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La Scala (Piccoli Azionisti Milan): “Inzaghi non ha atteggiamento spirituale giusto…”

Giuseppe La Scala, avvocato e presidente dei piccoli azionisti del Milan, ha parlato durante Maracanànel pomeriggio di TMW Radio. Ecco le sue parole:
Sulla situazione del club rossonero
"E' una situazione fluida, ma le sensazioni sono positive. I milanisti guardano all'ingaggio di Conte all'Inter in maniera positiva. L'Inter ha un corso tracciato che dice una certa cosa, il Milan viene da Rocco e Sacchi che è ben altro. Credo che piacerebbe ai tifosi una scelta più innovativa, che punta al bel gioco, in linea con la storia rossonera. Magari Sarri. I milanisti hanno ben capito cosa ha detto Gazidis alla Gazzetta. Scelte di allenatori giovani, di cui si parla bene, può essere un profilo accettabile. Anche Giampaolo e e Zerbi sarebbe accolti con pazienza e interesse. Inzaghi è un buon tecnico ma un atteggiamento spirituale che non lo rende molto in linea con la storia milanista. De Zerbi e Giampaolo sono molto innovativi, tra i due preferirei loro a Inzaghi. Elliott ha le idee chiare sull'idea di allenatore, a Maldini è stato proposto di rendersi dirigente di un progetto che ha già individuato la proprietà. Non credo che sia Maldini a tracciare la sua linea. Gazidis ha fatto intendere che il Milan deve tornare in equilibrio, che vorrà dire tre-quattro anni di limbo. Ma un conto è crescendo con una certa filosofia, un conto un progetto con un allenatore che non è nelle corde e nello spirito della squadra".
Tuttomercatoweb.com

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Roma, Pallotta: “Non mi costringeranno a lasciare, mai preso un soldo”

Dopo le tante polemiche che hanno seguito l'addio di Daniele De Rossi alla Roma, il presidente giallorosso , James Pallotta, scrive una lettera ai tifosi pubblicata sul sito ufficiale del club. Ecco il testo integrale. 

Sono rimasto in silenzio nelle ultime settimane, ma ci sono alcune cose che sento di dover affrontare. Che mi crediate o meno, e so che alcuni di voi sono pronti a non prendere in considerazione nulla di ciò che dirò, non penso ci sia stato nessuno, in Società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono andate le cose alla Roma negli ultimi diciotto mesi.

Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità.

È qualcosa che stiamo risolvendo e, per alcuni aspetti, ci vorrà del tempo. Sono sicuro che molti di voi staranno pensando: “Bene, questa storia l’ho già sentita…”. Ma stiamo lavorando duramente per riorganizzare alcune aree del Club, che probabilmente avrebbero dovuto essere prese in esame prima, e per risolvere alcuni problemi, che solo di recente sono giunti alla mia attenzione.

Stiamo lavorando attentamente per ingaggiare persone di talento, che ci aiuteranno a riportare la Roma dove deve stare: ovvero a giocare sui più grandi palcoscenici, a competere per i trofei e a rendere orgogliosi i nostri tifosi.

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A coloro che dicono “bla bla bla, abbiamo già sentito questi discorsi in precedenza”, rispondo di essere fermamente convinto che prima di questa stagione, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, abbiamo allestito squadre molto competitive e desiderose di vincere.

Ci siamo qualificati con regolarità in Champions League. Abbiamo battuto alcuni record ma non è stato sufficiente per vincere un trofeo. Questo è un mio grande rimpianto, perché alla fine il motivo per cui sono qui è vincere trofei, allestire una squadra e creare un’atmosfera che rendano ovunque orgogliosi i tifosi della Roma.

L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro, ma allo stesso tempo mi risulta difficile accettare l’argomentazione secondo la quale non avremmo provato ad andare oltre i nostri limiti con le risorse che avevamo a disposizione.

Abbiamo investito nella squadra e – indipendentemente da ciò che qualcuno può pensare – i numeri e i fatti parlano da soli. Con i miei investitori, ho versato centinaia di milioni di euro e ho già speso probabilmente quasi novanta milioni di euro in un progetto per lo stadio che avrebbe dovuto essere approvato anni fa: uno stadio che assicurerebbe benefici alla Roma, alla città e al calcio italiano. L’ho già detto un milione di volte: se vogliamo competere con i maggiori club europei, abbiamo bisogno dello stadio.

Se qualcuno pensa che io sia interessato solo a fare soldi con la Roma, non potrebbe commettere errore peggiore. Non ho mai preso uno stipendio. Non ho mai tirato fuori un soldo dalla squadra. Non ricavo nulla dalle cessioni dei giocatori. Non guadagno niente dalle vendite delle maglie da gioco. Non prendo un centesimo. E se la squadra varrà molto di più in futuro, la mia vita non cambierà neanche in minima parte. Sono stato un uomo fortunato e guidato dalla provvidenza. La mia vita non cambierà accumulando più denaro.

Se molti di voi non sono felici per via delle cose che sono accadute, in particolare di recente, lo comprendo. Anche io non sono felice: non sono felice a causa dei risultati sportivi e non sono felice perché non abbiamo ancora uno stadio nonostante l’impianto e le sue infrastrutture saranno finanziati con fondi privati. 

Per quanto riguarda l’articolo pubblicato giovedì su Repubblica, ho letto alcuni passaggi quando mi sono svegliato alle 5 di ieri mattina e li ho definiti “cazzate”. Dopo aver letto tutto il servizio, e dopo aver sostenuto una lunga e assai dettagliata conversazione con uno degli estensori del pezzo, ritengo che alcune parti siano vere e altre parti chiaramente non corrette. Mea culpa.

Alcuni aspetti di questo articolo hanno messo in cattiva luce Daniele De Rossi: non è giusto, perché Daniele per diciotto anni è stato un guerriero per la Roma. Lui merita rispetto e io l’ho sempre rispettato.

Potremmo aver avuto qualche divergenza di opinione su come si è chiusa la sua carriera da giocatore della Roma, ma non intendo affrontare questo aspetto pubblicamente. Questo resta tra me e Daniele.

Daniele era turbato, ma le sue emozioni derivano da quanto tiene e da quanto ha sempre avuto a cuore la Roma. Gioca con il cuore e lo abbiamo visto sul campo con la Roma per diciotto anni e, a livello mondiale, con l’Italia. Esprime i suoi sentimenti nello spogliatoio e questo è quello che lo ha reso un grande Capitano. Io credo fermamente che qualunque cosa Daniele abbia fatto, sia stata sempre per il miglioramento del Club.

Era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione come riferito dall’articolo? Sì, lo era, ma ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo.

Pertanto gli è stata detta una bugia e il giorno seguente la sua reazione emotiva è stata quella che è stata.

Il giorno dopo ancora è tornato sui suoi passi e ha detto: "Mi dispiace per il mio sfogo".

Anche il passaggio secondo il quale Daniele avrebbe preso posizione perché Eusebio Di Francesco fosse esonerato, sulla base di tutte le conversazioni che ho intrattenuto con lui, è falso al 100%. Infatti a dodici partite dalla fine del campionato ho avuto una conversazione telefonica con Daniele, che mi ha personalmente chiesto di continuare con lo stesso allenatore fino al termine della stagione. Quindi, se qualcuno sta insinuando che lui chiedesse l’esonero di Di Francesco, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il mio errore è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti su tutta la linea nell’area sportiva e nella sfera della preparazione atletica ma sono stato convinto a non farlo. Avrei dovuto fare i cambiamenti quando pensavo che fosse giusto farli e quell'indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions League.

Se non è stato De Rossi, sono stati quindi Dzeko, Manolas o Kolarov a chiedere che l'allenatore venisse esonerato? No. Non ho mai sentito chiederci da questi giocatori di esonerare Di Francesco. Non sono mai venuti da me, né direttamente né indirettamente.

In passato ho avuto conversazioni dirette con giocatori come Edin, che è stato molto onesto su alcune cose che stavano accadendo e che da professionista non gli piacevano. Faceva quelle valutazioni perché voleva una squadra migliore e io l'ho apprezzato. I giocatori sanno che con me trovano sempre la porta aperta. Sanno che se ci sono problemi io voglio ascoltarli e non ho mai sentito nessuno di loro dire cose cattive su Di Francesco.

Penso che non ci sia dubbio sul fatto che alcune persone esternamente amino le polemiche e vogliano causare problemi a questa squadra. Vogliono che alla Roma vada tutto a puttane. Si preoccupano dei loro obiettivi personali, piuttosto che della squadra o dei veri tifosi. Ed è per questo che continuano a fornire notizie negative ai giornalisti, nel tentativo di sensazionalizzare screzi o problemi ordinari che possono accadere nella quotidianità del Club o dello spogliatoio.

Sono stato coinvolto nel mondo dello sport per molto tempo e questo genere di cose accade in qualsiasi spogliatoio: negli Stati Uniti si verificano senza dubbio in ogni disciplina. Conosco innumerevoli atleti, calciatori e proprietari in tutto il mondo e so che con un gruppo di venticinque ragazzi ci saranno sempre liti, discussioni e persino degli scontri. Sono cose ordinarie nello sport, dal parco giochi alle squadre professionistiche. E sapete una cosa? Questi litigi, discussioni e attriti, nella stragrande maggioranza dei casi, accadono perché le persone hanno fame di ottenere il meglio per il proprio Club.

Nel nostro caso, sembra che la gente stia cercando di mettere dirigenti e calciatori gli uni contro gli altri. Ho sempre avuto scambi costruttivi con Daniele riguardo lo spogliatoio, i giocatori, le cose da migliorare; e lo stesso vale per Francesco Totti. Dire che due ragazzi, con alle spalle una relazione speciale per venti anni, siano in guerra non ha senso. Sono stati in disaccordo? Mio Dio, spero di sì. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è essere circondati da yes man.

Ieri, a proposito, sono stato testimone di quanto stia proseguendo la maturazione di Francesco come dirigente. La sua maturità, le sue intuizioni e la sua competenza, nel confronto con me e con Guido riguardo un potenziale candidato alla panchina, sono state più utili dei consigli di chiunque altro.

Leggo continuamente cose negative su di me e su quello che stiamo cercando di fare a Roma e, a essere onesto, sono deluso se molti tifosi non si rendono conto di quanto io tenga, con passione e coinvolgimento emotivo, a questo Club.

Come ho detto prima, penso che negli ultimi cinque anni circa, prima dell’ultima stagione, abbiamo fatto un buon lavoro, date le restrizioni e le risorse che abbiamo avuto. Non ci piace ma il Financial Fair Play è una realtà per noi e ha condizionato molte delle nostre azioni.

Le persone non vogliono sentirselo dire ma, per un lungo periodo di tempo, ci sono state tante cose da sistemare.

So che alcuni Club non hanno preso sul serio il Financial Fair Play come abbiamo fatto noi, ma è una loro scelta. L'ho segnalato con il Milan un paio di anni fa, quando ho notato cosa stavano facendo e non me ne facevo una ragione. La gente mi ha detto che avevo torto, ma ora sono sotto la lente di ingrandimento per quello che hanno fatto. Non sono, peraltro, l’unico club attualmente sotto inchiesta e che probabilmente sarà punito. Noi non possiamo permetterci di essere in quella posizione o di prenderci simili rischi.

Volevo vendere Salah? No, è lui che ha chiesto di partire con ancora due anni di contratto, per dimostrare di potersi affermare in Premier League. Volevo liberarmi di Alisson? No, ma dovevamo fare i conti con il Financial Fair Play e anche lui voleva andare in una squadra che poteva offrirgli molto di più rispetto a quello che le nostre risorse ci avrebbero permesso.

A volte vendiamo giocatori perché dobbiamo fare i conti con il Financial Fair Play, altre volte lo facciamo perché crediamo di migliorare la squadra. Forse l’effetto non si sarà percepito nell’immediato ma, pensando al futuro del gruppo, abbiamo sempre creduto che fossero tutte cessioni che in quel momento avessero senso.

A volte sbagliamo? Certo, ogni club lo fa.

Abbiamo sbagliato tanto la scorsa estate? Senza dubbio.

Il grosso problema nell'ultimo anno non sono state le cessioni, ma gli acquisti. Non c'è dubbio sul fatto che abbiamo preso dei giocatori di altissima qualità. Il problema più grande non riguarda di certo questo o quel calciatore di per sé, ma la scelta degli uomini giusti, in grado di adattarsi al sistema di gioco più congeniale a Di Francesco.

A maggio di un anno fa ho evidenziato a Monchi i problemi e le necessità della Roma.

Monchi mi ha chiesto il 100% del controllo e della fiducia in quanto nostro direttore sportivo. Ripenso ogni giorno alla sessione di mercato della scorsa estate e forse non avrei dovuto lasciargli tutta questa autonomia. Semplicemente la squadra non si adattava bene al gioco di Di Francesco.

Alla fine della sessione di mercato, ho osservato i nostri movimenti e mi sono reso conto che non avrebbero funzionato.

Mi è dispiaciuto moltissimo per la posizione in cui Di Francesco era stato messo.

Quando le cose stavano andando davvero male, lui ci ha comunicato che forse aveva perso il controllo dello spogliatoio e che, se avessimo pensato che per lui fosse ora di andare, se ne sarebbe andato senza fare resistenza. Di Francesco è sempre stata una persona di classe con me. È un gentiluomo. È stato messo in quella che penso sia una posizione difficile lo scorso anno e ha subito un danno collaterale. È qualcosa di cui siamo tutti dispiaciuti.

Cosa penso quando vedo persone che protestano contro di me? Lasciatemelo dire: tutte queste batoste posso prendermele. Quando i risultati non vanno come vorremmo o quando altre squadre vincono o quando prendiamo decisioni calcistiche che alcune persone non condividono, vengo preso di mira come un pungiball quasi ogni giorno e, anche se è stancante, lo accetto.

Quello che non posso accettare, però, e ritengo sia vergognoso e disgustoso, oltre che poco rappresentativo della Roma e dei nostri tifosi, sono le centinaia di persone che hanno insultato le mie sorelle definendole troie, puttane e maiali.

Un altro preso di mira e costantemente attaccato è Franco Baldini: Franco è chiaramente un mio consigliere e confidente da molto tempo e non ha mai fatto nulla a scapito di questo Club. Se pensate che Franco sia coinvolto in tutte le decisioni, allora vi sbagliate di grosso. È evidente che qualcuno stia cercando di creare molti problemi a una persona che, con discrezione, mi ha sempre dato grandi consigli e ci ha aiutato con alcuni dei migliori giocatori che abbiamo nella nostra squadra e con alcune delle più vantaggiose cessioni di questi anni.

Guardando le proteste, sembra che la gente sia convinta del suo coinvolgimento nella decisione sul contratto di Daniele ma non è vero. Franco non ha dato alcun input su Daniele. Questa è una discussione che non ho nemmeno affrontato con lui, perché negli ultimi due anni l’ho portata avanti, sul fronte dei rinnovi dei contratti, con il management.

Tutti dobbiamo assicurarci, al di là che alla gente piaccia o no, di prendere delle decisioni volte a rinforzare la squadra. E non mi riferisco solo a chi gioca sul campo ma anche alle centinaia di dipendenti che abbiamo e agli obiettivi che cerchiamo di raggiungere insieme. Fare una grande squadra, creare una cultura e una tradizione vincente non potrà mai dipendere mai da una sola persona.

Detto questo, è nostro dovere trattare gli individui con il rispetto che meritano. È andato tutto nel verso giusto rispetto alle modalità con le quali ci siamo rapportati con Daniele? No, non penso. La nostra visione era che questa probabilmente sarebbe stata la sua ultima stagione.

Lasciatemi fare un esempio che dimostra quanto questa sia stata una decisione difficile. Diciamo che in squadra abbiamo Daniele e un altro centrocampista difensivo. Abbiamo ventiquattro giocatori in rosa e due centrocampisti difensivi. Cosa succede se, Dio non voglia, alla terza partita della stagione l’altro centrocampista difensivo si rompe una gamba? Che accadrebbe alla squadra?

Daniele ha detto che gli sarebbe piaciuto giocare dieci o quindici partite la prossima stagione. Quindi cosa accadrebbe alla squadra senza la possibilità di acquistare un altro giocatore fino alla riapertura del mercato a gennaio?

È quasi impossibile far salire in prima squadra un ragazzo di diciassette o diciotto anni in uno dei ruoli più delicati in un campionato come la Serie A.

Quindi che facciamo? Se partecipi alla Champions o all’Europa League le partite a settimana sono tre. Emergerebbe un limite a livello fisico come Daniele stesso ha ammesso.

Mi piacerebbe avere Daniele in squadra, ma avendo due giocatori per ruolo, se l’altro si fa male la Roma è fregata. È un ragionamento semplice.

Non puoi arretrare un centrocampista con caratteristiche più offensive: quello è un ruolo troppo specifico. Non puoi farlo. Questa è la nostra logica: è solo realismo. È una decisione di calcio e per la squadra. Non è una questione legata al singolo, nonostante quanto sia grande Daniele. Un grande calciatore e una persona spettacolare.

Daniele è stato molto fedele alla Roma e la Roma è stata molto fedele a Daniele. La gente non può mettere in discussione la nostra fedeltà, perché abbiamo detto: ‘Daniele, ci piacerebbe che tu facessi parte della Roma per il resto della tua vita’. Questo per me è piuttosto leale. Non abbiamo mai detto “Addio, ci si vede, buona vita”.

Vogliamo che Daniele faccia parte di questo Club per sempre e speriamo che questo succeda.

Non essere presente all’ultima partita di Daniele è stata una scelta incredibilmente difficile da prendere. Ma l’ho fatto perché era la sua serata e volevo che nulla distraesse da questo. Se volete contestarmi va bene ma non volevo sottrarre l’attenzione a quella che avrebbe dovuto essere la celebrazione della fantastica carriera in giallorosso di Daniele. E così è stato.

Parlerò con Daniele in privato. Ci siamo scambiati dei messaggi ieri mattina e l’ho invitato a incontrarmi al termine delle sue vacanze per passare un po’ di tempo con me. Se pensate che ci sia del risentimento tra noi e che non ci parleremo vi state sbagliando. Lo stesso vale per Francesco. Ho invitato Francesco e la sua famiglia a venire da me e spero che lo faranno.

So che molte persone pensano ci sia scompiglio nel Club. Ma questo è un pensiero stupido. Ora il top management è ben allineato. Forse qualcuno può essere infastidito dal fatto che noi – Guido, Mauro, io e gli altri – abbiamo preso delle decisioni forti negli ultimi sei mesi per correggere dei problemi. Sono accadute delle cose che non corrispondono al modo con il quale vorrei che questo Club fosse guidato.

È inevitabile che ci saranno dei rancori. Ci saranno persone che parleranno o che diffonderanno voci come se loro fossero a conoscenza di come vanno le cose. La verità è che noi siamo tutti allineati e che abbiamo intenzione di migliorare.

Come sapete, non sono venuto a Roma nell’ultimo anno. Ero così arrabbiato, già da agosto, per come le cose stavano andando che temevo che la mia presenza non sarebbe stata d’aiuto. Questo è stato un grave errore, la prossima stagione ci sarò.

Avrei dovuto essere di più a Roma.

A me sembra chiaro che ci siano alcune persone che sono insoddisfatte perché non potranno mai manipolarmi, minacciarmi o attaccarmi al punto da farmi vendere il Club.  Conosco la storia di quasi tremila anni di Roma e so come funziona. Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà.

Vogliamo costruire qualcosa di grande qui e lo stesso desiderano tutte le persone che operano nel Club ogni giorno. Credo che la maggior parte dei tifosi voglia la medesima cosa.

Abbiamo un gruppo che lavora con straordinaria dedizione e che soffre quando le cose vanno male o quando legge che tutto sarebbe in disordine. È vergognoso che ci sia gente fuori che cerca di manipolare i tifosi contro la Roma e contro di me. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte.

A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo.

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Inzaghi, Lotito: “I problemi della Lazio non si discutono per strada”

All'uscita dal Consiglio Federale a Roma, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha parlato brevemente della posizione di Simone Inzaghi alla stampa presente. Queste le sue parole raccolte da TMW: "Ci dobbiamo aspettare altri incontri con Inzaghi? I problemi della Lazio verranno affrontati in altre sedi, non si risolvono per strada".

 

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Tommaso Paradiso, lettera aperta alla Lazio: “Inzaghi deve essere il nostro Ferguson”

Inzaghi e la Lazio, la Lazio e Inzaghi, difficile immaginarli distanti. Provateci. Sì, è vero il calcio moderno ha perso la sua vena romantica ma proprio per questo dico che Simone deve restare sulla panchina della Lazio. Lui è capace di farci battere forte il cuore biancoceleste. 

Da tempo manca un personaggio che sia un po’ il simbolo. Una sorta di feticcio al quale attaccarsi nei momenti più difficili. Una specie di acchiappasogni. Questa mancanza l’ho avvertita domenica scorsa guardando l’addio di De Rossi. Certo noi abbiamo molte altre cose. Basta vedere la bacheca che sta a Formello con i trofei degli ultimi anni… Ora, però, potremmo avere la grande occasione di avere tutto: le coppe e Inzaghi simbolo della Lazio. Ha vestito questa maglia da calciatore vincendo uno scudetto, tre coppe Italia, due Supercoppe italiana.

Da tecnico ha fatto tutta la trafila partendo dalle giovanili e da tre anni ci sta guidando ad altri successi: Supercoppa e Coppa Italia. Lui ha sempre sposato la nostra causa e noi tifosi vediamo in lui appartenenza. Dovrebbe restare solo per questo. Io gli darei le chiavi di Formello. Inzaghi deve diventare un nuovo Ferguson: un manager-allenatore. Tutto dovrebbe passare da lui: mercato, squadra, spogliatoio. Finalmente potrebbe essere quel collante che ci manca da diverso tempo. Presidente, allenatore, squadra e tifosi come una grande famiglia. Non prenderei nessuno degli allenatori di cui si parla per una sua eventuale sostituzione. Un grande errore farsi sfuggire Inzaghi. È destinato a diventare uno dei più bravi in Europa. E deve diventarlo con la Lazio.  (L'autore è leader dei The Giornalisti)

Ilmessaggero.

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Palombi: “Mi sento più maturo, ora mi serve continuità”

Come fosse un giocatore nuovo. Come fosse un uomo diverso. Simone Palombi è cresciuto. Lo ha fatto a Lecce in un anno molto delicato per i giallorossi. Il club salentino era partito per salvarsi ma, improvvisamente, a novembre si è ritrovato al secondo posto in classifica, in zona promozione diretta. Da quel momento Palombi, insieme ai suoi compagni, non ha più alzato il piede dall'acceleratore, conquistando la Serie A che a inizio stagione sembrava un miraggio. Quest'anno però Simone non ha raggiunto solo l'obiettivo di squadra, bensì anche quello personale. Perché si sente cresciuto, si sente pronto. Ma non arrivato: “Sarei un idiota a pensare di essere al top – ha spiegato –. Questo è solo un punto di partenza. Nello sport si può andare oltre ogni più rosea aspettativa. Vale per una squadra, ma anche per il singolo. Lavoro per arrivare più in alto possibile”.

Nella prossima stagione sarà ancora a Lecce?

“Per me è fondamentale avere continuità. Devo crescere, imparare, fare esperienza. Il Lecce può esercitare il diritto di riscatto, poi la Lazio avrebbe il contro-riscatto. Le società si incontreranno a breve, ma sono sicuro che troveremo una soluzione che renda felici tutti”.

All'inizio della stagione 2017-18 è stato aggregato alla Prima Squadra della Lazio ma non è mai riuscito a ritagliarsi spazio. Ora si sente più pronto?

“Sinceramente ho pensato a lungo a quei mesi per capire cosa ho sbagliato. Oggi arriverei più maturo. La Lazio comunque davanti in quel momento era copertissima e io ho subito un infortunio che mi ha tenuto fuori diverse settimane. È stata comunque un'esperienza positiva e formativa. All'epoca ero uscito da poco dalla Primavera, ora sono più padrone del campo, sono più coinvolto nel gioco e sono anche più sicuro dei miei mezzi”.

Cosa l'ha spinta un anno fa ad accettare l'offerta del Lecce?

“Liverani. Ci avevo già lavorato a Terni. Sapevo che mi avrebbe valorizzato e per me era importante perché venivo da un periodo difficile. Il mister sa far uscire il meglio me. In allenamento chiede il massimo fino all'ultimo secondo e questo suo atteggiamento noi lo riproponiamo in campo. Non è un caso se in più occasioni abbiamo segnato allo scadere”.

Tecnicamente come si sta evolvendo?

“Con Inzaghi in Primavera giocavo esclusivamente esterno d'attacco nel 4-3-3, ora posso occupare posizioni diverse. Credo di ricordare un po' Signori come tipo di giocatore, pure dal punto di vista fisico. Ovviamente però anche il solo avvicinarmi ai suoi numeri sarebbe un sogno”.

A proposito di Inzaghi… Secondo lei resta?

“Spero di sì, ci tiene tanto. Sono 20 anni che veste quei colori. Sarebbe un peccato se non restasse. Ha svolto un ottimo lavoro, coronato da due trofei”.

La Supercoppa del 2017 l'ha vinta anche lei. Emozione paragonabile a quella della promozione?

“Quello è stato il mio primo trofeo con la Lazio, una gioia immensa. Ho cominciato che pagavo la retta per giocare con quella maglia e ho finito per vincere un titolo. Un sogno. La promozione però è un'altra grande gioia, spalmata per tutto l'anno e vissuta da protagonista. Difficile scegliere, le vittorie non sono mai paragonabili”.

Gazzetta dello Sport

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Lotito: “Inzaghi ha un contratto, sbagliato parlare di trattative. Forse qualcuno ha appetiti diversi. Milinkovic? Se arriva offerta appetibile ne parleremo” (VIDEO/AUDIO)

Premio Ussi, le parole del presidente della Lazio Claudio Lotito a margine della premiazione: "La Lazio dopo la Juve è la società che ha vinto più di tutti, vuol dire che abbiamo messo in campo un programma che sta iniziando a dare dei frutti. I risultati si conqusitano sul campo, fare l'esegesi a posteriori non serve a nulla. Dobbiamo far tesoro degli errori che sono stati fatti in campionato per poi non ripeterli in futuro. E' chiaro che non abbiamo raggiunto l'obiettivo che avevamo puntato. Andare in Europa league rappresenta una costante. Potrebbe essere anche un traguardo ambito raggiungere la fase finale. penso che la Lazio abbia gettato le basi per tornare nell'Olimpo del calcio internazionale. Mercato? Il campionato è finito ieri, Tare è preposto a questo, insieme abbiamo sempre trovato le soluzioni. Certamente non sarà una Lazio più debole. Inzaghi? E' sbagliato parlare di trattativa. Inzaghi ha un contratto, c'è un buon rapporto e nel momento in cui si stabiliranno i programmi per la prossima stagione saranno stabiliti anche i ruoli per la prossima stagione. Inzaghi fa parte dell'organico della Lazio, ha un contratto, i problemi più importanti sono l'organizzazione dell'organico, le prospettive organizzative e su quelle poi stabiliremo il resto. Il contratto esiste, non mi sono mai posto il problema, non ho mai detto che Inzaghi andrà via. Gli altri parlano sempre di soldi, noi parliamo di programmazione. Sconfitte e vittorie sono il frutto dei demeriti e dei meriti di tutti. Sulla base dei programmi e degli obiettivi stabiliremo tutto il resto. L'Atalanta ha messo in pratica quello che sta facendo la Lazio da tempo. Con la differenza che la Lazio era molto indebitata. E' un modello, punta molto sull'organizzazione e sulla qualità delle persone. Milinkovic? Non è in vendita, è altrettanto vero che nel momento in cui dovesse arrivare un'offerta importante ed appetibile per società e calciatore ne parleremo".

Poi sul palco: "Un’invenzione mediatica quella di Inzaghi. Ha un contratto con la Lazio, non mi risulta che la società abbia preso una posizione di alienazione o sostituzione del ruolo. Ci si incontra per i programmi, per capire gli obiettivi e i traguardi da raggiungere. Tra di noi non c’è attrito, forse qualcuno avrà qualche aspirazione o appetito di qualcos'altro. Come si dice? L’erba del vicino è sempre più verde".

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Immobile: “Stagione negativa? Firmerei per 15 gol ogni anno. Inzaghi sarebbe una perdita importante…”

 

Le parole di Ciro Immobile ai microfoni di Sky Sport: "Non è bello perdere, abbiamo salvato la stagione vincendo un trofeo, purtroppo non siamo riusciti a centrare l’obiettivo principale che era la Champions League. Quest’anno non ho segnato poco, stagioni come quella passata non capitano quasi mai. Normale che la gente si aspetti tanto da me e questo mi carica molto. Metterei la firma per 15 gol ogni stagione. Paura di non andare in Nazionale? Aspetto come gli altri, ho un buon rapporto con mister Mancini. Sono stato un po’ sfortunato con la maglia azzurra. Inzaghi? Il bello di stare qui è che siamo una famiglia. Con il mister ho un rapporto splendido sia in campo che fuori. I risultati parlano per lui. Società e tecnico devono fare le loro scelte e lasciarsi bene non è un dramma, come hanno fatto Allegri e la Juventus”.  

laziopress.it

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Entusiasmo Capanni: “Il giorno più bello della mia vita, grazie Inzaghi per la fiducia”

Le parole di Luan Capanni – al suo esordio – ai microfoni del canale ufficiale biancoceleste: “Ho vissuto una grande emozione, questo è il giorno più bello della mia vita. Devo ringraziare tutti i miei compagni di squadra che mi hanno lasciato tranquillo in vista di questo esordio. Ho pensato al 26 maggio ed al mio numero di maglia (71, ndr), ci ho pensato mentre ero in hotel. Sono molto felice del mio debutto, devo ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato finora e tutto il personale della Lazio che ha contribuito al raggiungimento di questo traguardo. Ho lavorato molto e devo ringraziare Tare che ha intuito che potessi giocare come prima punta. Inzaghi mi ha aiutato ad approcciare al ruolo, mentre devo ringraziare anche Valter Bonacina per avermi aiutato ogni giorno in Primavera. Era difficile cambiare la posizione ogni volta con lui, ho svariato in molti ruoli e sono felice di essermi ben espresso. 

Ho provato una grande emozione al momento dell’ingresso in campo, pensavo a questo giorno da quando sono bambino. Quando sono entrato ho notato subito la grande velocità di gioco, ma ho notato anche l’erba ed il pallone: è un sogno per me, non dimenticherò mai questo giorno. Il mio primo pallone? Avevo spazio ed ho provato a calciare, anche se purtroppo la sfera non è entrata in porta. Ancora non ho guardato il telefonino ma sicuramente avrò ricevuto tanti messaggi dalla mia famiglia e dai miei amici. 

Il mister mi ha chiamato, ha aspettato e poi mi ha detto di scaldarmi bene perché sarei entrato: devo ringraziare Inzaghi per la sua fiducia. Sto vivendo un sogno come indossare la maglia di un grande club Europeo come la Lazio. La stagione si è conclusa meravigliosamente, ora andrò in vacanza sperando nella nuova annata”. 

sslazio.it

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Tare: “Inzaghi? Il suo contratto non è in scadenza, vogliamo che resti…” (AUDIO)

Intervenuto ai microfoni si Sky, il ds biancoceleste Igli Tare parla del futuro di Inzaghi e dei giocatori chiave della rosa: “Gli incontri di questi giorni sono stati fatti per capire tante cose, ma Inzaghi non ha il contratto in scadenza quindi tutta questa attenzione mi sembra esagerata. Resterà? Sì, lo abbiamo detto sia io, che Lotito, che l’allenatore.Mercato? Tutte queste voci fanno parte del calciomercato estivo, la cosa più importante sarà avere una squadra competitiva per il prossimo anno, per lottare per i piani alti della classifica“.laziopress.it

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Pre-match, Bastos: “Affetto dei tifosi bellissimo, ora chiudiamo al meglio”

A circa un'ora dal fischio d'inizio di Torino-Lazio, il difensore biancoceleste Bastos Quissanga è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky: 

“La partita con il Bologna è passata, ora ci attende la gara con il Torino e vogliamo fare il nostro massimo per chiudere al meglio il campionato.

Ho la testa solo sulla partita di oggi ma ovviamente mi sto preparando per fare bene anche con la mia Nazionale.

L’affetto dei tifosi è bellissimo, speriamo in una bella gara”.

sslazio.it