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Tare: “Sarà un mercato povero. Inzaghi e Immobile restano. Milinkovic? Dipende”

Igli Tare è stato il protagonista su Sky dell'undicesima puntata de "Il Calciomercato che verrà". Intervistato da Gianluca Di Marzio e Luca Marchetti, il direttore sportivo della Lazio ha toccato diversi argomenti, dalla ripartenza del campionato al mercato. Dal nome caldo Milinkovic Savic al bomber Immobile, passando per Inzaghi, i colpi futuri e le trattative in generale, che saranno condizionate inevitabilmente dalla pandemia che ha stravolto tutto.

 

Sarà un calciomercato diverso, come te lo immagini? Forse ci saranno più scambi? O per la Lazio non cambia molto?

"Penso che per tutti cambierà molto, non solo per la Lazio perché è successo qualcosa che succede forse una volta nella vita e di conseguenza dobbiamo adeguarci. Serve tanta fantasia, ma soprattutto molta chiarezza per capire come procedere per pianificare il presente ma anche il futuro".

 

Personalmente, tu come hai vissuto questo periodo di incertezza, anche nell’esercizio del tuo lavoro?

"Dal lato privato sono stati i tre mesi più belli della mia vita: ho avuto finalmente il tempo di dedicarmi alla mia famiglia, ai figli, a mia moglie, stare insieme, vivere cose che purtroppo per la nostra professione non siamo abituati a vivere, quindi è stato qualcosa di piacevole. Dall’altro lato, è stato molto difficile perché non si capiva come avremmo affrontato la convivenza con questo virus. Si sperava di ripartire prima e piano piano da tre settimane a questa parte abbiamo avuto modo di avvicinarci giorno dopo giorno alla nostra quotidianità".

 

Una difficoltà può essere rappresentata da una data, il 30 giugno: in realtà per voi questo problema potrebbe non esserci. La Lazio ha solo alcuni giocatori in scadenza: è una scelta precisa quella di non avere prestiti? E tra quelli in scadenza c’è già qualcuno con cui state parlando per il rinnovo?

"Non siamo una società che fa questo tipo di operazione. La priorità è avere una squadra con giocatori di nostra proprietà, e abbiamo visto che una situazione come quella che stiamo vivendo avrebbe potuto metterci in difficoltà. Dall’altro lato ai nostri giocatori che sono all’estero in prestito, tranne Durmisi che ha finito la sua attività nel campionato francese, abbiamo dato la deroga per rimanere fino alla fine del campionato".

 

Quindi avete già parlato con le altre società? Spettava solo ai giocatori decidere se rimanere lì o meno

"Sì, ma di sicuro rimarranno".

 

E invece per i rinnovi?

"Per i rinnovi dovevamo aspettare di capire la data di inizio campionato, perché in base a quella si poteva poi programmare tutto il resto. Adesso passo dopo passo cerchiamo di risolvere ogni situazione che abbiamo in essere, soprattutto dei giocatori che vogliamo prolungare. Lo sanno loro e lo sappiamo noi che nel prossimo futuro tutte queste problematiche verranno risolte"

 

Sei convinto davvero che alcuni prezzi diminuiranno e, se sì, soltanto dei giocatori di un certo livello? Quelli top, alla Milinkovic-Savic, Immobile, Luis Alberto manterranno invece il loro prezzo?

"Di sicuro noi non abbiamo bisogno di vendere in questo momento. Dall’altro lato penso che per i giocatori di prima fascia non si abbasseranno i prezzi. Ovviamente per quelli di fascia media e bassa qualcosa cambierà verso il basso".

 

Per te questo è un vantaggio o uno svantaggio? Tu hai sempre fatto grandi colpi, tutti i giocatori appena citati ad esempio li hai presi a cifre relativamente basse

"Secondo me tante società faranno valutazioni sul mercato anche in base a come si evolve il futuro perché è tutto incerto, ovviamente non è il momento buono per tanti per fare un calciomercato come speravano ma nello stesso momento ci sono i presupposti per lavorare con le idee chiare".

 

Andando più nello specifico: Milinkovic-Savic e Immobile. Per il primo, non essendo possibile fare spese folli, possiamo anche evitare di parlare di una sua possibile cessione in caso di offerta folle? Su Immobile, invece: il Napoli ha davvero provato a prenderlo?

"Su Milinkovic-Savic, il rapporto del ragazzo con la piazza, la città e la Lazio non morirà mai perché è un legame molto forte, cresciuto negli anni; dall’altro lato va vista la situazione, i desideri, tutte le cose di cui abbiamo parlato: ogni situazione sarà valutata al momento opportuno senza nessuna pressione ma soprattutto per il bene di entrambe le parti. Se sarà una possibilità che accontenta la società e il giocatore, verrà presa in considerazione; se non ci sarà, lui è felice e non siamo molto felici che resti. Immobile invece non è mai stato contattato o richiesto da parte del Napoli anche perché Immobile è la Lazio e la Lazio è Immobile. È un legame molto forte e penso che rimarrà per tanti anni".

 

Milinkovic-Savic fa parte della prima fascia, quelli che non perderanno valore nella prossima finestra di mercato: siamo sempre sopra la quota 100?

"Io non sono bravo a fare i numeri, di queste cose non mi intendo. Una cosa è certa, che sia un giocatore di prima fascia".

 

Il modo in cui finirà il campionato potrebbe fare la differenza nelle strategie di mercato delle varie società: nel caso della Lazio, con una possibile qualificazione in Champions League, potrebbe essere arrivato il momento di spendere più di quei 15 milioni di euro al massimo che hai speso per comprare i giocatori?

"Non è questione di quanto paghi un giocatore: per me sono fondamentali certe caratteristiche e soprattutto se quelle caratteristiche sono utili per la squadra. Un esempio clamoroso è l’arrivo di Caicedo che è stato comprato per le sue qualità: noi dall’inizio eravamo convinti che alla lunga sarebbe stato un grande colpo. Un acquisto deve avere un senso, l’importante è avere una squadra competitiva ma anche che può giocare su 2-3 fronti".

 

Tu hai messo sempre 1-2 giocatori l’anno, senza mai smembrare la squadra, che oggi ha raggiunto i suoi equilibri. Sul mercato quindi tu non avresti molto da fare e, paradossalmente, qualora fosse bloccato, forse saresti tra i più contenti?

"Io ho un legame molto forte con questo gruppo che ha dimostrato nei momenti di difficoltà di essere un gruppo sano ma soprattutto anche molto responsabile. Mi fa piacere lavorare con lo staff di Inzaghi, abbiamo creato una creatura unica e tutti quanti cerchiamo di mantenerla il più a lungo possibile. Mi piacerebbe che tutti finissero la carriera qui nella Lazio: so che è una cosa impossibile ma un legame così tra città, tifosi, società e squadra è la cosa che ho sempre sognato. Saremo molto attenti a non smantellare la squadra, cercando di fare meno errori possibile e, anche se è molto difficile, migliorarla".

 

Anche il rapporto con Inzaghi sarà prolungato?

"Per noi è una priorità: il suo lavoro è sotto gli occhi di tutti. Il suo legame con questa società va al di là di una cosa normale, lui è la storia di questa società perché è più di 20 anni che è qui dentro e nessuno sente addosso questa maglia più di lui".

 

Come scegli un giocatore? Da quanto tempo hai già in testa il prossimo Milinkovic-Savic o il prossimo Luis Alberto?

"Vivere e lavorare a Roma è difficile, per questo io sono persona molto riservata: nel mercato ci sono tante situazioni imprevedibili, sia nel bene che nel male, per cui cerchiamo non di nasconderci ma di lavorare con più serenità possibile. A volte mi spavento anche io:  ci sono nomi che so solo io e li trovo il giorno dopo sui giornali. Cerco quindi di essere riservato e prudente".

 

Adryelson del Recife e Suarez del Watford?

"Il difensore brasiliano non lo conosco, sono molto sincero: mai trattato, può essere che sia un grandissimo giocatore ma di sicuro non sarà un’opportunità per noi. Cerchiamo nei reparti in cui pensiamo ci sia necessità. A breve daremo l’annuncio del nuovo acquisto, Escalante dall’Eibar, giocatore che secondo me a questa squadra servirà tanto perché ha l’esperienza giusta ma soprattutto le caratteristiche giuste per giocare nella Lazio. Valuteremo insieme all’allenatore e faremo le mosse giuste al momento opportuno perché per tutti quanti noi è difficile affrontare questa situazione, perché di solito in questo momento si parla di calciomercato. Per noi però ora è pericoloso perché abbiamo un finale di campionato in cui ci giochiamo la storia, pe cui serve massima concentrazione e poi al momento opportuno saremo anche presenti sul mercato. Fino a quel momento saremo ermeticamente chiusi perché abbiamo un sogno per cui abbiamo lavorato tanto e cerchiamo di portalo a casa".

 

Come ti immagini la ripartenza?

"È un punto interrogativo per tutti quanti, è difficile dare una risposta. Mi auguro di ripartire da dove abbiamo finito, certamente ci saranno difficoltà, ma una cosa è certa e chiara: tutte le squadre hanno le stesse possibilità perché prima si diceva che fossimo noi avvantaggiati non avendo le coppe, ma adesso questa cosa non c’è più, perciò contano tanto il gruppo, la mentalità, l’entusiasmo, cose che saranno fondamentali in un percorso breve ma intenso in cui si giocherà ogni 3 giorni e dovremo essere bravi a far ruotare la squadra e anche a dare le giuste motivazioni"

 

La Lazio ha un link diretto attraverso la proprietà con la Salernitana, dove avete 6 giocatori in prestito. Questo tipo di rapporto che vantaggi dà alla Lazio, e come lo giudichi?

"Nutro grande simpatia per la Salernitana ma soprattutto per la città. L’ultima volta che ci sono stato per la partita di playout contro il Venezia ho apprezzato l’entusiasmo, è una piazza che merita palcoscenici importanti. Dall’altro lato è un legame importante per noi perché quando mandiamo un giocatore giovane a Salerno sappiamo quali sono le aspettative e le difficoltà in una piazza molto esigente, e far maturare un nostro giocatore in quella piazza ti dà la possibilità di valutare bene se è pronto o meno per la Lazio. Noi questo legame lo usiamo in due modi, uno per far crescere soprattutto a livello di pressione i nostri giocatori e anche per cercare di dare a questa piazza la possibilità di tornare il prima possibile in Serie A, perché se la merita".

 

L’opzione di Giroud a gennaio poteva rappresentare un’occasione per rafforzare ancora di più la Lazio con un giocatore di grande esperienza

"Non l’ho nascosto a gennaio e non lo nascondo adesso, noi negli ultimi giorni di mercato abbiamo avuto la possibilità di portare Giroud a Roma e abbiamo cercato di andare fino in fondo per realizzarlo perché Giroud è Giroud, e anche se ha 33 anni è sempre integro, molto forte e con grande esperienza internazionale. Sarebbe stato un grande acquisto per noi, ho avuto modo di incontrarlo e conoscerlo da vicino ed è stato un incontro molto piacevole perché ho potuto conoscere una grande persona e un grande professionista con grandi motivazioni, ma allo stesso momento avevo intuito che la sua priorità era restare a Londra perché la famiglia vive lì da anni. Dentro di me sapevo che poteva essere una possibilità per l’estate ma avevo anche intuito che se ci fosse stata una possibilità di rinnovare con il Chelsea lui l’avrebbe presa in considerazione".

 

Il contatto con il Milan?

"Ho avuto un contatto, ormai è noto, con il Milan l’anno scorso. A livello affettivo da bambino non ho mai nascosto la mia simpatia per il Milan di Van Basten, Gullit, Rijkaard: sono cresciuto con il mito del Milan di Sacchi, ma poi, quando arrivi al momento in cui devi fare una scelta, la Lazio è la Lazio e ha un ruolo fondamentale nel mio cuore. Posso dire che mi sento laziale perciò il mio legame con questo club va al di là della questione professionale ed è una creatura che abbiamo creato negli anni, e quando guardo i frutti di questo lavoro il legame diventa ancora più forte".

 

Ultima domanda di rito: Il calciomercato che verrà sarà…

"Sarà povero…". 
skysport.it

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Gravina: “Presto nuova proposta per quarantena. Algoritmo? Non capisco lo stupore”

Gabriele Gravina ha rilasciato una intervista ai microfoni di 'Radio 24'.

"Il momento più difficile? Ce ne sono state diversi, forse dico il momento in cui la Francia ha rinunciato a far ripartire il proprio campionato. Quando una big five viene meno mentre le altre stanno decidendo c'è un problema, ma abbiamo mantenuto la barra dritta e il risultato c'è mi pare".

Ha lavorato meno in questo weekend?
"Io premetto che sono stato sempre convinto che la base di preparazione fosse la meno impegnativa. Io sono realista, mi rendo conto che esistono dei rischi ancora molto attivi, legati non solo all'andamento della curva epidemiologica, ma anche ad aspetti culturali che predominano all'interno del nostro mondo, della nostra società civile e sportiva. L'esperienza di questi ultimi due o tre mesi ha fatto sì che ciascuno sviluppasse degli anticorpi, abbiamo accumulato energie che ci consentiranno con equilibrio, politico, etico e morale, di proporre delle soluzioni che ci consentiranno di arrivare a una chiusura di questo torneo, o di questi tornei se preferite".

Sperate di eliminare la norma sulla quarantena in caso di contagio?
"Il calcio non ha mai chiesto scorciatoie o sconti. Oggi esistono delle norme chiare, che consentono di poter continuare l'attività, isolando un atleta o un professionista dello staff, continuando gli allenamenti. Sappiamo che è prevista questa norma, l'auspicio è che a breve, una settimana prima dell'inizio dei tornei, quindi della Coppa Italia, si possa rivalutare: manderemo una nuova proposta, nella speranza che questa norma venga rivisitata. Oggi, teoricamente, ma probabilmente anche in pratica, crea grande ansia e preoccupazione".

Sull'algoritmo c'è un ampio dibattito.
"Sì, qualcuno diceva che l'aquilone si alza controvento. In questo momento, l'aquilone è il mondo del calcio: sappiamo che ci sono dei problemi, dobbiamo dimostrare che siamo in grado di proporre soluzioni credibili, condivisibili e di facile applicazione".

Ci aiuta a capire come funziona questo algoritmo nel caso di stop definitivo?
"Mi dispiace che questa parola abbia dato l'idea di una sorta di pozione magica, che potesse stravolgere il merito sportivo. Invece, è semplicemente un procedimento sistematico di calcolo: è un metodo per arrivare a un prodotto che si chiama ponderazione delle classifiche. Mi fa sorridere come nel nostro Paese ci piaccia avvitarci su espressioni che sono semplicemente votate a trovare equilibri e dare certezze. Io questo termine lo usata già diverso tempo fa, poi stranamente è stato ripreso dagli inglesi come ponderazione per le gare: lì funziona, da noi algoritmo applicato alla ponderazione fa preoccupare. In realtà, non è altro che un modo per far sì che, prima che ripartano i campionati, e applicando comunque criteri minimi quali aver svolto 3-4 partite per conoscere lo stato di fatto di quando si interviene, tutti siano alle stesse condizioni. Io non so se tra 3 o 4 giornate di campionato tutti avranno disputato le stesse gare: cosa vogliamo fare, cristallizzare la classifica e non tenere conto che qualcuno ha giocato meno ed è penalizzato? Io chiedo questo a chi si stupisce e grida allo scandalo per l'algoritmo. È un modo per mettere a disposizione del calcio uno strumento che ci metta tutti alle stesse condizioni. Gli inglesi lo stanno facendo: non è una media secca, ma tiene conto di tanti correttivi, quali partite in casa, fuori casa, gare da giocare, gol fatti e subiti, che diano un principio di equità a una classifica che deve essere ponderata se ponderazione è richiesta. È una sorta di assicurazione sullo svolgimento del campionato, perché io sono convinto che, se tutti noi continueremo ad applicare le regole, dando anche una testimonianza civile e morale, che comunque spero ciascuno di noi abbia in sé, si dovrebbe arrivare alla fine senza ulteriori sussulti".

Condivide alcune rimostranze dei calciatori?
"Alcune sicuramente sì, altre discutibili. Credo che in un momento di grande tensione, generato da una situazione di grandissima emergenza, ciascuna componente abbia avanzato delle proposte da valutare, alcune legittime e altre meno, alcune discutibili e altre meno. I calciatori sono una parte fondamentale, ma come tutti sanno che per uscire dall'emergenza bisogna stare tutti insieme. E stare tutti insieme non significa portare a casa il miglior risultato possibile, ma anche fare qualche piccola rinuncia".

Che rapporto ha avuto col Ministro Spadafora?
"Ottimo, costante, di confronto. La sua prudenza è stata un atteggiamento strategico, tattico se volete, che ha consentito al calcio di arrivare nelle migliori condizioni per poter dire oggi che si può partire. Insieme abbiamo condiviso due principi fondamentali: che il calcio doveva ripartire quando ripartiva tutto il nostro Paese, non abbiamo mai chiesto canali preferenziali. E poi con prudenza, tutelando la salute di tutti. Questi due elementi, messi insieme, hanno ispirato il ministro. È inutile nascondere che dei momenti di tensione ci sono stati, ma è avvenuto perché c'era voglia di accelerare in un processo che, devo dire, oggi sarebbe stato dannoso per il nostro sistema, considerati alcuni rischi di positività. Oggi il risultato è arrivato anche grazie al determinante lavoro del ministro Spadafora e ai contributi del CTS. Mi auguro che, con la stessa capacità di dialogo e di confronto, soprattutto nel caso di CTS, si arrivi a limare ulteriormente qualche piccola restrizione che oggi ancora pesa sul nostro capo".

Spera di completare il campionato con qualche tifoso allo stadio?
"È un auspicio, me lo auguro di cuore. Sto seguendo l'andamento della disponibilità all'interno dei teatri e delle arene per le manifestazioni culturali. È impensabile che, con tutte le precauzioni, in uno stadio da 60 o 80 mila posti, non ci possa essere una percentuale minima di persone. Mi auguro che anche così arrivi un segnale di speranza per il Paese, che ricompenserebbe tanti appassionati di calcio".

Pensate ai playoff/playout per l'anno prossimo?
"Non c'è una decisione in questo momento. C'è una bozza di programma stilato dalla Lega di A, mi sembra che il calendario sia tale da permettere lo svolgimento del campionato con partenza dal 12 settembre, ma anche più tardi. Se ci dovessero essere impedimenti oggettivi, come sapete l'art. 218 del DL Rilancio consente alla FIGC di derogare alcune norme dell'ordinamento sportivo e riorganizzare la stagione".tuttomercatoweb.com

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Quarantena collettiva, Dott. Nanni: “Speriamo si possa allegerire”

"Speriamo si possa ripensare e alleggerire il tema della quarantena". Se lo augura il dottor Gianni Nanni, medico sociale del Bologna e rappresentante della Commissione medico-scientifica della Figc. "Dobbiamo sperare che non ci siano problemi di positivi – ha detto al TG3 Regione – Perché permanendo la quarantena questo creerebbe problemi enormi di partite perse e difficoltà a recuperarle". Sportmediaset

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Diaconale: “Attacchi contro Lotito. Cairo e Agnelli hanno grande potere editoriale”

Arturo Diaconale difende ancora una volta Claudio Lotito. Il patron della Lazio, negli ultimi giorni, è stato nel vortice di qualche polemica. Ma secondo il responsabile della comunicazione biancoceleste, dietro a tutto ciò c’è un attacco vero e proprio: "Claudio Lotito è un presidente super attivo che ha voluto spendersi nel mondo del calcio perché consapevole che in assenza di attività avrebbe pagato conseguenze pesanti”, le sue parole a Radio Punto Nuovo. “Il campionato riprende e guarda caso scattano una serie di polemiche, vecchie accuse, tutte quante rivolte a Lotito. Non credo ai complotti, però credo a quello che diceva Agatha Christie: quando gli indizi sono numerosi, diventano prove. Che ci sia una certa volontà, da parte di qualcuno, di depotenziare e mettere in condizioni difficili Lotito, è un dato difficilmente contestabile".

santità delle persone, ognuno è responsabile delle proprie azioni. Sicuramente, che ci sia l'intenzione di fargliela pagare, è un dato di fatto oggettivo. Cairo ha una grande potenza, anche gli Agnelli, Lotito vuole giocare ad armi pari in un sistema in cui c'è una sproporzione di armi. Il suo attivismo è un modo per avere qualche garanzia rispetto a questa grande disparità. Si vuol far pagare a Lotito questa pretesa di giocare ad armi pari, questa è la mia impressione. Mi auguro che non si riesca, ma mi auguro anche una parità. C'è qualcuno che vigila? La vigilanza in teoria ci dovrebbe essere, a volte funziona, altre no. Non perché non c'è la volontà, ma perché oggettivamente le sproporzioni sono molto forti. Sono di cultura liberale, figuriamoci incolpare chi ha saputo reggere e conquistare posizioni di forza e di potere. Dico semplicemente che non posso non difendere il diritto di Lotito di navigare senza essere il bersaglio di siluri in un mare tempestoso, né il diritto della Lazio di crescere evitando di ritrovarsi in mezzo a sbarramenti che cercano di evitare di impedire questa crescita. È nel diritto di tutti avere la possibilità di crescere, svilupparsi, conquistare posizioni e credo che per farlo si debba essere attrezzati anche caratterialmente, intellettualmente, oltre che economicamente. Palamara? Non mi stupisco di un sistema che funzioni in questi termini da tempo immemorabile". corrieredellosport.it

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Inzaghi si scalda: “Siamo pronti per ripartire, anche se ho trovato i ragazzi in difficoltà fisica. Protocollo? Si spera che venga isolato solo l’eventuale positivo”

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio, ha parlato in collegamento video con Che Tempo Che Fa, trasmissione in onda su Rai 2: "Poter finire il campionato è l'augurio che ci facciamo tutti, per i tifosi e chi lavora nel calcio. I presupposti ci sono, noi allenatori ci siamo sentiti e abbiamo grande voglia di ripartire, in sicurezza come per gli allenamenti singoli. Al di là delle classifiche, e noi stavamo facendo qualcosa di straordinario, sappiamo che nel calcio si passa dalle stelle alle stalle da un momento all'altro, ma è una questione per tutto il movimento. Abbiamo visto la Germania ripartire, noi nei nostri impianti siamo in grandissima sicurezza: monitoraggio ogni giorno, manteniamo le distanze. Da domani torneremo agli allenamenti collettivi e siamo avanti".
Che succede se c'è un positivo?
"Fortunatamente ancora non è accaduto. Stiamo aspettando il protocollo, che ci dicano. Speriamo che si possa isolare il caso singolo, continuando ad allenarsi".
Che dice suo fratello?
"Anche Pippo spera di riprendere. Addirittura in Serie B ancora non hanno ripreso neanche gli allenamenti individuali, ma vedo che i numeri stanno scendendo. I tecnici, sia di A che di B, non vedono l'ora e aspettiamo che si decida".
Come ha trovato i ragazzi al rientro?
"Con tantissima voglia, però devo ammettere che erano un po' in difficoltà. Rimanere sessanta giorni fermi, siamo stati i primi a fermarsi già dal 6 marzo, comporta queste cose e me lo aspettavo. Ora sono un po' migliorati ma servirà loro un po' di tempo. Non sono ingrassati, ma erano abituati a star fermi massimo tre settimane e mezzo durante le vacanze estive. Uno stop così è un problema per tutti quanti, non solo noi". Tuttomercatoweb.com

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Luis Alberto: “Alla ripresa mancheremo di condizione. Qui ogni giorno ne dicono una”

 Illumina anche in allenamento, Luis Alberto. E non vede di tornare in campo sul serio con la sua Lazio. Il numero dieci biancoceleste, ai microfoni della trasmissione 'El Pelotazo de Canal Sur Radio', ha commentato sul momento: "Ogni giorno dicono una cosa nuova. Ora sembra che al 99% l'inizio del campionato sarà una settimana dopo rispetto alla Spagna. Il 28 maggio, vedendo che la Germania è iniziata e che la Spagna ha deciso di ripartire, vogliono fare un passo avanti e dare il permesso di iniziare l'allenamento in piccoli gruppi. Al momento continuiamo con l'allenamento individuale e le distanze in campo. Penso che quando torneremo non saremo preparati come eravamo o come siamo all'inizio di una stagione quando è stata fatta una preparazione normale, perché ciò che ci manca è il calcio. Abbiamo fatto lavori di forza e atletici, la palla usata poco. Siamo stati più di due mesi senza una partita, senza fare possesso".

L’appello

"Conta la salute, ma il calcio non siamo solo noi giocatori. Nel calcio gira molto lavoro, penso di aver letto qualche giorno fa che dà 180.000 posti. Senza partite molte persone rimangono senza impiego. Giocare a porte chiuse? Una volta in Europa League con la Lazio ci fecero giocare a porte chiuse all'Olimpico per un paio di partite. È molto strano. Devi stare attento a ciò che viene detto tra i giocatori, a ciò che viene discusso con l'allenatore. Inzaghi è sempre molto agitato con gli arbitri. Siviglia? Chi mi conosce e mi segue sa che ne sono tifoso. Ma presto ci sarà il rinnovo con la Lazio. Non è stato ancora firmato. È praticamente chiuso da molto tempo, ma per il Coronavirus non è stato possibile firmare. Spero che non si tirino indietro (ride, ndr)".

Corrieredellosport.it

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Acerbi: “Giusto ripartire, vogliamo giocare. Con Lotito chiacchierata matura su stipendi ed obiettivi”

Il difensore biancoceleste Francesco Acerbi è intervenuto ai microfoni di Lazio Style: “Il passaggio dagli allenamenti individuali a quelli collettivi è stato preso bene. Sarebbe stato impossibile poter giocare con l’intera squadra in quarantena in caso di un elemento positivo riscontrato nella rosa attraverso gli esami. Si vuole ricominciare, questo è positivo.

Non sarà calcio balilla, quindi è impensabile non poter marcare stretto l’avversario, giusto che si disputino partite vere come in Germania, sempre però attenendosi alle regole. Senza spettatori il calcio è un po’ triste ma nelle partite di Bundesliga ho visto un buon ritmo. Era solo la prima giornata, nelle gare successive aumenterà l’intensità.

Il calcio è la nostra passione ed il mio lavoro, lo stop è stata una bella mazzata considerando il nostro percorso ma era inevitabile vista la pandemia che si era scatenata: ora fortunatamente i dati stanno migliorando. Mi sono mancati i compagni, l’adrenalina ed il campo: sta tornando la normalità, speriamo tutto proceda per il meglio. Con questo virus, la sicurezza non ce la dà nessuno. Il calcio è un’industria, è la prima passione al mondo: è giusto ripartire.

Il protocollo è stato modificato, il Ministro Spadafora ha annunicato una data entro la quale verrà assunta la decisione definitiva. Per essere sicuri di giocare attendo il fischio d’inizio della prima partita e vorrò essere in campo! Scherzi a parte

Nei giorni scorsi è andato in scena un semplice colloquio con il Presidente dopo due mesi e mezzo che non ci vedevamo, Lotito ha salutato la squadra, è stata una chiacchierata in famiglia. Sono stati toccati tutti gli argomenti a 360°, dagli obiettivi stagionali agli stipendi, è stata una conversazione tra persone mature. Ho letto alcune notizie false, questo mi ha dato molto fastidio: le cose dello spogliatoio devono rimanere nello spogliatoio.

Alla ripresa dovremo fare il meglio che possiamo, abbiamo grande motivazione, stiamo bene tutti, speriamo di compiere qualcosa di grandioso alla ripresa della Serie A. Vogliamo riprendere il campionato per continuare a puntare ad un obiettivo importante. La situazione è particolare, normale che ognuno abbia la sua opinione, un accordo si troverà sicuramente.

Negli scorsi mesi abbiamo compiuto una scalata importante, attraverso prestazioni di livello, dobbiamo riprendere da dove avevamo interrotto. Vedremo come riprenderà il cammino del campionato in generale, sono fiducioso.

Per noi l’importante è giocare, i tifosi rappresentano una marcia in più anche fuori casa, anche il tifo a sfavore rappresenta sempre l’essenza del calcio. Dobbiamo adattarci a questa pandemia, quando faremo gol no ci abbracceremo, all’inizio sarà strano, ci toccheremo solo i gomiti, all’inizio sarà strano.

Il mister ha sentito me come tutti gli altri compagni durante il periodo a casa. Si è informato personalmente di tutti e con tutti, anche parlando soltanto del più e del meno.

Fisicamente siamo stati bene, l’unico stress era legato alla quarantena. Per il resto, ci siamo sempre allenati tutti bene, mangiando anche nel modo migliore. Ci siamo ritrovati tutti a Formello in un buon stato di forma”. Sslazio.it

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Min. Spadafora: “Il protocollo con ritiri non piace alla Serie A? Lo hanno proposto loro. Senza autoisolamento resta distanziamento. Quarantena collettiva dipende dalla curva…”

Vincenzo Spadafora, ministro dello sport, parla ai microfoni di Rete4 del protocollo che Serie A e FIGC vogliono ridiscutere viste le tante limitazioni agli allenamenti e in particolare riferimento alla quarantena di squadra: "Ci sono due cose importanti per il fischio d'inizio avvenga il 13 giugno: lunedì dovevano riprendere gli allenamenti sulle basi di un protocollo FIGC proposto dalla Lega Serie A un mese fa, dal presidente Dal Pino, oggi capiamo che la Lega ha difficoltà ad attuale il protocollo che ci ha proposto. Non lo abbiamo chiesto noi però, lo avevano proposto loro. Non hanno strutture o centri adatti e se ne rendono conto oggi, specie sull'autoisolamento. Lunedì ripartono tutti gli altri sport di squadra e possono continuare ad allenarsi distanziati, la FIGC può farlo con le regole degli altri sport. Ieri un quotidiano italiano ha fatto vedere le immagini di un presidente un po' furbetto che ha fatto allenare la squadra insieme senza rispettare le regole, in barba alle regole. Se così non possono partire gli allenamenti riparliamone, è giusto che ripartano, ma non vedo perché il 13 giugno non possa ricominciare il calcio".

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Malagò: “Al 99% la Serie A ripartirà il 13 giugno. Ma non so se arriverà alla fine…”

 Giovanni Malagò annuncia la ripartenza del calcio in una intervista a 'Radio 2'. Il presidente del CONI s'è così espresso sulla ripartenza della Serie A: "Al 99% la Serie A ripartirà il 13 giugno. Mi sembra che si stia facendo di tutto per ricominciare e per mettere in condizione il sistema di ripartire. Poi sulla possibilità che finisca bisogna avere la palla di vetro e questa è la mia opinione. E' un vero rischio, ma per la Serie A l'obiettivo primario e unico è quello di ricominciare. Questa è una mentalità che io non ho, forse è un fatto culturale. Però io penso che nella vita, anche se uno è convinto e determinato, deve sempre avere un'alternativa, altrimenti si rischia di compromettere una situazione già molto complessa"

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Tare: “Ci stanno prendendo in giro, non voglio pensare che Spadafora lo faccia apposta”

Il direttore sportivo della Lazio Igli Tare ha parlato oggi ai microfoni di Repubblica soffermandosi sulla possibile ripresa del campionato, tema al quale ovviamente il club biancoceleste è particolarmente interessato: "Proveremo a vincere lo scudetto se la Serie A riprende, oppure l’anno prossimo. Chi dice che vogliamo continuare il campionato solo per interesse personale non ha capito niente. Il calcio dà da vivere a 370 mila persone, se si ferma sarà il fallimento per tanti e l’Italia perderà pezzi di storia non solo sportiva. Sarà un disastro sociale. Fermarsi adesso vuol dire, quasi certamente, non ripartire neanche a settembre: molti mesi di inattività sarebbero allucinanti. Ci invidiano e pensano che il calcio sia soltanto la serie A, invece sono migliaia di persone e famiglie che lavorano. Abbiamo il dovere di difenderle”.

Sull'operato e sull'atteggiamento del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, Tare non usa mezzi termini: "Ci stanno prendendo in giro, queste continue complicazioni sono ridicole. Non posso pensare che il ministro Spadafora sia così irresponsabile da farlo apposta, ma di certo esistono governi in Europa che vogliono aiutare il calcio: la Germania, la Spagna, l'Inghilterra. In Italia non è così, e neppure in Francia dove hanno bloccato tutto in via definitiva: e io penso che il governo francese perderà molte cause civili con i club. Evitiamo un'estate in tribunale. Ci stanno prendendo in giro, queste continue complicazioni sono ridicole. Siano più chiari, oppure le conseguenze si riveleranno enormi: economiche, sociali, sportive e psichiche. La gente è in sofferenza nervosa e il calcio è terapeutico. Ne abbiamo bisogno in tanti. Il pallone può essere il segno della vita che ricomincia davvero. Il protocollo sanitario tedesco è il migliore: controlli a tappeto e se c’è un positivo si isola lui, non l’intero gruppo. Si gioca, e se poi qualcuno decide di tornare a casa può farlo, ma pagando di tasca propria i test settimanali per sé e i suoi famigliari. Alla Lazio, dopo gli esami sierologici siamo risultati tutti negativi e nessun giocatore si è mai allontanato da Roma”.