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Lazio-Torino, è sempre Lotito vs Cairo: per la Lega si deve giocare, il presidente granata si appella al caso Juve-Napoli

"Lazio-Torino, per la Lega gioca la Primavera. Cairo si appella al caso Juve-Napoli" scrive Tuttosport occupandosi del momento della formazione granata. Torino-Sassuolo è stata rinviata al 17 marzo dopo che la Lega ha recepito le indicazioni dell'Asl. Ora bisogna pensare a Lazio-Torino di martedì prossimo. "Come si può pensare, allora, di far spostare a Roma già lunedì tutto un gruppo squadra che potrebbe avere ancora in seno un focolaio inglese, appunto ancor più temibile e contagioso, affinché il giorno dopo si giochi Lazio-Torino?" si chiede il quotidiano torinese. Se la Asl dovesse bloccare il Toro per più giorni, anche la prossima settimana, potrebbero esserci dei nuovi scontri con in mezzo la Lega di A (Lotito è consigliere), il Torino e la Lazio. Pronto un nuovo scontro tra Cairo e Lotito, sempre contro. La normativa sportiva non prescrive che una seconda gara venga rinviata per forza. A costo, per il club coinvolto, di dover mandare in campo la Primavera. Oggi sarà rinviata anche la sfida Bologna-Torino del campionato Primavera. Il Torino, nel caso più malaugurato, potrebbe mandare in campo la Primavera con la Lazio ma Cairo si opporrebbe a costo di dover rivendicare nei vari tribunali sportivi anche il precedente del caso Napoli. "Tra pressioni ai vertici, telefonate 'pesanti', scontri striscianti e contenziosi dietro l’angolo, Lazio e Torino stanno già giocando non la loro partita, ma le loro partite".

tuttomercatoweb.com

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I gol di Immobile per la volata Champions. Ed il Bologna è nel suo destino…

La storia recente della Lazio dice che per vincere e volare in alto servono i gol di Ciro Immobile. L’attaccante non segna da tre partite, per uno come lui è di certo una notizia. Ma contro il Bologna dovrà tornare ad esultare: i biancocelesti hanno bisogno dei suoi gol per cancellare il 4-1 contro il Bayern Monaco, ma soprattutto per rimanere attaccati alla zona Champions. La differenza, tra le prime della classe, la stanno facendo gli attaccanti. Ronaldo (18 gol), Lukaku (17 gol), Ibrahimovic (14 gol) e poi Ciro (stesso bottino di Zlatan) sono tutti davanti a lui nella classifica marcatori e di squadra.

Ciro ha il Bologna nel destino: a 19 anni, con la maglia della Juve, fa il suo esordio in Serie A subentrando nei minuti finali ad Alessandro Del Piero. Impossibile dimenticare quel giorno. E nelle stagioni successive ha visto nei rossoblu una delle sue vittime preferite: 10 apparizioni, 7 gol e 3 assist. In media ha messo il suo zampino ogni volta che li ha sfidati. Nelle ultime tre partite gli ha fatto 3 reti. E guarda il caso, sono tre match che non segna. Non accadeva dalla scorsa stagione contro Lecce, Sassuolo e Udinese. Era luglio, sembra passato un secolo. La Lazio si affida al suo uomo migliore. Per vincere servono i suoi gol. Corrieredellosport.it

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Lazio-Torino del 2 marzo, molto dipenderà dall’esito dei tamponi ai granata di oggi

Come comunicato dalla Lega, Torino-Sassuolo in programma domani è stata rinviata al 17 marzo a causa delle preoccupazioni palesate dalla Asl-1 di Torino dopo le 8 positività riscontrate all'interno del gruppo squadra granata.

Oltre alla sfida col Sassuolo, spiega Sky Sport, aleggia grande incertezza anche in merito alla partita in programma martedì 2 marzo fra Lazio e Torino. Nel pomeriggio di oggi la squadra di Nicola con tutto lo staff si sottoporrà ad un nuovo giro di tamponi (il terzo settimanale, ndr): domani intorno all'ora di pranzo arriveranno i risultati e a quel punto si capirà qualcosa in più in merito alla partita con la Lazio. Nel caso in cui non dovessero emergere ulteriori positività, il Torino potrebbe tornare ad allenarsi (per i primi 2 giorni in forma individuale) e quindi preparare la gara dell'Olimpico. Se invece dovessero essere riscontrati nuovi casi allora la partita del 2 marzo sarebbe automaticamente a rischio, soprattutto se i casi dovessero raggiungere le 10 unità (eventualità che permetterebbe direttamente al Torino di chiedere il rinvio).tuttomercatoweb.com

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La duttilità di Marusic: c’è una luce per Inzaghi nel buio di Lazio-Bayern

Dopo la sconfitta contro i campioni del mondo del Bayern Monaco, la Lazio analizza la prestazione, Tra i migliori martedì sera c’è stato Adam Marusic e, come sottolinea il Corriere dello Sport, il giocatore ha messo in mostra tutta la sua duttilità. Nelle ultime gare il montenegrino sta fornendo ottime prove: in Champions gara inedita per lui, che si sta dimostrando sempre più una risorsa per questa squadra. Ha svolto tre ruoli in 90′: dalla fascia mancina a centrocampo, è arretrato in difesa come centrale di sinistra e poi di destra, mettendoci fisico e generosità. In una serata complicata l’esterno laziale ha dato la sua massima disponibilità, fornendo una delle migliori prove dei capitolini.

Laziopress.it

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Lazio, già si pensa al nuovo progetto: rinnovo Inzaghi, rinnovi e mercato, tutti i nodi

Non è ancora finita questa stagione, ma in casa Lazio si lavora alla prossima con tanti dubbi da chiarire. E questo è il momento per farlo. Prima di tutto serve la firma di Simone Inzaghi. La situazione si è prolungata, e di molto, rispetto ai primi incontri di fine anno. Il tecnico è in scadenza a giugno, da entrambe le parti si è parlato di accordo vicino, di zero problemi. Eppure il nero su bianco ancora non c’è. Il triennale è senza firma, le distanze sono minime, servirà un altro incontro. C’è ottimismo, ma l’attesa si fa sempre più estenuante.

Nel progetto 2021-2022 ci saranno ancora i senatori? Il capitolo rinnovi riguarda soprattutto Senad Lulic, Marco Parolo e Stefan Radu, tutti e tre in scadenza di contratto a giugno. Tempo di scelte e di valutazioni in questi mesi. Sono avanti con l’età, raffigurano però la storia del club e in campo dicono ancora la loro. Ma se l’obiettivo sarà quello di svecchiare la rosa, tra le più ‘anziane’ della Serie A, potrebbero aprirsi nuovi scenari. E non è finita, perché in ballo ci sono anche diversi giocatori in scadenza nel 2022. Luiz Felipe rinnoverà quasi certamente, probabile firma anche per Adam Marusic, vera forza di questa stagione. Da valutare Patric, Strakosha, Caicedo e Lucas Leiva.

Lazio, capitolo mercato: niente errori

Qualche giocatore, nelle ultime due stagioni, la Lazio lo ha sbagliato. Vavro, Jony, Adekanye, Berisha, Durmisi per fare alcuni nomi in entrata. E poi Badelj ritrovatosi al Genoa, Pedro Neto (scoppiato al Wolverhampton), Jordan Lukaku finalmente protagonista all’Anversa. Fares, Hoedt e Musacchio, gli ultimi colpi che non hanno convinto. Così come Muriqi e Pereira. Qualcosa non ha funzionato, Tare lo sa. Per far ripartire la Lazio verso traguardi sempre più alti serviranno investimenti in un calcio stravolto dalla pandemia. Diventerà forse il mercato delle idee e, chissà, delle cessioni. E dovrà scendere in campo Lotito. Dalla Primavera, serbatoio scarico, difficile possa salire qualcuno. Corrieredellosport.it

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Mondiali Qatar 2022, censimento choc: 6750 morti nei cantieri della manifestazione

Forse senza la pandemia, sarebbe stato più difficile mettere assieme i tasselli, vedere nitidamente il quadro dell’orrore che fa da sfondo al prossimo Mondiale di calcio previsto in Qatar dal 21 novembre al 18 dicembre 2022: per mesi, decine di famiglie nepalesi sono rimaste in attesa del rimpatrio all’aeroporto di Katmandu delle salme dei loro cari, morti a causa del virus, ma non solo, a Doha e dintorni. Qualcuno — ha raccontato prima di Natale il Daily Mail — ha rinunciato, disponendo la cremazione in Qatar. Altri invece hanno aspettato, protestatoosemplicemente mostrato al mondo che i conti non tornano. I lavoratori morti in dieci anni nella costruzione delle infrastrutture per la Coppa del mondo non sono 37 o 67, come recitavano le cifre più recenti. Sono almeno cento volte di più — come ha rivelato ieri un’inchiesta del Guardian — ma la stima ufficiale rischia di essere drammaticamente per difetto: i decessi conteggiati sono 6750, 12 a settimana, secondo il censimento della vergogna, che raccoglie le cifre comunicate dai governi di India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka. Il dato, pur impressionante — come lo è il fatto che la maggior parte dei decessi sia per «cause naturali» non meglio precisate — non tiene conto degli ultimi mesi del 2020 e soprattutto non include i lavoratori di Kenya e Filippine che forniscono una quantità ingente di manodopera al Qatar. I numeri sono comunque sconvolgenti e sono così alti perché non riguardano solo gli operai caduti direttamente nella costruzione dei sei impianti (su otto) tirati su dal nulla per giocare a calcio, ma comprendono tutti i lavoratori impegnati dal 2011 per costruire il nuovo aeroporto, le strade, le metropolitane e gli hotel. Un’operazione che ha cambiato il volto del Qatar, sfondando i centocinquanta miliardi di dollari di spesa. E che da anni, almeno attorno alle futuristiche arene refrigerate ormai pronte per ospitare Mbappé, Ronaldo o Messi, ha già attirato l’attenzione delle organizzazioni umanitarie: Amnesty International si è mossa sul campo, interrogando decine di immigrati e scoprendo il «sequestro» dei passaporti subito da tanti operai. Una rivelazione che ha messo in imbarazzo il governo del Qatar e la Fifa, già sotto pressione per le ombre sulla assegnazione del torneo, stabilita il 2 dicembre 2010 dall’ex presidente Blatter. Nel 2016 il capo del comitato di Qatar 2022 aveva ammesso di «non avere la bacchetta magica per risolvere il problema delle morti sul lavoro. Ma il Mondiale sarà un catalizzatore per il cambiamento». Magari invece si rivelerà un gigantesco bo0merang: di fronte alla nuova contabilità dello scempio in atto, fra suicidi, operai collassati nelle loro baracche o morti in incidenti atroci, abusi di ogni genere e condizioni di vita disastrose, il governo del pallone mondiale farà finta di niente?

P.T. – Il Corriere della Sera

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Se la Lazio elimina il Bayern Monaco c’è il premio promesso da Lotito

C’è l’incentivo Champions. Lotito ha promesso il premio qualificazione alla Lazio, può anche essere considerato come un premio a vincere, anti-Bayern. Ne ha riconosciuto uno alla squadra dopo la qualificazione agli ottavi, risultato di un bel girone Champions, superato dopo mille difficoltà. Nelle scorse settimane, durante uno dei suoi blitz a Formello, il presidente ha incontrato la squadra e ha garantito un riconoscimento in caso di accesso ai quarti. Erano circolate cifre nell’ordine dei 3 milioni di euro, in realtà la somma non sarebbe stata ancora definita. Ci sono in ballo 10,5 milioni per il passaggio del turno, li incasserà la vincente di Lazio-Bayern (al termine del doppio confronto). Alla perdente non spetterà nulla, sono già stati incassati i 9,5 milioni per l’accesso gli ottavi di finale.

Klose, notte speciale: una mostra dedicata al bomber

IL MUSEO – E’ una notte speciale anche per Miro Klose. Il “Lazio Museum” ha organizzato una mostra dedicandola a lui: nella Tribuna Autorità saranno esposte le maglia indossate dall’ex bomber tedesco, conservate nelle teche. Quella dell’esordio, 9 settembre 2011, giorno di Milan-Lazio (2-2), e quella del 26 maggio 2013, giorno del trionfo in Coppa Italia contro la Roma. Sarà esposta anche l’ultima maglia, fu indossata da Klose nel giorno della partita d’addio alla Lazio. Era il Klose Day, fu celebrato con la maglia bandiera. Sulla casacca fu stampata la frase “Danke Miro 2011-2016". Miro stasera sarà all’Olimpico, è nello staff di Flick, è uno degli assistenti del tecnico del Bayern. Si accomoda in Tribuna Stampa, durante l’intervallo relaziona sul match. Un pericolo in più per la Lazio.

Corrieredellosport.it

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La notte dei sogni, dove non sempre vincono i più forti

È una notte speciale, che i tifosi biancocelesti aspettavano da più di vent’anni. L’ultima, così attesa e così ricca di emozioni, è datata 27 agosto 1999, quando la squadra di Cragnotti, Eriksson e Mancini conquistò la Supercoppa Europea contro il Manchester di Ferguson e Jaap Stam, che poi avrebbe indossato la maglia biancoceleste. Era ormai esplosa la Lazio più forte di tutti i tempi, una Lazio che doveva mandare in panchina, a rotazione, giocatori come Boksic, Fernando Couto, Sensini, Sergio Conceiçao, Stankovic, Almeyda, Salas e addirittura Simeone, l’uomo dei gol scudetto. «Mi giravo e non sapevo chi far entrare, perché si potevano cambiare solo tre giocatori» ha ricordato qualche giorno fa proprio Eriksson ripercorrendo le imprese di una squadra che sulla carta avrebbe dovuto spopolare anche in Europa. E invece si fermò a quella indimenticabile notte di Montecarlo e non andò oltre i quarti di Champions, eliminata dal Valencia, come se il palcoscenico internazionale la delegittimasse di tutti i suoi valori.

A distanza di quasi 22 anni e di qualche comparsata più o meno fortunata all’estero, la Lazio si ripresenterà allo stadio Olimpico, purtroppo deserto, per una sfida che può entrare nella storia del club, anche se siamo soltanto agli ottavi. Grazie a uno straordinario girone di qualificazione, la squadra biancoceleste affronterà il Bayern di Monaco, Campione d’Europa e Campione del Mondo, in grado di conquistare sei titoli nell’arco di una sola stagione. In pratica, ha vinto tutti i tornei a cui ha partecipato. Ovvio che i tedeschi siano i grandi favoriti del doppio confronto, anche se mancheranno giocatori del calibro di Müller, Gnabry, Pavard, Douglas Costa e Tolisso, ma è altrettanto ovvio che le ultime due prestazioni in Bundesliga hanno risvegliato la fantasia del tifoso laziale e, forse, anche quella di Simone Inzaghi, che non si dà certo per vinto prima di affrontare questi mostri, in particolare Lewandowski, a cui pochi mesi fa Immobile ha soffiato la Scarpa d’Oro.

Il Bayern ha pareggiato 3-3 con l’Arminia Bielefeld, che lotta per non retrocedere, e poi ha perso a Francoforte con l’Eintracht (2-1) dimostrando lacune fino ad ora sconosciute, soprattutto in fase difensiva. Dal 2009 non subiva così tanti gol e questo, se vogliamo, è anche il difetto più preoccupante della Lazio, che dovrà sopportare le assenze contemporanee di due titolari come Luiz Felipe e Radu. L’ingresso di Musacchio ha dato più di sostanza al reparto, ma è chiaro che ci vorrà la partita perfetta di Acerbi per annientare Lewandowski, già cancellato dal campo per due volte con la Nazionale di Mancini. Tra andata e ritorno (Polonia-Italia), il difensore biancoceleste non concesse un solo tiro al fuoriclasse polacco, con l’aiuto ovviamente di compagni di altissimo livello. Se Acerbi ripetesse la partita di Milano con l’Inter, trasformandosi non si sa ancora perché nell’attaccante in più (già ce ne sono abbastanza, in campo), per la Lazio sarebbe la fine prima dell’inizio. Siamo certi che Inzaghi gli darà compiti esclusivamente difensivi, come a Leiva, perché al resto penseranno i quattro tenori, Correa, Luis Alberto, Milinkovic e Immobile, che hanno già battuto all’Olimpico il Borussia Dortmund di Haaland.

Ciro contro Lewa, lo spettacolo (solo televisivo) è assicurato, ma alla Lazio servirà la notte perfetta per sognare: come quelle in cui un anno fa riuscì a battere la Juve in campionato e in Supercoppa, se vogliamo ricordare la massima espressione calcistica della squadra di Inzaghi, ancora miglior marcatore del club in Champions (15 gol e autore di un poker da record al Marsiglia).

L’augurio è che comunque vada, tra andata e ritorno, questi appuntamenti diventino per la Lazio più costanti e non restino lampi che si illuminano ogni vent’anni: dopo il rinnovo di Simone, di cui non capiamo le titubanze, serve anche un mercato mirato e intelligente per rinforzare la difesa, svecchiare la rosa e arricchirla di nuovi talenti che la società da qualche anno non riesce più a individuare prima degli altri, come fece con Luis Alberto e Milinkovic. Ma per questo ci sarà tempo, ora c’è il Bayern e un sogno da coltivare fino al 17 marzo. E si sa che nei sogni non sempre vincono i più forti.

 

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Lazio-Bayern Monaco, la sfida: tutti i duelli clou oltre Immobile-Lewandowski

Lazio e Bayern Monaco sono accomunate da un calcio offensivo, aggressivo, per larghi tratti spettacolare. Chiara la superiorità dei bavaresi, squadra invincibile o quasi fatta di numeri incredibili. Qualità in campo al potere, nonostante qualche assenza importante, che fa paura. Sarà una partita emozionante con i duelli in campo pronti ad esaltare e far scoppiettare la sfida. Sfide uno contro uno e a distanza tra i dieci calciatori chiave.

Reina-Neuer: registi aggiunti 

Ex compagni di squadra al Bayern, Pepe fu voluto da Guardiola nel 2014. Il motivo? Gioca bene con i piedi, proprio come il tedesco. Chiara l’intenzione dell’allenatore spagnolo: avere un primo e un secondo portiere abili tecnicamente. Una sola stagione in Baviera per l'ex Napoli, tre presenze e zero gol incassati. Ha vinto una Bundesliga da vice, martedì sera saluterà Manuel da vecchio amico. Ora Inzaghi e Flick si affidano a loro per far partire le rispettive azioni. Giocano con i piedi, impostano da dietro. Portieri simili che si sfideranno a distanza. Ma a fare la differenza saranno soprattutto le parate.

Acerbi-Lewandowski: corpo a corpo

Acerbi ha già affrontato Lewandowski nella doppia sfida di Nations League tra ottobre e novembre con la maglia dell’Italia. L’attaccante polacco, marcato a sentinella, non ha segnato. Certo, la forza della Polonia non è quella del Bayern. Il Leone però, gli ha preso le misure, sa come gioca, i movimenti. Da centrale (in Champions ha sempre giocato sul centrosinistra), la sfida più elettrizzante contro la punta più in forma del momento.

Davies-Lazzari: duello in corsa

Terzino sinistro contro esterno destro. Due pendolini niente male sul prato dell’Olimpico. Il giovane canadese, 20 anni, è uno dei migliori nel suo ruolo.  Lanciato dall’ex allenatore Kovac, confermato da Flick, accomuna velocità e qualità incredibili. Nelle ultime valutazioni tra i giocatori più veloci al mondo c’è lui in cima: 36.51 km/h come sprint di punta. Numeri da velocista. Lazzari pure non scherza: quest’anno raggiunta la velocità massima di 34 km/h. Passano loro e si alza il vento. Davies ha forse una carta a suo vantaggio: alto, piazzato, fisicamente è molto più strutturato dell’ex Spal. 

Kimmich-Milinkovic: gli equilibratori

Ricoprono aree geografiche leggermente diverse del centrocampo, probabilmente non saranno uno contro uno. Ma si somigliano molto Kimmich e Milinkovic. Giocatori di qualità incredibile, i migliori forse nelle due fasi: abili nel difendere, letali nell’attaccare. Fisicamente non si somigliano: il tedesco è piccolo e veloce, il Sergente biancoceleste fa del suo strapotere fisico la caratteristica migliore. Il mediano bavarese ha collezionato 24 presenze, 4 gol e 13 assist in stagione. Sergej in 27 apparizioni ha siglato 5 reti e servito 9 assist. A centrocampo comandano loro.

Sané-Luis Alberto: sfida tra numeri 10

Fantasia al potere, ecco il duello a distanza tra Leroy Sané e Luis Alberto. Il tedesco plasmato da Guardiola al City è l’ala preferita di Flick. Sette gol e 8 assist in 28 apparizioni. Dall’altra parte c’è il Mago, che di assist quest’anno non ne vuole sapere di farne: appena un passaggio vincente (in Champions League contro il Bruges), ma ben 7 reti. In questa stagione, al contrario di quella passata, si è scoperto più bomber che assist-man. È il cervello della Lazio. Inzaghi consegnerà a lui le chiavi della squadra, ancora una volta.

Corrieredellosport.it

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Zhang, l’Inter da scudetto resta sul mercato: servono 200 milioni per tenere il club

Ieri avrebbe voluto essere a San Siro. Per tutta la settimana ha accarezzato il sogno una trasferta mordi e fuggi per godersi dal vivo la sua creatura, nel momento più bello. Alla fine Steven Zhang è dovuto scendere a patti con la realtà. Il derby che potrebbe valere lo scudetto l'ha visto da casa a Nanchino. Il viaggio a Milano gli sarebbe costato una lunga quarantena al rientro in Cina, incompatibile con la missione che s' è dato: trovare un partner finanziario che metta sul piatto 200 milioni, per arrivare alla fine della stagione da proprietario del club. La prospettiva di perdere l'Inter proprio adesso, che lo scudetto è diventato un obbiettivo reale, è troppo dolorosa per il 29enne presidente dell'Inter, che ha gridato la gioia per la vittoria alla solita maniera. Su Instagram, sotto la foto dei giocatori festanti, ha scritto: «Forza ragazzi! Con tutto il cuore e grande lavoro non ci fermeremo mai». I tifosi hanno risposto a centinaia, chiedendogli di non mollare. L'Inter ha un vantaggio di 4 punti sul Milan che alla conta finale varrebbero 5, per gli scontri diretti. La Juve può risalire la china, certo. Ma ora i nerazzurri in campionato sono padroni del proprio destino. In quindici partite, per la certezza matematica di vincere, dovranno raccogliere 41 punti. Realisticamente una decina di vittorie potrebbe bastare, visto il ritmo delle avversarie. Il Milan nel 2021 ha perso quattro partite di campionato su nove. Se l'Inter è ricca in punti, la ragioneria invece non perdona. Questa proprietà, che nel 2016 ha preso il club fuori dalle posizioni che danno accesso alle coppe, deve trovare soldi subito. L'opzione del prestito a tassi in doppia cifra è la prima nella testa del presidente. Un'impresa ardua: i fondi di debito chiedono come garanzia azioni della holding. Una prospettiva contraria al proposito di Zhang senior di concentrare gli sforzi finanziari del gruppo sulla vendita di elettrodomestici in Cina. Suning naviga in un mare di debiti, agitato dalle politiche restrittive del governo cinese sugli investimenti nel calcio. Eppure la speranza di portare la barca in porto resta, almeno per Steven. Ottenere un prestito e il rifinanziamento del debito significherebbe comunque affrontare almeno due stagioni di austerity. Un po' di sollievo potrebbe portarlo proprio il campo: vincere lo scudetto porterebbe una trentina di milioni. Al vincitore della stagione 20/21 andranno 23,4 milioni della quota premiale dei diritti tv. Un'altra decina è attesa dal market pool Uefa (che pure sarà rivisto al ribasso). E scatterebbero fra i 4 e i 5 milioni di bonus dagli sponsor. È abbastanza per scongiurare la vendita? No. Ma da quando in classifica il vento è cambiato, sono calcoli che a Nanchino hanno cominciato a fare. Intanto, prosegue il dialogo con i fondi per la cessione. Anzitutto con BC Partners, che valuta un'Inter qualificata in Champions 750 milioni. Troppo pochi per Suning. Bisogna vedere quanto varrebbe, agli occhi di chi compra, un'Inter campione d'Italia.
la Repubblica