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Lotito-Salernitana, gli scenari

Assieme ai festeggiamenti per il ritorno in Serie A a Salerno è iniziata a circolare con insistenza la domanda: quale sarà il futuro del club?

Le regole federale (art. 16 NOIF) parlano chiaro. Non possono esserci due club con la medesima proprietà nel solito campionato e danno 30 giorni di tempo agli imprenditori in questione per cedere una delle due società. E' questo il caso di Claudio Lotito, presidente della Lazio e co-patron dei campani assieme al genero Marco Mezzaroma.

Il conto alla rovescia prenderà il via con il termine ufficiale della stagione, dunque al momento della conclusione dei playoff promozione al via domani. Ma quali sono i possibili scenari che si prospettano per la Salernitana?

Stando a quanto riportato da La Gazzetta dello Sport esistono al momento due possibilità legate all'interesse da parte di un imprenditore romano pronto a rilevare il pacchetto azionario. Ma non è escluso che possa esserci l’intervento di qualche fondo straniero.

Se invece non dovesse concretizzarsi la cessione del club ci si dovrebbe affidare alle norme del Codice Civile che prevedono, nel caso non si riesca ad alienare un bene che si è obbligati a vendere per legge, che lo stesso venga affidato dal giudice a un curatore che lo amministra (indipendentemente dal proprietario) per il tempo necessario perché la cessione si realizzi. Tuttomercatoweb.com

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Ora tre su quattro all’Olimpico: mal di trasferta decisivo in chiave Champions

Ora il piano per arrivare al quarto posto si è compromesso. La sconfitta di Firenze non ha portato solo tanta delusione in casa Lazio. “Adesso la corsa Champions si complica parecchio”, ha ammesso il tecnico Simone Inzaghi. I biancocelesti si erano presentati al Franchi con l’imperativo di vincere per restare alla rincorsa del quarto posto. L’uno-due di Vlahovic ha smorzato la Lazio, reduce dalle vittorie contro Milan e Genoa.

Il ciclo di undici successi di fila all’Olimpico aveva rialzato la classifica della formazione di Inzaghi, che a Firenze ha però pagato il conto del suo rendimento in tono minore spesso accusato in trasferta. Al Franchi è giunta la quinta sconfitta nelle ultime sette gare lontano dall’Olimpico: da inizio febbraio solo Spezia e Crotone hanno fatto peggio (sei k.o. ciascuno) fuori casa. E contro la Fiorentina è salito a 10 il numero degli stop complessivi della squadra di Inzaghi in questa stagione di A. Una prestazione sotto ritmo con poca lucidità che ha messo in primo piano, oltre alle disattenzioni sulle due reti viola, anche la serataccia degli attaccanti.

In particolare, si sono appannate le stelle di Inzaghi che nelle gare precedenti avevano trascinato la squadra anche con i loro gol. In apertura Correa non ha capitalizzato una ghiotta chance: probabile che ne sia stato condizionato il resto della prova dell’argentino, molto lontana dai livelli delle partite più recenti. Luis Alberto non ha fornito i soliti lampi al gioco causa anche i fastidi non ancora del tutto assorbiti per un trauma distorsivo alla caviglia. E Immobile, pur lottando con caparbietà, ha mancato l’appuntamento col gol.

Ora restano quattro gare per giocarsi le ultime speranze. Mercoledì in casa col Parma, sabato il derby, martedì 18 maggio è in programma il recupero col Torino e poi domenica 23 la chiusura in casa del Sassuolo. Ma le residue possibilità della Lazio sono anche condizionate dalla concorrenza, che può far valere pure il suo vantaggio in classifica.

Gazzetta.it

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Milinkovic: out con il Parma, voglia di esserci al derby

Il Sergente Milinkovic non ha mollato la sua Lazio nonostante la frattura al naso. In campo contro la Fiorentina sino alla fine, poi ieri mattina l’operazione immediata in clinica Paideia poco dopo il rientro dall’amara trasferta. Ridotta la frattura al naso con un intervento chirurgico, oggi rimarrà a riposo. Martedì invece, potrebbe tornare ad allenarsi indossando una mascherina protettiva. Difficile, molto difficile, vederlo in campo contro il Parma nel turno infrasettimanale in programma mercoledì. Le sue valutazioni verranno osservate ogni giorno, più probabile che si prepari direttamente per il derby di sabato con la Roma. Pronto a giocarlo, vuole esserci. Un Sergente mascherato punta i giallorossi per provare a sperare ancora ad un traguardo che sembra sfumato: la Champions.corrieredellosport.it

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Parma, tribunale e derby: settimana calda dopo il crollo di Firenze

Ora le ultime due settimane di una stagione super intensa. E non saranno da meno i prossimi sei giorni, che culmineranno con il derby di sabato 15 maggio (ore 20.45). Prima della Roma, la Lazio avrà altri due impegni: uno sul campo e un altro nelle aule di tribunale. Il primo, mercoledì 12 alle 20.45, all’Olimpico contro il Parma, già retrocesso in Serie B: sulla carta, non c’è partita, ma la squadra di Inzaghi non può permettersi di sottovalutare l’avversario. Una volta archiviata la 36a giornata di campionato, poi a Formello penseranno alla 24a, ovvero la partita fantasma non giocata col Torino, che non si è presentato in trasferta perché bloccato in isolamento dalla Asl locale. I primi due gradi della giustizia sportiva hanno dato ragione alla società granata, ma la Lazio vuole il 3-0 a tavolino e ha fatto ricorso al Collegio di Garanzia del Coni. Giovedì 13, la decisione. Se dovesse essere confermato il recupero, si giocherà all’Olimpico martedì 18 maggio alle 20.30.

Tuttomercatoweb.com 

 

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Squalifiche e tribunali civili: ecco cosa può succedere a Juve, Real e Barça

Sono rimasti in tre, Real Madrid, Barcellona e Juve. Resistenti sulle barricate della Superlega. I “giapponesi” che sull’isola deserta sono all’oscuro della fine della guerra, mentre il loro esercito ha già firmato l’armistizio. Che, poi, questa Superlega potrebbero giocarsela in famiglia: gli altri nove club si sono arresi ufficialmente. Senza condizioni. Pagheranno in beneficenza per il tentativo maldestro, si beccheranno mega multe (da 50 e 100 milioni) se dovessero ritentarci. Ora restano in tre. E il fatto che l’Uefa abbia comunicato il patteggiamento significa soltanto una cosa: che Real, Juve e Barça non ci pensano nemmeno a ritirarsi. La prossima puntata — l’apertura del procedimento disciplinare — è imminente. A metà della prossima settimana. L’Uefa vuole imporre uno o due anni di squalifica dalle coppe. Qui si aprirà un’altra battaglia legale per niente facile. Comunque i club sono soli contro tutti: rischiano.

LA RESA – Da giorni l’Uefa ha contatti informali con tutti i ribelli, oltre ad aver inviato una lettera nella quale chiedeva di rinunciare al progetto e impegnarsi con Nyon nella riforma del sistema (che qualche problema deve averlo, se ha portato a questo tentativo separatista). Sono stati facili i colloqui con le sei inglesi, le prime a far saltare il piano. Si sono quindi aggiunte Inter, Atletico Madrid e infine anche il Milan che, delle tre in bilico, sembrava la più propensa a mantenere il punto. Tutte e nove hanno di fatto “patteggiato” accettando le sanzioni di due generi: economiche e di principio. Così rientrano nel sistema.

I PROVVEDIMENTI- I club infatti: 1) accettano la natura vincolante degli Statuti Uefa; 2) riconoscono il metodo sportivo quale criterio per qualificarsi alle coppe; 3) ritornano nell’Eca che è l’unico organismo dei club riconosciuto dall’Uefa; 4) chiudono qualsiasi rapporto con la società della Superlega. Quindi dovranno mettere mano al portafoglio, donando collettivamente 15 milioni in beneficenza per bambini, giovani e il calcio amatoriale; perdendo il 5% dei premi Uefa annuali che saranno redistribuiti nel sistema; e infine, per evitare future “fughe in avanti”, accettando fin d’ora una multa di 100 milioni se giocheranno in un torneo non autorizzato o di 50 milioni se violeranno altri impegni della “Dichiarazione d’Impegno del club”. Dovranno rispettare i principi del memorandum d’intesa con l’Uefa del 2019. E saranno coinvolti nelle riforme post 2024, quando partirà la nuova Champions. Per United, City, Chelsea, Liverpool, Arsenal, Tottenham, Atletico, Milan e Inter il caso è chiuso.

CHAMPIONS- A proposito della Champions a 36 squadre: l’Èquipe ha scritto che i due posti in più, riservati ai club con miglior coefficiente, potrebbero andare invece ad altri campioni. I dettagli del torneo saranno definiti entro novembre, ma all’Uefa fanno notare come questa novità possa aiutare club come Villarreal e Atalanta, che fanno bene nel ranking con i loro risultati, e non necessariamente top club. In ogni caso la formula approvata non è scritta sulla pietra: potrebbe anche cambiare se i club europei rivedessero le loro posizioni. Ma oggi in agenda ci sono altri temi.

LE RIBELLI- Un tema vero: le tre ribelli non hanno nessuna intenzione di recedere. Torna il vecchio discorso delle penali in caso di uscita, previste dal contratto istitutivo della Superlega. Ma avrebbero senso in un’organizzazione che non esiste più? Alla Gazzetta risulta che, una volta via il 70% dei membri, la società si scioglierebbe senza penali. Intanto Juve, Real e Barça minacciano per ora gli ex alleati, chiedendo il pagamento di milioni per aver lasciato la società. Ma verso di loro sta per partire l’inchiesta disciplinare Uefa. Tempi brevi, martedì o mercoledì. Un procedimento per escluderli dalle coppe (uno o due anni): in violazione dell’art.51 dello Statuto che impedisce affiliazioni extra Uefa e per comportamento non etico.

L'ESCLUSIONE- Non è scontato che l’Uefa possa squalificare i club. Da un lato sarebbe una punizione ingiusta per i tifosi che, in fondo, hanno aiutato a spegnere la rivolta. Dall’altro, i club si rivolgeranno a tribunali civili dai tempi molto più lunghi di quelli sportivi, ottenendo sospensive di provvedimenti o, addirittura, decisioni preventive. Proprio come quella del Tribunale di Madrid secondo cui l’Uefa non può escludere i club: sarebbe violazione della libera concorrenza Ue. Un discorso dai complessi risvolti legali. Di mezzo c’è la “clausola Gravina” (che la Premier vuole imitare). Solo che l’esclusione dal campionato per chi partecipa a una Superlega — prevista ora dalla Figc — si estenderebbe a chi semplicemente non rinuncia all’idea di Superlega? La Figc pensa quindi anche a misure che vincolino i club nel tempo, il più a lungo possibile. Ma di sicuro l’Uefa non può accettare l’esistenza di una società privata, seppure di tre soli azionisti, che affianchi la Champions per sostituirla. Gazzetta.it

 

 

 

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Ufficiale, accordo tra Uefa e 9 club usciti dalla Superlega: taglio di una parte dei ricavi

Ora è ufficiale: l’Uefa ha stretto un accordo con i 9 club che sono usciti dalla Superlega. Lo ha ufficializzato la federcalcio continentale in un comunicato.

“In uno spirito di riconciliazione e per il bene del calcio europeo, nove dei 12 club coinvolti nel progetto della cosiddetta Superlega hanno presentato alla UEFA una “Dichiarazione di impegno del club” che definisce la posizione dei club, compreso il loro impegno alle competizioni UEFA per club e alle competizioni nazionali per club”, si legge nella nota dell’Uefa.

“La UEFA ha convocato un pannello di emergenza del suo Comitato Esecutivo, che ha preso in debita considerazione lo spirito e il contenuto della Dichiarazione di impegno del club e ha deciso di approvare varie azioni, misure e impegni presi dai club. Una conferma formale degli impegni e delle modalità di reintegrazione e partecipazione dei club alle competizioni UEFA per club è stata concordata e firmata dalla UEFA e da quei nove club. Le misure di reinserimento approvate sono complete e definitive”.

“Quei nove club riconoscono e accettano che il progetto della Super League è stato un errore e chiedono scusa ai tifosi, alle federazioni nazionali, ai campionati nazionali, ai club europei e alla UEFA. Hanno anche riconosciuto che il progetto non sarebbe stato autorizzato in base agli Statuti e ai Regolamenti UEFA”

In particolare, ogni club:

  • riconosce e accetta senza riserve la natura vincolante degli Statuti UEFA;
  • rimane impegnato e parteciperà a qualsiasi competizione UEFA per club ogni stagione per la quale quel club si qualifica per merito sportivo;
  • rientrerà nella European Club Association, che è l’unico organo di rappresentanza per i club riconosciuto dalla UEFA;
  • adotterà tutte le misure in loro potere al fine di porre fine al loro coinvolgimento nella società istituita per formare e gestire la Super League e cessare qualsiasi azione legale correlata esistente;
  • come gesto di buona volontà, e insieme agli altri club, effettuerà una donazione per un totale di 15 milioni di euro, da utilizzare a beneficio dei bambini, dei giovani e del calcio di base nelle comunità locali di tutta Europa, incluso il Regno Unito;
  • sarà soggetto alla trattenuta del 5% dei ricavi che avrebbero ricevuto dalle competizioni UEFA per club per una stagione, che verrà ridistribuito;
  • accettare che vengano inflitte ammende sostanziali se cercano di giocare in una tale competizione non autorizzata (100 milioni di euro) o se violano qualsiasi altro impegno che hanno stipulato nella Dichiarazione di impegno del club (50 milioni di euro);
  • fornirà impegni individuali alla UEFA in cui tutti i principi e valori stabiliti nel Memorandum of Understanding 2019 tra la UEFA e la European Club Association sono accettati.

“In futuro, i club sono pienamente impegnati nelle nuove riforme di Horizon post-2024. Su richiesta dei club, la UEFA chiederà e sosterrà che le rispettive Federazioni Nazionali e Leghe Nazionali prestino la dovuta considerazione allo spirito, al contenuto e allo scopo degli impegni assunti dai club nei confronti della UEFA”, prosegue l’Uefa.

I seguenti club sono coperti e hanno accettato queste misure:

  • Arsenal FC
  • AC Milan
  • Chelsea FC
  • Club Atlético de Madrid
  • FC Internazionale Milano
  • Liverpool FC
  • Manchester City FC
  • Manchester United FC
  • Tottenham Hotspur FC

“Inoltre, e andando avanti, la UEFA si riserva tutti i diritti di intraprendere qualsiasi azione ritenga opportuna contro quei club che finora si sono rifiutati di rinunciare alla cosiddetta Superlega. La questione sarà prontamente deferita agli organi disciplinari UEFA competenti”, conclude l’Uefa

Calcioefinanza.it

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Ecco Firenze, match verità per la Champions: lo scorso anno al Franchi scattò qualcosa di diverso…

Altra gara verità per la Lazio. Ormai la trama è sempre la stessa: vincere ogni partita per provare ad arrivare quarti. La missione biancoceleste è iniziata, con la Fiorentina si cercano altri tre punti. Una sfida mica facile, con i viola alle prese con la salvezza. Saranno le motivazioni a fare la differenza. Ed ecco che Inzaghi potrebbe fare breccia nella testa dei suoi ricordando il precedente a Firenze dello scorso anno. Siamo al 27 ottobre 2019: la Lazio vince 2-1 in rimonta grazie al gol di Immobile, il decimo stagionale, all’89’. In quell’attimo qualcosa è scattato.

La cavalcata che inizia a Firenze

Da Firenze in poi è un’altra Lazio. Perché da quel giorno di fine ottobre la squadra riesce a vincere 11 partite di fila. Un record. Il sogno scudetto, interrotto solo con lo scoppio della pandemia, mattone dopo mattone, inizia a costruirsi lì. Quel 2-1 alla Fiorentina è inserito dentro la striscia di 21 risultati utili consecutivi. A febbraio 2020 lo stop al campionato, il ritorno a giugno con la sconfitta contro l’Atalanta. Non è più la stessa Lazio. Oggi i biancocelesti a Firenze vogliono far ripartire un altro mini ciclo di vittorie. Mercoledì c’è il Parma, poi Roma e Torino. Si chiude con il Sassuolo. Obiettivo: fare bottino pieno. corrieredellosport.it

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Luis Alberto, doppia magia: record di gol ed Europeo

Luis Alberto decisivo sotto porta, però Immobile fa meno goal. Come riportato da TuttoSport, in questa stagione il Mago realizza meno assist, ma segna di più: con 9 reti, al momento è il secondo marcatore della Lazio, dopo Ciro Immobile. L’attaccante biancoceleste riuscì a realizzare 36 goal, vincendo la classifica cannonieri di Serie A e la Scarpa d’Oro, oltre a trascinare la squadra di Inzaghi in Champions. Oggi, lo spagnolo punta a superare il record dell’anno 2017/18, dove realizzò ben 11 reti. Oltre all’obiettivo Champions, Luis Alberto spera di riuscire a rientrare nelle scelte di Luis Enrique per l’Europeo. Laziopress.it

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Lotito-Salernitana, un mese di tempo per vendere il club in caso di promozione

La promozione in A della Salernitana è ad un passo, e dovesse concretizzarsi i due co-patron Lotito e Mezzaroma dovrebbero inevitabilmente allontanarsi dal club. Ad imporlo – si legge oggi su Il Mattino – è l'articolo 16 bis delle Noif, che "alle latitudini granata si conosce a menadito". Lotito non potrebbe cedere a Mezzaroma perché è suo cognato, e i due avranno (una volta ottenuta l'aritmetica) un mese di tempo dalla fine del campionato per vendere il club. Tuttomercatoweb.com

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Superlega: “La Uefa non può escludere i club dalla Champions”

"Non c'è possibilità di esclusione dei club dalle competizioni europee, c'è un ordine del tribunale di Madrid che lo impedisce chiaramente". Fonti interne alla Superlega ribadiscono con forza all’Ansa come non ci sia alcuna possibilità che le squadre coinvolte nel progetto possano essere escluse dalle competizioni europee, come invece ipotizzato da Espn: "Le persone nei comitati disciplinari Uefa sono giudici e avvocati che sarebbero soggetti a sanzioni severe, responsabilità civile e forse anche responsabilità penale se ignorassero un ordine del tribunale. Anche in Svizzera, che è vincolata da un trattato a rispettare un ordine del tribunale di Madrid". corrieredellosport.it