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Lotito: «Palamara? Io conosco tanta gente. Non ho dato i biglietti della Lazio»

«Ma è tutta ‘na barzelletta. Gli incontri notturni e segreti, la trama, gli scambi di favori e di biglietti… Vabbé la si vuole raccontare così, ma guardate che è tutto pompato». Claudio Lotito è entrato in una delle sue osterie predilette, da Pietro, a via Gesù e Maria, traversa di via del Babuino. Vuole mangiare qualcosa per pranzo. Conosce tutti e tutti lo conoscono. Non gli manca la simpatia. «Ma avete visto come mi hanno sbattuto sui giornali?».  

 

 IN TRIBUNA

Un po’ se la prende il patron della Lazio (tutto contento però del suo grande acquisto Simone Inzaghi, riconfermato, e gli chiedono: «L’anno prossimo zona Champions o magari anche scudetto?», e lui glissa, tronca e sopisce) per essere finito nelle cronache sugli amici di Palamara. E un po’ però Lotito sa che la questione dei giudici non lo riguarda né gli interessa.

Però con Palamara lei è pappa e ciccia? «Ma chi, io? Leggo che siamo amici, amiconi, ma mica è vero. Io sono un personaggio pubblico, un’autorità, conosco un sacco di gente. Palamara l’avrò visto qualche volta in tribuna allo stadio, e incrociato in qualche altra occasione. Niente più di questo. Ma poi che cosa ha fatto? Boh, se ne leggono tante di cose pompate… Io de ‘sta storia non ne so proprio niente». E non gli ha granché rovinato la giornata. 
E’ scoppiettante come sempre il patron della Lazio: «E voglio ricordare che ho anche la Salernitana, sono l’unico presidente in Italia che ha due squadre». 
Ma allora i biglietti per Lazio-Atalanta a Palamara e ai suoi amici – il 15 maggio in tribuna d’onore all’Olimpico c’era il giudice Spina, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda delle nomine e del Csm – lei li ha dati oppure no? «Questa, poi, mi fa proprio ridere!». 

Ma un presidente di una squadra di calcio che regala biglietti ai conoscenti è normale, no? «Mica ce l’avevo i biglietti per Lazio-Atalanta. Non la organizzo io la finale di Coppa Italia, a quel torneo ci pensa la Lega Calcio. La Lazio era un ospite come gli altri. Ma quali biglietti, ma quali favori. Ci stavano 80mila persone a vedere quella gran partita che c’ha portato in Europa League, ma che ne so io se ci stavano pure i magistrati. La verità è che mi mettono sempre in mezzo». 
Si sente un prezzemolino? Sorride Lotito. Sa di essere una celebrità e sospira: «Mi pare tutto un assurdo. Hanno montato una specie di giallo, la notte, le tenebre. E poi le paginate di giornali che sparano il mio nome. Ma sembra normale per una cosa così? Mi capita di vedere tanta gente. E quella sarà stata una serata come altre. E poi per fare diventare la notizia più croccante i media hanno buttato in mezzo anche il mio nome». 

I SALUTI
Ma non ha tempo né voglia per approfondire il tema politico. Saluta i proprietari del locale, e altri conoscenti e imbocca l’uscio. Fuori, verso l’angolo che dà su via del Corso, c’è la macchina con l’autista che lo aspetta. E a proposito. 
«Ogni volta ce n’è una. Ora questa storia delle serate segrete. E quando m’hanno massacrato per quell’altra assurdità delle multe? Io avrei diritto a una scorta di secondo livello. C’ho rinunciato, per far risparmiare lo Stato. Mi sono comprato, con i soldi miei, tre auto blindate, ma le multe, poche e non pesanti, non dovrebbero essere a mio carico. Eppure le ho pagate…». Poi Lotito se ne va. 

Ilmessaggero.it

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Stop per Strakosha: salta la convocazione con l’Albania, problema al tendine d’Achille

Ha concluso la stagione a denti stretti Thomas Strakosha, con un problema alla spalla che lo ha condizionato nelle ultime giornate. Reja non lo ha convocato per le gare di qualificazione ai prossimi Europei contro Islanda e Moldavia, perché oltre ai noti acciacchi, il giocatore soffre di una forte infiammazione al tendine d'Achille. Il portiere sarà regolarmente in campo ad Auronzo di Cadore, dopo un mese abbondante di riposo.

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Fiorentina, giovedì il closing: intesa Della Valle-Commisso per 165 milioni

MILANO – E' ad un passo la cessione della Fiorentina dalla famiglia Della Valleall'imprenditore italo-americano Rocco Commisso. L'intesa tra le due parti sarebbe stata raggiunta sulla valutazione di 165 milioni di euro, negli incontri avvenuti oggi a Milano. Il giorno stabilito per il closing e la firma, dopo le verifiche che procederanno in queste ore, è giovedì.

 

L'intesa è arrivata al termine di una giornata di trattative. Rocco Commisso è arrivato alle 12.45 nella sede della Tod's a Milano per incontrare i fratelli Della Valle e ultimare così il passaggio di proprietà della Fiorentina. L'arrivo dell'imprenditore italo-americano, da domenica sera a Milano, era stato anticipato di circa un'ora dal suo braccio destro, Joe Barone. All'incontro, assieme a Diego e Andrea Della Valle, presente anche Mario Cognigni, presidente della Fiorentina. Il vertice è durato circa due ore. Un summit dopo il quale l'imprenditore italo-americano ha lasciato la sede della Tod's per raggiungere la Bonelli Erede, tra i maggiori studi legali italiani e dove lavora l'avvocato Carlo Montagna, membro del Cda della Fiorentina. Commisso, in queste ore febbrili, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione ai cronisti presenti.

 

corrieredellosport.it

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Serie B, TAR respinge ricorso Venezia: dovrà giocare il playout con la Salernitana

Niente da fare per il Venezia: i playout di Serie B si giocheranno regolarmente. Il TAR del Lazio ha respinto in questi minuti il ricorso d’urgenza del club di Joe Tacopina, che chiedeva la sospensiva della delibera del presidente della Lega di Serie B Mauro Balata con cui erano state stabilite per mercoledì 5 giugno e per domenica 9 giugno le date degli spareggi salvezza con la Salernitana. Dopo la parziale riabilitazione del Palermo da parte della Corte d’Appello Federale con la retrocessione d’ufficio del club rosanero in Serie C tramutata in una penalizzazione di 20 punti, Balata aveva deciso di tirare dritto nonostante mancasse il numero legale e fosse stato annullato il Consiglio direttivo della Lega di Serie B. Il Venezia era stato dichiarato salvo dopo il verdetto di primo grado che aveva estromesso d’ufficio il Palermo dal campionato con il conseguente annullamento dei playout. La squadra adesso sarà costretta a scendere in campo mercoledì all’Arechi alle 20.45, con ritorno domenica al Penzo alle ore 18. In caso di parità al termine dei 180 minuti fra le due partite, ci saranno supplementari e calci di rigore, essendo le due squadre arrivate a pari punti in classifica al termine della regular season, con il Venezia in vantaggio per gli scontri diretti (1-0 all’andata e 1-1 al ritorno). I legali del club arancionerverde hanno intenzione di andare avanti con i ricorsi, ma a questo punto le tempistiche di allungano e ogni decisione nel merito verrà rimandata a dopo i playout 
corrieredelveneto.corriere.it/

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Il sindaco di Fiumicino, Montino: “Ho visto dirigenti della Roma per parlare dello stadio”

Sindaco Montino, lo vorrebbe il nuovo stadio della Roma nei terreni del suo Comune, Fiumicino?

«Certamente sì, sono io che ho detto ai dirigenti della Roma: ‘spero che la situazione col Campidoglio si sblocchi, ma sappiate che qui a Fiumicino ci può essere una alternativa’. Era un paio di mesi fa, in un momento particolarmente, diciamo così, incagliato, della questione nuovo stadio, e ci siamo incontrati nei miei uffici». Parla il dem Esterino Montino, dopo il sopralluogo effettuato da alcuni emissari della As Roma e tecnici al seguito nelle aree edificabili nel suo Comune di proprietà di Leonardo Caltagirone, dopo la Fiera lungo la Roma-Fiumicino.

Perchè ha offerto un piano B al progetto giallorosso?

«Non ho indicato un’area in particolare, ho fatto un quadro più ampio. Loro hanno bisogno di circa 40, 50 ettari, e da noi ci sono circa 200, 300 ettari liberi sulla destra dell’autostrada andando verso l’aeroporto tutti edificabili: sono a blocchi di circa 30, 40 ettari di diversi proprietari mentre le aree libere di Leonardo Caltagirone credo siano troppo piccole. Sono già infrastrutturati, hanno strade, ferrovie e vastità di parcheggi. Appena a 7 km da Tor di Valle. E come amministratore ritengo che un grande impianto sportivo sia un intervento urbanistico più qualificante di una distesa di capannoni»

Ma entrerebbe in quei terreni il progetto concepito a Tor di Valle?

«Va comunque ridimensionato, io parlo con l’As Roma per lo stadio, la foresteria, l’albergo e spazi commerciali legati allo sport. Non voglio palazzoni»

Ha mai parlato col Campidoglio?

«No, ma ho sentito la sindaca Raggi che rispondeva così, elegante, a una radio privata. "See, je piacerebbe a Montino…».

la Repubblica

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De Rossi e altri 3 senatori volevano Totti via dalla Roma

SIVIGLIA – Una inchiesta di Repubblica – sul numero in edicola oggi – pubblica, tra l'altro, i contenuti di una mail interna alla società che può aiutare a capire bene il contesto e i retroscena del turbolento tra addio Daniele De Rossi e l'As Roma. Nel documento, datato 16 dicembre 2018, un uomo di fiducia di James Pallotta racconta al suo presidente di come lo spogliatoio o almeno parte di esso chieda alla proprietà di far cadere tre teste: quella dell'allenatore Eusebio Di Francesco, quella del direttore sportivo Monchi, e quella dell'ottavo Re di Roma, Francesco Totti. 

 

  Nel documento si citano, come fonti, i senatori Edin Dzeko, Kostas Manolas, Alexander Kolarov e Daniele De Rossi. Dall'inchiesta – Repubblica ha avuto accesso a fonti dirette e carteggi interni alla società – emerge uno spaccato inquietante che getta una nuova luce sui rapporti tra i due capitani e, soprattutto, documenta un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico. Del peso politico dei club, degli appetiti che suscita, degli strumenti non ortodossi per conquistarlo. Del ruolo dei campioni e delle bandiere. 

 

 Acquistando la Roma, Pallotta disse – chiedendo pazienza al suo nuovo pubblico – che Roma non è stata costruita in un giorno. Nessuno gli aveva spiegato che avrebbe ciclicamente dovuto erigerla ripartendo ogni volta dalle sue stesse macerie. Da americano ha reagito con pragmatismo. Lo spogliatoio sarà purgato dai congiurati. Arriverà un nuovo allenatore, un nuovo ds, nuovi medici e nuovi fisioterapisti. La domanda è se la città riuscirà a liberarsi dei suoi pifferai e dal suo eterno istinto cannibale.

La Repubblica

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UFFICIALE – L’Inter esonera Spalletti: può cominciare l’era Conte

MILANO – FC Internazionale Milano comunica che Luciano Spalletti non ricopre più il ruolo di allenatore della Prima Squadra. Il Club ringrazia Spalletti per il lavoro svolto e per il percorso compiuto insieme. 

Con questo breve comunicato l'Inter ha ufficializzato l'addio a Luciano Spalletti. A breve comincierà l'era Antonio Conte.

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Milan, l’addio di Gattuso: “Diciotto mesi indimenticabili ma è la scelta giusta”

Rino Gattuso ha appena sciolto il dubbio. Ha reciso il tormento. Se ne va: “Decidere di lasciare la panchina del Milan non è semplice. Ma è una decisione che dovevo prendere. Non c’è stato un momento preciso in cui l’ho maturata: è stata la somma di questi diciotto mesi da allenatore di una squadra che per me non sarà mai come le altre. Mesi che ho vissuto con grande passione, mesi indimenticabili. La mia è una scelta sofferta, ma ponderata. Rinuncio a due anni di contratto? Sì, perché la mia storia col Milan non potrà mai essere una questione di soldi”. Cinque milioni e mezzo di euro netti fino al 2021: questo dice il contratto depositato negli uffici della Lega di serie A. Ma tra Gattuso e il Milan, che nel 1999 lo acquistò dalla Salernitana e ne indirizzò l’eccellente carriera, c’è un legame più forte di qualunque contratto. Per questo lui lo rescinde formalmente: tanto sa che non si spezzerà mai sul serio.

Un gesto controcorrente           

 Così, nella sera uggiosa di Gallarate, in un 27 maggio con molte tracce autunnali, l’allenatore ancora giovane (41 anni compiuti lo scorso 9 gennaio) non ha potuto non farsi venire in mente che proprio d’autunno, il 27 novembre 2017, venne promosso in prima squadra dalla Primavera, al posto di Vincenzo Montella: “Ho vissuto un sogno”. Dopo diciotto mesi esatti se ne va e non certo perché il suo anno e mezzo alla guida del Milan debba considerarsi fallimentare: 44 punti la prima stagione da subentrato, con rendimento inferiore soltanto a Juventus e Napoli, e 68 la prima stagione intera, quella appena finita, col record di punti degli ultimi sei anni milanisti, anche se non è bastato per acciuffare la Champions League. Al club un tempo “il più titolato al mondo” la qualificazione alla coppa più importante sfugge ormai dal campionato 2012-13, quando in panchina c’era Allegri. Nel frattempo l’ex mediano campione del mondo a Berlino è diventato allenatore, ha fatto congrua gavetta a Sion, Palermo, Pisa e appunto alla Primavera del Milan. Ed è rimasto uno controcorrente, più che mai: stamattina si dimetterà ufficialmente, entrando a Casa Milan e incontrando l’amministratore delegato Ivan Gazidis, al quale aveva preannunciato la decisione. La separazione è consensuale. Nel Paese in cui quasi mai si dimette qualcuno il suo gesto rimane una rarità.

La ragione del divorzio: il mercato in austerity                    

La ragione dell’addio è molto concreta: il progetto di costruzione della squadra per la stagione 2019-20, la prossima, è azzoppato in partenza dalle limitazioni sul mercato imposte dal fair-play finanziario dell’Uefa (che potrebbe escludere il Milan dall’Europa League) e dalla necessità di riportare in pari entro il 2021 un bilancio che il prossimo 30 giugno sarà ancora in rosso di un centinaio di milioni. Il mercato avallato da Gazidis per conto di Elliott – il fondo statunitense della famiglia Singer che controlla il club dopo il fallimento dell’oscuro imprenditore cinese Yonghong Li, cui Berlusconi passò il Milan nell’aprile 2017 – sarà basato sull’ingaggio di calciatori Under 23 e dal costo limitato: difficile, con queste premesse, migliorare sia la qualità della rosa sia di conseguenza il quinto posto. In effetti Gattuso aveva già preannunciato le proprie intenzioni domenica sera, dopo l’ultima partita di campionato giocata e vinta a Ferrara, in casa della Spal.

 Allenatore bersaglio

 La sua spiegazione, nell’ultima delle sue tante conferenze stampa contrassegnate dall’assenza dei giri di parole consueti all’ambiente del calcio italiano, è stata decisamente lineare: “Sarà complicato fare più di 68 punti, che già non sono pochi. Juventus, Napoli e Inter, che è già partita sul mercato, sono più forti. Si dovrà lottare per il quarto posto e le altre si rafforzeranno. Le aspettative sul Milan, anche se attraversa una fase delicata, sono sempre le stesse: si pensa sempre che debba vincere perché si chiama Milan”.  Ergo: se non arriva almeno terzo, nell’immaginario popolare ha fallito. E il responsabile del molto presunto fallimento è il capro espiatorio più facile da trovare: chi sta in panchina. Anche per questo Gattuso, scottato da un’annata in cui ha spesso fatto da parafulmine nei momenti più complicati, farà un passo indietro: “La mia partecipazione alle vicende di squadra e società Milan è così intensa che devo stare attento a non lasciarci le penne”, ha detto scherzando ma non troppo. 

Gli attacchi dei social

Dopo un periodo di relativa indulgenza durante la breve era cinese, quando l’allora direttore sportivo Mirabelli lo scelse per la Primavera e poi lo promosse in prima squadra, il fondo Elliott lo ha confermato l’estate scorsa in forza del contratto, anche se il nuovo responsabile del mercato Leonardo, già suo ex allenatore, probabilmente avrebbe preferito qualcun altro. I problemi non sono mai mancati: i gravi infortuni in serie, il ripudio a gennaio di Higuainche era il leader teorico della squadra, qualche punto sperperato lungo il cammino, la flessione fatale dopo il terzo posto di marzo. Gattuso non ha mancato di riconoscere e sottolineare i propri errori, a cominciare dall’atteggiamento della squadra nell’eliminazione dall’Europa League in casa dell’Olympiacos, e su quell’eccesso di sincerità e di autocritica si è gettata a pesce la parte più superficiale dei media, alimentando campagne social di rara spietatezza. Tuttavia, mentre due politici come Salvini e Berlusconi attizzavano il fuoco con l’alibi del tifo milanista, Gattuso ha mantenuto freddezza.

Manca un piano B

Nonostante il prevalente silenzio della società, ha dunque spiegato come il rapporto con Leonardo fosse fondato sulla collaborazione e non sulla contrapposizione, fino a rivelare che alcune operazioni di mercato, figlie di vincoli economici con altri club, erano state necessarie: “La società non poteva fare altrimenti”. Rientrano in questa categoria gli ingaggi di Castillejo dal Villarreal e di Laxalt dal Genoa. La chiarezza, però, non è bastata. Senza adeguate comunicazioni sul tema, l’allenatore si è ritrovato sempre puntualmente al centro di qualsiasi voce sulla sua panchina instabile, ogni volta che la squadra perdeva una partita e un sostituto, spesso molto fantasioso, veniva individuato sul web: “E’ una storia iniziata fin dal ritiro di luglio. E sono sicuro che sarebbe di nuovo così anche se restassi: alla prima sconfitta, sui giornali, in tv e su internet, sarei subito in bilico e messo in discussione”. Ora la panchina la lascia sul serio, ma senza che esista un vero candidato alla sostituzione già pronto. Apparentemente la società non ha già pronto un piano B, perché a Gazidis il lavoro di Gattuso non è mai dispiaciuto, né gli ha mai manifestato la volontà di sostituirlo.

Quale progetto per Maldini 

Da oggi, comunque, ai nomi di Jardim e Simone Inzaghi se ne aggiungeranno altri: la soluzione va trovata rapidamente, a maggior ragione in un giorno in cui il doppio addio contemporaneo – l’allenatore e Leonardo, che in Francia viene dato per rientrante al Psg e in Brasile come potenziale futuro candidato al ruolo di ct al posto di Tite – apre una voragine nel progetto presentato l’estate scorsa, con 3 simboli milanisti al centro. In questo momento, a meno che con un improbabilissimo colpo di scena Gazidis non tenti di convincere Gattuso a restare, l’unico della triade a potere rimanere a Casa Milan sembra il più simbolo di tutti: Paolo Maldini, non più apprendista dirigente, ascolterà la proposta di Gazidis. Gattuso andrà in vacanza, ma non smetterà di allenare. Ha estimatori in Italia e all’estero e finora non li ha ascoltati, impegnato com’era nella missione Milan: “Il mio club speciale”. I tifosi milanisti, a Ferrara, a fine partita, cioè a fine campionato, gli hanno dedicato cori di ringraziamento molto espliciti. Quest’anno Roma, Sampdoria e Fiorentina, in fasi diverse, hanno provato a corteggiarlo. Al momento è assai più probabile che Gattuso non resti a lavorare in Italia. Dove il rischio di rimpiangerlo, lui e le sue conferenze stampa in cui non si è mai sottratto nemmeno alle domande più capziose, è decisamente alto.

Repubblica.it

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Non avvisò utenti su possibile recesso dal pacchetto Calcio: Agicom multa Sky per 2,4 milioni

Multa da 2,4 milioni di euro dall'Agcom a Sky. La sanzione, si legge in una delibera dell'Autorità, per non aver concesso il diritto di recesso senza costi a quei clienti che avevano sottoscritto un contratto di abbonamento includente il pacchetto Sky Calcio ancora in corso al momento dell'assegnazione a Sky dei diritti sulle stagioni 2018-2021 del Campionato di Serie A. La società, pur a seguito della precedente delibera, sottolinea l'Agcom, "non ha adottato alcuna misura diretta a ottemperare alla diffida e all'ordine ivi impartiti, omettendo di informare gli utenti che abbiano sottoscritto il pacchetto 'Sky Calcio' in virtù di un contratto precedente alla modifica dei relativi contenuti per la stagione 2018-19, dell'intervenuta modifica delle condizioni contrattuali e del correlato diritto di recesso ex art. 70, comma 4, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, con l'effetto di privare gli abbonati della garanzia di poter recedere dal contratto senza costi né penali, anche in caso di offerte promozionali". In tal modo Sky, si sottolinea, "ha leso il diritto di scelta di una vasta platea di utenti, conseguendo, altresì, indebiti vantaggi economici in conseguenza della violazione. La violazione, pertanto, può essere considerata di rilevante entità mentre in termini di durata occorre considerare che è ancora in atto". LA REPLICA DI SKY – Sky "ritiene di aver agito conformemente alla normativa e confida che la correttezza del proprio operato emergerà da un esame più approfondito in sede di ricorso dinanzi all'autorità giudiziaria amministrativa". Anche in questa occasione Sky, si legge nella nota, "ha dimostrato quanto la cura del cliente sia la priorità dell'azienda, decidendo sin dall'inizio della stagione 2018-2019 non solo di non ribaltare sulla propria clientela i maggiori costi rispetto al passato sopportati per l'acquisto dei diritti della Serie A, ma anche di arricchire il Pacchetto Sky Calcio con l'inclusione di rilevanti eventi calcistici, come l'Europa League e la Champions League". I CONSUMATORI – Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, definisce la multa una "vittoria". "Il consumatore ha il sacrosanto diritto di essere correttamente informato del diritto di recesso e della sua gratuità, a fronte di modifiche contrattuali. In questi casi vi è il diritto di recesso senza costi né penali da parte degli utenti ed è giusto ricevere un'informativa completa" conclude Dona.

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Ufficiale, amichevole Bournemouth-Lazio il 2 agosto

La stagione è quasi finita e già si pensa alle amichevoli estive: sul proprio profilo ufficiale, il Bournemouth, squadra inglese che milita in Premier League, ha confermato la partita contro la Lazio che si giocherà al Vitality Stadium. Il match amichevole avrà luogo il 2 agosto alle 19:45 locali (20:45 in Italia) e il costo e la vendita dei biglietti per la partita saranno annunciati in seguito.

laziopress.it