GIUSEPPE AYALA, Pm antimafia per anni affiancato al pool di Falcone e Borsellino, in collegamento a ‘QDL’: "Sono tornato nella mia Palermo dopo aver finito la mia esperienza parlamentare, sono tornato a casa visto che qui ho i miei figli. Perchè mi sono buttato in politica? A questa domada rispondo sempre che non ho fatto politica, ma il parlamentare. Ho fatto quattro legislature, ma non sono un tuttologo, mi sono interessato alle materie in cui ritengo di avere dell'esperienza. Giovanni Falcone un giorno mi disse che le scommesse che non si vincono certamente sono quelle che non si accettano. Perchè Falcone e Borsellino sono stati abituati dallo Stato? Avevamo un sistema di sicurezza importantissimo. Le due tragedie sono diverse. La scorta aveva l'indicazione di non fare gli stessi percorsi, facevamo dei giri incredibili per evitare i percorsi abituali, ma per andare in aereporto facevamo sempre la stessa strada. C'era questa inevitabile défaillance, cosa che costò la vita a Giovanni. La vicenda di Paolo (Borsellino, ndr) accadde dopo quella di Giovanni, il livello di protezione sarebbe dovuto essere superiore. Poi il sistema di sicurezza nei miei confronti durò per molti anni, si pensava che il successivo potessi essere io. Vivere sotto scorta è una cosa da non augurare a nessuno, neanche al peggior nemico, non puoi fare nulla, casa ed ufficio, stop. Più questa cosa si protaeva e più diventava normale, era diventata la mia vita, e per fortuna questa abitudine dopo essere entrata a far parte della tua diventa normalità. Nel 2002, poi, dopo 20 anni a fatica sono riuscito ad uscire da questo stato. Il primo giorno sono sceso sotto casa e mi sono quasi sentito solo. Il primo posto in cui sono andato dopo il ritorno alla normalità è stato un supermercato. Dal punto di vista sportivo, non sta andando bene al mio Palermo, ma mi sto consolando con il Milan".