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Jony, il muro di Al Thani e la FIFA: a rischio la prima contro la Samp

Il rifiuto di Al Thani di concedere il prestitoalla Lazio, nonostante la clausola presente nel contratto, ha dato il via ad una battaglia legale. Jony ha risposto mettendo in mora il club andaluso e rescindendo per giusta causa, anche se Al Thani, non riconosce la giusta causa e, ritenendola unilaterale. Ecco quindi la pretesa dei 12 milioni di euro. Deciderà la FIFA. La Lazio attende la decisione del giudice, che dovrebbe arrivare nella prossima settimana. Per la Lazio c'è il rischio concreto che Jony non partecipi alla prima stagionale contro la Samp, visto che il transfer provvisorio potrebbe non arrivare in tempo. Decisamente più probabile che lo spagnolo possa farcela per il derby.

 

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Le sette panchine che non possono sbagliare: raggiungere l’obiettivo un dovere anche se il mercato non è stato all’altezza

A E’ come se il passato non contasse più, come se gli esami non finissero mai. Ed ecco che Maurizio Sarri (Juventus), Carlo Ancelotti (Napoli), Antonio Conte (Inter), Gian Piero Gasperini (Atalanta), Paulo Fonseca (Roma), Simone Inzaghi (Lazio), Marco Giampaolo (Milan), al via della stagione, tutti hanno un solo obiettivo, senza scuse, senza attenuanti: vincere. E per vincere, sia chiaro, non si intende (solo) lo scudetto. Vincere è piazzarsi, vincere è fare meglio di prima, spostare avanti un compito, un dovere. Ce lo vedete Giampaolo non arrivare quarto con il Milan? O Sarri non vincere a Torino? E questo vale per Inzaghi e lo stesso Paulo Fonseca. Poi, se la squadra non è migliorata, se i giocatori sono gli stessi, se il mercato non è decollato come doveva, se le condizioni sono diverse rispetto a quando sono stati sottoscritti i contratti, poco importa. A Sarri il massimo: gli si chiede di vincere lo scudetto, come del resto è capitato a Conte e Allegri negli anni precedenti, e in più, giocare bene, dare spettacolo, perché questo l’allenatore toscano è abituato a fare. Ora un incidente di percorso: Sarri ha la polmonite e dovrà stare fermo per un po’. Vincere (possibilmente la Champions), dicevamo, e convincere (con lo spettacolo e non più con un calcio conservativo). Compito non semplice per uno come Maurizio, bravo, ma non certo abituato alla gestione di una rosa così ampia e bollente, con Ronaldo a capo e Higuain ai margini. Come a dire: Sarri ha tutto da perdere, vincere lo scudetto sarebbe il minimo sindacale, la Champions l’impresa doverosa etc etc. 
IL BELL’ANTONIO
Conte più o meno si è messo sulla stessa strada. Perché il nome è un richiamo forte alla vittoria: il suo percorso parla chiaro, la sua faccia arrabbiata pure, il suo ingaggio lo dimostra. Lui è un top: all’Inter per farla risorgere e per scalzare la sua Juve dallo scalino più alto del podio, questa la mission. L’Inter è costruita su Conte, quindi per arrivare al successo, subito, come se le distanze siderali dalla Juventus si fossero annullate in un’estate. Dopo un mese di disturbi (il ritardo di Lukaku, il no di Dzeko), la squadra piano piano gliela stanno facendo, Sanchez sicuramente è un ottimo rinforzo (il caso Icardi non è stato ancora risolto). Ora tocca a lui non fallire. Perché il secondo posto lo sarebbe, perché la differenza da terzo di Spalletti sarebbe quasi impercettibile. Lo stesso, e forse di più, vale per il Napoli, già secondo lo scorso anno, senza faticare. Ad Ancelotti non puoi non chiedere il successo, perché Carlo ha vinto ovunque, sempre, in ogni condizione. Compito difficile, non impossibile: il Napoli non si è impoverito, ha comprato (Manolas, Lozano) e comprerà ancora. 
 

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IL RESTO DEL MONDO
Siamo agli allenatori dipendenti di presidenti ambiziosi, di quelli che pensano di averti messo in mano una Ferrari. A un livello più basso, ma nella stessa situazione si sono cacciati i vari Gasperini, Fonseca, Inzaghi e Giampaolo. Dei tecnici elencati, i nuovi – delle prime sette in classifica – sono solo Conte, Sarri, Fonseca a Giampaolo, ma come detto non c’è l’attenuante del noviziato. Perché se per la Juve, vincere, è l’unica cosa che conta, per Fonseca e Giampaolo è un dovere. A prescindere. Roma e Milan sono società che vivono al limite dell’equilibrio di bilancio e vincere significa andare (tornare) in Champions. Quel quarto posto scoperto (dando per scontato che le prime tre posizioni siano già assegnate) deve essere il loro. Eh, scontato per niente. Fonseca sta ricostruendo e ci vuole tempo, idem Giampaolo. Inzaghi parte da una base solida ma la Lazio non ha fatto, nel mercato, quel doppio salto di qualità. Eppure se Inzaghi non raggiungerà il quarto posto (nella gestione Lotito c’è riuscito, una sola volta, Delio Rossi) nessuno gli dirà, «tranquillo non avevi una squadra da Champions». Anzi. E che dire di Gasperini? L’impresa l’ha fatta, ora la deve solo ripetere. Dall’Atalanta ci si aspetta che lotti fino alla fine per una posizione nobile, che possa riportarla in Champions. Sette allenatori sul filo, molti di loro, i più giovani ovviamente, si giocano un pezzo di credibilità, sempre sotto pressione. Ed ecco come in questa situazione di tensione collettiva possa scapparci una o due sorpresa, di squadre e allenatori che non hanno nulla da perdere, al contrario dei loro colleghi. Ci viene in mente il Torino di Walter Mazzarri, la Sampdoria di Eusebio Di Francesco. E chissà, il Cagliari di Rolando Maran, che sta vedendo formarsi una buona squadra. Ma qui già siamo, forse, al fantacalcio. Ilmessaggero.it

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Lazzari, speranza derby: i precedenti che fanno sperare…

Frattura al terzo metacarpo per Manule Lazzari. Dopo l’infortunio rimediato nella giornata di ieri nell’amichevole contro la Primavera, il centrocampista si sottoporrà oggi ad un’operazione e tenterà di recuperare in vista del derby, in programma il primo settembre. Come riporta il Corriere dello Sport, ci sono due precedenti che potrebbero far ben sperare per un recupero lampo: Higuain e Murgia. L’argentino si era fratturato la mano sinistra in allenamento: si operò il 27 novembre e subito il primo dicembre scese in campo, siglando anche una rete allo scadere. Gonzalo giocò con una mano fasciata, ma si trattava forse di una frattura meno grave. Alessandro Murgia fu operato il 7 agosto scorso ed il 18 dello stesso mese venne convocato e portato in panchina da Inzaghi alla prima giornata di campionato. Ad ogni modo, per stabilire i tempi di recupero dell’ex Spal è necessario attendere almeno la giornata di domani. laziopress.it

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‘LAZIO SEMPRE’ – Insegno: “Mi aspettavo un acquisto alla Klose…” (AUDIO)

PINO INSEGNO in collegamento a 'LAZIO SEMPRE': "Non vedo l'ora che riparta il campionato. Si inzia subito con il derby, già questo basta per creare subito un'attesa importante. Mi dispiace iniziare subito fuori casa, anche se ho ancora in mente il ricordo della vittoria al debutto con le reti di Signori. La Sam è sempre una 'bestiaccia', sarà un incognita. Dispiace per la frattura alla mano subita da Lazzari. Per quanto riguarda il mercato, sinceramente mi aspettavo un colpo alla Klose. I gocatori che sono arrivati voglio aspettare a valutarli, mi riferisco a Jony e Vavro. Lazzari, invece, è sulla bocca di tutti. Inzaghi si affiderà alla solita Lazio più questi due-tre innesti. Speriamo parta subito forte Correa, con Immobile lo vedo benissimo. Non è chiara la situazione di Caicedo, penso che in attacco vada preso un giocatore che fa il suo, pronto ad aiutare quando viene scelto".

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Jony, il presidente del Malaga nega il transfer: la situazione

Lazio e Malaga dalla FIFA. il perché è presto detto: lo sceicco proprietario del club spagnolo ancora non ha consegnato il transfer di Jony ai biancocelesti. Atteggiamento singolare quello del numero uno del Malaga, la Lazio dal canto suo si dice tranquilla perché ha sfruttato una precisa clausola presente nel contratto del giocatore. In caso di mancata promozione del Malaga stesso, Jony avrebbe potuto scegliere una qualsiasi destinazione (fra i club di massima serie) e andarvi in prestito. Così è stato. La FIFA potrebbe concedere un permesso speciale, in attesa del via libera definitivo, per permettere al giocatore spagnolo di scendere in campo contro la Sampdoria nella prima di campionato.

 

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Caicedo si ferma, problema al polpaccio: derby in dubbio

Agosto mese nero – finora – per i giocatori della Lazio. Dopo Milinkovic, si ferma anche Caicedo. Dopo pochi giri di lancetta dal suo ingresso in campo sabato, contro il Celta Vigo, l'ecuadoriano ha lasciato il campo toccandosi il polpaccio sinistro. Brutta tegola per Inzaghi, soprattutto pensando che lo stop si somma a quelli di Lulic e Milinkovic, oltre ai vari lungodegenti. Il tempo di recupero è stimato in almeno 2 settimane, dunque ad oggi considerare l'attaccante pronto per Genova è molto difficile. Ci proverà per il derby del 1 settembre. Infortunio a parte, per Caicedo si continua a parlare di rinnovo. Il suo contratto scade nel 2020, a giugno e la Lazio vorrebbe trattenerlo un'altra stagione. Finora non sio registrano impennate nella trattativa, evidentemente il club è in attesa di capire come finirà il mercato prima di formulare l'offerta giusta al 'Panterone'.

 

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Milinkovic, in caso di permanenza pronto l’adeguamento. Nelle prossime ore chiarezza sull’infortunio

 

Il mercato inglese è terminato, per Milinkovic le possibilità di rimanere alla Lazio sono in crescita. Con il Manchester United non è nata una vera e propria trattativa, ora i pericoli si chiamano PSG e Real. Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport, il club biancoceleste ha in serbo una proposta di rinnovo con adeguamento nel caso in cui restasse. Sergej intanto è tornato a Roma con i compagni infortunati o in procinto di recuperare da stop fisici, come Lulic e Lukaku. Non prenderà ovviamente parte alla partita amichevole di stasera contro il Celta Vigo. La Lazio dovrebbe diramare un bollettino medico nelle prossime ore a seguito di nuovi accertamenti, per lui si parla di una distrazione inguinale.

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Correa, ecco la clausola da 70 milioni

 

L'edizione odierna de Il Corriere dello Sport, svela che – nell'accordo complessivo sul rinnovo di contratto di Correa – è stata inserita una clausola rescissoria. L'argentino nel mese di luglio ha rinnovato il suo vincolo con la Lazio, o meglio, ha visto ritoccato l'ingaggio. La durata infatti è rimasta la stessa, fino al 2023, mentre l'ingaggio è salito a 2 milioni di euro. La novità però riguarda l'inserimento di una clausola: 70 milioni per liberarsi dal club biancoceleste. Una cifra alta, ma non fantascientifica considerando il mercato attuale.

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Inzaghi ci riprova: vuole trattenere Badelj

Inzaghi ci riprova. Dopo esser stato determinante per la permanenza di Radu e – con tutte le probabilità – quella di Caicedo, ora il prossimo da convincere è Milan Badelj. Il regista croato non ha certamente impressionato durante la prima stagione a Roma, come vice Leiva ha avuto poche occasioni per dimostrare di essere utile alla Lazio. Il tecnico piacentino però può ribaltare ancora una volta la situazione. Già nel cuore del ritiro di Auronzo infatti, i colloqui con il giocatore sono stati fitti e intensi. Inzaghi vuole convincerlo a restare, nonostante l'allettante offerta del Bordeaux di Paulo Sousa. Da vice Leiva avrebbe i minuti limitati, ma dopo un anno di rodaggio la prossima stagione sarebbe sicuramente più inserito e conscio del sistema di gioco biancoceleste. Nelle prossime settimane l'epilogo della vicenda, in base a quelle che saranno le risposte del giocatore.

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Inzaghi, parola d’ordine: “Questo è l’anno zero”

Le motivazioni fanno la differenza. Lo sa bene Inzaghi, che proprio intorno a questo concetto ha costruito e modellato la sua Lazio negli ultimi anni. Al netto della vittoria in Coppa Italia, il tecnico non ha gradito alcuni cali di tensione nell'ultima stagione. Anche per questo, la parola d'ordine nel ritiro di Auronzo è "Questo è l'anno zero". Ripartire subito forte, con la fame della prima stagione e la consapevolezza generatasi nelle ultime due. Niente disperazione Champions da digerire, ma la certezza che la vittoria contro l'Atalanta debba essere un piacevole ricordo e non una comoda poltrona dove adagiarsi.