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11 settembre, quando l’annuncio del telegiornale interruppe… la Melevisione

(Adnkronos) – "Interrompiamo il programma la Melevisione per una breve edizione straordinaria del Tg3". Era l’11 settembre 2001 e su Rai 3 andava in onda la Melevisione. Migliaia di bambini erano davanti alla televisione quando, nel pomeriggio, il programma venne improvvisamente interrotto. Al posto del Fantabosco comparvero le immagini delle Torri Gemelle in fiamme, mentre il Tg3 raccontava in diretta il terribile attentato a New York, negli Stati Uniti. Quei bambini oggi sono adulti. E, per molti di loro, l’interruzione della Melevisione è diventata uno dei primi ricordi legati all’11 settembre 2001. Non necessariamente comprendevano cosa stesse accadendo. Ricordano però il cambio improvviso della programmazione: l'ansia, l'edizione straordinaria del telegiornale, le immagini delle Torri Gemelle e, soprattutto, la sensazione che qualcosa di importante fosse successo. È anche attraverso questi piccoli ricordi quotidiani che l’11 settembre è rimasto nella memoria di un’intera generazione: un pomeriggio iniziato al Fantabosco e all'improvviso interrotto dalla realtà. 
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Tumori, Aiom: “Avviare programma di uso compassionevole per daraxonrasib nel cancro al pancreas”

(Adnkronos) – L’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) chiede a Revolution Medicines "di avviare il programma di uso compassionevole per daraxonrasib, rendendo così disponibile gratuitamente il farmaco, prima dell’approvazione regolatoria, nei pazienti con tumore del pancreas metastatico già trattati con chemioterapia". Si tratta "di una terapia mirata che, pur avendo prodotto finora risultati solo in termini di prolungamento della sopravvivenza e non di guarigione, rappresenta un indiscutibile progresso per quei pazienti – informa Aiom in una nota – Infatti nello studio clinico registrativo RASolute 302 la sopravvivenza è raddoppiata arrivando a 13,2 mesi rispetto a 6,6 mesi con la chemioterapia tradizionale”. Questi risultati hanno condotto a fine agosto 2026 all’approvazione da parte dell’agenzia regolatoria americana Fda-Food and Drug Administration. Nel 2024, in Italia, sono state stimate circa 13.600 nuove diagnosi di tumore del pancreas. “Lo scorso giugno a Chicago, al Congresso americano di oncologia clinica, i risultati dello studio RASolute 302 sono stati accolti con una standing ovation degli oncologi che hanno assistito alla presentazione dei dati – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom – Da decenni non vi erano significativi progressi in questa neoplasia difficile da trattare. Ora si pone il problema di accesso alla terapia, che non è disponibile al di fuori degli Stati Uniti. L’azienda farmaceutica che la produce, Revolution Medicines, aveva avviato negli Usa un programma di 'expanded access', cioè di accesso allargato, garantendo così la disponibilità del trattamento prima dell’approvazione regolatoria da parte di Fda. In Europa, invece, non è stato aperto alcun programma di uso compassionevole e non vi sono notizie di sottomissione del dossier registrativo da parte dell’azienda all’Ema, l’agenzia regolatoria europea, per l’approvazione del farmaco. Ma i pazienti – sottolinea – non possono aspettare”. Ema ha già designato daraxonrasib come farmaco orfano, a indicarne l’importanza scientifica e i benefici clinici nella neoplasia pancreatica. Questa qualifica rappresenta anche una via preferenziale per la successiva valutazione regolatoria. Inoltre, Ema – continua la nota – ha aperto un programma di rolling review (revisione progressiva dei dati), che velocizza l’iter regolatorio, prima di ricevere la sottomissione formale del dossier da parte dell’azienda farmaceutica.  “Un punto critico, in questa fase, è la mancata attivazione, da parte di Revolution Medicines, di un programma di expanded access, che consentirebbe l’accesso precoce al farmaco”, rimarca Chiara Cremolini, membro del direttivo nazionale Aiom e direttrice del Programma di sperimentazioni cliniche dell’Azienda ospedaliero universitaria Pisana, uno dei 4 centri italiani coinvolti nello studio RASolute 302. “Gli oncologi italiani si trovano, quindi, nella condizione di non poter utilizzare una terapia potenzialmente efficace. Non solo – puntaualizza – Revolution Medicines ha attivato una procedura, definita di uso nominale globale, che in realtà non rappresenta un programma di accesso precoce, ma un meccanismo per facilitare l’importazione del farmaco, al prezzo concordato negli Stati Uniti, che corrisponde a circa 39mila dollari al mese. Quindi daraxonrasib, che non è ancora disponibile in Italia, ad oggi può essere importato nel nostro Paese attraverso gli ospedali a spese dei pazienti a un costo esorbitante. Questo meccanismo è eticamente inaccettabile e crea forti disequità a danno dei malati. Aiom, da sempre, sottolinea l’importanza di tutelare il Servizio sanitario nazionale, che è universalistico e garantisce le cure a tutti i pazienti – continua Cremolini – Siamo inoltre consapevoli della necessità di garantire la sostenibilità del sistema, che sarebbe messa a rischio dal ricorso a un altro strumento di accesso precoce, cioè alla legge 648/1996, che consente la totale rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale. Su questi temi ci siamo confrontati con Aifa”, Agenzia italiana del farmaco, “con cui riteniamo essenziale proseguire il dialogo”.  “Chiediamo all’azienda – ribadisce Di Maio – che venga creato un programma di uso compassionevole, perché daraxonrasib sia a disposizione dei pazienti italiani gratuitamente, in attesa dell’approvazione regolatoria, come già avvenuto negli Stati Uniti prima dell’ok di Fda. La comunità scientifica ha più volte sollecitato l’azienda in questo senso, ma finora la risposta è stata interlocutoria. Vi è il forte timore, da parte degli oncologi, di essere di fronte alla prima evidente applicazione del principio sancito dall’amministrazione americana del sistema del prezzo della ‘nazione più favorita’, che stabilisce che il costo dei farmaci negli Stati Uniti sia pari o inferiore al più basso tra i Paesi con un Pil pro capite paragonabile, tra cui l’Italia. Al termine delle fasi di negoziazione, infatti, nel nostro Paese il prezzo del farmaco sarà probabilmente inferiore a quanto fissato negli Stati Uniti. Da qui – conclude – lo scarso interesse dell’azienda a presentare il dossier registrativo a Ema”. 
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Museo delle Cappelle Medicee, restaurati i bronzi di Ferdinando I e Cosimo II

(Adnkronos) – Si sono conclusi al Museo delle Cappelle Medicee, parte del gruppo Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello del Ministero della Cultura, gli interventi di conservazione e manutenzione straordinaria delle monumentali statue in bronzo di Ferdinando I e Cosimo II de’ Medici nella Cappella dei Principi. Contestualmente, un intervento di riallestimento, razionalizzazione e messa in sicurezza ha interessato i reliquiari provenienti dalla Cripta Medicea, trasferiti nel coro della Cappella e presentati al pubblico in una nuova configurazione espositiva.  Gli interventi si inseriscono nel più ampio programma di conservazione e messa in sicurezza che nel corso del 2026 ha interessato gli apparati monumentali, le superfici marmoree, gli arredi e le opere custodite alle Cappelle Medicee, attraverso attività di pulitura, controllo, consolidamento e periodica verifica dello stato conservativo.  “Intervenire su opere di tale rilievo significa assumersi pienamente la responsabilità della loro conservazione e della loro trasmissione alle generazioni future” ha spiegato il Direttore generale di Gamb, Andreina Contessa. “Il restauro dei bronzi di Ferdinando I e Cosimo II restituisce forza e leggibilità a due capolavori che sono parte integrante dell’identità monumentale della Cappella dei Principi. Sono anche testimonianza virtuosa degli effetti positivi e concreti che l’Art Bonus apporta alla conservazione museale e siamo grati a chi ha reso possibile questo sostegno. Al tempo stesso, il riallestimento dei reliquiari consente di ricomporre con maggiore coerenza il rapporto tra le opere, la storia dinastica dei Medici e uno degli spazi più straordinari del nostro patrimonio. È questa la direzione che intendiamo perseguire: una tutela rigorosa, fondata sulla conoscenza, capace di tradursi in una valorizzazione consapevole e duratura”.   Cuore monumentale barocco del museo, la Cappella dei Principi fu concepita, da un’idea di Cosimo I, come luogo di glorificazione del ramo granducale della dinastia medicea. Caratterizzata dallo straordinario rivestimento in marmi policromi e pietre dure, sulle sei pareti laterali si susseguono i grandi sarcofagi celebrativi dei sovrani, sormontati dalle nicchie destinate ad accogliere le loro effigi monumentali in bronzo dorato.  Il progetto rimase tuttavia incompiuto: soltanto le statue di Ferdinando I, fondatore della Cappella nel 1603, e del figlio Cosimo II furono effettivamente realizzate. L’esecuzione venne affidata a Pietro Tacca (1577-1640), successore del Giambologna nel ruolo di scultore granducale, che lavorò ai due bronzi tra il 1626 e il 1634. La statua di Cosimo II fu conclusa nel 1631, mentre quella di Ferdinando I, rimasta incompiuta, venne portata a termine nel 1646 dal figlio Ferdinando Tacca (1619-1686).  Alte oltre tre metri e collocate nelle grandi nicchie al di sopra dei cenotafi, le due statue raffigurano i granduchi con gli abiti cerimoniali e le insegne del loro rango: la spada, la corona granducale, lo scettro e il ricchissimo mantello, il cui tessuto operato a rilievo è valorizzato dalla doratura.   L’intervento sulle due opere monumentali, per il tramite di Dimitrios Zikos, è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Sculpsit di Basilea, che ha contribuito al progetto attraverso Art Bonus, lo strumento promosso dal Ministero della Cultura per favorire il mecenatismo a sostegno del patrimonio culturale pubblico. L’attività conservativa si è resa necessaria a causa dell’accumulo di particolato e microinquinanti, che alteravano profondamente la percezione del materiale costituente e i valori cromatici così peculiari di queste due sculture.  Sulla statua di Ferdinando I sono state effettuate la depolveratura e una pulitura selettiva delle superfici, intervenendo anche sui precedenti strati protettivi. In alcune aree è stato necessario ricorrere a getti di vapore controllati per rimuovere i depositi inglobati nelle patine cerose più recenti. Per garantire una pulitura omogenea è stata temporaneamente smontata la corona: l’operazione ha permesso anche di individuare un lieve cedimento del sistema di ancoraggio della testa, successivamente posto in sicurezza. Al termine delle operazioni, le superfici sono state trattate con un nuovo protettivo ceroso.   Durante l’intervento, alcune indagini condotte con luce ultravioletta hanno inoltre premesso di evidenziare la diversa natura dei trattamenti superficiali protettivi, poi analizzati scientificamente al fine di orientare con maggiore precisione le operazioni conservative. Sono stati quindi prelevati piccoli campioni, destinati ad analisi di laboratorio, per approfondire la conoscenza dei materiali utilizzati nei precedenti trattamenti e orientare con maggiore precisione le operazioni conservative.  Per la statua di Cosimo II, già interessata da un più recente restauro nel 2015, le operazioni hanno riguardato principalmente la depolveratura e il controllo delle superfici. L’ottimo stato di conservazione del film protettivo preesistente non ha reso necessaria una nuova applicazione; in una zona circoscritta interessata da un’alterazione della lega si è proceduto alla rimozione del prodotto di corrosione e a un trattamento protettivo localizzato. L'intervento di rimozione dei prodotti di deposito e del protettivo alterato ha consentito inoltre di mettere nuovamente in evidenza le tracce di doratura che decorano in modo selettivo la mozzetta.  Accanto alla manutenzione dei due monumentali bronzi, il nuovo assetto della Cappella dei Principi si arricchisce con il riallestimento dei reliquiari provenienti dalla Cripta Medicea. Prima del trasferimento, i manufatti sono stati sottoposti a verifica dello stato conservativo, depolveratura, monitoraggio e piccoli interventi di riadesione delle parti instabili. I reliquiari sono oggi esposti in tre delle vetrine originali precedentemente collocate nella cripta sottostante. Il riallestimento ha comportato una revisione delle precedenti disposizioni, con l’obiettivo di favorire una lettura più organica e unitaria dell’insieme. La nuova collocazione all’interno dell’abside della Cappella instaura inoltre un rinnovato dialogo tra questi preziosi oggetti della devozione dinastica e lo spazio monumentale destinato alla celebrazione della famiglia Medici. Gli interventi sulle statue e il riallestimento dei reliquiari fanno parte di un’attività di cura continua del patrimonio del Museo delle Cappelle Medicee, che nel corso dell’anno ha coinvolto anche cenotafi, rivestimenti marmorei, vetrine, arredi e altri ambienti del complesso, nell’ambito delle attività di tutela e valorizzazione promosse dal gruppo Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello. 
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Vance conquista la convention repubblicana, è il favorito al post Trump nel 2028?

(Adnkronos) – L'uragano JD Vance si è abbattuto sulla convention repubblicana di Dallas, tenendo testa al comizio-show di Donald Trump della sera precedente e consolidando il 42enne dell'Ohio come principale erede politico del tycoon e favorito per la nomination repubblicana alla Casa Bianca nel 2028. Accolto al suo ingresso sul palco dell'American Airlines Center dai cori "JD! JD!", durante il discorso Vance è stato interrotto dalla platea che scandiva "48", riferimento alla possibilità che diventi il 48esimo presidente degli Stati Uniti. Sorridendo, il vicepresidente ha però rimandato ogni discorso sul futuro: "Dobbiamo occuparci delle cose da fare questo novembre. Poi penseremo a quello che verrà dopo". La serata gli ha offerto l'occasione ideale per guadagnare terreno sul più accreditato rivale per il 2028, Marco Rubio, assente perché impegnato in una missione in America Latina, da dove ha dichiarato di non avere "al momento" intenzione di candidarsi alla Casa Bianca. Trump, dopo il discorso fiume di quasi due ore della prima serata, si è invece limitato a un intervento conclusivo di circa 25 minuti, lasciando di fatto i riflettori a Vance. E il presidente, che secondo il Washington Post avrebbe già confidato privatamente ad alcuni finanziatori di voler vedere il suo vice eletto nel 2028, al termine del discorso ne ha elogiato la performance davanti alla platea: "Che lavoro ha fatto". Ma prima della corsa alla Casa Bianca c'è un obiettivo ben più urgente per il Gop: superare lo scoglio delle elezioni di midterm di novembre, tradizionalmente ostiche per il partito del presidente in carica. Vance ha sfruttato il palco per parlare sia alla base Maga sia a quella parte del movimento che negli ultimi mesi ha mostrato insofferenza verso alcune scelte dell'amministrazione, a partire dalla guerra con l'Iran. Ricordando l'amico Charlie Kirk, contrario al conflitto, il vicepresidente ha invitato i conservatori a non rompere il fronte repubblicano per singoli dissensi: "Non consegnate il Paese a un gruppo di pazzi soltanto perché non siete d'accordo con noi su una questione politica", ha affermato, dipingendo poi i dem come "il partito che disprezza l'America e le persone che l'hanno costruita". Tra gli 'highlights' della serata, lo scontro con un contestatore che agitava una bandiera messicana. "Amico mio, se ami così tanto il Messico, vattene laggiù. Ti compro io il biglietto aereo", ha replicato Vance mentre l'uomo veniva allontanato. La risposta ha entusiasmato la platea e rafforzato tra molti delegati la sensazione di aver visto sul palco non soltanto un possibile successore di Trump, ma un candidato già pronto a raccoglierne l'eredità. Una sfida non semplice, soprattutto per un partito che, come lo stesso Trump ha ripetuto alla convention, tende a ottenere i risultati migliori quando è lui in prima persona a comparire sulla scheda elettorale. I numeri, del resto, indicavano Vance come favorito già prima della convention. Nella media dei sondaggi sulle possibili primarie repubblicane del 2028 citata da The Hill, il vicepresidente è nettamente in testa con circa il 40%, davanti a Rubio al 22% e Donald Trump Jr. al 9%. Vance ha inoltre vinto lo straw poll della Cpac di quest'anno. La corsa alla successione è ancora lontana e il vicepresidente continua a rinviare qualsiasi decisione a dopo i midterm, ma da Dallas arriva un segnale difficilmente equivocabile: una parte consistente della base repubblicana ha già cominciato a guardare al dopo-Trump. 
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Ex Ilva, la Corte Appello Milano respinge la richiesta sospensiva: “L’area a caldo va chiusa”

(Adnkronos) – La Corte di Appello di Milano bis (sezione specializzata in materia d'impresa) ha rigettato la richiesta di sospensiva, avanzata da Ilva e Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, del decreto emesso il 27 luglio scorso sulla chiusura dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto.  In quella occasione la Corte d'Appello ha fissato in 90 giorni (quindi a fine ottobre, intorno al 25) per l'esecuzione del decreto. Adi e Ilva hanno presentato anche ricorso alla Corte di Cassazione ma quest'ultima prevede tempi troppo lunghi per la sentenza. E, quindi, contestualmente, hanno avanzato il ricorso, ex articolo 373 codice procedura civile, alla stessa Corte di Appello del capoluogo lombardo. 
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Emma Bonino, con Marco Pannella una vita di battaglie: poi la rottura

(Adnkronos) –
Marco Pannella ed Emma Bonino sono stati una delle coppie politiche più singolari della prima e seconda Repubblica. Uniti da un’idea radicale della libertà e della democrazia, erano però diversissimi per carattere, linguaggio, stile e persino fisico. Pannella, alto circa un metro e novanta, poteva arrivare a pesare oltre cento chili; Bonino, un metro e sessanta per una cinquantina di chili, sembrava appartenere a un’altra specie politica. Lui barocco, fluviale, capace di interminabili monologhi e improvvise digressioni. Lei concreta, asciutta, concisa, abituata a trasformare una battaglia politica in una frase essenziale. Eppure proprio quell’apparente incompatibilità produsse per decenni una formidabile coppia di combattenti. 
Pannella aveva cominciato giovanissimo: nel 1945, appena quindicenne, aveva preso la tessera del Partito liberale. La sua sarebbe stata una militanza politica lunghissima, fatta di campagne referendarie, provocazioni, ostruzionismo parlamentare, scioperi della fame e della sete, iniziative nonviolente e una capacità quasi inesauribile di occupare lo spazio pubblico. Bonino arrivò alla politica radicale più tardi. Nel 1975, a 28 anni, si autodenunciò per aver praticato un aborto clandestino, trasformando la propria vicenda personale in una battaglia politica per la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza. Poco dopo arrivò l'arresto. Nel 1976 entrò alla Camera insieme a Pannella, Adele Faccio e altri esponenti radicali. Era l'inizio di un sodalizio destinato a durare quasi quarant'anni. 
Pannella e Bonino fecero del referendum uno strumento di democrazia diretta e di pressione sulle istituzioni. Dal 1974 il movimento radicale raccolse decine di milioni di firme, portando al voto questioni che spesso i grandi partiti avrebbero preferito lasciare ai margini del dibattito pubblico. Divorzio, aborto, finanziamento pubblico dei partiti, obiezione di coscienza al servizio militare, voto ai diciottenni, caccia, manicomi, nucleare: su molti di questi temi le battaglie radicali contribuirono a modificare profondamente il quadro legislativo e culturale italiano. La forza dei radicali non fu mai proporzionale ai loro consensi elettorali. Il loro peso politico derivava dalla capacità di individuare temi destinati a diventare centrali, costringendo gli altri partiti a prendere posizione. Una politica costruita più sulle campagne che sulle percentuali, più sulle minoranze attive che sulla conquista del potere. Pannella aveva intuito prima di molti altri la forza della comunicazione politica: i microfoni aperti, le provocazioni, i digiuni, le manifestazioni spettacolari, l'uso sistematico della radio e della televisione. Bonino divenne invece, progressivamente, il volto più istituzionale di quella stessa cultura politica: parlamentare, commissaria europea, ministra degli Esteri, protagonista delle istituzioni italiane ed europee. E' proprio qui che, negli ultimi anni, cominciò ad aprirsi la distanza. Pannella rimase legato alla militanza radicale, alla struttura del Partito radicale e a una concezione della politica fondata sulla mobilitazione permanente, sulla disobbedienza civile e sulla denuncia pubblica. Bonino si muoveva sempre più dentro le istituzioni italiane e internazionali, con un profilo riconosciuto ben oltre i confini del movimento radicale. 
La divergenza diventò evidente nel novembre 2014, quando Bonino non partecipò al congresso del movimento radicale. Per Pannella fu il segnale di un distacco ormai difficile da ricomporre. Per Bonino, invece, la distanza era soprattutto il risultato di un diverso modo di intendere la prosecuzione delle battaglie radicali. Nel luglio 2015 lo scontro divenne pubblico. Pannella criticò duramente Bonino, accusandola di essersi allontanata dal partito e di vivere ormai in un circuito internazionale lontano dalla militanza radicale. La polemica fu aspra e segnò la fine di un rapporto politico e personale che sembrava indissolubile. 
Bonino visse quella rottura con dolore e senza comprenderne fino in fondo le ragioni. La definì, sostanzialmente, una decisione unilaterale di Pannella. "Marco ha segnato la mia vita come nessun altro", avrebbe poi ricordato, riconoscendo nell'antico compagno di battaglie una figura decisiva della propria formazione politica e umana. Il paradosso è che la frattura non cancellò il legame. Pannella continuò a rappresentare per Bonino una figura irripetibile: maestro, compagno di battaglie, interlocutore e, in qualche modo, anche padre politico. Nel ricordarlo, Bonino ha insistito soprattutto sulla sua capacità di portare al centro della politica questioni che sembravano marginali: i diritti individuali, le carceri, la giustizia, la nonviolenza, il diritto internazionale, gli Stati Uniti d'Europa. E ha sottolineato il suo rispetto quasi ossessivo per il Parlamento, anche quando lo combatteva attraverso l'ostruzionismo. 
Il loro rapporto era impossibile da separare dalla politica. Lo racconta bene uno dei primi ricordi personali di Bonino: una cena a casa di Pannella, una quantità spropositata di pasta con burro, la pioggia, una notte trascorsa lì e, il mattino dopo, la notizia dell'arresto di Gianfranco Spadaccia per le disobbedienze civili sull'aborto. "Con lui era impossibile scindere politico e personale", ha ricordato. E' forse questa la chiave per comprendere la loro storia. Pannella e Bonino non furono soltanto due politici che collaborarono a lungo. Furono due persone che per decenni condivisero una stessa idea di politica, pur interpretandola in maniera sempre più diversa. Lui rimase l'irregolare, il provocatore, il tribuno della nonviolenza, l'uomo disposto a portare il proprio corpo fino al limite per attirare l'attenzione su una battaglia. Lei divenne progressivamente la dirigente istituzionale, la diplomatica, la politica capace di muoversi nei palazzi italiani e internazionali senza perdere il proprio patrimonio radicale. La rottura del 2015 fu dunque anche la conclusione di una trasformazione iniziata molti anni prima. Rimane, però, il dato storico: dall'alto di un consenso elettorale spesso intorno al due per cento, Pannella e Bonino hanno contribuito a cambiare l'Italia molto più di quanto abbia fatto la loro forza parlamentare. La loro influenza è stata quella delle minoranze capaci di imporre temi, parole e diritti al dibattito pubblico. E anche dopo la fine del loro sodalizio, Bonino ha continuato a riconoscere a Pannella un ruolo che va oltre la cronaca politica: quello, nelle sue parole, di un uomo "a suo modo e con i suoi modi" padre della patria. (di Paolo Martini) 
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Lorena Isceri, stasera fiaccolata a Squinzano. Il sindaco: “Ci saranno intitolazioni”

(Adnkronos) – Prenderà il via oggi, venerdì 11 settembre, alle 20.30 a Squinzano, in provincia di Lecce, la fiaccolata in memoria di Lorena Isceri, la donna di 45 anni uccisa dal suo ex compagno il 3 settembre scorso sulla A1, a Barberino del Mugello, in provincia di Firenze. Il corteo, che si muoverà da via De Pietro, dove si trova l'abitazione di famiglia, è promosso dal Comune, "d'accordo con la famiglia e gli amici", precisa il sindaco Mario Pede. "Invito tutti coloro che vorranno partecipare a unirsi a noi: una comunità, nei momenti più difficili, deve essere unita", aggiunge. "Intendiamo procedere con delle intitolazioni", spiega Pede all'Adnkronos. "Anche per rispetto al dibattito che bisogna effettuare, sul punto non voglio anticipare nulla. Ci sarà il modo di confrontarsi. Una cosa è certa: l'intitolazione ci sarà". Non ancora è chiaro se riguarderà una strada o un edificio. Intanto sono partiti "i primi contatti con le istituzioni scolastiche – riferisce Pede – e vorremo incontrare i ragazzi delle scuole medie e superiori per creare qualcosa di strutturato per sensibilizzarli attorno a determinati temi. Quello del femminicidio e della violenza di genere è molto complesso e riguarda da un lato l'affettività dall'altro si interseca con altri temi, ad esempio, come in questo caso, con quello della salute mentale". Intanto Squinzano ha scelto di parlare anche attraverso i suoi luoghi simbolo: Palazzo dell’Orologio, in Piazza Plebiscito, e Villa Cleopazzo, sede della Biblioteca Comunale, vengono illuminati di rosso e lo saranno fino alla fine del mese. Come nei giorni scorsi la città è stata tappezzata di nastri, teli e palloncini dello stesso colore affissi davanti alle abitazioni.  "Un colore che oggi rappresenta il ricordo di Lorena, ma anche una presa di posizione chiara – spiegano dal Comune – contro la violenza sulle donne, contro ogni forma di sopraffazione, contro l’indifferenza. La luce che abbiamo acceso non può cancellare il dolore, ma può diventare un segnale. Un richiamo alla responsabilità di tutti, perché nessuna donna debba più avere paura, rinunciare alla propria libertà o vedere spezzata la propria vita". Il raduno per la fiaccolata è stato fissato alle 20. Il corteo, dopo la partenza da via De Pietro, attraverserà le strade cittadine per raggiungere la panchina rossa di piazza Vittoria. 
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Bper, al via bando per 300 borse di studio da 500 euro

(Adnkronos) – Al via il bando Bper per l’assegnazione di 300 borse di studio da 500 euro ciascuna, rivolte agli studenti e alle studentesse più meritevoli che nell’anno scolastico 2025-2026 hanno frequentato una scuola secondaria di secondo grado o conseguito il diploma di maturità. Giunta alla 60ª edizione, l’iniziativa rappresenta un appuntamento ormai consolidato con cui Bper intende valorizzare il merito scolastico e offrire un sostegno concreto alle famiglie dei propri clienti nel percorso di formazione dei giovani. L’assegnazione delle borse di studio avverrà sulla base della valutazione del profitto scolastico e della situazione economica, secondo quanto previsto dal bando. Tra i requisiti figurano la residenza in Italia, un Isee familiare 2026 non superiore a 30 mila euro e un rapporto di clientela con Bper. Serena Morgagni, responsabile direzione communication di Bper, la considera "una tappa importante di un percorso che testimonia la costante volontà della banca di valorizzare e incentivare il merito scolastico di ragazzi e ragazze. È uno dei tanti progetti con cui Bper promuove l’istruzione e la cultura, valori alla base della crescita e dello sviluppo della società e dei territori". Le domande potranno essere presentate fino al 30 novembre 2026, esclusivamente tramite il link bper.it/borsedistudio. Per consultare il bando completo, con tutti i requisiti e le modalità di partecipazione, è possibile visitare il sito bper.it. I risultati dell’iniziativa saranno pubblicati sul sito Bper nel mese di marzo 2027. 
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Addio a Raffaele Costa, l’ex ministro è morto a 90 anni

(Adnkronos) – "Con la scomparsa di Raffaele Costa, il Piemonte e l'Italia perdono un uomo profondamente innamorato della politica e della sua terra, a cui ha dedicato passione e impegno instancabili in ogni incarico istituzionale. È stato un autentico campione del pensiero liberale e un pioniere nella lotta alla burocrazia: una battaglia che oggi è patrimonio comune, ma che lui ha saputo combattere con decenni di anticipo e straordinaria lungimiranza”. Cosi’ il presidente del Piemonte, Alberto Cirio ha annunciato la scomparsa del politico cuneese che proprio alcuni giorni fa aveva compiuto 90 anni.  "Ci mancheranno la sua intuizione e quella rara capacità di rimanere sempre sinceramente vicino alle persone e alle comunità locali. A nome mio e di tutta la Regione Piemonte, esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia. Un abbraccio fraterno e particolarmente affettuoso a suo figlio Enrico, collega e amico di una vita”, conclude Cirio.   Nato a Mondovì, nel cuneese l’8 settembre 1936, Raffaele Costa nel corso della sua lunga carriera politica ha ricoperto numerosi incarichi, presidente della provincia di Cuneo, sottosegretario ed europarlamentare ed e stato più volte ministro, sia alla sanità, sia ai trasporti.  "Mi unisco al cordoglio per la scomparsa di Raffaele Costa, protagonista della storia del liberalismo italiano. Un pensiero particolare va a Enrico, a tutta la sua famiglia e alla comunità politica di Forza Italia, ai quali rivolgo la mia vicinanza in questo momento di dolore", ha scritto sui social Giorgia
Meloni. La premier ha commentato così la notizia della morte di Costa. Così come il ministro dell'Istruzione Giuseppe
Valditara: “La cultura della libertà ha perso un suo importante rappresentante: l'onorevole Raffaele Costa. Ho avuto l'onore e il piacere di conoscerlo ai tempi in cui fondai Associazione per le libertà. Ricordo la sua passione, la sua onestà, la sua adesione convinta ai grandi valori dell'Occidente liberale. Le mie condoglianze più sentite ai suoi cari”, ha detto. 
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Anthropic blocca l’intelligenza artificiale, niente ricerche su armi biologiche

(Adnkronos) – L'azienda di intelligenza artificiale Anthropic ha dichiarato di aver bloccato, negli ultimi mesi, diversi tentativi da parte di ricercatori di utilizzare versioni del suo software Claude in relazione al possibile sviluppo di armi biologiche. La società, concorrente di OpenAI (sviluppatrice di ChatGPT), ha tuttavia avvertito che è difficile stabilire le intenzioni alla base di tali richieste, poiché la stessa ricerca può servire sia a scopi medici che militari. Anthropic ha affermato che i casi in questione dimostrano comunque come scienziati provenienti da regioni con accesso limitato – inclusi alcuni legati a enti governativi locali – abbiano cercato di accedere segretamente a sistemi di IA sviluppati da aziende statunitensi. Non sono stati menzionati né gli istituti di ricerca coinvolti né i paesi in cui hanno sede. In un rapporto dettagliato sui tentativi di uso improprio dei suoi modelli di IA, Anthropic ha elencato cinque casi collegati a possibili ricerche su armi biologiche. Secondo l'azienda, i ricercatori non chiedevano assistenza scientifica specifica, bensì supporto organizzativo, come aiuto nella stesura di documenti. I modelli di IA sono generalmente progettati per rifiutare assistenza nello sviluppo di armi biologiche. Tuttavia, Anthropic ha osservato che, quando una ricerca può avere finalità sia mediche che militari, a volte risulta difficile tracciare una linea netta tra intenzioni innocue e malevole. In un caso bloccato dall'azienda, un ricercatore ha tentato di utilizzare Claude per la stesura di una richiesta di finanziamento per una ricerca su un virus. Il progetto prevedeva la cosiddetta ricerca di "acquisizione di funzione" (gain-of-function), che mira ad aumentare la trasmissibilità di un agente patogeno. Questo approccio è comunemente utilizzato nei laboratori per sviluppare contromisure, ma può anche essere impiegato per lo sviluppo di armi biologiche. 
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