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E se si andasse ai supplementari: Sarri ha delle armi letali, ma la Lazio dura di più…

Se si guarda la panchina della Juve viene da pensare che Sarri abbia sempre in mano un’arma letale per disintegrare la partita quando sta finendo: se gioca con il tridente d’oro Dybala-Ronaldo-Higuain può buttare dentro Douglas Costa; se sulla trequarti schiera Bernardeschi o Ramsey, allora a disposizione ha anche quello che rimane fuori tra la Joya e il Pipita. Se si butta un occhio alle riserve della Lazio il quadro appare più fosco: a parte Caicedo, il centravanti magico da due milioni di euro, Inzaghi non ha uomini che possano cambiare faccia alla partita, salvo exploit imprevedibili. Perciò, in vista della Supercoppa di domenica, viene da pensare che la Juve avrebbe interesse a portare avanti la gara quanto più possibile, anche sul pareggio, per sfruttare la forza dirompente dei suoi rincalzi. Ma i numeri del campionato, dicono che non è così. Anzi. La Lazio migliora con il tempo che passa, in attacco e soprattutto in difesa. Prima del 45’ ha segnato 17 gol, dopo ne ha realizzati 21 (e 5 di questi nel recupero). Clamorosa la differenza delle reti subite: 13 entro l’intervallo e 3 nella ripresa (due di queste nella sciagurata trasferta di Ferrara e una contro il Lecce). Un percorso che rende la squadra di Inzaghi la migliore del campionato dal 46’ in avanti: se la classifica fosse limitata al secondo tempo, la Lazio avrebbe 39 punti con 12 vittorie, 3 pareggi e una sola sconfitta (ovviamente con la Spal). Perché la Lazio vola nella ripresa? Ci sono almeno tre motivi. Uno non necessariamente il principale è caratteriale: la squadra ha acquisito una convinzione e una combattività mai viste, crede in ciò che fa e porta avanti le proprie battaglie sportive fino all’ultimo respiro; significativo in questo senso l’ardore con cui i biancocelesti si sono gettati all’assalto del Cagliari dopo avere realizzato l’1-1 nel recupero. Poi c’è una ragione fisica: benché abbia diversi giocatori un po’ avanti con gli anni, la squadra è stata allenata benissimo dallo staff di Inzaghi e, in particolare, dal capo preparatore Fabio Ripert. Infine va riconosciuto all’allenatore il merito di saper cambiare in corsa, tanto è vero che spesso i gol o i colpi decisivi arrivano dalla panchina: il passaggio al 4-4-2 e l’inserimento di Caicedo, Jony e Cataldi a Cagliari sono stati determinanti. E la Juve? I numeri dicono che fa tutto con maggiore equilibrio, anzi che nel primo tempo funziona perfino un po’ meglio: 16 a 15 i gol fatti (3 quelli nel recupero); 8 a 9 quelli subiti. E forse non è un caso che, in campionato, la sfida tra la Lazio e i bianconeri fosse in parità all’intervallo e sia poi terminata 3-1. Chissà se la Supercoppa confermerà che i biancocelesti vengono fuori alla distanza. Tanto più che stavolta potrebbero esserci anche i supplementari. Corriere della Sera

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Don Balòn: “Real Madrid su Milinkovic, pronta offerta monstre”

È di nuovo al top, Sergej Milinkovic-Savic. E le voci di calciomercato tornano prepotenti. L’ultima arriva dalla Spagna. Il giornale Don Balòn parla di un’offerta del Real Madrid da 105 milioni di euro per il centrocampista della Lazio. Non è una novità, già i blancos si erano interessati a lui, salvo poi concentrarsi solo e soltanto sul possibile affare che portava al nome di Paul Pogba. Il francese alla corte di Zidane è diventato un tormentone. Ecco perché il club guarda altrove. Le indiscrezioni del portale parlano di un Florentino Perez pronto a fare follie per il Sergente biancoceleste. Tanti soldi sul tavolo, cash, da far impallidire molti. Non Claudio Lotito, però. Due estati fa il patron rispedì indietro diverse offerte molto allettanti. Milinkovic è al centro del progetto Lazio, difficile vederlo lontano dalla Capitale. Il suo contratto scadrà nel 2024, una situazione che fa restare tranquilli. Probabilmente le voci che arrivano dalla Spagna torneranno ancora nella prossima sessione di calciomercato. Se ne parlerà forse in estate. Di sicuro, ad oggi, Milinkovic è un giocatore della Lazio e lo sarà ancora per molto tempo. Corrieredellosport.it

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Dal nono al terzo posto, che scalata in 2 mesi

Se il buongiorno si vede dal mattino, questa volta non è il caso della Lazio. I biancocelesti, che adesso volano in campionato e puntano anche obiettivi più importanti, non avevano cominciato al meglio questa stagione. Appena 7 punti nelle prime cinque giornate di Serie A. Tanti rimpianti, occasioni perse per chiudere le partite e le prime critiche che cominciavano a cadere su Simone Inzaghi. Poi l’allenatore biancoceleste ha aggiustato il tiro mettendo in fila un ruolino di marcia da record. Il tutto partito dalla partita contro l’Atalanta. La Lazio era sotto 0-3, all’intervallo era stata sommersa dai fischi dei tifosi prima di rientrare in campo e chiudere il match sul 3-3. E da quel momento in poi il cammino è stato netto.

Una scalata che è quasi da record. Come riporta il Corriere dello Sport, sono 7 le vittorie consecutive fino a questo momento della Lazio di Simone Inzaghi. Una in meno rispetto a Pioli nel 2014-2015 e Delio Rossi. Se andiamo più in là nel tempo, invece, sono state 9 le vittorie consecutive di Eriksson nella stagione 98-99. Inoltre, non era mai capitato che la squadra biancoceleste conquistasse sette vittorie consecutive nel girone di andata. Lazionews.eu

 

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Strategia e motivazione, ecco come Inzaghi ha fatto scacco matto a Sarri

La grande gara dei biancocelesti è rimasta impressa a tutti, ha fatto il giro in tutto il mondo. La Lazio e Simone Inzaghihanno messo in ginocchio la Vecchia Signora e hanno annichilito il gioco di Sarri. Da gran stratega e motivatore qual è, il tecnico biancoceleste ha preparato la gara contro la Juventus nel migliore dei modi. Ha visto la sfida come un derby, come una finale. Un capolavoro disegnato con intelligenza e il solito piano di preparazione, lungo cinque giorni e curando ogni dettaglio. Un successo da condividere con la società, con il suo fedelissimo staff, con i giocatori. Il primo mattone Simone lo ha sistemato durante la riunione tecnica di inizio settimana con la squadra a Formello. L’aveva lodata per il successo con l’Udinese e aveva cominciato a parlare della Juve, chiedendo la “settimana perfetta" per tirare fuori la “partita perfetta”. Bisognava prepararsi al meglio, sapendo che per battere la Juve servivano 100 minuti di inensità, grinta e voglia di vincere. Così è stato. «Voglio vedere la fame, il coraggio e la convinzione sino a poche settimane fa mancate, ma anche serenità e spensieratezza. Ragazzi, questa è un’occasione». Queste sono state le parole del tecnico biancoceleste, per motivare la squadra senza appesantirla.

IDEA

 

La scossa di Lotito a metà ottobre ha prodotto una scintilla d’amore e d’orgoglio. Una reazione in grado di compattare ancora di più la squadra, devota al tecnico. Pragmatico, fortemente motivante con i suoi giocatori, dedito allo studio delle partite con il suo staff. In tutte le occasioni o quasi la Lazio aveva sfidato o tenuto alle corde la Juve per sessanta-settanta minuti, perdendo inesorabilmente in volata, attraverso ritmo, pressing, attacco totale. Inzaghiha rovesciato la strategia, ha piegato la Juve con intelligenza e alla distanza, dilagando negli ultimi venti minuti. L’attesa iniziale serviva per non spendere tutte le energie nel primo tempo e perché si aprisse il campo per colpire in profondità. Alzare la palla, spedirla dietro la linea formata da Bonucci e De Ligt, il tema tattico dominante della Lazio nella notte dell’Olimpico. Corriere dello Sport

 

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Inzaghi-Sarri, una sfida per due

 

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Un’estate fa la storia di noi due. Inzaghi e la Juve, ci risiamo. A giugno i bianconeri lo corteggiarono a lungo, parallelamente a Sarri («Nella mia mente c’era solo la Lazio» assicura però il biancoceleste). La Vecchia Signora da tempo ha messo gli occhi su Simone. Il ragazzo deve farsi, si sono più volti detti a Torino il Cfo Paratici (grande amico della famiglia Inzaghi) e il presidente Agnelli. Insomma la Juve per ora lo guarda da lontano, in futuro chissà. Oggi sulla panchina più ambita e complicata d’Italia e non solo c’è Maurizio. Inzaghi è rimasto per amore della Lazio. Stasera si ritroveranno di fronte in quella che va considerata molto più che una grande sfida. E’ un esame per entrambi gli allenatori. La seconda contro la terza, a dividerle appena 6 punti. Impensabile ad inizio anno. «La più in forma contro la più forte» per dirla con le parole del tecnico biancoceleste. Roba da capogiro se si pensa a quello che potrebbe succedere. Si parla addirittura di scudetto (lo dice anche Sarri), parola che «inorgoglisce» sottolinea Simone che però punta tutto sulla Champions pur non mettendo limiti alla provvidenza. La sua Lazio viene da sei vittorie di fila ed esprime forse il miglior calcio della serie A. I gol di Immobile (ne ha fatti 5 volte alla Juventus, di cui 4 con la maglia della Lazio: due doppiette decisive), gli assist di Luis Alberto, i centimetri di Milinkovic e la caparbietà di Acerbi. Istantanee di un romanzo ancora tutto da scrivere ma che esalta già i più. Lo juventino viene dal pareggio con il Sassuolo che gli ha fatto perdere il primo posto: «Spero che il sorpasso in classifica abbia un effetto benefico».
DUBBI E SPONSOR MAGLIA
Roma è una piazza che brucia tutti e tutto molto in fretta. Dalle stelle alle stalle nel giro di 24 ore. Inzaghi lo sa benissimo. Ci è passato anche lui e ora si sta prendendo le sue rivincite ma sempre piedi per terra: «Dobbiamo cercare equilibrio, ricordate cosa si diceva 30 giorni fa di questa squadra?». Insomma Simone tiene saldo il volante della sua fuoriserie che sta correndo come una Ferrari. Non ha mai battuto Sarri (ma gli ha soffiato il tattico Cecchi ai tempi dell’Empoli) e la vittoria all’Olimpico in campionato contro la Juve manca addirittura da 16 anni: «Abbiamo sfatato il tabù di San Siro…» rimarca Simone l’integralista. Il 3-5-2 come dogma seppur smussato e riadattato (vedi la felice intuizione di Luis Alberto mezzala). Sarri, invece, ha dovuto plasmato se stesso alla Juve. Dopo cinque mesi la sua mano s’intravede soltanto. Molto più marcati i retaggi di Allegri. Certo ora i bianconeri vanno decisamente più in verticale. Rispetto al suo predecessore è diversa la gestione sia di Ronaldo sia di Dybala. Da lui si pretende il bel gioco vincente. La Juve senza Khedira e Ramsey e il dubbio Pjanic. Quest’ultimo preoccupa molto Inzaghi. In avanti Caicedo e Correa (favorito) si giocano una maglia che stasera avrà lo sponsor Paideia. A centrocampo dubbio Parolo (ma sembra più pretattica). Bastos in pole a destra in difesa. IlMessaggero

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Immobile vale per 3: segna più di CR7, Higuain e Dybala

ROMA – Ciro Immobile, a te la Juventus. L’attaccante della Lazio non ha nessuna voglia di fermarsi: va in gol da 9 gare di fila, è il capocannoniere della Serie A, nel mirino ora ci sono i bianconeri. Sono diciassette le reti segnate fin qui solo in campionato, un bottino che vale più di quello di Cristiano Ronaldo, Higuain e Dybala fermi a 14. La Lazio sogna l’impresa con il suo protagonista d’eccellenza. I numeri parlano chiaro, altri paragoni non servono. Ad oggi Ciro Immobile vale, in termini di realizzazioni, più dei tre tenori della Juventus: Cristiano Ronaldo, Gonzalo Higuain e Paulo Dybala. Il tridente bianconero ha siglato in Serie A 14 gol, l’attaccante biancoceleste ben 17 (in 14 gare). La Lazio gira intorno a lui, è il perno della squadra, ma anche il temibile marcatore. Ecco perché Sarri si preoccupa: “È pericoloso, per lui parlano i numeri”. Dopo 9 partite in gol sogna di allungare ancora. C’è un altro record da andare a conquistare, quello di eguagliare Batistuta e Quagliarella per numero di partite vissute segnando (11). Serve mettere ancora due firme: Juventus e Cagliari avvisate. Corrieredellosport.it

 

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Inzaghi, le tre le parole chiave per battere la Juve: fame, coraggio e compattezza

ROMA – C’è la Juventus nel mirino. E la Lazio si prepara anche dal punto di vista emotivo. Perché davanti c’è la seconda forza della Serie A, ancora imbattuta e molto arrabbiata dopo il pareggio per 2-2 contro il Sassuolo. Ieri Simone Inzaghi ha lavorato prima di tutto sulla testa, poi è comparso il pallone. Vincere contro i bianconeri può essere la svolta della stagione, perché la squadra prenderebbe molta più consapevolezza nei propri mezzi. Prima delle prove tattiche, prima di studiare la Lazio anti Juventus, Simone Inzaghi ha voluto caricare la squadra. Tre i concetti chiave: fame, coraggio e compattezza. La sfida è troppo importante, vale un derby o una finale. Match che se affrontati in un certo modo e vinti, danno una svolta alla stagione. Il primo posto? Assurdo pensarlo, ma di sicuro portarsi a casa i 3 punti vorrebbe dire fare un ulteriore scatto in avanti per quello che è considerato il vero obiettivo del club: la Champions League. La settimana che porta alla partita di sabato è affrontata nei minimi particolari: allenamenti perfetti, intensi, alimentazione curata. Contro la Juve non sono permessi sbagli. Il tecnico crede all’impresa, ma serve la perfezione. C’è euforia nello spogliatoio per via del terzo posto e delle sei vittorie di fila conquistate, c’è euforia nell’ambiente visti i risultati e la grande festa che si prospetta all’Olimpico. Dal nuovo store in centro alla partita di sabato sera: la Lazio è pronta e tra i sorrisi, i cori, gli applausi, vuole regalarsi altre soddisfazioni. Corrieredellosport.it

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Milinkovic, una nuova vita da mediano

ROMA Magnifico paradosso in serbo. Con la faccia buona e lo sguardo cattivo. Ormai è quasi una figura mitologica alla Lazio: metà uomo e metà carrarmato con un piede delicato. Milinkovic ha imparato a difendere senza offendere il suo dolce palato. Bada più al sodo, ma risponde anche al suo gusto. Nell'ultima domenica è sceso in campo affamato, ha spezzato il match, l'ha subito indirizzato. Ha spezzato la difesa avversaria, ha sfondato in mezzo a due in area, rifilato l'assist perfetto per Immobile all'indietro. Poi ha fatto il suo sporco lavoro a centrocampo, la sua nuova vita è sacrificata in ogni ripiegamento. Anche per questo viene ormai da tempo criticato, eppure Sergej sa ancora inventare come Luis Alberto, contro l'Udinese lo ha dimostrato. Anche sotto porta Milinkovic è finalmente tornato decisivo. A novembre era mancato tanto, s'era eclissato, a parte il gol contro il Lecce non era mai più finito nel tabellino. Inizia l'inverno e, a differenza di ogni altro essere umano, l'extraterrestre Sergej esce del letargo. E' più forte in ogni numero e non è la prima volta che succede da quando è alla Lazio. Milinkovic è un diesel, carbura piano piano. 

PERIODO D'OROScatta dicembre e Milinkovic rinasce. Forse non è più una coincidenza questo mese. Era già successo nell'anno della sua esplosione totale, quando iniziò con la Samp a segnare senza mai più smettere: collezionò 14 gol e 4 assist alla fine fra campionato e coppe, ma in quel 2017/18 era fermo appena a 2 reti e un passaggio decisivo a questo punto della stagione. Adesso zitto zitto è già a tre centri e sei assist in 18 partite giocate. Inzaghi gli ha risparmiato solo l'ultima contro il Cluj perché Milinkovic in mediana è diventato fondamentale. Sgomita, lotta e corre. Macina più di 12 chilometri contro l'Udinese, ma è anche il top player per dribbling (2),  tocchi di palla (90) e disimpegni (2). Il centrocampista però esalta tutta la forza biancoceleste: «Non mi sorprende la vittoria. Siamo la Lazio e dobbiamo vincere: è un nostro dovere». Milinkovic vuole riprovarci pure contro la Juve, la squadra che da due anni lo seduce e poi sparisce. A maggio la Vecchia Signora aveva trovato con Sergej un accordo verbale totale: più di un incontro, due riunioni fiume con il suo agente Kezman e il via libera del gigante della Lazio a 5 anni di contratto bianconeri con uno stipendio di 6 milioni a stagione. Tutto praticamente fatto, senza fare i conti con Lotito che pretendeva almeno 90 milioni per privarsene. La Juve ha aspettato che il prezzo scendesse, ma alla fine ha virato altrove. Milikovic deve vendicarsi una volta per tutte. E' stata la Lazio a onorarlo ancora con un adeguamento (a 3,5 milioni) superiore, ha depositato un nuovo contratto a fine estate. Sergej è grato e lo sta dimostrando col massimo impegno. Sabato cercherà di aiutare ancora di più Leiva a centrocampo. Nessun allarme per il brasiliano affaticato, fra oggi e domani dovrebbe tornare in gruppo insieme a Luis Alberto. Ci sarà nel prossimo scontro diretto. E oggi anche all'inaugurazione del nuovo Lazio Style 1900 Official Store, alle 17.30 in centro. 

Il Messaggero

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Antipasto bianconero per la volata di fine anno. E Immobile vuole la nona sinfonia

La partita contro l’Udinese (oggi alle 15) è l’introduzione alla grande sfida di sabato, avversaria – ancora all’Olimpico – la Juventus. Ma è un appuntamento che la Lazio non può sbagliare, per presentarsi davanti ai campioni d’Italia nella condizione ideale: 6 vittorie di fila in campionato (finora è a quota 5, per trovare un percorso del genere bisogna andare indietro di più di due anni); la conferma del terzo posto avendo almeno due punti di vantaggio su Roma e Cagliari (in attesa delle gare di queste ultime contro Verona e Sampdoria); la serenità e l’entusiasmo necessari per tentare un’altra impresa contro i bianconeri, nel ricordo di quanto riuscito nel 2017 prima in Supercoppa e poi in campionato (stavolta gli impegni saranno invertiti dal calendario, il bis del confronto con la squadra di Sarri andrà in scena il 22 dicembre a Riad). L’Udinese, insomma, sembra una tappa di avvicinamento alle montagne juventine, ma a volte certi appuntamenti nascondono trappole nelle quali si cade inavvertitamente. Alla Lazio in passato è successo e anche in questa stagione, visto che una delle due sconfitte rimediate dai biancocelesti è arrivata contro la Spal, che in classifica è messa peggio rispetto ai friulani. «L’Udinese è una squadra organizzata, fisica ma anche ricca di tecnica, con centrocampisti dai piedi buoni e attaccanti dalle caratteristiche diverse uno dall’altro», avverte Inzaghi, ripetendo principi e concetti che ha trasmesso alla sua Lazio nelle ultime ore proprio per cercare di mettersi al riparo da eventuali distrazioni. Il momento della Lazio è eccellente, ci sono i risultati e il gioco, una specie di rinascita dopo le critiche che – non più di un mese e mezzo fa – hanno investito Inzaghi e la sua squadra. Le vittorie guariscono qualsiasi malanno, Simone lo sa, non si è stupito quando è finito nella bufera e non si esalta troppo oggi: «Io ci ho sempre creduto e ho raccomandato ai miei calciatori di fare lo stesso, perché sapevo che abbiamo le qualità e che le avremmo tirate fuori. Ma siamo appena alla tredicesima giornata, c’è tantissimo da fare». Il tecnico ha un pensiero sentito per l’ex compagno di scudetto, e anche amico, Mihajlovic: «Ci siamo scritti e sentiti in questo periodo, l’ho visto bene, sarà un valore aggiunto non solo per il Bologna ma per tutto il nostro calcio». Contro l’Udinese, la Lazio giocherà con la formazione migliore. L’unico potenziale titolare indisponibile è Patric, il quale si era conquistato con merito il posto da difensore di centrodestra ma ha un problema muscolare e per questo cederà il posto a Luiz Felipe. Gli altri assenti (Marusic, Lukaku, Berisha) sarebbero comunque andati in panchina. Dopo avere saltato la partita di giovedì contro il Cluj, oggi al centro dell’attacco tornerà Immobile il quale cercherà di segnare per la nona giornata consecutiva, avvicinando il primato di Batistuta arrivato a quota 11 con la Fiorentina.

corriere della sera

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Lazio, la sesta di fila per difendere il terzo posto: vietato sbagliare

 

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Servirà il miglior smalto biancoceleste possibile per non rischiare di vedere tutto in bianco e nero. Quindici giorni fondamentali per la Lazio: oggi la sfida all’Udinese, sabato il big match contro la Juve. Avversaria anche in Supercoppa il 22 dicembre. Ma per quella c’è tempo. Ora è fondamentale concentrarsi solo sul campionato. Una gara alla volta dice Inzaghi anche se sa benissimo quanto la testa sia già alla sfida contro i campioni d’Italia. Il vantaggio dei biancocelesti è che giocheranno le due partite all’Olimpico, di contro c’è la pressione che si fa sempre maggiore per via del terzo posto. Meritato, ma va difeso. In tanti sono pronti all’assalto. A cominciare dall’Atalanta che è tornata a vincere e a segnare. Nessuna paura, la Lazio ha preso coscienza del proprio valore e difficilmente si distrae nei momenti topici. Magari soffre di più, ma non cade. Anzi. Ne ha dato prova contro il Sassuolo domenica scorsa. In altre occasioni una gara del genere non l’avrebbe vinta. I biancoclesti hanno sviluppato voglia e determinazione. Una maturazione che fa rima con Champions. Il cammino è ancora molto lungo, Inzaghi lo sa bene e per questo cerca di riportare tutti con i piedi per terra: «Dobbiamo rimanere umili e organizzati, tutte le partite nascondono grandissime difficoltà. Giovedì è stata una gara dispendiosa, qualcuno ha tirato il fiato, qualcun altro non ha potuto».

 

PIEDI PER TERRA

Il tecnico biancoceleste, dopo il turnover in Europa League, si affida di nuovo ai titolari. Qualcuno sarà costretto agli straordinari. Ecco perché Simone avrebbe preferito altre 24 ore di riposo: «Noi e la Roma avremmo dovuto giocare di lunedì. Non essendoci le coppe e le nazionali, un giorno in più sarebbe stato utile. Le squadre che giocano il giovedì così sono chiaramente penalizzate». Come detto in precedenza la Lazio dovrà dimostrare ancora una volta di avere la giusta testa. Vietato pensare alla Juve. Bisogna ragionare gara dopo gara. Ogni distrazione può essere fatale. Dietro le altre stentano un po’ e i biancocelesti sono stati bravi proprio a sfruttare il momento di défaillance delle avversarie. Nessuno ad inizio stagione lo avrebbe pronosticato: «Ho tantissima fiducia, sono rimasto con una voglia grandissima. Ora siamo terzi, dobbiamo cercare di mantenere la posizione sapendo che tutte le gare sono difficili. Sappiamo che arriveranno anche le altre, sono costruite benissimo e hanno rose profonde. Quando le cose andranno meno bene, dovremo lavorare su noi stessi e ascoltare poco quello che viene da fuori. Non ci sono mai gli incitamenti».

NUMERI RECORD
Servirà la sesta di fila (eguagliando così il record della stagione 2017-18) per restare comodamente seduti al terzo posto guardando tutti dall’alto e perché no, magari sperare anche in qualche passo falso che vorrebbe dire un allungo in classifica. I numeri sono dalla parte dei biancocelesti che contro l’Udinese hanno vinto le ultime sei (4 in casa). La scaramanzia è d’obbligo visto che i friulani sono stati i carnefici della Lazio sulla via della Champions in ben due occasioni. Erano altri tempi. Ora le due squadre viaggiano su livelli completamente diversi. La Lazio oggi è pronta volare sempre più in alto.

ilmessaggero.it