Da Muriqi all’altro Cabral, è stata come sempre la Lazio ad agitare le ultime ore del mercato di gennaio, durante il quale in passato ha spesso collezionato solo delusioni e scommesse perse. L’ultima, un anno fa, si chiamava Musacchio, ma ce ne sono altre che hanno fatto la storia sui social e nelle chat dei tifosi. Si va da Bisevac ad Helder Postiga, da Kakuta a Pereirinha fino ad Alfaro e Saha: tutti tentativi falliti miseramente, come molti altri consumati nelle estati precedenti all’arrivo di Sarri. Basta ricordare solo le ultime cessioni in prestito (con diritto di ritorno a Formello a fine stagione) che hanno consentito a Lotito di sbloccare l’indice di liquidità: se ne sono andati i più quotati, come Vavro, Escalante, Lukaku e Muriqi, ma anche alcune meteore come Jony, Durmisi e Adekanye.
E’ difficile valutare, prima di vederli in campo, gli ultimi due investimenti della Lazio, depositati in Lega tra le 19 e le 20 di ieri sera grazie alla collaborazione degli stessi agenti che avevano gestito il trasferimento del kosovaro a Maiorca. Sarri, probabilmente, giaceva già sconsolato sul divano, in una nuvola di fumo: aveva chiesto giocatori pronti, un centrale ed un vice Immobile, invece sono arrivati altri due azzardi col sapore della provocazione. Il primo, e se permettete questo è davvero un atto irrispettoso nei confronti di Mau, è il giovane difensore serbo Kamenovic, già scartato dopo il ritiro estivo: al tecnico non piace e lo sapevano anche il presidente Lotito e il ds Tare. Il secondo è Jovane Cabral, già soprannominato l’altro Cabral, in riferimento al centravanti del Basilea preso dalla Fiorentina per sostituire Vlahovic (curiosità: sabato, alla ripresa del campionato, potrebbe esserci subito il confronto diretto). Ventitré anni, si tratta di un esterno capoverdiano molto rapido che può diventare l’alternativa di Pedro, Felipe Anderson e Zaccagni: negli ultimi mesi è rimasto fermo per un infortunio piuttosto serio ma il 2021 deve essere stato proprio un anno nero perché è riuscito a giocare solo 17 partite segnando 3 gol.
Nessuno vuole mettere in discussione Cabral, che magari diventerà la nuova stella del firmamento biancoceleste, ma è chiaro che dopo sei mesi di sintonia assoluta la Lazio ha tradito Sarri e il suo desiderio di progettare acquistando un giocatore che aveva già bocciato e un attaccante completamente diverso da Immobile, da qui a giugno senza un’alternativa di ruolo. Dal 5 al 22 febbraio ci saranno sette partite che decideranno il destino della squadra: quattro di campionato, una di Coppa Italia (quarti di finale contro il Milan) e due di Europa League (play off con il Porto). Immaginiamo l’ira di Mau di fronte al mercato biancoceleste, che lo ha privato di due esuberi – Vavro e Muriqi – che da oggi paradossalmente potrà iniziare a rimpiangere, perché almeno erano due “numeri” nella rosa: da ora, invece, dovrà arrangiarsi con solo tre centrali di ruolo (Luiz Felipe, Acerbi e l’eterno Radu), due adattabili (Patric e Hysaj ) e addirittura un solo centravanti (Immobile).
Il colpo di fortuna di Sarri, però, è che il presidente Lotito non gli ha mai consegnato il contratto di altri due anni (scadenza 2025) sbandierato il 14 dicembre scorso durante una tempestosa cena di Natale: un’altra abitudine consolidata del patron (basta chiedere a Inzaghi), ma il vantaggio di Mau, adesso, è quello di poter rifiutare il rinnovo se le sue indicazioni non verranno tenute in considerazione come è accaduto nelle ultime ore di mercato. Se lo dovesse firmare senza alcuna assicurazione, resterebbero tutti davvero sorpresi e delusi: Sarri, per i tifosi laziali, deve restare l’icona di un progetto serio e competitivo e non un altro garante dell’improvvisazione. Alberto Dalla Palma – Corriere dello Sport