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Arsenal-Sporting Lisbona: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv (in chiaro)

(Adnkronos) – Caccia alla semifinale in Champions League. Oggi, mercoledì 15 aprile, l'Arsenal ospita lo Sporting Lisbona – in diretta tv e streaming – nel ritorno dei quarti di finale della massima competizione europea. All'Emirates Stadium si riparte dall'1-0 con cui gli uomini di Arteta si sono imposti allo stadio Alvalade grazie al gol in extremis di Havertz.  La sfida tra Arsenal e Sporting Lisbona è in programma oggi, mercoledì 15 aprile, alle ore 21. Ecco le probabili formazioni: 
Arsenal (4-2-3-1): Raya; White, Saliba, Gabriel, Hincapié; Zubimendi, Rice; Madueke, Eze, Trossard; Gyokeres. All. Arteta. 
Sporting Lisbona (4-2-3-1): Rui Silva; Fresneda, Diomande, Goncalo Inacio, Araujo; Hjulmand, Morita; Catamo, Trincao, Pedro Goncalves; Suarez. All. Rui Borges  Arsenal-Sporting Lisbona sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali SkySport, ma sarà visibile anche in chiaro su TV8. Il match sarà disponibile inoltre anche in streaming sull'app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web di TV8.  
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Zelensky in visita oggi a Roma, incontrerà Mattarella e Meloni

(Adnkronos) –
Volodymyr Zelensky in visita oggi mercoledì 15 aprile a Roma. Il presidente dell'Ucraina incontrerà prima la premier Giorgia Meloni, alle 15.30 a Palazzo Chigi.  Più tardi, alle 17, Zelensky si recherà al Quirinale dove sarà ricevuto da presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.  
L'Italia "si è schierata senza se e senza ma, in questi anni, con la nazione aggredita. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per dare una mano a un popolo che si sta difendendo e che, con se stesso, difende anche noi. Ed è quello che continueremo a fare, chiaramente, mentre lavoriamo per cercare di costruire un percorso di pace che però deve essere sostenibile, sul quale l’Italia non è stata a guardare", ha detto ieri Meloni a margine del Vinitaly, in vista dell'incontro di oggi. "Quello che oggi esiste di concreto nelle proposte di piano di pace – penso alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina immaginate sul modello dell’articolo 5 del Trattato dell’Alleanza Atlantica – era una proposta italiana che all’inizio fu guardata da tutti con sospetto e che poi è diventata la proposta che c’è nelle carte di un piano di pace", ha proseguito la premier. "Quindi – ha aggiunto – continuiamo a fare il nostro lavoro con serietà, continuiamo a fare il nostro lavoro anche cercando di offrire soluzioni possibili ai nostri alleati, ai nostri interlocutori, e mi pare che questo sia un elemento che viene riconosciuto da tutti". 
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Vinitaly, Bonavitacola: “Il vino campano già trainante, da Verona un programma condiviso per nuovi mercati”

(Adnkronos) – “Il vino campano di per sé è trainante, quindi non aspettavamo l’America’s Cup”. Al Vinitaly 2026 l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, sottolinea la solidità del comparto vitivinicolo regionale e la necessità di rafforzare la proiezione internazionale attraverso nuove sinergie e strategie condivise. “L’America’s Cup è un evento mondiale e noi il vino campano lo dobbiamo farlo conoscere nel mondo intero, già in gran parte è conosciuto, però i mercati sono turbolenti”, evidenziando le criticità legate al contesto economico globale e alle tensioni commerciali, in particolare sul fronte dei dazi e dell’export verso gli Stati Uniti. Bonavitacola indica le nuove opportunità di espansione per le imprese del settore: “Ci sono aperture di nuovi mercati, sia nell’est Europa, sia nell’est Asiatico, sia nel Sud America, che possono offrire nuove possibilità di crescita”. Infine, l’assessore richiama la necessità di un lavoro di filiera: “Dobbiamo collaborare molto con i consorzi di tutela, perché sono quelli che stanno in trincea, che conoscono i problemi del settore, quali sono le priorità, dove noi possiamo aiutarli, cosa correggere e quindi da questo Vinitaly mi auguro che venga fuori un programma condiviso, istituzioni, operatori, sistema camerale, sistema delle associazioni del mondo agricolo, perché solo così si può andare avanti in maniera collaborativa e positiva”. 
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Bonus nuovi nati, domande al via: fino a 1.000 euro a famiglia

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Via libera alla presentazione delle domande del Bonus Nuovi Nati 2026, il contributo una tantum di 1.000 euro per ogni figlio nato, adottato o in affidamento preadottivo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Lo ha comunicato l'Inps. Per accedere al beneficio è obbligatorio essere in possesso di un Isee per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione per il minore per il quale è richiesto il Bonus, neutralizzato dagli importi dell’Assegno Unico e Universale, non superiore a 40mila euro. La domanda deve essere presentata entro 120 giorni dall’evento (nascita, adozione o affidamento preadottivo). La presentazione oltre il termine comporta la decadenza dal diritto al Bonus. Per gli eventi avvenuti prima dell’apertura del servizio, la domanda deve essere presentata entro il 12 agosto 2026, poiché i 120 giorni decorrono dalla data di pubblicazione del messaggio dell'istituto di previdenza.  La domanda deve essere presentata da uno dei genitori. Nel caso di genitori non conviventi, la domanda deve essere presentata dal genitore residente con il minore. La domanda può essere presentata esclusivamente online tramite sito Inps (www.inps.it), app Inps Mobile, Contact Center e Patronati. 
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Verso l’addio al termine pre-diabete, in arrivo riclassificazione del tipo 2: ecco perché

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Addio al termine 'pre-diabete'? La Società italiana di diabetologia (Sid) segue con grande attenzione il dibattito scientifico internazionale, di recente rilanciato anche sulle pagine di 'The Lancet Diabetes & Endocrinology', che propone di superare la definizione per passare a una classificazione in stadi del diabete di tipo 2 (T2D).    Introdotto per identificare una condizione intermedia, una sorta di 'limbo' tra la normalità glicemica e il diabete, il termine pre-diabete, coniato nel 2011 dall'American diabetes association (Ada), nasceva con l'obiettivo di stimolare interventi correttivi sullo stile di vita. Tuttavia, le evidenze accumulate negli ultimi anni descrivono una realtà più complessa: la condizione di pre-diabete è già associata a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale cronica, demenza precoce e di alcuni tipi di tumore (in particolare colon-retto, mammella e pancreas). Definire questa fase come 'pre' rischia dunque di banalizzarne l'importanza e di ritardare interventi potenzialmente decisivi (correzione degli stili di vita e farmacologici) per la riduzione del rischio.  Esperienze analoghe fatte con altre malattie, analizza la Sid, dimostrano il valore di questo approccio. Nel caso dell'ipertensione arteriosa, ad esempio, l'abbandono del termine 'pre-ipertensione' ha permesso di migliorare la percezione del rischio e la tempestività delle cure. La classificazione in stadi può ridurre l'inerzia clinica, migliorare gli esiti e accelerare l'innovazione.    La nuova proposta di classificazione a stadi per il diabete di tipo 2, avanzata dai leader della diabetologia mondiale, descrive con maggior fedeltà la malattia come un processo continuo, legato al progressivo declino della funzione delle cellule beta pancreatiche (produttrici di insulina) e all'aumento della resistenza insulinica. In questo contesto, vengono identificati 3 nuovi stadi.  
Stadio 1: include soggetti con rischio aumentato di sviluppare 'disglicemia' sulla base di score di rischio specifici per il proprio Paese, ma con glicemia ancora nei limiti normali, sebbene con un lieve declino della funzione beta-cellulare e di conseguenza un progressivo incremento della glicemia (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno minore di 101 mg/dl, glicemia alla 1° ora nella curva da carico glucidico minore 155 mg/dl e alla 2° ora 140 mg/dl, emoglobina glicata minore di 5,7%, Titr – Time in tight range maggiore di 90-95%). Stadio 2: include soggetti con alterazioni glicemiche, oggi definite 'disglicemia' o 'pre-diabete' (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno 101-124 mg/dl; glicemia a 1 ora dal carico glucidico maggiore o uguale a 155 mg/dl e a 2 ore 140-198 mg/dl, emoglobina glicata 5,7-6,4%, Titr maggiore di 80-90%), con ulteriore sotto-stadiazione tra progressione lenta (stadio 2a) e rapida (stadio 2b). Stadio 3: include soggetti con diabete conclamato (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno maggiore uguale 126 mg/dl, glicemia a 1 ora nella curva da carico 208.8 mg/dl e a 2 ore maggiore 200 mg/dl, emoglobina glicata maggiore o uguale a 6,5%, Titr minore di 80%).   "Un elemento innovativo fondamentale – commenta la presidente Sid, Raffaella Buzzetti – è la distinzione tra soggetti a progressione rapida (più giovani, con obesità, elevata insulino-resistenza o specifici marker metabolici) e soggetti a progressione lenta, spesso più anziani. Questo consente di personalizzare l'intensità degli interventi, evitando sia l'eccesso di trattamento, in particolare negli anziani, sia il sotto-trattamento, in particolare nei giovani, fondamentale per minimizzazione le complicanze del diabete. Il rischio di sviluppare diabete non è un interruttore 'on-off', ma è un processo continuo e graduale, e rafforza la necessità di avvalersi di strumenti diagnostici più sofisticati e di nuove strategie di trattamento". "Riconoscere gli stadi iniziali come parte della malattia – sottolinea Buzzetti – significa poter intervenire precocemente, innanzitutto con modifiche importanti nello stile di vita, quali incremento del movimento e dieta adeguata. Ad oggi non vi sono indicazioni regolatorie specifiche circa l'utilizzo di terapie farmacologiche, sebbene molte (tra cui metformina, pioglitazone e agonisti del recettore Glp-1) abbiano dimostrato un'efficacia nel rallentare la progressione dal 'pre-diabete' al diabete e di ridurre il rischio cardiovascolare, anche in questi stadi iniziali di malattia. L'adozione di questo nuovo modello potrebbe tradursi in: diagnosi più precoci e mirate, interventi personalizzati in base al rischio reale, maggior accesso alle terapie nelle fasi iniziali, riduzione delle complicanze gravi (infarto, ictus, insufficienza renale), migliore sostenibilità del sistema sanitario, grazie alla prevenzione. Parlare di 'stadi del diabete', anziché di 'pre-diabete', potrebbe aumentare la percezione della necessità di adottare interventi tempestivi, ma richiede strumenti educativi adeguati. L'eventuale adozione di questa nuova classificazione dovrà essere accompagnata da una comunicazione chiara ed efficace, per evitare confusione tra cittadini e operatori sanitari".  "La proposta di superare il termine 'pre-diabete' – rimarca la presidente Sid – rappresenta un'opportunità concreta per anticipare la diagnosi e intervenire quando la malattia è ancora modificabile. E' un cambiamento culturale, prima ancora che clinico, e consiste nel riconoscere che il diabete tipo 2 inizia molto prima della diagnosi tradizionale". Un documento di consenso internazionale riguardante la nuova classificazione è atteso nei prossimi mesi. "La Sid contribuirà attivamente al dibattito, con l'obiettivo di valutare l'applicabilità del nuovo modello nel contesto italiano e il suo potenziale impatto sulla popolazione. Non si tratta solo di cambiare nome, ma di cambiare prospettiva: passare dal trattare una malattia conclamata, al prevenirne la comparsa. Intervenire prima significa preservare salute e qualità di vita e risparmiare risorse. E oggi, più che mai, è possibile", conclude Buzzetti. 
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Massa: i video, il pugile minorenne e l’autopsia. Cosa sappiamo dell’omicidio di Giacomo Bongiorni

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Una sequenza di violenza improvvisa, brutale e letale, ricostruita attraverso immagini di videosorveglianza senza audio, testimonianze ancora frammentarie e accertamenti medico-legali in corso. È il quadro su cui stanno lavorando la Procura di Massa e la Procura per i Minorenni di Genova nell’inchiesta sull’omicidio di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto dopo un’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi in piazza Felice Palma, nel centro di Massa, a pochi passi dal Municipio. La vicenda ha scosso profondamente la comunità apuana e ha portato all’iscrizione di cinque giovani nel registro degli indagati: due maggiorenni e tre minorenni, tutti accusati – a vario titolo – di concorso in omicidio volontario e rissa aggravata. Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe iniziato in piazza Felice Palma, dove era presente anche la famiglia della vittima: la compagna, il figlio di 11 anni e alcuni parenti, tra cui un cognato, che avrebbero assistito alle fasi iniziali della lite. La situazione sarebbe degenerata rapidamente dopo un primo diverbio tra gruppi di giovani. In pochi istanti, da un richiamo o da un episodio di tensione – forse anche il lancio di bottiglie – si sarebbe passati alla colluttazione. Le immagini delle telecamere mostrerebbero un primo momento di contatto fisico, poi un pugno che avrebbe fatto cadere a terra Bongiorni. Da quel momento, secondo gli inquirenti, si sarebbe sviluppata una seconda fase dell’aggressione, con ulteriori colpi inferti mentre la vittima era già a terra. Le registrazioni video, prive di audio, sono il perno dell’indagine. Gli investigatori stanno analizzando ogni fotogramma per ricostruire la sequenza esatta dei colpi e individuare il momento in cui si è verificato il trauma fatale. Il punto centrale dell’inchiesta è proprio questo: stabilire se la morte sia stata causata da un singolo colpo oppure dalla somma delle lesioni riportate durante la colluttazione. Sul fronte dei minorenni, la Procura genovese segue tre indagati, uno dei quali è stato sottoposto a fermo e trasferito in una struttura di accoglienza a Genova. Gli altri due risultano iscritti nel registro degli indagati e la loro posizione è ancora al vaglio. Tra i minorenni coinvolti figura anche un 17enne, descritto negli atti come una promessa della boxe toscana. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe partecipato attivamente alla fase centrale dello scontro. Il ragazzo avrebbe riferito di aver reagito dopo aver ricevuto una testata da Bongiorni: circostanza ora al vaglio degli investigatori attraverso il confronto con le immagini. Per lui è stato previsto il collocamento in una comunità per minori. Nella giornata di giovedì 16 presso il Tribunale per i minorenni di Genova si celebrerà l’udienza di convalida del fermo del minorenne  Gli investigatori del nucleo investigativo dei carabinieri di Massa Carrara e del nucleo operativo e radiomobile stanno lavorando per definire le responsabilità individuali all’interno di una dinamica collettiva. Secondo una prima ipotesi, la lite sarebbe nata da un episodio apparentemente banale, ma degenerato rapidamente in rissa. Nel capo d’imputazione si fa riferimento anche al successivo coinvolgimento dei due maggiorenni, che si sarebbero inseriti nella fase più violenta dello scontro. Gli inquirenti parlano di un quadro “chiaro nella dinamica generale, ma ancora da completare nei dettagli decisivi”, soprattutto per quanto riguarda il ruolo specifico dei singoli partecipanti.  Fondamentale sarà l'esito dell’autopsia affidata al professor Francesco Ventura, incaricato dalla Procura per i Minorenni di Genova, che si è svolta ieri nel capoluogo ligure alla presenza dei difensori di fiducia di tutte e tre gli indagati minorenni. L’esame dovrà chiarire la natura delle lesioni, la loro sequenza temporale e soprattutto quale sia stata la causa immediata del decesso. Il termine per il deposito della consulenza è fissato in 30 giorni, prorogabili.  Nel frattempo a Massa, dove nella serata di ieri si è svolta una fiaccolata silenziosa organizzata dal Comune e dalla Diocesi, è previsto il lutto cittadino in occasione dei funerali di Bongiorni. Le autorità hanno disposto un rafforzamento dei controlli sul territorio e l’istituzione di misure straordinarie di sicurezza nell’ambito del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, nel tentativo di prevenire ulteriori episodi di violenza. 
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‘Chi l’ha visto?’, dalla violenza giovanile al caso Campobasso: stasera nuova puntata

(Adnkronos) – Non solo scomparsi e appelli, ma anche l'emergenza violenza giovanile al centro della nuova puntata di “Chi l'ha visto?”, in onda oggi mercoledì 15 aprile dalle 21.20 su Rai 3.   La violenza giovanile – quella contro gli altri coetanei, contro gli adulti ma anche contro sé stessi -, è ormai all’ordine del giorno. Spesso i genitori non si capacitano di quello che sta succedendo: i propri figli non si confidano e chiedono aiuto all'intelligenza artificiale. Federica Sciarelli ne parla con Alberto Pellai, il medico psicoterapeuta dell'età evolutiva che da anni studia i cambiamenti in corso.  Poi, il papà di Andrea Prospero, lo studente ritrovato morto in un monolocale a Perugia che dice: “Mi devono spiegare se c'è un altro Andrea…perché quello che descrivono non è l'Andrea che conoscevo io”.  Si tornerà a parlare di un altro caso ancora irrisolto, quello della mamma e della figlia morte a Campobasso: continuano a essere sentite le persone che hanno frequentato quella casa e il Centro Antiveleni di Pavia a giorni darà il responso finale. È stata la ricina ad avvelenarle?  Infine, il caso di Romina Del Gaudio, scomparsa da Aversa e ritrovata morta a pochi chilometri di distanza: dopo 21 anni ancora non è stato individuato il colpevole. Ma ci sono delle novità: sulla giacca di Romina è stato trovato un DNA maschile. Di chi è?  E poi come sempre gli appelli dei familiari e le segnalazioni dei telespettatori.  
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Temporali, grandine e raffiche di vento: scatta l’allerta gialla in 8 regioni

(Adnkronos) – Pioggia e temporali, grandinate e forti raffiche di vento. Nella giornata di oggi, mercoledì 15 aprile, scatta così l'allerta meteo gialla in ben 8 regioni, con il maltempo a colpire in particolare il Centro-Sud Italia.   Come spiega la Protezione Civile, una circolazione depressionaria ben strutturata negli strati superiori atmosferici, attualmente situata sulla Tunisia favorirà anche oggi l’innesco di intensi fenomeni temporaleschi sulla Sicilia. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte, ha emesso quindi un avviso di condizioni meteorologiche avverse.  L’avviso prevede, precipitazioni sparse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, sulla Sicilia, specie sul settore centro-occidentale dell’isola. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate ed attività elettrica. Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di oggi, mercoledì 15 aprile, allerta gialla in Abruzzo, Molise e su alcuni settori di Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Puglia, Calabria e Sicilia.   
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Usa-Iran, nuovi negoziati in vista. Trump: “Presto novità”. Europa prepara piano per Hormuz

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Stati Uniti e Iran verso il secondo round di negoziati per porre fine alla guerra. Intanto, l'Europa si prepara a intervenire per favorire la riapertura lo Stretto di Hormuz, paralizzato da Teheran – con effetti sul prezzo di petrolio e carburanti – e congelato dal blocco navale di Washington operativo da oltre 24 ore. E' Donald Trump, che fa notizia nelle ultime ore per l'attacco frontale alla premier italiana Giorgia Meloni, a delineare l'agenda dei colloqui, con l'apertura alla possibilità di un nuovo vertice Usa-Iran in Pakistan.  
"Nei prossimi due giorni potrebbe succedere qualcosa", dice il presidente americano al New York Post preannunciando eventuali novità entro 24-48 ore. La sede dell'incontro potrebbe essere ancora Islamabad, 'campo neutro' scelto già sabato scorso. "È più probabile e sapete perché? Perché il feldmaresciallo sta facendo un grande lavoro", aggiunge Trump, riferendosi al feldmaresciallo del Pakistan, il generale Asim Munir. Poco prima, sempre al New York Post, non aveva escluso del tutto un'alternativa europea, ma al momento la preferenza della Casa Bianca sembra orientata su Islamabad. La scelta della sede dovrebbe avvenire in tempo brevi, visto che i negoziati potrebbero andare in scena già domani, secondo le indiscrezioni fornite dall'Associated Press. Il tempo stringe, se si considera che la tregua scade il 21 aprile. All'agenzia Dpa diplomatici pakistani confermano che Islamabad spera di ospitare al più presto nuovi colloqui e precisano che Cina, Egitto, Arabia Saudita e Turchia sono in contatto con Teheran e Washington. La possibilità concreta di un nuovo vertice incide sui prezzi del petrolio delle ultime ore. A New York il West Texas Intermediate (Wti) con consegne a maggio perde 7,80 dollari (-7,87%) a 91,28 dollari al barile. A Londra il Brent con consegne a giugno scende di 4,57 dollari (-4,6%) a 94,79 dollari al barile.  L'Europa si prepara ad assumere l'iniziativa mentre Trump, al Corriere della Sera, attacca la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo. Non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell'arma nucleare. E' molto diversa da quello che pensavo…", dice criticando la posizione dell'Italia in relazione al conflitto. Il Vecchio Continente, secondo il Wall Street Journal, sta elaborando un piano per creare una coalizione internazionale con l'obiettivo di ripristinare la sicurezza della navigazione nello Stretto una volta terminato il conflitto iraniano, senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. L'iniziativa, promossa da Regno Unito e Francia, prevederebbe una missione difensiva con operazioni di sminamento e il dispiegamento di navi militari per garantire il transito delle imbarcazioni. Il presidente francese Emmanuel Macron ha precisato che la missione escluderebbe le "parti belligeranti", ovvero Stati Uniti, Israele e Iran, e non sarebbe sotto comando americano. L'obiettivo è favorire la ripresa del traffico commerciale nello stretto, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Il piano potrebbe coinvolgere anche la Germania, finora riluttante a operazioni militari all’estero, ma dotata di importanti capacità, in particolare nel campo dello sminamento. Secondo fonti diplomatiche, un primo confronto internazionale è previsto con una riunione convocata da Macron e dal premier britannico Keir Starmer, alla quale Washington non parteciperà. Restano tuttavia divergenze tra gli alleati europei: Parigi ritiene che l’assenza degli Stati Uniti renderebbe la missione più accettabile per Teheran, mentre Londra teme ripercussioni nei rapporti con Washington. Il piano si articolerebbe in tre fasi: evacuazione delle navi bloccate, bonifica delle mine e successivo pattugliamento con scorte militari.  In vista dei colloqui, dall'Iran potrebbe arrivare un segnale distensivo, con la sospensione a breve termine dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz per evitare di mettere alla prova il blocco navale attuato dagli Stati Uniti. La possibile sospensione riflette la volontà di evitare un'immediata escalation in una fase diplomatica delicata. Dietro le quinte i contatti proseguono per arrivare ad una fumata bianca: i due paesi dispongono di "tutti gli ingredienti necessari per un accordo", dice a Fox News un alto funzionario americano. "Stanno succedendo molte cose. Abbiamo tutti gli ingredienti necessari per un accordo, ma non è ancora tutto pronto", aggiunge la fonte. Il nodo principale, come dice e ripete Trump, è rappresentato dal programma nucleare iraniano. La Repubblica islamica non intende abbandonare il protocollo che ruota attorno a 440 chili di uranio arricchito al 60%: servono pochi step relativamente semplici per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l'utilizzo del materiale in ambito militare e per la produzione di armi atomiche. L'Iran, nei negoziati dello scorso weekend, ha proposto agli Stati Uniti di sospendere per cinque anni l'arricchimento dell'uranio, come condizione per arrivare a un accordo di pace. Trump ha chiesto una 'sospensione' di 20 anni di tutte le attività. La distanza è notevole ma la discussione è 'viva' e un compromesso non è impossibile. 
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Gelo Trump-Meloni, il governo: “Nostra scelta obbligata, siamo alleati degli Usa ma serve rispetto”

(Adnkronos) –
Il ponte ora traballa davvero. E quella che fino a pochi mesi fa veniva raccontata come una “special relationship” solida, costruita ben prima dell’approdo del tycoon alla Casa Bianca, si è trasformata di colpo nel grande gelo. Le frasi pronunciate da Donald Trump al Corriere della Sera sono un fendente al cuore del governo, un affondo che coglie il governo di sorpresa e alimenta il timore, sempre più concreto, di un isolamento internazionale. Giorgia Meloni è a Verona, tra gli stand del Vinitaly, quando le agenzie iniziano a rilanciare l’intervista. Il clima cambia nel giro di pochi minuti. Il presidente americano non si limita a segnare una distanza politica: alza i toni, mette in discussione la leadership della premier. "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", dice, accusandola di sottrarsi alle responsabilità internazionali, dall’Iran alla Nato. E ancora: "Non è più la stessa persona".  
Parole che pesano come macigni, soprattutto perché arrivano al culmine di una sequenza di strappi. A Washington la scelta italiana di non concedere l’uso della base di Sigonella non è passata inosservata. Così come non sono state accolte favorevolmente le parole con cui Meloni ha preso le distanze dall’intervento americano in Iran. Mosse interpretate come segnali di smarcamento nel pieno della crisi, e ulteriormente appesantite – nella lettura statunitense – dal mancato sostegno operativo alle iniziative militari per riaprire lo Stretto di Hormuz. Il punto di rottura, però, si consuma su un terreno ancora più simbolico: quello del Vaticano. La premier aveva difeso apertamente Papa Leone XIV, definendo "inaccettabili" gli attacchi del presidente americano. Una linea ribadita anche al Vinitaly, dove la leader di Fdi ha rivendicato un principio preciso: "Non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici". Una presa di posizione netta, a cui Trump replica con toni ancora più duri: "È lei che è inaccettabile", afferma, arrivando a sostenere che la premier sottovaluterebbe la minaccia iraniana. E soprattutto certifica il gelo personale: "Non parliamo da molto tempo".  Un dettaglio tutt’altro che secondario per due leader che avevano costruito anche su un canale diretto la loro intesa. Eppure, proprio a Verona, Meloni aveva provato a tenere insieme fermezza e fedeltà atlantica. Da un lato la rivendicazione dell’autonomia: "Quando si è amici bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo". Dall’altro, la rassicurazione strategica: "Il mio orizzonte rimane l’Occidente", con la convinzione che le alleanze "non cambiano in base a chi le governa". Fino a sottolineare, con una punta polemica: su Trump "abbiamo detto parole chiare. Non so quanti altri leader le abbiano espresse…". 
Nel governo, intanto, l’apprensione è palpabile. "Ovviamente siamo preoccupati, ma" lo smarcamento da Trump "era una scelta obbligata", ammette una fonte dell’esecutivo all’Adnkronos, richiamando il peso dell’opinione pubblica e della "sincera solidarietà verso il Papa". Una linea che ha privilegiato il consenso interno, ma che ora rischia di presentare un conto sul piano internazionale. Non a caso, nello stesso giorno, la premier annuncia – "in considerazione della situazione che stiamo vivendo" – la sospensione del memorandum Italia-Israele sulla cooperazione nel settore della difesa, relativo allo scambio di materiali militari e alla ricerca tecnologica in ambito militare, una decisione assunta d’intesa con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. A fare quadrato attorno alla premier è la maggioranza. Dalla Lega a Forza Italia, l’attacco del tycoon ricompatta il centrodestra. E, per una volta, porta anche a una sponda inattesa: la segretaria del Pd Elly Schlein fa arrivare la sua solidarietà, gesto apprezzato da Fratelli d’Italia per bocca del responsabile organizzazione Giovanni Donzelli. Il ministro degli Esteri Tajani respinge al mittente le accuse di Trump e ribalta la narrazione: Meloni “non rinuncia mai a dire ciò che pensa”, e proprio per questo resta una leader “coraggiosa”. Ma soprattutto fissa un punto politico: “Siamo e rimaniamo solidi alleati degli Stati Uniti”, a condizione però che l’unità dell’Occidente si fondi su “lealtà, rispetto e franchezza reciproci”. Adnkronos ha contattato la Casa Bianca per ottenere un commento ufficiale dall’ufficio stampa presidenziale, ma al momento non è arrivata alcuna risposta. Dietro le quinte, una fonte del lower press si limita a una linea essenziale: sulle dichiarazioni del presidente sarà eventualmente lui stesso a intervenire. Una posizione che ricalca un copione già visto: quando Donald Trump attacca duramente gli alleati, la Casa Bianca tende a non aggiungere nulla, lasciando che sia il presidente a parlare per sé stesso. Sempre fonti americane invitano a leggere l’episodio con cautela. Il presidente Trump – spiegano – ha attaccato nel tempo molti leader internazionali: questa volta è toccato a Meloni, e il caso fa più rumore proprio perché si era accreditata l’idea di un rapporto privilegiato, quasi di un 'ponte' politico con Washington. Anche la dinamica dell’intervista al Corriere rientrerebbe in uno schema consueto: una telefonata improvvisa, qualche risposta, poi la chiusura rapida della conversazione. Non necessariamente, sottolineano, dichiarazioni di questo tipo sono destinate a tradursi in conseguenze sul piano istituzionale. I rapporti tra i due Paesi, ricordano, vanno ben oltre le uscite pubbliche del presidente. Un elemento che contribuisce a mantenere aperto uno spiraglio, mentre il dossier energetico torna a intrecciarsi con quello geopolitico. Sul gas russo, Meloni frena le aperture e insiste sulla linea della pressione economica come "arma più efficace" per arrivare alla pace in Ucraina. Un tema che potrebbe riemergere già nelle prossime ore, con la visita a Palazzo Chigi di Volodymyr Zelensky. Nel frattempo, il gelo con Trump segna un passaggio delicato. Non solo per i contenuti dello scontro, ma per il modo dirompente in cui è esploso. E soprattutto senza, almeno per ora, una via d’uscita visibile. (di Antonio Atte) 
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