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Farris sul rigore al Napoli: “Quando giocavo io era gioco pericoloso dell’attaccante…”

Il tecnico della Lazio, presente per la positività di Simone Inzaghi, Massimiliano Farris, parla a Sky Sport dopo il ko per 5-2 col Napoli. "Milinkovic prende la palla -dice sul rigore assegnato al 7' agli azzurri.-, nel calcio che ho giocato io all'attaccante che abbassava la testa, si dava gioco pericoloso. Altrimenti si dava gioco pericoloso a Sergej, non rigore". 

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Bivio Champions, Farris: “Napoli esame di maturità importante. Disposti a dare battaglia!” (AUDIO)

Allla vigilia di Napoli-Lazio, il viceallenatore biancoceleste Massimiliano Farris è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky.

“La gara di domani contro il Napoli rappresenta per noi un importante esame di maturità per la classifica attuale, che ci vede nuovamente in alto dopo queste ultime cinque vittorie consecutive. Ci attende uno scontro diretto, sarà importante dare continuità agli ultimi risultati attraverso la prestazione, l’obiettivo è fare punti.

Non giudico io il cammino del Napoli, ci pensano i loro stessi numeri. La squadra azzurra ha vissuto un periodo di difficoltà ma nei uscita poi rafforzata nella posizione dell’allenatore, nella qualità dei propri elementi in rosa e nel gioco. L’avversario è certamente temibile, non a caso domenica sera l’abbiamo visto mettere seriamente in difficoltà l’Inter. Per fare punti dovremo essere disposti alla battaglia.

Nell’allenamento di oggi valuteremo i piccoli acciacchi e la disponibilità dei ragazzi. La gestione delle energie in questo momento è secondaria: c’è questa partita domani, chi sta bene e ha recuperato dopo le fatiche con il Benevento sarà a disposizione, forse a gara in corso potremo effettuare delle valutazioni. Chi ha le energie dovrà dare tutto in campo per poi recuperare in vista del confronto con il Milan. Ora occorre focalizzarsi solo su una partita alla volta”.

ASCOLTA AUDIO: https://m.mixcloud.com/Radiosei/conferenza-stampa-massimiliano-farris-pre-napoli-lazio-21042021/

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Superlega, Agnelli piegato: “Resto convinto della bontá del progetto ma non si puó fare in sei club”

Arrivano altri virgolettati da parte di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, a proposito del fallimento del progetto Superleague che "non andrà avanti", ha detto alla Reuters. Sempre all'agenzia, ha spiegato che "resto convinto della bellezza del progetto, avremmo creato la miglior competizione nel mondo".

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Superlega, parla l’ex Lazio Cragnotti: ‘Favorevole alla proposta. Ecco quando nacque l’idea…’

L’ex presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, è stato intervistato da Il Messaggero in vista della polemica scatenata dalla fondazione della Super League. Ecco come l’ex patron biancoceleste ha parlato di ciò ricordando che l’idea nacque proprio nei suoi anni a Roma: "Quella della Super Lega era un’idea che già era stata proposta nella stagione 1998-1999. L’input arrivava sempre dagli spagnoli e ricorda molto da vicino questa che è stata proposta adesso. Però non c’era nulla di così definitivo nei dettagli, non c’erano fondi di investimento o finanziatori. Di base c’era l’idea di sfruttare i diritti tv. Con gli spagnoli ci fu un ripetuto scambio di lettere, ma alla fine per non uccidere i campionati nazionali non si portò avanti il progetto".

Il vecchio format: "20 squadre? No. Ne erano previste molte di più. Basti pensare che in Italia c’erano sei squadre. Anche la Lazio. E poi non si fermava solo all’Europa, ma nella visione di chi l’aveva progettata c’era la volontà di coinvolgere anche i club sudamericani. Io ero favorevole e lo sarei ancora. E penso che per Fifa Uefa sia molto difficile interrompere un processo che è già partito".

Il futuro del calcio: "Credo che questo sarà il futuro del calcio. Vedo il tramonto delle Nazionali, sono solo le squadre di club che potranno dare lustro e non a caso in Italia sono arrivate tutte queste proprietà straniere. Portare la Champions a 36 squadre toglie soldi e potere: la spaccatura nasce anche da qui. 2022 come inizio di tutto? Ci vuole tempo e un organismo super partes che gestisca il tutto. Per ora penso che sia una spinta a movimentare le acque per rendere la Champions più qualificata e avere più soldi". 

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Matri: “Bello riaffacciarsi al mondo della Primavera”

Il dirigente biancoceleste Alessandro Matri è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, 89.3 FM.

“È stato bello riaffacciarsi al mondo della Primavera. Da una parte stiamo ottenendo buoni risultati, dall’altro lato invece meno. Il mio nuovo look in giacca e cravatta? Sono un po’ casual, mi abituo alle occasioni! Staccarsi dal mondo vissuto fino all’anno scorso è stato complicato ma la vita va avanti. Ho ricevuto subito un’occasione importante,  ne sono orgoglioso, così penso meno al calcio giocato.

I tempi sono diversi rispetto a quando giocavo io in Primavera, quando ero un giovane calciatore non c’erano i social né così tante radio e TV dedicate ai ragazzi: queste maggiori distrazioni possono complicare, in alcuni casi, la crescita dei giovani. Prima affacciarsi in prima squadra era più complicato, rappresentava quindi un obiettivo ancor più bello da raggiungere.

Fino a qualche anno fa, senza retrocessioni, i giocatori scendevano in campo più serenamente. La squadra sta incontrando difficoltà in campionato, ma c’è grande concentrazione in vista dell’ultimo atto della Coppa Italia: in mano, però, non c’è ancora nulla, le finali vanno giocate e possibilmente vinte.

Ieri i ragazzi di Menichini hanno avuto un’ottima reazione contro il Sassuolo. Il gruppo era partito bene, un’altra sosta dovuta al Covid ha modificato ulteriormente il rendimento sul campo in questa annata, così come alcuni infortuni ed altre problematiche. È un momento delicato, il finale di campionato è importante.

La Primavera 1 è una competizione attendibile e di alto valore: può aiutare a capire i calciatori di prospettiva. L’inserimento va anche in base agli obiettivi della prima squadra: i ‘grandi’ della Lazio stanno lottando per un traguardo di assoluto livello, è più difficile in un contesto simile inserire un talento dal vivaio. Ognuno poi ha il suo percorso, non c’è nulla di automatico: la cosa migliore è che ciascuno riesca a trovare il proprio cammino.

La parte tecnica spetta al mister, io mi posso limitare ad alcuni consiglio, non è giusto subentrare in determinati discorsi, ancor di più visto che parliamo di un tecnico di assoluto valore. I ragazzi devono superare ciò che di tragico è accaduto all’interno del proprio spogliatoio: la parte mentale è molto importante. La persona è diversa dal calciatore: episodi simili tirano fuori il carattere e la sensibilità di ognuno”.

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Superlega, Infantino conferma la posizione FIFA: “Al fianco della UEFA, i club che faranno questa scelta accettino conseguenze”

Nel corso dell’intervento tenuto in occasione del Congresso UEFA, il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha preso posizione contro i 12 club fondatori della Superlega: “Se alcuni scelgono di andare per la loro strada, devono accettarne le conseguenze. Sono responsabili delle proprie scelte. Concretamente, questo vuol dire che o sei dentro o sei fuori. Non puoi essere a metà. Pensate a cosa significa. La FIFA è aperta a tutti, ciascuno può portare avanti idee e proposte, e sono sempre valutate. Ma bisogna rispettare le istituzioni, la FIFA, la UEFA, la storia, la passione di così tante persone in tutto il mondo. Capisco che la pandemia abbia esacerbato tutti i contrasti, ma il calcio è basato sulla speranza. Ed è una nostra speranza fare in modo che la speranza diventi realtà. Per questo spero che tutto torni alla normalità e si sistemi. Ma sempre con rispetto e agendo in maniera responsabile, solidale, nell’interesse del calcio nazionale, europeo e mondiale”. 

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Superlega, Perez: “La Uefa non è trasparente. Nessuno può cacciarci da Liga e Champions: senza i soldi della SuperLega spariremo tutti ”

Cento minuti. Tanto è durata l’apparizione del presidente del Real Madrid e della Superlega Florentino Perez nello studio del ‘Chiringuito de Jugones’, trasmissione notturna del canale spagnolo Mega. Da mezzanotte all’1.40. Perez ha detto che vuole salvare il calcio, che altrimenti morirà. Ha promesso una redistribuzione equa e democratica degli introiti per tutto il calcio. Ha attaccato frontalmente la Uefa e la Liga e in particolare i due presidenti Ceferin e Tebas, ha ripetuto che tratterà e che non romperà, che proverà a far partire il suo progetto in agosto e se non sarà possibile tra un anno, o al limite mai, accettando l’idea di una possibile sconfitta. Ha difeso Agnelli e dato una stoccata a Cairo. Ha parlato anche di mercato: Cristiano Ronaldo non tornerà al Real Madrid, farà di tutto per far felice i madridisti, leggi proverà a prendere Mbappé, Sergio Ramos resterà se accetterà l’offerta al ribasso del club.   

“Siamo in un momento di enorme difficoltà. Il calcio per colpa della pandemia ha perso 5 miliardi di euro. Noi 100 milioni in tre mesi un anno fa e 300 in questa stagione. Bisogna far qualcosa, bisogna cambiare. I giovani stanno perdendo interesse nella competizione e bisogna far si che si riaggancino al prodotto. Per farlo bisogna cambiare, così come si fece negli anni 50 quando Santiago Bernabeu ideò la Coppa d’Europa e ha cambiato la storia del calcio, ora succederà lo stesso. Sono tre anni che lavoriamo a questo progetto, la pandemia ci ha costretti ad accelerare i tempi”.  

“L’unico modo per sopravvivere è generare nuovi introiti, che al momento possono arrivare solo dal mercato televisivo. L’attuale Champions League non è attrattiva, lo diventa solo in marzo, la gente non vuole vedere partite contro squadre modeste. Ci sono 4 miliardi di potenziali tifosi che vogliono veder giocare i grandi club. Se questi grandi club vanno bene e incassano possono poi condividere quanto incassato con i club modesti, perché noi ragioniamo in termini di valori e di solidarietà. Hanno detto che è un progetto da ricchi per ricchi che renderà i poveri più poveri e non è vero. Ho sentito il Primo Ministro inglese Boris Johnson dire che vuole proteggere la Premier League ed evidentemente è stato informato male da persone che ora hanno dei privilegi che non vogliono perdere. Noi non vogliamo farla finita con la Premier, che è un’istituzione del calcio, né con gli altri campionati. Però se noi non guadagniamo moriremo, e con noi il calcio, che è in rovina”.   “Siamo amici, ci conosciamo da tempo e abbiamo pensato la cosa più semplice, giocare tra grandi club. Per capirsi, il modello è quello del basket, con la sua Eurolega. Noi col Madrid nella pallacanestro partecipiamo alla Liga e alla Eurolega. Bisogna puntare sulla competitività del prodotto: una cosa che piace costa di più e genera maggiori introiti. Io non sono mosso da interessi personali, sono il presidente di un club in mano ai soci. Mi muovo per l’interesse del calcio, che voglio salvare. Hanno detto che la nostra è una Liga chiusa e non è così, ci sono 5 posti liberi per chi li merita. Ancora non abbiamo stabilito i criteri di qualificazione, ma lo faremo. Il nostro non è un progetto chiuso. È una piramide: noi generiamo entrate e le redistribuiamo più in basso. E poi se noi abbiamo più soldi possiamo comprare i giocatori degli altri, così i club che vendono incasseranno”. “Quanto guadagnano i club con la Champions attuale? La Uefa incassa 130 milioni, noi ne incasseremo 400, più soldi per tuti. Generemo introiti per salvare il calcio. Oggi hanno presentato la nuova Champions. Per prima cosa nessuno ci capisce nulla, non si capisce come sarà e come funziona. E poi non genera denaro a sufficienza e parlano del 2024: se continuiamo col modello attuale saremo tutti morti nel 2024, la situazione è molto drammatica”.   “Vogliamo partire il prima possibile, ma non ci sarà nessuno strappo. Noi cerchiamo il dialogo e a quello lavoreremo. Se si può, si parte, altrimenti aspettiamo un anno. E magari non troveremo un accordo e non si farà. Ma io spero di si, perché altrimenti moriremo tutti”. Chi gestisce in regime di monopolio come la Uefa dev’essere trasparente, e la Uefa non lo è. Com’è possibile che io sappia quanto guadagna Lebron James e non quanto guadagna il presidente della Uefa? Nel Real Madrid i dirigenti si sono tagliati lo stipendio, e anche nella mia impresa. Non penso che l’abbiano fatto alla Uefa. La Uefa storicamente non ha una buona immagine, e non voglio citare qui cose successe in passato. Non possono minacciarci solo per aver pubblicato un documento che dice che vogliamo parlare con loro. Le minacce di Jesper Moller di escluderci dalla Champions attuale? Uno che confonde il monopolio con la proprietà. Bisogna dialogare, parlare per salvare il calcio, come fece Bernabeu negli anni 50”.  “Non ci cacceranno dall’attuale Champions e nemmeno dall’attuale Liga. Sono completamente sicuro di questo. Non ci sono le basi legali per farlo”. “Ho letto il tweet di Tebas, ripete questa cosa che la nostra idea è stata partorita al bancone di un bar alle 5 di mattina, ma io non frequento bar notturni e sono astemio. Non si può parlare in questo modo: il calcio è una cosa molto seria che interessa a 4 miliardi di persone nel mondo. Non possiamo continuare a perdere tanti soldi: noi non vogliamo entrare in conflitto ma solo mettere ordine. Di fronte però abbiamo gente che crede che le istituzioni siano sue, e non è così. Ci vuole trasparenza”. “Pensavamo che il Psg potesse venire, però al momento non è così. Come i club tedeschi: hanno detto loro che vogliamo farla finita con i campionati locali e non è così. La meritocrazia non può esserci per 50 squadre, però ci sono club come Roma, Napoli e molti altri che hanno diritto di partecipare e studieremo la formula perché possano qualificarsi. Ma chi genera denaro sono i 15 membri fondatori, quelli sono quelli che creano il miglior spettacolo del mondo. Non posso dire chi arriverà, stiamo trattando, però ora ci prendiamo una pausa per spiegare le nostre intenzioni, poi si vedrà chi potrà unirsi”. “Non si può insultare un nostro collega. Il presidente della Uefa ha usato termini pessimi per rivolgersi al presidente di un club storico come la Juve. È un impresentabile. Un presidente Uefa non può comportarsi così, queste sono cose che devono cambiare. La Uefa dev’essere diversa, non vogliamo un presidente che insulta un presidente di un grande club, non si possono dire certe cose. Il presidente ha parlato in maniera viscerale e ora bisognerà chiarire”. “Le partite tra i grandi club sono sempre attrattive, sono quelle che generano soldi, non credo che i 4 miliardi di tifosi vogliano vedere incontri tra rivali sconosciuti”. “Se me lo chiede cedo il posto di presidente a Laporta anche domani. O ad Agnelli, a chiunque. E poi sceglieremo gli arbitri migliori secondo criteri di professionalità. Questa è la parola chiave, un concetto al quale non siamo più abituati nel calcio”.  “Bisogna cambiare tante cose, tante. Si giocano troppe partite, le nazionali partecipano a competizioni che la gente non sa nemmeno come si chiamano. Usare i giocatori dei club così non ha molto senso. Il calcio così non ha molto senso e va cambiato. Non ci saranno abbandoni in Superlega, perché abbiamo firmato un accordo vincolante e chi è dentro non può uscire. Tratterremo tutti”. “Va ripensata la distribuzione. Ci sono club piccoli che ora economicamente stanno bene perché dipendono quasi esclusivamente dalla divisione della torta televisiva. Non può essere che club piccoli stiano bene e il Barça perda denaro. Lo stesso vale per la Premier: con l’attuale redistribuzione le 6 grandi soffrono e club modesti no. L’attuale divisione dei diritti tv va rivista”. “I giovani trovano le attuali partite troppo lunghe. Va ripensato il sistema, e magari vanno accorciate. Il mondo sta cambiando continuamente e non possiamo voltare le spalle ai giovani, trascurare i loro interessi. Dobbiamo staccarli dai tablet. Le nuove generazioni non ci capiscono e dobbiamo far si che lo facciano”. “Si, ci vorrà un torneo parallelo, come già esiste nel basket a livello europeo. E da li saliranno in Superlega, dove non possono giocare tutti. I tempi cambiano: gli scandinavi vogliono fare un campionato congiunto, così come quelli del Benelux o i Paesi dei Balcani. Mostrano a Florentino Perez la prima pagina di Marca che dice: “Clamore contro la Superlega”. Il commento: “Dico solo una cosa, sapete chi è il padrone di questo giornale? È il presidente del Torino, che è un rivale della Juventus. Mi fa piacere darvi queste informazioni”. “Mi fermano per strada, nonostante abbia la mascherina, e mi dicono: ‘Presidente, prendi Mbappé!’. Cosa rispondo? ‘Tranquillo’. Il Madrid ha bisogno di un cambio. Abbiamo vinto tanto e finché si vinceva non si poteva cambiare, però ora sono successe tante cose e c’è bisogno di una sferzata, di recuperare la voglia perduta. Lavoro per questo. Non dico altro al tifoso. Cristiano Ronaldo? Non torna, perché ha un contratto con la Juve. Gli voglio molto bene ma non ha senso che torni. Anche a Sergio Ramos voglio molto bene ma al Madrid stiamo vivendo una situazione molto negativa economicamente e dobbiamo essere realisti: le cose vanno male per tutti. Non ho detto che non resta, assolutamente. Chiudiamo la stagione poi vediamo. Vinicius non si vende, e non si tocca. Non accettiamo nessuno scambio per lui”. “Sarà pronto per l’autunno del 2022 o alla fine dello stesso anno. Noi li giochiamo 25-27 partite all’anno, col tetto lo useremo tutti i giorni e ci permetterà d’incassare molto di più. Se ci saranno le condizioni per far tornare i tifosi lo faremo prima, anche coi lavori in corso. Era la nostra idea, poi la pandemia ha cambiato tutto. Sinceramente però non penso che in settembre potremo avere tifosi allo stadio”. “È il miglior allenatore che abbiamo avuto, una leggenda. Non dice nulla, penso sia contento ma con lui non si sa mai. Il contratto ce l’ha, poi decide lui”.

gazzetta.it

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Superlega, Cairo: “Attentato alla Serie A. Marotta traditore deve dimettersi, Agnelli Giuda”

"È un attentato alla salute di una associazione come la Lega: se uno come Marotta, ad dell'Inter, fa una cosa del genere si deve dimettere dalla Figc subito, e deve vergognarsi". Al telefono con l'Ansa il presidente del Torino Urbano Cairo dopo la riunione della Lega Serie A sul tema Superlega è durissimo. "Tu sei ad dell'Inter, società che ha concepito con altre 11 il progetto Superlega, non puoi rimanere a rappresentare la Serie A in Figc perché stai attentando alla vita di una associazione – prosegue Cairo -. Il progetto non andrà in porto, ma chi lo ha concepito sta attentando alla lega di serie A e per questo tradimento deve dimettersi e vergognarsi. E la stessa cosa vale per Agnelli". "Sembra che il progetto l'abbiano depositato il 10 gennaio – continua – quindi gli ho detto durante la riunione 'come puoi venire qui a parlare di solidarietà quando hai sabotato la trattativa coi fondi, sapendo già che stavii facendo la Superlega? Come puoi andare a trattare per l'operazione fondi quando stai già lavorando alla Superlega?". Ma come si fa? È un tradimento, è da Giuda", conclude Cairo. (ANSA).

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Superlega, Draghi: “Al fianco delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare valori meritocratici”

Anche il Premier Mario Draghi s'è espresso sul progetto Superlega varato nella serata di ieri da dodici club europei. E come Federazioni, FIFA e UEFA, s'è detto contrario a questo progetto: "Il Governo segue con attenzione il dibattito intorno al progetto della Superlega calcio e sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport", le parole di Draghi.

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Superlega, Gravina: “Ribadisco il nostro no. Tentativo di fuga dannoso per il calcio”

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha parlato da Montreaux, dove domani si celebrerà il Congresso elettivo della UEFA, in merito alla Superlega: "Ribadisco il nostro no. L’unica riforma percorribile è quella nata dalla proposta UEFA sulla Champions League, ogni tentativo di fuga in avanti è irricevibile e dannoso per il calcio europeo. L'adesione a questo progetto pone gli stessi Club al di fuori dal contesto riconosciuto dalla FIFA".
Parole poi anche sull'importanza dei campionati nazionali: "Il patrimonio sportivo e culturale delle singole competizioni rappresenta un valore aggiunto per qualsiasi torneo internazionale, vogliamo difendere il merito sportivo e la possibilità per ogni squadra di inseguire un grande sogno, insieme ai propri sostenitori. Il calcio è dei tifosi, va modernizzato, ma non snaturato. Il calcio è partecipazione e condivisione, non è un Club elitario".