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Radu, compleanno con regalo: con il Verona torna titolare

Non ha ancora esordito in questa stagione, Stefan Radu, ma rappresenta sempre una colonna portante della Lazio. Il Boss festeggia 35 anni, la società gli ha riservato un post di auguri con cui i tifosi si sono divertiti ad auguragli buon compleanno. È il giocatore con più presenze nella storia biancoceleste, uno da record dal 2008 a Formello. Ormai è di casa. E per regalo ci sarà il debutto stagionale. Domenica, contro il Verona, giocherà la sua prima partita agli ordini di Maurizio Sarri. Con le squalifiche di Acerbi e Luiz Felipe, toccherà lui fare coppia probabilmente con Patric. In estate ha rinnovato, vuole sentirsi ancora importante. La prossima partita sarà quella giusta.

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Addestratore Olympia dopo la sospensione: “Sono di destra, il mio è saluto militare”

“Sono dispiaciuto per quello che è successo, in Spagna il gesto fascista si fa con il braccio teso in una linea retta. In Italia a quanto pare è anche così, dandosi una pacca sul petto. Io sono una persona assolutamente di destra, del partito Vox in Spagna come pure tanti amici calciatori, ma non di idea fascista, non è proprio nella mia mentalità”. Si giustifica così, all’Adnkronos, Juan Bernabé, lo storico addestratore dell’Aquila Olympia, simbolo della Lazio. Il 53enne spagnolo è infatti il protagonista di un video diventato virale in cui, al termine del match contro l’Inter di sabato scorso, alza più volte al cielo il braccio destro all’indirizzo dei tifosi che urlano ‘Duce! Duce!’.”Sono un uomo che ha girato il mondo, che fa business in tutto il mondo e che ha rapporti con persone di tutte le razze. E’ stato un gesto dettato dall’impulso – aggiunge il falconiere – festeggiando il finale di una partita. Un saluto militare, mai fascista. Tuttavia va bene, queste cose fanno parte della vita, ci sono momenti brutti e belli. E questo per me è un momento brutto”. Adnkronos

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Sarri l’intransigente, così sta conquistando lo spogliatoio

I punti forti. I punti fermi. Così la Lazio si è rilanciata. Segnando prima tre gol alla Roma, poi altri tre all’Inter. Conquistando 6 punti a -1 dal quarto posto. Merito anche di alcune chiare indicazioni di Sarri. Il sarrismo non ha ancora preso piede a Formello, eppure il tecnico sta cominciando a imporsi. Il suo 4-3-3 sta portando i primi frutti. Questo benché, dopo qualche difficoltà iniziale, si ipotizzasse già un cambio. Un mese fa Martusciello, il vice di Sarri, aveva però annunciato che lo staff tecnico voleva andare avanti per la propria strada. “Non possiamo cambiare modulo, rischiamo di peggiorare – affermò -. Se reggiamo la situazione, prima o poi potremo anche fare questo discorso, ma prima va assimilato il modulo di base”. E con il 4-3-3 la Lazio sta rendendo. Come dimostrano le prestazioni di Pedro e (soprattutto) Felipe Anderson, che contro Roma e Inter sono stati decisivi.

Sono tanti anche i punti che la Lazio ha già conquistato benché si trovasse in svantaggio. I biancocelesti sono andati sotto contro Spezia, Empoli, Inter (gare nelle quali ha conquistato 9 punti complessivi), oltre che con Cagliari e Torino (due punti complessivi). Solo contro la Roma, di fatto, la Lazio ha conquistato punti senza andare sotto. La capacità di reagire, perfino di capovolgere il risultato, è fondamentale per la squadra di Sarri. La sua intransigenza, il fatto di non fare favoritismi per quel che riguarda la gestione fra titolarissimi e riserve sta conquistando lo spogliatoio. Anche per questo la squadra sta (spesso) riuscendo a reggere anche nei momenti di difficoltà. Sta facendo la differenza anche il fattore campo: in casa, nel 2021, i biancocelesti all’Olimpico hanno perso solo con il Bayern Monaco in Champions. In campionato, nell’anno solare, sono imbattuti (tolto il derby di ritorno della passata stagione, che era però in casa della Roma). In questa stagione, avendo ritrovato i propri tifosi, la Lazio in casa fra campionato ed Europa League ha conquistato ben 13 punti su 15. E nella classifica questo pesa eccome. Esattamente come gli altri punti forti della Lazio di Sarri. Esattamente come i suoi punti fermi. Gazzetta.it

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Lazio-OM è Sarri-Sampaoli: dalla banca al calcio, le storie A confronto

Storia di un impiegato… diventato allenatore. Maurizio Sarri e Jorge Sampaoli, prossimi avversari in Europa League con Lazio e Olympique Marsiglia, condividono un passato molto simile. Entrambi bancari prima di diventare grandi nel mondo del calcio. Con idee tutte loro. Il ‘posto fisso’ tanto caro al cinematografico Zalone è una noia per due uomini che hanno un fantasioso sogno nel cassetto: diventare tecnici professionisti e vincere. Lasciare il certo per l’incerto è il primo loro grande passo verso il futuro.

Dalla banca al calcio, Sarri e il valore aggiunto

Monte dei Paschi di Siena e Banco de la Provincia sono le due realtà che appartengono ai giovani Sarri e Sampaoli. Nel tempo libero, lontani dalle beghe del lavoro, allenano in maniera dilettantistica. Sarri lascia il suo impiego nel 2002 quando è alla guida del Sansovino. Da lì inizia formalmente la sua carriera sulle panchine di Sangiovannese, Pescara, Arezzo, Avellino, Verona, Perugia, Grosseto, Alessandria, Sorrento e poi Empoli, Napoli, Chelsea, Juve e Lazio. Chiamasi gavetta. “Ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l’ex impiegato. Come fosse una colpa aver fatto altro”. Il sarrismo, le vittorie, il bel calcio, il soprannome di Comandante. Tutto è storia, sta nei libri e nei vocabolari (sarrismo: s. m. La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva. Dice Treccani). “L’esperienza in banca è un valore aggiunto: ho appreso il valore dell’organizzazione e della capacità decisionale”. Come dire: tutto nella vita serve.

Sampaoli e il ‘non ascolto e continuo’

Jorge Sampaoli, un anno più giovane di Sarri, ha anche lui lasciato il ‘posto fisso’ per amore del calcio. Dai campi di provincia argentini sino al Cile e la chiamata della nazionale. Nel 2015 la storica vittoria in Coppa America. Poi la prima esperienza europea al Siviglia nel 2016, la nazionale Argentina con Messi, il Santos e l’Atletico Mineiro in Brasile. Dal 2021 è tecnico del Marsiglia. Avrebbe anche potuto allenare la Lazio nei ‘provini’ andati in scena in quella calda estate del Bielsa mai visto. Sampaoli di Bielsa è un grande estimatore. O forse ne è devoto. Alcuni, vedendo le sue squadre giocare, hanno detto che è un bielsista più di Bielsa. Un calcio fatto di idee, propositivo e che non ha mezzi colori: o bianco o nero. In poche parole: è terribilmente efficace o un flop clamoroso. Jorge, che ha intitolato la sua biografia ‘Non ascolto e continuo’, ha basato il calcio solo sul suo pensiero. Ha un tatuaggio di una frase presa in prestito dal suo gruppo preferito, i Callejeros. E si legge: “Non ascolto nessuno e proseguo sulla mia strada, perché molte cose proibite mi fanno sentire vivo”. Corrieredellosport.it

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Gli obiettivi di Lotito: risposte dalla Lazio e vendetta su Inzaghi

È l’ora dei risultati. La Lazio contro l’Inter deve reagire dopo il tracollo di Bologna e cominciare a entrare in sintonia con le idee di Sarri, dando a Lotitole risposte che esige. Il presidente era stato chiaro la scorsa settimana, quando alla ripresa degli allenamenti si è presentato a Formello per strigliare la squadra dopo il 3-0 del Dall’Ara. Era una furia, Lotito. Non si spiegava l’atteggiamento di un gruppo che, a giugno, aveva ricevuto tre mensilità di stipendi in anticipo, con premi. Ha ricordato anche questo, alla sua Lazio, togliendogli ogni possibile alibi.

Certo, Lotito avrebbe preferito uscire da Bologna con un successo e dare continuità alla doppia vittoria, nel derby e contro la Lokomotiv Mosca. Ma così non è stato e la sua sfuriata, oltre che dettata dalla pessima sconfitta, aveva un’altra ragione: caricare e stuzzicare l’orgoglio della Lazio prima dell’impegno con l’Inter dell’ex Inzaghi. Quel figliol prodigo che in estate l’ha abbandonato (sia chiaro, le responsabilità dell’epilogo sono di tutti) e che domani tornerà per la prima volta all’Olimpico.

Era fine maggio e la notizia del cambio di idea di Inzaghi, dopo il summit notturno di Formello, fece scalpore. Così come le foto dei due, l’allenatore e il presidente, non proprio in un clima pacifico la mattina seguente. Ecco, vuole la vendetta sportiva Lotito, che non ha ancora mandato giù l’amaro boccone del divorzio. “Nessuno è indispensabile. Nella vita si raccoglie quello che si semina. Vediamo chi rimarrà più tempo nel sistema”, aveva detto riguardo a Inzaghi il presidente biancoceleste, che si aspetta una Lazio affamata: in versione derby, totalmente l’opposto di quella vista a Bologna. Tuttomercatoweb.com

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Cos’è e cosa fa Binance, nuovo sponsor della Lazio

Il mondo del calcio e quello delle criptovalute si intrecciano sempre di più. Dopo la partnership di Socios con l’Inter e quella della Roma con Zytara Labs (con il brand Digitalbits sulla maglia), la Lazio ha siglato un’intesa con Binance per la sponsorizzazione della divisa da gioco.

Non si tratta degli unici accordi di questo tipo, considerando ad esempio tutte le partnership dei club italiani con Socios per il lancio di un proprio Fan Token, o degli accordi Milan-BitMEX e Juventus-Bitget per lo sponsor di manica.Una tendenza che ha preso piede, e che il club presieduto da Claudio Lotito ha confermato con la nuova intesa. Ma cos’è Binance? Di cosa si occupa la società? Binance è una piattaforma di scambio di criptovalute fondata nel 2017. A maggio 2021, è l’exchange di asset digitali più grande del mondo in termini di volume di scambi.

Il fondatore della società si chiama Changpeng Zhao, comunemente noto come “CZ”, uno sviluppatore cinese che precedentemente aveva fondato Fusion System e aveva fatto parte del team di Blockchain.com. Inizialmente, la sede di Binance si trovava in Cina, ma in seguito venne spostata dal Paese a causa dell’incremento delle restrizioni sulle criptovalute.

Nonostante la sua fondazione risalga solamente a quattro anni fa, Binance è diventata in poco tempo una piattaforma leader del settore. La sua attività non si limita a quella di essere un exchange, ma Binance è anche un wallet di criptovalute, un servizio di tradingun’accademia di formazione, una fondazione di beneficenza e un fornitore di una propria criptovaluta (Binance Coin), un token che può essere utilizzato per pagare i servizi della piattaforma, ottenendo così uno sconto ed un’ulteriore possibilità di investimento.

Guardando soprattutto al lato exchange – quello che consente lo scambio di criiptovalute –, a differenza di molti altri concorrenti che basano la loro attività sullo scambio di denaro in criptovalute e viceversa, Binance si concentra in particolar modo sullo scambio tra cripto e cripto.

Questa scelta permette all’exchange di cambiare molti aspetti della sua operatività rispetto ai diretti rivali, ed è tutt’altro che un limite per la crescita dell’azienda. Nel tempo, Binance ha poi gradualmente allargato la sua offerta di servizi per permettere agli utenti di fare più cose direttamente sul suo sito.

Per esempio – spiega il sito criptovaluta.it – oggi su Binance è possibile:

  • formarsi in merito alle criptovalute,
  • fare trading speculativo,
  • conservare le monete,
  • scoprire startup interessanti.

Gli stessi fondatori delle startup possono capitalizzare i loro progetti creando delle criptovalute per gli investitori interessati e offrendole su Binance (un processo noto come ICO).

Ora lo sbarco nel mondo del calcio italiano, con investimenti che potrebbero toccare quota 30 milioni di euro grazie all’accordo triennale con la Lazio. Una mossa che segna in modo ancora più netto il percorso del mondo cripto verso quello del pallone.

Gazzetta.it

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Inzaghi, il primo ritorno da avversario con una valigia di ricordi: c’era una volta il tecnico-bandiera

Simone Inzaghi torna alla sua Lazio. Maledetti sentimenti quando si mischiano con il calcio: micidiali. Il tecnico si affaccerà all’Olimpico per la prima volta da avversario. In quel momento, di sicuro, guarderà quello che è stato il suo stadio per eccellenza: prima da calciatore, poi da allenatore. Cori, applausi, striscioni per lui fanno parte di un capitolo ormai vecchio. Pochi mesi per mettere via una valigia di ricordi. Abiti nerazzurri nuovi: un cambio di stagione repentino. Sino a fine maggio, per ventidue anni (salvo qualche parentesi fugace), è stato e si è sentito laziale fino al midollo. In estate l’addio strano e sicuramente sofferto.

L’esperienza da allenatore di Inzaghi alla Lazio è da vertigini. Mai avuta la paura di tuffarsi e non volare, per Simone. Promosso in prima squadra a fine 2016 quasi per caso. Si è guadagnato il posto diventando uno dei migliori. Via la giacca, rimasto in camicia, rimboccato le maniche. Nessuno come lui. Tecnico bandiera, appoggiato ed esaltato dai tifosi. Due Supercoppe italiane (2017 e 2019), una Coppa Italia (2019). Praticamente sempre in Europa, con l’accesso in Champions League dopo 13 anni nel 2020. “Sono stati cinque anni uno meglio dell’altro. Ho preso una squadra ottava, contestata e in ritiro a Norcia. Ora siamo in Europa per il quinto anno consecutivo”, le sue ultime parole da allenatore biancoceleste.

Il 23 maggio 2021 l’ultima partita da allenatore della Lazio per Simone Inzaghi. A Reggio Emilia con il Sassuolo fine dell’avventura. Da lì giorni di trattative e dettagli per il rinnovo. Poi la famosa notte tra il 26 e 27 maggio con Lotito che mette sul tavolo un nuovo triennale da 2,6 milioni più bonus. Inzaghi esce da Formello suonando il clacson, trombe che lasciano presagire la firma imminente. Ma il mattino dopo, al momento della firma, Simone negli uffici biancocelesti non c’è. Ha detto sì all’Inter e Lotito si sente tradito. I tifosi capiscono e gli dedicano striscioni di affetto. Lui in una lettera spiega: “Lasciare la Lazio è stata una delle decisioni più dure della mia vita, ho passato 22 anni a Formello ed è diventata la mia casa, non ho neanche avuto la forza di andare a svuotare il mio armadietto. Nessuna polemica, senza Lotito e Tare non avrei mai realizzato il mio sogno. Resta solo l’amore, ma sono anche un allenatore che ama il proprio lavoro e non nego di essere concentrato su questa nuova avventura con l’Inter. Auguro il meglio a Sarri, farà il bene del club”. Capitolo chiuso. Ora da ex ritorna in un Olimpico che lo applaudirà. “E ve lo dico già da adesso: verrò sotto la Curva Nord per salutarvi. Non mi interessa se ci saranno fischi o applausi, accetterò qualsiasi cosa. Io ci sarò, sappiatelo”. corrieredellosport.it

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Muriqi-Lazio, pensieri di divorzio. Dalla Turchia: “Ha parlato con il tecnico del Fenerbahce”

Pensieri di divorzio. La Lazio è insoddisfatta del rendimento di Vedat Muriqi: appena due gol in 42 presenze. Troppo poco. Sia per quanto è costato il cartellino (20 milioni) sia per quanto prende di stipendio (circa 2,2 milioni netti a stagione). Nemmeno Muriqi, però, è soddisfatto. Per questo si sta muovendo per tornare in Turchia, al Fenerbahce. Stando a quanto riportato in Turchia da alcuni media (su tutti Calendar), Muriqi avrebbe contattato l’allenatore del Fenerbahce Vitor Pereira per comunicargli il suo desiderio di tornare a Istanbul. La Lazio, però, per non far registrare una minusvalenza, dovrebbe piazzare il giocatore a una cifra vicina ai 15 milioni di euro. Troppi, al momento, per il Fenerbahce. Per questo, a gennaio, si potrebbe trovare un compromesso: Muriqi potrebbe muoversi in prestito con diritto di riscatto, in attesa che i 20 milioni spesi dalla Lazio si ammortizzino. Intanto però si cercano anceh altri acquirenti. Così da poter finalizzare il divorzio. Gazzetta.it

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Lazio, da Inzaghi alla Salernitana: il ciclo della verità

Come riportato da Il Tempo, l’appuntamento di sabato richiede una cura maniacale: all’Olimpico arrivano i campioni d’Italia dell’ex Inzaghi. Sono passati solo cinque mesi dal suo addio turbolento e discutibile per i modi in cui si è concretizzato. La Curva Nord ha in serbo per lui qualcosa di speciale ma è un argomento che divide, c’è chi ha compreso la sua scelta e chi fatica a farsene una ragione. Per Sarri sarà il terzo scontro con una big del campionato, al momento il bilancio è in parità. Lo scontro diretto con i nerazzurri rappresenta solo il primo tassello di un cammino complicato e pieno di insidie: sette gare in 22 giorni. Nella settimana che si è chiusa, nonostante l’assenza di ben nove nazionali, il tecnico ha insistito molto sui movimenti (specialmente quelli difensivi) e sulle distanze da mantenere durante tutto l’arco della partita. Giovedì 21 i biancocelesti ospitano il Marsiglia per l’ultima sfida del girone d’andata (ore 18.45): la Lazio – seconda – è a quota 3 punti nel gruppo E, a una distanza dal Galatasaray. Nella settimana successiva due trasferte insidiose: domenica 24 al Bentegodi di Verona, mentre sabato 30 a Bergamo contro l’Atalanta (entrambe alle 15). Nel mezzo il turno infrasettimanale di mercoledì 27 con la Fiorentina (ore 20:45). Il mese di novembre si aprirà ancora lontano dalla Capitale, c’è subito il ritorno a Marsiglia. L’ultimo match sulla carta è quello più agevole: domenica 7 all’Olimpico arriva la Salernitana. Il Tempo

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Immobile, gli esami della verità: negli ultimi 2 anni mai un successo senza di lui

La giornata verità. Oggi Ciro Immobile – dopo 12 allenamenti differenziati della scorsa settimana (palestra, piscina e corse intorno al campo) e il weekend di riposo – si sottoporrà agli esami strumentali che chiariranno le sue condizioni fisiche. In base all’esito, stasera o al più domani mattina, lo staff medico comunicherà a Sarri se l’attaccante azzurro sarà a disposizione sabato contro l’Inter dell’ex Inzaghi.

Rispetto a inizio della scorsa settimana, c’è più ottimismo a Formello. Anche se tutti rimangono prudenti in attesa dei controlli odierni. La presenza di Immobile è di vitale importanza. Per la sua leadership e per l’apporto in area di rigore avversaria. I numeri, senza Ciro, sono impietosi: dal settembre 2019, la Lazio non ha mai vinto senza di lui (4 sconfitte e un pareggio). Ampliando la statistica a tutte le competizioni, dal 2016 – quando si è trasferito a Roma – Immobile ha saltato 26 partite e la squadra biancoceleste è andata ko 13 volte, con 6 successi e 7 i pareggi. In più, queste 26 gare, in 8 occasioni non ha trovato la via del gol.