Oggi, 30 marzo, sono sette anni che ci ha lasciato. Icona di lazialità, è stato portiere, allenatore, vice allenatore, allenatore dei portieri, capo degli osservatori, dirigente e talent scout della prima squadra della capitale. Alzò al cielo, con la fascia al braccio, il primo trofeo della storia biancoceleste. La nostra redazione ha raccolto alcune testimonianze, per ricordare che tipo di persona fosse Bob Lovati.
Pino Wilson: “Bob Lovati per noi giocatori era un amico e un fratello maggiore, è questo il rapporto che avevamo con lui. Aveva sempre la battuta pronta ed era un uomo di grande spessore. E' uno dei grandi personaggi della storia della Lazio, il primo a vincere un trofeo. Il suo amore per questa società era infinito e voglio dire una cosa, lui ha rinunciato alla propria carriera per la Lazio. Se fosse andato ad allenare in un contesto diverso da quello laziale sicuramente sarebbe stato un grandissimo allenatore”
Stefano Lovati: “Stamattina mi sono svegliato e ho trovato tanti messaggi di affetto nei confronti di papà. Lui era un fico, mi ci sono divertito tantissimo. Ho grandi ricordi di lui. Era una persona eccezionale, divertente. Ho vissuto con lui quegli anni fantastici con Maestrelli. Quando si poteva si partiva. Andavamo spesso a Fregene o in montagna. Partivamo col Duetto cabrio e a lui piaceva il sole. Appena usciva un raggio di sole, anche se facevano cinque gradi, lui tirava giù la cappotta. Vi racconto un aneddoto. Oggi in Paideia ho operato un ragazzo che, però, non potendo guidare, non sapeva come venire. La famiglia era impegnata, non lo voleva accompagnare. Il suocero ha deciso di accompagnarlo solo quando ha saputo che lo avrebbe operato il figlio di Bob Lovati.”
Giancarlo Oddi: “Lovati era una persona eccezionale. Era simpatico e ironico. Vi racconto un aneddoto. Al tempo io giocavo nella primavera della Lazio. L'anno dopo sarei passato alla De Martino, allenata da lui. Così il 'Flacco' Flamini prese me e altri 6-7 della primavera e ci mandò ad allenarci con lui. Dopo averci fatto palleggiare e dopo aver svolto qualche esercizio, Bob ci radunò in mezzo al campo e disse: “Ma il 'Flacco' si è rincoglionito? Ma chi mi ha mandato?”. Lo disse per sottolineare che non eravamo pronti. Era una persona squisita, buona e simpatica, ma quando serviva, sapeva anche essere duro.”
Guido De Angelis: “Raccontare Bob è difficile. Ho avuto il piacere di conoscerlo, forse un po' tardi, perché non l'ho vissuto in campo, non ero un calciatore. Una storia da raccontare però ce l'ho. Ero in un albergo a Fregene con Bob, D'amico e alcuni tifosi. Era il giorno di Lazio-Catanzaro, partita importantissima per noi. Questi tifosi invitavano Vincenzo ad andare sotto la Nord per incoraggiare il pubblico. Bob gli disse subito che sarebbe dovuto andare. Vincenzo però si vergognava, soffriva questo tipo di cose. Alla fine però Bob lo convinse ad andare e mi ricordo che usò questo termine milanese. Disse: 'testina… vai sotto la Nord'. A Roma si dice in un altro modo, ma poco cambia. Bob era così, schietto e genuino. Tutti lo amavano per questo.”
Giacomo Fabrizi
Redazione Radiosei