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Stadio A.S. Roma, Friedkin scarta l’ipotesi Flaminio: si lavora a modifiche per il progetto Tor di Valle

La sintesi finale è che non sarà Virginia Raggi sindaco a chiudere il dossier Stadio della Roma. Nella migliore delle ipotesi sarà il prossimo inquilino di Palazzo Senatorio. Sempre ammesso che i Friedkin vadano avanti nel progetto che, a loro giudizio, presenta molti problemi gran parte dei quali, però, si riproporrebbero anche scegliendo nuove localizzazioni per l’impianto. Per i Friedkin, Tor di Valle si intreccia con una serie di problemi: la cronica lentezza italiana (e romana in particolare) nel fare le cose, le indecisioni politiche, il Covid e i suoi effetti sul futuro, Vitek, gli assetti societari globali, i partner potenziali da trovare per la squadra e per lo Stadio. Il primo punto è quello dei costi generali del progetto, in particolare quello delle opere pubbliche e degli uffici. L’attuale conformazione del progetto – le sette palazzine – per la parte uffici appaiono poco appetibili sul mercato. Le opere pubbliche sono care e giudicate a rischio efficacia: la cancellazione del Ponte di Traiano e dello sfioccamento della metro B non sembrano compensate dalle opere sostitutive, il potenziamento della Roma-Lido e il ponte dei Congressi. Sono fuori dalle competenze della Roma e, anche se non c’è più la contestualità di queste, il rischio è quello di completare il complesso Stadio e rimanere imbottigliati a ogni gara. Inoltre, il costo delle opere pubbliche, 333 milioni in totale, è giudicato elevato. Nell’analisi che i Friedkin stanno conducendo insieme a Stefano Scalera, arrivato a gennaio proprio per seguire in primis il dossier Stadio, i dubbi sono legati alla melassa romana di uffici indolenti, trappole burocratiche, inghippi archeologici, ricorsi pretestuosi. In questa riflessione si inserisce il magnate ceco Radovan Vitek che ha fatto arrivare ai Friedkin una prima offerta: linea di credito garantita per un miliardo, conferimento del complesso nel patrimonio sociale in cambio di un ingresso nel capitale sociale della Roma. Per i Friedkin non c’è fretta: l’iter burocratico è incagliato fra Regione e Comune e, a settembre scorso, la Roma ha fatto sapere al Comune che ci si sarebbe preso un anno per riflettere. I texani vogliono partner ma non una presenza troppo forte dentro casa ecco perché per ora c’è il “no grazie” all’offerta iniziale di Vitek che per i primi giorni di marzo dovrebbe chiudere con Parnasi la cessione di terreni e progetto.  Piuttosto i Friedkin stanno ragionando su due elementi: ottenere una modifica del progetto e cedere a Vitek l’intera parte commerciale in cambio di un impegno consistente sulle opere pubbliche. Le modifiche su cui si sta studiando potrebbero essere due: cambiare la destinazione d’uso del comparto uffici e trasformare tutto in commerciale. Ipotesi difficilmente percorribile senza azzerare l’iter e ricominciare da capo. Molto più facile, invece, la seconda ipotesi: cancellare le sette palazzine orribili e utilizzare la stessa cubatura in un’unico edificio. Per questo, basterebbe una delibera di Consiglio comunale di integrazione delle precedenti. In entrambi i casi, però, queste modifiche renderebbero molto più appetibile per Vitek accettare l’idea della Roma di cedere al Ceco tutto il cucuzzaro, tranne la parte sportiva, in cambio di una copertura dei costi delle opere pubbliche da un 55 a un 70 per cento del valore. La trattativa, però, gestita direttamente da Friedkin e Vitek, entrerà nel vivo solo dopo il closing con Parnasi. Tutto questo, nell’ipotesi di proseguire con Tor di Valle. Le riflessioni contemplano anche la cancellazione dell’intero progetto per ricominciare da zero. In questo caso, però, la proprietà si orienterebbe solo per la costruzione di uno Stadio senza negozi né uffici rimanendo Tor di Valle un’area papabile. Delle altre che sono circolate – Flaminio, Tor Vergata, Fiumicino, Pietralata – l’unica certezza è che i Friedkin hanno scartato per impraticabilità il Flaminio.
Fernando Magliaro – Il Tempo

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Colori Regioni, Solo in cinque restano arancioni, 11 passano al giallo: c’è anche il Lazio

Solo quattro Regioni e una Provincia restano in arancione: Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e provincia di Bolzano. Tutte le altre sono gialle. Quelle che si trovavano in quella condizione da alcune settimane, e cioè Campania, Toscana, Molise, Basilicata e Provincia di Trento e tutte le altre che invece scendono a quel livello questa settimana: Lazio, Piemonte, Val d’Aosta, Marche, Friuli, Abruzzo, Lombardia, Veneto, Emilia, Calabria e Liguria.

Continua a scendere l’Rt nazionale. Il fattore che calcola la velocità di replicazione dell’infezione rilevato oggi dalla Cabina di regia dell'Istituto superiore di sanità, ministero alla Salute e Regioni è a 0,84. Si tratta di un bel salto all’indietro rispetto allo 0,97 della settimana scorsa, quando venne registrata la prima riduzione di quel valore dopo cinque settimane di crescita e di permanenza sopra la soglia critica dell'1.

In base al monitoraggio della Cabina di regia, tutte le Regioni tranne l'Umbria nel periodo tra il 18 e il 24 gennaio hanno dati da zona gialla, cioè un Rt inferiore a 1 e un rischio basso o moderato. Adesso i tecnici e il ministro alla Salute Roberto Speranza dovranno stabilire se in base ai numeri qualcuno si sposta dalla zona in cui si trova attualmente. Sono cinque realtà, infatti (Toscana, Campania, Provincia di Trento, Molise e Basilicata) sono effettivamente in zona gialla. Le altre si trovano in arancione o rosso. Secondo le regole applicate fino ad ora dovrebbero spostarsi solo il Veneto (che andrebbe in giallo) e la Sicilia (in arancione) ma non è detto che venga fatta un'eccezione, con il via libera dei tecnici. E infatti nel suo verbale la Cabina di regia ha scritto che vede in giallo un numero molto maggiore di Regioni, oltre dieci.

 

Fase ancora delicata

Nel loro commento i tecnici della Cabina di regia scrivono che "L’epidemia resta in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale". Ci sono variazioni tra Regioni "con alcune dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive". Questo anche se l'incidenza a livello nazionale è in calo, visto che negli ultimi 14 giorni è passata da 339 casi per 100mila abitanti a 289. Comunque "l'incidenza è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate. Nella settimana di monitoraggiorimane è stata molto alta l’incidenza nella Provincia di Bolzano (582,75 per 100.000 dal18 al 24 gennaio)".

Riguardo al rischio, una sola Regione, l'Umbria, lo ha alto. In dieci è moderato e in altre 10 basso. Inoltre "scende il numero di Regioni e Province che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e aree mediche sopra la soglia critica (8 contro 12 la settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale si colloca sotto lasoglia critica (28%). Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 2.487 (19 gennaio) a 2.372 (26 gennaio); il numero di persone ricoverate in aree mediche è ugualmente in diminuzione, passando da 22.699 (19 gennaio) a 21.355  (26 gennaio)". Ci sono però ancora molte differenze tra le Regioni.

La situazione nelle Regioni tra polemiche e Rt

Fino ad oggi per scendere da una zona a quella con meno restrizioni dovevano in pratica passare tre settimane. Dal primo monitoraggio che rivelava dati da classificazione meno pesante si contavano 14 giorni. Molte delle Regioni attualmente in arancione però hanno trascorso in questa condizione due settimane e chiedono di essere comunque passate in giallo. Lo fanno Piemonte, Lombardia, Calabria, Marche. Ma anche Lazio ed Emilia hanno chiesto il cambiamento. Si capirà più tardi se i tecnici e Speranza daranno il via libera. Intanto questi sono gli Rt medi di questa settimana

Abruzzo 0,81, Basilicata 0,91, Calabria 0,82, Campania 0,97, Emilia 0,77, Friuli 0,68, Lazio 0,73, Liguria 0,87, Lombardia 0,84, Marche 0,88, Molise 1,51 (ma con un intervallo inferiore di 1,16), Piemonte 0,82, Provincia di Bolzano 0,8, Provincia di Trento 0,56, Puglia 0,9, Sardegna 0,81, Sicilia 0,98, Toscana 0,95, Umbria 0,96, Val d'Aosta 0,82, Veneto 0,61. 

Repubblica.it

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Derby, Raggi: “È un rito che fa bene a tutta la città”

Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha parlato alla Gazzetta dello Sport alla vigilia del derby della Capitale. Le sue parole: «Da che ho memoria qualsiasi cosa succede, il derby prende tutti. Le battute, gli sfottò, le scaramanzie ci sono sempre. Gli animi si stanno infervorando. Il calcio penso che faccia staccare la spina dai problemi quotidiani. È come se i romani mettessero ciascuno un pezzo di sé nella partita. Lo sport sano serve a ciò. Il resto non è sport e inquina tutto». Laziopress.it

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Anche senza tifosi il derby della Capitale è sotto osservazione

In prospettiva del derby capitolino in programma venerdì prossimo alle 20.45, cresce l’attenzione da parte di chi deve preoccuparsi dell’ordine pubblico. Vista l’assenza dei tifosi sugli spalti, l’Osservatorio sulle manifestazioni ha assegnato per il momento alla partita il “rischio uno”, ma ciò che viene monitorato – anche attraverso l’utilizzo dei social – è un aspetto particolare. Si vuole tenere sotto controllo uno specifico fenomeno, cioè la possibilità che gli ultrà di Roma e Lazio si radunino fuori dall’Olimpico prima per accompagnare l’ingresso dei pullman delle due squadre nello stadio, e poi per seguire il match in quella zona, facendo crescere i rischi di eventuali contatti fra le tifoserie.

Non basta. In questo momento in cui il Covid sta rialzando la testa, sono nel mirino anche questo tipo di assembramenti, che potrebbero diventare anche dei potenziali focolai di contagio. Le forze dell’ordine, tra l’altro, ricordano come alla manifestazione del settembre scorso a Roma contro le restrizioni anti-Covid, fossero presenti anche esponenti del mondo ultrà per protestare contro la politica del governo in questo campo. 

gazzetta.it

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Stadio Roma, frattura 5 Stelle: mozione per fermare il progetto

I Friedkin non hanno tempo da perdere. Lo hanno dimostrato in questi loro primi mesi alla guida della Roma, lo dimostreranno anche nei prossimi per quanto riguarda il progetto stadio della Roma. Perché il presidente non ha alcuna intenzione di intraprendere il lungo cammino di Pallotta che in dieci anni è stato costretto a subire le vicende politiche della città senza vedere neanche terminato l’iter burocratico del faticoso progetto Tor di Valle, e sono disposti anche a cambiare zona pure di cominciare i lavori. Anche per questo Dan e Ryan Friedkin hanno incontrato prima il presidente del Coni Giovanni Malagò, poi il presidente della Figc Gravina: due incontri cordiali nei quali però è stata ribadita la volontà di costruire lo stadio, anche a costo di ricominciare l’iter in un’altra zona della Capitale qualora non si dovessero sbloccare i permessi entro Natale.

Sono trascorsi 3248 giorni dall’avvio del progetto, i prossimi giorni saranno decisivi in un modo o nell’altro. Perché la sindaca Raggi (che di recente avrebbe avuto un incontro con il Ceo Fienga) lo scorso 19 novembre aveva dichiarato: "Siamo pronti, in questi giorni abbiamo fatto ulteriori riunioni e abbiamo trovato un accordo in comune sulla Roma-Lido. Mi auguro che entro Natale saremo in grado di fare un bel regalo ai tifosi della squadra”. Un regalo ancora in attesa di essere recapitato, visto che prosegue lo scontro tra Regione e Campidoglio proprio sui lavori della linea ferroviaria. 

corrieredellosport.it

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Scritta “Laziale ebreo” davanti la scuola: le reazioni sdegnate del mondo politico

«Laziale ebreo» questa è la scritta che i bambini e i genitori dell'istituto comprensivo «Parco dellaVittoria» Plesso Giacomo Leopardi, in via del Parco della Vittoria, nel quartiere Balduina di Roma, si sono trovati sull'asfalto all'ingresso della scuola. L'ultimo di una serie lunga di episodi del genere condannato da tutte le istituzioni. «Le scritte antisemite apparse alla Balduina sono gravi e preoccupanti, un gesto ignobile che condanniamo con forza» ha scritto in una nota il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini che ha aggiunto: «È vigliacco chi, col favore della notte, oltraggia la Memoria con scritte che imbrattanoi muri, offendendo una passione sportiva ed evocando pagine buie e drammatiche della nostra storia. Facciamo quadrato contro ignoranza, odio e superficialità». Anche la prima cittadina della Capitale ha espresso la sua condanna attraverso Twitter: «Le scritteantisemite comparse a Roma davanti una scuola sono vergognose e ignobili. Mi auguro che i responsabilidi questo miserabile gesto siano individuati e puniti severamente», commenta Virginia Raggi. La foto ha fatto il giro del web, suscitando reazioni di indignazione, a partire dal vicesegretario regionale del Pd Enzo Foschi che l'ha pubblicata sul suo profilo Facebook: «È evidente che esistono persone che scrivendo 'ste cose (sempre di notte e di nascosto) – afferma – si sentono eroi, in realtà sono solo m…». Condanna anche dal vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Giuseppe Cangemi (Lega): «Le scritte antisemite apparse davanti una scuola della Balduina sono la vergognosa e riprovevole opera di qualche imbecille – aggiunge – che, innanzitutto, dovrebbe ripassare la storia, ed evitare poi di accomunare l'Olocausto o una pandemia alla Lazio, al calcio, allo sport e ai profondi valori di questa disciplina. Auspico che vengano attivate immediatamente le operazioni di rimozione di queste scritte,e la condanna unanime di questo gesto indegno».
«L'autore della scritta "laziale ebreo" sull'asfalto del piazzale esterno dell'istituto comprensivoGiacomo Leopardi, è riuscito in un colpo solo a mostrarsi in tutta la sua piccolezza e meschinità». Così, in una nota, Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione Politiche giovanili del Consiglioregionale del Lazio. «Qualcuno ha mancato di insegnare a questo soggetto tre concetti fondamentali di educazione prima ededucazione civica dopo – ha aggiunto Mattia – Usare il termine "ebreo" come un'offesa vuol direoltraggiare la memoria di circa 6 milioni di persone barbaramente uccise durante il nazismo; iltermine "laziale" rimanda a una fede calcistica che è bene professare dentro gli stadi; scriveresull'asfalto va bene solo se per i madonnari e se fai street art. Condanno fermamente – ha concluso.

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Balduina, scritte contro la Lazio di stampo antisemita. Raggi: “Punire i responsabili”

Laziale ebreo’, ‘Laziale Covid-19’, ‘Lazio merda’. Sono alcune scritte antisemite comparse questa mattina davanti all’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria – Plesso ‘Giacomo Leopardi’, in via del Parco della Vittoria, nel quartiere Balduina di Roma.

Lo scorso anno un’altra scritta ‘Laziale ebreo’, con tanto di svastica disegnata accanto, era apparsa in viale delle Medaglie d’Oro a poca distanza da quelle di oggi.

A pubblicare le immagini su Twitter l’utente Lumaca Rampante. Immediati i commenti di condanna da parte del mondo della politica. “Le scritte antisemite comparse oggi a Roma davanti una scuola sono vergognose e ignobili. Mi auguro che i responsabili di questo miserabile gesto siano individuati e puniti severamente”, ha scritto proprio su Twitter la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

romatoday

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Serve un colpo di scena entro la mezzanotte o la Virtus Roma sparirà dal grande basket

Il termine ultimo, la mezzanotte di oggi, per tenere in vita la Virtus Roma si avvicina sempre di più. Ma, a meno di un clamoroso miracolo, la sorte del glorioso club sembrerebbe già segnata. Venerdì scorso la famiglia Toti ha inviato l'ennesima mail ai rappresentati del fondo monetario americano, chiedendo una risposta in tempi brevissimi sull'esito della trattativa della cessione della società. Nella stessa, alcune clausole che potevano in qualche modo essere di intralcio all'ingresso della cordata d'oltreoceano erano state eliminate. Neppure questa mossa però ha convinto sino a ieri la controparte a sbloccare l'operazione: dagli Usa è arrivato solo un silenzio tombale. Ieri la squadra è stata invitata a non allenarsi e questo lascia ben capire che aria si respiri all'interno della Virtus.  
 
SCENARI. Gli scenari che possono palesarsi oggi, visto che ieri di ufficiale non è accaduto nulla, sono tre. Il primo : entro oggi dagli Usa arriva il via libera all'acquisto. In questo caso Claudio Toti provvederebbe a saldare i 38.000 euro che la Fip attende entro la mezzanotte (la seconda rata delle tasse Fip di 35.000 euro e la multa di 3.000 per ritardato pagamento); seppure gravata di una penalizzazione di 3 punti, la società continuerebbe il campionato di A. La seconda e la più improbabile, che lascerebbe ancora in vita la Virtus Roma: nonostante il silenzio degli statunitensi Claudio Toti ancora una volta, come già accaduto in passato, torna sui suoi passi e decide di proseguire da solo. La terza: il patron e il figlio Alessandro, attuale presidente, ritirano la squadra, non potendo più sostenere le spese di gestione e lasciando così la serie A zoppa a 15 squadre. Quest’ultimo caso dovrebbe portare a escludere il ventilato blocco delle retrocessioni, per il quale Toti aveva spinto in Lega, con una unica squadra che sul campo lascerà, a fine stagione, la serie A.  In tanti oggi attenderanno notizie: la squadra, con i tre giocatori Usa ancora a disposizione (Robinson, Wilson e Beane) che sono ancora nella Capitale; i dipendenti della società; i tifosi, uniti da un ideale cordone ombelicale per capire quale sarà futuro. La Federazione vigila e attende, ma di più non può certo fare.  E il Comune di Roma? Dopo aver speso tante parole professando vicinanza al club e garantendo il massimo appoggio, è da tempo silente. E la città è ormai ad un passo di perdere la Virtus. 

Il Corriere dello Sport 

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Blocco veicoli inquinanti e Domenica ecologica: l’ordinanza della Sindaca Raggi

A Roma tornano le ZTL e le domeniche ecologiche, come da nota pubblicata  dal Campidoglio il 13 novembre. Sul portale di Palazzo Senatorio si legge: “Il ciclo di monitoraggio della qualità dell’aria della giornata di ieri 12 novembre 2020 ha nuovamente rilevato il superamento del valore limite giornaliero di PM10 previsto dalla normativa vigente nelle stazioni di Preneste, Fermi, Tiburtina e Malagrotta. Con Ordinanza della Sindaca n. 225/2020 è stato adottato un provvedimento di stop alla circolazione dei veicoli più inquinanti, dalle ore 7.30 alle 20.30. Inoltre, come stabilito nella Memoria di Giunta n. 60 del 30 ottobre 2020, il 15 novembre 2020 ripartiranno le domeniche ecologiche programmate.
 
L'Ordinanza della Sindaca n. 225 del 12 novembre 2020 stabilisce:
nella giornata del 13 Novembre 2020,  nella Z.T.L. “Fascia Verde”,
Limitazione della circolazione veicolare (oltre ai divieti già previsti dalla D.C.S. n. 4/2015) 
  –  dalle ore 7.30 alle ore 20.30, per:
–  Ciclomotori e Motoveicoli Euro 0 ed Euro 1
–   Autoveicoli Benzina Euro 2
 Nella giornata del 14 Novembre 2020,  nella Z.T.L. “Fascia Verde”
Limitazione della circolazione veicolare (oltre ai divieti già previsti dalla D.C.S. n. 4/2015) 
  –  dalle ore 7.30 alle ore 20.30, per:
–  Ciclomotori e Motoveicoli Euro 0 ed Euro 1
–  Autoveicoli Benzina Euro 0, Euro 1 ed Euro 2
–  Autoveicoli Diesel Euro 0, Euro 1 ed Euro 2.
Nell'Ordinanza n. 225 del 12 novembre 2020 è possibile consultare l'elenco di tutte le categorie veicolari derogate/esentate.
Nella giornata del 15 Novembre 2020, prima "Domenica ecologica". 
Il provvedimento prevede il divieto totale della circolazione ai veicoli dotati di motore endotermico, nella ZTL "Fascia Verde" del PGTU (il Piano generale del traffico urbano), nelle fasce orarie 7.30-12.30 e 16.30-20.30. 
LEGGI L'ORDINANZA DELLA SINDACA: https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/OS_225_12nov2020_blocco_emergenziale.pdf
 

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Oggi l’addio della Città Eterna a Gigi Proietti

Funerali blindati, a causa della pandemia Covid-19, e un lungo corteo scortato dai vigili urbani. Così Roma darà oggi l'addio a Gigi Proietti. Il suo grande pubblico potrà seguire le cerimonie in diretta su Rai Uno mentre ieri si stavano ultimando i preparativi in quella che era diventata la seconda casa del mattatore: il Globe theatre di Villa Borghese.
I cancelli sono sbarrati ma le luci si accendono di nuovo, dopo la chiusura della stagione estiva lo scorso ottobre che pure con tutte le limitazioni della pandemia aveva registrato l'ennesimo successo. Si sentono i rumori, di chi pieno di dolore, sta organizzando la sala di questo teatro elisabettiano che Gigi Proietti aveva ardentemente sognato e poi visto nascere. Cullato e cresciuto come fosse un figlio tra i versi di Shakespeare. Le sue maestranze, con cui lavorava dai tempi del Brancaccio, sono a lavoro perché oggi sia tutto perfetto per potergli dire addio. In una cerimonia breve, laica, necessariamente interdetta al pubblico, prima del rito funebre che sarà celebrato nella chiesa degli Artisti a piazza del Popolo. E fuori da quei cancelli, a poco a poco, la biglietteria del teatro si riempie di fiori. Come era accaduto di fronte alla clinica Villa Margherita dove Proietti è scomparso all'alba del suo ottantesimo compleanno. Da dietro la mascherina Annamaria si asciuga una lacrima: «Sa, io Proietti l'ho conosciuto perché lavoravo al teatro Sistina e quando ci fu il suo spettacolo sui Re di Roma il suo camerino era sempre pieno di fiori, perché così si usa quando ogni spettacolo registra il tutto esaurito». Alessandra invece è arrivata da Torvajanica e da un'ora prova a scrivere una lettera: «L'emozione – dice – mi sta giocando brutti scherzi, è una perdita enorme perché Proietti ha regalato tanto alle persone comuni, a quelle indifese, a quelle sfortunate. Ha donato tanti momenti di serenità a chi non ha nulla per essere sereno». E forse è questa la perdita più grande. 
«UN UOMO PERBENE»A Villa Borghese lo piangono in tanti, gli habitué del parco, come Alessio che da anni si allena a piazza di Siena: «Capitava spesso di incontrarlo, una mattina mi feci coraggio e gli dissi: Ciao Gì! lui mi rispose: Mi raccomando le flessioni. Da allora ogni volta che capitava, ci salutavamo». Ma anche i baristi dei chioschi: «Una persona perbene. Questa Villa non avrà più la sua voce gentile e verace». Le maestranze del Globe gli dedicheranno un tributo, ci saranno anche alcuni degli allievi del suo laboratorio insieme ad alcuni colleghi e a Walter Veltroni che nel 2003 insieme a Proietti e al contributo della fondazione Silvano Toti realizzò il teatro. Tutti oggi avrebbero voluto salutare Proietti dal vivo, esserci nelle tre tappe previste prima della cremazione al cimitero Flaminio: piazza del Campidoglio e poi Villa Borghese e infine piazza del Popolo. A causa della pandemia e delle relative misure per scongiurare gli assembramenti queste tre zone saranno interdette al pubblico. Sarà possibile seguire il corteo e le cerimonie in diretta su Rai Uno, mentre il Comune fa sapere che si sta già lavorando, per quando sarà possibile, a una giornata in cui Roma potrà celebrarlo. Intanto oggi in contemporanea con i funerali, la Casa del cinema ha organizzato un omaggio social per il grande mattatore e l'Ater, fa sapere la Regione, realizzerà un murale al Tufello, quartiere dove Proietti è cresciuto.

Il Messaggero