Categorie
APPROFONDIMENTI

Immobile, più Napoli che Mosca: senza Ciro chance per Muriqi in Europa

 Lazio pronta a partire per Mosca, c’è la Lokomotiv che aspetta nella fredda Russia. Il rebus principale per Sarri riguarda Ciro Immobile. L’ultima risonanza magnetica, effettuata nella mattina di ieri, ha dato il via libera. Edema al polpaccio completamente assorbito. Tant’è che nella seduta di allenamento pomeridiana ha svolto parte della partitella in famiglia. Serve comunque cautela, una ricaduta è assolutamente da evitare. Anche perché poi domenica c’è l’importantissima sfida con il Napoli al Maradona. É recuperato, sta bene, ma la scelta di andare a Mosca e giocare sarà condivisa anche con Sarri. Occhio allora al ruolo di punta centrale. Senza Ciro dovrebbe toccare quasi certamente a Muriqi, in cerca di un’altra occasione per sbloccarsi. Niente tridente leggero come visto contro la Juve. Si cerca più fisicità contro i russi. Corrieredellosport.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lotito senatore, si decide il 3 dicembre

Lotito senatore. Il caso potrebbe arrivare nell’Aula del Senato il 3 dicembre. La conferma l’ha data il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa: «Finalmente è stata proposta una data, quella del 3 dicembre, attorno alla quale ci sarebbe un accordo di massima anche se non è ancora stata confermata definitivamente. Finalmente però qualcosa si è mosso». Il caso è doppio: riguarda Lotito e l’imprenditore pugliese, ex deputato di Forza Italia, Michele Boccardi. Entrambi furono eletti nel 2018 tra gli azzurri, dopo tre anni e mezzo di legislatura sono ancora in attesa di entrare a Palazzo Madama. Lotito rivendica il seggio campano di Vincenzo Carbone, passato poi da FI a Italia Viva.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Sarri-Juve: dallo scudetto “non festeggiato” alla rivincita con la Lazio

Una cena, da separati, sembra l’ultimo epilogo di una storia durata giusto un anno. Maurizio Sarri e la Juve si sono lasciati più o meno così: “Abbiamo vinto uno scudetto senza nemmeno festeggiarlo, andando ognuno a cena per fatti suoi. Lo scudetto era dato per scontato, sia all’interno che all’esterno”. Le parole d’addio dell’attuale tecnico della Lazio risuonano ancora. Buonuscita a favore di Sarri per la rescissione del contratto, un ultimo tiro di sigaretta, arrivederci e grazie cara Juve. Poi la chiamata di Lotito.

Sarri alla Juve non ha lasciato nessun segno se non uno scudetto ‘da curriculum’. Una sola stagione con 51 partite, 34 vittorie, 8 pareggi e 9 sconfitte. Media punti non male: 2,16 a partita. Ma la sconfitta in Supercoppa (contro la Lazio), l’uscita in Champions League (per mano del Lione agli ottavi) e la finale di Coppa Italia persa contro il Napoli pesano come un macigno sul suo rendimento. La vittoria dello scudetto, il nono di fila per la Juve, significa poco in una società abituata a vincere. Un feeling personale mai nato con i dirigenti bianconeri e ambiente poco ideale per un cambiamento radicale. Lo ha detto Sarri in una recente intervista a Sportitalia: “A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff, ho detto loro di scegliere. La mia domanda era: andiamo dritto per la nostra strada così andiamo a casa tra 20-30 giorni oppure facciamo compromessi e vinciamo lo scudetto sapendo che poi andremo a casa lo stesso? Abbiamo provato a vincere lo scudetto lo stesso”. La squadra, a detta di Sarri dopo la comunicazione dell’esonero, era ‘inallenabile’.

Sabato, Sarri cerca rivalsa contro una società che non ha creduto in lui. Alla Lazio invece, ha subito trovato la fiducia di tutto l’ambiente e di patron Lotito: “Io qui sto bene, con questo gruppo mi diverto. Una tifoseria che sinceramente non mi aspettavo. Bella, appassionata e paziente”. Un rapporto speciale nato fin dal ritiro di Auronzo che dopo 4 mesi è pronto pure a rinnovarsi. Il presidente è pronto ad offrirgli il prolungamento del contratto (in estate firmato un biennale). Segno che c’è fiducia nelle idee nuove portate a Formello. Niente a che vedere con quello accaduto a Torino. Corrieredellosport.it

Categorie
APPROFONDIMENTI NEWS

Italia, Immobile serve… eccome se serve

Per Roberto Mancini è questo il momento più delicato da quando, a maggio 2018, decise di accettare l’offerta della Federazione e diventare il nuovo tecnico della Nazionale. I play-off per come strutturati saranno esame non semplice da superare e gli azzurri devono ritrovarsi a marzo con una voglia, con una condizione fisica, molto diversa da quella vista ieri e lo scorso venerdì. Anche, possibilmente, con qualche giocatore in più.

Insigne centravanti non funziona
C’è un problema del gol? Oggi c’è da porsi questa domanda. Ieri l’impressione è stata che, anche se si fosse giocato per 180 minuti, l’Italia avrebbe faticato a sbloccare la partita. Contro la Svizzera venerdì scorso l’unica rete è arrivata da un colpo di testa su calcio piazzato di Di Lorenzo. Quella di Mancini è una delle Nazionali con la media gol più alta, certo, eppure in questo momento storico la squadra fatica. Ieri il ct ha provato Insigne centravanti: una mossa che – in teoria – avrebbe dovuto sorprendere in velodità una difesa molto fisica come quella nordirlandese. In pratica, s’è avuta solo la conferma del fatto che quello non può essere il ruolo di Lorenzo Insigne.

Immobile serve, eccome se serve a questa Nazionale
Ciro Immobile si era ad esempio presentato al ritiro di Coverciano carico di aspettative, voleva far vedere che il lavoro che sta portando avanti con Maurizio Sarri può aiutare anche la Nazionale. Poi una settimana fa, qualche ora dopo quella conferenza stampa, la notizia dell’infortunio l’ha costretto a fare un passo indietro, a tornare a Formello per iniziare il percorso di recupero. Una perdita enorme, perché come a ottobre nelle final four di Nations League, il centravanti della Lazio e attuale capocannoniere della Serie A viene apprezzato più quando non c’è. Si capisce lapalissianamente che non c’è di meglio.

I suoi numeri in azzurri non sono, purtroppo, come quelli in biancoceleste. Lo sa anche lui. Però le ultime quattro partite – una vittoria, due pareggi e una sconfitta – hanno certificato che alternative all’altezza non ce ne sono. Belotti ha perso smalto, anche a causa delle difficoltà del Toro. E in granata nell’ultimo anno e mezzo ha segnato solo 15 gol (Immobile è a 10 solo in questo campionato). Scamacca, Raspadori e Kean si faranno, ma intanto prima di ambire al posto in Nazionale devono puntare a giocare con regolarità nei rispettivi club (cosa che oggi non accade). Il tridente leggero, infine, non convince: è andato male con Bernardeschi, a ottobre contro la Spagna, è andato male ieri con Insigne, nella brutta gara di Belfast.

Categorie
APPROFONDIMENTI

L’ultimo saluto a Giampiero Galeazzi: in Campidoglio anche il presidente Lotito

Un grande nello sport, un’icona nel giornalismo italiano: Giampiero Galeazzi. Quest’oggi anche il Presidente della S.S. Lazio Claudio Lotito, accompagnato da una delegazione della S.S. Lazio, ha reso onore alla memoria dello storico giornalista italiano partecipando alla camera ardente tenutasi nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. Nella fotografia, il Presidente Claudio Lotito insieme ai figli di Giampiero Galeazzi, Gianluca e Susanna, ed all’allenatore della Lazio Under 18, Tommaso Rocchi.

sslazio.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Sarri-Allegri, il derby degli antipodi finito sulla Treccani

D al derby della toscanità alla sfida da enciclopedia. La prima volta che Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri si sono affrontati in panchina ne venne fuori un anonimo zero a zero senza tiri in porta: 16 novembre 2003, Girone B di Serie C2, l’ambiziosa Sangiovannese dell’ex bancario sempre in tuta e dalle mille scaramanzie contro la giovane Aglianese di mister Acciuga (così era soprannominato Allegri quando ancora faceva il calciatore). Diciotto anni dopo Max contro Mau non è solo un duello d’alta quota tra due decani del calcio italiano che hanno messo in bacheca diversi trofei, ma anche una contesa dai risvolti linguistici, perché il calcio non è solo quello che si gioca in mezzo al campo. Allegri e Sarri sono entrati nelle case degli italiani e nel cuore dei tifosi grazie al pallone, però hanno contribuito anche ad arricchire il nostro vocabolario. Dopo il “sarrismo”, diventato patrimonio della Treccani nel 2018, anche “corto muso” ha fatto il suo ingresso nella sezione neologismi della celebre enciclopedia.

Non è una novità che la nostra lingua prenda in prestito termini o espressioni derivate dal calcio: prima del concetto allegriano c’erano stati anche il tiraggiro e la bonucciata, Però è singolare che a precedere Max tra gli allenatori sia stato proprio Sarri, il tecnico che più gli ha tenuto testa negli anni in cui allenava il Napoli e che ha preso il suo posto alla Juventus. “Sarrismo” e “corto muso” non sono solo neologismi ma filosofie. Due modi diversi di interpretare il calcio per raggiungere però lo stesso obiettivo: vincere. Allegri lo ha fatto tanto in Italia (6 scudetti, uno con il Milan e 5 consecutivi con la Juve), Sarri ha festeggiato il tricolore una sola volta, con la divisa bianconera, però ha conquistato un’Europa League lontano dall’Italia, con il Chelsea, e ha fatto divertire con il suo Napoli. Da qui il “sarrismo”, che come si legge nella Treccani è una “concezione del calcio fondata sulla velocità e la propensione offensiva”.

Il sarrismo è questo e molto altro: dal “modo diretto e poco diplomatico di parlare e di comportarsi tipico di Sarri”, al forte senso di appartenenza che a Napoli lo trasformò in un capopopolo. Sarri entrò nella Treccani nel 2018, quando aveva appena lasciato Napoli per cercare fortuna in Inghilterra. Un anno dopo tornò in Italia, alla Juventus, e a chi nella prima conferenza stampa gli chiese una definizione di sarrismo rispose così: “Io sono sempre stato questo, non ci ho mai pensato, spero di aver mantenuto gli stessi concetti, poi le esperienze del calcio e della vita ti fanno cambiare qualcosina. Sono uno diretto, a cui piace che gli vengano dette le cose in faccia”.

Il matrimonio tra Sarri e la Juventus è durato un anno appena. Il club lo scelse perché puntava a un cambio di filosofia: vincere non bastava più, ci voleva anche il bel gioco. Due anni dopo la Signora è tornata al punto di partenza, ha ripreso Allegri e il giorno della presentazione Andrea Agnelli spiegò il perché: “Ci è sempre piaciuta la teoria del corto muso, essere sempre davanti all’ultimo metro”. Eccolo il neologismo allegriano, che la Treccani racconta così: “Nelle gare ippiche su pista minimo distacco, corrispondente al muso del cavallo. In altri sport, come nel calcio, vittoria ottenuta con il minimo distacco necessario. Metafora usata da Allegri in una conferenza stampa diventata virale”.

Il sarrismo è bellezza e anticonformismo, il corto muso è essenzialità e pragmatismo. Max bada al sodo e a chi vuole divertirsi consiglia di andare al circo, il calcio di Mau è tutto estetica e schemi ripetuti fino alla nausea. Idee agli antipodi, come lo sono anche i due allenatori fuori dal campo. Allegri è un bravo comunicatore che sa trasformare ogni conferenza in un piccolo show. Regala battute ma non va mai fuori dagli schemi, è maestro di stile e d’eleganza in un’intervista a GQ si schierò contro gli allenatori in tuta: “Io li multerei”. Sarri non ama le conferenze ma è diretto e schietto, a volte troppo: se qualcosa o qualcuno non gli piace lo dice senza troppi giri di parole. Non lo vedrete mai in panchina in giacca e cravatta, persino alla Juventus aveva trovato un compromesso: polo e pantaloni casual è stato il massimo della concessione. Sarri e Allegri si sono affrontati l’ultima volta il 24 aprile 2018: Juventus-Napoli 0-1, gol di Koulibaly ma i bianconeri poi vinsero ugualmente lo scudetto. Sabato sarà tutta un’altra storia. Lazio e Juventus sono lontane dallo scudetto, ma resta comunque una sfida molto intrigante, tra due allenatori che hanno conquistato anche l’enciclopedia. Gazzetta.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Immobile, l’esame della verità: intanto Sarri ha scelto Pedro alla Mertens

L’attaccante titolare, in grande spolvero a inizio stagione, si fa male in nazionale nella prima parte di campionato. Non convinto delle alternative naturali in rosa, l’allenatore cambia tutto e sceglie di sopperire alla mancanza della prima punta con un ‘falso nueve’. Un esterno, tecnico e brevilineo, che possa partire dal centro e non dare punti di riferimento. Di cosa si sta parlando? Del Napoli del 2016 di Sarri, ovviamente. Ma anche della Lazio del 2021 del Comandante toscano, che dovrà giocare le prossime partite senza Ciro Immobile: al suo posto, considerando che Muriqi non gode di una profonda stima (eufemismo), giocherà Pedro (4 gol in stagione) tra Felipe Anderson e Zaccagni

Intanto oggi Immobile si sottoporrà agli esami clinici per capire l’entità dell’infortunio al soleo del polpaccio sinistro rimediato a inizio settimana. Sicuramente salterà la gara contro la Juventus di sabato e la trasferta di Mosca contro la Lokomotiv giovedì 25 novembre. La domenica dopo la Lazio andrà a Napoli: ci sarà Ciro? Domanda al momento senza risposta. 

In attesa di capire gli effettivi tempi di recupero del capocannoniere del campionato (10 gol, +1 rispetto ai secondi in classifica), Sarri a Formello sta provando il tridente leggero Felipe Anderson, Pedro e Zaccagni. Una formula, questa senza una punta di riferimento davanti, che fece le fortuna dei partenopei del 2016. E chissà che non possa dare benefici anche alla Lazio, fermo restando che quando tornerà Immobile la squadra avrà di nuovo lui come centravanti. Ma magari, se Sarri sarà soddisfatto, queste partite con il ‘falso nueve’ possono far cambiare le idee future di mercato. Tuttomercatowwb.com

Categorie
APPROFONDIMENTI

Obiettivo solidità, in casa la missione è riuscita: zero reti subite nelle ultime tre giocate

Se tre indizi fanno una prova, le ultime tre partite in casa della Lazio sono un’immagine fedele della crescita della squadra: Marsiglia (0-0), Fiorentina (1-0) e Salernitana (3-0). Non per i punti o le vittorie, che sono 16 in totale all’Olimpico nel 2021: eguagliato record del 1950. Ma sotto l’aspetto della tenuta difensiva, che negli ultimi anni è sempre stato il tallone d’Achille dei biancocelesti. Ecco, negli ultimi 270 minuti giocati in casa la Lazio non ha subito gol. Mai era successo quest’anno, neanche nell’ultima stagione di Inzaghi: al massimo erano state due le partite interne di fila con la porta inviolata (Parma e Torino a fine campionato). 

Più che la qualità del possesso, più che la gestione del risultato. Era questo ciò che chiedeva Sarri alla sua squadra: “Il nostro primo obiettivo è trovare solidità, poi penseremo a giocare in un modo che ci soddisfi”. Solidità che la Lazio sembra aver raggiunto almeno in casa, perché in trasferta ancora le reti subite sono tante: anche se, gli ultimi due viaggi della Lazio sono stati a Bergamo e Marsiglia, contro squadre dal potenziale offensivo di primo livello. 

I meriti sono di tutti. Sicuramente la squadra si sta abituando ad avere come punto di riferimento la palla e a essere più corta in campo. “È una questione di tempi e spazi”, ripete come un mantra Sarri. E ovviamente molti meriti sono dei singoli giocatori, che danno l’impressione di aver ritrovato la fame e la voglia del passato. Menzioni speciali per Luis Alberto, non più solo 10 di talento ma tuttocampista in grado di lavorare molto senza palla, e per la coppia centrale Luiz Felipe-Acerbi, in netta crescita. Al rientro dalla sosta la Juventus, per l’esame di maturità da non sbagliare. Tuttomercatoweb.com

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lotito ed il futuro con Sarri: “C’è sintonia, appena ci sarà tempo ci vedremo”

Ecco la sosta e l’attesa: «Ma guai a creare allarmi o ansia. Non c’è nessuna fretta, ci vedremo con Sarri in settimana quando ci sarà tempo, con calma – conferma Lotito – ma siamo già in piena sintonia». Può arrivare la firma sul rinnovo sino al 2025, se il tecnico riceverà ogni garanzia. Già, perché si parlerà anche e soprattutto di mercato. Le priorità di Sarriper gennaio in entrata sono un centrale di difesa al posto di Vavro e una mezzala aggressiva per Escalante. Anche se la ritrovata armonia con Luis Alberto (vedi l’abbraccio dopo il gol alla Salernitana) è la più bella notizia, visto che Lotito non voleva certo si svalutasse un gioiello di casa.

Invece, bisogna fare i conti con l’ormai evidente deprezzamento di Muriqi che, se dovesse tornare in prestito al Fenerbahce, lascerebbe spazio a un’altra punta: in Norvegia si parla dello spilungone 21enne Erik Botheim, che col Bodo ha battuto la Roma. Occhio alla porta: il Newcastle si fa sotto per Strakosha, in scadenza, e ora in ritiro insieme a Hysaj con l’Albania. Ilmessaggero.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Sarri-Lazio, è già amore: prossima settimana rilancio fino al 2025

Durante la prossima sosta del campionato, la Lazio e Maurizio Sarri si siederanno intorno a un tavolo per parlare già del possibile rinnovo del tecnico toscano arrivato a Roma nella scorsa estate. Lotito proporrà un prolungamento fino al 2025, dunque con la stessa lunghezza proposta in estate prima che il tecnico chiedesse di accorciare la data per arrivare alla firma. Lo scenario rispetto a pochi mesi fa sembra essere già radicalmente cambiato, con l’allenatore pronto a dire sì a un matrimonio più lungo rispetto a quello previsto dall’attuale contratto. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.