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Lavoro, così gap competenze frena la manifattura

(Adnkronos) – Il disallineamento delle competenze non è più soltanto un segnale d’allarme: è un freno reale allo sviluppo delle imprese che compromette la produttività, rallenta l’innovazione e genera un progressivo depauperamento del territorio. Lo ha sottolineato Luciana Ciceri, presidente di A.P.I., in apertura della tavola rotonda “PMI: il ruolo strategico delle competenze” che si è svolta presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, organizzata da A.P.I. – Associazione Piccole e Medie Industrie in partnership con l’Ordine degli Ingegneri. "A Milano e in Lombardia, dove la competizione corre più veloce, questo gap pesa ancora di più: le PMI associate ci segnalano quotidianamente il forte disallineamento tra le professionalità richieste e quelle offerte dal mercato del lavoro. E questo si traduce in mancata crescita, tempi di produzione più lunghi, difficoltà nel presidiare nuovi mercati e una minore capacità di cogliere le opportunità della trasformazione tecnologica e sostenibile. A questo si unisce la complessità di garantire la continuità di impresa, in molti casi a causa del mancato passaggio generazionale tra imprenditori o lavoratori". Nell'appuntamento – che ha riunito istituzioni, professionisti e imprenditori per analizzare il ruolo sempre più decisivo delle competenze in un sistema produttivo che opera in un contesto globale sempre più instabile – Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale di Milano, ha posto l’accento come "lavoro, persone e imprese, insieme alle competenze, sono i fattori chiave dello sviluppo della nostra città e del Paese". Per Carlotta Penati, Presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano "in un’epoca di trasformazioni tecnologiche rapide e spesso dirompenti, il vero fattore competitivo, oggi, non è la tecnologia in sé, ma la capacità delle persone di comprenderla, governarla e integrarla nei processi produttivi. Il valore delle PMI risiede proprio nel capitale umano: esperienza, capacità di adattamento e quel “saper fare” che rende unico il modello lombardo. Le PMI sono chiamate ad affrontare sfide decisive su digitalizzazione e sostenibilità; senza un supporto adeguato, queste eccellenze rischiano di dover cedere il passo ai grandi gruppi multinazionali esteri, alimentando una pericolosa desertificazione industriale. L'Ordine degli Ingegneri di Milano si pone come soggetto di indirizzo e supporto alla collettività, promuovendo qualità, formazione e competenza nell’esercizio della professione; la partnership strategica con A.P.I. è finalizzata a creare una sinergia concreta a sostegno del nostro tessuto produttivo, per avviare e implementare quei processi di innovazione indispensabili affinché le aziende lombarde possano diventare più competitive, sostenibili e, soprattutto, protagoniste del proprio futuro». "Dall’incontro – ha concluso Ciceri – è emerso un messaggio inequivocabile: le imprese manifatturiere hanno bisogno di percorsi formativi mirati, agili e che permettano di cogliere le opportunità tecnologiche emergenti. Il 78% delle PMI coinvolte in una rilevazione flash di A.P.I. dichiara di avere difficoltà a selezionare figure professionali specifiche, mentre il 67% delle imprese prevede nuove assunzioni nei prossimi due anni. C’è voglia di investire, nonostante la situazione geopolitica e le oscillazioni dei mercati. Oggi cerchiamo professionisti che uniscano soft skill, tecnica, digitale e capacità gestionali. Ma soprattutto serve una collaborazione stabile e concreta tra imprese, istituzioni e professioni tecniche. Solo facendo squadra possiamo, infatti, affrontare davvero le transizioni in atto e trasformarle in opportunità di crescita. Per questo abbiamo iniziato la collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano". 
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Lombardia, Regione sempre più interlocutore del dibattito manifatturiero europeo

(Adnkronos) – La Lombardia si conferma locomotiva industriale e politica dell’Europa, un territorio capace di decidere, coordinare e influenzare le scelte strategiche del Continente. Grazie all’azione dell’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, il territorio lombardo diventa il cuore pulsante di un asse che unisce industria, innovazione e lobbying istituzionale. Negli ultimi cinque anni, la Regione ha infatti puntato molto sulle ‘reti istituzionali’, si pensi a tutto il lavoro fatto all’interno delle realtà europee come l’Automotive regions alliance (Ara), l’European chemical regions network (Ecrn) e l’European semiconductor regions alliance (Esra), passando poi dalla cabina economica del Nord-Ovest con Piemonte e Liguria fino agli accordi con Veneto ed Emilia-Romagna, Valencia, Baden-Württemberg e Baviera. Nel cuore della manifattura europea si consolida un asse sempre più strategico, quello tra Lombardia e Catalunya. Due regioni leader per produzione industriale, densità di imprese e capacità di innovazione che, negli ultimi mesi, hanno trasformato la collaborazione storica sancita all’interno dei ‘Quattro Motori’ in una vera e propria alleanza strutturata per il sostegno in settori strategici, come ad esempio quello chimico, pilastro trasversale dei due sistemi manifatturieri. La collaborazione con la Catalunya si inserisce perfettamente nella strategia lombarda di costruzione di una lobby europea sempre più autorevole; l’obiettivo è costruire un blocco europeo di regioni ad alta intensità produttiva, capace di difendere filiere strategie manifatturiere. Negli ultimi anni la Lombardia ha guidato l’European chemical regions network (Ecrn), raddoppiando i membri e attivando progetti per quasi 20 milioni di euro. Oggi, con la Catalunya alla presidenza, la Lombardia mantiene la vicepresidenza alle alleanze strategiche e partnership, rappresentando l'Associazione nella Critical chemicals alliance. Questa leadership permette alla Lombardia e alle regioni alleate di pesare sulle decisioni di Bruxelles, definendo le politiche energetiche, industriali e di transizione ecologica in linea con le esigenze del tessuto produttivo. In Lombardia, il 98% dei prodotti manifatturieri dipende dalla chimica, infrastruttura invisibile ma vitale per l’innovazione e la competitività europea: dalla farmaceutica all’Automotive, dall’edilizia sostenibile alla chimica fine, la Lombardia è motore industriale e centro di know-how europeo. L’alleanza lombardo-catalana segue tre direttrici chiave: innovazione e ricerca, con progetti comuni su chimica verde, materiali avanzati e tecnologie industriali sostenibili, con programmi europei Horizon ed Erasmus+; formazione e capitale umano, con percorsi condivisi e mobilità dei talenti tra università, centri di ricerca e imprese, rafforzando la competitività del tessuto produttivo lombardo; transizione ecologica, con sperimentazioni di modelli industriali decarbonizzati e riciclo chimico, posizionando la Lombardia come laboratorio europeo della chimica sostenibile e competitiva. L’incontro lombardo con la Catalunya non è solo industriale, ma certamente anche politico; Guidesi è la voce della Lombardia nei tavoli economici, assicurando che il territorio non solo venga ascoltato, ma pesi davvero nelle decisioni continentali. La collaborazione con Catalunya, quella con le Regioni appartenenti ai ‘Quattro Motori’, con le Regioni del Nord del Paese e le regioni tedesche fa parte di un disegno più ampio: fare della Lombardia il cuore decisionale e operativo della manifattura europea, guidando politicamente e industrialmente l’intero asse continentale. La Lombardia oggi oltre ad essere un territorio industriale, è motore e voce autorevole dell’Europa manifatturiera. Un modello che dimostra come le regioni possano fare sistema, influenzare le decisioni europee e difendere le filiere strategiche. 
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Maxi furto di KitKat, rubato camion con 12 tonnellate di barrette

(Adnkronos) –
Maxifurto di KitKat. Un camion con un carico del celebre snack, per 12 tonnellate complessive, è stato rubato in Europa. Sono sparite 413.793 confezioni, come spiega un portavoce del brand – che appartiene al colosso Nestle – all'agenzia Afp. Il camion è stato rubato la scorsa settimana durante il viaggio tra una fabbrica in Italia in cui viene prodotto il KitKat e le strutture per la distribuzione in Polonia. "Abbiamo semprre incoraggiato le persone a spezzare con KitKat", dice il portavoce utilizzando lo slogan reso noto dagli spot e dalle pubblicità. "Qualcuno sembra aver preso il messaggio troppo alla lettera con oltre 12 tonnellate del nostro cioccolato", aggiunge. Dopo diversi giorni, ancora nessuna traccia del camion e del dolcissimo carico. Le indagini proseguono, intanto però scatta l'allarme a pochi giorni da Pasqua: il maxifurto mette a rischio la disponibilità di prodotto nei giorni di festa. Non è escluso che le centinaia di migliaia di confezioni possano finire ugualmente sul mercato in Europa attraverso canali non ufficiali. I lotti rubati sono comunque identificabili con il codice a barre: "Se c'è una corrispondenza, lo scanner fornirà indicazioni chiare per contattare KitKat", fa sapere il portavoce. 
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Festival Puccini 2026, apre ‘Turandot’ con la regia di Jackie Chan

(Adnkronos) – È tutto pronto per la 72/a edizione del Festival Puccini che si svolgerà negli spazi del Gran Teatro all’aperto a Torre del Lago-Viareggio in Toscana dal 17 luglio al 5 settembre 2026. Un programma che conferma la vocazione internazionale della manifestazione e il suo posizionamento tra le tappe musicali estive imperdibili per tutti gli appassionati, con un obiettivo chiaro: rinnovare il legame della manifestazione con la località sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, luogo del cuore di Giacomo Puccini, dove il maestro visse e compose le sue opere più amate, grazie alle voci più celebri e amate del panorama operistico internazionale.  Nel Gran Teatro all’aperto andranno in scena Turandot (17 e 24 luglio, 1 e 9 agosto) nel centenario della prima esecuzione in una nuova produzione firmata dal celebre artista di arti marziali, attore e regista Jackie Chan e titolo al quale è dedicato anche il docufilm di Alessandro Tofanelli Turandot, la principessa al cuore di ghiaccio (Giardino Spazio Mitoraj, 10 luglio), Tosca (18 e 31 luglio, 8 e 21 agosto), La bohème (25 luglio, 6 e 28 agosto), Madama Butterfly (7 e 22 agosto, 4 settembre) e La fanciulla del West (29 agosto e 5 settembre). I biglietti sono già in vendita sul sito www.puccinifestival.it o alla biglietteria del Festival a Torre del Lago. Il cartellone del 72° Festival Puccini comprende anche altri appuntamenti di rilievo come due gala che hanno per protagonisti altrettanti interpreti d’eccezione del repertorio pucciniano come il tenore tedesco Jonas Kaufmann il 22 luglio con al suo fianco il soprano Maria Agresta; quindi Plácido Domingo – direttore dell’Accademia Pucciniana e vincitore del Premio Puccini 2025 – che il 30 agosto tornerà a cantare a Torre del Lago con, al suo fianco, il soprano Maria José Siri.  Spazio quest’anno alla danza con la celebre étoile italiana, Eleonora Abbagnato che il 27 luglio presenterà due coreografie su musiche di Puccini (eseguite dal vivo con orchestra e interpreti vocali), la prima Between Light and Nowhere di Ermanno Sbezzo e poi Manon Lescaut, La bohème, Tosca, Madama Butterfly… di Julien Lestel con il suo corpo di ballo. Infine due concerti al Gran Teatro, il primo dedicato alle colonne sonore di Nino Rota ed Ennio Morricone (11 luglio) diretto da Marcello Rota, con il soprano Susanna Rigacci, Ludovico Fulci (pianoforte) e Nello Salza (tromba) e quello della Banda musicale della Marina Militare (12 luglio); all’Auditorium Caruso sono in programma due pièce tra teatro e musica dedicate al compositore: La cameriera di Puccini di Nicola Zanagli (19 luglio) e Puccini, avanti a Dio di Bruno Torrisi, ispirato alla commedia di Pirandello All’uscita (11 agosto).  «Dopo i risultati straordinari del 2025, con oltre 44.800 spettatori provenienti da 61 Paesi e più di 2 milioni di euro di incassi per un Festival Puccini davvero simbolico, che celebriamo anche con un volume fotografico realizzato grazie al Comune di Viareggio con PubliEd di Lucca, guardiamo alla nuova edizione 2026 con rinnovata fiducia e una visione ancora più ambiziosa», dichiara il presidente della Fondazione Festival Pucciniano, Fabrizio Miracolo. «Il percorso di rilancio avviato ha restituito centralità al Festival nel panorama lirico internazionale e ci consente oggi di affrontare una tappa cruciale come il centenario di Turandot con una progettualità solida e di ampio respiro. Il 2026 non è soltanto una celebrazione, ma un momento di consolidamento e crescita. Desidero rivolgere un particolare ringraziamento al direttore artistico Angelo Taddeo, che guida con visione e competenza questo percorso, unendo al suo ruolo anche quello di presidente dell’Accademia Pucciniana: un lavoro prezioso che si traduce in un impegno concreto nella formazione dei giovani artisti e nelle professioni dello spettacolo, elemento fondamentale per costruire il futuro del Festival e dell’intero sistema musicale. Accanto alla qualità artistica, stiamo rafforzando anche la capacità organizzativa della Fondazione, come dimostrano i grandi appuntamenti che precedono l’estate: nelle prossime settimane il Festival propone tre concerti con interpreti di fama internazionale come Vittorio Grigolo con Plácido Domingo, Jessica Pratt e Jonathan Tetelman. Un segnale chiaro della ritrovata vitalità e attrattività della nostra istituzione. Continuiamo a costruire partendo da ciò che rende questo Festival unico: il rapporto profondo con il paesaggio, con la Villa, con il lago, con quella dimensione autentica che ha nutrito la creatività del Maestro. “Tutto comincia da qui” non è soltanto un motto, ma una visione concreta: da Torre del Lago vogliamo continuare a proiettare il Festival verso il futuro, nel segno di Puccini, della sua musica e della sua capacità di parlare ancora oggi al pubblico di tutto il mondo».   «Il 72° Festival Puccini – dichiara il direttore artistico Angelo Taddeo – segna un passaggio fondamentale nel percorso di incremento del prestigio internazionale della nostra manifestazione. Dopo i risultati del 2025, affrontiamo il 2026 con una visione ancora più chiara e strutturata, in un anno simbolico per il centenario di Turandot, che rappresenta non solo un omaggio a Puccini, ma anche un’occasione per riaffermare la centralità del Festival nel panorama lirico. Il cartellone riunisce infatti alcune tra le più importanti voci della scena contemporanea che hanno già segnato con successo la scorsa edizione: da Roberto Alagna ad Aleksandra Kurzak, da Eleonora Buratto a Rosa Feola, da Anna Pirozzi a Maria José Siri, fino a Yusif Eyvazov. A questi si affiancano illustri “debuttanti” qui a Torre del Lago, come Sonya Yoncheva, Pretty Yende, Ermonela Jaho, Angela Meade, Ludovic Tézier e Freddie De Tommaso. Accanto alla programmazione operistica, il Festival si arricchisce di eventi speciali che ne ampliano il respiro artistico e l’attrattività turistica: i Gala con Jonas Kaufmann e Plácido Domingo, e un appuntamento dedicato alla danza con Eleonora Abbagnato, che offrirà un omaggio a Puccini attraverso il linguaggio del corpo. Un elemento per me centrale è il rafforzamento del legame tra il Festival e l’Accademia Pucciniana, che ho l’onore di presiedere: investire nella formazione dei giovani artisti e nelle professioni dello spettacolo significa costruire il futuro del teatro musicale, offrendo nuove opportunità e creando un dialogo concreto tra generazioni. Il Festival Puccini vuole essere sempre più un luogo di incontro tra grandi interpreti, giovani talenti e pubblico internazionale, ma anche un laboratorio culturale capace di coniugare queste anime diverse. È in questa relazione viva tra arte, natura e memoria – nei luoghi stessi che hanno ispirato Puccini – che risiede la forza della nostra proposta e la sua capacità di parlare, ogni anno, a un pubblico sempre più ampio».  A inaugurare l’edizione 2026 sarà quindi una nuova produzione di Turandot nel centenario della prima esecuzione postuma alla Scala: il nuovo allestimento sarà affidato alla regia di Jackie Chan, figura iconica del cinema internazionale che qui firmerà un progetto scenico di forte impatto visivo. Il progetto nasce da una visione “tradizionale” dell’opera, sulla quale si svilupperà l’idea creativa del celebre artista originario di Hong Kong con un ampio uso della tecnologia e di movimenti scenici in dialogo con le arti marziali. Nel progetto scenografico e dei costumi che ricostruisce la Cina delle favole che ha ispirato Puccini, un ruolo fondamentale è affidato alle proiezioni video e al disegno luci: effetti atmosferici come pioggia e neve, giochi di ombre e animazioni pittoriche accompagnano i momenti corali, creando una fusione tra arti visive e azione teatrale. La narrazione si sviluppa così in una dimensione quasi cinematografica, in cui la musica di Puccini dialoga con immagini in continuo movimento. La componente coreografica sarà un ulteriore elemento distintivo dell’allestimento: i movimenti del coro e dei mimi si integreranno con sequenze ispirate alle arti marziali, affidate al team creativo di Jackie Chan. Per la serata inaugurale del 17 luglio gli interpreti principali saranno Anna Pirozzi (Turandot), Roberto Alagna (Calaf), Aleksandra Kurzak (Liù) e Andrea Vittorio De Campo (Timur, anche il 9 agosto); sul podio Marco Armiliato. Nelle serate successive, con la direzione di Pier Giorgio Morandi, debutteranno al Festival come Turandot e Liù rispettivamente Angela Meade e Ermonela Jaho, insieme al ritorno di Gregory Kunde e Michele Pertusi come Calaf e Timur (24 luglio). Ancora debutti il 1° agosto per Pretty Yende (Liù) e Brian Jagde (Calaf), mentre tornano attesissime l’1 e il 9 agosto Olga Maslova come Principessa di gelo e quindi Rosa Feola come Liù il 9 agosto.  Secondo titolo in scena Tosca – in un allestimento con la nuova regia di Maria Todaro che costruirà il suo spettacolo sulle scene di Carlo Centolavigna secondo un importante progetto di valorizzazione dei materiali d’archivio del festival – con la bacchetta di Carlo Montanaro e l’atteso ritorno, per la prima rappresentazione del 18 luglio, del soprano Eleonora Buratto e due nuove voci per il Festival, il giovane tenore Adam Smith (Cavaradossi) e il celebre baritono francese Ludovic Tézier. Nelle recite successive, come Floria Tosca si succederanno un’altra interprete di rilievo “debuttante” al festival come Sonya Yoncheva (31 luglio e 8 agosto) e poi Chiara Isotton (21 agosto); come Cavaradossi Vittorio Grigolo (31 luglio), Yusif Eyvazov (8 agosto) e Francesco Meli (21 agosto); come Scarpia Gevorg Hakobyan (31 luglio), l’eccellente Luca Salsi (8 agosto) e il giovane Ariunbaatar Ganbaatar (21 agosto), astro in ascesa delle voci baritonali di oggi.   Non può mancare La bohème, per tre serate dirette da Antonino Fogliani e con l’ormai classico allestimento di Ettore Scola, in cui si alterneranno nei personaggi di Mimì-Musetta-Rodolfo alcuni tra i più amati interpreti pucciniani con importanti debutti a Torre del Lago: Mariangela Sicilia, Olga Peretyatko (entrambe al debutto), Vittorio Grigolo (25 luglio); Valeria Sepe, Elisa Balbo, Freddie De Tommaso (anche per lui un debutto, il 6 agosto); Mariangela Sicilia, Juliana Grigoryan, Stefan Pop (28 agosto). Nei panni degli amici di soffitta, come Marcello si alterneranno Massimo Cavalletti (25 luglio e 28 agosto) e Luca Micheletti (6 agosto), come Colline il giovane e pluripremiato Adolfo Corrado (25 luglio e 6 agosto) e Gianluca Buratto (28 agosto), come Schaunard Alberto Petricca, e infine Claudio Ottino (Benoît) e Stefano Marchisio (Alcindoro).  Tre serate in programma anche per Madama Butterfly diretta da Francesco Ivan Ciampa, con una nuova produzione firmata per regia, scene e costumi da Pier Francesco Maestrini. Per la prima del 7 agosto debutterà il noto soprano Marina Rebeka con Luciano Ganci (Pinkerton) e Nicola Alaimo (Sharpless, al debutto al Festival), i quali torneranno anche il 22 agosto con Saioa Hernández come Cio-Cio San, lasciando poi ad altri due celebri debuttanti sul lago, Piero Pretti e Ambrogio Maestri, i ruoli “statunitensi” per l’ultima recita del 4 settembre, protagonista il celebre soprano Carmen Giannattasio. Laura Verrecchia sarà Suzuki il 7 e 22 agosto, lasciando ad Annunziata Vestri la recita del 4 settembre.  Ultimo titolo, molto atteso, sarà La fanciulla del West, di più rara esecuzione al Gran Teatro sul Lago che, nelle due recite del 29 agosto e 5 settembre vanterà un importante trio di protagonisti composto da Anna Pirozzi (Minnie), Yusif Eyvazov (Dick Johnson) e Claudio Sgura (Jack Rance). Sul podio arriva Daniel Oren, lo spettacolo è firmato per regia e scene da Angelo Bertini e per i costumi da Bianca Bertini, con l’obiettivo di valorizzare gli spettacoli che sono conservati nei depositi del Festival e che ne costituiscono la storia. Ricchissima la locandina dei “cercatori d’oro” che frequentano la Polka: Paolo Antognetti (Nick), Volodymyr Morozov (Ashby), Federico Longhi (Sonora), Andrea Galli (Trin), Paolo Ingrasciotta (Sid), David Cosa Garcia (Bello), Murat Güven (Harry), Cristiano Olivieri (Joe), Matteo Mollica (Happy), Hayk Tigranyan (Larkens), Adriano Gramigni (Billy Jackrabbit), Alessandra Della Croce (Wowkle), Min Kim (Jake Wallace), Diego Maffezzoni (José Castro), Nicola Pamio (Un postiglione).   È fresco di stampa, il volume realizzato grazie al sostegno del Comune di Viareggio da PubliEd di Romano Citti & C. (Lucca) La musica che incanta. Giacomo Puccini, Torre del Lago e il suo Festival, a cura di Floriana Tessitore con un saggio di Filippo Gattai Tacchi (pp. 160 a colori). Una pubblicazione che nasce per essere un racconto attraverso le immagini di uno dei luoghi simbolo dell’opera nel mondo, per restituire al lettore il legame profondo tra Giacomo Puccini, Torre del Lago e il Festival che, da oltre settant’anni, ne custodisce e rinnova l’eredità. Con le fotografie di Giorgio Andreuccetti e Marilena Imbrescia – realizzate durante il 71° Festival Puccini 2025 – il volume documenta un’edizione particolarmente significativa, segnata da un rinnovato slancio artistico e da una forte partecipazione di pubblico. Le immagini immortalano momenti degli spettacoli ed evocano l’atmosfera unica del Gran Teatro all’aperto, del Belvedere, del “dietro le quinte” dove il paesaggio del lago di Massaciuccoli diventa parte integrante dell’esperienza teatrale, in un dialogo continuo tra natura e musica. Il racconto è accompagnato da un saggio storico di Gattai Tacchi che ripercorre la nascita e l’evoluzione del Festival Puccini, dalle prime rappresentazioni sulle rive del lago fino alla dimensione internazionale odierna. Ne emerge una fitta trama di intuizioni, di impegno collettivo e di progressiva crescita artistica, in cui il Festival si afferma come luogo privilegiato per ascoltare le opere di Puccini là dove sono state pensate e composte. 
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Telemarketing, stop ai contratti luce e gas al telefono senza autorizzazione degli utenti

(Adnkronos) – Arriva lo stop ai contratti di luce e gas al telefono senza l'autorizzazione degli utenti. Ma non solo. Diverse le novità 'salva-consumatori' dal telemarketing selvaggio contenute in alcuni emendamenti al Dl Bollette, approvati giovedì scorso durante la seduta della X Commissione della Camera dei Deputati – Attività produttive, commercio e turismo.   Come spiega Consumerismo No Profit, gli emendamenti approvati rappresentano "uno tsunami su tutto il comparto del teleselling". Saranno infatti legalmente nulli i contratti per forniture di luce e gas siglati al telefono se l’utente non ha espresso formale consenso all’utilizzo dei propri dati per fini commerciali.  Le società energetiche, poi, dovranno avere una identificabilità telefonica obbligatoria e l’Agcom potrà ordinare il blocco delle linee telefoniche usate dai professionisti per chiamate indesiderate. Prevista anche l’inversione dell'onere della prova: spetterà al venditore dimostrare il consenso preventivo fornito dall’utente contattato. Gli emendamenti approvati – a firma di Alberto Gusmeroli (Lega), Silvio Giovine (Fratelli d'Italia), Luca Squeri (Forza Italia), Alberto Luigi Barabotti (Lega), Carmen Letizia Giorgianni (Fratelli d'Italia) e Massimo Milani (Fratelli d'Italia) – prevedono infatti che “è fatto divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l'invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l'invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest'ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto […] I contatti telefonici dovranno essere effettuati dal professionista da un numero che lo identifichi univocamente. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto al comma 8-bis e al presente comma sono nulli”. “Gli utenti possono segnalare al Garante privacy e all'Agcom i casi di chiamata effettuata in violazione dei commi 8-bis e 8-ter indicando il numero dal quale proviene la chiamata. Ove Agcom nell'ambito dell'attività istruttoria svolta d'ufficio o a seguito della predetta segnalazione, accerta che la chiamata proviene da numeri diversi da quelli assegnati al professionista, ordina al gestore telefonico l'immediata sospensione dell'utilizzo delle linee allo stesso assegnate. Il Garante privacy, nell'ambito dell'attività istruttoria può chiedere ad Agcom, in presenza di un numero significativo di segnalazioni di chiamate senza previo consenso, di procedere alla sospensione di cui al precedente periodo”. 
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Inwit, Galli: “Nostra rete irreplicabile e prezzi in linea con standard”

(Adnkronos) – "La nostra rete, composta da circa 26 mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili. Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale". Lo ha detto il direttore generale di Inwit, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza su alcune informazioni e dichiarazioni riguardanti il Master Service Agreement (Msa) e il rapporto i clienti 'anchor', Tim e Fastweb+Vodafone. "A ciò – ha ricordato – si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a Inwit che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria".  Per Galli "è importante chiarire che, tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perchè il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli 'anchor', come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che "nel caso in cui un 'anchor' dovesse recedere, l'altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall'Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni". Dopo la call il titolo Inwit ha chiuso con un rialzo del +3,26%. 
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Mamma e figlia morte a Natale a Campobasso, martedì 31 marzo attesi esiti definitivi autopsie

(Adnkronos) – Sono passati tre mesi dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella (Campobasso). Ancora non si conoscono le cause dei decessi, avvenuti dopo il terzo accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove entrambe erano state visitate due volte prima di essere rimandate a casa. Il 31 marzo sono attesi gli esiti definitivi delle due autopsie eseguite il 31 dicembre 2025. Martedì prossimo scadono i 90 giorni concessi ai consulenti della procura – Benedetta Pia De Luca e Francesco Battista Laterza – per completare gli accertamenti irripetibili, salvo eventuali proroghe. Secondo il medico legale Marco Di Paolo, consulente della difesa e della famiglia Di Vita, "verrà probabilmente richiesta una proroga. In questi mesi non abbiamo avuto notizie, c'è stato un silenzio eccessivo e le indagini hanno subìto rallentamenti per difficoltà tecniche". Per Di Paolo, madre e figlia "sono morte a causa di una tossinfezione alimentare, probabilmente provocata da una sostanza tossica o da un batterio, esclusi botulismo ed epatite fulminante. Erano donne sane, ma hanno sofferto di vomito incoercibile, fino a 30 episodi in una sola notte, con grave disidratazione e danno multiorgano". Sara è morta per prima, seguita dalla madre, dopo aver accusato vomito e dolori addominali legati a un pasto consumato in casa tra il 23 e il 25 dicembre. Le prime ipotesi sulle possibili cause hanno incluso funghi, pesce, conservanti e persino la contaminazione della farina con veleno per topi (nel granaio vicino casa c'era stata una disinfestazione mesi prima) ma quest'ultima è stata esclusa dalle analisi sul luogo. Massimo riserbo è stato mantenuto anche sulle analisi svolte dall'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise 'G. Caporale' su 19 tipi di alimenti, tra cui conserve, olive, barattoli sottaceto e sottolio. L'elenco degli alimenti presenti nel frigorifero della famiglia e da subito al vaglio degli inquirenti – secondo l'Azienda sanitaria regionale Molise (Asrem) – comprendeva vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi champignon di 'tipo certificato e in commercio'. Gianni Di Vita, 55 anni, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi, è sopravvissuto alla tragica intossicazione. Dopo un ricovero iniziale al Cardarelli è stato trasferito allo Spallanzani di Roma, dimesso dopo 10 giorni di degenza il 7 gennaio con esami negativi e rientrato in Molise. La seconda figlia della coppia non ha mai avuto sintomi: non era presente al pasto incriminato e il suo ricovero è stato solo precauzionale.  La procura indaga per omicidio colposo e lesioni colpose, concentrandosi sulle dimissioni delle due donne dal Pronto soccorso del Cardarelli. Sono indagati cinque medici: tre del Cardarelli (due venezuelani e uno italiano) e due della guardia medica, contattati dalla famiglia nei giorni della malattia. 
—salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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‘SMYL’, su Prime Video serie con protagonisti veri professionisti della comunicazione

(Adnkronos) – Su Prime Video è sbarcata 'SMYL – Show Me Your Life', la serie diretta da Luca Secci che, in collaborazione con Digitalia 21, porta sul piccolo schermo non attori di professione, ma i professionisti che ogni giorno, nel silenzio delle sale riunioni e dietro le quinte delle aziende, risolvono crisi di comunicazione, smontano reputazioni compromesse e ne ricostruiscono di nuove. 'SMYL' non somiglia a nulla di già visto. Non è un documentario aziendale nobilitato dalla fotografia cinematografica, né un reality travestito da fiction. È qualcosa di diverso e, per certi versi, di più coraggioso: una storia che attinge al vissuto quotidiano di chi lavora nella consulenza strategica, nel branding, nella gestione della reputazione digitale, e la porta su un terreno narrativo dove il confine tra realtà e rappresentazione si assottiglia fino a scomparire. La prima puntata – presentata in anteprima il 13 marzo a Roma – racconta la vicenda di un attore intrappolato nell'immagine del 'cattivo' – dentro e fuori dallo schermo – che si rivolge a un team di specialisti per ricostruire la propria identità pubblica. Ci sono un coordinatore, Max Calore, che orchestra il lavoro come un direttore d'orchestra sartoriale; un esperto di brand positioning, Marco Lutzu, che ragiona come un allenatore di calcio davanti a una squadra in crisi; uno stratega della comunicazione digitale, Giando Santamaria, capace di riscrivere la narrazione di una persona sui motori di ricerca e sull'intelligenza artificiale; un maestro delle pubbliche relazioni, Gio Talente, che tesse reti invisibili; e un tecnico della comunicazione online, Michel Sainville, che trasforma i dati in percezione.  Nessuno di loro recita. Tutti interpretano sé stessi, con la naturalezza e la competenza di chi quel mestiere lo fa davvero, ogni giorno, per aziende grandi e piccole. Il risultato è un prodotto che parla una lingua contemporanea con un'autenticità che il pubblico percepisce immediatamente. Le dinamiche che si sviluppano davanti alla camera – il brainstorming serrato, le idee scartate senza complimenti, la tensione tra creatività e pragmatismo, la ricerca di un 'gancio' narrativo capace di ribaltare una percezione radicata – appartengono alla realtà del lavoro invisibile che sostiene la comunicazione professionale. 'SMYL' ha il merito di rendere visibile questo mondo e di farlo con un ritmo e una cura formale che non hanno nulla da invidiare alle produzioni più blasonate. L'intuizione del regista Luca Secci sta tutta qui: dimostrare che per realizzare un prodotto cinematografico di qualità non servono necessariamente budget faraonici, ma servono ingegno, visione e soprattutto storie vere, storie vicine alle persone che ogni mattina si alzano e vanno a lavorare, storie che valga la pena portare sul grande e sul piccolo schermo.  In un'epoca in cui l'industria dell'intrattenimento insegue algoritmi e format replicabili, 'SMYL' sceglie la strada opposta: parte dal reale, dal competente, dall'umano, e ne fa spettacolo senza tradirne la sostanza. "Il mercato cinematografico italiano, salvo alcuni casi, si è fatto ripetitivo, non perché manchino i creativi, ma perché produttori e ministeri hanno perso coraggio. Per andare avanti, serve perdere l'equilibrio, almeno un istante, ma è il solo modo per progredire e camminare. E si sa, quando stai fermo, vengono fuori tutti gli acciacchi", afferma Luca Secci. La serie entra con precisione chirurgica nei temi più urgenti del presente: il peso della reputazione digitale in un mondo dove il 40% delle persone chiede all'intelligenza artificiale un parere su chi siamo, la salute mentale nel mondo dello spettacolo, lo stigma che circonda l'alcolismo e le dipendenze tra i professionisti dell'entertainment, il coraggio di trasformare una caduta personale in un progetto imprenditoriale a impatto sociale. Lo fa senza retorica, senza l'insopportabile pedagogia di certo cinema a tesi, ma con la precisione chirurgica di chi quelle dinamiche le conosce dall'interno. 'SMYL' è, in definitiva, un atto di fiducia: nel pubblico, nella capacità delle storie ordinarie di diventare straordinarie quando sono raccontate con rispetto e mestiere, e nella possibilità che il cinema italiano sappia ancora sorprendere uscendo dai percorsi tracciati. 
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Famiglia nel bosco, gli incubi di Catherine: “Miei bimbi malati e non posso confortarli, cosa ho fatto di male?”

(Adnkronos) – Mamma Catherine soffre immensamente, i suoi figli sono malati e lei non può confortarli. A renderlo noto è lo psichiatra e consulente della famiglia Trevallion Tonino Cantelmi, la cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli nel Chietino. "Ho deciso di rendere pubblico, attraverso i frammenti meno drammatici di una lunga e disperata conversazione notturna, il dolore immenso di Catherine. Durante la notte appena trascorsa riferisce di sapere che i suoi figli hanno la febbre. Questa notizia e il non poterli accudire non le consente di dormire, è preoccupata, inquieta e addolorata". Catherine, la mamma dei tre bimbi sottratti da novembre ai genitori e messi in una casa famiglia, è stata allontanata dal centro in cui si trovano i piccoli e dai suoi bambini su disposizione della Procura per i minorenni dell'Aquila.  Nella conversazione, in inglese, con l'avvocato Danila Solinas la donna immagina “tutti e tre i bambini che hanno la febbre e non hanno accesso alle cure e all’amore della loro madre, da cui non sono mai stati separati in tutta la loro vita?”.  "Sto davvero lottando sapendo che i miei figli sono malati e che non mi è stato nemmeno permesso di visitarli, controllare come stanno e confortarli. Tutto questo è così sbagliato sotto molti aspetti. Quali accuse ho contro di me che giustificano una separazione forzata dai miei figli? In che modo – si chiede Catherine – avrei abusato, fatto del male o trascurato i miei figli?” “Non riesco a dormire per la preoccupazione per tutti e tre. Sono spaventati, depressi e ora separati dalla madre, dal padre, dagli animali, dalla casa e dalla vita che conoscono e amano". 
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La Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia a Milano, ‘L’Ordinamento sportivo alla luce art. 33 Costituzione’

(Adnkronos) – Si è chiusa presso l’NH Machiavelli di Milano la prima Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia del 2026, che è anche la prima in assoluto nel capoluogo lombardo. Il titolo è L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. – il trionfo del merito anche a livello costituzionale. L’introduzione del riferimento al valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme all’art. 33 della Costituzione, che ha segnato un passaggio decisivo ai fini del riconoscimento dell’importanza dello sport sotto il profilo della formazione, della tutela della salute e del suo potenziale inclusivo. Moderato dal giornalista di Rai Sport Saverio Montingelli, l’evento è stato aperto dalla Coordinatrice nazionale di Meritocrazia Italia Paola Panza, che ha ricordato come questa riflessione sullo sport serva a riflettere sulla coesistenza di libertà, qualità e responsabilità in un sistema che favorisca la partecipazione di tutti. "Meritocrazia Italia nasce con l’ambizione di contribuire al dibattito pubblico con idee, competenze e capacità di proposta: un banco di prova che ci spinge a interrogarci su come orientare le scelte secondo criteri di merito e competenza". Gabriella Squitieri, che in Meritocrazia Italia ricopre il ruolo di Ministro per Merito, Turismo, Cultura, Impresa e Territorio, ha aggiunto che "Lo sport non è settore specifico che riguarda solo alcuni, riguarda tutti, ha valenza generale ai fini del benessere e della formazione dell’individuo, e il riconoscimento costituzionale avvenuto nel 2003 lo ha sancito. Lo sport è strettamente legato al merito, ma il riconoscimento costituzionale implica che il merito per essere riconosciuto vada organizzato. Per cui il lavoro più grande deve consistere oggi nel far ruotare alla perfezione ogni apparato del settore". Il tema del convegno è stato presentato dal Consigliere responsabile della struttura attuativa ed esecutiva di Meritocrazia Italia Alessandro Serrao. "Amo lo sport, e quando ho iniziato a fare sport c’era il piacere di giocare, di stare insieme, di crescere, gli idoli si vedevano per la competenza, non per quanto guadagnavano. Oggi i ragazzi non giocano a pallone col piacere e l’amore, con la voglia e la rinuncia – sì, rinuncia, lo sport è rinuncia, è sacrificio, è quello che abbiamo visto nelle paralimpiadi. Sono gli atleti paralimpici che incarnano il merito. Il riconoscimento costituzionale è il punto di partenza a che lo sport diventi un diritto, per tutti e di tutti, e istituendo un’altra istituzione educativa dopo famiglia e scuola, cioè appunto lo sport, incoraggia la formazione di sportivi e cittadini moralmente superiori. Se visto come mezzo di inclusione, lo sport fa crescere dal punto di vista fisico e ancor più morale ed etico". Da remoto, l’Avvocato dello Stato Paolo Del Vecchio, che si è occupato nella sua vita professionale anche di casi molto delicati come Calciopoli, ha osservato che la Costituzione dà un «riconoscimento, non qualcosa di nuovo, non penso che dobbiamo lavorare affinché lo sport divenga un diritto, perché lo sport diritto lo è di per sé. Il diritto allo sport è già previsto negli articoli 2 e 3 della Costituzione, quelli fondamentali. Di recente con la Curia e varie associazioni abbiamo messo in campo un comitato che si chiama Sport per Napoli e ha il compito di combattere la dispersione scolastica e fare in modo che lo sport sia leva sociale, per i ragazzi che in famiglia non trovano nessuno sbocco positivo. Andiamo anche nelle scuole, con Patrizio Oliva, gli schermidori, anche i calciatori, e propugniamo il merito sia come esempio sia come anelito, finalità".  Il Presidente del Comitato Italiano Fair Play Ruggero Alcanterini ha affermato che c’è parecchio da fare sul fair play. "Non l’abbiamo inventato noi ma Shakespeare, visionario che di fronte al dramma della diaspora religiosa introdusse il tema nelle sue commedie. Lo stesso termine sport è letterario, deriva da diporto e l’autore ne è nientemeno che il Boccaccio, nel Decameron. La soluzione dunque credo sia quella di fare mente locale sul concetto di meritocrazia. Siamo condizionati dal merito travisato. Occorre essere razionali nelle scelte gestionali. Utilizziamo quello che c’è, che è tanto, lo Stadio Flaminio versa in stato d’abbandono ma non è colpa sua. Possiamo introdurre soluzioni con un minimo d’impegno. Scegliere significa anche rompere gli schemi. Non basta arrivare primi ma occorre l’idea del rispetto e della partecipazione". La responsabile nazionale di Meritocrazia Italia Alessia Fachechi ha apprezzato il fatto che il nuovo articolo 33 della Costituziona è stato passo importante "capace di riportare l’attenzione di tutta la comunità sul ruolo dello sport nella promozione della persona. Fu riforma votata all’unanimità. Oggi non posso non notare che le battaglie di riforma sono molto più difficili. Larga parte dell’ultima campagna è stata improntata al non toccare la costituzione, e fa strano che questo provenisse dalla parte politica che volle il taglio dei parlamentari. Evolvere richiede a volte scelte impopolari. Ricercare l’effettività dei diritti fondamentali solo nel testo scritto non porta da nessuna parte. In questo formalismo perbenista di oggi più diritti proclamiamo e meno ne abbiamo. La partita del merito si gioca tutta sul modo in cui la politica sarà in grado davvero di portare al centro lo sport. Fino a quando non saremo in grado di creare spazi nelle periferie a rischio di devianza, fino a quando non sarà inclusione culturale, fino a quando il calcio sarà business e non valorizzazione di talenti, ecco, hai voglia a parlare di promozione della salute". È poi intervenuto il già Consigliere di Stato ed ex giudice FIGC Carlo Buonauro, Buonauro: "Merito è parola impegnativa e meritocrazia, fusione di merito e potere, lo è ancor di più. Meritocrazia Italia ha il merito di averla compresa e divulgata nella valenza positiva. Il merito compare nell’art 34 della Costituzione, sull’istruzione da garantire a tutti (primo comma), più l’aggiunta del terzo comma, dove si dice che i capaci e meritevoli pur privi di risorse economiche devono accedere agli studi più alti. La Repubblica riconosce l’attività sportiva, come diritto naturale di cui l’ordinamento prende atto".  Il Professore ordinario di Diritto sportivo e giudice FIGC Andrea Lepore, da remoto, ha dichiarato di non ritenere «che la riforma dell’articolo 33 abbia inciso moltissimo nel nostro ordinamento. Si parla di valore educativo e sociale, ma questi valori sono già inseriti nella Carta in vari articoli, fra cui il 3, dedicato all’eguaglianza sostanziale, o l’art 32 sul diritto alla salute. Il legislatore costituzionale ha insomma colto lo sport come valore strumentale, e oggi l’articolo 33 può essere un ottimo amplificatore. Ma va raffrontato con la realtà. Lo sport è molto diverso da cinquant’anni fa. Va raggiunto un nuovo equilibrio nell’applicazione dei principi. Una squalifica può essere commutata in disposizione rieducativa? Le sanzioni sono brutalmente concrete già se un atleta è dilettante, e se sono contrarie ai principi della Carta Europea dello Sport possono essere annullate. Che succede al giocatore che non ha potuto gareggiare e il suo club ha perso il campionato? Si rigiocano le partite? È bellissimo parlare di valori nello sport ma qui abbiamo problemi concreti". La Manager dello sport e rapporti istituzionali nonché Presidente della XVIII Commissione intergruppo parlamentare Sviluppo Sud, isole minori e aree fragili Michela Macalli ha specificato che "esiste un fondo dote famiglia che nel 2025 il governo aveva stanziato per 30 milioni di euro onde incentivare l’attività motoria e uno stile di vita sano per i minori in condizioni non agiate. E società di serie A lavorano in zone disagiate come le carceri minorili facendo attività di coinvolgimento e di inclusione di cui non si parla perché non fanno clamore, ma usano a fini positivi i numeri che rendono il calcio bacino d’utenza sociale importante, specie per gli stranieri. L’Italia – e ne sono orgogliosa – è ricca di volontari sportivi, lo sport è cultura. Poi c’è tutto il problema delle infrastrutture, che meriterebbe un convegno a parte".  Il Presidente nazionale dell’ente di promozione sportiva Opes Juri Morico, da remoto, ha ricordato che «negli anni Ottanta lo sport era pop: oratori, giochi della gioventù ecc. Questo nonostante che nella Costituzione all’articolo 33 non ci fosse la parola sport e nello statuto del Coni non ci fosse la parola scuola. Noi di Opes abbiamo deciso di essere risorsa. Risorsa che genera valore, ma per questo bisogna avere il coraggio di giocare la partita del proprio tempo. Un buon proposito non garantisce il riconoscimento del merito. Parliamo della nostra res publica, parliamo di patrimonio condiviso, di beni mobili e immobilili, di generazioni e se abbiamo problemi all’interno dobbiamo ragionare su politiche di sistema".  Il Professor Fabio Iudica, del corso integrativo in Diritto sportivo e contratti sportivi presso l’Università degli Studi di Milano, ha affermato che è basilare «riflettere su cosa significa merito nel calcio. Nei contratti il merito riguarda la prestazione. Ma oltre ai valori tecnici ci sono anche quelli umani. La strada è lastricata di eventualità negative. Gli abusi più diffusi sono quelli psicologici. Pensate alle federazioni della ginnastica artistica: diete pesanti, offese, vessazioni. Specie nei confronti dei minori si crea un rapporto quasi morboso fra allenatore e atleta, che all’allenatore è molto legato e dunque tace, così innescando un circolo pericolosissimo. Anche perché la prescrizione di questi reati è di soli quattro anni. Quali minori entro quattro anni vanno a denunciare il proprio istruttore, che può essere persino radiato? Merito è concedere anche la possibilità di sbagliare. Non dobbiamo essere tutti bravi. Diamo a questi giovani la possibilità di sbagliare". Simone Alberici, Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Emilia Romagna, intervenendo da remoto ha illustrato come "da volontari sviluppiamo un’attività dilettantistica in un territorio che altrimenti si riempirebbe di ragazzi di strada. Abbiamo visto l’aumento di terapie psichiatriche infantili per questi giovanissimi che non si parlavano più. Credo che le società dilettantistiche abbiano il compito fondamentale di aggregare al fine di migliorare la socialità e la stessa società". Ha concluso la sessione un’intervista al Presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello. "La sentenza Bosman che ha dato il via alla libera circolazione dei calciatori ha creato in Italia più che altrove un problema di fondo: ci sono alcune squadre italiane che non hanno un solo italiano fra i titolari. La media è fra i due e i tre. Ovvio che chi fa poi il selezionatore della nazionale ha difficoltà. Ci sono talenti italiani che però non hanno lo stesso appeal degli stranieri, i quali a loro volta non hanno necessariamente qualità superiore a quelle dei nostri. Non ci meravigliamo se l’Italia non ha partecipato agli ultimi due mondiali. Nel 1982 era una nazionale di qualità. Lo sport è parte della natura umana, nasce per rispondere al bisogno di caccia e sopravvivenza, e si sviluppa come fattore salutistico, che stimola una vita sana".  Stimolato dal moderatore, Mauriello si è poi espresso ad ampio raggio illustrando la scelta post-ideologica di Meritocrazia Italia, "che non vuole essere né di destra né di sinistra, bensì apportatrice di intelligenza e cultura. E proprio in questo senso facciamo notare la grande affluenza alle urne nell’ultimo referendum, in controtendenza rispetto all’astensionismo, dovuta precisamente al fatto che stavolta nella scheda non c’erano simboli di partiti in cui la gente non si riconosce più. Insomma, la carta vincente per attrarre è la cultura. Semmai notiamo come aprirci alle altre culture ci abbia fatto perdere la nostra identità. Il professor Rodotà diceva che l’importante è la struttura che un paese dà alla propria identità culturale, per potersi interfacciare con gli altri. Rinforziamo dunque la nostra". 
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