Categorie
Adnkronos News

L’ansia da guerra fa volare gli ascolti tv notturni, boom per notizie e film horror

(Adnkronos) – La guerra inquieta gli italiani, che già avevano altri problemi (lavoro, caro vita, insicurezza), al punto da condizionare anche il consumo notturno della tv. Secondo una ricerca di OmnicomMediaGroup realizzata per il quotidiano 'Libero', che ogni giorno monitora i trend degli ascolti, nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del conflitto in Iran, avvenuto lo scorso sabato 28 febbraio, il consumo è aumentato del 100% con le all news Rainews24, TgCom24 e Sky Tg24 che hanno garantito una copertura h24 arrivando a quadruplicare i loro ascolti e registrando picchi di 100mila spettatori con share al 5% già all'alba nei primissimi giorni di quella che è stata ormai denominata la Terza Guerra del Golfo. Anche le messe in onda in simulcast sui generalisti sono state seguitissime: Rainews24 su Rai 1 dalle 4 alle 7 ha toccato picchi del 25% e di 350mila spettatori, Sky Tg24 nei simulcast notturni su Tv8 ha tenuto medie sopra le 50mila teste mentre le pillole di TgCom24 nel late night di Canale 5 e Italia 1 han superato i 150mila spettatori.  Ma ad andare bene sono state anche le repliche dei programmi del daytime. 'Otto e mezzo' di Lilli Gruber su La7, cresciuto di 2 punti di share nell'ultimo periodo superando anche il 10%, nelle repliche notturne tra l'una e le due ha segnato punte di 200mila spettatori. '4 di sera' di Paolo Del Debbio così come '4 di sera Weekend' di Francesca Barra e Roberto Poletti, entrambi su Rete 4, nelle repliche alla mattina presto sono arrivati a 150mila teste con picchi di share del 6%. Tornando a La7, 'L'aria che tira' di David Parenzo, spesso al 7% negli ultimi tempi, in replica in piena notte tra le 4 e le 5:30 ha appassionato fino a 60mila utenti insonni. E su Rai 3 'In mezz'ora' di Monica Maggioni, che in diretta domenica pomeriggio registra anche share del 10%, nelle riproposizioni notturne tra l'una e le tre ha lambito i 200mila telespettatori.  Sempre stando allo studio OmnicomMediaGroup per Libero, non è solo la guerra a stimolare il consumo nelle ore piccole, ci sono anche film horror/thriller come 'Final Destination' a 300mila teste tra l'una e le 3 su Italia 1, 'L'ultima eclissi' tratto dal libro di Stephen King che su Rete 4 verso le due di notte ha sfiorato 200mila spettatori o 'Alex Cross – La memoria del killer' che tra le 2 e le 4 su Rai 2 raccoglie quasi 40mila persone. Ottimi riscontri anche per format documentaristici come quello sulle Guerre Puniche che su Italia 1 tra le 4 e le 5 ha tenuto svegli 50/60mila spettatori, film storici come 'Il conquistatore di Corinto' visto da 50mila teste tra le 4 e le 5 su Rete 4.  E ci sono anche gli insonni che, magari per consolarsi un po' dalle notizie allarmistiche che arrivano quotidianamente, non si perdono le commedie sexy all'italiana anni '70/'80 con punte di 40/50mila persone sintonizzate su Rete 4 tra le 4 e le 5:30 per titoli come 'La signora ha fatto il pieno', 'La signora gioca bene a scopa?' o 'Il vizio di famiglia'.  
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Alzheimer, mangiare più carne può proteggere il cervello: lo studio

(Adnkronos) –
Mangiare carne, in alcuni casi, potrebbe proteggere dal morbo di Alzheimer. In uno studio pubblicato su 'Jama Network Open', scienziati del Karolinska Institutet svedese – quello che ogni anno assegna il Nobel per la Medicina – hanno osservato che "le persone anziane con un rischio genetico di malattia di Alzheimer" associato alle varianti ApoE 3/4 o ApoE 4/4 "non hanno mostrato l'atteso aumento del declino cognitivo e del pericolo di demenza se consumavano quantità relativamente elevate di carne", specie se "non lavorata". Secondo gli autori i risultati – da confermare con ricerche disegnate ad hoc per valutare meglio i rapporti causa-effetto – potrebbero aiutare a definire consigli dietetici più personalizzati per proteggere la salute del cervello. 
L'ApoE è un gene che influenza il rischio di malattia di Alzheimer, spiegano gli scienziati. In Svezia, circa il 30% della popolazione è portatrice delle combinazioni genetiche ApoE 3/4 o ApoE 4/4. Tra chi soffre di Alzheimer, i pazienti con questi genotipi rappresentano quasi il 70%. Quando l'anno scorso l'Agenzia svedese per l'alimentazione ha presentato una panoramica degli studi sul legame tra dieta e demenza, sono state richieste ulteriori ricerche per valutare un possibile legame tra il consumo di carne e lo sviluppo della patologia. "Questo studio ha verificato l'ipotesi che le persone con genotipi ApoE 3/4 e ApoE 4/4 avrebbero un rischio ridotto di declino cognitivo e demenza con un maggiore consumo di carne, basandosi sul fatto che l'ApoE4 è la variante evolutivamente più antica del gene ApoE e potrebbe essere comparsa in un periodo in cui i nostri antenati seguivano una dieta più ricca di prodotti animali", afferma il primo autore Jakob Norgren, ricercatore del Dipartimento di Neurobiologia, scienze dell'assistenza e società del Karolinska Institutet. Gli scienziati hanno seguito oltre 2.100 partecipanti allo Studio nazionale svedese sull'invecchiamento e l'assistenza, Kungsholmen (Snac-K) per un periodo massimo di 15 anni. Tutti avevano un'età pari o superiore a 60 anni e non presentavano una diagnosi di demenza all'inizio delle indagini. E' stata quindi analizzata l'associazione tra l'alimentazione auto-riferita e le misure di salute cognitiva, tenendo conto di età, sesso, livello di istruzione e fattori legati allo stile di vita. "Con un basso consumo di carne – riferiscono i ricercatori – il gruppo con le varianti genetiche ApoE 3/4 e ApoE 4/4 presentava un rischio di demenza più che doppio rispetto alle persone senza queste varianti". Invece "l'aumento del rischio di declino cognitivo e demenza nei gruppi a rischio" genetico "non è stato riscontrato nel quinto dei partecipanti che consumava più carne. Il loro consumo medio è stato stimato in circa 870 grammi di carne a settimana, standardizzato su un apporto energetico giornaliero di 2.000 calorie". Precisa Norgren: "Coloro che consumavano più carne in generale presentavano un declino cognitivo significativamente più lento e un rischio inferiore di demenza, ma solo se portatori delle varianti genetiche ApoE 3/4 o ApoE 4/4". 
"Esiste una carenza di ricerche sull'alimentazione in relazione alla salute del cervello e i nostri risultati – sottolinea il primo autore – suggeriscono che i consigli dietetici convenzionali potrebbero essere sfavorevoli per un sottogruppo della popolazione geneticamente definito. Per coloro che sono consapevoli di appartenere a questo gruppo a rischio genetico, i risultati" del nuovo lavoro "offrono speranza: il rischio potrebbe essere modificabile attraverso cambiamenti nello stile di vita".  Lo studio del Karolinska dimostra anche l'importanza del tipo di carne: "Una minore percentuale di carne lavorata sul consumo totale di carne è stata associata a un minor rischio di demenza, indipendentemente dal genotipo ApoE", rimarca Sara Garcia-Ptacek, professoressa associata dello stesso dipartimento di Norgren, che insieme alla docente senior Erika J Laukka è l'ultima autrice della ricerca. Il lavoro è stato finanziato, tra gli altri, dalla Fondazione svedese per l'Alzheimer, dalla Fondazione svedese per la demenza, dalla Fondazione Emil e Wera Cornell, dalla famiglia Leif Lundblad e da altri filantropi, dal Consiglio svedese per la ricerca e da Forte (Swedish Research Council for Health Working Life and Welfare). Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse. 
I risultati del team svedese vanno oltre la salute cerebrale. In un'analisi di follow-up, gli scienziati hanno osservato "una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause nei portatori di ApoE 3/4 e ApoE 4/4 con un maggiore consumo di carne non lavorata". Si tratta però di "uno studio è osservazionale che necessita di essere seguito da studi di intervento adatti a chiarire meglio le relazioni causali", puntualizzano gli autori. "Sono ora necessari studi clinici per sviluppare raccomandazioni dietetiche specifiche per il genotipo ApoE", chiarisce Norgren. "Dato che la prevalenza dell'allele ApoE4 è circa doppia nei Paesi nordici rispetto a quelli mediterranei – conclude – siamo particolarmente adatti a condurre ricerche su raccomandazioni dietetiche personalizzate per questo gruppo a rischio". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Iran, Trump: “Non mando soldati”. Netanyahu: “Regime sta cedendo”

(Adnkronos) –
"Non mando truppe da nessuna parte. E se decido di mandarle, non lo dico…". Le parole di Donald Trump non sono sufficienti per allontanare l'ipotesi di una 'fase 2' della guerra in Iran. Un'invasione di terra di portata limitata e nettamente circoscritta, e in particolare un'operazione dei Marines per riaprire lo Stretto di Hormuz, è uno sviluppo da prendere in considerazione nel conflitto che si avvia a chiudere la terza settimana. 
Lo stallo nel Golfo Persico continua a produrre effetti dirompenti sul mercato del petrolio: Teheran blocca il traffico di greggio e le quotazioni del Brent volano abbondantemente oltre i 100 dollari a barile. "Pensavo che i prezzi sarebbero cresciuti di più. Quando lo Stretto sarà riaperto, caleranno rapidamente", dice Trump. Il quadro rimane estremamente complicato, con l'ulteriore escalation innescata dall'attacco di Israele contro il giacimento iraniano di gas naturale di South Pars. Per la Casa Bianca, l'azione di forza diventa un'opzione che può scalare le classifiche.  Il Wall Street Journal è l'ultimo in ordine di tempo a ipotizzare che gli Usa potrebbero andare all'assalto di una serie di isole – compresa la fondamentale Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano – per acquisire basi operativa o almeno una leva negoziale con Teheran. Il Pentagono, come è noto, ha disposto l'invio nella regione della 31esima unità di spedizione dei Marines, forza di circa 2.200 uomini imbarcata sulla nave anfibia Uss Tripoli, attesa in Medio Oriente dal Giappone entro poco più di una settimana. L'unità, autosufficiente e specializzata in raid via mare e via aria, offre a Washington nuove potenziali soluzioni. Secondo fonti citate dal Wsj, gli Usa potrebbero decidere di colpire le infrastrutture energetiche di Kharg – con possibili ripercussioni anche sull'economia globale – oppure occupare l'isola per utilizzarla come strumento di pressione senza danneggiare i mercati. Le operazioni potrebbero avvenire con sbarchi anfibi direttamente dalla Uss Tripoli o tramite incursioni aeree con elicotteri e jet F-35B. Tra le ipotesi allo studio c'è anche la presa di isole all'ingresso dello stretto, come Qeshm – che ospita basi navali e sistemi missilistici in tunnel sotterranei – oppure Kish e Hormuz, utilizzate da Teheran per attività militari e logistiche. Il controllo di queste posizioni consentirebbe alle forze statunitensi di intercettare imbarcazioni veloci e contrastare attacchi contro le rotte commerciali.  "Non utilizziamo lo Stretto di Hormuz, ma lo difendiamo per tutti gli altri. Farò quello che serve per tenere i prezzi sotto controllo", dice il presidente americano. "In realtà mi aspettavo numeri molto peggiori. Tutto questo passerà presto", aggiunge, disinnescando anche il caso provocato dall'attacco israeliano al giacimento iraniano di gas di South Pars. Teheran ha reagito prendendo di mira raffinerie e impianti GNL in Qatar, Arabia Saudita, Kuwait: una reazione a catena che lascia il segno sui mercati. "Ho detto a Netanyahu di non attaccare le infrastrutture energetiche e lui si è adeguato. Non ne abbiamo discusso nei dettagli – agiamo in modo autonomo – ma siamo molto in sintonia. C'è coordinamento. A volte prende iniziative, ma se non le condivido non si ripetono", aggiunge Trump ribadendo quanto espresso in un post sul social Truth: Israele ha agito autonomamente senza consultare la Casa Bianca, sebbene i media americani – sulla base di informazioni fornite da fonti israeliane – affermino che Israele ha agito dopo aver consultato Washington.  A puntellare la versione trumpiana provvede Netanyahu. "Israele ha agito da solo contro il complesso gasiero di South Pars. In secondo luogo, il presidente Donald Trump ci ha chiesto di sospendere qualsiasi nuovo attacco e noi ci stiamo conformando", dice il premier israeliano, che in conferenza stampa fissa alcuni paletti. "Per prima cosa – dice smentendo le voci relative alla sua morte – sono vivo, siete testimoni". A Netanyahu preme smentire la ricostruzione secondo cui gli Stati Uniti sarebbero stati trascinati in guerra da Israele. "Qualcuno pensa davvero che si possa dire al presidente Trump cosa fare? Per favore… Trump prende sempre le sue decisioni in base a ciò che ritiene sia meglio per l'America" e per le "generazioni future", aggiunge. Giorno dopo giorno, si ha l'impressione che a tratti Trump e Netanyahu combattano due guerre diverse per obiettivi parzialmente differenti. "Israele sta aiutando, con mezzi propri, a riaprire lo Stretto di Hormuz contribuendo agli sforzi americani", dice il primo ministro evidenziando sintonia e unità di intenti. I due paesi puntano ad ottenere un regime change a Teheran: missione estremamente complessa, ai limiti dell'impossibile se si considera la capacità con cui l'Iran sopravvive all'eliminazione di figure apicali. Netanyahu non esclude il crollo, ma si prepara a convivere con lo status quo: "Ci sono molti segnali che il regime iraniano stia cedendo. Stiamo lavorando per creare le condizioni per il suo collasso. Potrebbe sopravvivere oppure no, ma se lo farà sarà nel suo momento di massima debolezza". 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Iran, Meloni: “Nessuno pensa a missione militare per forzare il blocco di Hormuz”

(Adnkronos) – "Su questo voglio essere chiara, perché mi pare che ci siano state delle interpretazioni un po’ forzate: nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz. Quello su cui ci interroghiamo è, quando dovessero esserci le condizioni – ma ragionevolmente in una fase post-conflitto – come possiamo offrire il contributo, chiaramente d’accordo con le parti, per garantire e difendere la libertà di navigazione". Così la premier Giorgia Meloni, parlando della guerra in Iran al termine del Consiglio europeo. "I Paesi dell’Unione europea non sono coinvolti direttamente in questo conflitto e sono invece impegnati a costruire sul piano diplomatico le strade possibili per una de-escalation. Chiaramente questa è stata la gran parte del nostro dibattito. Ne abbiamo parlato anche con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, a pranzo", ha aggiunto la premier. "La questione della sicurezza energetica: entra nelle conclusioni del Consiglio anche un riferimento, che pure noi abbiamo chiesto, a una moratoria degli attacchi sulle infrastrutture energetiche che, come avete visto in questi ultimi giorni, chiaramente deve particolarmente preoccupare", ha poi continuato. Per Meloni, c'è un "possibile impatto" della crisi iraniana "anche sul fronte migratorio, oggetto della riunione del tavolo dei Paesi like-minded, che poi attraverso una proposta italo-danese ha proposto di inserire nelle conclusioni un riferimento molto chiaro sul fatto che l’Europa, anche imparando dalla crisi del 2015, debba oggi invece prevenire una possibile crisi migratoria, rafforzando ancora di più la difesa dei suoi confini esterni. Quindi altra iniziativa sulla quale c’è stato un importante contributo italiano".  Per quanto riguarda l'Ucraina, "è ribadito dal Consiglio europeo il sostegno a 360 gradi alla nazione invasa. Ovviamente la gran parte della discussione è ruotata attorno al blocco che c’è sul prestito da 90 miliardi da parte ungherese. Anche qui ho letto delle ricostruzioni abbastanza bizzarre su quello che avrei detto, quindi condivido volentieri con voi quello che ho ribadito. Io credo che la situazione sia risolvibile. Credo che per risolverla serva flessibilità da entrambe le parti. E quindi da una parte è necessaria, dal mio punto di vista, la riapertura del gasdotto Druzhba e dall’altra, in automatico, si sbloccano anche i 90 miliardi", ha poi chiarito Meloni, smentendo le indiscrezioni secondo cui, durante i lavori, avrebbe espresso comprensione per il veto di Viktor Orban sul prestito a Kiev.  "Bisogna avviare chiaramente una trattativa, bisogna andare nei dettagli, ma sono confidente che si possa avere un via libera dalla Commissione" al dl bollette, ha detto la premier.   "Alla fine, dopo lunga discussione, siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente, da lunedì, di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto bollette. Questo, per noi, era importantissimo", ha detto ancora Meloni. "Dopodiché, sul medio termine, c’è il tema della revisione di Ets. Io penso che questo confronto oggi sia stato molto utile anche per aiutarci tra Stati membri a capire ciascuno la posizione dell’altro. C’è un tema di come risolvere strutturalmente questi impatti che non sono equilibrati tra nazione e nazione, e quindi è un altro lavoro che va fatto nel medio termine; ma per medio termine si intende che, secondo noi, nel prossimo Consiglio europeo di giugno già si dovrebbe arrivare con delle risposte concrete", ha proseguito Meloni. "Quindi, anche sul tema dei prezzi e dell’energia, che per me oggi era la cosa più importante, siamo riusciti a portare a casa il risultato che era per noi irrinunciabile e quindi sono soddisfatta di questo lungo Consiglio europeo", ha evidenziato la leader di Fratelli d'Italia.  Caso Delmastro? "Leggo che la segretaria Schlein" ha appreso dalla stampa "che io sapevo questa cosa da un mese, il che mi diverte moltissimo, perché io scopro la vicenda Delmastro dalla stampa… Forse ci dovremmo anche interrogare su un certo modo di fare giornalismo. Non so che cosa abbia letto Schlein, ma sicuramente ha letto una fake news, perché di questo stiamo parlando", ha poi sottolineato la premier sul caso. "A Delmastro viene contestato di aver preso delle quote in un ristorante con dei soci incensurati e di aver, nel momento in cui ha scoperto che non uno dei soci ma il padre di uno dei soci aveva dei problemi con la giustizia, venduto quelle quote. Quello che si può dire al sottosegretario Delmastro – ha aggiunto – è che forse avrebbe dovuto essere più accorto, ma da questo a segnalare una contiguità tra il sottosegretario Delmastro, che è un signore che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, con ambienti criminali francamente ce ne passa" Il sottosegretario alla Giustizia resta quindi al suo posto? "Sì", la replica di Meloni.  
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Referendum, Snals-Confsal: “Ramamrico per quanto accaduto durante intervento Tajani”

(Adnkronos) – ''Desideriamo esprimere il nostro rammarico per quanto accaduto stamane, in occasione della proiezione del videomessaggio fatto pervenire su nostra richiesta dal vicepremier Antonio Tajani, al XIII Congresso nazionale Snals-Confsal''. E' quanto dichiarato dai segretari generali del sindacato scuola Snals-Confsal, Elvira Serafini, e della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, in una nota. ''Non può essere in discussione la facoltà di un alto esponente del governo di sollecitare il sostegno all’approvazione referendaria di una riforma costituzionale, né la libertà degli astanti delegati di accogliere o meno tale sollecitazione. Ciò in ossequio al pluralismo che ha sempre ispirato il nostro sindacato”, concludono i sindatalisti. 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Bossi, la canottiera che cambiò la politica: l’estate 1994 del leader della Lega in Sardegna

(Adnkronos) – Umberto Bossi è stato il politico dei gesti. Il dito medio alzato, le corna, il pugno e l’avambraccio, la pernacchia, e soprattutto la celebre canottiera sfoggiata sulle spiagge della Sardegna nell’estate del 1994, esibita più volte in luoghi pubblici come se fosse un manifesto della sua irriverenza. Ogni gesto, ogni posa, ogni abito raccontava una politica diversa: diretta, provocatoria, fuori dagli schemi della Prima Repubblica, pronta a infrangere le regole e a conquistare l’attenzione del Paese nella Seconda Repubblica. Come ha osservato lo scrittore, saggista e docente universitario Marco Belpoliti nel suo libro "La canottiera di Bossi" (Guanda, 2012), il capo leghista incarnava una rottura radicale con la tradizione politica italiana: il linguaggio misurato dei parlamentari, il contegno da notaio, la distanza cerimoniosa dai cittadini. Bossi, al contrario, comunicava con il corpo, con l’ironia, con la provocazione. Non aveva completato gli studi, non possedeva doti intellettuali dichiarate, eppure, agli occhi dei suoi seguaci, dei giornalisti e perfino di alcune figure del mondo della cultura, era un genio della politica. Come un “vitellone” felliniano, sospeso tra apparente immaturità e magnetismo irresistibile. È nell’estate del 1994 che questa teatralità del potere trova il suo palcoscenico più simbolico. Da una parte, Silvio Berlusconi nella sua villa Certosa a Porto Rotondo, cuore pulsante della Gallura che presto sarebbe diventata la “Camp David sarda”. Dall’altra, Bossi ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda. Intorno a loro, una galassia di ministri, viceministri e dirigenti di partito che trasformano i borghi turistici della Sardegna da sfondo di vacanza in epicentro di cronaca politica. 
Fino ad allora, il potere economico e politico italiano frequentava la Costa Smeralda in modalità “low profile”: Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti, la famiglia Barilla, Raul Gardini, i Merloni e lo stesso Berlusconi erano di casa tra Porto Cervo e Porto Rotondo, ma lontani dai riflettori. Le vacanze servivano a staccare dai palazzi romani, non a fare notizia. Ma l’agosto del 1994 segna un’inversione di tendenza: i politici non solo si mostrano, ma discutono lì le sorti del Paese. Porto Rotondo e Porto Cervo diventano, per qualche settimana, capitali del potere nazionale. Le riunioni si tengono nelle ville e nei residence locali. A Porto Rotondo, alla Certosa di Berlusconi, arrivano ministri e sottosegretari come Cesare Previti, Alfredo Biondi, Roberto Maroni e Gianni Letta. A pochi chilometri di distanza, una piccola enclave leghista si raccoglie attorno alla casa di Vito Gnutti, con Bossi al centro. La distanza fisica tra i due poli riflette anche la distanza politica e simbolica: Berlusconi rappresenta il potere elegante, costruito e mediatico; Bossi quello spettacolare, diretto, provocatorio. 
Quel contrasto, tra formalità e irriverenza, racconta una trasformazione più ampia della politica italiana. La comunicazione politica non passa più solo attraverso il discorso, il programma o la conferenza stampa: diventa gesto, immagine, esposizione mediatica. La canottiera di Bossi non era un dettaglio estivo, ma un manifesto visivo, una dichiarazione di appartenenza a un nuovo tipo di populismo che parla al corpo e all’emotività del pubblico. Ogni gesto, dal dito medio al pugno alzato, contribuisce a costruire un linguaggio politico immediato e riconoscibile. (di Paolo Martini) 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Roma-Bologna, rigore segnato da Malen ma i giallorossi chiedono un altro penalty. Cos’è successo in Europa League

(Adnkronos) – Succede di tutto nel secondo tempo di Roma-Bologna, ritorno degli ottavi di Europa League allo stadio Olimpico oggi, giovedì 19 marzo. Dopo il gol dell'1-3 di Castro, i giallorossi hanno un contraccolpo ma rientrano in partita grazie a un calcio di rigore concesso dall'arbitro al 68' per un fallo in area di Freuler su Robinio Vaz. Un episodio valso il penalty per gli uomini di Gasperini, realizzato da un glaciale Malen per il 2-3 tra le proteste rossoblù dopo check Var. Finita qui? Per niente.  Pochi minuti dopo, la Roma chiede un altro rigore per un possibile tocco di mano in area rossoblù. Il direttore di gara però lascia correre e il finale di partita si accende, fino al gol del 3-3 di Lorenzo Pellegrini  
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Allenamento al mattino è il top, scelta migliore per il cuore: lo studio

(Adnkronos) – L'effetto positivo dell'attività fisica per la salute è noto. Basta camminare per ottenere benefici per il cuore, per la pressione, i livelli di glicemia e colesterolo. Conta ovviamente la 'quantità' di allenamento, ma pesa anche il momento della giornata in cui si decide di mettersi in moto: esiste l'orario ideale, come stabilisce lo studio presentato alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology (Acc.26). La ricerca mostra che le persone che si allenano regolarmente al mattino presto hanno una probabilità significativamente inferiore di soffrire di coronaropatia, ipertensione, diabete di tipo 2 o obesità rispetto a chi si allena più tardi nel corso della giornata.  Lo studio si basa sulle cartelle cliniche e i dati della frequenza cardiaca ricavati da Fitbit di oltre 14.000 persone. Anche se non è chiaro se la relazione tra la tempistica dell'esercizio fisico e la salute cardiometabolica sia causale o mediata da altri fattori, i ricercatori affermano che i risultati potrebbero fornire spunti per la consulenza ai pazienti su come allenarsi, grazie a un'analisi più dettagliata dei comportamenti relativi all'esercizio rispetto a quanto fosse possibile in precedenza. "Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un'ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena", spiega Prem Patel, studente di medicina della Chan Medical School dell'Università del Massachusetts e autore principale dello studio. "Sembra che l'esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche".
 I marcatori delle malattie cardiometaboliche, come l'ipertensione, il diabete e l'obesità, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache, la principale causa di morte a livello mondiale. È risaputo che l'attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare questi marcatori, nonché di incorrere in gravi eventi cardiaci. I ricercatori hanno analizzato i dati dei 14.489 partecipanti a 'All of Us', ampio studio nazionale Usa. I dati sulla frequenza cardiaca, registrati al minuto dai dispositivi Fitbit, sono stati analizzati nell'arco di un anno. Per monitorare i picchi di attività fisica, i ricercatori hanno identificato i periodi in cui i partecipanti presentavano una frequenza cardiaca elevata per 15 minuti consecutivi o più. La metodologia si differenzia da quella di altri studi in quanto si basa sulla risposta del corpo all'esercizio fisico, ovvero sull'aumento della frequenza cardiaca, piuttosto che sul monitoraggio di attività specifiche come camminare per andare al lavoro, svolgere le faccende domestiche o allenarsi in palestra.  
Rispetto a chi si allenava più tardi nel corso della giornata, chi lo faceva frequentemente al mattino aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare una malattia coronarica, il 18% di probabilità in meno di avere la pressione alta, il 21% di probabilità in meno di avere l'iperlipidemia, il 30% di probabilità in meno di avere il diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in meno di essere obeso. Queste associazioni erano indipendenti dalla quantità totale di attività fisica giornaliera. L'ora esatta risultata migliore di tutte? L'esercizio fisico tra le 7 e le 8 del mattino era associato alla minore probabilità di sviluppare una malattia coronarica. Per i ricercatori, lo studio offre una visione più olistica dell'esercizio fisico rispetto alle ricerche precedenti e suggerisce che la tempistica dell'esercizio potrebbe rappresentare un aspetto finora sottovalutato della salute cardiometabolica. Questo è, inoltre, il primo studio di grandi dimensioni a valutare la quantità e la tempistica dell'esercizio basandosi su dati a lungo termine provenienti da dispositivi indossabili, sottolineano. "In passato, i ricercatori si sono concentrati principalmente sulla quantità di attività fisica da svolgere, sul numero di minuti o sull'intensità dell'attività", conclude Patel.  "Ora, con un americano su tre in possesso di un dispositivo indossabile, stiamo acquisendo la capacità di analizzare l'esercizio fisico minuto per minuto, e questo apre molte possibilità in termini di nuove analisi". Tuttavia, una precisazione: i risultati, dicono gli esperti, mostrano solo un'associazione e non indicano se l'abitudine di fare esercizio fisico al mattino presto causi miglioramenti negli indicatori di salute. Anche fattori biologici come ormoni, sonno o genetica potrebbero giocare un ruolo nelle associazioni osservate, così come fattori comportamentali e psicologici: fare esercizio fisico al mattino presto potrebbe portare a livelli di energia più elevati e a scelte alimentari più sane durante la giornata, oppure potrebbe essere più comune tra le persone che danno priorità alle abitudini salutari in generale. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare raccomandazioni più precise. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Salvini e l’addio a Umberto Bossi: “Mi hai cambiato la vita, ti saluto con gratitudine”

(Adnkronos) – "Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato". Questo, su X, il messaggio del segretario della Lega Matteo Salvini dopo la morte di Umberto Bossi, fondatore e leader storico del Carroccio.  "Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio", conclude Salvini, postando una foto con il Senatur. 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Il patto della pajata: quando Bossi fece pace con Alemanno e fu la fine di ‘Roma ladrona’

(Adnkronos) – Roma, 6 ottobre 2010. Davanti a Montecitorio va in scena una delle rappresentazioni più surreali e insieme più rivelatrici della Seconda Repubblica: una tavolata pubblica, piatti fumanti, cori da stadio e un leader che fino a pochi giorni prima aveva definito i romani “porci” seduto a mangiare con il sindaco della Capitale. È il giorno passato alla storia come “il patto della polenta”. O, dalla prospettiva romana, quello della pajata e della coda alla vaccinara. Tutto nasce da una battuta, di quelle che Umberto Bossi, scomparso oggi, aveva trasformato in marchio politico, sull’acronimo Spqr: “Sono porci questi romani”. Una frase che scatena una reazione trasversale e immediata: dal sindaco Gianni Alemanno alla neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini, fino al centrosinistra e a pezzi della stessa maggioranza.  Il contesto è quello del governo Berlusconi IV, con la Lega Nord tornata forza strutturale dell’esecutivo e protagonista della stagione del federalismo. Roma, però, è il simbolo dell’opposto: il centro del potere, della spesa pubblica, della “Roma ladrona” contro cui la Lega aveva costruito la propria identità. La crisi stava per diventare politica. Serviva una soluzione visibile, teatrale, immediata. La risposta è un pranzo. Pubblico. In piazza. Polenta, rigatoni con la coda alla vaccinara, cicoria, parmigiano e vino dei Castelli: Nord e Sud nello stesso menu, nel solco del patto della crostata tra D’Alema e Berlusconi (1997, a casa di Gianni Letta), del patto del caciocavallo tra Craxi e De Mita negli anni Ottanta.  Bossi e Alemanno brindano davanti alle telecamere, seduti a una lunga tavolata montata davanti alla Camera dei deputati. Attorno, una platea che è metà pubblico e metà curva da stadio: militanti leghisti che gridano “Padania libera” e romani divisi tra ironia, rabbia e incredulità. Beatrice Lorenzin (all’epoca in Forza Italia) gira la polenta, Roberto Cota, presidente del Piemonte, sorseggia vino dei Castelli. Ci sono Maurizio Gasparri e Rosi Mauro con una fetta di salame, Roberto Calderoli che ispeziona gli stand arrivati dal profondo Nord per firmare la tregua. I lanci Adnkronos dell’epoca raccontano la scena come una vera “riconciliazione” sancita da un brindisi e da un piatto condiviso. “La pace è fatta”, dirà Bossi a fine pranzo. Ma il momento che trasforma quell’evento in icona è un altro: Renata Polverini che imbocca Bossi. Una scena che fa il giro d’Italia e dei media internazionali. La leader sindacale diventata presidente della Regione Lazio che nutre il capo della Lega: Roma che accoglie, il Nord che si lascia “integrare”, la politica che diventa gesto. Intorno, la protesta dei deputati del Partito democratico, che distribuiscono volantini “Benvenuti al Sud” e Bersani che liquida tutto come “spettacolo disdicevole”. entinaia di militanti di ogni colore politico, una bolgia che vede un giornalista parlamentare aggredito. I vox populi raccontano gente venuta per la polenta, per protestare, o solo per curiosità.  Quella giornata è molto più di un episodio folkloristico. Riassume la politica italiana di quegli anni: il conflitto che non viene risolto non in una sede istituzionale, ma in una piazza trasformata in palcoscenico; la Lega di Bossi che riesce a tenere insieme la retorica anti-Roma e la partecipazione piena al potere centrale. Roma è il centro contro cui si costruisce il consenso, ma anche il luogo in cui si esercita il potere. Quel giorno, le due dimensioni si incontrano, e si neutralizzano, a tavola. Gianni Alemanno è oggi in carcere, da dove si spende per i diritti dei detenuti. Renata Polverini nel 2022 lascia il parlamento e nel 2025 ha lasciato Forza Italia per Noi Moderati, il movimento di Maurizio Lupi. Roberto Cota, dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato delle elezioni che lo avevano visto eletto presidente del Piemonte, nel 2014 torna alla professione di avvocato. Oggi è responsabile giustizia di Forza Italia in Piemonte. Rosi Mauro, indagata nelle inchieste per le “spese pazze” nel 2012, viene espulsa dalla Lega, ma sarà poi archiviata nel 2014, con la motivazione che le spese effettuate potevano essere considerate attività “in un certo qual modo routinarie” nelle funzioni di rappresentanza.       
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)