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Pre-match, Parolo: “Caricati dai nostri tifosi, servono 90′ perfetti”

A circa un’ora dal fischio d’inizio della sfida, il centrocampista biancoceleste Marco Parolo è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky:

“Dovremo fare una gran partita questa sera, abbiamo nelle nostre corde la possibilità di fare bene.

Ieri è stata bellissima l’accoglienza dei nostri tifosi a Termini, ci spingono sempre a fare del nostro meglio per la maglia e lo faremo anche oggi.

Servirà la solita partita che abbiamo sempre disputato ma, negli gli interi 90 minuti, non dovremo commettere quelle disattenzioni che ci sono costate care”.

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Inzaghi: “Napoli da vertice, serve personalità. Mercato? Partito lento, ma sintonia con il club” (AUDIO)

CONFERENZA LIVE – Mister Inzaghi presenta la gara con il Napoli:  

"Dobbiamo cominciare il ritorno come abbiamo finito l'andata. Giocando bene a calcio per cercare di fare risultato. Il Napoli ha diverse assenze, sono pesanti, ma al di là di Koulibaly gli altri sono già mancati altre volte. Ancelotti ha usato tutti i giocatori a disposizioni. L'unica assenza a cui non sono abituati è quella del difensore. Per noi è un vantaggio. Ma tutti i loro giocatori hanno fatto bene finora".

La Lazio ha sempre faticato con le grandi

"Bisogna migliorare e fare in modo che in certe partite gli episodi siano dalla nostra parte. All'andata abbiamo colpito un pari interno con Acerbi, non avrebbe cambiato tanto la classifica, ma sarebbe stato un punto importante. Sono soddisfatto della settimana post Novara, dovremo essere concentrati e propositivi, avere la giusta personalità"

Che Napoli si aspetta? Cosa teme?

Il Napoli è una grande squadra. Insigne, Hamsik e Allan spesso li ho visti in panchina, sono forti. Koulibaly fuori non l'ho mai visto, ma Maksimovic e Albiol hanno dimostrato di essere giocatori importanti. L'anno scorso hanno fatto il record di punti, è cambiato allenatore ma sono ancora ai vertici. Ha perso con la Juve, l'Inter e la Samp fuori, in casa mai. Abbiamo la capacità di poter fare bene.

Lulic può giocare a destra. Può diventare anche la prima scelta a destra?

Ho la fortuna di averlo a disposizione, è duttili, può giocare in più ruoli. Non è detto che giochi lì. Farò le mie valutazioni, oggi ho provato alcune cose, la partita è domani sera, la mattina avremo un risveglio muscolare, poi deciderò la formazioni. Sono tutti arruolabili eccetto Marusic per squalifica.

Caceres e Murgia non sono stati convocati anche se si sono allenati bene ieri. Stanno facendo delle valutazioni, sono ottimi professionisti. Murgia è cresciuto con noi, ha dato tanto a me nelle giovanili e nello scorso anno, ha fatto un gol che rimarrà nella storia. E' un po' chiuso nel ruolo, ha avuto meno spazio di quello che pensavo, si sta pensando di mandarlo a giocare nel ritorno. Anche Caceres mi ha sempre dato disponibilità. Per Napoli li ho risparmiati, vedremo cosa si farà in questa finestra.

Sul mercato in entrata?

Si sta lavorando, con la società c'è sintonia, abbiamo gli stessi intenti. La rosa è di 29 giocatori, dovrà uscire qualcuno, il mercato è partito in modo lento, finora è uscito solo Rossi, per me è difficile allenarli tutti. Voglio gente che vuole rimanere alla LAzio. In entrata vogliamo giocatori che vogliamo prendere, non quelli che gli altri vogliono vendere. Venticinque di movimento più tre portieri sono tanti.

Luis Alberto rinato per la nuova posizione?

Un giocatore importante, ci può aiutare in ogni zona di campo. Si trova la sua collocazione, domani vedremo dove giocherà. Sta tornando ai suoi livelli, da qui alla fine ci darà tante possibilità.

Quanto le dà fastidio sentire parlare di una Lazio piccola con le grandi?

Abbiamo dimostrato l'anno scorso contro grandi squadre di poter fare bene. Dovremo essere bravi in questi match a mantenere alta la concentrazione e a far girare gli episodi a nostro favore. 

Cosa significa battere Ancelotti a Napoli?

Parla il suo curriculum, la sua carriera. Un grandissimo tecnico, con delle variazioni ha tenuto il Napoli in alto. Dovremo essere propositivi, intelligenti, incontreremo una grande squadra. Ci saranno Mertens e Milik davanti, Zielinski e Diawara a centrocampo. Hanno tanti elementi. Domani serve una grande partita.

Cosa è cambiato nel Napoli di Ancelotti?

Qualcosa è cambiato a livello di disposizione in campo. Da 4-3-3 giocano con il 4-4-2, squadra tecnica, gli elementi spostano le gare da un momento all'altro. Penso che il gioco e la qualità del Napoli non sono calati, lo dice la classifica. 

Quanto è cambiata la Lazio rispetto alla prima d'andata? La stuzzica la Lazio fantasia?

Sono valutazioni che un tecnico deve fare, lo vedremo domani come giocare. All'andata facemmo un grande primo tempo, meritavamo il vantaggio invece pareggio Milik e cambiò l'inerzia della gara. Sarebbe finita 2-2 senza quel palo di Acerbi. Abbiamo appreso più conoscenze, siamo cresciuti così come anche il Napoli. 

Su Badelj e Berisha?

Normale che possano esserci dei giocatori che giocano meno in una rosa. Questi due non si sono mai lamentati con me, si sono sempre allenati molto bene, sono regolarmente convocati, da qui alla fine potranno darci una grande mano.

ASCOLTA AUDIO: https://m.mixcloud.com/Radiosei/conferenza-stampa-simone-inzaghi-pre-napoli-lazio/

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Immobile ed il ritorno a Napoli, l’ag.: “Sempre un giorno speciale, casa a 200 metri da Insigne. Gli azzurri preferirono Higuain”

A Radio Marte nella trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Marco Sommella, agente di Ciro Immobile: “Immobile ha un legame fortissimo con Napoli e le sue origini. Domenica dopo la partita si fermerà a Napoli perchè lunedì la Lazio concederà alla squadra un giorno libero, insomma, nonostante non abbia mai indossato la maglia azzurra, appena può scappa a Napoli dove ha amicizie ed interessi. Ha comprato anche una casa a 200 metri da quella di Insigne, è stata una coincidenza, i due oltre ad essere amici da tanti anni sono anche vicini di casa. Quando viene a Napoli Ciro spesso si ferma al bar Cimmino perchè è molto legato a Salvatore Fantini che purtroppo vedrà Napoli-Lazio solo dal cielo, e poi adora andare a mangiare da Cicciotto a Marekiaro. Sull'ipotesi Napoli in passato? Se fosse arrivata un’offerta del Napoli Immobile non l’avrebbe mai rifiutata. Il Napoli preferì Higuain e col senno di poi i numeri dicono che non segna meno del Pipita”.

 

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Luis Alberto, l’ag.: “E’ un top, Inzaghi gliel’ha fatto capire. A Siviglia è amato, vedrete che partita”

A qualche giorno da Napoli-Lazio, Alvaro Torres – direttore dell’agenzia che gestisce Luis Alberto e Fabian Ruiz – ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport. Di seguito le dichiarazioni sullo spagnolo biancoceleste: «Luis Alberto sta giocando molto bene nelle ultime partite, ed è molto motivato. Sa cosa andrà ad affrontare: il Napoli, la Juve e poi lo spareggio in Europa League contro il Siviglia, club in cui è stato formato. Infortuni? Gli hanno impedito in alcune partite di essere al suo vero livello, ma ha lavorato sodo per riprendersi bene. Si è allenato mattina e pomeriggio, ha passato molto ore col fisioterapista e ora è tornato ad un livello competitivo. E’ convinto che sarà importante per la Lazio in questa seconda parte della stagione».

INZAGHI – «La visione del gioco di Luis Alberto è incredibile, pochi giocatori ce l’hanno, vede lo sviluppo dell’azione due secondi prima degli altri e realizza un’esecuzione molto veloce. Questo lo rende diverso, è puro talento. Immobile gli è davvero grato, così come tutti gli attaccanti che gli hanno giocato accanto. Inzaghi gli ha instillato fiducia e gli ha dato la consapevolezza. Ha un livello da top player, ci crede».

IMPATTO SERIE A – «La ragione è chiara. Ogni giocatore che cambia club negli ultimi giorni di trattative ha solitamente avuto un mercato complicato e una preparazione fisica complicata col suo club. Luis Alberto aveva trascorso un’estate faticosa con il Liverpool. Monchi aveva fatto una buona offerta al Liverpool nel mese di luglio. Abbiamo passato molto tempo con quella proposta sul tavolo, ma il Liverpool ha chiuso quella possibilità e per Luis, dal punto di vista mentale, è stato difficile. Arrivare alla Lazio ad agosto ha richiesto un tempo di adattamento più lungo. Verso la fine della stagione, però, ha dimostrato un buon livero e nel precampionato successivo ha dimostrato a Inzaghi che il suo posto era nella Lazio e che sarebbe stato un giocatore importante. Nell’ultima stagione è stato uno dei migliori giocatori della Serie A e ha ottenuto la convocazione della nazionale spagnola. Ora ha fiducia e sa che giocando al suo livello ci tornerà prima o poi».

MAGO – «A volte sembra faccia le magie, gli avversari seguono la palla da una parte e improvvisamente li ha già superati e ha dato l’ultimo passaggio. Sì, gli piace quel soprannome. Arrivo a Roma? Tare conosceva Luis Alberto, avevamo parlato di lui già negli anni precedente e all’inizio dell’estate 2016, ma in quel periodo il prezzo del Liverpool era proibitivo per la Lazio. Siviglia? Sarà un’emozione tremenda per lui giocare di nuovo al Pizjuan. Si è formato a Siviglia e ha la sua casa a Siviglia. Sua moglie e i suoi figli sono di Siviglia, i suoi grandi amici anche. E’ molto motivato per giocare questa parttia a Siviglia e lo farà bene. E’ entusiasta e convinto che la Lazio possa eliminare il Siviglia. Mercato? Il Siviglia è sempre stato molto attento a Luis, è molto amato a casa sua».

CHI VINCERA’ – «Come sempre, quando si affrontano giocatori che rappresentiamo, diciamo che il risultato non dipende da ciò che vogliamo noi. Che vinca il migliore e che tutti e due possano giocare una grande partita».lazionews24

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​Lotito: «Zappacosta? Il mercato non è fatto con le figurine. Cori razzisti? Così club ostaggio di dieci stupidi»

«Zappacosta? Il mercato non è fatto dalla collezione di figurine. Se mi piace? Io mi domando se è funzionale e necessario». Così il presidente della Lazio, Claudio Lotito, intercettato davanti Palazzo Chigi da alcuni cronisti. «Queste valutazioni non le fa il presidente – replica il patron biancoceleste – il presidente è il pater familias che sente e ascolta le persone. Ho un allenatore, un direttore sportivo, un team manager che concorrono ad una formazione di un mio convincimento».

«Devono essere messe in campo tutta una serie di azioni volte a reprimere certi episodi, quando questi però sono palesi, evidenti e percepibili. Invece così si rendono le società ostaggio dei comportamenti di dieci stupidi», ha detto Lotito sulle polemiche seguite all'episodio durante il match di Coppa Italia all'Olimpico, con una parte degli ultras della curva Nord che ha intonato cori razzisti e a sfondo antisemita contro i tifosi romanisti. «In uno stadio semideserto – ha aggiunto – si sarebbero sentiti. Invece chi era allo stadio nessuno ha sentito nulla, nemmeno io, tanto è vero che la giustizia sportiva ha ritenuto di non fare nessun tipo di considerazione. Sta diventando una psicosi, una situazione ridicola. La società non deve pagare nulla. Sotto la curva si può sentire qualsiasi cosa, ma in questo caso non li ha sentiti l'arbitro, non li ha sentiti la procura e nemmeno il quarto uomo». «Gli unici cori che si sono sentiti sono quelli nei miei confronti dei tifosi del Novara. La cosa più bella è che poi noi siamo stati abbinati a quei manifesti adesivi, quelli sì che sono razzisti», ha precisato Lotito riferendosi ad alcune scritte a firma di un gruppo romanista “Lazio, Napoli, Israele. Stessi colori”. Sulla posizione del tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, Lotito si dice «d'accordo con il capo della polizia (Franco Gabrielli, ndr), secondo cui ognuno si assume la responsabilità dei propri comportamenti e deve essere consapevole delle conseguenze. A volte può anche essere un boomerang».

Secondo il n.1 del club biancoceleste «che piaccia o no c'è stata una crescita da parte della curva: quando sono arrivato aveva un certo comportamento, oggi ne ha un altro. La nostra è forse l'unica società che ha messo in atto tutta una serie di azioni volte a reprimere certi fenomeni. Poi non posso mettere un poliziotto per ogni tifoso perché è tecnicamente impossibile».Il Messaggero.it

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“Ehi non sono morto! Bisteccone è più vivo che mai”

MILANO – Guarda a sinistra, guarda a destra. E va a vincere. Ancora una volta. Se avete visto Gian Piero Galeazzi a Domenica In, sotto le feste, su una sedia a rotelle, sofferente, molto diverso da come eravamo abituati a vederlo quando si aggrappava a Maradona o all’Avvocato Agnelli per un’intervista, beh, cancellatelo dalla mente. La tv inganna. “Sui social m’hanno già fatto il funerale. Ma io sono ancora vivo, eh. Ho sbagliato a presentarmi in quel modo. La verità è che sono reduce da un’operazione al ginocchio sinistro, mi muovo con le stampelle. Lo studio era pieno di cavi e, per non rischiare, un assistente ha pensato bene di mettermi su una carrozzina”. 
E la gente ha pensato che fosse malato seriamente. Anche perché lei ha detto: voglio vivere bene gli ultimi 500 metri della mia vita. 
“Non ho il Parkinson, ho problemi di diabete. La salute va su e giù, come sulle montagne russe. Ho sbalzi di pressione, gonfiore alle gambe. Quando mi emoziono mi tremano le mani, ma non sono messo così male. A 72 anni ho anche perso un po’ di chili”. 
Eppure è bastato vederla in quelle condizioni per scatenare grandi manifestazioni di affetto. 
“Inaspettate. Mi sono arrivate decine di messaggi, sono stato travolto dalle telefonate. C’è persino chi mi ha segnalato medici e specialisti. Incredibile”. 
Si può stare tranquilli? 
“Certo, anzi, questo ritorno di popolarità mi aiuta. Mi sono reso conto che la gente non mi ha dimenticato. Ho unito due tipologie diverse di pubblico: sono stato Pippo Baudo e Sandro Ciotti messi assieme, una bomba atomica. Mi piacerebbe tornare a lavorare in tv. Oggi, per dire, sarò di nuovo dalla mia amica Mara Venier a Domenica In”. 
Non si è mai pentito di avere ceduto alle sue lusinghe, rovinando l’immagine di giornalista “serio”? 
“No, Mara mi ha cambiato la vita. Eravamo a cena in un locale di New York assieme a Renzo Arbore, durante i Mondiali del 1994, quando mi chiese di partecipare a Domenica In. Io conducevo già 90° Minuto e lei fu brava a buttarmi nello spettacolo gradualmente. Subito si sono scatenate le critiche e le invidie dei colleghi”. 

Il direttore Marino Bartoletti non voleva che un suo giornalista cantasse e ballasse, si travestisse, e poi conducesse una delle trasmissioni Rai di punta. 
“Anche mia moglie Laura e i miei figli Gianluca e Susanna mi chiesero se ero diventato matto. Magari nei loro panni anche io avrei pensato le stesse cose. Bartoletti voleva togliermi 90° Minuto, mi ha bombardato, non avevo neppure più il mio posto in redazione. Però io avevo il sostegno del direttore di Rai 1, Brando Giordani: diceva che dovevo essere un giornalista a 360 gradi. Anche Mara s’era messa di traverso: non toccatemi Bisteccone, eh”. 
Già, il soprannome che l’accompagna da decenni. 
“Le dico come nacque. Era il 1970, un giorno dovevo andare a giocare un doppio di tennis con Renato Venturini, che lavorava alla radio. Andai a prenderlo nella sede di via del Babuino e mi presentò ai colleghi dello sport. Ero alto e massiccio, così Gilberto Evangelisti se ne uscì con la frase: Renà, ma chi è ‘sto Bisteccone?”. 
E così trovò anche lavoro. 
“Venturini raccontò che ero stato campione di canottaggio così quelli della radio mi chiesero di portare i risultati delle gare e piano piano mi inserirono in redazione. Lavoravo dalle 8 del mattino alle 8 di sera, portavo il cappuccino a Ciotti, leggevo i risultati della C la domenica. Insomma, feci la gavetta, al fianco di maestri come Guglielmo Moretti, il mio santo protettore, Enrico Ameri, lo stesso Ciotti, Rino Icardi, Claudio Ferretti”. 
Fino a quando si ritrovò all’Olimpiade di Monaco. 
“E per un altro colpo di fortuna feci la mia prima radiocronaca di canottaggio. Mirko Petternella era stato trattenuto al palazzetto per la scherma e così debuttai io. Con questa frase: “Qui c’è molto vento, le bandiere sembrano di legno”. Pensi che cazzata… Dallo studio Roberto Bortoluzzi disse: “Sì Galeazzi, vai avanti”. Avrà pensato: se questo è l’inizio, annamo bene… Invece me la cavai”. 
Più che bene. E con la riforma Rai si ritrovò in Tv. 
“Non volevo lasciare la radio, stavo da dio ed ero stato assunto. Un giorno, però, mentre facevo una radiocronaca di rugby a Rovigo ricevetti una telefonata della segretaria di Emilio Rossi, nuovo direttore del Tg1. “Si presenti domani mattina”. Avevano bisogno di un redattore perché tutti gli altri erano passati al Tg2 con Maurizio Barendson. Tito Stagno, “l’uomo della Luna” e capo dello sport, aveva fatto il mio nome al direttore e così accettai”. 
Non senza problemi. 
“Moretti, mio capo alla radio, mi disse a brutto muso: “Il giorno che ti troverò sanguinante per strada non ti soccorrerò”. Ameri, invece, fu più clemente: “Hai fatto bene: qui sei il 35°, al Tg1 potrai essere il numero uno”. In effetti, conducevo i notiziari, facevo “a modo mio” i servizi per la Domenica Sportiva. Soprattutto potevo fare le telecronache di canottaggio e, con Guido Oddo, quelle di tennis, altro sport che conoscevo bene”. 

Proprio nel periodo di massimo splendore degli italiani, tra l’altro. 
“Stare nella “buca” del Foro Italico durante gli Internazionali d’Italia è stata una grande palestra professionale. Peccato aver saltato la trasferta in Cile in occasione della vittoria azzurra in Coppa Davis nel 1976. La tv non mandò inviati – ma la radio sì – per protestare contro il regime di Pinochet, quindi Oddo e io facemmo le telecronache dal “tubo”. La sera della vittoria del doppio, però, durante la differita Guido vide che Panatta e gli altri azzurri alzavano la coppa e anticipò il risultato, rovinando la sorpresa. Apriti cielo: ricevemmo decine di telefonate di telespettatori imbufaliti”. 
Lei è rimasto grande amico di Pietrangeli e Panatta. 
“Nicola mi ha insegnato il tennis, Adriano mi ha laureato, mi ha fatto capire lo spirito di questo sport. La Coppa Davis era il top, adesso l’hanno riformata e snaturata, togliendole tutto il suo fascino”. 
A quale telecronaca è rimasto più affezionato? 
“A quella dell’oro di Bonomi e Rossi nel K2 1000 metri all’Olimpiade di Sydney: “Si guarda a sinistra, si guarda a destra, vince l’Italia!”. Anche se il mio nome sarà legato per sempre ai fratelli Abbagnale. Eppure la telecronaca della vittoria di Seul, passata alla storia, non doveva neppure esserci. La sera prima stavo giocando a carte con Evangelisti quando arrivò la notizia di uno sciopero. A quel punto, invece di andare a letto, girai per Seul, nei bar frequentati dai militari americani. Soltanto quando tornai in albergo all’alba scoprii che lo sciopero era stato revocato. Mi precipitai a fare la telecronaca senza neppure il foglio dei finalisti. Io salivo a bordo delle imbarcazioni con la voce, forse anche per un certo spirito di rivalsa dopo la grande ingiustizia subita nel 1968: io e Giuliano Spingardi meritavamo di partecipare all’Olimpiade in Messico, saremmo stati da finale. Invece ci esclusero e quei Giochi li vidi solo da spettatore. Che rabbia”. 
I telecronisti “urlatori” si difendono così dalle critiche: lo faceva pure Galeazzi… 
“Sì, ma Galeazzi urlava per una finale olimpica o mondiale. Adesso si urla anche per un gol in una partitella di quartiere”. 
Meglio i servizi per la Ds oppure le telecronache? 
“Io nasco e muoio telecronista. Non ero estroso come il grande Beppe Viola, però conoscevo lo sport e le sue dinamiche. Con i calciatori c’era una libertà diversa rispetto ad ora. Io ho inventato le interviste prepartita, alla discesa dai pullman, e appena finita la gara prendevo i giocatori sotto braccio e li confessavo a bordo campo, prima di tutti. Per non parlare delle docce di champagne che mi hanno fatto negli spogliatoi durante le feste per gli scudetti. L’idea di far intervistare a Maradona i compagni dopo la vittoria fu geniale. Per l’ultimo scudetto della Lazio mollai una telecronaca di tennis al Foro Italico per andare a festeggiare”. 
L’Avvocato Agnelli la invitò a cena. Che onore. 
“Non si poteva toccare cibo fino a quando non cominciava l’Avvocato, che però mangiava pochissimo. Sono stato marcato a uomo per tutta la serata dal cameriere”. 
Nicola Savino di Radio Deejay la imita benissimo. 
“L’ho fatto diventare milionario. Mi ha detto: grazie Giampiè, m’hai pagato mezza casa. Mi fa ridere, è bravissimo. Laura, invece, si arrabbiava quando Anna Marchesini a Fantastico faceva la moglie “cecata” di Galeazzi”. 
C’è qualche telecronista di oggi che le piace? 
“Pierluigi Pardo ha fatto il mio stesso percorso sul piano della simpatia, poi è romano, un gaudente. Sandro Piccinini mi piaceva, ora mi sembra troppo fabbricato. Fabio Caressa sembra che a volte veda altre partite, però non dimentico che nel 2006 in Germania fu l’unico a stingermi la mano dicendo: “Grazie Gian Piero, lei è stato quello che ha aperto una nuova strada nella telecronaca sportiva””. 
Guarda molto la tv? 
“Abbastanza, adesso poi mi sono anche abbonato a Zzz”. 
Zzz? Forse vuol dire Dazn. 
“Quello. Diletta Leotta è bella e brava. Con lei avrei lavorato volentieri. Sa di piacere, ma non lo fa pesare. Non come altre sue colleghe che se la tirano”. 
Gabriele Romagnoli, lasciando la direzione, ha detto che Rai Sport è come Beirut. 
“Battuta per battuta, potrei dire che lui ha fatto poco per disinnescare le mine… Ora come direttore c’è Auro Bulbarelli, che conosce l’ambiente: speriamo che metta ordine, con coraggio e fermezza. La verità è che negli Anni 90 Gilberto Evangelisti ha fatto nascere la redazione sportiva unificata, l’ha fatta camminare, ma non l’ha fatta correre. C’è sempre maretta. Durante i Mondiali del 1994 presi un calcio in pancia per dividere Ignazio Scardina ed Enrico Varriale che si stavano azzuffando per una roba di cassette rubate con le interviste”. 
Lei è stato in Rai per 42 anni: come ha fatto a cavalcare l’onda così a lungo? 
“Con la mia professionalità, con il mio entusiasmo. Non ho avuto padrini politici, io. Sandro Petrucci, collega del Tg1, diceva che avevo tre anime: quella popolare degli stadi di calcio, quella aristocratica del tennis e quella romantica del canottaggio”. 
E dire che non pensava neppure di fare il giornalista, vero? 
“Già. Mi sono laureato in Statistica e per qualche mese ho lavorato all’ufficio marketing e pubblicità della Fiat. Ma il clima a Torino era pessimo, mi mancavano il sole di Roma, le mangiate con gli amici, le giornate al Circolo Canottieri, che era la mia casa”. 
Sono giornalisti anche i suoi figli. Che padre è stato? 
“Ero sempre in giro, a volte riuscivo ad andare a prenderli a scuola, ma mi rendo conto di non essere sempre stato presente. Forse avrei potuto dare qualcosa di più dal punto di vista affettivo. E a 50 anni avrei dovuto abbandonare la vita da zingaro e fare un altro tipo di carriera. Non pensavo avrebbero seguito le mie orme: Susanna è al Tg5, Gianluca lavora in cronaca a La7, ma gli interesserebbe seguire lo sport”. 
Dove si vedrebbe nella tv di oggi? 
“A costruire programmi. Mi piacerebbe rifare in chiave moderna 90° Minuto. Adesso nelle trasmissioni calcistiche ci sono troppi tecnici che parlano e poca mediazione giornalistica”. 
Se Mediaset chiamasse? 
“Io sono marchiato Rai. Non cambio”. Guarda a sinistra, guarda a destra, ed è sempre il solito, ineguagliabile Bisteccone. 

Gazzetta.it 

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Cori antisemiti, Diaconale: “Valutare dimensioni fenomeno. No a forme di psicosi”

 

Il difensore biancoceleste Bastos Quissanga è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky, al termine di Lazio-Novara:

“La gara di quest’oggi era molto importante e la nostra vittoria è per questo di valore. Provo a fare sempre meglio e sono molto felice perché ho giocato ed è molto importante per me. Voglio lavorare sempre di più per avere più opportunità di mettermi in gioco. Siamo pronti per il Napoli, sarà una gara difficile con una squadra buona e forte. Noi, però, lavoriamo ogni giorno per affrontare chiunque. Non ho giocato spesso come terzino, ma sono sempre a disposizione di mister Simone Inzaghi per qualsiasi soluzione tattica e per qualsiasi scelta dell’allenatore”.sslazio.it

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Bastos: “Felice di aver giocato, faccio sempre di più per avere opportunità”

Il difensore biancoceleste Bastos Quissanga è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky, al termine di Lazio-Novara:

“La gara di quest’oggi era molto importante e la nostra vittoria è per questo di valore. Provo a fare sempre meglio e sono molto felice perché ho giocato ed è molto importante per me. Voglio lavorare sempre di più per avere più opportunità di mettermi in gioco. Siamo pronti per il Napoli, sarà una gara difficile con una squadra buona e forte. Noi, però, lavoriamo ogni giorno per affrontare chiunque. Non ho giocato spesso come terzino, ma sono sempre a disposizione di mister Simone Inzaghi per qualsiasi soluzione tattica e per qualsiasi scelta dell’allenatore”.sslazio.it

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Le condizioni di Marusic, Correa e Wallsce: parla il coordinatore sanitario Rodia

Il Coordinatore dello Staff Medico biancoceleste Fabio Rodia è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky, nel post partita di Lazio-Novara:

“Adam Marusic ha patito un trauma contusivo sul fianco sinistro molto doloroso, lo valuteremo nelle prossime ore ma siamo abbastanza ottimisti. Joaquin Correa, invece, nella giornata di ieri ha manifestato un principio di influenza e non era in condizione di poter giocare, contiamo che possa smaltire questo problema in tempi brevi. Wallace, infine, nel corso della seduta di rifinitura ha riportato un fastidio al ginocchio sinistro e precauzionalmente abbiamo preferito non rischiarlo”.sslazio.it

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All’improvviso Pedro Neto: ”Felice per il debutto, nell’ultimo anno sono migliorato su tutto”

Al termine del match, l’attaccante biancoceleste Pedro Neto è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky:

“Ringrazio mister Inzaghi per quest’opportunità, sono molto felice per il debutto. Il tecnico ha aspettato il momento giusto e sapevo che mi avrebbe concesso la prima gara in biancoceleste nel match più opportuno. Sono stato schierato sulla destra, nel mio ruolo ideale, ero molto tranquillo ed ho riversato in campo quello che so fare al meglio. La prima squadra è diversa rispetto alla Primavera, nell’ultimo anno sono migliorato su ogni aspetto: quando sono arrivato mi hanno invitato a lavorare tatticamente, l’ho fatto ed ora ho raccolto la mia opportunità.

Solitamente sono impiegato sulla corsia di destra, ma sono a disposizione del mister per essere schierato in qualsiasi altra posizione”.