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Fake news sul cancro, oncologi ‘esposti 9 pazienti su 10’

(Adnkronos) – Più del 90% dei pazienti (93%) con nuova diagnosi di cancro è esposto a fake news sui trattamenti oncologici. E la maggior parte si imbatte nella disinformazione – definita come terapie antitumorali non provate o smentite, miti o idee sbagliate – anche quando non la cerca, cioè attraverso informazioni indirette provenienti dai social network (tramite algoritmi), siti web, conoscenti, amici o familiari. Un fenomeno preoccupante, che può minare la relazione medico-paziente e indurre a seguire percorsi alternativi privi di validità scientifica, riducendo così le possibilità di sopravvivenza. E' quanto emerge da uno studio condotto dalla University of Florida Health e pubblicato su 'The Journal of Cancer Education'. Per favorire la divulgazione di informazioni corrette in ambito oncologico, parte la nuova edizione del corso di perfezionamento universitario 'Comunicare il cancro e la salute in ottica One Health', promosso dall'università Politecnica delle Marche. Sono disponibili 25 posti. Le lezioni inizieranno a giugno 2026 e la scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione è il 7 maggio. La durata del corso è di 6 mesi. L'attività didattica è basata sullo svolgimento di lezioni di tipo frontale, svolte in parte in modalità telematica e in parte ibrida. "Nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di tumore ed è fondamentale tutelare questi pazienti dalle fake news – afferma Rossana Berardi, coordinatrice del corso, ordinario di Oncologia all'università Politecnica delle Marche, direttore della Clinica Oncologica dell'azienda ospedaliero universitaria delle Marche e presidente eletto Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – La corretta informazione rappresenta la prima medicina contro il cancro, ma, soprattutto nei social network, circolano ancora troppe fake news che hanno la capacità di influenzare le scelte dei pazienti, con ricadute dirette sui percorsi di cura, perché possono aumentare il rischio di morte. L'obiettivo del corso è fornire strumenti teorici e pratici per comunicare non solo il cancro, che rappresenta il 'paradigma' delle malattie anche per il suo grande impatto emotivo, ma più in generale la medicina e la salute. In linea con l'approccio One Health, il corso abbraccia temi che spaziano dalla prevenzione primaria, secondaria e terziaria, agli stili di vita, all'innovazione tecnologica, fino alle nuove terapie, ai vaccini e alla ricerca scientifica". Il corso – informa una nota – è aperto a oncologi, medici di medicina generale, professionisti sanitari, infermieri, operatori sociosanitari, giornalisti, uffici stampa delle istituzioni e delle realtà attive nel settore sanitario, rappresentanti delle advocacy dei pazienti e, più in generale, a tutti coloro che, per ruolo o interesse, desiderino migliorare le proprie competenze comunicative in ambito sanitario. Il corso si rivolge anche ai dipendenti della pubblica amministrazione impegnati nelle attività di informazione e comunicazione, in conformità alla legge n. 150/2000 e al DPR n. 422/2001. I requisiti di accesso sono il diploma di laurea triennale o magistrale o un titolo di studio equiparabile conseguito all'estero. Sono previste 400 ore di lezione (di cui 108 di didattica frontale e 12,5 di tirocinio pratico). Il corso di perfezionamento è parte di un progetto più ampio, 'Comunicareilcancro', che prevede un portale dedicato (www.comunicareilcancro.it) e profili sui principali social. "E' compito dell'università contribuire alla formazione non solo dei professionisti sanitari, ma anche di tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di comunicazione in ambito salute – spiega Mauro Silvestrini, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università Politecnica delle Marche – Fornire competenze specifiche in questo ambito significa rafforzare un elemento essenziale della sanità contemporanea. Comunicare la salute in modo appropriato rappresenta infatti un potente strumento di sanità pubblica e di educazione della popolazione. In un'ottica One Health, che riconosce l'interconnessione tra salute umana, animale e ambientale, la comunicazione sanitaria assume un ruolo strategico non solo nella relazione di cura, ma anche nella tutela della salute pubblica e nella promozione di comportamenti consapevoli e sostenibili". Tra i principali insegnamenti del corso rientrano l'oncologia clinica, l'ematologia, la neurologia, la medicina narrativa, l'organizzazione aziendale in ambito sanitario, la storia della comunicazione in medicina, la medicina legale, la comunicazione efficace in radio, in Tv, sui giornali online e cartacei, la comunicazione sui social media, la comunicazione delle novità della ricerca scientifica e le regole per gestire la notizia e realizzare un’intervista. La gestione didattica e organizzativa è affidata a un Comitato ordinatore composto da Berardi, Silvestrini e Antonella Poloni, direttrice della Clinica Ematologica dell'università Politecnica delle Marche. "Nei settori della medicina ad alto impatto sulla vita delle persone è imprescindibile garantire una comunicazione accurata, responsabile e fondata sul rigore scientifico – sottolinea Enrico Quagliarini, rettore dell'università Politecnica delle Marche – La qualità dell'informazione rappresenta un elemento strategico non solo nella relazione tra professionisti sanitari, pazienti e caregiver, ma anche per la costruzione di fiducia nei confronti del sistema sanitario e della ricerca. In questo contesto, assume particolare rilevanza un'iniziativa formativa promossa in ambito accademico, che garantisce solidità metodologica, approccio interdisciplinare e attenzione alla qualità dei contenuti. Una comunicazione chiara, verificata e accessibile contribuisce infatti al progresso della conoscenza e svolge una fondamentale funzione educativa per la collettività. Promuovere una cultura della prevenzione e della consapevolezza, supportata da informazioni corrette, significa rafforzare la capacità dei cittadini di compiere scelte informate e sostenibili, con ricadute positive sulla salute pubblica e sull’efficacia dei sistemi di cura". "Le diete alcaline, lo scorpione cubano, lo zenzero più efficace della chemioterapia, i cosiddetti 'metodi' Di Bella e Hamer, il bicarbonato di sodio come rimedio: sono solo alcune delle fake news sul cancro, cioè 'bufale’ prive di fondamento scientifico e pericolose per la salute, che purtroppo continuano a circolare in Rete e nei social – osserva Berardi – Le conseguenze per i pazienti possono essere molto gravi. Ad esempio, presunte diete miracolose non solo non apportano alcun beneficio nei confronti delle malattie oncologiche, ma possono addirittura peggiorare uno stato di malnutrizione interferendo con i trattamenti convenzionali".  Il corso è supportato da Loto Odv, associazione impegnata a fianco delle pazienti affette da tumori ginecologici, che ne riconosce il valore per una comunicazione più consapevole e centrata sui bisogni delle persone. "Per chi affronta una malattia oncologica, ricevere informazioni corrette, chiare e comprensibili è parte integrante del percorso di cura – evidenzia Sandra Balboni, presidente di Loto Odv – La qualità della comunicazione può fare la differenza nell'orientare le scelte, nel ridurre l'ansia e nel rafforzare il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari. Per questo sosteniamo con convinzione iniziative come questa, che contribuiscono a migliorare il modo in cui si parla di salute e a contrastare la disinformazione, mettendo al centro le esigenze dei pazienti".  Il corso vede il patrocinio del Collegio degli Oncologi medici universitari, di Women for Oncology, dell'Aiom e di One Health Foundation. "Dopo il grande successo delle prime due edizioni, questa terza si distingue per l'introduzione dell'approccio One Health – afferma Mauro Boldrini, direttore Comunicazione Aiom – Si tratta di un'evoluzione particolarmente significativa, che amplia lo sguardo sulla comunicazione della salute in una prospettiva integrata. La disinformazione in ambito sanitario rappresenta una sfida crescente e complessa, che richiede competenze specifiche e strumenti adeguati. Il cancro è il più popolare tema di disinformazione sulla salute. E' importante governare e arginare questo fenomeno, fornendo strumenti per parlare e scrivere di cancro e salute in modo corretto ed efficace. Il corso approfondisce i meccanismi della comunicazione, i linguaggi adeguati per spiegare concetti complessi, le modalità di reperimento e verifica di fonti scientifiche certificate per contrastare le fake news, le tecniche di scrittura di articoli e l'uso consapevole dei social media". 
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Spronelli (Soloaffitti): “Rimmetere in moto locazione con flessibilita’, fiscalita’ e sicurezza”

(Adnkronos) – “Il mercato dell’affitto sta cambiando: cresce la domanda, ma l’offerta resta ferma. Per rimetterla in moto bisogna rendere la locazione più attrattiva per i proprietari, intervenendo su tre leve: flessibilità dei contratti, fiscalità e sicurezza. Servono formule più adatte alle nuove esigenze abitative, incentivi per rimettere sul mercato gli immobili sfitti e, soprattutto, tempi certi per il rientro in possesso in caso di morosità. Solo così sarà possibile trasformare una domanda già forte in un mercato davvero accessibile e funzionante. È poi necessario incentivare la riqualificazione degli immobili oggi sfitti: molti proprietari non immettono sul mercato le proprie abitazioni perché non dispongono delle risorse per ristrutturarle. Prevedere meccanismi di incentivo mirati alla messa a reddito, come l’esenzione delle imposte sui canoni di locazione per un periodo definito e entro massimali prestabiliti, può rappresentare una leva concreta per riportare questi immobili sul mercato”. Così Silvia Spronelli, Ceo di SoloAffitti durante RentVolution, evento sulle locazioni che si è tenuto in Senato. 
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Atp Monaco, Flavio Cobolli in semifinale

(Adnkronos) – Flavio Cobolli passa alla semifinale dell'Atp sulla terra rossa di Monaco. L'azzurro, n. 16 del ranking, ha superato il ceco Vit Kopriva, n. 77, in due set con il punteggio di 6-3 6-2 in meno di un'ora e mezzo di gioco.  
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La nausea in gravidanza è questione di Dna: studio porta alla luce nuovi geni correlati

(Adnkronos) – E' un'esperienza così comune da essere stata descritta nelle pagine di una moltitudine di romanzi e in migliaia e migliaia di scene cinematografiche ed è ormai riconosciuta da tutti come il 'segnale' che la protagonista aspetta un bambino. E' la nausea, il 'mal di gravidanza'. Nella sua forma più grave, questa condizione – che si chiama in gergo medico iperemesi gravidica – colpisce circa il 2% delle donne e causa nausea e vomito così intensi da rendere estremamente difficile persino mangiare. A lungo, spiegano gli esperti, questo disturbo è stato frainteso e spesso liquidato come qualcosa di origine psicologica, ma ormai sono sempre di più le prove raccolte dalla scienza che raccontano un'altra verità: la nausea in gravidanza è un problema che ha una solida base biologica e genetica. Questione di Dna, insomma. E un nuovo studio porta alla luce nuovi geni correlati.  Nel più ampio studio genetico mai realizzato su questo disturbo, gli autori, esperti della Keck School of Medicine della Usc e colleghi internazionali, hanno analizzato i dati di 10.974 donne affette dalla patologia – e di oltre 461mila donne esaminate come gruppo di controllo – di origine europea, asiatica, africana e latinoamericana. I risultati sono pubblicati su 'Nature Genetics' e offrono nuovi spunti di riflessione sulla malattia e una nuova speranza per le persone colpite. "Siamo stati in grado di far emergere nuovi importanti dettagli precedentemente sconosciuti", evidenzia Marlena Fejzo, professoressa assistente di scienze della popolazione e della salute pubblica al Center for Genetic Epidemiology della Keck School of Medicine, che ha guidato sia questo studio che le precedenti ricerche che collegavano il gene Gdf15 all'iperemesi gravidica. "Il fatto che abbiamo studiato donne appartenenti a diversi gruppi etnici suggerisce che questi risultati potrebbero essere generalizzabili a una popolazione più ampia".  Capire l'origine di questa condizione è importante, sottolineano gli autori del lavoro, anche perché i rischi non sono da sottovalutare: l'ipermesi gravidica può portare a grave malnutrizione, mettendo a rischio sia la madre che il bambino. Il team di ricercatori dell'University of Southern California (Usc) che firma il nuovo studio aveva recentemente identificato il gene Gdf15, codificante per gli ormoni, come fattore chiave della nausea in gravidanza. Adesso però gli esperti hanno fatto un altro passo avanti individuando altri 9 geni collegati alla forma più grave, l'iperemesi gravidica. Sei di questi geni non erano mai stati precedentemente associati a questa patologia.  
I ricercatori hanno identificato in tutto dunque 10 geni collegati all'iperemesi gravidica: 4 già noti e 6 nuovi. Il legame più forte, di gran lunga, è risultato essere con Gdf15, gene che produce un ormone omonimo, i cui livelli aumentano bruscamente durante la gravidanza. Precedenti ricerche di Fejzo e di un team internazionale avevano dimostrato che il legame risiede nella sensibilità a questo ormone: le donne esposte a livelli più bassi dell'ormone prima della gravidanza a causa di una mutazione genetica manifestano i sintomi più gravi, mentre quelle esposte a livelli più elevati prima della gravidanza presentano sintomi di nausea e vomito meno intensi. Gli altri geni identificati sono correlati a ormoni chiave della gravidanza, all'appetito e alla nausea, all'insulina e al metabolismo, al modo in cui il cervello apprende e si adatta, e a determinati esiti della gravidanza. "Ora che abbiamo più che raddoppiato il numero di geni associati all'iperemesi gravidica, possiamo approfondire la biologia alla base di questa condizione, nonché individuare nuove possibili vie terapeutiche", evidenzia Fejzo. 
I ricercatori hanno condotto un'analisi che si chiama Genome-Wide Association Study (Gwas), scandagliando l'intero genoma alla ricerca di differenze tra le donne che hanno sviluppato iperemesi gravidica durante la gravidanza e quelle che non l'hanno sviluppata. I 4 geni precedentemente identificati erano Gdf15; Gfral, che produce il recettore per l'ormone Gdf15; e Igfbp7 e Pgr, entrambi coinvolti nello sviluppo della placenta. I 6 geni appena identificati offrono ulteriori indizi che potrebbero aiutare a spiegare le basi dell'iperemesi gravidica o indicare nuove modalità di trattamento. Si tratta di Fshb, Tcf7l2, Slitrk1, Syn3, Igsf11 e Cdh9. Il gene Tcf7l2 si distingue perché rappresenta uno dei più forti fattori di rischio genetico per il diabete di tipo 2 ed è anche associato al diabete gestazionale. Può influenzare il Glp-1 (famoso in quanto target dei nuovi farmaci antidiabete dimagranti), ormone intestinale che controlla la glicemia e può avere un impatto sull'appetito e sulla nausea. "Si tratta di un bersaglio completamente nuovo e non è ancora chiaro quale sia il suo ruolo durante la gravidanza", illustra Fejzo. Molti degli altri geni identificati sono coinvolti nell'appetito e nella nausea, così come nella plasticità cerebrale, ovvero nel modo in cui il cervello apprende e si adatta alle nuove informazioni. Fejzo ipotizza che il cervello possa imparare ad associare determinati alimenti alla sensazione di malessere, portando a forti e durature avversioni durante la gravidanza. Sono necessarie ulteriori ricerche per approfondire questa possibilità. I ricercatori hanno inoltre scoperto che alcuni geni legati all'iperemesi gravidica erano associati ad altri esiti della gravidanza, tra cui una durata più breve e la preeclampsia, una grave complicanza. I risultati rivelano nuovi potenziali bersagli terapeutici e potrebbero anche contribuire ad adattare i farmaci esistenti alle pazienti in base al loro profilo genetico. Fejzo e il suo team hanno appena ricevuto l'approvazione per avviare una sperimentazione clinica sulla metformina, farmaco ampiamente utilizzato per il diabete che aumenta i livelli di Gdf15. Lo studio verificherà se l'assunzione di metformina prima della gravidanza possa desensibilizzare le donne all'ormone, riducendo potenzialmente nausea e vomito o prevenendo l'iperemesi gravidica nelle donne che ne hanno già sofferto. 
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Roma, 23enne muore precipitando dalla tromba delle scale: aveva annunciato la laurea ma non risultava più iscritta da due anni

(Adnkronos) – Una ragazza di 23 anni è stata trovata morta ieri mattina nell'androne di un palazzo in via Bolzano, a Roma. La giovane, orignaria della Sicilia, studentessa della Luiss, aveva detto ai genitori che si sarebbe laureata proprio ieri ma dalle prime informazioni sembra che non fosse più iscritta all'università dal 2024.  I genitori erano arrivati a Roma proprio ieri mattina. Sul posto la polizia. L'ipotesi al vaglio degli investigatori è che la 23enne si sia lanciata volontariamente dalla tromba delle scale. 
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Salvini: “Trump non è matto ma interesse Usa ora non coincide con quello dell’Italia”

(Adnkronos) – "Sicuramente Trump non è matto". Così Così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di 'Mattino Cinque', dopo gli attacchi del presidente Usa alla premier Giorgia Meloni. Trump "ha una sua chiara strategia che è l'interesse americano, che in questi ultimi mesi non coincide con quello italiano – ha sottolineato Salvini – A questo aggiungiamo che l'Europa sorda e assente mi impedisce di aiutare gli italiani in difficoltà. Occorre cambiare delle regole europee che in questo momento rischiano di massacrarci".  "L'Italia non c'era per noi, noi non ci saremo per loro", è l'ultimo, laconico, messaggio sul social Truth di Trump. Il presidente degli Stati Uniti è tornato ad attaccare il nostro Paese e Meloni dopo le critiche mosse negli ultimi giorni. Nel post ("Italy wasn’t there for us, we won’t be there for them!"), Trump propone un articolo del quotidiano britannico The Guardian relativo alla mancata concessione della base siciliana di Sigonella agli Usa: "L'Italia ha negato l'utilizzo di una base aerea in Sicilia ad aerei militari statunitensi che trasportavano armi destinate alla guerra in Iran, poiché gli Stati Uniti non hanno seguito la procedura di autorizzazione richiesta", si legge nell'incipit dell'articolo del 31 marzo. Il presidente degli Stati Uniti ha mosso le prime critiche alla premier italiana in un'intervista al Corriere della Sera il 14 aprile. "Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", ha detto Trump facendo riferimento alla mancata partecipazione dell'Italia – al pari degli altri membri Nato – alle operazioni americane nello Stretto di Hormuz. E il giorno dopo: "Non abbiamo più lo stesso rapporto", ha affermato il presidente americano a Fox News. 
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Affitti, La Commare (Fiaip): “Avviare confronto con legislatore per aggiornare il mercato”

(Adnkronos) – “La disciplina dei contratti di locazione ad uso transitorio, prevista dalla Legge 431/98, non è più pienamente adeguata alle esigenze attuali. In un mercato caratterizzato da maggiore mobilità lavorativa e da una crescente domanda di soluzioni abitative flessibili, è necessario introdurre più semplicità e flessibilità, garantendo al tempo stesso certezza normativa e tutele per le parti. Serve avviare un confronto con il legislatore per aggiornare lo strumento e renderlo davvero funzionale al mercato di oggi”, così Francesco La Commare, Vicepresidente Nazionale vicario FIAIP, durante RentVolution, evento di SoloAffitti, sulle locazioni che si è tenuto in Senato.  
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SoloAffitti, in Italia 8 milioni di case sfitte, proprietari frenati da morosità e tempi incerti rientro

(Adnkronos) – In Italia l’emergenza abitativa non nasce da una carenza di immobili, ma da un’offerta che fatica ad attivarsi. È quanto emerge dall’analisi della rete SoloAffitti, presentata a RentVolution, l’iniziativa istituzionale dedicata all’evoluzione del mercato delle locazioni, nella Sala Koch di Palazzo Madama. All’incontro hanno partecipato, il promotore dell’iniziativa, il senatore Massimo Garavaglia e il senatore Andrea De Priamo insieme a Silvia Spronelli (SoloAffitti), Giorgio Spaziani Testa (Confedilizia), Francesco La Commare (Fiaip) e Gian Battista Baccarini (Confassociazioni Real Estate) con Pasquale Ciacciarelli, Assessore alle Politiche abitative della Regione Lazio. Nel corso dell’evento, SoloAffitti ha presentato i nuovi dati sul mercato e una serie di proposte di intervento nell’ambito del disegno di legge sugli affitti promosso dal senatore Garavaglia, con l’obiettivo di rimettere in circolo gli immobili oggi inutilizzati. L’analisi evidenzia un mercato in cui, a fronte di circa 4,3 milioni di abitazioni locate, gli immobili effettivamente sfitti sono circa 8 milioni, mentre gli affitti brevi si fermano tra le 500mila e le 600mila unità, secondo le elaborazioni di SoloAffitti. Il dato restituisce un paradosso evidente: il patrimonio abitativo esiste, ma una parte consistente resta fuori dal mercato, con un rapporto di circa 1 abitazione locata su 3.  A frenare l’offerta è innanzitutto un problema di fiducia. Secondo il Rapporto, l’86% dei proprietari indica il mancato pagamento del canone tra le principali preoccupazioni e il 62% teme il ricorso a una procedura di sfratto. Due elementi strettamente legati: da un lato l’inadempimento, dall’altro la difficoltà a rientrare in possesso dell’immobile in tempi certi. Anche quando i dati ufficiali parlano di circa 40 mila provvedimenti annui (40.158 nel 2024), il fenomeno reale è più ampio. Molte situazioni si chiudono prima della sentenza, ma producono comunque perdite economiche. Come evidenzia anche il Ddl Buonguerrieri, il numero degli sfratti rappresenta quindi solo la punta dell’iceberg di un problema più diffuso, fatto di ritardi nei pagamenti, accordi parziali e rilascio degli immobili senza saldo del dovuto. Nel tempo si è consolidata una vera e propria “memoria lunga dello sfratto”: oltre 1,1 milioni di provvedimenti dal 2004 e una stima che arriva a circa 2 milioni dal 1978. Un fenomeno diffuso che ha contribuito a radicare una percezione di rischio elevata e duratura, incidendo direttamente sulle scelte dei proprietari. È in questo contesto che una parte crescente dello stock immobiliare resta fuori dal mercato: non per mancanza di domanda, ma per un equilibrio che, oggi, non garantisce sufficiente sicurezza a chi affitta.  È proprio a partire da questo quadro che si inseriscono le proposte avanzate da SoloAffitti nell’ambito del disegno di legge sugli affitti promosso dal senatore Massimo Garavaglia, con l’obiettivo di intervenire sulle principali criticità del mercato. Secondo SoloAffitti, il ddl rappresenta un passo nella direzione giusta perché introduce elementi di maggiore flessibilità, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di incidere sul nodo centrale: la fiducia dei proprietari. Da un lato, la revisione delle durate contrattuali – con formule più brevi e flessibili – può contribuire ad avvicinare la normativa alla realtà delle locazioni, oggi caratterizzate da una permanenza media di poco superiore ai due anni. Dall’altro, il rafforzamento dei riferimenti ai valori di mercato può migliorare la trasparenza dei canoni, ma non è sufficiente da solo a riequilibrare il sistema. Il punto decisivo resta quello delle tutele. Senza strumenti più efficaci di garanzia della rendita e senza una riduzione dei tempi e delle incertezze legate alle procedure di sfratto, difficilmente sarà possibile riportare sul mercato una quota significativa degli immobili oggi inutilizzati. È su questo equilibrio – tra flessibilità e sicurezza – che si gioca la reale capacità della riforma di incidere sull’emergenza abitativa. Il clima di incertezza spinge i proprietari a comportamenti difensivi. La selezione dell’inquilino è ormai generalizzata: la verifica della capacità reddituale è diventata quasi obbligatoria, spesso anticipata dagli stessi inquilini. Sul fronte delle garanzie, l’80% si affida al solo deposito cauzionale, che copre 2-3 mensilità ed è spesso inadeguato rispetto ai rischi. Quando emergono criticità, le soluzioni restano parziali: accordi, rilascio con perdite o tempi lunghi in sede giudiziale. In questo contesto cresce la scelta di non affittare: molti proprietari preferiscono lasciare l’immobile vuoto o destinarlo ad altro uso. Non è una logica di rendimento, ma di riduzione del rischio. La composizione della proprietà immobiliare italiana è un elemento decisivo per comprendere il fenomeno. La maggioranza dei locatori è costituita da piccoli proprietari, spesso titolari di uno o due immobili. Solo il 29% ha un approccio pienamente economico all’investimento, mentre il 36% ha acquisito gli immobili per eredità e il 28% mantiene un legame affettivo con la casa. Questo dato cambia la lettura del mercato: la scelta di affittare o meno dipende soprattutto dal livello di sicurezza percepito, più che dal rendimento. Non sorprende quindi che molti proprietari preferiscano rinunciare alla locazione.  Nel dibattito pubblico, gli affitti brevi vengono spesso indicati come una delle principali cause della tensione abitativa. L’analisi dei dati suggerisce però una lettura più articolata. Il numero di immobili destinati alla locazione turistica resta nettamente inferiore rispetto a quelli residenziali e non rappresenta sempre un’alternativa diretta. In molti casi, infatti, il proprietario che sceglie il breve non avrebbe comunque optato per la locazione tradizionale, ma avrebbe mantenuto l’immobile in disponibilità o lo avrebbe destinato ad altre finalità. Anche nei contesti di grandi eventi – come il Giubileo a Roma o le Olimpiadi a Milano – si osserva un aumento dell’offerta turistica (+15% a Roma nel 2025, circa +10% a Milano in occasione delle Olimpiadi), ma senza un impatto strutturale sugli equilibri complessivi del mercato. In un sistema caratterizzato da un’offerta rigidamente limitata, anche variazioni numericamente contenute possono incidere sui prezzi, ma non sono sufficienti a spiegare da sole l’emergenza abitativa. Il nodo resta quindi interno al mercato residenziale e alla sua capacità di attivare l’offerta esistente. Cambia la natura della domanda: secondo i dati della rete SoloAffitti, 3 inquilini su 4 scelgono l’affitto consapevolmente, mentre il 27% avrebbe preferito acquistare. Non è più una soluzione transitoria, ma una risposta a stili di vita più mobili. La flessibilità è il principale fattore attrattivo. La durata effettiva delle locazioni è di circa 28 mesi, ben al di sotto delle durate contrattuali formali. A incidere è anche il contesto economico: oltre la metà degli inquilini ha aumentato il budget per l’affitto di oltre il 10%. Eppure, la domanda non si riduce e, in presenza di un’offerta limitata, tende a prolungare la permanenza negli immobili, riducendo ulteriormente la disponibilità. La domanda di locazione si articola su esigenze diverse: il 43,6% degli inquilini prende casa in affitto come abitazione principale, il 32,6% per motivi di lavoro, il 18,7% per motivi di studio e il restante 4,75% per altre ragioni. Sul piano della composizione, il 25% degli inquilini è single, il 38,5% è rappresentato da coppie senza figli, il 24,6% da coppie con figli, mentre l’11,8% riguarda situazioni di condivisione tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare. Si registra inoltre un progressivo aumento dell’età media degli inquilini, passata dai 35 anni del 2024 ai 37 del 2025. In calo la quota degli under 25 (dal 21,7% al 17,1%) e, seppur lievemente, quella tra i 25 e i 35 anni (dal 34,3% al 33,9%). Crescono invece gli inquilini tra i 35 e i 50 anni (dal 29,6% al 33,1%) e quelli sopra i 50 anni (dal 14,4% al 15,8%), a conferma di una domanda sempre più adulta e strutturata.  Il risultato è un mercato con un’offerta rigida a fronte di una domanda molto dinamica. I tempi di locazione si sono più che dimezzati rispetto agli anni precedenti (attestandosi oggi intorno a 1,8 mesi medi), segnalando una forte pressione della domanda. Sul fronte dei canoni, il quadro è più articolato di una semplice crescita generalizzata. Nel 2025 la media nelle città si attesta intorno ai 698 euro mensili (+4% rispetto al 2024), ma il dato medio nasconde andamenti molto differenziati tra i territori. Accanto a città in cui i canoni continuano a salire in modo significativo – come Genova e Trieste (+11%), Ancona e Palermo (+7%), Bari (+5%) – emergono segnali di assestamento e, in alcuni casi, di correzione (con valori medi come Milano 1.152 euro, Bologna 879, Napoli 906 e Torino 583). Il caso più evidente è quello di Milano, dove si registra una flessione del 10%: un dato che non segnala tanto un’inversione strutturale, quanto una fase di riequilibrio dopo anni di crescita sostenuta e di forte pressione della domanda. Roma, invece, si mantiene su livelli elevati ma più stabili, con circa 1.019 euro medi mensili (+2%). Le variazioni dipendono anche dalle caratteristiche degli immobili: la presenza di un garage comporta una maggiorazione media dell’11% (circa +80 euro), un posto auto del 7% (circa +50 euro), mentre un immobile non arredato registra una riduzione del 9% (circa -66 euro) e uno parzialmente arredato del 5% (circa -34 euro). Nel complesso, più che una crescita lineare dei canoni, si osserva oggi un mercato ancora sotto tensione ma in fase di progressivo riassestamento, con dinamiche locali sempre più marcate. 
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Smeg, con Musa estetica raffinata e sofisticata per la cucina

(Adnkronos) – In oltre 75 anni di storia, Smeg ha fondato un linguaggio distintivo per gli elettrodomestici rendendoli protagonisti dell’ambiente in cui sono inseriti ed elevandoli da mero apparecchio funzionale ad oggetto di design.  Un’autentica expertise che ha saputo evolvere con stili e tendenze dell’interior sino a diventare signature del brand. E' in questo percorso che si inserisce Musa, la più recente collezione che arricchisce il catalogo Smeg con un’estetica raffinata e sofisticata, pensata per rispondere alle nuove esigenze dell’arredo contemporaneo. La cucina è un osservatorio privilegiato dell’evoluzione della casa: luogo di relazione, cura e trasformazione, in cui materiali, forme e luce contribuiscono a definire atmosfere e significati. Negli interni cresce l’attenzione verso volumi morbidi, stondature misurate, proporzioni equilibrate e un uso espressivo dell’illuminazione. (VIDEO) Da questa visione nasce Musa, una collezione sviluppata da Smeg in collaborazione con BorromeodeSilva, che unisce rigore progettuale ed equilibrio visivo, linee essenziali e dettagli sinuosi, un’estetica che cambia percezione con la distanza e con l’incidenza della luce, restituendo profondità e dinamismo agli elementi della cucina.  “Musa rappresenta il frutto della nostra expertise nel design e nelle estetiche di prodotto. E' un’espressione dei valori che guidano Smeg da oltre 75 anni: ricerca della qualità, attenzione al dettaglio e capacità di coniugare innovazione e stile. Con questa collezione non presentiamo solo nuovi elettrodomestici, ma un linguaggio visivo coerente, capace di dialogare con gli spazi e con chi vive la casa, confermando l’identità e la visione estetica che contraddistinguono il marchio”, commenta Vittorio Bertazzoni, presidente di Smeg.  Il linguaggio visivo di Musa nasce dall’incontro tra geometria e curvature, interpretate attraverso un’alternanza calibrata tra superfici lucide e opache che diventa elemento identitario per generare profondità, movimento e texture. Una palette monocromatica, intensa e grafica, conferisce ai prodotti un’aura sofisticata, valorizzata da giochi di riflessi che cambiano a seconda dell’ambiente. “Abbiamo fondato il progetto – spiega lo studio BorromeodeSilva – su linee essenziali che valorizzano gli elementi d’uso e su proporzioni attentamente studiate . La relazione tra luce e superfici in vetro è stata indagata per esaltarne le qualità attraverso un gioco tra pieni e vuoti. Il risultato è un’estetica rigorosa ma seducente, caratterizzata da un’espressività formale coerente con la cultura e l’identità di Smeg”. La collezione Musa si articola in diversi prodotti per offrire ampia libertà compositiva e rispondere alle esigenze di interior designer e utenti finali. I forni sono disponibili in due finiture – un nero opaco e un silver entrambi impreziositi dal contrasto con dettagli lucidi – due formati (60 e 45 cm) e molteplici varianti. Dal punto di vista tecnologico, la proposta si sviluppa lungo un percorso crescente di funzionalità: dai modelli essenziali, pensati per un utilizzo immediato e intuitivo, alle versioni dotate di display base e sistema pizza con pietra refrattaria dedicata, fino ai modelli più avanzati, che integrano funzioni evolute come la cottura a vapore o l’impiego delle microonde in combinazione con le modalità tradizionali. In perfetta continuità estetica con i forni, i piani a induzione Musa riprendono gli elementi distintivi della collezione e si caratterizzano per un design grafico ottenuto dal dialogo tra lucido e opaco. La gamma comprende modelli di display Digi Touch e tecnologia Bridge, disponibili in diverse configurazioni di potenza e numero di zone, e soluzioni più evolute con display Compact Slider Plus e tecnologia Multizone. In occasione di Eurocucina saranno presentate anche la cappa a muro, i cassetti a parete e la macchina del caffè da incasso. Questa articolazione permette alla collezione di inserirsi con versatilità in contesti diversi, adattandosi con naturalezza sia a composizioni coordinate sia all’utilizzo come elemento singolo. Musa amplia e arricchisce così il catalogo Smeg fatto di collezioni iconiche come Classica, disegnata dall’architetto Guido Canali e che da più di 40 anni contraddistingue la proposta dell’azienda. La nuova estetica è però perfettamente coordinabile con altri prodotti Smeg, confermando la capacità del marchio di offrire soluzioni complete e sinergiche tra loro. 
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Iran, Pahlavi: “Basta negoziare con i terroristi, paese libero porterà opportunità economiche”

(Adnkronos) – “Bisogna fermare un regime che minaccia il traffico via acqua e bisogna mostrare coraggio. Questo regime non cambierà. Basta ricatti, basta prendere ostaggi, basta negoziare con i terroristi. Immaginate che un Iran liberato si impegnerebbe immediatamente a riportare la stabilità regionale, a collaborare con i propri Paesi vicini, con gli israeliani e con i sauditi. Non dovrete più fare attività di polizia nel Medio Oriente perché a quel punto si apriranno le porte anche a opportunità economiche, a una prosperità. Qualcosa che porterà quindi a un mondo più stabile”. Lo ha dichiarato il principe Reza Ciro Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979, durante un incontro ieri organizzato presso il Centro studi americani di Roma, in occasione della sua visita in Italia.  “Ed è questo che è in gioco – ha aggiunto Pahlavi – gli iraniani sono pronti a fare la loro parte, ma abbiamo bisogno di aiuto dall'esterno. Questo dovrebbe essere il nostro focus. Dovremmo sfruttare questa opportunità d'oro che forse non si ripresenterà per decenni in futuro. Qual è il costo di consentire che questo accada rispetto invece a mettere fine a questo regime? Contemporaneamente questo eliminerà ogni problema che avete avuto sin dall'inizio del regime: la minaccia nucleare, il supporto delle organizzazioni proxy e il terrorismo radicale che si diffonde in Occidente, l'instabilità regionale, la belligeranza rispetto ai paesi vicini”. In merito alla chiusura dello stretto di Hormuz, Pahlavi ha dichiarato: “Tutti sono nervosi in merito alla stabilità economica e all'aumento del prezzo del petrolio. Tutti ce ne rendiamo conto ma c'è un prezzo ancora più alto da pagare. Se la situazione prosegue in questo modo, le conseguenze saranno peggiori di quanto possiate immaginare. C’è un animale ferito che ora farà rappresaglie per vendicarsi e questo non può essere consentito. L’alleanza fra Teheran e Mosca è uno degli elementi fondamentali di cui preoccuparsi. Non so quale sia la posizione della Cina, credo abbia una prospettiva molto a lungo termine sui processi globali. Generalmente alla Cina non interessa che tipo di regime deve affrontare, a patto che i propri interessi economici siano conservati. È soltanto una questione di calcolo. Per i paesi democratici l'approccio è diverso e la cosa migliore è esprimere solidarietà con i popoli che hanno le stesse visioni e gli stessi valori”. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)