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Carburanti, l’allarme del presidente di FederPetroli Italia: “Tra un mese il pieno potrebbe costare 30 euro in più”

(Adnkronos) – “Con la situazione di incremento giornaliero dei prezzi alla pompa per benzina e gasolio, tra un mese, se la situazione non dovesse avere freno, saremo costretti a fare un pieno con un costo dal 28 al 32%, circa 30 euro di maggiorazione su un rifornimento base di automobile”. A dirlo all'Adnkronos è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, commentando i nuovi rincari.  "Abbiamo da circa due mesi un -36% sull’erogato diesel sui mezzi pesanti", continua Marsiglia, che sottolinea: "Le aziende di trasporto hanno cambiato le proprie politiche logistiche a causa del caro gasolio: con la situazione paradossale che già la filiera inizia a essere intaccata e si iniziano a vedere meno prodotti sugli scaffali", sottolinea. "Una situazione insostenibile se si pensa che da novembre 2025 un camion oggi ha un surplus mensile di circa euro 1.100", conclude.  
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Tragedia a Milano, bimba di due anni morta in ospedale

(Adnkronos) –
Una bambina di due anni è morta all'ospedale pediatrico Buzzi dopo essere giunta in gravissime condizioni dal pronto soccorso dell'ospedale di Rho. Il Buzzi ha fatto un esposto alla Procura di Milano, come da prassi in questi casi.  Secondo le ricostruzioni, la bambina sarebbe arrivata al pronto soccorso di Rho con forti dolori addominali. Dopo essere stata in presa in carico dai medici, il quadro clinico sarebbe peggiorato e la piccola avrebbe subito un arresto cardiaco. 
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Venezia 83, a Pif la quinta edizione del Premio Famiglia Cristiana

(Adnkronos) – Va a Pif la quinta edizione del Premio Famiglia Cristiana: un riconoscimento che celebra non solo il talento, ma anche la capacità di coniugare intrattenimento e forte impegno civile. Il regista e conduttore è stato premiato nell’ambito della 83/a Mostra del Cinema di Venezia. La cerimonia all’Italian Pavilion dell'Hotel Excelsior è stata introdotta da monsignore Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo: "Premiamo non solamente un amico, ma soprattutto una persona capace, con la sua arte multiforme, di stare con il pubblico senza mai accarezzarlo e senza mai blandirlo, lasciando sempre dentro un graffio". A consegnare il riconoscimento è stato don Stefano Stimamiglio, direttore del settimanale 'Famiglia Cristiana', che ne ha letto la motivazione ufficiale definendolo un "autore e regista straordinario che ha saputo attraversare cinema, televisione e radio con ironia e intensità, alternando inchieste pungenti a commedie d'autore dal profondo valore civico". Il premio celebra, infatti, la sua straordinaria capacità di unire l'intrattenimento alla riflessione sociale, raccontando la realtà contemporanea e la lotta alle mafie con profondità, coraggio e sensibilità.  A margine della premiazione, Pif, tra le voci più originali e amate del panorama audiovisivo italiano, è stato intervistato dal giornalista di 'Famiglia Cristiana', Eugenio Arcidiacono. In merito al suo lavoro e al suo rapporto con la spiritualità, il regista ha dichiarato: "È un film sulla fede scritto da un agnostico, un vero paradosso. Inizialmente – ha continuato Pif – volevo intitolarlo 'Futti futti che Dio perdona tutti', sintesi di un certo cristianesimo fatto di molto perdono e poco pentimento, ma pensando alle Edizioni Paoline, che avrebbero pubblicato il libro, ho cambiato idea. Crescendo mi sono chiesto se fossi cristiano per fede o per educazione: ho scelto l'agnosticismo, ma da allora mi faccio molte più domande. La fede deve basarsi sul dubbio, ed è proprio il dubbio ad avvicinarmi. Come dice Papa Francesco, davanti a un bambino che soffre persino lui si domanda dove sia Dio". Questo premio rappresenta un ulteriore, importante traguardo in una carriera ricca di successi. Pif ha mosso i primi passi giovanissimo come assistente alla regia per Franco Zeffirelli in Un tè con Mussolini (1999) e per Marco Tullio Giordana ne I cento passi (2000). Esordito in televisione come inviato de Le Iene, si è consacrato con il programma cult Il Testimone, per poi mietere grandi successi al cinema. Per il suo folgorante esordio La mafia uccide solo d'estate (2013) ha vinto due David di Donatello, due Nastri d'Argento, un Globo d'Oro e l'European Film Award per la miglior commedia, a cui sono seguiti film acclamati come In guerra per amore (2016) ed E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2021). La sua voce continua a farsi sentire anche in radio e tv con format come I Provinciali e Caro Marziano, confermandolo come un testimone attivo e instancabile sul fronte dell'antimafia sociale. 
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Fabregas snobba l’esordio in Champions: “E’ una gara come le altre”

(Adnkronos) – "Domani è una partita come le altre, dobbiamo provare a vincere come tutte le partite. Poi capisco le emozioni della città e del club, ma dobbiamo essere bravi a capire che è una partita di calcio. Sono una grande squadra, dobbiamo sfruttarla per crescere, vogliamo essere al top. Vediamo come va, ma c'è fiducia". Così l'allenatore del Como, Cesc Fabregas, in conferenza stampa alla vigilia dell'esordio dei lariani in Champions League in casa contro il Lipsia.  "Formazione? Sceglierò chi mi aiuterà di più ad andare all'obiettivo, che è la vittoria -aggiunge il 39enne tecnico catalano-. Mi conoscete da due anni e mezzo ormai, a me non interessa l'esperienza. Che vuole dire? Ieri ti posso far vedere giocatori che hanno fatto 100 partite in Champions e hanno sbagliato… La scelta più giusta sarà far giocare chi mi aiuterà di più a vincere. Adesso stiamo arrivando a un livello che, due minuti prima della riunione, qualche scelta la devo fare. Questo fa capire quanto il livello si è alzato e quanto sono vicini i giocatori. Adesso nessuno può sapere chi gioca domani. Tutti sono preparati per dare una mano. Discorso? Non me lo preparo, sono una persona a cui viene tutto da dentro. Sono uno che dice quel che sente". Fabregas parla poi dell'avversario di domani. "Il Lipsia è un grande club, l'hanno dimostrato negli anni, creando una cultura iniziando da zero 20 anni fa. Si possono prendere tantissime idee e hanno fatto bene. Conosco Martin Demichelis e diverse persone del club, sono grandi persone e grandi professionisti. Non sono sorpreso di ciò che hanno costruito. Sarà una gara molto difficile domani. La cosa più importante è che, succeda quel che succeda, i giocatori possano trasmettere il nostro calcio. E questo vuol dire capire, intendere il calcio. Ogni partita va giocata con la nostra identità".
 
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Temptation Island, Filippo Bisciglia insultato (di nuovo) dopo la puntata: cosa è successo

(Adnkronos) –
Filippo Bisciglia è stato nuovamente attaccato sui social dopo la puntata speciale di Temptation Island, andata in onda lunedì 7 settembre su Canale 5. Il conduttore del docu-reality ha ricevuto diversi commenti negativi da parte dei telespettatori, che lo hanno accusato di aver preso le parti di Sabrina durante il confronto con l'ex fidanzato Giovanni.  "Filippo ti adoro, ma l'anno prossimo non difendere più le donne come Sabrina o Soraya perché perdi parecchi punti", ha scritto un utente sotto l'ultimo post condiviso dal conduttore. "Voglio vedere come si comporta Filippo lunedì prossimo con la sua protetta Soraya", si legge in un altro commento.    Il riferimento è anche al confronto tra Soraya e Cristian, andato in onda nel corso dell'ultima puntata di luglio. Durante il quale la discussione si era fatta particolarmente accesa, tanto da spingere Bisciglia a intervenire. Il conduttore aveva preso le parti di Soraya, un atteggiamento che aveva fatto discutere il pubblico. I telespettatori infatti avevano considerato quella difesa immotivata, considerando il percorso discutibile della giovane nel docu-reality di Canale 5.  Nella puntata speciale, invece, Bisciglia ha mostrato vicinanza a Sabrina, abbracciandola dopo il confronto con Giovanni. Il conduttore aveva inoltre rimproverato l'ex fidanzato per essersi agitato dopo che Sabrina gli aveva mostrato alcune prove che confermano una sua infedeltà in passato.  
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Venezia 83, con Martina Ferragamo ‘un passo alla volta’ tra memoria e futuro

(Adnkronos) – Come si trova la propria strada quando il passato sembra averne già indicata una? E' da questa domanda che nasce "Un passo alla volta", il cortometraggio scritto da Martina Ferragamo e Simone Coppo, diretto da Coppo, prodotto da Image Hunters e presentato da Ferragamo. Il film debutta questa sera al Teatro La Fenice di Venezia, nell’ambito dell’83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel cast, accanto a Martina Ferragamo, Margherita Buy, Francesco Colella e Francesco Centorame. La storia parte da una situazione apparentemente semplice: Martina, attrice, arriva su un set per girare un film dedicato alla propria famiglia, quella che ha nel nonno, Salvatore Ferragamo (1898-1960), il 'ciabattino delle stelle' di Hollywood, il suo patriarca. Ma mentre le riprese procedono, il confine tra realtà e finzione comincia a farsi sempre più sottile. I ricordi affiorano, il passato entra nel presente e il set diventa lo spazio nel quale la protagonista è costretta a confrontarsi con la storia da cui proviene. Il cortometraggio si muove così tra dimensione reale e onirica e costruisce un racconto nel quale cinema e memoria finiscono per sovrapporsi. Martina non è soltanto l'attrice che interpreta una storia familiare: è anche parte di quella storia. A rendere ancora più forte questo cortocircuito è la scelta di affidarle il ruolo di Wanda Miletti Ferragamo, sua nonna. La figura di Wanda si intreccia inevitabilmente con quella di Salvatore Ferragamo, fondatore della maison e protagonista di una vicenda che ha attraversato anche il mondo del cinema. Il rapporto con Hollywood rappresenta infatti uno dei capitoli più conosciuti della sua storia: negli anni Venti Ferragamo si trasferì negli Stati Uniti e lavorò a Hollywood, dove entrò in contatto con l'industria cinematografica e realizzò calzature per numerose star. Il cortometraggio guarda però a quella vicenda da una prospettiva diversa, concentrandosi sul modo in cui una storia così importante viene raccolta dalle generazioni successive. Wanda Miletti Ferragamo, moglie di Salvatore, ebbe un ruolo centrale nella continuità dell'azienda dopo la morte del marito e contribuì alla crescita e alla trasformazione della maison. Nel film, la sua figura diventa anche il simbolo di un passaggio tra generazioni e di una capacità di costruire il futuro a partire da ciò che si è ricevuto. Per Martina, interpretare Wanda significa quindi confrontarsi con una presenza familiare e con una figura che appartiene contemporaneamente alla dimensione privata e alla storia pubblica della famiglia. Il cinema diventa lo strumento attraverso il quale osservare quella distanza e, allo stesso tempo, provare ad accorciarla. Martina Ferragamo, 28 anni, è la più giovane dei quattro figli del presidente della Maison Salvatore Ferragamo, Leonardo Ferragamo, e di Maria Beatrice Garagnani. Il gioco tra realtà e finzione riguarda anche gli altri personaggi. Margherita Buy interpreta la regista del film nel film, mentre Francesco Colella veste i panni di Claudio e Matteo e Francesco Centorame interpreta Salvatore. Una struttura narrativa che moltiplica i punti di vista e accompagna la protagonista in un percorso nel quale ciò che viene rappresentato sul set finisce per avere conseguenze anche sul piano personale. "Un passo alla volta" affronta così un tema che supera i confini della storia dei Ferragamo. Al centro c'è il rapporto con ciò che si eredita: un nome, una famiglia, una tradizione, un talento, ma anche aspettative e responsabilità. La domanda non è soltanto cosa riceviamo da chi ci ha preceduto, ma cosa decidiamo di farne. Il film si interroga proprio su questo passaggio. Ricevere un'eredità non significa necessariamente accettare una strada già definita. Può significare, al contrario, trovare il modo di confrontarsi con quella storia, riconoscerne il valore e allo stesso tempo trasformarla in qualcosa di personale. È una riflessione che nel percorso di Martina assume un significato particolare. La sua attività nel cinema e nel teatro si affianca infatti alla storia familiare e alla notorietà del nome che porta. Formata al Lee Strasberg Theatre & Film Institute di New York, l'attrice ha costruito un percorso professionale tra cinema e teatro, prendendo parte, tra gli altri, a "Romantiche", "6 minuti per farla innamorare" ed "Eh", diretto proprio da Simone Coppo. La collaborazione tra Ferragamo e Coppo, che sono anche una coppia nella vita privata, prosegue dunque con un progetto nel quale esperienza artistica e dimensione personale si incontrano. Il film diventa un'occasione per interrogare anche il significato del lavoro dell'attrice: interpretare un personaggio significa entrare nella storia di qualcun altro, ma in questo caso quella storia appartiene alla stessa interprete. Anche la musica contribuisce alla costruzione di questa atmosfera sospesa. La colonna sonora originale è firmata da Matteo Buzzanca e accompagna il percorso della protagonista tra passato, presente e immaginazione. La musica diventa così parte del racconto e sottolinea il passaggio da una dimensione temporale all'altra. Il risultato è un cortometraggio che utilizza una storia familiare molto riconoscibile per affrontare una questione più universale. Cosa significa appartenere a una storia che ci precede? Quanto di quella storia siamo chiamati a conservare e quanto, invece, possiamo riscrivere? E soprattutto, come si costruisce una propria identità quando il punto di partenza è già così definito? Il titolo "Un passo alla volta" riassume questa ricerca. In un tempo nel quale la velocità sembra essere diventata una misura del successo e nel quale tutto appare orientato verso il risultato immediato, il film sceglie di concentrarsi sul momento precedente alla meta: quello della scelta, dell'ascolto e della consapevolezza. Il passato non viene quindi presentato come qualcosa da abbandonare, ma come una parte della propria storia con cui fare i conti. L'eredità può diventare un vincolo, ma anche una possibilità. Dipende da come la si guarda e da cosa si decide di farne. A Venezia, attraverso la storia di Martina e il confronto con la figura di Wanda, il cortometraggio racconta proprio questo passaggio: il momento in cui una storia ricevuta smette di essere soltanto un'eredità e comincia a diventare una scelta personale. Non una fuga dal passato, ma un modo diverso di attraversarlo per poter guardare avanti. Un passo alla volta. "Questo cortometraggio – dichiara Martina Ferragamo all'Adnkronos – rappresenta per me qualcosa di molto intimo e personale. Attraverso il cinema, che è una mia scelta e la mia strada, ho cercato di trasformare una storia profondamente legata alle mie radici in qualcosa di universale, che potesse appartenere anche agli altri. È stato un modo per raccontare la mia famiglia attraverso qualcosa che sento profondamente mio: la recitazione. E sono molto felice di poter condividere questo progetto con il pubblico". "In questo film mi sono confrontata con due personaggi: da una parte interpreto me stessa all’interno di un contesto cinematografico, dall’altra mia nonna Wanda quando era giovane. Attraverso la recitazione sono quindi entrata in contatto con figure molto vicine alla mia storia personale. Ora sono curiosa di scoprire quanto lontano da me potrà portarmi un personaggio completamente diverso", ha aggiunto. Sul futuro, Ferragamo anticipa: "Ci sono diversi progetti in cantiere che realizzeremo in autunno. Sono molto curiosa di vedere come proseguirà questo percorso". E la presenza a Venezia? "La Mostra del Cinema – spiega – è qualcosa a cui ambisco fin da quando ero piccola. È bellissimo essere qui con questo progetto, in un luogo in cui si incontra quella che considero la nostra tribù del cinema e in cui c'è un forte contatto con il pubblico. Il pubblico è una parte fondamentale del cinema, perché è quello che, ogni volta, completa l'opera cinematografica". (di Paolo Martini) 
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Caro energia, Marangoni: “Gas a 80 euro livello preoccupante, Governo agisca sulle accise”

(Adnkronos) – "Il caro energia preoccupa ma non deve allarmare. In altri momenti avremmo visto livelli decisamente più alti". Così Alessandro Marangoni ad Adnkronos spiega gli effetti dei nuovi rialzi dei prezzi del gas e del petrolio. "Nell’immediato, con margini di bilancio limitati – ha proseguito il Governo può intervenire sulle accise dei carburantima sul piano strutturale, invece, la priorità deve essere accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dall’estero e dai combustibili fossili". "Il nucleare è una soluzione di medio-lungo periodo – ha aggiunto – ma non una risposta all’emergenza attuale". 
Petrolio sopra i 100 dollari e gas europeo intorno ai 78. È una fiammata legata alla geopolitica o siamo all’inizio di una nuova fase?
 “Non c’è dubbio che i fattori geopolitici siano in questo momento particolarmente rilevanti. Lo vediamo nella volatilità dei prezzi e nell’andamento di petrolio e gas negli ultimi mesi, che ha seguito le notizie sulla possibilità che si aprissero o si chiudessero i rubinetti dal Golfo. Non credo però che siamo di fronte a un momento di svolta: probabilmente è un altro degli “up and down” che abbiamo già visto in questi mesi. E non dimentichiamo che, rispetto ai picchi straordinari della crisi petrolifera degli anni Settanta, siamo ancora su prezzi relativamente contenuti”. 
Qual è il livello dei prezzi che dovrebbe iniziare a preoccuparla?
 “Siamo vicini. Cento dollari al barile non sono pochi: storicamente l’economia europea riesce a sopportare livelli nell’ordine dei 70-80 dollari. Ma per l’Italia a preoccupare soprattutto è il gas, che sta viaggiando pericolosamente di nuovo verso gli 80 euro per megawattora. È un livello veramente preoccupante per le imprese”. 
Quanto è esposta l’Italia rispetto agli altri grandi Paesi europei?
 “L’esposizione italiana è significativa. Non tanto per il petrolio, perché, salvo qualche eccezione, gran parte dei Paesi europei dipende dalle importazioni, quanto ancora una volta per il gas. Alcuni Paesi europei dispongono di maggiori risorse, mentre noi dipendiamo fortemente dal gas sia per la competitività del sistema industriale sia per le bollette dei cittadini”. 
Quali sono i settori più a rischio in questo momento?
 “Sicuramente la generazione elettrica, che nel nostro Paese dipende pesantemente dal gas. Pensiamo che circa il 70% delle ore di mercato faccia prezzo sul gas, contro poco più della metà in altri Paesi come la Spagna. Al di là dei luoghi comuni, più che alle imprese energivore, che comunque dispongono di misure specifiche, penso soprattutto alle piccole e medie imprese che operano in settori non considerati energivori in senso stretto, ma nei quali il costo dell’energia ha comunque un peso rilevante. Non dimentichiamo, inoltre, che tutto questo incide pesantemente sul costo dei trasporti e quindi, a cascata, su tutti i settori e sui prezzi dei prodotti”. 
Con risorse pubbliche limitate, dove dovrebbe concentrarsi l’intervento del Governo: sulle bollette delle famiglie, sul sostegno alle imprese o sugli investimenti per ridurre strutturalmente il costo dell’energia?
 “Il Governo italiano, purtroppo, per ragioni di equilibrio di bilancio ha spazi di manovra molto limitati. Vista la situazione dei prezzi e il quadro del mercato della raffinazione, è giusto concentrarsi sulle accise dei carburanti, anche considerando che una parte delle risorse può essere recuperata attraverso l’Iva”. 
E sul piano strutturale quale dovrebbe essere la priorità?
 “Più in generale il Governo dovrebbe dedicare non soltanto risorse, ma anche sforzi normativi e politici ad accelerare la transizione energetica. È l’unica strada per ridurre strutturalmente la dipendenza energetica dall’estero e dai combustibili fossili”. 
Questa crisi può accelerare la transizione verso le rinnovabili oppure c’è il rischio che, nell’emergenza, tornino in primo piano gas, carbone e fonti tradizionali?
 “Credo sia fondamentale accelerare sulla transizione. Risorse come il carbone sono state correttamente mantenute come backup, ma come extrema ratio rispetto a eventuali situazioni di carenza. Oggi, però, il problema non è tanto il rischio di una mancanza degli approvvigionamenti quanto il rischio legato ai prezzi. Gas e petrolio non scarseggiano in senso stretto, ma i loro costi sono sempre più elevati. Quindi bisogna accelerare sulla transizione e, nell’immediato, prevedere alcune misure tampone, come quelle sui carburanti”. 
Quale ruolo potrebbe avere il nucleare?
 “Il nucleare, se la tecnologia si svilupperà nella direzione auspicata, può rappresentare una soluzione strutturale, ma di medio-lungo periodo. Si parla di arrivare a impianti di nuova generazione allo stadio commerciale tra una decina d’anni. Da qui ad allora potremmo anche essere tornati ad avere il petrolio a 20 dollari e il gas a 20 euro: non possiamo saperlo. Può quindi essere una soluzione tecnologica interessante, ma non una risposta all’emergenza attuale”.  
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Lorena Isceri, folla ai funerali a Squinzano: “Qui per prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia”

(Adnkronos) – E' gremita la chiesa Maria Regina di Squinzano (Lecce) dove alle 17 di oggi sono cominciati i funerali di Lorena Isceri, la 45enne morta dopo essere stata lanciata da un viadotto dell'A1 all'altezza di Barberino del Mugello dall'ex fidanzato Federico Vella, 36 anni, che poi si è suicidato.  Presenti circa 40 sindaci, il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino. In rappresentanza della Regione Puglia interverrà il consigliere regionale Stefano Minerva. Fuori molti cittadini seguono la cerimonia attraverso un maxischermo. 'Siamo qui, siamo in tanti. Non soltanto perché conoscevamo Lorena, perché le volevamo bene perché siamo suoi amici, parenti, conoscenti. Siamo qui anche perché vorremmo se fosse possibile prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia'', ha detto il parroco don Vanni Bisconti, durante l'omelia per i funerali di Lorena Isceri. ''Vorremmo togliere almeno una parte di quella sofferenza a mamma a papà a suo fratello – ha aggiunto – Vorremmo potervi dire non siete soli. Questo dolore non dovete portarlo tutto da soli. Lo sappiamo nessun dolore e nessuna persona può togliere a un padre o una madre il dolore per la perdita di un figlio di una figlia. Nessuno può riempire questo vuoto che non possiamo stargli accanto. Possiamo piangere insieme. Possiamo pregare insieme. e facciamo almeno nostra un poco questa vostra immensa straziante sofferenza. Questo significa essere comunità''. "In questo momento il silenzio è il modo più giusto per esprimere cordoglio, affetto e vicinanza alla famiglia. Lorena è una ferita aperta che non si rimarginerà mai nei cuori della nostra comunità e di tutta Italia", ha detto il sindaco di Squinzano, Mario Pede, parlando con i giornalisti davanti alla chiesa 'Maria Regina'. La città, addobbata con nastri, lenzuoli e palloncini rossi, sta facendo sentire la sua vicinanza alla famiglia, il padre Franco Isceri, la mamma Antonietta Argentiero e il fratello Danilo. Oltre al lutto cittadino proclamato dal sindaco per la giornata di oggi, è stata prevista una fiaccolata per venerdì sera. Verranno anche illuminati di rosso due palazzi fino alla fine di settembre: Palazzo dell'Orologio e Palazzo Cleopazzo. "È stato un un momento in cui Squinzano – ha aggiunto Pede – si è vista unita nel dolore e lo testimoniano sia gli addobbi che i momenti di vicinanza organizzati in questi giorni per la famiglia e per Lorena e anche tantissimi volontari che io ringrazio non solo della Protezione civile, ma anche di associazioni e di semplici cittadini che si sono messi a disposizione anche per dare una mano in occasione del rito funebre, perché come potete immaginare per noi andare a gestire il flusso che si prevede non è semplice. Vedere che c'è tanta buona volontà e tanto affetto da parte di tantissimi nostri concittadini in qualche modo scalda il cuore in questo momento così drammatico". ''Negli ultimi giorni aveva paura. È stato tutto veloce, negli ultimi giorni di agosto, nell'ultimo mese, nelle ultime settimane. Non c'era prima un pericolo, che noi sappiamo. Se ci fosse stato questo pericolo, avremmo fatto tutto quello che avremmo potuto''. Così ai cronisti Francesca Pasimena, cugina di Lorena Isceri con cui era molto legata, giunta nella chiesa per l'ultimo saluto. ''È successo tutto negli ultimi giorni – ha aggiunto – non stiamo parlando di una persona che ha subito per mesi e per anni violenze, questo ve lo garantisco perché mia cugina la conosco bene, è una persona che pretende rispetto e te lo dice, quindi non stiamo parlando di una persona che cova e si chiude. Ricordiamola bene Lorena, per quello che è, non diamo notizie che non la rispecchiano''. 
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Inter, Martinez si scusa dopo l’errore con il Real Madrid: “Responsabilità mia, sbagliare aiuta a crescere”

(Adnkronos) – "Non c’e nessun percorso che non venga accompagnato di cadute e di errori, tanto nel calcio come nella vita. Riprendersi in un momento di difficoltà come quello di ieri ti costruisce una personalità forte, che serve per difendere questi colori". Josep Martinez, portiere dell'Inter, affida ai social le sue scuse per il brutto errore nella partita di Champions League contro il Real Madrid, costata ai nerazzurri il momentaneo 2-0 segnato da Valverde. "Mi prendo la responsabilità del mio errore nel secondo gol – ha spiegato l'estremo difensore spagnolo – non possiamo concedere due gol in quel modo quando affronti una squadra come il Real Madrid che non perdona gli errori. Siamo tutti dispiaciuti, credo che la squadra ieri abbia fatto una grande prestazione e meritava portare qualcosa di positivo a Milano". Dopo il ko contro i Blancos per 2-1, Martinez ha concluso: "Si impara, si cresce, si cerca di migliorare e si guarda in avanti. Ma sempre insieme e uniti. Forza inter".  
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11 settembre, dai documenti sull’aria tossica ai dati dei vigili del fuoco: l’impatto sulla salute 25 anni dopo

(Adnkronos) – A 25 anni esatti dagli attentati dell'11 settembre 2001, che provocarono il crollo delle Torri Gemelle e migliaia di vittime lasciando la città di New York e il mondo intero sotto shock, uno dei temi che stanno facendo più discutere alla vigilia delle celebrazioni riguarda le gravi conseguenze sulla salute della popolazione e degli operatori che furono in prima linea nei soccorsi. Un doloroso capitolo che ha aggiunto negli anni un ulteriore carico al tributo pagato dalla Grande Mela. Le immagini del giorno degli attentati sono un efficace promemoria: diversi video immortalarono l'impressionante nube di polveri e detriti provocata dai crolli al World Trade Center che investì letteralmente l'area di Lower Manhattan. Cosa resta dell'inferno di Ground Zero lo documentano per esempio i report su 25 anni di monitoraggio medico, trattamento e ricerca, condotti nell'ambito del Programma sanitario dei vigili del fuoco di New York per inquadrare gli effetti a lungo termine sulla salute degli operatori a seguito degli eventi dell'11 settembre e delle operazioni di soccorso e recupero in quel che restava del World Trade Center.  Ma punta ad andare ancora più a fondo l''operazione verità' lanciata dal sindaco di Nyc, Zohran Kwane Mamdani, che ha varato un portale online nel quale sono state rilasciate oltre 170mila pagine di documenti (e gradualmente ne verranno aggiunte altre). Secondo quanto riferito dalle autorità cittadine – riporta la 'Cnn' – i documenti, finora mai resi noti, facevano parte di un insieme di 68 scatole custodite in un ufficio del governo cittadino, scoperte lo scorso anno. "Per anni, i newyorkesi hanno chiesto di poter accedere ai documenti della città riguardanti le conseguenze a lungo termine sulla salute causate dai terribili attacchi dell'11 settembre. Per anni, le loro richieste sono state negate e ignorate. Tutto questo finisce oggi", ha annunciato Mamdani via X. "Questi documenti dimostrano ciò che le famiglie e i soccorritori sanno da tempo: l'amministrazione comunale era a conoscenza della pericolosità delle condizioni intorno a Ground Zero, eppure ha mentito ai newyorkesi", ha attaccato il sindaco. "Sono morte più persone a causa di malattie correlate all'11 settembre di quante ne siano state uccise il giorno stesso. Mentre celebriamo il 25esimo anniversario, il nostro impegno a non dimenticare mai non vacillerà". Dai documenti, secondo i media Usa, traspare che i funzionari della Grande Mela rassicurarono i residenti e i soccorritori sulla sicurezza dell'aria, nonostante le contraddizioni emerse dai loro stessi dati interni.  
Negli anni successivi – si legge nell'introduzione al portale che raccoglie le carte – migliaia di altre persone si sono ammalate gravemente, spesso mortalmente, a causa di tossine e detriti, sebbene la vera portata dell'impatto degli attacchi non sia ancora stata pienamente compresa". Nelle pieghe dei documenti si nascondono evidenze dei rischi a cui tanti residenti potrebbero essere stati esposti. Gli scambi di comunicazioni fra soggetti diversi sembrano suggerire che i funzionari possano aver tratto in inganno il pubblico nascondendo informazioni sui livelli pericolosi di amianto nell'aria, insabbiando una grave contaminazione da piombo presso la sede del Dipartimento dei Trasporti e scoraggiando l'uso di respiratori tra i soccorritori, si legge sulla Cnn. In alcuni passaggi si citano i "gravi e persistenti problemi di salute" sviluppati da molti residenti e lavoratori, tra cui epistassi croniche, eruzioni cutanee, mal di testa, asma di recente insorgenza e tosse, a causa dell'inalazione di "polvere altamente alcalina e caustica". Si sarebbe dunque minimizzato l'impatto delle polveri. E nella carte resta traccia anche di una ricerca di scienziati dell'University of California Davis, secondo cui l'aria conteneva "concentrazioni allarmanti" di particolato ultrafine in grado di penetrare e "depositarsi in profondità nei polmoni". Secondo il Memoriale dell'11 settembre, su almeno 140mila persone provenienti da tutti i 50 stati Usa iscritte al Programma sanitario del World Trade Center, a 49mila è stato diagnosticato un tumore certificato come correlato al Wtc. Sempre su questo fronte, ci sono i dati sui vigili del fuoco che operarono a Ground Zero, per i quali uno studio mostrò tassi elevati di cancro.  Nel report sull'impatto sanitario a 25 anni dai fatti tragici del World Trade Center, diffuso nei giorni scorsi da Mamdani e dal commissario del Dipartimento dei Vigili del fuoco di New York (Fdny) Lillian Bonsignore, e prodotto dal Fdny World Trade Center Health Program (Wtchp), si illustrano i dati del monitoraggio su vigili del fuoco, paramedici, ufficiali, civili, pensionati e altri membri del Fdny intervenuti al World Trade Center e partecipanti alle operazioni di soccorso e recupero. I risultati – si spiega in una nota – sottolineano l'importanza di un monitoraggio sanitario precoce e continuo, unitamente a un'assistenza integrata per le condizioni di salute mentale e fisica correlate all'esposizione.  
Cosa dice il report sulle conseguenze a lungo termine di quel disastro? Segnala ad esempio che 10.562 membri del programma hanno la certificazione di almeno una patologia fisica, tra cui malattie delle basse vie respiratorie, malattie delle alte vie respiratorie e malattia da reflusso gastroesofageo; che 4.496 membri sono certificati per almeno una problematica di salute mentale. Anche se il numero di persone che segnala sintomi di disturbo da stress post-traumatico (Ptsd) e depressione è diminuito rispetto al periodo immediatamente successivo all'11 settembre. Attualmente 4.257 membri sono in possesso della certificazione per cancro. Il tumore più comune tra i membri del programma sanitario dei vigili del fuoco è il carcinoma cutaneo non melanoma, seguito dal cancro alla prostata. Il valore del programma messo in campo per gli operatori coinvolti nelle operazioni post attentati, per gli autori, è testimoniato dai dati: l'86% dei soccorritori del World Trade Center a cui è stato diagnosticato un cancro è ancora in vita 5 anni dopo la diagnosi, rispetto al 63% dei residenti dello Stato di New York che non sono stati esposti al World Trade Center e a cui è stato diagnosticato lo stesso tipo di cancro. Oltre l'84% dei soccorritori iscritti partecipa ancora al programma Fdny Wtchp. Le informazioni raccolte attraverso questa iniziativa, spiegano i promotori, sono state fondamentali per dimostrare la necessità di un sostegno federale continuo. La ricerca ha contribuito a fornire informazioni utili al Congresso quando ha autorizzato il James Zadroga 9/11 Health and Compensation Act nel 2010, e ancora quando ha riautorizzato il programma nel 2015 e ha stanziato i fondi necessari nel 2026 per garantire che il Wtchp possa continuare a prendersi cura dei soccorritori e dei sopravvissuti per il resto della vita. "Questo rapporto ci ricorda un debito che New York non potrà mai ripagare completamente. Venticinque anni fa, i membri del Fdny si sono precipitati verso il pericolo nel giorno più buio della nostra città e sono tornati a Ground Zero giorno dopo giorno per aiutare la nostra città a riprendersi – ha ricordato il sindaco Mamdani – Oggi più di 10mila membri del Fdny convivono con una malattia correlata all'11 settembre. Il nostro obbligo nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie non è terminato con lo spegnimento degli incendi o la rimozione delle macerie. Dobbiamo rimanere saldi nell'assicurarci che ogni persona che ha risposto alla chiamata riceva le cure e il sostegno che merita". Ognuno di questi operatori "e ogni newyorkese che si trovava a Lower Manhattan l'11 settembre 2001 e nelle settimane successive, ricorda la polvere e i detriti che circondavano il sito del World Trade Center", ha aggiunto Bonsignore. "Quando al Fdny diciamo che non dimentichiamo, lo intendiamo sul serio, e questo vale soprattutto per i nostri membri che si sono ammalati. Venticinque anni dopo, continuiamo a vedere e sentire gli effetti duraturi di quel giorno sulla salute, e sappiamo che la ricerca condotta continua ad aiutarci a comprendere meglio queste malattie e a salvare vite umane".   
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