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“Servo”, “pavido”, “gay fascista”: insulti e minacce social a Diaco dopo l’endorsement per il ‘Sì’ al referendum

(Adnkronos) – “Servo”, “coglione”, "leccaculo”, “sempre stato una merda”, “ridicolo”, “imbarazzante”, “pavido”, “sei solo un aiutante dei corrotti, corruttori e malavitosi”, “prendilo nel c..”, “I gay fascisti come lui andrebbero…”. Il conduttore Rai Pierluigi Diaco è da ieri destinatario di una campagna di odio verbale, condito da velate minacce, dopo la dichiarazione che ha rilasciato in esclusiva all’Adnkronos.  L’odio social è testimoniato anche dalla centinaia di messaggi violenti comparsi a commento della sua dichiarazione nei post pubblicati sui canali dell’agenzia. Contattato dall’Adnkronos, Diaco sottolinea: “Non commento i social. Che dicano quello che vogliono. Io ho detto pubblicamente la mia con educazione”.  
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Formazione, Silvestri (Fond. Consulenti per lavoro): “Bilancio non può che essere positivo”

(Adnkronos) – "Il bilancio dal punto di vista della formazione non può che essere positivo. E' un bilancio collegato anche al cosiddetto Programma Gol, attraverso il quale il Pnrr ha investito ben 5 miliardi di euro proprio sulle politiche attive e sulla formazione. Un programma molto complesso, con alti e bassi, elementi molto positivi e qualche chiaroscuro, ma complessivamente molto importante e anche esaltante, perché ha portato diverse innovazioni nel mercato del lavoro, nel modo di realizzare le politiche del lavoro nel nostro ordinamento; e soprattutto ha rotto il diaframma importantissimo che separava le attività di politiche attive vere e proprie dalla formazione. Ora non si può più prescindere da una sinergia tra queste due politiche perché oggi si è compreso che la formazione deve andare di pari passo con quello che è il cosiddetto assessment, cioè l'affiancamento dei disoccupati nel tentativo di trovare una migliore occupazione o un'occupazione a tutti gli effetti. Questo diaframma è stato appunto abbattuto, dunque il futuro non può che andare verso la direzione di rafforzare questo obiettivo. Tant'è vero che quei primi bandi che cominciamo a studiare sul cosiddetto 'dopo Gol', si veda ad esempio la Regione Veneto che continua a rappresentare un punto di riferimento da questo punto di vista, già si prevede una serie di iniziative che hanno sicuramente attinto da questa fondamentale innovazione apportata dal programma Gol". Lo ha detto Vincenzo Silvestri, Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, intervenuto in apertura dei lavori dell'assemblea dei consigli provinciali dei Consulenti del lavoro a Torino.  
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Referendum, Parodi: “Credo possa vincere il No, con riforma più difficile legge uguale per tutti”

(Adnkronos) – "Alla fine del 1700 il re Federico di Prussia il Grande si è costruito un palazzo molto bello per le vacanze, Palazzo Sanssouci, vicino al quale c'era un mulino di un mugnaio. Al re il mulino dava fastidio a causa del rumore e voleva assolutamente farlo abbattere prima con le buone poi con le cattive. Il mugnaio gli ha risposto: 'Guarda caro re, che c'è un giudice a Berlino' e il re non lo ha abbattuto. Ecco, io credo che se passerà la riforma sarà più difficile per il mugnaio e per tutte le persone semplici, per le persone vulnerabili, per i più deboli, avere la possibilità di dire al re che c'è un giudice a Berlino, che non ha il diritto di abbattere il mulino" e "che la legge è uguale per tutti". Lo afferma, in un'intervista all'Adnkronos, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi in vista del referendum sulla giustizia che si terrà domenica e lunedì prossimi.  "È molto semplice la questione: chi è potente a livello politico, economico, sociale ha meno bisogno dell'indipendenza della magistratura – continua -. Sono i deboli economicamente e socialmente che hanno bisogno di poter contare su una magistratura in grado di dire, davanti e chiunque, che la legge viene applicata nello stesso modo per tutti".  Secondo Parodi non basta che nella Costituzione ci sia scritto il principio di uguaglianza davanti alla legge perché esso va anche "garantito". "C'è scritto nella Costituzione anche il diritto alla salute ma se poi non vengono costruiti gli ospedali non conta niente", continua spiegando che i principi non devono restare astratti.   "Io non faccio politica, non sono un oppositore del governo, mi occupo dell'Anm e quindi non mi piace l'idea che i cittadini pensino che i magistrati siano nemici del governo perché non lo siamo", continua Parodi. "Mi avvilisce che sono stati usati dei toni tipo 'con la riforma non ci saranno più errori e ingiuste detenzioni' o casi Garlasco – continua -. Le ingiuste detenzioni in Italia sono circa l'1% delle misure cautelari, in Francia sono il 4%. Ma in Francia nessuno pensa di denigrare la magistratura".  "Io continuo a credere che potrà vincere il No, ma se non dovesse vincere il No mi spiacerebbe per l'immagine che è stata data della magistratura – sottolinea -. E questo secondo me ha condizionato molto l'opinione pubblica". 
Nessun "boicottaggio politico", i giudici applicano le leggi "nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati", afferma Parodi. "L'altra sera ero a un convegno e c'era il professor Zagrebelsky che ha detto una cosa bellissima: la politica è il fiume che va avanti con le grandi scelte e che non deve essere in nessun modo fermato o deviato e la magistratura sono gli argini. E gli argini non deviano il fiume ma fanno in modo che questo fiume non possa, ogni tanto, debordare dal suo corso e travolgere i diritti dei cittadini da una parte e dall'altra – continua – Io non vorrei mai vivere in un Paese dove i giudici governano, voglio vivere in un Paese dove la politica governa, ma i giudici sono liberi di applicare la legge. Le sentenze si possono criticare, ma un conto è criticare una sentenza, un altro è dire, come è successo, che d'ora in poi la magistratura dovrà assecondare le linee del governo. Questo non vuol dire criticare, vuole dire condizionare". "Lasciamo perdere le frasi estreme, come bisogna togliere di mezzo la magistratura, che può anche essere una forzatura – prosegue Parodi – Io mi limito alle frasi che sono state dette invece con la massima tranquillità e ce ne è una impressionante scritta dal ministro Nordio nel suo libro: 'con la riforma la politica recupera la sua libertà di azione'. Cosa vuol dire questo? Chi ha mai impedito alla politica di fare le leggi?". "Una legge si inserisce in un contesto più ampio e deve essere coordinata con altre leggi dello Stato o, come spesso accade, con altre leggi europee. Un governo fa una legge e ha un obiettivo, poi quando i giudici la ricevono devono verificare se ci sono altre leggi o altre normative europee e internazionali che incidono su quella situazione e magari a quel punto il risultato finale è diverso da quello atteso ma non perché il magistrato ha disatteso la legge – conclude – Non è una questione di fare del boicottaggio politico, ma di applicare le leggi nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati".  "Io faccio il pubblico ministero da 36 anni e sentirmi dire che sono qua per liberare i pedofili, gli stupratori o per portare via i bambini dalle famiglie è qualcosa che mi umilia profondamente. Ci sono tantissimi magistrati, come me, che sono profondamente umiliati dall'essere indicati ai cittadini italiani, da una fonte così autorevole, come persone che sono qui per difendere i criminali. Ciò non corrisponde alla realtà che conosco, tanti magistrati sono avviliti da questa immagine che viene data", continua Parodi riferendosi alle parole della premier Giorgia Meloni sui rischi se al referendum non passasse il Sì. "Sia ben chiaro, i magistrati sbagliano e gli sbagli sono gravi per chi li subisce, ma qui si dimentica di dire una cosa di una banalità estrema: in tutti i sistemi giudiziari ci sono moltissimi sbagli e, numeri alla mano, in altri Paesi europei, anche solo in America o in Gran Bretagna, gli errori giudiziari sono più numerosi che in Italia. Ma nessuno in quei Paesi viene a pensare di limitare la libertà della magistratura perché ci sono degli sbagli", osserva.  E ancora: "Sull'Anm assolutamente non avrà nessuna conseguenza, anche se qualcuno lo vorrebbe; l'associazione si chiama Associazione magistrati e siccome rimarremo magistrati con due carriere diverse non c'è nessuna ragione per cui l'associazione modifichi i suoi atteggiamenti e rimarrà sicuramente un momento importante della vita della giustizia".  "Avrà un ruolo per certi aspetti ancora più rilevante – sottolinea – perché sarà l'unico luogo in cui i magistrati saranno rappresentati in base alle loro concrete sensibilità e non in base al caso", continua. Parodi infatti ritorna sul meccanismo del sorteggio previsto dalla riforma per Csm e Alta Corte ricordando che "in nessun Paese al mondo in un ruolo di responsabilità come può essere il Consiglio superiore della magistratura si viene scelti a caso". Secondo Parodi "il problema del correntismo non c'è stato solo nella magistratura italiana, si presenta in tutti i contesti umani organizzati dove a un certo punto qualcuno approfitta del ruolo che ha avuto per fini personali e non per l'interesse collettivo", sottolinea aggiungendo però che in nessun caso del genere si ricorre al sorteggio. "Nessuno ha mai pensato di utilizzare il sorteggio a fronte di criticità: si cercano uomini e donne migliori, si cercano metodi di individuazione migliori, ma sicuramente non ci si affida al caso che è il contrario della ricerca del merito", spiega.  "La giustizia – continua il presidente dell'Anm – va avanti, non si è mai fermata. Io in questo periodo ho fatto campagna elettorale, ma ho lavorato comunque tutti i giorni. Quindi la giustizia non si è fermata oggi, non si fermerà domani. Vediamo che cosa accadrà, io credo che sia indispensabile un dialogo fra tutte le parti".  "La giustizia che funziona non c'entra con questa riforma, io ho un ufficio dove ho il 50% del personale amministrativo; per me la giustizia che funziona è avere, non dico il 100%, ma il 70% del personale e poter quindi gestire in maniera più serena un ufficio importante come una procura della Repubblica – sottolinea -. L'informatica, la questione delle carceri, la geografia giudiziaria, il numero dei magistrati: questi sono i problemi che dovrebbero essere risolti per poter dire che abbiamo una giustizia efficiente. Invece purtroppo questi problemi sono spesso rimandati".  "L'affluenza sarà un dato molto importante. Io credo che ci sarà un'affluenza consistente per quella che è la situazione italiana, sicuramente superiore al 50%", dice quindi Parodi sulla partecipazione attesa alle urne.  "Auspico la vittoria del No, ma al di là degli esiti auspico che tutti quanti sappiano fare un passo indietro. Io mi sono sempre battuto in questo senso e seguo il presidente Mattarella che dice da mesi di stare tranquilli, civili, avere dei rapporti di dialogo, delle interlocuzioni assolutamente lineari e non espressivi di aggressività. Io sono contento di una cosa: sono riuscito a finire questa campagna senza aver mai avuto atteggiamenti aggressivi, senza mai insultare nessuno. E mi creda mi sono preso tanti di quegli insulti sui social…", continua sulla campagna referendaria.  "I rapporti fra Anm e Csm sono minimali. Io mi prendo questa responsabilità: l'unico momento in cui ci può essere in qualche misura, per forza di cose, un rapporto è quando il Csm deve essere rinnovato e allora i meccanismi elettorali fanno sì che per forza di cose ci si aggreghi attorno a sensibilità comuni", spiega quindi Parodi, replicando alle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio secondo il quale con la vittoria del Sì l'associazione smetterebbe di essere "un centro di potere". "Ma è rarissimo il caso in cui c'è qualche contatto, qualche scambio di informazioni legato soprattutto a specifiche leggi", spiega facendo l'esempio del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr.  "La vicenda Palamara c'è stata e lo sappiamo tutti; la cosa che io trovo veramente fastidiosa e incredibile è che attraverso queste vicende, Palamara o simili, si faccia l'equazione che tutti i magistrati sono così", continua il presidente dell'Anm, ricordando che "in Italia ci sono 9.200 magistrati iscritti all'Anm su 9.500 e gli iscritti alle correnti sono 2000". "In Italia abbiamo un caso clamoroso: Nicola Gratteri, che pure è iscritto all'Anm anche se non è in straordinari rapporti con l'Associazione, ed è diventato procuratore di Catanzaro e di Napoli, ma non è iscritto a una corrente", conclude. 
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Welfare Day 2026, oltre 150 ospiti, tra professionisti del settore, hr director e manager

(Adnkronos) – Si è svolto oggi il Welfare Day 2026, l’appuntamento di Comunicazione Italiana dedicato al welfare development, realizzato in collaborazione con Pluxee Italia, azienda leader a livello globale nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti. Giunto alla sua quarta edizione, l’evento ha visto la partecipazione di oltre 150 ospiti, tra hr director, hr manager e professionisti del settore, in aggiunta a 100 collegati in streaming, con l’obiettivo di approfondire modelli, strumenti e prospettive per lo sviluppo di politiche di welfare sempre più efficaci e orientate al benessere delle persone. La giornata si è aperta con il talk show “Il benessere come leva strategica: dalla teoria alla pratica aziendale”. Con la partecipazione di realtà quali Asm Terni, Avio, Capgemini, Conserve Italia, Gruppo Bcc Iccrea, Inps e Nokia, il panel ha affrontato il passaggio da un approccio dichiarativo al benessere a un sistema strutturato di politiche e iniziative in grado di generare impatto concreto sulle persone e sulle organizzazioni, affrontando nodi cruciali come la misurazione dei risultati, il coordinamento interno e il rischio di interventi frammentati. A seguire, il Main Keynote della giornata, tenuto da Tommaso Palermo e Giuseppina Ardagna – rispettivamente Managing Director e Communication & PR Manager di Pluxee Italia – ha offerto una lettura data-driven del welfare aziendale, mettendo in relazione le scelte delle imprese, i comportamenti delle persone e gli impatti su attrattività, retention e benessere organizzativo. “Il Welfare Day si conferma come uno dei principali momenti di confronto sulle tematiche del benessere in azienda, dei benefit e dell’engagement delle persone. Siamo particolarmente orgogliosi di aver presentato nuovi dati e insight a sostegno di una visione del welfare come elemento strategico per le organizzazioni, e non più accessorio. Incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese, emerge un welfare motore di crescita, interno ed esterno, che tocca attrazione, retention e produttività. Un welfare che crescerà ulteriormente dimostrando valore HR misurabile, concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, superando i gap di comunicazione che ancora oggi permangono tra aziende e dipendenti” ha dichiarato Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director Italy di Pluxee, a margine dell’evento. Altro momento di grande interesse è stata l’intervista a Carine Vitu, Hr Vice President Emeaa di Pluxee Group, che ha offerto una prospettiva internazionale sui trend emergenti in materia di benefit e welfare, evidenziando le differenze di interpretazione e le principali sfide e opportunità per le organizzazioni in un contesto globale. Nel corso della mattinata, i talk show hanno approfondito due direttrici centrali, con la partecipazione di speaker di primarie aziende italiane e internazionali: da un lato il tema del welfare inclusivo, inteso come capacità di rispondere a bisogni differenziati lungo le diverse fasi della vita e del lavoro; dall’altro il ruolo del welfare come leva di engagement, in un contesto in cui il lavoro è sempre più parte di un equilibrio più ampio tra tempo, relazioni e realizzazione personale. 
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Milano-Cortina, Bracco: “Più equilibrio di genere in questa edizione dei Giochi Invernali”

(Adnkronos) – “Il Comitato Olimpico Internazionale e la Fondazione Milano Cortina 2026, nostri partner in questa iniziativa, hanno fatto dei Giochi Invernali italiani l’edizione più equilibrata di sempre dal punto di vista del genere. Un traguardo molto importante: musica per le mie orecchie, che mi batto da tempo per l’empowerment femminile nell’impresa e nelle istituzioni. Di queste Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano e Cortina porterò nel cuore soprattutto i volti delle atlete azzurre, che hanno vinto con merito e impegno un numero straordinario di medaglie”.  Sono le parole di Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco, in occasione della presentazione, da parte di Fondazione Bracco e Comitato Olimpico Internazionale, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026, dei risultati della ricerca “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” realizzata dall’Osservatorio di Pavia.  “È stata una grande emozione ammirare le gesta delle nostre campionesse, a iniziare da Chiara Mazzel, sciatrice paralimpica che ha vinto 1 oro e 3 argenti, dando un contributo decisivo al record di podi della squadra italiana – spiega – Ho esultato anche per le straordinarie imprese di Federica Brignone, Francesca Lollobrigida, Sofia Goggia, Arianna Fontana e Lisa Vittozzi. Quest’ultima, dopo il fantastico oro nel biathlon è stata designata dal Coni come portabandiera azzurra durante la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona”.  “Si tratta di donne che con fatica, cadendo e rialzandosi, sostenute da una incrollabile passione, hanno saputo imporsi anche all’attenzione dei media. Ragazze coraggiose, che con tenacia, grinta, sacrificio, determinazione hanno scritto pagine memorabili dello sport invernale italiano”, conclude Bracco. 
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Emergenza medica per Chuck Norris, l’attore ricoverato alle Hawaii

(Adnkronos) – Paura per Chuck Norris. Da quanto apprende 'TMZ' da fonti a conoscenza diretta, l'attore è stato ricoverato in un ospedale alle Hawaii in seguito a "un'emergenza medica sull'isola di Kauai". Il sito d'intrattenimento però non conosce la natura dell'emergenza. Al momento sembrerebbe che Norris sia di buon umore. L'attore ha compiuto 86 anni lo scorso 10 marzo e ha festeggiato l'occasione pubblicando sui social media un video in cui si allena con un istruttore.  
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Smartphone prima di dormire? “Provoca problemi seri”, l’allarme di Bassetti

(Adnkronos) –
L'abuso del cellulare prima di dormire crea problemi al sonno e può danneggiare la salute del cuore e del cervello. Il professor Matteo Bassetti, dal proprio profilo Instagram, accende i riflettori su una pessima abitudine estremamente diffusa. "Ci sono un sacco di effetti negativi a cascata delle luci prima di dormire: basta poca luce, pochissima, diffusa prima di dormire, perché il nostro corpo diventi bersaglio di disturbi di vario genere, anche seri", scrive il direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. "Un danno che parte dai telefonini che usiamo tutti i giorni: la luce blu che fissiamo mentre maneggiamo il cellulare può disturbare il sonno, e non solo. Sono diversi gli studi che negli ultimi anni, hanno collegato l’esposizione alla luce notturna, oltre che all’interruzione del sonno, anche ad effetti negativi sulla salute cardiaca, metabolica, cognitiva e mentale", aggiunge.  Gli studi a cui fa riferimento Bassetti in maniera generica hanno delineato il quadro relativo agli effetti della 'luce blu'. La blue light prodotta dagli smartphone o dai tablet può condizionare la produzione di melatonina, che favorisce il sonno, fino a sopprimerla. L'effetto, che può ritardare il sonno, è più evidente in caso di esposizione prolungata in un ambiente buio. Passare da un post all'altro tiene attivo il cervello, con la possibilità di causare stress o eccitazione: in ogni caso, il cervello rischia di trovarsi in uno status in cui diventa più complicato 'disattivarsi'. Anche questo processo incide sul rinvio del sonno e sulla riduzione della durata del riposo notturno, con un effetto a catena.  Tra gli studi spicca, negli ultimi mesi, quello condotto dal team guidato dal professor Shady Abohashem del Massachusetts General Hospital – docente alla Harvard Medical School in Boston – e presentato nel novembre 2025 all'American Heart Association Scientific Sessions. La ricerca riguarda più di 450 adulti di Boston senza malattie cardiache preesistenti. Lo studio ha impiegato imaging cerebrale e satelliti per misurare la luce notturna esterna, evidenziando un collegamento sostanzialmente diretto: più luce, più rischio cardiaco, con meccanismi relativi ai processi di infiammazione che possono arrivare a condizionare le arterie. La soluzione? Per ridurre i rischi bisogna spegnere gli schermi almeno 1 ora prima di dormire, usare modalità notturne o filtri blue-light, mantenere la stanza totalmente buia. O, in alternativa, la maschera sugli occhi. 
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Biagi, De Luca (Consulenti lavoro): “Lungimirante e visionario, oggi norme seguono suo pensiero”

(Adnkronos) – Biagi parlava 25 anni fa "del concetto di adattabilità, di occupabilità, di un mercato del lavoro moderno, di politiche attive che sono centrali oggi e lo saranno ancora di più domani, con le nuove norme che sono state introdotte negli ultimi tre anni. Questo fa capire quanto fosse lungimirante. Provate a pensare a quello che teorizzava in materia di occupazione dei giovani e delle donne, quando ha disegnato per i giovani l'apprendistato professionalizzante o i percorsi di alternanza scuola-lavoro. Sull'occupazione femminile ancora oggi, anche noi come categoria sosteniamo che per incrementarla non servono strumenti normativi ma servono servizi alla famiglia che devono essere presenti sul territorio, esattamente quello che teorizzava Biagi". Lo ha detto Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, intervenendo alla tavola rotonda 'L’eredità di Marco Biagi e il futuro del diritto del lavoro' nel corso dell'evento 'Dentro il futuro'. in corso a Torino e trasmesso in diretta sulla web tv dei consulenti del lavoro 'Diciottominuti – edizione speciale'. All'inizio dell'evento è stato trasmesso l'intervento del giuslavorista al congresso dei consulenti del lavoro nel novembre 2001, meno di sei mesi prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002, 24 anni fa.  Secondo De Luca "dalla Legge Biagi poi peraltro è venuto fuori 'disegnata', giusto per restare nel tema della lungimiranza, quella che è stata l'evoluzione della nostra categoria, che è iniziata proprio da quegli anni, grazie a quel riconoscimento di professionalità, di garanzia istituzionale, di certezza e tutela della fede pubblica che è avvenuta con la possibilità di costituire presso i nostri consigli provinciali le commissioni di certificazione, e per il Consiglio Nazionale di poter fare politiche attive anche per il tramite di un altro soggetto, la Fondazione Consulenti per il lavoro", sottolinea.   Secondo De Luca tutti "puntini che se li uniamo insieme e poi andiamo a completarli con le previsioni delle ultime norme che sono state introdotte in questi anni portano a disegnare la professione moderna di consulente del lavoro. Non è un caso che la piattaforma Siisl, quella del sistema di inclusione lavorativa, è stata dedicata dal ministro del Lavoro proprio a Marco Biagi perché in qualche modo ne completa il pensiero a a distanza di 24 anni. Pensate quanto tempo abbiamo sperperato come Paese con una visione retrodatata che ha trovato il suo culmine con la visione assistenzialista che abbiamo vissuto fino al 2022, e quanto lavoro avremmo potuto creare, come è stato creato in questi ultimi tre anni, se soltanto fossero stati applicati prima interamente i principi che Biagi aveva esposto nel 2001. È incredibile come noi oggi siamo qui a parlare di futuro e quel futuro è stato scritto in maniera visionaria 25 anni fa", ha continuato De Luca. "Marco Biagi oggi ci direbbe di proseguire a fare quello che abbiamo fatto 23 anni fa dopo la legge Biagi, e cioè guardare al futuro costruendo una professione ancora più legata a quelle che sono le mutate condizioni. Ci direbbe per esempio di interessarci di intelligenza artificiale, come abbiamo già fatto e come faremo in maniera ancora più convinta, indossando i panni del supervisor in azienda che solo noi possiamo andare a fare visto le caratteristiche che disegnano le linee guida sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella gestione dei rapporti di lavoro. Ci direbbe comunque di applicare quel criterio di principio, di adattabilità, guardandoci ogni mattina allo specchio e chiedendoci se quello che sappiamo fare è adatto alla mutata condizione del mondo del lavoro, o se forse dobbiamo applicare nuovi modi, nuove specializzazioni, una nuova capacità di esprimere la nostra professione. Un po' quello che tutti dovrebbero fare ,e devono fare, in questa transizione digitale così invasiva". 
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Trump, la battuta gela la premier giapponese: “Attacco Iran come Pearl Harbor”

(Adnkronos) – Donald Trump 'regala' una battuta che fa calare il gelo alla Casa Bianca durante l'incontro con la premier del Giappone, Sanae Takaichi. "Perché non abbiamo avvisato gli alleati sull'attacco all'Iran? Volevamo sfruttare l'effetto sorpresa, che il Giappone conosce benissimo. Perché non ci avete avvisato prima di Pearl Harbor?", chiede il presidente degli Stati Uniti. Takaichi ascolta le parole dell'interprete, l'espressione del suo viso tradisce un pizzico di disagio… 
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Conclusioni a 25 sull’Ucraina, Orban blocca tutto

(Adnkronos) –
Viktor Orban colpisce ancora usando l'arma che sa maneggiare meglio, il diritto di veto. Il premier ungherese, che è anche il membro del Consiglio Europeo con la maggiore anzianità di servizio, ha bloccato, spalleggiato dal premier slovacco Robert Fico, il prestito da 90 miliardi di euro per sostenere l'Ucraina nel 2026 e 2027 che l'Ue aveva concordato nel summit dello scorso dicembre. Gli altri leader europei non hanno potuto fare altro che protestare e rinfacciargli il fatto che è venuto meno alla parola data, "l'unica cosa che gli dà fastidio", secondo una fonte diplomatica, perché "sa che è vero".  Tutto inutile: il prestito all'Ucraina rimane bloccato, insieme al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, in attesa delle elezioni politiche che si terranno in Ungheria il prossimo 12 aprile. La discussione tra i capi di Stato e di governo dell'Ue sul prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina si è dunque conclusa presto, a Bruxelles, con l'approvazione delle conclusioni a 25, senza l'Ungheria e senza neppure la Slovacchia, come già era accaduto nello scorso dicembre. E' da tempo, comunque, che il Consiglio Europeo non approva conclusioni all'unanimità sull'Ucraina, poiché l'Ungheria si è sfilata da un pezzo.
 "La posizione ungherese è molto semplice – ha ribadito Orban, arrivando al Consiglio Europeo – siamo pronti a sostenere l'Ucraina quando riavremo il nostro petrolio, che è bloccato" dagli ucraini. No oil, no money: niente petrolio, niente soldi, come Orban va ripetendo da giorni, in tutte le salse. Le conclusioni approvate oggi, ben 17 punti, si aprono sottolineando, al punto 2, che il testo viene "saldamente" sostenuto da "25 capi di Stato o di governo". Tecnicamente, per quanto saldo sia il sostegno dei 25, se non sono a 27, non sono conclusioni del Consiglio Europeo: non hanno lo stesso valore giuridico e segnalano l'esistenza di una divisione tra i leader. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è collegato con i 27 in videoconferenza, per sottolineare che "ormai da tre mesi, la più importante garanzia di sicurezza finanziaria per l'Ucraina da parte dell'Europa non funziona: il pacchetto di sostegno da 90 miliardi di euro per quest'anno e il prossimo. Per noi è fondamentale". Niente da fare: Orban e Fico hanno mantenuto il veto, come previsto alla vigilia da fonti diplomatiche. Non ha aiutato a sbloccare l'impasse il fatto che Zelensky si sia spinto nei giorni scorsi a minacciare di morte, non troppo velatamente, il premier ungherese, cosa che Orban ha immediatamente sfruttato in campagna elettorale. Dato in svantaggio da alcuni sondaggi rispetto ai rivali di Tisza, di fronte al rischio di perdere il potere Orban non guarda in faccia a nessuno: primum vivere.  Durante la discussione che è seguita al discorso di Zelensky, il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, come hanno riferito fonti Ue, ha affrontato la questione del comportamento dell'Ungheria in merito al prestito all'Ucraina, "deciso per consenso" dal Consiglio Europeo a dicembre, con il sostegno di "tutti" i capi di Stato e di governo, Orban e Fico inclusi. Come già fatto nei precedenti scambi con l'ungherese, Costa ha affermato che questo tipo di comportamento è "inaccettabile" e che viola i principi di buona fede e di sincera cooperazione sanciti dai trattati. Anche gli altri leader hanno espresso a Orban il loro disappunto. C'è ben poco, tuttavia, che Costa e i capi di Stato e di governo possano fare, a parte protestare: senza il via libera dell'Ungheria (e della Slovacchia), è impossibile modificare il regolamento sull'Mff 2021-27, indispensabile per effettuare il prestito all'Ucraina da 90 mld di euro, garantito dal bilancio Ue, concordato nello scorso dicembre e che dovrebbe avvenire mediante cooperazione rafforzata, a 24 (senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca).  Il motivo del veto è, almeno ufficialmente, la questione dell'oleodotto Druzhba, danneggiato da un bombardamento russo alla fine di gennaio. L'oleodotto, costruito dall'Urss per portare il petrolio dagli Urali e dalla Siberia ai Paesi del Comecon, prima di essere bombardato dai russi riforniva Ungheria e Slovacchia di greggio, in virtù di una eccezione alle sanzioni strappata dai due Paesi, privi di acceso al mare.  Gli ungheresi sostengono che sarebbe stato danneggiato solo un magazzino, e che l'oleodotto potrebbe essere riparato in pochi giorni, se gli ucraini lo volessero. Hanno anche accusato Kiev di ritardarne apposta la riparazione, per influire sul voto del 12 aprile, in combutta con l'Ue. Il presidente Volodymyr Zelensky, dietro forti pressioni da parte dei vertici dell'Unione, ha detto che lo riparerà, grazie a fondi e aiuti europei, ma che ci vorrà "un mese e mezzo". La Commissione Europea, la cui presidente Ursula von der Leyen aveva detto di disporre di soluzioni alternative, che poi alla prova dei fatti non si sono materializzate, ha inviato una missione in Ucraina per verificare lo stato della pipeline. Per Costa, ricorda una fonte Ue, la situazione dell'oleodotto Druzhba è una questione diversa dal prestito. Il suo ripristino dipende esclusivamente dalla capacità dell'Ucraina di ripararlo e dalla volontà della Russia di non distruggerlo nuovamente. Costa, prosegue la fonte, sta collaborando con le autorità ucraine per fornire loro "assistenza" e il presidente Zelenskyy si è "appena impegnato a ripristinare completamente il flusso di petrolio il prima possibile" e a rispettare "pienamente" il ruolo dell'Ucraina come "partner energetico affidabile" dell'Ue.   Costa ha inoltre ricordato che alcune dichiarazioni pubbliche del presidente Zelensky sul primo ministro ungherese sono "inaccettabili" e che "questa escalation non è nell'interesse di nessuno". Tutto inutile: Orban non si è mosso di un millimetro, continuando a brandire il veto, come fa regolarmente da anni nelle occasioni più svariate. Invano il cancelliere tedesco Friedrich Merz gli ha pubblicamente rinfacciato che "il principio che regola il funzionamento dell'Unione Europea è quello della lealtà e dell'affidabilità. E dò per scontato che tutti gli Stati membri dell'Unione europea lo rispettino". Il premier belga Bart De Wever ha indicato che lo sblocco del prestito all'Ucraina, molto probabilmente, dovrà attendere fino a dopo le elezioni in Ungheria, previste per il 12 aprile. "Ho l'impressione che faccia parte della sua campagna elettorale", ha notato. Dopo aver rampognato Orban in privato e in pubblico, il presidente Costa ha preferito procedere con gli altri punti all'ordine del giorno, visto che il premier magiaro non ha fatto una piega. In ogni caso, come ha spiegato una fonte diplomatica, l'Ucraina ha ancora un po' di tempo, grazie ad un accordo con il Fmi, prima di rimanere priva di fondi. Può sopravvivere fino a dopo il 12 aprile senza fare default. Sempre che Orban le elezioni le perda davvero. (di Tommaso Gallavotti)
 
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