridico dei medici, quando invece il problema reale è l’organizzazione, la programmazione e la carenza di professionisti – spiega Magi – La proposta di introdurre forme di dipendenza nella medicina generale viene presentata come una soluzione moderna ed efficiente. In realtà rischia di produrre effetti esattamente opposti a quelli dichiarati".  Tra i rischi indicati: "Il primo e più grave effetto è la perdita del rapporto fiduciario tra medico e paziente, vero pilastro della medicina generale italiana. Trasformare il medico in un ingranaggio di un sistema organizzativo rigido significa indebolire quella relazione diretta, continuativa e personale che oggi garantisce accesso immediato alle cure e presa in carico reale", avverte Magi. Il secondo rischio, ammonisce, "è la creazione di liste d'attesa anche per accedere al medico di medicina generale, un fenomeno che oggi nel modello convenzionato non esiste. Il passaggio a un sistema programmato, vincolato da turni, obiettivi e attività organizzate, introduce inevitabilmente un filtro temporale: il cittadino non accede più direttamente, ma entra in un percorso regolato. In altre parole, si passa da un sistema di prossimità a un sistema di attesa". Il terzo rischio è di natura economica: per il segretario di Sumai-Assoprof "la trasformazione in dipendenza comporterebbe un aumento esponenziale dei costi della sanità, legati alla dirigenza sanitaria, alle strutture organizzative, alle indennità e agli oneri accessori, rispetto a un modello convenzionato che ha dimostrato negli anni maggiore flessibilità e sostenibilità. In un contesto in cui la spesa sanitaria pubblica è già sotto pressione, questa scelta appare non solo inefficace, ma anche insostenibile". Secondo Magi, la priorità è un'altra: "Il potenziamento della specialistica ambulatoriale interna convenzionata. Senza questa, le Case della comunità restano 'contenitori vuoti' e cresce la pressione su pronto soccorso e ospedali, già in difficoltà tra carichi elevati e carenza di personale". Il leader sindacale richiama anche il cambiamento nelle aspettative dei giovani medici: "Le nuove generazioni – precisa – non cercano modelli rigidi, gerarchici e vincolanti. Chiedono autonomia, flessibilità, valorizzazione professionale e condizioni di lavoro compatibili con una nuova idea di equilibrio tra vita e professione. In questo contesto, spingere sulla dipendenza rischia di rendere il sistema meno attrattivo. La crescente difficoltà nel coprire il turnover, sia nella medicina generale che nella specialistica ambulatoriale e nella dirigenza ospedaliera, è la dimostrazione concreta di questo cambiamento".  "I concorsi vanno deserti o vengono parzialmente coperti – ricorda Magi – e sempre più spesso i posti assegnati non vengono accettati. Il privato e il lavoro all'estero diventano sempre più attrattivi. In questo contesto, proporre ancora la dipendenza come soluzione significa andare esattamente nella direzione opposta rispetto alle esigenze dei professionisti. Significa rendere il sistema ancora meno attrattivo, aggravando ulteriormente la carenza di personale".  "Non servono rivoluzioni ideologiche né cambiamenti radicali dei rapporti giuridici – conclude il segretario del Sumai-Assoprof – Serve piuttosto applicare ciò che già esiste, a partire dagli accordi nazionali e dall'organizzazione di équipe multiprofessionali con ruoli chiari. Solo in questo modo sarà possibile costruire un sistema territoriale efficace capace di rispondere ai bisogni dei cittadini senza generare nuove inefficienze. Altrimenti, il rischio è quello di alimentare una spirale negativa: professionisti insoddisfatti, poco attratti dal Ssn, sempre più liste d'attesa, sempre più pressione sugli ospedali, fuga di medici, più spazio per il privato".  
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Sondaggio politico, Fratelli d’Italia cala. Pd e M5S crescono

(Adnkronos) – Fratelli d'Italia in calo, Pd in netta crescita, il Movimento 5 Stelle sale. Cambiano i dati dei partiti di vertice secondo il sondaggio Ixe che oggi, 27 aprile, fotografa le intenzioni di voto in caso di elezioni. Fratelli d'Italia si conferma al top pur cedendo lo 0,5% rispetto al precedente rilevamento di febbraio. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, scende al 28,4%. Il Partito Democratico della segretaria Elly Schlein cresce dello 0,5% e arriva al 23,4%: il gap, in sostanza, si riduce di un punto percentuale. In ascesa anche il M5S di Giuseppe Conte, che guadagna lo 0,2% e ora vale il 12,9%. In calo Forza Italia, che perde lo 0,5% e scivola all'8,3%. Dati in discesa anche per Verdi e Sinistra, che lasciano sul terreno lo 0,7% e ora si attestano al 6,7%. La Lega scende dal 6,2% al 6%. In ascesa Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che mette a referto un parziale di +0,7% e sale al 3,4%. Seguono Azione di Carlo Calenda al 3,1%, Italia viva di Matteo Renzi al 2,5%, +Europa all'1,5% e Noi Moderati all'1%. Il centrodestra (Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati) viene accreditato del 43,7%. Il centrosinistra (Pd, M5S, Verdi e Sinistra) è al 43,2%. In ottica elezioni, pesa l'eventuale collocazione di Futuro Nazionale, Azione, Italia Viva. 
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Vitamina D, non basta prenderla: c’è anche un orario giusto per migliorare il sonno, come ottimizzare i benefici

(Adnkronos) – La vitamina D non è solo un nutriente, ma un vero e proprio 'interruttore biologico' che regola il nostro sistema immunitario e la salute delle ossa. "Tuttavia, per massimizzarne l'efficacia non basta semplicemente assumerla: bisogna sapere come farlo correttamente. Basandoci sulle evidenze scientifiche, ecco un approfondimento sulle modalità ottimali di assunzione". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. 
Mattina o sera: esiste un orario ideale? "Sebbene la vitamina D possa essere assunta in qualsiasi momento della giornata, la ricerca suggerisce alcune considerazioni importanti – risponde Minelli – Essendo una vitamina liposolubile, la vitamina D necessita della presenza di grassi per essere assorbita dall'intestino. Pertanto, il momento ideale è in corrispondenza del pasto principale della giornata (che sia pranzo o cena), purché contenga una quota di grassi sani (olio extravergine d'oliva, pesce, frutta secca)". 
Impatto sul sonno. "Alcuni studi osservazionali indicano che l'assunzione di dosi elevate di vitamina D la sera potrebbe interferire con la produzione di melatonina, influenzando potenzialmente la qualità del sonno in soggetti sensibili. Se si riscontrano difficoltà a dormire, è consigliabile assumerla a colazione o a pranzo", suggerisce l'immunologo.  
Con quali alimenti non va associata? "Più che di 'divieti', è corretto parlare di interferenze che possono ridurne la biodisponibilità – indica Minelli – Eccesso di fibre: una dieta estremamente ricca di fibre vegetali (se assunte contemporaneamente all'integratore) può accelerare il transito intestinale o 'sequestrare' parte della vitamina, riducendone l'assorbimento. E' preferibile distanziare l'assunzione di integratori di fibre dalla vitamina D. Sostituti del grasso e farmaci per il peso: l'uso di prodotti che inibiscono l'assorbimento dei grassi (come l'orlistat) o l'abuso di paraffina liquida (usata come lassativo) può bloccare quasi totalmente l'assimilazione della vitamina D. Un consumo eccessivo di alcol può interferire con i processi di attivazione della vitamina D che avvengono nel fegato e nei reni, rendendola meno efficace". 
Cosa aiuta l'assorbimento? "Per far sì che la vitamina D funzioni al meglio, è utile considerare alcune sinergie – indica lo specialista – Sebbene l'associazione con la K2 non sia un obbligo tassativo per la correzione della carenza, è noto che il magnesio è un cofattore essenziale per attivare la vitamina D nel sangue. Una carenza di magnesio può rendere la vitamina D inerte". Il ruolo del peso corporeo. "Nei soggetti in sovrappeso o con obesità, la vitamina D tende a essere 'sequestrata' dal tessuto adiposo. In questi casi, l'assunzione deve essere attentamente monitorata dal medico – precisa Minelli – poiché le dosi standard potrebbero non essere sufficienti". 
Il consiglio d'oro. "Non dimentichiamo – conclude l'immunologo – che la fonte primaria resta il sole. Per capire se il tuo corpo sta producendo vitamina D mentre sei all'aperto, guarda la tua ombra: se è più corta della tua altezza, la produzione è massima. Se l'ombra è più lunga (come al tramonto o in inverno a certe latitudini), la sintesi cutanea è minima o assente, rendendo l'integrazione o l'apporto alimentare ancora più preziosi". 
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Madre e figlia avvelenate a Campobasso, tutto quello che sappiamo sul giallo

(Adnkronos) –
Giallo di Pietracatella, disposti altri esami per risolvere il mistero delle due donne morte su cui le analisi hanno rilevato tracce di ricina, un potente veleno. Domani, martedì 28 aprile, negli uffici della Polizia giudiziaria a Campobasso, sarà effettuato l’accertamento tecnico irripetibile sul cellulare di Alice Di Vita, 18 anni, sorella e figlia delle due donne. Come richiesto dalla Procura, alla presenza delle parti, si procederà con l’estrazione della copia forense dei dati presenti sul telefono. Gli investigatori analizzeranno le chat che la ragazza ha tenuto con la madre, la sorella e il padre durante gli accessi delle due donne al pronto soccorso dell’ospedale 'Cardarelli' nelle drammatiche ore che hanno preceduto il loro decesso, anche per riscontrare eventuali responsabilità dei cinque medici indagati per omicidio colposo.  L’inchiesta entrerà così in una fase decisiva. Si tratta di attività fondamentali perché non replicabili, destinate quindi ad avere un peso determinante nella ricostruzione dei fatti e nelle eventuali valutazioni giudiziarie. Mercoledì, a Bari, al centro delle operazioni ci saranno i reperti biologici di Antonella e Sara, già acquisiti. Particolare attenzione sarà riservata ai vetrini dell’esame autoptico, nello specifico alle analisi istologiche, che verranno nuovamente esaminate, alla presenza delle parti, per chiarire alcuni passaggi ancora poco definiti.  L’obiettivo degli esperti è quello di ottenere dati più solidi e scientificamente attendibili, in grado di confermare o rivedere quanto emerso finora. I risultati di questi accertamenti sono attesi con grande interesse e potrebbero orientare in modo significativo il prosieguo dell’indagine. Intanto, la relazione tecnica già acquisita agli atti fornisce indicazioni importanti. Secondo la valutazione peritale, vengono confermate tracce riconducibili ad Antonella e Sara, mentre Gianni Di Vita risulterebbe escluso. Tuttavia, proprio su quest’ultimo punto, c’è l’invito alla cautela: il campione analizzato sarebbe stato prelevato in ritardo e sottoposto a esame in una fase in cui il materiale biologico risultava ormai degradato. Una circostanza che, pur portando a un’esclusione, ne limita la portata probatoria e lascia aperta la necessità di ulteriori approfondimenti. È anche per questo che gli accertamenti in programma assumono un valore ancora più rilevante.  A questo proposito, una nota ufficiale dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma, tesa a fare chiarezza sul ‘giallo di Pietracatella’, dopo la diffusione di notizie ritenute inesatte o incomplete. L’istituto, punto di riferimento nazionale per le malattie infettive, ha ritenuto necessario precisare i passaggi relativi alla gestione dei campioni biologici di Giovanni Di Vita, al centro della vicenda: “A seguito delle ultime notizie relative alla vicenda di Pietracatella, avendo rilevato alcune imprecisioni comparse sulla stampa, al fine di evitare speculazioni e ricostruzioni non corrette, si chiarisce che i campioni del paziente Di Vita Giovanni sono stati raccolti e conservati presso l’Istituto secondo modalità specificamente previste e validate per le indagini di microbiologia clinica, che costituivano l’unica tipologia di analisi per la quale l’Istituto era stato formalmente coinvolto. In tale ambito, la conservazione è avvenuta a +4°C per le indagini sierologiche e mediante congelamento a -20°C per gli estratti destinati alle analisi molecolari, in conformità a protocolli standardizzati per lo specifico test di riferimento”. Comunque, allo stato dei fatti, non si può affermare con certezza scientifica che Gianni Di Vita sia stato anche lui vittima di avvelenamento. Le due donne sono decedute, tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno, presso l'ospedale Cardarelli di Campobasso, Sara era morta per prima, il 27 dicembre; la madre Antonella la mattina seguente. Il marito e padre Gianni Di Vita era stato nel frattempo trasferito allo Spallanzani di Roma. Determinante si è rivelata anche la telefonata intercorsa tra gli investigatori e i medici dell'ospedale di Campobasso per orientare i campioni da repertare. I valori di laboratorio destarono subito allarme: le piastrine del padre risultavano superiori a 112.000 e la bilirubina totale era elevata in tutti e tre i familiari. “È alta a Sara, ad Antonella. È alta anche a Giovanni Di Vita”, aveva comunicato il medico. "Aumenta sempre di più, ed è indiretta e non coniugata”. Quindi per Gianni la birilubina era alta, ma le tracce di ricina non sono state trovate: un giallo nel giallo.  Il 28 dicembre, la Scientifica aveva effettuato un sopralluogo nell'abitazione di famiglia. Gli investigatori avevano trovato funghi e vongole nei frigoriferi di casa, ma al momento del sopralluogo non era ancora chiaro se quei cibi avessero giocato un ruolo nella vicenda. Tracce di ricina, negli alimenti, nessuna. Quindi le due donne e forse Gianni, avevano consumato fuori di casa gli alimenti contenenti la ricina?  La svolta decisiva arriva con la conferma dell’avvelenamento dalla Tossicologia clinica di Pavia. La relazione del Centro antiveleni Maugeri, trasmessa alla Procura di Larino, ha messo nero su bianco ciò che finora era rimasto nel campo delle ipotesi: un quadro compatibile con una grave intossicazione da ricina per le vittime, madre e figlia morte tra il 27 e il 28 dicembre scorso. Un elemento che rafforza in modo netto l’impianto investigativo già delineato nelle settimane precedenti, quando le analisi avevano evidenziato una “non negatività” alla sostanza nei campioni biologici, lasciando intendere la presenza del veleno ma senza una formalizzazione definitiva. Ora, invece, il dato scientifico si consolida. E con esso cambia il peso dell’inchiesta. La ricina – una delle tossine naturali più potenti, capace di bloccare la sintesi proteica e provocare un collasso progressivo degli organi – diventa sempre più il perno attorno a cui ruota l’intero caso. La Procura di Larino, che procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti, dispone finalmente di un riscontro tecnico strutturato, destinato a incidere sia sul piano investigativo sia su quello processuale. Il punto centrale, adesso, è duplice: come sia stata somministrata la sostanza e da dove provenga.   Le indagini, infatti, restano aperte su più fronti. Da un lato, la ricostruzione delle ultime ore di vita delle due donne e dei contatti avuti nei giorni precedenti al Natale; dall’altro, la filiera della sostanza, con verifiche che spaziano dall’eventuale estrazione artigianale dai semi di ricino fino all’ipotesi di un approvvigionamento attraverso circuiti illegali, incluso il dark web. Nel frattempo proseguono le audizioni in questura: familiari, conoscenti, persone informate sui fatti. Un lavoro minuzioso, già arrivato a decine di testimonianze, che punta a colmare le incongruenze emerse e a definire con precisione dinamiche e responsabilità. La relazione del Maugeri rappresenta comunque un punto di non ritorno: non più sospetti, ma una base scientifica su cui costruire l’accusa. 
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Inchiesta arbitri, La Russa: “Ho parlato con Marotta, è tranquillo e lo sono pure io”

(Adnkronos) – "Ho parlato con Marotta mi è sembrato sereno e convinto, quindi anche io sono sereno e convinto…". Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, tifoso dell'Inter e presidente dell'Inter Club Parlamento, interpellato dall'AdnKronos, fa sapere di aver appena parlato con il presidente del club nerazzurro Beppe Marotta, dopo la tempesta per l'inchiesta arbitri sul Var (con l'indagine in corso della Procura di Milano. "Ma poi di cosa parliamo. Dicono che ci hanno dato un arbitro amico e con quello abbiamo perso 3 a 0…".  La Russa aggiunge: "Piuttosto restiamo concentrati sullo scudetto, perché mi pare che quando vinciamo a qualcuno dà fastidio…". 
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Perché Janet Jackson non è nel biopic ‘Michael’? Dietro l’assenza pesano vecchie tensioni di famiglia

(Adnkronos) – Mentre 'Michael' diventa anche il re del botteghino (dal 22 aprile ad oggi in Italia ha totalizzato oltre 6 milioni di euro), una domanda continua a rimbalzare tra fan e curiosi: dov’è Janet Jackson? La sorella più famosa di MJ (anche lei tra le artiste pop più vendute di sempre) non c’è, né sullo schermo né sul tappeto rosso delle tappe del tour promozionale. E non è un dettaglio. Nel film ci sono Michael, interpretato dal vero nipote Jafaar Jackson, insieme ai quattro fratelli maggiori con i quali formavano i Jackson 5: Jermaine (papà di Jafaar), Tito, Marlon, Jackie. Compaiono anche la mamma Katherine (interpretata da Nia Long), papà Joe (Colman Domingo) e la sorella maggio La Toya (Jessica Sula). Ma di Janet nessuna traccia, come se non fosse mai esistita. "Avrei voluto che ci fossero tutti. Le è stato chiesto, ma ha gentilmente declinato", ha spiegato LaToya in occasione della premiere a Los Angeles. Tra gli assenti figurano anche Randy e Rebbie Jackson: un caso diverso da quello di Janet, perché a differenza della sorella non hanno avuto un ruolo centrale nella carriera di Michael. 
Secondo indiscrezioni riportate da 'Tmz', durante una proiezione privata riservata alla famiglia, Janet avrebbe criticato ogni scena, telefonando poi a Jermaine – produttore del film e padre dell’attore protagonista – per esprimere il suo disappunto. Un gossip che La Toya ha smentito a 'Entertainment Tonight': "Non c’è stato assolutamente alcun problema, proprio nessuno. Credetemi". Ma la storia familiare dei Jackson racconta altro. I dissapori più profondi non riguarderebbero Janet e Michael, ma Randy e Jermaine. Una frattura nata decenni fa e mai davvero ricostruita. Tutto comincia negli Anni 70, quando Randy sostituisce Jermaine nei Jackson 5 dopo l’addio all'etichetta discografica Motown, mentre Jermaine resta come solista (anche perché sposato con Hazel Gordy, figlia del fondatore dell’etichetta). La distanza si trasforma in rottura negli anni 90, quando Jermaine sposa in segreto Alejandra Oaziaza, ex compagna di Randy e madre dei suoi due figli. Da quel matrimonio nascono altri due figli, tra cui Jaafar, oggi protagonista del film. Una vicenda che, secondo varie fonti, avrebbe portato i due fratelli a non parlarsi per anni. Janet, molto legata a Randy – con il quale ha fondato Rhythm Nation Records nel 2015 – potrebbe aver scelto di non sostenere il progetto in segno di vicinanza a Randy. E chissà se questi dissapori, finora rimasti nel territorio dei rumors, dovessero riemergere, Janet – magari insieme a Randy – potrebbe persino decidere di rispondere a 'Michael' a colpi di… biopic.
 La scelta di Janet ha diviso i fan di Michael Jackson. "Lei è egoista. Come molti di voi, anch’io ero pronto a giustificarla, finché non l’ho vista condividere un post per il 25esimo anniversario del suo album ('All for You', ndr) proprio nel giorno dell’uscita del film. Mi dispiace, ma penso che avrebbe dovuto trovare un modo per partecipare al progetto. Perfino La Toya – che ha tradito MJ – era nel film", scrive un utente sul web. Un altro ribatte: "Egoista sarebbe stato comportarsi come hanno fatto La Toya e Jermaine quando MJ era nel suo momento peggiore. Lei, invece, all’apice della sua carriera, quando aveva tutto da perdere, ha sostenuto lui. Egoista sarebbe non dire apertamente che lui era innocente".
 
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Romina Power, Elena Santarelli e Sal Da Vinci a ‘Belve’, gli ospiti della puntata del 28 aprile

(Adnkronos) – Nuovo appuntamento con il programma tv di Francesca Fagnani. Domani, martedì 28 aprile, andrà in onda la quarta puntata di 'Belve', con tre nuovi ospiti protagonisti degli iconici faccia a faccia.  
Romina Power, Elena Santarelli e Sal Da Vinci sono i tre protagonisti della puntata di martedì 28 aprile, che si metteranno in gioco rispondendo alle domande dirette e spesso irriverenti della conduttrice.  Da quest’anno in onda anche i provini di 'Belve': persone comuni siederanno sullo sgabello intervistate da Francesca Fagnani. Non mancherà, come di consueto, la sigla di chiusura con tutti i fuori onda degli ospiti, diventato nel corso degli anni uno dei momenti più attesi dal pubblico. Come ogni settimana, la puntata va in onda alle 21.20 su Rai 2, ma sarà disponibile anche on demand su RaiPlay e Disney+. 
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Verissimo, Bocci e l’amore con Laura Chiatti: “Sono uomo più lasciato di sempre”

(Adnkronos) –
Marco Bocci e l'amore con Laura Chiatti. L'attore è stato ospite a Verissimo nella puntata del 26 aprile, dove ha parlato della sua relazione con l'attrice e modella, tormentata da alti e bassi. La loro storia va avanti da 13 anni, ma è stato lo stesso Bocci a rivelare come il loro rapporto possa essere anche burrascoso: "Noi siamo abbastanza selvaggi nella nostra vita insieme", ha detto nel salotto di Silvia Toffanin, "ci sosteniamo e ci lasciamo un sacco di volte". "Io penso di essere l'uomo più lasciato della storia dell'umanità. Oggi vengo qui da lasciato! Laura mi tiene in standby, sia nella parte affettiva che nella parte lavorativa", ha spiegato. Ed ecco l'appello di Toffanin: "Laura, per favore riprenditelo, dove va senza di te. Tu Marco, devi andare a casa e fare pace". "Essere padre e marito è complicatissimo, perché non c'è un modo, una maniera, ma c'è un vivere, un'intuizione", ha continuato Bocci, "quindi si possono commettere tanti errori, ma è chiaro che io con loro mi diverto tantissimo: ad esempio, non lavoro quando ci sono le partite dei miei figli".  
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Infermieri introvabili, si cercano all’estero: boom di arrivi da Tunisia, India e Paraguay

(Adnkronos) –
Medici, infermieri e personale sanitario sono introvabili, come del resto attesta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui la carenza di infermieri è considerata una vera e propria bomba ad orologeria: entro il 2030 in Europa ne mancheranno 1 milione. Un dato allarmante ed ora le società di recruitment si organizzano per selezionare e formare all’estero personale sanitario professionale da far arrivare in Italia. Si punta su altre nazioni extra europee i cui professionisti sanitari siano propensi a fare un’esperienza nel nostro Paese. Ecco quindi che per far fronte all’ormai nota carenza di infermieri e professionisti sanitari in Italia, negli ultimi tre anni sono state oltre 1.000 le figure sanitarie selezionate e formate da International Recruitment, l’Hub specializzata di Openjobmetis Spa, tra le più importanti agenzie per il lavoro attive nel nostro Paese.  In tutto, Openjobmetis ha incontrato e svolto colloqui all’estero con oltre 5.000 persone, per poi selezionarne 1.000 per la formazione e l’inserimento in Italia nelle strutture sanitarie di destinazione. Ma quali sono le regioni d'Italia in cui vanno a lavorare gli infermieri e i professionisti sanitari che arrivano dall’estero? Al 1° posto c’è la Lombardia con il 50% delle attivazioni. Segue un’altra regione del nord come il Piemonte, che si colloca in 2a posizione (19%). Il 10% dei professionisti selezionati si è inserito in Sardegna. A seguire il Veneto (8%) e la 1a regione del Sud, la Calabria (5%). Presenti nella classifica anche Emilia Romagna (4%), Valle d’Aosta (3%) e Marche (1%). Le motivazioni che spingono questi professionisti a trasferirsi in Italia sono prima di tutto economiche, per un compenso, quindi, superiore rispetto a quello percepibile nei Paesi di origine, ma anche per migliorarsi professionalmente nei nostri ospedali. Un’esperienza in Italia di questo tipo, a diretto contatto con le procedure e gli standard italiani, consente infatti maggior possibilità di carriera.   Quali sono i Paesi di origine di questi professionisti? Al 1° posto troviamo la Tunisia (30%), seguita da India (25%) e Paraguay (15%); e ancora Brasile (12%), Perù (9%), El Salvador (7%). Qualche caso (2%) anche da: Colombia, Argentina, Pakistan. 'Openjobmetis International Recruitment' propone la stabilità di un contratto a tempo indeterminato e si fa mediatore culturale per accompagnare le figure assunte nell’inserimento oltre che professionale, anche pratico-logistico e sociale. Il profilo degli infermieri assunti è all’85% rappresentato da donne, di cui 70% con figli. L’età media è compresa tra i 25 e i 38 anni, con un’esperienza professionale pregressa media di 5 anni. L’iter prevede che, una volta selezionati, gli infermieri, già in possesso di una buona conoscenza della lingua italiana, ne approfondiscano lo studio a livello professionale. Vi è quindi il riconoscimento del titolo di studio della nazione per poi avviarsi a un periodo di 1 mese di formazione on the job durante il quale perfezionarsi sulle prassi italiane, e ancora, sullo studio della lingua. Trascorsi i primi 2 anni, la maggior parte dei professionisti rimane in Italia. “Ultimamente ci stiamo concentrando su un nuovo Paese, El Salvador, che ci permette di attrarre numerosi infermieri ben preparati sia a livello linguistico che tecnico. Abbiamo inoltre richieste di molti infermieri dai Paesi da tutto il mondo e in particolare del Centro Africa che vorrebbero venire a lavorare in Italia", spiega Daniela Pomarolli, head of International Recruitment di Openjobmetis.  "Il nostro impegno si sta allargando inoltre verso altri ambiti di competenza professionale per i quali abbiamo sviluppato due nuove aree, Learn To Italy e Quick To Italy. Learn To Italy è il programma che prevede la formazione in loco, con focus anche su sicurezza e lingua italiana, per garantire risorse competenti e pronte per ogni settore. Grazie all’inserimento attraverso i canali previsti dall'art. 23 del Testo Unico Immigrazione, il progetto ci permette di offrire alle imprese italiane una forza lavoro esperta, solida e pronta all'inserimento in realtà del nostro territorio. Quick To Italy è il servizio di consulenza che supporta le aziende nella gestione completa delle pratiche amministrative necessarie per assumere lavoratori extracomunitari già individuati. Il programma semplifica e accelera l’ingresso in Italia di personale qualificato proveniente da qualsiasi settore, riducendo tempi e complessità burocratiche per le aziende clienti", conclude.  
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Henna Virkkunen sarà alla World tech conference

(Adnkronos) – Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, sarà tra gli ospiti d’eccezione della prima edizione della WTC – World Tech Conference, in programma dal 24 al 28 giugno a Milano. Tra le principali voci europee sulle transizioni tecnologiche ed economiche in atto, Virkkunen offrirà una prospettiva strategica sulle sfide che stanno ridisegnando il contesto competitivo europeo e globale. Organizzata da Micromegas Comunicazione, la WTC si propone come piattaforma di riferimento per il dialogo tra istituzioni, scienza e mondo produttivo, promuo-vendo il confronto tra attori pubblici e privati sui grandi temi dell’innovazione e dello sviluppo. Si configura inoltre come uno spazio di incontro tra i principali sta-keholder, con l’obiettivo di fare sistema e sostenere la crescita dell’innovazione, coerentemente alle linee guida della Strategia Italiana per le Tecnologie Quantisti-che, contribuendo a ridefinire il modo in cui la comunità globale interpreta l’inte-grazione tra intelligenza artificiale, quantum computing, economia, sicurezza e svi-luppo sostenibile. La presenza di Virkkunen alla prima edizione rafforza l’ambizione della manifesta-zione di affermarsi come hub internazionale di alto livello, capace di attrarre prota-gonisti della scena economica e istituzionale globale, diventando un centro strate-gico per l’innovazione e la cooperazione internazionale 
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