Categorie
AMARCORD

Il giorno della finale numero 25 della storia biancoceleste: ottava volta con la Juventus

La prima nel 1913, l’ultima a maggio scorso. Ottava volta contro i bianconeri (Coppa Italia compresa).

Venticinque finali. La Lazio ci arriva oggi, a cinque mila chilometri da casa e a 106 anni dalla prima, quella del 1913 per contendere il campionato a una Pro Vercelli molto più forte, quando sui giornali – la Stampa, in quel caso – c’era ancora chi la chiamava «il “Lazio” di Roma», fra virgolette e al maschile. Le prime quattro andarono male, tre per giocarsi uno scudetto che ancora non si chiamava così (tra il 1913 e il ‘23) e una per contendere al Ferencvaros la Coppa dell’Europa Centrale, la Champions dell’epoca (nel 1937). Le altre 20, quelle dell’era moderna, cominciarono benissimo nel 1958 all’Olimpico, quando una fiaccolata salutò la Coppa Italia strappata alla Fiorentina da due ex, Bernardini e Prini, uno lo stratega in panchina e l’altro l’autore, di testa, del gol al 30’. E il bilancio di queste 20 finali di coppa è positivo, perché da quell’1-0 di settembre, in uno scontro decisivo insolitamente giocato subito dopo l’inizio del campionato, al 2-0 del maggio scorso all’Atalanta, la Lazio ne ha vinte 13: 7 di Coppa e 4 di Supercoppa italiana, più una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. La stragrande maggioranza contro avversarie di prestigio: 3 le ha strappate alla Juventus e 3 pure all’Inter, una al Milan, una alla Roma nell’indimenticabile derby di Lulic, una addirittura al Manchester United campione d’Inghilterra e d’Europa (e di lì a poco anche del mondo). L’avversario più frequente è stato proprio la Juventus, contro cui oggi la Lazio stabilirà un record in Supercoppa (la quinta contesa fra queste due squadre, una in più di un Roma-Inter giocato 4 volte) e che, sommando le 3 finali di Coppa Italia, si troverà di fronte per l’ottava volta. Il bilancio in Supercoppa è alla pari con 2 successi a testa: quella di oggi sarà la «bella», una sorta di gara-5 del basket. E sarà una specie di spareggio anche per Claudio Lotito, il presidente che di gran lunga ha «giocato» più finali, ben 11 (con quella di oggi) sulle 21 dell’era moderna: il suo bilancio finora è in parità, 5 coppe  le ha messe in bacheca e 5 le ha perse. Inzaghi l’ha scelto lui, Immobile con 105 gol è il bomber da copertina della sua gestione: sono quelli (ma non solo) i due nomi a cui si affiderà, a cinque mila chilometri da casa, per continuare a sognare. Corsera

Categorie
AMARCORD

Strakosha-Dybala, conto aperto

Attesa snervante. Stavolta ancora di più rispetto al solito. La Juve per Strakosha non è mai una partita come le altre. Per il blasone, per quello che rappresenta in Italia e in Europa, ma soprattutto per gli attaccanti, tra i più bravi e forti del mondo. Per il giovane portiere biancoceleste un esame che vale quasi quanto una laurea. Tenere inviolata la porta laziale per la terza gara consecutiva è un piccolo primato che ancora non ha raggiunto in stagione e riuscirci contro i bianconeri varrebbe doppio, se non il triplo. L’ansia cresce e quando ci sono partite del genere, il ragazzo albanese tira fuori la grinta e una voglia di lavorare fuori dal comune. Non basta l’allenamento a Formello, Thomas in periodi così, si porta pure il lavoro a casa, grazie a una stanza speciale che si è costruito in una parte della villa dell’Olgiata e dove spesso approfondisce il lavoro, soprattutto sui riflessi. Il suo cruccio è fare meglio nelle uscite, perfezionare i tempi d’anticipo nei cross, la velocità d’esecuzione e l’elasticità quando lascia la linea di porta. 
CONTO IN SOSPESO 
Tra qualche giorno, Ronaldo e Higuain a parte, si ritroverà davanti Dybala. L’attaccante argentino spesso ripensa al rigore che Thomas gli parò al novantesimo nell’ottobre del 2017. Una prodezza che consentì alla Lazio di vincere a Torino dopo quindici anni di sconfitte. Per la Joya, Strakosha è quasi un tabù, non solo per quel famoso rigore, anche per due parate strepitose che il portiere albanese fece sempre si di lui nella Supercoppa di due anni fa. Pure quelle furono decisive per la conquista del trofeo, il primo da assoluto protagonista. Con questi dolci ricordi e con la giusta tensione, l’estremo difensore biancoceleste si avvicina alla sfida di sabato. Con il portiere ci sarà pure Luis Alberto che dopo due giorni di riposo, ieri è tornato ad allenarsi. Ma su di lui non c’è mai stato alcun allarme serio. Niente da fare per Patric (unico vero intoppo) Lukaku e Berisha.

Il Messaggero

Categorie
AMARCORD

Bologna, posto speciale per Lulic e Luiz Felipe

Bologna è una posto speciale per Lulic. 

Il Dall'Ara è infatti nel destino di Senad: qui il capitano biancoceleste ha realizzato il primo dei suoi attuali 33 gol con la Lazio e, sempre nell'impianto bolognese, il bosniaco ha collezionato la sua presenza numero 300 con la Prima Squadra della Capitale, trovando anche un'altra rete. Non solo. 

Lulic è l'incubo dei rossoblu, gli ha segnato 4 volte, 3 in trasferta: è la squadra italiana che ha colpito di più in carriera. Domani il capitano cercherà quota 5.

Bologna non sarà mai una città banale per Luiz Felipe.

Al Dall'Ara infatti, il brasiliano ha trovato il suo primo e finora unico gol in Serie A. Risale all'ultimo precedente in Emilia Romagna, lo scorso 26 dicembre: il classe '97 sbloccò la partita di testa, aprendo la strada al blitz della Lazio. L'ex Ituano sogna il bis nel match di domani.

Minuto 61 della gara giocata all’Olimpico dai biancocelesti contro il Bologna sabato 22 agosto 2015 alle 20:45.

Stefano Pioli, allora tecnico della Prima Squadra della Capitale, richiama in panchina Senad Lulic per dare spazio al neo acquisto Sergej Milinkovic. Per il serbo classe 1995 si tratta dell’esordio in Serie A, quattro giorni dopo il battesimo assoluto in biancoceleste, avvenuto contro il Bayer Leverkusen nel preliminare d’andata di Champions League.

Domani i biancocelesti saranno di scena proprio contro i felsinei, al Dall’Ara: il Sergente ritroverà quindi il primo avversario mai affrontato nel campionato italiano.

sslazio.it

Categorie
AMARCORD

Frustalupi, oggi avrebbe compiuto 77 anni. Oddi: “La nostra fortuna”; WIlson: “Un numero uno, bastava consegnargli il pallone…” (AUDIO)

Oggi, Giovedì 12 Settembre, Mario Frustalupi avrebbe compiuto 77 anni. Ecco il ricordo di Pino Wilson e Giancarlo oddi, ospiti a 'NMM': "E' stata la fortuna di tutte le squadre che l'ahnno avuto. – dice Oddi – . E' stata la nostra fortuna, senza nulla togliere a Giorgio, Pino ed agli altri, Frustalupi era il nostro cervello, l'elemento dal quale tutto partiva. Aveva un cervello fuori dalla norma ed era un ragazzo molto intelligente e furbo. Ha giocato fino a 41 anni e per compiere questa impresa devi essere un grandissimo professionista. Era una persona diretta, quando arrivò a Cesena non ci conoscevamo ancora bene. Me ne fece di tutti i colori. Una sera mi invitò a cena e mi confessò che gli stavo molto antipatico (ride, ndr)". Poi tocca a Wilson: "Era un numero uno come calciatore. Lo paragono al Pirlo della Juventus. Tu dovevi semplicemente consegnargli la palla, il resto lo faceva lui. Era una mosca, un fenomeno di tecnica ed aveva un carattere incredibilmente forte. Era un personaggio unico davvero"

Categorie
AMARCORD

E’ già derby, la storia della sfida più sentita

Il derby a Roma è una partita che spesso dura una stagione. Anche per questo, sarà difficile far dimenticare lo scorso 29 luglio agli appassionati di calcio romani: accaldati a lavoro o in pieno relax in qualche località di vacanza, dalle 19,00 di sera hanno volto tutti gli sguardi all’unisono verso lo schermo di una tv o di uno smartphone in trepidante attesa della diretta del sorteggio del calendario della Serie A 2019/2020. Sono bastate poche frazioni di secondo per svelare l’arcano: un sorteggio shock ha infatti consegnato ai tifosi capitolini una partenza ad altissima intensità, che toglie il palcoscenico alla prima giornata, da sempre la più attesa. Il derby della Capitale, Lazio-Roma è alla seconda giornata, domenica 1 settembre, mai così presto nella storia della serie A.

In pochi si sarebbero aspettati di trovarsi di fronte alla Partita – con la P maiuscola – con ancora il costume e le infradito. Questo perché il derby cittadino è un evento per i romani che ha una solennità pare ad una festività come il Natale, al quale occorre avvicinarsi cautamente, con lo stesso sentimento natalizio misto di gioia e tristezza, ed anticiparne oltremodo la celebrazione ha sicuramente causato un certo spaesamento. Questo anche perché per molti tifosi capitolini il derby non è solo una festività sportiva ma può rappresentare addirittura l’eterna lotta tra il bene ed il male: una battaglia sportiva atta a difendere la città dall’invasore, o forse meglio dall’impostore. Entrambe le fazioni in gioco, infatti, arrogano alla loro parte la superiorità cittadina: i laziali rivendicano l’ascendenza storica sul calcio capitolino, i romanisti rispondono mostrando la netta preponderanza geografica e demografica.

Da questo scontro nessuno in città può rimanere escluso; se il detto recita “quando sei a Roma, fa come i romani” in questo caso la valenza è manifesta: Roma non tollera gli ignavi, quando si gioca la stracittadina occorre schierarsi, stare da una parte o dall’altraNella settimana che precede il derby si deve scegliere il proprio partito, o la Lupa capitolina o l’Aquila imperiale. Perché il derby non è solo una partita, ma un modo di vivere la Città Eterna, un senso di appartenenza alla sua anima più intrinseca.

Nei primi decenni del ‘900 furono giocati centinaia di derby tra le varie squadre capitoline che ne rappresentavano i principali quartieri: gli abitanti di Borgo e di Prati tifavano per la Fortitudo, quelli di Prati e parte dei Parioli per la Lazio, il Trionfale e l’Esquilino per l’Alba e la Romana, i Parioli per il Roman, Monti e l’Esquilino per la Juventus. In questi anni la Lazio imponeva sistematicamente la propria superiorità tecnica sulle varie squadre che diedero vita alla AS Roma solo nel 1927. In tanti casi i risultati erano eclatanti, con scarti che spesso superavano le cinque/sei reti.

Il primo antesignano del derby “Roma-Lazio” nella storia si svolse il 19 gennaio 1908 in Piazza di Siena (match arbitrato dal principe Filippo Doria Pamphili). A sfidare per primo il predominio laziale fu il Roman, team composto da atleti provenienti dalle classi della medio alta borghesia dei Parioli. I laziali vinsero 5-3, profittando del fatto che i “roman-isti” disputarono la partita in dieci, in quanto uno dei loro elementi, il temibile terzino Giacomo Peroni, non aveva potuto intervenire. Lo strapotere biancoceleste era vissuto con un certo fastidio dalle altre compagini capitoline.

Solo con l’inizio degli anni ’20 la Città eterna trova una relativa parità tra le varie contendenti ma con la nascita della Associazione Sportiva Roma nel 1927, la storia cambia nuovamente. Sullo scorcio degli “anni ruggenti”, alla vigilia della prima Serie A (campionato 1929-30), Roma aveva finalmente due belle squadre. Una antica e gloriosa, l’altra giovane e ambiziosa. Ed anche i tifosi dei due club erano diversi fra loro. La Lazio di inizio secolo era la squadra dei quartieri alti, dei pariolini, dei signori ed esibiva ai contendenti quarti di nobiltà. La neonata AS Roma era invece il prodotto finale di un’alchimia durata un quarto di secolo, iniziata dal Roman, proseguita dalla Fortitudo e dall’Alba e aveva raccolto dalla loro eredità le varie tifoserie capitoline.

Nel secondo dopo guerra, dopo un iniziale predominio biancoceleste che va dal 1947 al 1954 (la Lazio vincerà sei derby consecutivi tra il 1951 e 1952, ma in due occasioni si disputavano partite amichevoli) si torna ad una situazione di sostanziale parità nello score della stracittadina.

Gli anni ’60, gli anni del miracolo economico italiano, vedono anche il boom giallorosso: su 23 incontri svoltisi tra il 1958/59 ed il 1970/71 la Roma ne vince 11 e ne pareggia 9, lasciando ai biancocelesti solo 3 vittorie in poco più di due lustri.

Per rompere il sortilegio giallorosso serve dunque un eroe biancoceleste e la Lazio lo trova: è Giorgio Chinaglia a firmare il successo del derby di Coppa Italia 1970, un derby estivo come il prossimo venturo (si giocò di 29 agosto), con la Lazio ancora relegata nella serie cadetta contro una ben più attrezzata Roma. Nel 1972-73, la Lazio grazie anche ai goal del suo bomber ritorna in serie A e si aggiudica entrambe le stracittadine. La formazione biancoceleste è in vertiginosa crescita e l’anno successivo, il 1973-74, oltre a bissare il doppio successo nel derby capitolino, si aggiudica il suo primo Scudetto. La sfida di ritorno di quella stagione entra di diritto nella storia dei derby: il 31 marzo 1974, l’Olimpico è letteralmente incandescente; fumogeni, bomboni e cori intimidatori agitano il pre-partita. Il clima è di quelli pesanti, non solo perché i giallorossi sono in zona retrocessione e i biancocelesti in corsa Scudetto, ma anche per le scorie del derby d’andata con la vittoria laziale nel finale e la corsa del solito Giorgio Chinaglia sotto la curva avversaria. La Lazio parte male, andando immediatamente sotto con un goffo autogoal del portiere Pulici che blocca un cross dalla destra oltre la riga di porta. Il secondo tempo però è un’altra storia: pareggia subito Vincenzo D’Amico e dopo 3 minuti Nanni cade in area e l’arbitro fischia: è rigore. Long John Chinaglia si incarica del tiro dal dischetto ed il risultato è già scritto: esecuzione impeccabile ed esultanza sotto la Curva Sud con il dito alzato in senso di sfida.

Gli anni ’80 vedono di nuovo, modificare i rapporti di forza tra le contendenti: dopo anni di sostanziale equilibrio la Roma spicca il volo.

Il decennio finisce con un altro idolo biancoceleste che, come negli anni ’60, interrompe il dominio romanista. È il 15 gennaio 1989, la Lazio neo-promossa di Materazzi vede vicina la zona retrocessione, i giallorossi stanno un po’ meglio ma dopo questa partita non vedranno una vittoria prima di altre 11 giornate. Dopo 25 minuti, un cross dalla sinistra trova smarcato al centro dell’area Paolo Di Canio, il giovane talento del Quarticciolo dalle belle speranze, che firma di giustezza il primo gol in serie A ad 18 anni e 6 mesi, regalandosi un’esultanza che ha fatto storia: folle corsa sotto la curva avversaria, come quella di Giorgio Chinaglia 15 anni prima, cambiando però il dito mostrato agli avversari. Il fato vuole che lo stesso Di Canio, dopo altri 16 anni, deciderà un altro derby della capitale nello stesso intervallo di gara, realizzando il primo gol del successo biancoceleste del gennaio 2005 nella stessa porta e sotto la stessa curva.

Gli anni ’90 si aprono con profondi stravolgimenti, tanto nella situazione politica europea, quanto nei rapporti di potere del calcio capitolino. L’insediamento del finanziere romano Sergio Cragnotti, avvenuto nel 1992,cambia radicalmente la storia del club laziale e lo rilancia in campionato e nelle competizioni europee grazie ad importanti investimenti che portarono i biancocelesti a primeggiare in Italia e in Europa. La Roma perde invece gradualmente competitività, dopo la morte del presidente Dino Viola. Nel 1993 la società viene acquistata da Franco Sensi, che rinforza la squadra, mancando tuttavia di ottenere, nell’immediato, risultati di rilievo. il decennio vede quindi un netto predominio biancoceleste: nei 22 derby giocati tra il 1999 ed il 2000, la Lazio ne porta a casa 8 (4 addirittura nello stesso anno, record assoluto nella storia della stracittadina), ne pareggia 11 (soprattutto nella prima metà degli anni ’90) e lascia alla Roma il misero bottino di appena 3 successi. Tanti sono le vittorie laziali che andrebbero ricordate ma forse una resta impressa indelebile nei cuori biancocelesti. La stracittadina subiva gli ultimi strascichi di un lungo periodo di “pareggite”, in quanto nelle sette edizioni precedenti a quel 6 marzo del 1994, nessuna delle due contendenti era riuscita ad imporsi. La Lazio era in corsa per la zona Europa, la Roma invece non riusciva a rialzare la testa. Nei primi minuti della partita il capitano laziale Bergodi esce sorretto a braccia. Giuseppe Signori diventa il nuovo capitano e, qualche istante più tardi, con una botta al volo nella nebbia dei fumogeni che rendevano difficile la visibilità, segna la rete che risulterà decisiva. Il danno diventa beffa quando a venti minuti dalla fine della partita, il diciasettenne Francesco Totti ottiene un calcio di rigore: capitan Giannini si porta al dischetto, ma un attento Marchegiani ne intuisce l’esecuzione per la gioia della Curva Nord.

I primi anni duemila sono gli anni d’oro del calcio capitolino. I biancocelesti, alla fine del decennio maestoso dei novanta, nell’anno del centenario della loro fondazione conquistano il secondo titolo nazionale, una coppa Italia e la Supercoppa Europea.

Da allora e in questi ultimi 20 anni, le squadre capitoline hanno arricchito le loro pur misere bacheche: la Lazio in particolare ha mantenuto un ottimo cammino nel tempo collezionando ad intervalli regolari uno scudetto, una super coppa UEFA, 5 coppe Italia e 3 super coppe italiane;

Nei decenni in esame la storia dei derby ha inanellato una tale ricchezza di incontri spettacolari che lo sforzo di sintesi nella citazione può risultare arduo. In alcuni casi la stracittadina ha visto imporsi la vincitrice con spettacolari goleade:

indelebili nei cuori dell’altro versante del Tevere, saranno i due 3 a 0 rifilati agli odiati cugini, sempre in casa laziale, nel dicembre 2006 e nello scorso marzo 2019 memori della gioia di Danilo Cataldi, laziale cresciuto nella Lazio e dalla Lazio lanciato nel calcio che conta, mentre insacca il gol che chiude il derby proprio sotto la Curva Nord.

Ma negli ultimi 20 anni più che la storia degli incontri, può risultare rilevante la storia di due uomini. Il primo, in casa biancoceleste, è Senad Lulic. Forse è suo il goal biancoceleste più importante nella storia delle stracittadine: è il 26 maggio 2013 e la gara finale di Coppa Italia mette in scena, per la prima volta in assoluto, il derby della Capitale. La città per settimane ha atteso con ansia il derby che avrebbe stabilito la supremazia cittadina. La Lazio si avvicina al derby, confortata dagli ultimi precedenti (3 vittorie su 4), con un mantra nella mente: “Ci sono solo due modi per tornare da una battaglia: con la testa del nemico o senza la propria”. Nella Roma invece il capitano giallorosso, Francesco Totti, prova a caricare i suoi e nei giorni precedenti la finalissima dell’Olimpico si sbilancia moltissimo arrivando ad affermare che quel derby avrebbe contato per i tifosi capitolini come una finale di Champions League. Purtroppo per il pupone a sollevare la coppa furono proprio i biancocelesti a segno con Senad Lulic al minuto ’71 dell’incontro. Un cross dalla destra di Candreva viene smanacciato malamente dal portiere giallorosso Lobont. Il centrocampista bosniaco della Lazio si trova quindi al momento giusto, nel posto giusto: appena la palla sorpassa la linea di porta, c’è una frazione di secondo in cui il vuoto risucchia ogni suono. Una specie di silenzio assoluto, di vuoto pneumatico, e subito dopo c’è il boato. Un momento che è entrato nell’immaginario collettivo della tifoseria laziale.

glieroidelcalcio.com di Flavio Mecucci 

Categorie
AMARCORD

48 anni fa Maestrelli sulla panchina della Lazio

Era il giugno del 1971. La Prima Squadra della Capitale, allenata fino al 30 maggio da Juan Carlos Lorenzo, era reduce da un quindicesimo posto in Serie A TIM. Tempo di cambiare. Al posto del tecnico argentino subentrò il vice, Bob Lovati, seppur per due settimane.

Il 7 giugno, infatti, Tommaso Maestrelli, reduce da una stagione deludente sulla panchina del Foggia, raggiunse la Capitale per firmare, alla presenza del Presidente biancoceleste Umberto Lenzini, un contratto che lo avrebbe legato alla Lazio.

Dalla panchina, Maestrelli portò successivamente la Prima Squadra della Capitale a vincere il suo primo Scudetto nella stagione 1973/74.  Sslazio.it

Categorie
AMARCORD

Parolo aveva 4 anni, Immobile non era ancora nato: 30 lunghi anni dall’ultimo colpo nella San Siro rossonera

Parolo aveva 4 anni. Lulic 3. Radu e Leiva 2. Acerbi 1. Caicedo avrebbe festeggiato il suo primo compleanno due giorni dopo. A casa Immobile, mamma Michela era incinta di Ciro. La data: 3 settembre 1989. Il giorno dell’ultimo successo della Lazio in serie A sul campo del Milan. Trent’anni fa. Leggete le formazioni dall’1 all’11, i numeri (non fissi) di allora. Milan: Giovanni Galli; Tassotti, Maldini; Colombo, Filippo Galli, Baresi; Donadoni, Ancelotti, Borgonovo, Rijkaard, Massaro. Allenatore: Sacchi. Lazio: Fiori; Bergodi, Beruatto; Pin, Gregucci, Soldà; Di Canio, Icardi, Amarildo, Sclosa, Bertoni. Allenatore: Materazzi. Sulla carta, non c’era partita. Invece vinse 1-0 la Lazio, per una «maldinata» di Paolo come chiamavano quelle di papà Cesare che, pressato (poco) da Di Canio, con un pallonetto da 25 metri infilò il suo portiere. Alla fine il Milan perse lo scudetto, a favore del Napoli, per due punti. Quei due punti. In una stagione in cui vinse in ordine cronologico Supercoppa europea, Coppa Intercontinentale e Coppa Campioni.
Da allora, 17 vittorie rossonere e 11 pareggi. Una serie, per la Lazio, da record negativo: 28 partite che hanno già da tempo superato il primato precedente, arrivato a quota 25 sul campo dell’Inter fra il 1957 e il 1993. L’ultima sconfitta è stata il 2-1 dell’anno scorso (28 gennaio 2018), aperto dal gol di braccio di Cutrone. L’ultimo pari un 1-1 del 20 marzo 2016, reti di Parolo e Bacca, con un miracolo di Donnarumma su un tocco di Felipe Anderson e un rigore reclamato, nel finale, per un mani di Zapata.
In questi trent’anni la Lazio di occasioni ne ha sciupate tante. Perdendo 2-1 nel 1994, Gullit-Boksic-Gullit nell’ultimo quarto d’ora, una partita strepitosa che poteva finire 5-4 per l’una o per l’altra; pareggiando 0-0 nel ‘96, palo di Fuser su punizione; facendosi rimontare da 2-0 a 2-2 sia nel 2003 (Stankovic-Lopez, poi Pippo Inzaghi-Rivaldo) sia nel 2011 (esordio in A con gol di Klose e Cissé, poi Ibra-Cassano). Persino nel campionato dello scudetto, 1999-2000, la Lazio perse 2-1 (due rigori di Boban prima del gol di Simone Inzaghi) e quella sera, 20 febbraio, scese al terzo posto – scavalcata proprio dai rossoneri – per l’unica volta in mezzo a 33 giornate da prima o seconda. Una maledizione interrotta solo in Coppa Italia con tre successi (2-1 nel 2004, Fiore-Couto, e anche nel 2008, Zarate-Pandev, poi 1-0 nel 2015 con un rigore di Biglia). Ma in campionato il «2» non esce da quel pomeriggio del 1989, quando Ciro Immobile era ancora nella pancia della mamma…

Corriere della Sera/Massimo Perrone

Categorie
AMARCORD

Tre anni di Inzaghi in panchina: il 10 Aprile l’esordio a Palermo

È domenica 10 aprile 2016 e allo stadio Renzo Barbera di Palermo i padroni di casa ospitano la Prima Squadra della Capitale nella XXXII giornata del campionato di Serie A 2015-2016.

Nel primo quarto d’ora di gara, Klose bussa due volte. Il tedesco prima supera Sorrentino con un destro sugli sviluppi di calcio d’angolo ed è poi lesto nel ribadire in rete il tiro di Keita inizialmente respinto dallo stesso portiere rosanero.

Nella ripresa, Felipe Anderson cala il tris con una conclusione di esterno destro subito dopo essere entrato in area di rigore e va a festeggiare andando ad abbracciare proprio il tecnico biancoceleste.

 

Così i biancocelesti quella sera: Marchetti, Patric, Bisevac, Gentiletti, Lulic (76' Mauricio), Onazi, Biglia, Parolo, Candreva, Klose (78' Djordjevic), Keita (69' Felipe Anderson). A disposizione: Guerrieri, Matosevic, Matri, Milinkovic, Cataldi, Mattia, Murgia, Germoni. Allenatore: S. Inzaghi.sslazio.it

Categorie
AMARCORD

Inter-Lazio, la gara di Veron: “Cragnotti e Moratti, che presidenti!”. Su Inzaghi e Correa…

Sarà presente a San Siro questa sera, per assistere ad una sfida Champions tra le due squadre che in Italia hanno segnato la sua carriera calcistica. Lo presenta come il derby del cuore questo Inter-Lazio Juan Sebastian Veron, che intervistato da La Gazzetta dello Sport parla così anche dei due allenatori e degli obiettivi di stagione delle due squadre: “E’ una partita che nessuna delle due squadre può permettersi di sbagliare, perchè entrambe sono lì a lottare per il terzo e quarto posto. Sono due squadre alle quali sono molto legato, e sarà emozionante tornare a San Siro. Quando vinci succede, ma credo di aver lasciato un bel ricordo e mi auguro di essere applaudito da tutti. Ho avuto due grandi Presidenti come Moratti e Cragnotti, che mi hanno fatto sempre sentire come a casa. Ho trascorso anni bellissimi, sia a Milano che a Roma. Sia Spalletti che Inzaghi sono due allenatori che fanno giocare bene le loro squadre, sanno tenere il gruppo con personalità: si vede il tanto lavoro che c’è dietro. Ripensandolo giocatore, Simone Inzaghi era difficile immaginarlo bene in panchina: era un ragazzaccio. Correa? E’ cresciuto nell’Estudiantes: ha qualità e voglia di migliorare. Come consiglio, gli ho detto di imparare molto dalla Serie A: è un campionato che ti permette di acquisire la sostanza giusta per diventare un grande giocatore”. Gazzetta.it

Categorie
AMARCORD

Luis Alberto, la nuova vita da mezzala: ossessione Champions, poi il futuro…

L'evoluzione di Luis Alberto. Si è ripreso la scena e la Lazio a suon di assist e magie, ma soprattutto macinando chilometri come mai aveva fatto nella sua carriera. Il ruolo di mezzala che gli ha cucito addosso Inzaghi gli calza a pennello, tanto che a giovarne sono attaccanti e difensori. Luis Alberto è rinato, tanto che sta spingendo al massimo pure in questi giorni a Siviglia insieme al suo fisioterapista per presentarsi domani a Formello ancora più in forma. Il suo obiettivo è aiutare la Lazio ad andare in Champions. Un chiodo fisso dopo la delusione dell'anno scorso. Entrare in Europa dalla porta principale e poi decidere cosa fare. Lui e la moglie Patricia sono a Siviglia da una settimana, una città che amano, tanto da non nasconderlo sui social, visto che entrambi hanno postato la città più bella del mondo, è la perfezione. Messaggio che potrebbe rivelare il sogno di rientrare a casa. E non è un mistero che da quando è tornato Monchi a Siviglia, il nome di Luis Alberto circoli più di prima. L'ex dirigente della Roma tentò di riportarlo a Siviglia già nel 2016, ma la Lazio fu più pratica e veloce. La prossima estate c'è chi giura che tenterà un nuovo assalto, considerato che pare sia uno dei primi nomi sulla lista di Monchi.
LOTITO SCEGLIE
Lotito ritorna sul fronte Salernitana e la modifica dell'articolo 16bis delle Noif sulla multiproprietà. «Se la squadra campana salirà in A, dovrò scegliere tra Lazio e Salernitana. In attesa che cambi la norma, anche se ovviamente non si potranno mai possedere due club nella stessa serie», spiega Lotito. Se il club salentino salirà in A, il patron laziale è pronto a farsi da parte, lavorando insieme agli altri presidenti sull'eventuale modifica delle norme attuali, in modo tale che la Salernitana possa restare a Marco Mezzaroma, suo cognato. La Figc e la Lega di B stanno trattando su questo tema e in estate ci saranno novità.  Il Messaggero