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Allarme dell’ultimo minuto, Correa a rischio derby: tentativo nel riscaldamento, anche Caicedo non al meglio

AGGIORNAMENTO – Brutta tegola per la Lazio a poche ore dal derby. Correa ha riportato un problema al polpaccio. Avrebbe ricevuto una botta in allenamento sulla cicatrice dell'infortunio precedente. Ha forte dolore e per vederlo in campo serve un miracolo. Proverà nel prepartita. Quasi scontato il forfait. Inzaghi alle 18 farà la riunione tecnica. Caicedo non è al top ma stringerà i denti. (Il Messaggero)

 

Emergenza in attacco per l'allenatore della Lazio Simone Inzaghi in vista del derby di Roma di questa sera. Joaquin Correa e Felipe Caicedo hanno accusato problemi fisici nelle ore precedenti al match e, a meno di novità clamorose che potrebbero arrivare dall'ultimo provino, non scenderanno in campo al fianco di Immobile. Col centravanti biancoceleste, Inzaghi schiererà dall'inizio Andreas Pereira. Per Correa, si tratta del riacutizzarsi di una contusione rimediata negli scorsi giorni. Tuttomercatoweb.com

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La battaglia del derby per sperare ancora di vincere la guerra Champions

Vincere per continuare a sperare, questo è l’imperativo in casa Lazio. Come sottolinea Il Messaggero, centrare la Champions a questo punto sembra un miraggio, ma battere la Roma significherebbe comunque rimanere con il brivido si potercela fare, fino all’ultima giornata. Non resta quindi che il derby per migliorare una stagione che, seppur buona in Europa, ad oggi vede poche chances di riconferma in Champions. In attesa di vedere come andranno le cose tra Inzaghi e Lotito (appuntamento per il rinnovo o meno del contratto fissato al termine del campionato), la Lazio quindi si prepara agli ultimi impegni stagionali: oggi il derby, martedì il recupero con il Torino e poi l’ultima sfida in casa del Sassuolo, senza la possibilità di concede niente nelle ultime uscite. Laziopress.it

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All’attacco del derby: conferma Immobile contro la cooperativa Roma

I numeri non sono da record né per l’una né per l’altra. L’attacco della Roma è il sesto attacco del campionato con 64 reti, quello della Lazio il settimo con 61. Numero che rispecchiano, a parti invertite, anche la posizione in classifica delle due squadre. C’è però una grande differenza tra le due società: nella Lazio Immobile è il cannoniere incontrastato con 20 reti (4 su rigore), nella Roma il miglior marcatore è Mkhitaryan con 11 centri di cui 10 su azione. In sintesi, alla Roma di quest’anno, in campionato, è mancato Dzeko, che non segna da più di un girone (3 gennaio contro la Samp) mentre Immobile, pur meno continuo dello scorso anno, ha risposto presente praticamente sempre.

QUI ROMA

A Trigoria non è stato un anno facile per gli attaccanti. Anche Borja Mayoral, che è a quota 17 reti totali, in campionato è fermo a 10, di cui 6 contro Crotone e Spezia. Oltre a Mkhitaryan e allo spagnolo in doppia cifra nella Roma c’è anche Veretout con 10 gol di cui la metà su rigore. Pellegrini è a 7 (record personale) così come Dzeko, che in campionato ha risentito parecchio, al contrario della coppa, di tutto quello che è successo nei mesi scorsi con Fonseca. Da quando è a Roma ha segnato almeno 8 gol in campionato, tra la Lazio e l’ultima contro lo Spezia spera almeno di evitare questo triste primato. Sempre che domani giochi, visto che per ora è in vantaggio Borja Mayoral. Per il resto, quasi non pervenute le altre punte: Pedro è a 4 gol, Carles Perez a 2, ElSha si è sbloccato solo in coppa.

QUI LAZIO

Rispetto all’anno scorso è stato proprio l’attacco a deludere in casa biancoceleste. Sono 10 i gol che mancano rispetto allo scorso campionato. Nel derby però i biancocelesti, anche in questa stagione, hanno fatto bene (l’andata finì 3-0). Immobile, che nella stracittadina ha segnato 6 gol, segnando diventerebbe il miglior marcatore laziale nella storia del derby, agganciando Piola (a 7). Luis Alberto (secondo miglior marcatore della Lazio in campionato con 9 centri) contro la Roma si esalta: contro i giallorossi è già a quota 3 reti, a nessun’altra squadra al mondo ha segnato più spesso. Milinkovic era partito fortissimo nei derby, segnando due gol nelle prime tre sfide con i giallorossi (in rete sia nella semifinale d’andata che in quella di ritorno della Coppa Italia 2017), ma nelle successive 8 apparizioni è rimasto a secco. Un solo gol per Caicedo, ma fu pesantissimo: permise infatti alla Lazio di sbloccare il risultato nel 3-0 del 2019 e a lui di farsi perdonare la prima, deludente, stagione in biancoceleste, diventando uno degli idoli della tifoseria dopo l’inizio difficile. Deve invece ancora sbloccarsi contro la Roma Correa: in 6 scontri diretti (compresi due ai tempi della Sampdoria), non è mai riuscito a segnare. Contro le grandi di solito timbra sempre il cartellino (quest’anno ha realizzato due gol al Milan, uno all’Atalanta e uno alla Juve, oltre a quello con il Bayern in Champions), ma in questo campionato è spesso stato criticato proprio perché non è abbastanza freddo sotto porta. Su 27 presenze in Serie A è riuscito a segnare solo in 6 gare. Troppo poco. Contro la Roma però si prese il rigore del 2-0 nel derby del marzo 2019. Le statistiche vanno però migliorate. Per il derby di domani, e non solo, è questo l’obiettivo sia della Roma che della Lazio. Gazzetta.it

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Milinkovic, l’uomo mascherato: in A mai un gol alla Roma

Stringe i denti e i lacci della mascherina: Sergej Milinkovic-Savic è pronto per il derby dopo l’operazione al setto nasale. Giocherà con una protezione al carbonio ultraleggera, ultraresistente. Gli sarebbe piaciuto, c’è da scommetterci, giocare con un altro tipo di maschera. Magari quella del suo amico wrestler Rey Mysterio, che tanto lo ha celebrato sui social. Vuole lottare proprio come se fosse dentro un’arena. E volare in alto, per i suoi classici colpi di testa a servizio della squadra, senza paura.

Milinkovic alla caccia di un gol

La stagione del Sergente è super, la migliore da quando è alla Lazio. Lo dicono i numeri: 8 reti e altrettanti assist (secondo il calcolo della Lega). Ha giocato la Champions alla grande appena sconfitto il Covid. Gli manca una bella ciliegina sulla torta: segnare alla Roma, non l’hai mai fatto in campionato. Due i gol ai giallorossi fin qui, entrambi nelle semifinali di Coppa Italia nel 2017. Servono anche le sue reti per vincere ancora e sperare in una Champions lontana, ma non impossibile. Ha sfidato i giallorossi in 11 occasioni. Il bilancio: 4 vittorie, 4 sconfitte e 3 pareggi. Vuole un gol, i tifosi lo sognano. Il Milinkovic mascherato è pronto.

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Champions, sogno disperato ma la matematica obbliga la Lazio a provarci

 Vincere il derby, vincere le tre finali che restano da qui sino alla fine. Roma, Torino e Sassuolo: l’obiettivo per la Lazio è fare nove punti e sperare. Il sogno quarto posto non è ancora stato del tutto mollato, perché la matematica obbliga ancora a crederci. E la voglia di Champions potrà essere anche una spinta in più per vincere la stracittadina e sperare.

Lazio, i calcoli per la Champions

La Lazio ha tre partite davanti calcolando il recupero con il Torino. Per tutte le altre mancano due match alla fine. All’Atalanta basta una vittoria per confermarsi nella grande Europa. Pure il Milan vede il traguardo. E così Inzaghi (già in Europa League), tenuto in corsa dall’aritmetica, fa la corsa su Napoli e Juve. I biancocelesti possono arrivare a quota 76 punti. Ma attenzione: se Atalanta, Milan e Napoli vincono il sogno Champions sfuma subito. Situazione scontri diretti: in vantaggio con Milan (2-3 e 3-0), in svantaggio con Atalanta (1-4 e 3-1), Napoli (2-0 e 2-5), Juventus (1-1 e 1-3). Vincere e sperare, vincere e sperare. Un mantra dalle parti di Formello. Corrieredellosport.it

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Inzaghi nella storia dei derby: meglio da tecnico che da calciatore

Il primo derby di Simone Inzaghisulla panchina della Lazio é datato 4 dicembre del 2016. Vince la Roma 2-0. Da quel giorno di stracittadine ne ha vissute altre dieci. Il bilancio è praticamente in pari: 4 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte. Ma il momento è favorevole, perché i biancocelesti, negli ultimi 4 incontri contro i giallorossi, non hanno mai perso: 2 vittorie e 2 pareggi. Inzaghi sente il derby perché si sente laziale. Ne ha giocati da calciatore, poi da allenatore. Una doppia veste per capire veramente l’essenza e il significato di una partita che non sarà mai come tutte le altre.

Per Simone, nei 10 derby giocati con la maglia della Lazio, le statistiche parlano chiaro: 2 vittorie, 1 pari e 7 sconfitte. Ma soprattutto non ha mai segnato un gol. Da allenatore poi, si è tolto belle soddisfazioni. Una su tutte: la vittoria in Coppa Italia Primavera nel 2015 grazie al successo nel doppio confronto. Con una doppietta di Oikonomidis i biancocelesti fanno festa all’Olimpico dopo l’1-0 dell’andata. Sotto gli occhi di tutti ci sono le belle prestazioni della sua Lazio: in 3 delle 4 vittorie sotto la sua gestione, i biancocelesti hanno battuto la Roma con tre gol segnati (3-0 il 15 gennaio 2021, 3-0 il 2 marzo 2019, 3-1 il 30 aprile 2017). Simone vuole vincere ancora: sarebbe importante lanciare segnali anche in ottica futura. Ad oggi il suo contratto non è stato rinnovato. Una vittoria nel derby potrebbe essere la chiave di volta per l’incontro definitivo e mettere nero su bianco sul nuovo accordo. Corrieredellosport.it

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Inzaghi all’ultimo derby? Il suo futuro alla Lazio è ancora un rebus

Tutto, o quasi, gira attorno al derby anche per Simone Inzaghi. La sua storia sulla panchina della Lazio nacque proprio da una stracittadina. Il 3 aprile 2016 i biancocelesti andarono a picco contro i giallorossi di Spalletti. Un 4-1 fragoroso e devastante. Quella sera stessa il presidente Claudio Lotito esonerò Stefano Pioli. Per sostituirlo con Inzaghi, che era alla guida della Primavera. Da allora, il tecnico piacentino ha compiuto un percorso strepitoso al timone della Lazio. Tre trofei in bacheca: due Supercoppe italiane (2017 e 2019) e una Coppa Italia (2019). Diventando anche il tecnico con più presenze nella storia del club: è arrivato a quota 248. Tra tanti record. L’ultimo della serie quello delle vittorie interne di fila, ben 12, suggellato con i tre punti di ieri contro il Parma.

IL REBUS 

Sabato sera potrebbe essere l’ultimo derby della Capitale per Simone Inzaghi? Il rebus ruota attorno alla questione del rinnovo del suo contratto in scadenza a fine giugno. Un accordo dato per raggiunto da tempo ma non ancora chiuso dalle firme relative. Tanti rinvii per non alimentare interrogativi. Il progetto di andare avanti insieme fino al 2024 sembra condiviso in tutti i suoi aspetti. Ma poi non è stato formalizzato. Almeno sinora. "Mancano ancora tre partite – ha dichiarato il tecnico al termine della partita contro il Parma -. Tra 8-9 giorni ci siederemo con Tare e Lotito e parleremo degli obiettivi e di ciò che non è andato e cosa è andato, sempre con la massima tranquillità".

CHAMPIONS 

L’aggancio al quarto posto è appeso a un sottile filo di speranza. Senza Champions la Lazio patirebbe un ridimensionamento dei programmi, soprattutto in relazione ad un organico (ora il più vecchio della A: età media oltre i 29 anni) da ringiovanire. Definire completamente l’accordo per il rinnovo richiederà pertanto il passaggio da vari temi che non sono relativi solo a questioni contrattuali. Così il futuro di Inzaghi alla Lazio è sempre più avvolto da tante incertezze. Ed il derby di sabato può rappresentare l’occasione per chiudere nel modo migliore una stagione con tante ombre, al di là della qualificazione in Champions, indicata all’inizio della stagione come obiettivo. Il faccia a faccia con la Roma potrà avere il suo peso anche sul rinnovo di Inzaghi, pur senza diventare il giudice inappellabile della questione.

Gazzetta.it

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È subito derby: pochi significati di classifica e l’opportunità di sottolineare la superiorità cittadina

Ed è subito derby. Il suo fascino storico stavolta non sarà accompagnato da identico valore di classifica e peso specifico, ma come penultimo appuntamento del calendario si trascina tanti aspetti che rendono sempre interessante il tema.
La superiorità cittadina si è proclamata ufficialmente ieri con la vittoria in extremis firmata Immobile e il contemporaneo ko a Milano della Roma: più 9 a 180' dalla fine, senza tenere in considerazione la decisione sulla mancante Lazio-Torino. Per i biancocelesti sarà Europa League, per la Roma, al massimo, a meno di sorpassi da Sassuolo, sarà Conference League. Sarà l'ultimo duello tra Inzaghi e Fonseca, sfide che in questi due anni hanno offerto equilibrio e confronti tattici molto interessanti, fatto salvo la dirompente prova dell'andata con un passivo di tre gol che poteva essere più abbondante.

Fonseca vorrà lasciare in eredità al connazionale Mourinho, l'attore non protagonista di questa sfida, una squadra meno assoggettata dalla prima storica società della città. Il bilancio senza un acuto nel derby renderebbe tutto più malinconico, anche la semifinale di EL raggiunta non sarebbe di grande consolazione.

Nel quartier generale della Lazio si prepara la sfida con la consapevolezza che solo l'aritmetica tiene in piedi il sogno proibito della Champions, competizione che è stata invece disputata a testa altissima e che non ha perduto il valore reale di questa squadra, vicina ancora al punteggio di 76 punti. Sarebbero solo 2 in meno rispetto alla passata stagione, sarebbe il secondo miglior punteggio della gestione Inzaghi e dell'era Lotito.
Sarà però anche l'ultimo derby senza pubblico, il vero elemento che ha sempre saputo valorizzare la contesa anche nelle stagioni più anonime. Un fattore che si vorrà ritrovare al più presto, ma prima si dovrà sfogliare la pagina numero 176 di un libro senza fine. Una pagina che può archiviare un'annata sportiva, ma non il fascino indelebile della stracittadina capitolina. Sslazio.it

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Cataldi, tocca a te: titolare dopo sei mesi per riprendersi la Lazio

Domani contro il Parma tornerà titolare a quasi sei mesi dall’ultima apparizione dal primo minuto. E sarà appena la sua terza presenza stagionale nell’undici di partenza. È vero che prima della fine del campionato ci sono ancora quattro gare da giocare (la Lazio deve recuperare il match con il Torino), ma il bilancio stagionale di Danilo Cataldi può essere comunque già tracciato ed è molto lontano da quelle che erano le aspettative nutrite nei suoi confronti.

UN CONTINUO SALISCENDI – Un’annata deludente che segna una nuova battuta d’arresto nella sua carriera fatta di continui alti e bassi. Stagioni promettenti, a volte anche esaltanti, alle quali hanno poi fatto puntualmente seguito altre di segno opposto. Nella passata stagione, pur non rientrando nel novero dei titolari, era stato uno dei protagonisti della cavalcata compiuta dalla Lazio fino al lockdown. Cataldi era stato una sorta di 12esimo titolare, capace sempre di dare una mano importante. Sia nel gioco sia nei gol. Sua la rete che a dicembre aveva chiuso i conti nella finale di Supercoppa con la Juve e regalato il trofeo ai biancocelesti. Sua anche la prodezza, risultata poi decisiva, nel successo ottenuto dalla squadra di Inzaghi a Marassi col Genoa, quando la parola scudetto era già stata sdoganata per la Lazio e a Formello si sognava ad occhi aperti. Nel campionato post-lockdown Cataldi ha avuto tutto un altro rendimento, come l’intera Lazio. Ma nel suo caso l’infortunio subito nella prima partita dopo la sospensione (quella con l’Atalanta), giustificava ampiamente la flessione. È stato quest’anno che Cataldi ha invece deluso senza particolari attenuanti. Inzaghi faceva molto affidamento su di lui, ma poi dopo averlo schierato titolare a novembre contro Juve e Udinese non l’ha più preso in considerazione, se non per brevi spezzoni di gara.

INCOGNITA RUOLO – Come già nelle precedenti battute d’arresto della sua carriera, a pesare sui destini del centrocampista romano è stata soprattutto l’incognita legata al suo ruolo. In Primavera (di cui era capitano) Cataldi giocava trequartista, poi una volta approdato nella Lazio dei grandi si è trasformato in interno. Prima Pioli, poi Inzaghi hanno provato ad arretrarne ulteriormente il raggio di azione, reimpostandolo da centrale basso. L’operazione era inizialmente fallita quando c’era ancora Pioli, tanto che Cataldi fu successivamente ceduto in prestito prima al Genoa (per sei mesi), quindi al Benevento (per un anno). Rientrato alla base (dove sarebbe dovuto rimanere solo il tempo necessario a trovargli una nuova sistemazione) ha mostrato segni di maturità tecnica e agonistica. Al punto da convincere Inzaghi a cambiare idea sul suo conto. Sembrava l’inizio di una fase ascendente senza più ritorni indietro. E invece quest’anno Cataldi si è nuovamente fermato. Ora c’è questo finale di campionato che può parzialmente cambiare le cose. Cataldi ha già abituato a colpi di scena inattesi. Chissà che non sfrutti questa chance che il destino gli offre contro il Parma grazie alle assenze di Leiva (squalificato) ed Escalante (infortunato). Anche perché la partita successiva è il derby che per un romano come lui non è mai una gara qualsiasi. Alla stracittadina è legato tra l’altro uno dei suoi ricordi più belli: nella sfida di ritorno con la Roma di due anni fa Cataldi realizzò infatti il gol del definitivo 3-0 per la Lazio. Gazzetta.it

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Il destino di Inzaghi a fine stagione: intanto dall’Inghilterra lo associano al Tottenham 

Quattro partite alla fine e un sogno chiamato Champions League. Simone Inzaghi ci crede e non molla, vuole vincerle tutte e sperare in un passo falso delle concorrenti. Dal quarto posto, lecito pensarlo, passa il futuro della Lazio. Ballano milioni, strategie, mercato. E il destino dell’allenatore, a questo punto, si capirà solo al termine del campionato. Contratto in scadenza a giugno, trattativa che va avanti da mesi. Al momento è tutto fermo. Simone, senza dubbio, ritiene la Lazio la sua prima scelta. Viene corteggiato, è normale, come tecnico piace e negli ultimi giorni sono arrivati dei rumors dall’Inghilterra. Ci pensa il Leicester e, secondo i bookmakers inglesi, pure il Tottenham lo ha messo in pole per rimpiazzare Ryan Mason, il ‘traghettatore’ subentrato ad aprile a Mourinho. Dal 23 maggio in poi, dopo Sassuolo-Lazio, saranno giorni caldi per il futuro di Inzaghi e quello della Lazio. corrieredellosport.it