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Golden boy vs Scarpa d’oro, è la festa del gol

Alle ore 21.00 ci sarà il fischio d’inizio della gara tra Borussia Dortmund e Lazio, ma sarà anche la sfida tra Immobile e Haaland. Come riporta il Corriere dello Sport, la Scarpa d’Oro arriva in Germania da ex e rilancia la sfida al nuovo fenomeno del calcio mondiale. Tra loro ci sono dieci anni di differenza e numerose reti in comune. Il bomber laziale torna al Signal Iduna Park, dove nell’autunno del 2014 segnò tre gol in Champions League. Il talento norvegese è capocannoniere a quota 6. Mentre lo score complessivo di Ciro nella massima competizione eureopea è di 12 presenze e 7 gol, uno ogni 93′ minuti e 3 con la Lazio. Laziopress.it

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Il caso rientra: Peruzzi è tornato a Formello, vigilia Champions con il club manager in campo

Nel giorno tristissimo dell’addio ad Arturo Diaconale, portavoce della Lazio appena scomparso, Angelo Peruzzi è tornato accanto alla squadra biancoceleste e sta seguendo l’allenamento di rifinitura a Formello. Porta la mascherina, non partirà dopo l’ora di pranzo per la trasferta di Champions a Dortmund perché ieri non è stato sottoposto al tampone di controllo europeo per far parte del “gruppo squadra” in missione in Germania. Il caso, però, può dirsi rientrato. La svolta è maturata lunedì dopo un colloquio con il ds Tare e con il presidente Lotito. Un passo deciso con maturità dal club manager, sollecitato in primis da Inzaghi e dall’intero spogliatoio, poi anche dalla società. Molti giocatori hanno spinto perché rientrassero i propositi di dimissioni. Anche con i dirigenti il disgelo è stato avviato nell’interesse comune, la voglia di tutelare la squadra e il lavoro degli ultimi anni. Peruzzi e la Lazio andranno avanti insieme almeno sino a giugno. corrieredellosport.it

 

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Calcagno nuovo presidente dell’Aic. “Ora le riforme del calcio”. Gama prima donna vice

Umberto Calcagno è il nuovo presidente dell’Associazione italiana calciatori. Tutto come previsto alle elezioni per il rinnovo delle cariche del sindacato, che si sono tenute in videoconferenza. Vi hanno partecipato 124 delegati su 137 ed è stato un trionfo per la lista associata a Calcagno, già n.2 durante la presidenza di Damiano Tommasi: 120 voti per lui contro i 5 dello sfidante Beppe Dossena.

Il consiglio, che si è riunito subito dopo, ha eletto vicepresidenti Davide Biondini (vicario) e Sara Gama (prima volta per una donna), mentre come direttore generale è stato confermato Gianni Grazioli. Nel consiglio direttivo sono entrati tra gli altri Bonucci, Donnarumma, Acerbi, Parolo, Mandragora e De Silvestri. Umberto Calcagno, 50 anni, è il terzo presidente nella storia dell’Aic, dopo il lunghissimo regno di Sergio Campana e i tre mandati di Damiano Tommasi. Due presenze nella Sampdoria dello scudetto e una lunga carriera in C, Calcagno ha fatto tutta la trafila nell’Assocalciatori: ufficio legale, responsabile della Serie C, responsabile assicurativo, quindi vicepresidente dal 2011. gazzetta.it

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“Da Strakosha è il nostro titolare” a “Alternanze possibili anche in porta”: Inzaghi con il dubbio portiere

Reina o Strakosha? È questo l'interrogativo, che ora si fa veramente complicato, per Simone Inzaghi. Come si legge sulle pagine de Il Messaggero il tecnico della Lazio non può sbagliare per non rischiare di bruciare totalmente Strakosha. Il rientro dell'albanese non è stato dei migliori, eppure per Inzaghi Thomas è sempre stato il numero uno. Le buone prestazioni di Reina però hanno rimesso tutto in discussione e ora l'interrogativo si ripropone in vista della gara di Champions con il Borussia Dortmund. Non far giocare Strakosha sarebbe una bella botta per l'albanese, ma escludere di nuovo lo spagnolo sarebbe un bell'azzardo. tuttomercatoweb.com

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La Champions per il riscatto: qualificazione e primo posto, a Dortmund è il crocevia

Prima contro seconda. Molto del destino del gruppo F si deciderà nella penultima giornata: la Lazio fa visita al Borussia Dortmund con un punto di distanza dai tedeschi, primi a 9 punti. Chiudono il gruppo Brugge e Zenit, rispettivamente a quota 4 e 1: Inzaghi e Favre si giocano il primo posto, ma lo scontro diretto è fondamentale anche per evitare un rientro in corsa del Brugge, che in caso di successo contro lo Zenit si rifarebbe sotto. Insomma, ci si gioca quasi tutto in una notte: l’obiettivo è stare tranquilli all’ultima giornata.

Lazio e Borussia Dortmund si ritrovano dopo il 3-1 nel match di andata all’Olimpico, nella gara d’esordio di questa edizione della Champions League: a segno Immobile, Haaland e Akpa-Akpro, oltre all’autogol di Hitz per il momentaneo 2-0 biancoceleste. La partita del 20 ottobre non è stata il primo confronto ufficiale tra le due squadre, che si erano già affrontate nei quarti di finale di Coppa UEFA nel ’95: 1-0 della Lazio all’andata in casa con l’autorete di Freund, 2-0 per il Dortmund al ritorno con il gol di Riedle al 90’ che regalò ai tedeschi la qualificazione.

I NUMERI

I gialloneri hanno vinto 7 delle ultime 11 partite giocate in Europa, con 4 sconfitte tutte in trasferta: le vittorie consecutive in casa sono 5, ma allargando lo sguardo alle ultime 16 sfide casalinghe i successi sono solamente 8. Contro le italiane al Westfalenstadion sono arrivate 7 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte: l’ultima squadra del nostro campionato a giocare in casa del Dortmund è stata l’Inter, sconfitta 3-2 nella passata stagione dopo aver chiuso il primo tempo con due gol di vantaggio. La Lazio ha vinto due partite in questo girone, ma nelle ultime 15 sfide giocate in Champions League sono arrivate solamente tre successi, con sei pareggi e altrettante sconfitte. Il bilancio nella fase a gironi della competizione è 14 vittorie, 9 pareggi e 11 sconfitte.

Gazzetta.it

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Falsa partenza Lazio, la peggiore dell’era Inzaghi

Calendario fitto e difficile, infortuni, Covid-19: ecco i problemi di una Lazio che in campionato stenta a decollare. La batosta contro l’Udinese all’Olimpico ha fatto suonare qualche piccolo allarme. Siamo all’inizio di stagione, ma dopo nove partite è già tempo di primi bilanci. E c’è un dato che fotografa bene il momento: come riporta Lazio Page, i 14 punti dopo nove giornate sono la peggior partenza nell’era Inzaghi e nelle ultime 11 stagioni.

Lazio, serve continuità

L’anno scorso la Lazio aveva raccolto dopo nove giornate 15 punti. Uno in più dell’attuale stagione. Poi però i biancocelesti ingranarono la marcia per ritrovarsi, ad inizio 2020, nelle primissime posizioni e in lotta per lo scudetto. Tradotto: Inzaghi vuole continuità dai suoi. Cosa non facile visto il calendario molto fitto. Difficile recuperare energie fisiche e mentali. E soprattutto va sistemata la difesa: 16 gol subiti fin qui è il dato più alto della gestione Lotito. Per trovare un reparto più “bucato” bisogna andare a finire addirittura alla stagione 1983/1984 con 17 reti incassate. In Champions League la Lazio è chiamata ad una doppia prova: reggere l’urto con il Borussia Dortmund, impresa già ben completata all’andata, e cercare punti per la qualificazione agli ottavi. Secondo test: dimostrare di essere una big adatta al doppio palcoscenico, Serie A e Champions. Risultati e continuità. La Lazio vuole spiccare il volo definitivamente.

Corrieredellosport.it

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I gialli di Maradona: gli ultimi giorni del Diez e il buco di cinque ore prima della morte

Quanta morte, nell'ultimo mese di vita di Diego Maradona. E adesso c'è anche un indagato per omicidio colposo: è il dottor Leopoldo Luque, il chirurgo che operò Diego al cervello.Ieri hanno perquisito la sua casa e il suo studio, ma lui si difende con veemenza dall'accusa di incuria nel ricovero domestico e negligenza: «So di avere fatto tutto il possibile e anche di più, ho le prove e lo dimostrerò. Perché non indagano su chi era Maradona? Mi cacciava di casa e poi mi richiamava indietro. Non voleva neppure alzarsi dal letto per ricevere le figlie. Nessuno poteva obbligarlo a fare qualcosa, tantomeno ricoverarlo in manicomio contro la sua volontà. E comunque è morto di cuore, la cosa più comune al mondo. Diego odiava tutti ma era mio amico e aveva bisogno di aiuto. Dopo l'operazione ha lasciato la clinica perché era autorizzato e stava bene». Però è morto solo.
25 ottobre. Il pomeriggio è tiepido. Diego Armando Maradona ha dato appuntamento agli inviati di France Football per l'intervista che celebrerà i suoi 60 anni. Li aspetta a casa Ha accettato di parlare purché da Parigi gli portino una copia del Pallone d'oro alla carriera che gli venne assegnato nell'89, poi rubato a Napoli dalla camorra e fuso.
30 ottobre. Diego compie 60 anni. Sogna una festa con Dalma, Gianinna, Jana, Diego junior e Diego Fernando, i suoi figli. Non è possibile, c'è il Covid. Nel pomeriggio lo portano, ma più che altro lo sorreggono, sul campo del Gimnasia La Plata, la squadra di cui è ormai allenatore simbolico. Lo trasportano Marcelo Tinelli, giornalista televisivo, e Claudio Tapia, presidente della Federcalcioargentina. Diego trema, barcolla. Quando torna a casa vuole restare solo. Guarda un poco di calcio in televisione, ascolta commosso gli omaggi di Ronaldinho, Bochini, Bobo Vieri, Mourinho, Fillol, Burruchaga, Pumpido. Non ha appetito: stranissimo, per lui. Non cena. Si toglie dal gruppo WhatsAppdel Mundial '86.

31 ottobre. Probabilmente è il giorno della caduta, quando Maradona batte la testa sul pavimento.
Ma non vi sono certezze. Il suo medico Leopoldo Luque, 39 anni, vuole ricoverarlo per una serie di controlli. Anche il suo avvocato Matias Morla insiste. «Mi volete internare!» grida Diego nella ricostruzione del Clarín, poi però lo convincono. Il potentissimo Morla, "il suo carceriere" come lo chiama Gianinna. E quel dottore così giovane, così affabile e ricco.
1 novembre. «Diego, andiamo subito nella clinica del dottor Flavio Tunessi», gli ripete Luque. «Ma io devo allenare, presto ci sarà Gimnasia- Velez!», ribatte il campione, invano. Lo portano all'Ipensa di La Plata. I primi esami non sono buoni, Maradona presenta un quadro di forte scompenso, è anemico, disidratato e pieno di farmaci. Gli fanno due trasfusioni e gli danno vitamine.
2 novembre . Una Tac evidenzia l'ematoma subdurale al cranio. Diego si spaventa, vuole sapere, vuole capire. Il dottor Leopoldo Luque è neurochirurgo e spiega a Maradona che dovrà essere operato, però in un altro ospedale. L'ennesima nuova morte che si sta avvicinando.
3 novembre. Luque spiega in conferenza stampa che l'intervento sarà "di routine". Gli piace parlare davanti alle telecamere, sorride compiaciuto. Diego viene trasferito all'ospedale Olivos di Buenos Aires, lo accompagna la figlia Gianinna. Pellegrinaggio di tifosi, candele e preghiere. A mezzanotte italiana, il dottor Luque comincia a incidere il cranio di Diego. L'intervento dura 50 minuti, ilfisico di Maradona risponde bene.
9 novembre. Sta meglio, vorrebbe già andarsene. Chiede a un altro malato se gli presta i vestiti per fuggire. «Ma io non vorrei essere Maradona nemmeno per un minuto», risponde quello. «A volte neppure io», gli confessa Diego.
10 novembre. Un sorriso a denti stretti: è la prima fotografia col cerotto tra i capelli, stranamente non rasati. In fondo è un selfie dell'immancabile dottor Luque. Diego appare gonfio, smarrito.
11 novembre. Lo portano via, o forse è lui che li costringe a farlo. Lo dimettono: incautamente? Il dottor Luque provvede al ricovero domiciliare presso una villa privata a Tigre, 28 chilometri a nord di Buenos Aires, barrio di San Andrés, avenida Italia è l'indirizzo. Lì vicino abitano Dalma eGianinna. Di Diego si occuperanno il nipote Johnny Esposito, figlio di sua sorella Maria Rosa, lo psicologo Carlos Diaz, la psichiatra Agustina Cosachov, l'infermiera Gisela Madrid e la cuoca Monona, una signora che a Maradona ricorda la madre, l'adorata Doña Tota. Però non c'è un medico 24 ore su 24, nemmeno il defibrillatore.
13 novembre. Diego sembra più tranquillo, si lascia accudire, non fa storie ma dura poco. Nei due giorni successivi ha sbalzi d'umore tipici della depressione, è malinconico, immagina di poter tornare a Cuba, mangia sempre meno e rifiuta il ricovero in un'altra clinica per la riabilitazione. Si sta lasciando andare.
17 novembre. Non ha più voglia di vivere, non ricarica i cellulari, li getta via, è stremato dall'ansia, prende di nuovo troppe medicine. Ha dolori tremendi alle gambe e alle ginocchia. Alla psichiatra Agustina dice: «Nessuna donna mi ha mai domato, pensa forse di riuscirci lei?».
19 novembre. Il dottor Luque lo va a visitare e lo trova sempre a letto. Gli dice di alzarsi, di sforzarsi. Diego s' infuria, vede che il dottore ha preso un pacchetto di biscotti e lo insulta:«Figlio di puttana, vai a mangiare a casa tua!». Tenta di colpirlo con un pugno.

24 novembre. La cuoca Monona gli prepara un tramezzino per cena, ma Diego non lo assaggia neppure.
Il nipote Johnny lo vedrà vivo per l'ultima volta a mezzanotte. 25 novembre. Sono le sette e mezza,c'è trambusto. L'infermiera Gisela dichiarerà di avere assistito il paziente per tutta la mattina, poi ritratta dicendo di essere stata costretta a mentire. Il dottor Luque in casa non c'era, tuttavia alle12.17 è lui a chiamare i soccorsi senza fare il nome di Maradona, e con un tono di voce troppo calmo, come se tutto fosse già accaduto. Quando sei davvero morto, Diego? C'è un vuoto di cinque ore da chiarire, prima dell'arrivo di quelle inutili ambulanze.
la Repubblica

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Inzaghi spinge per il rientro: vertice Lotito-Peruzzi dopo Dortmund

Due partite e una missione. Borussia Dortmund, Spezia e far tornare l'Angelo custode. In casa Lazio è appena iniziata una settimana ricca di appuntamenti. L'impegno in Champions dopodomani in Germania e la trasferta contro i liguri sabato al Manuzzi di Cesena. Ma a Formello più di tutti tiene banco la questione Peruzzi, che tutto vogliono rivederlo in squadra. Il club manager non si vede nel centro sportivo dallo scorso 20 ottobre. Motivo? La discussione con il presidente Claudio Lotito sul caso Luis Alberto: preludio all'abbandono del centro sportivo. Qualche parola di troppo e l'ex giocatore lascia la riunione. «Richiamalo», l'invito del numero uno laziale al ds Tare, presente al vertice. «Telefono spento o non raggiungibile», la risposta automatica dell'operatore. Armadietto svuotato e ufficio ripulito: Peruzzi è già in macchina e viaggia spedito. Crotone, Zenit e Udinese: sono già tre le partite della Lazio senza avere al seguito l'ex portiere. Un punto di riferimento per lo spogliatoio. Un collante tra la squadra e la società, spesso chiamato a dirimere controversie delicate o spigolose. Un'intuizione vincente nel 2016, come quella di Simone Inzaghi allenatore, da parte del presidente Lotito. Una trovata lungimirante che però ora rischia di interrompere i suoi effetti. Il timore che il gelo continui c'è, ma a Formello è più forte la speranza e la sensazione che lo strappo alla fine verrà sanato. 
C'È CHI NON VEDE L'ORA
Del resto, tutti i tesserati, con le dovute proporzioni, si sono messi in gioco per risolvere il problema. I calciatori non vedono l'ora di riabbracciare Angelone e lo tempestano di messaggi e chiamate. L'obiettivo è farlo tornare. Simone Inzaghi è andato oltre, provando a fare il mediatore. Peruzzi medita, prende tempo e aspetta un segnale. Nei prossimi giorni potrebbe andare in scena l'incontro della svolta. Il club manager potrebbe tornare a lavorare nel centro sportivo e con l'occasione incontrarsi con la società. Quando? Probabilmente dopo la gara di coppa, tra giovedì e venerdì. Sullo sfondo resta l'idea Matri molto sponsorizzata da qualcuno in società.
V. C. – Il Messaggero

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Reina-Parolo, seconda giovinezza che spinge la Lazio

Una Lazio che sembra aver ritrovato una buona dose di continuità, almeno nei risultati, sia in Serie A che in Champions League. Una Lazio che può contare su una panchina allungata rispetto allo scorso anno e sui sostituti che sanno farsi trovare pronti quando chiamati in causa. Tra questi vanno segnatati due calciatori non proprio giovanissimi ma che hanno preso la squadra in mano: Pepe Reina e Marco Parolo. Il primo è arrivato la scorsa estate come sostituto di Strakosha mentre per il secondo è il settimo anno nella capitale, ma sembrava esser calato nelle gerarchie. Invece qualche mese dopo tutto sembra esser cambiato. Secondo quanto riportato da Il Messaggero addirittura Strakosha potrebbe avere timori riguardanti la sua titolarità, nonostante lo stesso Simone Inzaghi abbia chiarito come il portiere albanese sia ancora il titolare. Timori di Strakosha, però, per niente infondati, data la sicurezza che il portiere spagnolo dà alle spalle della difesa e la sua capacità di gestire il pallone anche con passaggi stretti alla mediana e l’esperienza che gli permette di superare la prima pressione avversaria, è un vantaggio tattico che il mister Inzaghi da tempo cercava. Inoltre Strakosha è ancora sulla bocca delle procure per via dell’allenamento pre-Zenit del 3 Novembre e manca dal campo da più di un mese. Infatti era stato isolato a causa di una febbre apparsa dopo il match d’esordio in Champions contro il Borussia Dortmund. Per l’Udinese Strakosha spera, ma è tutt’altro che sicura la sua presenza in campo. Dall’altra parte già Marco Parolo, capitano nelle ultime due gare, disputate peraltro ad un alto livello, riuscendo a trovare l’assist vincente per Ciro Immobile contro il Crotone ed il primo gol in Champions contro lo Zenit. Un ottimo rendimento che gli permette sempe più di scansare un addio al calcio che sembrava, qualche mese fa, sempre più vicino.

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Peruzzi-Lotito, l’incontro tarda: Matri il piano B

Intanto in serata era già a Roma, Lotito. Ancora nessun incontro con Peruzzi, che aspetta la sua telefonata per un chiarimento. Inzaghi e Tare spingono, ma spunta pure il piano b nel caso in cui le dimissioni del dt non dovessero rientrare in poco tempo: l’ex Matri, attuale braccio destro del diesse, già lavora dentro, sta studiando anche da club manager e potrebbe ricoprire quel ruolo. Una soluzione – riporta Il Messaggero – che si profilerebbe soltanto però nel caso in cui fosse Peruzzi a dire definitivamente addio, dopo il confronto.

laziopress.it