La pelota siempre al Diez. La Lazio ha omaggiato così Luis Alberto su Twitter, con tanto di cappello da mago accanto al suo numero 10, sopra al filmato del gol al Bologna: tanto per far vedere che certe botte spaventose le sa tirare anche lui, all’Olimpico, mica solo Haaland… Sembrava un giocatore qualsiasi, lo spagnolo, quando fece 9 apparizioni nel suo primo campionato (2016-17). Un gol, per fir- mare al 91’ il 2-2 sul campo del Genoa, e 2 assist a Firenze per Keitae Murgia, quando i viola vinsero 3-2 e lo spagnolo giocò l’unica sua partita intera. Si «nascondeva» dentro una maglia anonima, la nu- mero 18, e rivedendo quella rete a Marassi salta agli occhi una cosa: c’è Immobile che si smarca sulla sinistra ma il (futuro) Mago non lo guarda neanche, spara di destro da 25 metri e centra l’angolo della porta di Lamanna. Nei 3 anni successivi il film è cambiato, la diagonale Luis-Ciro è diventata un kolossal e la Lazio ha trovato un altro attore da Oscar. Come protagonista per gli assist (l’ha vinto lo scorso campionato davanti a Gomez, 15 a 14) e comunque almeno da «spalla» per i gol (in Serie A, dopo il primo al Genoa, ne ha fatti altri 22).
I numeri della coppia sono strepitosi, di gran lunga i migliori del campionato dal 2017-18, cioè da quando lo spagnolo è un titolare indiscusso: 104 reti in due (82 Immobile e appunto 22 Luis) e 53 assist secondo le cifre della Lega (30 il Mago, 23 Ciro). Sabato sera il bomber ha staccato Signori, 128 reti a 127, al 2° posto della classifica all time laziale, mentre lo spagnolo è salito a quota 27, coppe comprese, ed è a -2 dalla top 50. L’esultanza rabbiosa? Lui è fatto così, «è super carico», parola di Ciro, «ci spronava a dare di più, è giusto che si prenda queste responsabilità». La Lazio voleva lasciarla dopo pochi giorni, convinto che il nostro campionato non facesse per lui. Tare lo convinse a rimanere. Inzaghi, solo per questo, dovrebbe pagare una cena al suo vecchio compagno di squadra. Corriere della Sera