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Petkovic ritrova l’Olimpico: “Emozione Europeo, sono molto legato a Roma ed alla Lazio”

La testa è alla gara d'esordio, contro il Galles, il cuore alla seconda partita del girone, quella contro l'Italia, nel “suo” stadio, l'Olimpico. Per Vladimir Petkovic, ct della Svizzera, quello che comincerà venerdì è un Europeo ricco di emozioni. Perché atteso per un anno, perché ritrova Roma, città nella quale, con la Lazio, ha vinto la Coppa Italia del 2013, battendo in finale i rivali cittadini nell'unico derby della capitale che abbia mai assegnato un trofeo, entrando così prepotentemente nella storia del club biancoceleste. “Tornare a Roma, città meravigliosa nella quale ho vissuto una parte importantissima della mia carriera, è sempre bello – ha spiegato Petkovic –. Non un caso se, quando posso, una capatina la faccio sempre. A causa del Coronavirus però sono quasi due anni che non ci vado, per questo non vedo l'ora che ci sia la partita con l'Italia. Sarà una bella giornata per me. Sono legato sia a quella città, sia a quello stadio, nel quale ho vinto una coppa storica per il calcio romano e italiano, e di particolare importanza per i tifosi della Lazio”.
Con quali ambizioni la sua Svizzera affronta il torneo?
“Abbiamo la sfortuna di dover viaggiare tanto nella fase a gironi: faremo avanti e indietro fra Roma e Baku. Quello sarà uno dispendio di energie non indifferente. Dobbiamo però concentrarci di partita in partita. Vogliamo essere la sorpresa, ma bisogna avere sempre rispetto per gli avversari. Bisogna però avere fame, voglia di emergere. E così si possono ottenere grandi risultati. Anche storici. Sognare è positivo, ma solo se si tiene bene a mente la realtà. Gli obiettivi sono illimitati, ma oltre che ottimisti bisogna essere realisti”.
Sarà fondamentale per voi la gara del 16 con l'Italia?
“La prima partita con il Galles sarà molto importante, anche perché nella seconda giornata dovremo affrontare l'Italia che ovviamente è l'avversario di maggior spessore e dobbiamo arrivare a quella partita stando sereni. Quella di Mancini è una squadra tosta. Credo che non siate solamente i favoriti del girone, ma che siate anche fra i candidati alla vittoria finale”.
Qual è il punto di forza dell'Italia?
“Avete tanti giocatori di classe, con potenzialità importanti sia per il presente che per il futuro. I vostri calciatori sono tutti impegnati nei maggiori campionati d'Europa, il che è un grande vantaggio. I giocatori convocati da Mancini sono abituati ad affrontare partite importanti, a stare sotto pressione”.
Dal 2014 la Svizzera ha sempre superato la fase a gironi. Sia ai Mondiali che agli Europei.
“Il nostro è un percorso che parte da lontano. Nel 1992 la federazione prese Roy Hodgson come allenatore. Portò una nuova filosofia, si puntava in grande. Da quel momento si sono alternati diversi commissari tecnici, di nazionalità differenti e ognuno ha portato un contributo. Siamo decisi a imporre il nostro calcio anche contro squadre forti come l'Italia. Vogliamo dominare in campo, vogliamo vincere. Indipendentemente dal nome dell'avversario. Quel che è certo è che non ci nasconderemo. Né contro l'Italia, né contro nessuno”.
Di Mancini cosa pensa?
“Ha creato un bel gruppo. L'Italia, prima del suo arrivo, veniva da una serie di risultati negativi. Alcuni storici. Per questo non era facile. Ha però lavorato bene, costruendo da zero. La squadra ha un'identità precisa e questo è merito suo. Non è un caso che la Federazione gli abbia rinnovato il contratto fino al 2026, spostando la scadenza molto in là nel tempo. Per i commissari tecnici non è scontato avere un contratto così lungo, ma evidentemente il suo lavoro è stato apprezzato. A ragione”. Gazzetta dello Sport

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Da Gazza al rapporto con Totti, Nesta si racconta

Due grandi icone del calcio romano: Alessandro Nesta e Francesco Totti. Capitani di Lazio e Roma, leggende, miti. Tanti scontri in campo, fuori invece un'amicizia rafforzata anche in Nazionale. E l'ex difensore biancoceleste, in diretta su Twitch con Calciatori Brutti, ha raccontato: "Già ad 8 anni giocavamo contro. Anzi, ancora prima. Lui già alla Lodigiani era fortissimo, io invece un portatore d'acqua. Uno che faceva la legna, per lui era più facile portare a casa la pagnotta. É un ragazzo divertente, fantastico. A Roma non potevamo uscire. Io capitano della Lazio, lui della Roma: non potevamo andare a cena fuori. C'è sempre stata grande amicizia, volevo portarlo a Miami. Il presidente del Miami lo voleva e dissi a Francesco: 'Che famo?'. Forte, grande personaggio".

 

"Mio figlio di 13 anni tifa Chelsea. Troppo facile. Gli ho detto che deve tifare Lazio o Milan. Proverò a fargli cambiare idea (ride, ndr)". Gascoigne alla Lazio? Grande giocatore e grande personaggio. Come calciatore è un fenomeno. Con la vita che ha fatto è stato fortissimo. Con lui era uno scherzo continuo. Io ho un aneddoto. Ho spaccato tibia e perone a Gascoigne, sono dovuto rifugiarmi a Civitavecchia. Ho detto 'adesso m'ammazza', invece mi ha regalato due canne da pesca (ride, ndr). É una grande persona, però non ho imparato a pescare. L'infortunio? C'era la gabbia. La palla era sempre in gioco ed era vagante. Ero buono, educato, ma si davano legnate. Io arrivai in corsa, andai duro, e ho visto che la gamba non era al suo posto. Però poi è andata bene, soprattutto a lui. Adesso è uscito dall'Isola dei Famosi. È molto generoso. I fratelli Inzaghi? Ho giocato con entrambi e contro. Sono calciatori e persone diverse, però sono entrambi malati di calcio. Più Pippo che Simone. Anche da calciatore studiava tutti i difensori, Simone era un po' più distaccato anche se da allenatore sta volando in alto". Corrieredellosport

 

 

 

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Boateng: “Non so ancora dove andrò, avanti ai massimi livelli per altri 2-3 anni”

Tra i nomi di marcato accostati recentemente alla Lazio c'è anche quello di Jerome Boateng, difensore tedesco, 33 anni a settembre, che terminerà il suo contratto col Bayern Monaco il prossimo 30 giugno, ed è alla ricerca di una nuova sistemazione. Queste le sue parole ai microfoni di 51: "Non so ancora dove andrò, ma ho già le idee chiare. Ho fatto molto bene nella scorsa stagione, non ho perso nemmeno una partita per infortunio. Nelle mie attuali condizioni posso giocare ai massimi livelli per altri 2-3 anni". 

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Vavro ha trovato il colpevole: “Inzaghi non mi voleva”

Parla chiaro e tondo Denis Vavro. Pronto a giocare l’Europeo con la Slovacchia, ma con un futuro tutto da scoprire. In patria si racconta: “Lo confesso, non mi aspettavo di essere chiamato in nazionale, poi ho visto il mio nome in lista”. All’Huesca si è ritrovato, alla Lazio invece le cose non sono andate al meglio. In prestito in Spagna per rilanciarsi: “Sono tornato a divertirmi giocando a calcio, proprio come in Danimarca. Alla Lazio non è stato così, forse solo nei primi mesi dopo il mio arrivo sono stato felice. In Liga ho giocato bene grazie anche ai miei compagni”. Corrieredellosport.it

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Dionisi, altro nome alternativo a Sarri. Pres. Empoli: “Strano che non abbia ancora rinnovato”

Ancora da definire il futuro di Alessio Dionisi, allenatore dell'Empoli che il club toscano vorrebbe confermare ma che ha ricevuto avances da un paio di club di Serie A, Sassuolo ed Hellas Verona. Dionisi ha un altro anno di contratto ma ad oggi la sua permanenza è tutt'altro che scontata. "Ancora non abbiamo definito l'accordo con il nostro allenatore Dionisi, sono sorpreso", ha detto ai microfoni del 'TgR Rai Toscana' il presidente del club Fabrizio Corsi. Tuttomercatoweb.com

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Panchina, Mihajlovic: “Normale ci siano tanti cambiamenti in panchina, alcuni non sorprendono”

AUDIO SKYSPORT – Ascolta le parole di SINISA MIHAJLOVIC: "E' normale ci siano tanti cambi nelle panchine. Ci sono quelli più sorprendenti, come Conte, ma gli altri c'era da aspettarselo. In Italia in generale si sta bene. Se sto a Roma, a Milano, a Bologna o a Genova sto bene. Io sono uno zingaro di natura, mi trovo bene da tutte le parti, specialmente in Italia che è un paese bellissimo"

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Ancora Lotito: “Cinque mesi fa avevo proposto il rinnovo a Inzaghi, poi c’è stato il caos dei processi. Successore? Non decidiamo in una sera”

Come riportato da Il Messaggero, dopo l’incontro di ieri pomeriggio tra Lotito e Inzaghi, il presidente biancoceleste ha mollato la presa, dichiarando: ”Gli avevo offerto il contratto cinque mesi fa con un aumento di stipendio importante e anche dei bonus, lui mi ha detto ne riparliamo dopo. Poi c’è stato il caos dei processi e varie vicissitudini, solo per questo ci siamo rincontrati a fine anno per il rinnovo. L’ho chiamato, gli ho dato appuntamento e dopo un’ora e mezza c’eravamo già stretti la mano. Mercoledì mattina Inzaghi aveva già parlato con Tare e fra loro c’era stato un chiarimento. Proprio col ds s’era messo d’accordo per tutto. Poi abbiamo cenato tutti e tre a Formello, avevamo trovato l’accordo. Avevamo concordato tutto per tre anni a cena. Ho chiamato il segretario Calveri ieri mattina per sapere se aveva contattato Inzaghi per fargli apporre sui contratti la sua firma, visto che c’era già la mia. Poco dopo mi è arrivata la telefonata di Simone che mi voleva parlare e già lì ho capito l’antifona. Mi ha detto che non aveva più stimoli e non sapeva più come presentarsi alla squadra, che era arrivata l’ora di una nuova esperienza. Io gli ho risposto di pensarci bene e che non ci si può comportare in questa maniera. Anche se poi nella vita ognuno raccoglie quello che semina…”. Sul possibile successore di Inzaghi, aveva aggiunto: ”Non deciderò certo il nuovo allenatore in una serata”. Laziopress.it

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Lotito su Inzaghi: “Abbiamo trovato l’accordo, il contratto era pronto, poi mi ha detto che non aveva più gli stimoli per dare la giusta carica”

“Sono rimasto deluso sul piano personale. Ha cambiato idea dalla sera alla mattina”: Claudio Lotito è amareggiato. Pensava di aver convinto Simone Inzaghi a rimanere alla Lazio. Mercoledì sera hanno cenato insieme e hanno trovato un’intesa, triennale a 2,3 milioni a stagione. "Il contratto era pronto, io lo avevo firmato – dice il presidente -. Lui doveva raggiungere il segretario Calveri per sottoscriverlo a sua volta, e invece non si è mai presentato".

Insomma il tecnico, dopo una notte di riflessione, ha cambiato idea. Lusingato, evidentemente, dalla proposta dell’Inter che Tullio Tinti, il suo procuratore, gli ha sussurrato all’orecchio. “Mi ha detto che ci ha dormito sopra e ha maturato questa convinzione”, spiega il presidente della Lazio.

Che, da questa faccenda, ne esce come un amante ferito (come testimonia lo stringato comunicato che ufficializza la separazione). Arrabbiato per una retromarcia inaspettata: “Siamo stati sette ore insieme, abbiamo trovato l’accordo. Ci siamo anche dati la mano”. Non è bastato. Giovedì mattina Inzaghi lo ha chiamato e gli ha detto di non voler rinnovare il contratto con la Lazio. Poi un ulteriore incontro, a infiocchettare l’addio: “Mi ha raccontato che non aveva più stimoli, che non sarebbe stato in grado di dare la carica giusta ai calciatori. Quando una persona ti dice così, come fai a pensare di tenerlo? Certo, se me l’avesse detto la sera precedente non avrei fatto preparare l'accordo da firmare”. Calciomercato.com

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L’addio di Inzaghi: “Con emozione si chiude la mia meravigliosa avventura con la Lazio. Resterà sempre nella mia anima”

"Con grande emozione voglio informarvi che il 30 giugno si concluderà la mia meravigliosa avventura con la Lazio". Simone Inzaghi saluta con una dichiarazione all'ANSA, i tifosi biancocelesti, ufficializzando la fine del suo rapporto con il club in vista di quello che appare l'ormai praticamente certo approdo all'Inter. "Ringrazio la società – prosegue – il presidente, i giocatori e i tifosi che mi hanno accompagnato in questi splendidi 22 anni da giocatore e da allenatore. Abbiamo lottato e vinto insieme. Questi colori sono e resteranno per sempre nel mio cuore: il bianco e il celeste saranno per sempre parte della mia anima". (ANSA).

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Inzaghi, l’agente nella sede dell’Inter: “Qui per parlare dei miei giocatori”

Tullio Tinti è stato per oltre due ore nella sede dell'Inter, questo pomeriggio. Tinti è procuratore di Ranocchia, Darmian e Bastoni, ma anche di Simone Inzaghi. E il tecnico biancoceleste, in caso di addio di Conte, è nome che la dirigenza nerazzurra sta valutando per la sostituzione. "Sono venuto per i miei calciatori", si è limitato a dire Tinti al nostro inviato prima di entrare in auto. Tuttomercatoweb.com