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Lazio, riecco Pavlovic: “La Lazio? Ho un contratto col Patrizan…”

E' stato un mini-tormentone estivo. Mini non certo per la stazza del giocatore in questione, visto che il difensore Pavlovic si avvicina ai due metri, quanto per la durata di essa nel mercato appena coclusosi. Direttamente dalla Serbia rimbalzano le sue ultime dichiarazioni riguardo un possibile ritorno di fiamma dei biancocelesti: "La Lazio? Vivo di partita in partita, ho con contratto con il Patrizan". Ha dichiarato il centrale mancino classe 2001, che recentemente ha rinnovato il suo vincolo con il club fino al 2024. Il mercato invernale si avvicina, Tare aveva parlato di una differenza economica fra domanda e offerta per arrivare a lui, smentendo di fatto problematiche riguardanti lo stato fisico del giocatore.

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Ancora Luis Alberto: “Alla Lazio sto bene, ora mi interessa solo stare bene”

"Quando sono arrivato alla Lazio sapevo che il primo anno sarebbe stato complicato ed e' stato cosi'. Adesso ho piu' piu' di 100 partite con la maglia della Lazio. Io e la mia famiglia stiamo molto bene a Roma". Intervistato dal quotidiano spagnolo "Mundo Deportivo", Luis Alberto ha tracciato un bilancio della sua esperienza in biancoceleste parlando anche delle sue esperienze passate in Liga, tra cui quella nella squadra B del Barcellona, e dei rumours di mercato. "Per me e' stato l'anno migliore della mia carriera – ha detto Luis Alberto sulla stagione passata in blaugrana nel 2012/2013 – mi sono goduto il calcio divertendomi. Era molto facile per un giocatore essere li' in quel momento. Adesso quello che voglio e' stare bene, continuare a divertirmi e mantenere questo livello il piu' a lungo possibile".

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Zeman chiede di più alla Lazio: “Lotito e i tifosi poco ambiziosi, si accontentano”

Sette partite di campionato e due di coppe europee sotto lo sguardo di Zeman: il nuovo avanza o il calcio è sempre lo stesso?
«Ormai non si inventa più niente. Questo sport è più fisico e più aggressivo. E sempre meno tecnico. A interpreti di qualità vengono addirittura cambiate le caratteristiche. Non faccio nomi, guardate le partite e capirete».

Sarri è già in testa: ha fatto prima del previsto?
«È bravo. Anche se poi alla Juve hanno vinto tutti. Si è adattato ai giocatori. A me piace. Non è però più quello di Napoli»

 

Domanda al contrario: chi è in grado di non far vincere il nono scudetto di fila alla Juve?
«L’Inter. Oppure il Napoli che però non ha segnato per due partite di fila. Mai successo. Da Ancelotti ci si aspettava di più: l’anno scorso ha conosciuto i calciatori. Adesso tocca a lui». 

L’Inter è davvero così distante dai bianconeri?
«La rosa della Juve è superiore. Ma Conte se la gioca sul fisico, ha una buona squadra e vuole che i giocatori si comportino come era lui in campo. Un cagnaccio. Lo apprezzo. É tra i pochi che riesce a guidare un gruppo. Gli altri, invece, sono gestori».

Sarri e Conte, con chi sta?
«Sarri, ma di Napoli. Non credo che a Torino, però, rinunci al suo credo. Ci vuole più tempo. Chiede di giocare a un tocco e bisogna quindi imparare il resto. Come muoversi in campo».

Conosce bene Immobile: che cosa accade con Inzaghi?
«L’ha detto Ciro. Lui si sentiva bene ecco perché non voleva uscire. Io, se lui non zoppica, non lo levo mai. E’ sempre lo stesso: generoso, lottatore e con i tempi giusti. E fa gol. È capocannoniere, nonostante si sia già mangiato diverse reti». 

Non conosce Fonseca: ha capito come vuol far giocare la Roma?
«No. Dal vivo sono andato all’Olimpico solo per la gara contro l’Atalanta. Non ho visto il calcio offensivo e aggressivo. Parlare è un conto, poi mettere in pratica sempre un altro. E l’Ucraina, come campionato, non è l’Italia. Lui sta cambiando tanto, anche il sistema di gioco. Quando lo ha fatto Di Francesco, alla fine ha perso il posto».

Eppure all’inizio è stato accostato proprio a Zeman: che cosa ha pensato in quei giorni?
«La solita offesa al mio gioco. Lo dicevano solo perché prendeva troppi gol».

Perché Inzaghi non riesce a decollare?
«La Lazio è discontinua. Buon calcio, ma a tratti».

Come mai la Roma passa da un infortunio all’altro?
«A parte i traumi di gioco, la principale causa è la mancanza di preparazione in estate. Dopo tre giorni si gioca, magari in America. Si chiede subito uno scatto. Così ti rompi. Servono quaranta giorni per mettere la base, distribuiti tra lavoro muscolare e organico. Ora si mischia tutto. E lo stress fisico, prima o poi, lo paghi».
 
Giusto esonerare Giampaolo e Di Francesco?
«No. Ma è sempre così. Le società li scelgono, ma poi non gli danno il tempo di lavorare. Il Milan qualche punto l’ha fatto, la Sampdoria è in una situazione più preoccupante. Ma Eusebio se avesse saputo che questa era la situazione non sarebbe andato. Gli hanno ceduto i migliori e ancora oggi non si sa di chi è la società».

Quale squadra di serie A è divertente da vedere?
«In Italia nessuna. Inter-Juve è stata una bella partita. Caso isolato. Spero ce ne siano altre. Io guardo il Liverpool. Condivido lo spirito di Klopp. Calcio aggressivo, veloce e di qualità. Loro sì, giocano. Anche lì la partita inizia sullo 0 a 0, ma le squadre vanno in campo per cambiare il risultato. E vincere. In Premier anche le ultime della classifica ci provano. E capita che battano le prime. Qui, se sei inferiore non giochi. A parte il Lecce di Liverani. Vediamo se si salverà». 

L’Italia domani gioca a Roma contro la Grecia: è a punteggio pieno e con tre turni d’anticipo si può qualificare per Euro 2020. Come valuta il lavoro di Mancini?
«Propositivo. Ha inciso il suo ruolo, da calciatore. Bravo a dar spazio ai giovani, anche se qualche convocazione stona. Ma non può fare diversamente: la Juve ha un titolare, l’Inter un paio. Deve quindi scendere di livello in campionato, chiamando gente con meno esperienza. I grandi club schierano quasi esclusivamente gli stranieri».

La Roma e la Lazio sono in corsa per il quarto posto: quale delle due è favorita?
«Possono farcela entrambe. Ora Inzaghi ha qualche chance in più, essendo a Roma da più anni. La squadra è collaudata. Fonseca ancora deve scegliere la formazione e su chi puntare. Ma nella sua rosa ha sicuramente più qualità».

E l’Atalanta?
«Buona squadra. Ha annientato la Roma che ha avuto solo chance casuali e non costruite. Gasperini punta sul duello fisico. Ma il gruppo è formato da stranieri. E solo due top: Gomez e Ilicic». 

Crede che Totti e De Rossi, prima o poi, torneranno alla Roma?
«Penso di sì, ma dovranno esserci le condizioni giuste. Francesco ha dovuto dire basta perché lo utilizzavano solo a scopo pubblicitario. È triste che sia finita così perché per anni è stata la Roma di Totti. Oggi è la Roma di nessuno: il presidente non si sa dove sia. Chi la rappresenta? A Francesco auguro di trovare un ruolo in cui riesca a divertirsi e dare il suo contributo. Non lo vedo allenatore. Daniele, invece, sì. Ha voglia di farlo». 

A proposito di suoi ex giocatori: che cosa succede a Insigne?
«Lorenzo rimane calciatore importante. Napoli è più difficile fuori e in campo ne risenti. Se gioca nel suo ruolo, è sempre tra i migliori».

Il calciatore italiano che finora ha fatto meglio?
«Barella. L’ho conosciuto nella primavera del Cagliari. Espulso in ogni partita e diversi rigori sbagliati. Me lo ricordo per quanto menava. E per la qualità».

E Zaniolo?
«Ha forza fisica. Ma è centrocampista. Mezzala destra o sinistra».

C’è uno straniero, tra quelli appena arrivati, ad aver incuriosito Zeman?
«Mi intriga Leao. Mi aspetto tanto, ha qualità. Vediamo come si ambienta. Bisogna aver pazienza, è successo anche con Maradona, Platini e Zidane. Gli stranieri sono, però, troppi e penalizzano il calcio italiano».

Ha lavorato con il presidente Pallotta: a distanza di anni, come mai non è riuscito ancora a conquistare la tifoseria?
«Perché ha ceduto i giocatori con cui avrebbe vinto lo scudetto. E facile, con quei campioni».

Anche il presidente Lotito è criticato: non ha investito come avrebbe voluto la gente?
«Ha poca ambizione, come del resto la tifoseria. Si accontentano. La Lazio, però, è Lotito».

La top 11 di Zeman, usando solo i giocatori che ha allenato?
«Lasciamo stare. Come faccio a scegliere come play tra Di Biagio e Verratti?. Ho avuto grandi in ogni ruolo».

E lo straniero più bravo?
«Stessa risposta: Aldair, Cafu, Boksic e anche altri. Chi prendo?».
 
C’è un suo ex giocatore che ha fatto una carriera migliore di quanto si aspettasse?
«Tommasi. Non mi aspettavo che diventasse così forte. Corsa, personalità e intelligenza».

Chi è il miglior tecnico italiano?
«Mio figlio Karel, ma non allena»

A 72 anni quale squadra avrebbe voglia di guidare?
«Non i campioni del mondo, ma in un club dove l’allenatore consiglia i giocatori. E a loro insegna. Ora i presidenti fanno la squadra con i procuratori. Quando alla Roma mi mostrarono cinquanta centrali difensivi, in dieci secondi scelsi Marquinhos. E dicono ancora che lo hanno preso loro. Lo misi terzino, come Nesta. Quando sono giovani, di lato fanno meno danni. Ma avete visto quanto è diventato forte Alessandro. Adesso l’altro fa addirittura il mediano in mezzo Ma sa che cosa fare: quando conquista la palla, la appoggia a Verratti».

Torna sempre ai suoi ragazzi: perché non ricomincia dal settore giovanile?
«A Palermo feci salire sessanta giocatori nel professionismo. Ora ti impongono gli stranieri. Viene privilegiato il business. Io penso sempre alla prima squadra. E alla Nazionale. Con la Lazio diedi otto giocatori a Sacchi. E con la Roma ho sempre avuto tanti azzurri».

Ilmessaggero.it

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Lotito e i limiti della Lazio: “Mancano determinazione, coscienza propri mezzi e umiltà”

A margine della conferenza stampa andata in scena nel pomeriggio allo Stadio Olimpico di Roma per presentare l'iniziativa "Scuola di formazione post carriera", il presidente della Lazio Claudio Lotito, oltre a soffermarsi sulla questione razzismo, ha detto la propria sul momento della squadra di Inzaghi. Torna di moda il tema relativo ai difetti di mentalità del gruppo biancoceleste: "Cosa manca alla Lazio? La determinazione, la coscienza dei propri mezzi. C’è un processo semplice a carattere psicologico, o c’è sovrastimazione dei propri mezzi o non hai coscienza dei tuoi mezzi. Oltre alla grande potenzialità bisogna essere portati al combattimento. Tutte le rappresentazioni mediatiche non rappresentano mai la Lazio, ai miei collaboratori dico che è un bene. Meglio essere dimenticati, così nessuno è preoccupato a ostacolarti. Quando uno vuole raggiungere un obiettivo, oltre alle potenzialità tecnico e sportive, deve avere quelle mentali. Determinazione, autostima, coscienza dei propri mezzi, umiltà. L’umiltà è una componente fondamentale: se in un contesto ti rendi conto che l’avversario è più debole perché è un fatto obiettivo ma poi non lo traduci in risultato significa che hai sottovalutato il fatto, non hai messo in campo quel sano agonismo, quella sana determinazione che è fondamentale per raggiungere gli obiettivi. Gli obiettivi si raggiungono con la qualità, ma anche con il convincimento che si raggiungano tutti insieme. Con lo spirito di gruppo, non con l’individualismo. Quando hai una squadra che lavora all’unisono, anche il magazziniere, anche il medico, la stessa società, i tifosi sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo. Qui si vince tutti insieme, il risultato è di tutti. Pensate, l’errore di uno penalizza il lavoro di tutta la società. Avere coscienza di sé stessi è fondamentale. Con tutto il rispetto, io forse ho una voglia completamente diversa di dimostrare le cose. Attraverso i fatti concreti, senza proclami. Ci sono delle squadre partite con delle logiche, poi però ci sono anche i fattori imponderabili come i pali, le traverse, gli episodi. Ma non è pensabile che se sei concentrato per raggiungere un obiettivo non lo raggiungi. Soprattutto se hai le qualità per farlo. Con il mio carattere non capiterebbe mai. Rientra nel mio dna. Sono stato forgiato a fare questo. Bisogna allenare la mente e lo spirito, devi essere cosciente di te stesso e di cosa puoi fare. Anche dei tuoi limiti. In una squadra di calcio è fondamentale. Ognuno è fondamentale per raggiungere l’obiettivo, non c’è uno che conta più degli altri. Dove non può il re può il fante, la vita funziona così. Se tutti agiscono all’unisono,  anche chi sta in panchina è determinante”. 

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Razzismo, Lotito: ”Adesso tolleranza zero, chi sbaglia paga”

 "Lo diciamo subito: adesso noi tolleranza zero". Questo il messaggio del presidente della Lazio, Claudio Lotito, sugli ultimi sviluppi dell'inchiesta Uefasui presunti fatti razzisti avvenuti durante la gara col Rennes di Europa League. "Noi apparteniamo al tipo di impostazione della legalità e del rispetto delle regole – ha proseguito il numero uno del club biancoceleste a margine di un evento allo stadio Olimpico di Roma – Ci costituiremo parte civile per i danni di immagine ma soprattutto a tutela di chi si sacrifica ogni domenica per questa società. Chi sbaglia paga e non merita di stare all'interno dello stadio".

Lotito ha le idee ben chiare: "Faremo in modo che le forze dell'ordine individuino queste persone, una sparuta minoranza che non ha nulla a che fare con questi personaggi, mele marce che vanno legalmente eliminate. Non consentiremo più a nessuno di sporcare l'immagine della Lazio. L'unica società in Europa ad essere andata in visita ad Auschwitz". Larepubblica.it

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FIFA, Infantino: “Giusto giocare il Mondiale in Qatar. VAR è giustizia”

Gianni Infantino, presidente FIFA, ha parlato dal palco durante il Festival dello Sport a Trento. Queste le sue parole raccolte da TMW: “Da quando sono Presidente i miei problemi si sono moltiplicati non per quattro, ma per quattrocento (ride, ndr). Non so cosa di più bello possa esserci di contribuire a far crescere il calcio nel mondo. Il Mondiale del ‘78? Il mio primo ricordo da bambino, guardavo le partite con mio papà. Nessuno si aspettava quell'Italia, ma purtroppo non si riuscì a vincere quel mondiale. Ci siamo rifatti quattro anni dopo. Il Mondiale è più che un torneo dei popolo, il mondo si ferma per guardare quelle partite di calcio. Il format a 48 nazionali va incontro a una globalizzazione ormai evidente. Il calcio per essere globale, deve includere. In Russia non c’era l’Italia e il presidente è italiano. Da oggi perciò posso fare quello che voglio (ride, ndr). Ma tante altre storiche selezioni mancavano all'appello. La sola partecipazione è già qualcosa di incredibile ed è per questo che vogliamo renderlo maggiormente partecipativo".

Come procede l'organizzazione di Qatar 2022?
"Decoreremo il Natale con i palloni da calcio. Penso sia giusto una volta ogni cent’anni, giocarlo in un posto nel quale non si è mai giocato un torneo di tale portata. Dal punto di vista tecnico, assisteremo a un Mondiale spettacolare, i giocatori saranno freschi perché già a metà novembre i calciatori partiranno in ritiro. Si giocherà in un raggio di 70 chilometri. Il clima sarà praticamente perfetto. Gli stadi saranno spettacolari, si scoprirà una parte del mondo sconosciuta. Criticavano Russia 2018, abbiamo visto che si è rivelato il più bel mondiale della storia. Poca empatia? Bisognerà essere bravi a crearla, cogliere queste sfide e trasformarla in opportunità. Son convinto che gli stadi saranno pieni. Sarà una bella esperienza".

Si parla della novità legata agli shootout?
"Non penso, stiamo studiandone alcune di novità, ma qualsiasi sistema verrà approvato per limitare sospetti nella fase a gironi, sarà certamente spettacolare".

Il calcio femminile?
"Il Mondiale è stato un successo perché questo calcio è già una vera realtà. Molti lo hanno scoperto adesso. Ci ha regalato tante emozioni e i numeri hanno parlato chiaro: un milione di tifosi negli stadi, più di un miliardo da casa. Ora bisogna costruire e sviluppare questa realtà negli anni. Chiediamo ai media di darne la giusta visibilità perché non è affatto l’immagine sbiadita del calcio maschile. Ho deciso di proporre un investimento di circa un miliardo di dollari nei prossimi quattro anni per creare competizioni, magari una Nations League e un mondiale per club. Oltre la metà del mondo è fatto di donne, non dimentichiamolo".

Il VAR sta migliorando?
"Il calcio ora è più bello, giusto, vero. In Italia tra i tanti “movioloni” visti da bambino, era impossibile non confrontarsi prima o poi con la tecnologia. Diventando presidente, ho pensato di provarla giacché di moviola in campo se ne parla da almeno cinquant’anni. Se non avesse funzionato, avremmo cambiato ancora idea. Effettivamente però aiuta. Noi appassionati non ci rendiamo conto che il lavoro dell’arbitro è difficilissimo, anzi di più. Questi qui sono dei veri eroi e, aiutarli con qualcosa che non snaturasse il gioco del calcio, era diventato obbligatorio. Il VAR rappresenta la trasparenza e la giustizia. Lo scandalo non esiste più come il gol in fuorigioco. È cambiata totalmente la percezione".

Nuovo mondiale per club a 24 squadre con otto europee?
"Avrà un potenziale importante. Spesso si tifa o simpatizza anche per una squadra estera, perciò penso sia giusto dare l’opportunità al tifoso di veder competere la propria contro una grande. Investiremo in Asia e nei paesi dove il livello del calcio non è totale come in Europa. Il torneo rimpiazza due competizioni che già esistono con scarso interesse (Mondiale attuale e coppa delle confederazioni, ndr). In un periodo di tempo limitato, i club non avranno più bisogno di andare in giro per il mondo per disputare amichevoli, ma guadagneranno di più attraverso tornei ufficiali e, nel contempo, noi possiamo anche fare beneficenza".

Il tema razzismo è sempre in primo piano.
"Non bisogna nasconderlo, ma condannarlo. Nel calcio bisogna agire concretamente. Ringrazio Gravina per aver intrapreso passi importanti. Ci sono troppi idioti che ancora pensano di andare negli stadi e compiere azioni e gesti razzisti. Se dovesse essere necessario, si abbandona la partita con evidenti sanzioni. La situazione sta diventando preoccupante, ecco perché bisogna battersi sempre. Oggi si può identificare chiunque con grande facilità. Si prende e si daspa a vita. Non è un problema solo italiano, risolvibile con l’applicazione delle leggi. Se non ci sono, si fanno. Tutto il mondo parla dell’Italia razzista, ma questo Paese non lo è. Io stesso sono figlio di emigrati e so che l’Italia non esclude. Si deve andare all’opposto, aprire di più nel mondo. La realtà italiana è tra le quattro più forti a livello globale”.

tuttomercatoweb.com

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Luis Alberto sul futuro: “Nessuna chiamata per il rinnovo. Nella Lazio sto bene, via solo se vogliono vendermi”

Chiacchierata a 360° di Luis Alberto con la Gazzetta dello Sport. Lo spagnolo della Lazio si è espresso su tanti temi di attualità, confessando come i suoi sogni siano la Lazio in Champions a fine anno e quindi l'Europeo con la Spagna. Ma nelle battute finali dell'intervista il giocatore si è anche espresso sul mercato estivo e sul rinnovo di contratto: "Il Siviglia? Non hanno mai fatto alcuna offerta. Le voci girano perché io ogni volta che parlo del Siviglia dico che quella è casa mia. Non posso dire no al Siviglia ma non è il momento di cambiare aria: a Roma sto bene, nella Lazio uguale e se mai me ne andrò sarà solo perché il club vorrà vendermi. Rinnovo? Tare non mi ha chiamato e non credo lo faccia a breve".

 

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L’onestà di Acerbi dalla Nazionale: “Pochi cambi e stessi problemi dello scorso anno, per la Champions ci manca cattiveria e voglia”

Francesco Acerbi in conferenza Il centrale della Lazio, Francesco Acerbi, parla in conferenza stampa a Coverciano. Dal Centro Tecnico Federale fiorentino, prende la parola nei giorni che precedono la gara contro la Grecia e, a seguire, la sfida al Liechtenstein.

Inizia la conferenza alle 13:50 "Siamo contenti di giocare a Roma, speriamo di fare una bellissima partita e di vincere, facendo divertire la gente. Vogliamo continuare la striscia consecutiva di vittorie, qualificandoci prima possibile all'Europeo. Per noi, per la città, per l'Italia: vogliamo chiudere il cerchio. Giocare nel nostro stadio sarà emozionante, è una cosa molto bella: speriamo anche di fare una grandissima partita e di vincere".
Pensa di giocare?
"Mi preparo sempre, mi tengo pronto, decide il mister. Mancano giorni, mi tengo pronto come sempre. Dopo la malattia ho sempre fatto ottime stagioni, buone stagioni: sto passando un buon momento, non mi siedo mai e cerco sempre di migliorarmi ma coi piedi per terra, con umiltà. E' un'ottima stagione ma non c'è un punto, solo un continuo di migliorarmi".
Domani andrete in visita al Bambin Gesù
"I bambini danno sempre una grande energia, hanno una forza che noi non abbiamo. Vedere questi bambini, aggrappati alla vita, non è facile: cerchi di dargli un sorriso, di dargli qualcosa. Per loro, siamo un riferimento e fai del bene".
Quanto spera che sia la volta buona con la Nazionale?
"Con Conte ho fatto tutto fino all'inizio dell'Europeo, poi lui ha scelto altri e non sono andati. Voglio l'Europeo, poco ma sicuro: voglio andarci non solo da comparssa. Voglio dimostrare sul campo, con la Lazio e qui con mister Mancini, la mia voglia d'andare".
Le piace come gioca Mancini?
"Sì, il voler spingere, il tener palla, il voler attaccare. Rappresentare poi gli italiani è un orgoglio, essere qui è bello: cerchi sempre di mettere qualcosa in più per poter giocare e far bene con questa Nazionale, che è il punto massimo per un giocatore".
Cassano ha detto che la Nazionale vince perché trova avversari deboli, anche da Ventura non sono mancate frecciate.
"Vincere non è mai facile, non ti alleni insieme. Non è mai, mai facile: sulla carta, ovvio, potremmo essere superiori ma bisogna dimostrarlo sul campo. Una volta vinci col caso, due, ma così vuol dire che hai gruppo e giocatori validi".
Che pensa del momento della sua Lazio?
"A differenza della Roma, pochi cambi: stesso mister, stessi giocatori, pochi cambi. I problemi sono gli stessi: giochiamo bene, creiamo tanto, perdiamo gare che non dovremmo perdere. Ci manca quel gradino che ci porta a fare quel salto di qualità che ora non c'è. Abbiamo grandi giocatori, ci manca la voglia di portare a casa il risultato, quella determinazione che contraddistingue le squadre, dalle top a quelle appena inferiori. Con cattiveria e voglia di raggiungere obiettivi, con la voglia di vincere o anche di pareggiare, non puoi prendere due gol dopo aver dominato. Una squadra come la nostra non può".

tuttomercatoweb.com

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Immobile: “Felice per la doppietta, ma ci mancano dei punti. L’espulsione di Leiva ci ha fatto scattare qualcosa” (AUDIO)

Le parole di Ciro Immobile ai microfoni del canale ufficiale biancoceleste, al termine del match di Bologna: “Oggi abbiamo sfidato una squadra ben messa in campo che ci ha messo in difficoltà nella prima frazione di gioco. Dopo l’espulsione di Leiva ci è scattato qualcosa e siamo andati meglio. Nonostante una prova non brillante non eravamo passati in svantaggio e questo è positivo. Ci manca sicuramente qualche punto, dobbiamo migliorare. Sono felice per la doppietta, ma non sono per niente soddisfatto perché i tre punti ci servivano e ci resta l’amaro in bocca. Dobbiamo guardare avanti, quando torneremo dalla sosta dovremo valutare gli aspetti positivi e quelli negativi. Sto bene attualmente, i miei compagni mi stanno dando l’opportunità di esprimermi al massimo. Con il Rennais abbiamo vinto una gara importante e volevamo i tre punti anche oggi per dare continuità. C’era stanchezza tra di noi dopo il match di giovedì con i francesi. Sono felice per come stiamo giocando, i miei compagni mi stanno mettendo nelle condizioni migliori per trovare il gol. Anche oggi i nostri tifosi non ci hanno fatto mancare il loro affetto, erano in tantissimi qui al Dall’Ara”. 

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Inzaghi: “Due punti persi, pagati errori difensivi. Correa? E’ fra i nostri rigoristi…” (AUDIO)

Al termine di Bologna-Lazio, il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky:

"La partita di oggi è stata molto sofferta, ma la mia Lazio ha tenuto bene il campo. Il Bologna è un'ottima squadra che ha corso molto, noi non ci siamo mai disuniti. C'è rammarico per le ultime due occasioni da gol e ci dispiace non aver raccolto i tre punti dopo aver terminato un secondo tempo nel quale avremmo meritato il successo. Dovremo analizzare i nostri errori e trovare dei rimedi. Il Bologna ha svolto un buon primo tempo, non avremmo dovuto incassare gol. Sulla seconda rete felsinea avremmo dovuto impedire a Palacio di arrivare sulla respinta del palo.

La prestazione c'è stata, sapevamo che il Bologna sarebbe partito bene. Abbiamo reagito ai due gol avversari e, vedendo gli ultimi minuti di gioco, resta amarezza per il punto. Ho osservato anche il volto dei miei calciatori e sono amareggiati anche loro. Immobile è il nostro rigorista, poi ci sono Jony, Luis Alberto e Correa. Deve ripartire dalla prestazione, gli attaccanti devono preoccuparsi quando non creano occasioni. Con il suo gol avremmo vinto, ma sono sicuro che il Tucu ritroverà la via della rete. Mi sono commosso quando ho visto Mihajlovic, è stato un bellissimo incontro. Non ci siamo potuti abbracciare, ma c'è stata intesa nello sguardo. Tra noi c'è una grande amicizia, uscirà sicuramente vincente dalla sua battaglia.

Il cambio di Immobile? Ha giocato 90 minuti con il Rennais, mentre Luiz Felipe l'ho sostituito per il giallo ricevuto. Le ultime sette gare sono state dispendiose e ci manca qualche punto, ma dobbiamo continuare a credere in quello che facciamo perché continuando ad esprimerci in questo modo possiamo ottenere buoni risultati".

Nel post partita di Bologna-Lazio, il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi è intervenuto in conferenza stampa dallo Stadio Renato Dall'Ara:

“Il nostro rigorista è Immobile, quando non c’è lui ci pensano Jony, Correa e Luis Alberto a calciare i penalty. L’argentino aveva voglia di calciarlo e avrebbe meritato di segnare. Solitamente in allenamento non sbaglia, mentre oggi ha colpito la traversa. C’è rammarico perché questi tre punti sarebbero stati molto importanti. Abbiamo pareggiato contro una squadra forte, dobbiamo andare avanti su questa strada credendo in quello che facciamo. 

Non mi sembrava giusto negare il rigore a Correa perché è un nostro rigorista, in allenamento mi aveva dato certezze. Nel primo tempo avremmo dovuto difendere meglio in occasione delle due reti bolognesi. Dovremo analizzarli bene. La squadra è stata bene in campo ed ha reagito al meglio. Se la palla fosse entrata nel rigore, tutto sarebbe andato diversamente. Chiudiamo questo ciclo di partite con sette buone prestazioni, ma ci mancano dei punti. 

Dopo l’espulsione di Leiva siamo stati ordinati, poi siamo tornati a giocare 10vs10. Ho preferito sostituire anche Luiz Felipe per evitare di restare in nove. Immobile ha svolto una grande prestazione”. 

sslazio.i