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CoVid, Lazio verso la zona arancione. Il commissario Figliuolo: “Alunni a scuola con test periodici”

Monitorare l'andamento dei contagi nelle scuole con test periodici per i ragazzi e i docenti. E' l'ipotesi presa in considerazione dal Commissario per l'Emergenza Covid, Francesco Figliuolo.A sottoporre la richiesta – che sarà valutata in maniera definitiva solo nei prossimi giorni – è stato il ministro per l'Istruzione Partizio Bianchi. "Qualora i dati epidemiologici facciano tornare il Lazio in zona arancione da lunedì 29 Marzo gli asili nido, le materne, le scuole elementari e le medie riapriranno con le attività in presenza. Per quanto riguarda le superiori, queste rimarranno chiuse continuando ad assicurare la didattica a distanza. La decisione riguarda le giornate antecedenti le vacanze di Pasqua, cioè il 29, 30 e 31 marzo e sarà formalizzata nelle prossime ore con un'ordinanza regionale a firma del Presidente della Regione Lazio". Lo rende noto Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro, Scuola e Formazione della Regione Lazio.

ansa.it

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Fiorentina, clamoroso Prandelli: rassegnate dimissioni

Clamoroso alla Fiorentina. Cesare Prandelli si è dimesso dalla guida del club viola. Secondo quanto riportato da Tgr Rai Toscana l'allenatore ha preso la sua decisione e al suo posto dovrebbe tornare Beppe Iachini.tuttomercatoweb.com

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Costa (Sottosegretario Salute): “Tifosi negli stadi? Sì, ma con vaccini e tamponi”

Andrea Costa, Sottosegretario al Ministero della Salute, ha parlato ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli soffermandosi – tra le altre cose – anche sul tema della riapertura degli stadi: "Il ritorno del pubblico? In questo momento la priorità è correre sul piano vaccinale. Ciò vorrebbe dire tornare alla vita normale, e dunque poter tornare dentro gli stadi, gli impianti e le palestre. Bisognerà condividere un metodo per l’ingresso nello stadio: vaccini, tamponi, prima dell’ingresso. Si può ipotizzare diverse soluzioni. Vedremo, l’importante è che sia un progetto condiviso". tuttomercatoweb.com

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Frosinone, esonerato Nesta

La pesante sconfitta nello scontro diretto per i play off con il Lecce ha accelerato la crisi. Con il Frosinone in evidente affanno è stato inevitabile fare scelte radicali. L'esonero di Alessandro Nesta è così arrivato dopo un faccia a faccia con la società che ha portato al divorzio. Uscita dal Covid la squadra aveva dato segni di vitalità, puntualmente tuttavia non assecondati con continuità. I due consecutivi ko in casa con Brescia e Lecce hanno fatto precipitare la situazione che proprio allo Stirpe si è inceppata con la vittoria che manca da oltre tre mesi.corrieredellosport.it

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“Spagna verso riapertura stadi: finale di Coppa del Re con il pubblico”

La riapertura degli stadi in Spagna potrebbe presto diventare realtà. Secondo quanto riportato dai media spagnoli, infatti, in occasione della finale di Coppa del Re tra Atletico Bilbao e Real Sociedad, in programma il prossimo 3 aprile a Siviglia, potrebbe essere consentito l'ingresso al 20-25% del pubblico, anche se rimarrà vietato l'accesso all'impianto per i tifosi provenienti dai Paesi Baschi, la regione di entrambi i club finalisti. Si tratterebbe di una sorta di esperimento finalizzato alla riapertura degli impianti sportivi in vista del finale di stagione della Liga. 

Tebas sulla riapertura degli stadi in Spagna

Sulla vicenda è intervenuto anche il numero uno del campionato spagnolo Javier Tebas, che all'agenzia di stampa Europa Press si dice ottimisita circa la riapertura degli stadi: "Se ci sono le condizioni, sì. Siamo già pronti, lo siamo da mesi ma non è stato possibile per circostanze che non possiamo controllare. In questo ultimo anno abbiamo imparato tante cose e speriamo nella terza settimana di aprile di poter cominciare ad avere una percentuale di tifosi dentro gli stadi. Speriamo che le cose vadano meglio rispetto a Natale e che ci sia permesso di tornare allo stadio". corrieredellosport.it

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Parma, D’Aversa: “Torino? Serve uguaglianza per tutti. Ad Udine abbiamo giocato con tanti positivi”

"Il Parma adesso è penultimo e non vince una partita da molto tempo, ed è difficile essere positivi, ma bisogna ricordare che in passato abbiamo messo in grande difficoltà l'Inter". Con questo auspicio in conferenza stampa mister Roberto D'Aversa ha presentato il difficile impegno che attende il suo Parma che, domani sera, ospiterà al Tardini i nerazzurri primi in classifica. "Dobbiamo credere in noi stessi e fare la nostra partita, nonostante non possiamo più permetterci di fare altri errori".

 

"Torino? Serve uguaglianza"

Sulla situazione del Torino alle prese con il Covid: "Non mi piace parlare delle cose altrui, ma bisognarebbe ragionare allo stesso modo per tutt. Quando non ero qui il Parma, ma anche altre squadre, è andato a giocare con tanti positivi. C'è una pandemia ed è chiaro che la sicurezza venga prima di tutto – ha ribadito il tecnico gialloblù – ma spesso nel nostro campionato si fanno troppe differenze. Il Parma ha giocato a Udine con un numero elevato di positivi e questo atteggiamento è un merito". Corrieredellosport.it

 

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Un altro lutto CoVid19: addio a Fausto Gresini, due volte Campione del Mondo

"La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo due mesi di lotta al covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti, Ciao Fausto". Così il Team Gresini annuncia la morte dell'ex pilota e manager della scuderia che porta il suo nome. Fausto Gresini, dunque, non ce l'ha fatta. Dopo quasi due mesi di lotta in ospedale, vissuti in un'altalena di speranze di ripresa e improvvisi aggravamenti, il Covid lo ha sconfitto e si è portato via uno dei personaggi più importanti e conosciuti del motociclismo italiano. Due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, 60 anni compiuti il 23 gennaio, da ricoverato, dopo essersi ritirato ha avuto una carriera da manager top delle due ruote, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal: ha trionfato in Moto3, 250, Moto2 e MotoE ed è ora presente in MotoGp con l'Aprilia. Correva per lui, con la Honda, Marco Simoncelli, quando morì nel 2011 a Sepang. Con il pilota di Coriano e con la sua famiglia Gresini ha sempre avuto un rapporto speciale. Nato a Imola, città di motori, Gresini esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Ha sempre gareggiato solo nella 125, vincendo il suo primo titolo mondiale nel 1985. L'anno seguente si aggiudicò quattro Gp (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato, un suo grande rimpianto insieme a quello di non aver mai corso in 250, di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo. La rivincita nel 1987, quando si aggiudicò 10 delle 11 gare in calendario. Divorziò alla fine del 1988 dalla Garelli e passò all'Aprilia, poi alla Honda. Gli infortuni non lo risparmiarono, ma arrivò altre due volte secondo in generale, nel 1991 dietro al compagno di squadra Capirossi e nel 1992. Annunciò il suo ritirò prima della stagione del 1995. Nel 1997 nacque il team a suo nome, con sede a Faenza. Tra i piloti della sua scuderia, negli anni, Alex Barros, Tony Elias, Loris Capirossi, Marco Melandri, Sete Gibernau, Alex De Angelis, Jorge Martin, Matteo Ferrari. Vittorie, ma anche lutti: Daijiro Kato, morto a Suzuka nel 2003, poi Simoncelli. Del Sic, in una recente intervista, Gresini ha parlato come di "un vero guerriero, gli piaceva lottare, gli piaceva il corpo a corpo, non si tirava mai indietro. Godeva di queste cose, anche se prendeva la sportellata, non si arrabbiava, rideva. Diceva: 'Oh, l'ho presa, domani gliela do indietro'". Di se stesso, invece, diceva di sentirsi un "diversamente giovane, sempre all'attacco, sempre in prima linea, sempre con nuovi progetti. Sempre con qualche sogno nel cassetto. Dico sempre che quando in quel cassetto non ci sarà più nulla, dovrò cambiare mestiere". Il Covid lo ha colpito a dicembre e dopo alcuni giorni in ospedale di Imola, le sue condizioni hanno richiesto il ricovero al Maggiore di Bologna, in terapia intensiva. Costanti gli aggiornamenti del team sui social, con festa di compleanno organizzata online, presentazione del team con la mente rivolta a lui e il figlio Lorenzo a fare da tramite con gli amici e i fan. 

ansa.it

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Schwazer dopo l’archiviazione: “Ho festeggiato con una torta al cioccolato, ma ora voglio i Giochi di Tokyo”

 «Come festeggio? Mia moglie Kathrin mi ha preparato una torta al cioccolato. E sopra ci ha messo cinque cerchi di zucchero, pensi che gran donna che ho sposato!». Cinque cerchi su un dolce posson bastare. Per ora. Ma la ciliegina sulla torta di Alex Schwazer la può mettere solo lo sport, riabilitandolo, scusandosi, aprendogli le porte per andare a Tokyo, sempre che abbia ancora nelle gambe i tempi record che aveva quando l'hanno fermato. «Se ci penso? Si, ci penso…», dice al telefono il marciatore, nel giorno in cui l'incubo è finito. Che poi, Tokyo. Il suo secondogenito Noah, quattro mesi, sta piangendo mentre Alex gli cambia il pannolino, il cellulare lo tiene appoggiato tra la spalla e l'orecchio. «Ho la famiglia a cui badare e un lavoro, mi alleno quando posso». Rio 2016, una vita fa. Squalificato alla vigilia della gara olimpica. Ma Alex corre ancora. «Almeno una volta al giorno». La voce un po' gli trema ed è un indizio di felicità. L'unico. Felice nel modo in cui lo è questo glaciale italiano di 36 anni con l'accento altoatesino: soddisfazione sì ma contenuta, sotto le righe, niente rancore. A Tokyo ci pensa, ma domani. Oggi va bene così, «ché ho imparato a non aspettarmi troppo». Intanto, un giudice di nome Walter Pelino ha cancellato con cinque parole – «non aver commesso il fatto» – cinque anni di infamie e l'ingiusta accusa di essersi dopato col testosterone. Il gip di Bolzano ha ribaltato il tavolo, gli accusatori sono diventati gli accusati. Si apre un'altra partita, si indaga sul complotto. Schwazer, ha letto l'ordinanza? «Non ho avuto il coraggio. Temevo ci fosse qualche paragrafo che impedisse, per l'ennesima volta, di arrivare alla verità. Ho chiamato il mio allenatore, Sandro Donati, e gli ho detto: leggila tu, io non ce la faccio». Dov' era quando le è arrivata la notizia dell'archiviazione? «A Vipiteno, mi stavo allenando. Quando ho finito ho visto che sul telefono avevo una valanga di chiamate. Neanche quando ho vinto le Olimpiadi a Pechino ne ho ricevute tante». La prima telefonata a chi l'ha fatta? «A Sandro e poi al mio avvocato Gerahrd Brandstätter. Insieme a loro in questi cinque anni mi sono conquistato ogni piccolo pezzo della mia innocenza». Tokyo. Quanto è lontana? «Attualmente non posso andarci, la mia squalifica di otto anni resta. Dovrò decidere come muovermi con la giustizia sportiva. Siamo già a marzo, i tempi stringono. Devo anche qualificarmi. Però mi sono tenuto in discreta forma». Si dice faccia ancora tempi da record del mondo. È vero? «No, non è possibile. Anche perché prima di tutto penso al mio lavoro (allenatore nella marcia, ndr ), poi cerco di correre. Non posso essere paragonato a un professionista che fa due sedute al giorno, io ne faccio al massimo una» Da zero a cento, quanto è in forma? «Al quaranta per cento». Se le permetteranno di gareggiare, cosa le fa pensare di riuscire a qualificarsi per Tokyo? «Se non ho infortuni ce la posso fare. Ovviamente dovrò vedere anche come reagirà il mio fisico a doppie sedute di allenamento. Ma senza intoppi, posso qualificarmi ed eventualmente fare una bella prestazione in gara. Però…». Però? «In tanti parlano e mi parlano delle Olimpiadi, però la cosa importante è che il giudice abbia riconosciuto la mia innocenza. Se poi potrò andare a Tokyo, bene. Se non capita, vivo lo stesso». A cosa sta pensando? «Avevo fatto un esercizio di rimozione del passato. Oggi però i ricordi sono tornati con prepotenza. Uno, in particolare. Bruttissimo. Quel giorno a Rio quando mi dissero della squalifica. Ero sul lungomare di Copacabana, sul tracciato dove il giorno dopo avrei dovuto correre la marcia. Dovevo tornare in aeroporto, rientrare in Italia, con un'accusa ingiusta sulle spalle. E camminavo, piano piano, lì a Copacabana, un passo dopo l'altro, senza sapere dove andare, quale strada prendere…». Si è perso d'animo in questi cinque anni? «No, no, no mi è accaduta una cosa troppo grande e troppo grave, non potevo accettare di pagare per una cosa che non ho fatto. Sono stato sbattuto sui giornali come un mostro. Devi lottare per i tuoi diritti, devi lottare sempre». Chi ha tramato contro di lei? «Non lo so, ci penserò prossimamente. Un giorno le darò una risposta precisa». Il controllo a sorpresa il primo dell'anno del 2016, ordinato due settimane prima nel giorno in cui lei stava deponendo a Bolzano contro i medici della federazione italiana di atletica. È stato punito per aver parlato? «Non lo so, non ho certezze. Però una cosa la so: chi ha organizzato la manomissione delle provette lo ha fatto per colpire sia me che Sandro Donati». Cosa l'ha impressionata di più della sua vicenda giudiziaria? «L'inversione dei ruoli. Per un anno intero la Wada e la Federazione internazionale di atletica sono riusciti a impedire che il laboratorio tedesco di Colonia consegnasse agli inquirenti le provette con la mia urina. Eppure loro avrebbero dovuto facilitare la consegna!». Provette che, ha stabilito il gip, sono manomissibili, si possono aprire e richiudere. «Sono sette anni che lo sappiamo. Già dallo scandalo alle Olimpiadi di Sochi: quel tipo di provetta che in Russia è stata aperta centinaia di volte, è ancora usata». Si aspetta delle scuse? «In tanti hanno parlato e straparlato di me, ma non sono qui ad aspettare scuse. Non provo rancore. Oggi è un giorno bello, si festeggia. Ho un dolce con cinque cerchi che mi aspetta».

la Repubblica

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Lazio in rosa: la mister Morace vince in rimonta il primo derby con la Roma

Valeva la pena attendere. La prima vittoria arriva nel giorno più importante, quello del derby contro la Roma Calcio Femminile. La Lazio centra il primo successo dell'era Morace rimontando 1-2, annullando l'iniziale vantaggio giallorosso grazie alle reti nella ripresa di Martin e Di Giammarino. Sorride anche la classifica: le biancocelesti salgono al 2° posto a 26 punti, a meno 4 dalla caplista Pomigliano (che deve recuperare una gara).

Di seguito il tabellino dell'incontro:

ROMA CF-LAZIO 1-2

Marcatrici16' Mushtaq (R), 56' Martin (L), 74' Di Giammarino (L)

ROMA CF: Di Cicco, Madarang, Natali (66' Miglio), Di Fazio, Sclavo, Filippi (71' Boldorini), Guaser, Maroni, Mushtaq (66' Crapanzano), Silvi, Martinez (91' El Bastali).

A disp.: Bartolini, Polverino, Draicchio, Pisani, Venia.

All.: Cafaro

LAZIO: Guidi, Lipman, Savini, Martin, Santoro (90' Shanahan), Castiello (85' M. Berarducci), Di Giammarino, Pittaccio, Gambarotta, Luijks (77' Palombi), Labate, Visentin.

A disp.: Mattei, Proietti, Clemente.

All.: Morace

Arbitro: Niccolò Dorillo (sez. di Torino)

Assistenti: Ottobretti, Giovanardi

NOTE: Ammonite: Sclavo (R), Silvi (R), Di Giammrino (L), Labate (L)

Recupero: 0' p.t., s.t. 5' s.t.

 

Serie B TIM 2020-2021 | recupero 11ª giornata

Mercoledì 17 febbraio 2021, ore 18:00

Campo "Certosa D”, Roma-Centocelle (RM)

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Il CoVid corre ancora: il Lazio verso la zona arancione. Abruzzo in rosso

Con le varianti ormai da tempo in circolo anche in Italia e i contagi che non accennano a calare, da domenica quasi metà del Paese rischia di finire in arancione, con l'Abruzzo che sembra invece destinato addirittura in zona rossa. La certificazione arriverà però soltanto con la pubblicazione dei nuovi dati del monitoraggio, mentre il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi è già al lavoro per 'snellire' il Comitato Tecnico Scientifico e creare una cabina di regia dei ministri che tenga conto non solo dell'aspetto normativo dei provvedimenti ma, contestualmente, anche di quello economico per evitare un nuovo "caso sci". Sul tavolo anche le nuove misure che dovranno essere prese già dalla prossima settimana quando scadrà il decreto che vieta lo spostamento tra regioni, già prorogato una prima volta proprio fino al 25 febbraio. L'attesa è tutta rivolta dunque a venerdì prossimo quando saranno pubblicati i nuovi dati del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità. Le regioni più a rischio sono Lombardia (dove da oggi quattro comuni sono in lockdown), Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Marche. La situazione più delicata è quella dell'Abruzzo dove ci sono già due province in zona rossa, quelle di Pescara e Chieti. Da venerdì, però, c'è il serio rischio che l'intera regione sfori l'indice Rt 1.25 (il limite per passare in rosso), anche a fronte del record di ricoverati degli ultimi due mesi registrato oggi. Nel giorno in cui il bollettino fa registrare 12.074 nuovi casi, 369 vittime e un tasso di positività del 4,1%, a preoccupare non sono solo i dati sui nuovi ricoverati, in aumento, ma anche la diffusione delle varianti che, stando alle parole degli scienziati, andrebbero immediatamente isolate. Ieri, per esempio, a Napoli è stato rintracciato un ceppo molto raro del virus (appena 100 casi nel mondo), comparso per la prima volta in Italia. Oggi è stata la Basilicata ad individuare la variante inglese – già diffusa in Lombardia e in altre regioni – mentre in Toscana ci sarebbe un caso di variante brasiliana, così come accertato già in Veneto. Sempre secondo il bollettino del ministero della Salute, sono stati in totale (molecolari e antigenici) 294.411 i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore in Italia. Le persone attualmente positive in Italia sono 388.864 (-4.822), mentre il totale delle vittime è salito a 94.540. Le persone guarite o dimesse sono in totale 2.268.253 (+16.519 rispetto a ieri). I pazienti ricoverati in terapia intensiva per Covid in Italia sono 2.043, 31 in meno rispetto a ieri nonostante i 113 ingressi nelle ultime 24 ore. Le persone ricoverate con sintomi sono invece 18.274, 189 in meno rispetto a ieri.

ansa.it