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Zeman: “Quanto mi piace questa Lazio ma occhio al solito periodo difficile…”

"Io sto guardando spesso la Lazio e la Roma e mi sto divertendo. La Lazio in particolare, in questo momento, mi piace: ha un centrocampo fantastico e quei due davanti sono decisivi. Cinque uomini di così alto livello ti appagano, ti fanno divertire". Così Zdenek Zeman, in un'intervista al Corriere dello Sport, esprime il suo apprezzamento per la squadra biancoceleste, c'è un però per il tecnico boemo. "Però ogni anno òle capita sempre un periodo un po' difficile che finisce per pregiudiccarne la stagione", aggiunge l'ex di Lazio e Roma.

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Inzaghi si appoggia alla spinta di Lazzari. Oltre 1500 tifosi a Brescia

Prova d'ingegno: trovare un'altra fonte di gioco. La Lazio spesso fatica senza Luis Alberto. Così diventa fondamentale rintracciare un'alternativa anche per il futuro. Col numero 10 i biancocelesti di solito sfondano al centro, ma nelle ultime gare si sta facendo largo anche un altro piano strategico. E' sulle fasce, in particolare a destra, il segreto. Lazzari è esploso e da lì stanno arrivando ulteriori garanzie per il successo. Manuel alla prima giornata sembrava non avere alcun problema d'ambientamento, invece poi il calo improvviso. Solo contro la Fiorentina è rinato. E non a caso al Franchi è arrivata la prima delle otto vittorie consecutive con una prestazione maestosa di Lazzari. Da quel momento Manuel non s'è più fermato, Inzaghi non l'ha mai più tolto. Su undici gare giocate, dieci da titolare, risparmiato solo contro il Torino per rifiatare. Nel tabellino il gol a Glasgow in Europa League e un assist decisivo a Milano a Immobile per espugnare dopo 30 anni San Siro. Eppure, a guardare il curriculum del terzino, deve ancora arrivare il meglio. Lazzari si scalda ancora di più col freddo. Lo scorso anno, per esempio, aveva servito un assist nelle prime dieci giornate di campionato. Poi l'exploit e il titolo di miglior esterno assist-man del campionato, con ben sette palle decisive servite ai compagni. Era accaduto anche la stagione precedente e quella prima ancora. Insomma, non abbiate paura per Brescia, Manuel ha carburato e sarà lui la freccia decisiva. Anche se Inzaghi continua a fare pretattica. 
DUBBI
Nella penultima rifinitura a Formello il tecnico tiene tutti con il fiato sospeso. Addirittura prova Marusic a destra per far sorgere un improbabile dubbio. In realtà però c'è qualche ballottaggio: Cataldi è tornato in gruppo e giocherà al posto di Leiva al centro, anche se ieri non era fra i titolari nelle prove in campo. Discorso diverso per Immobile, a rischio dal primo minuto perché reduce da una brutta influenza che lo ha debilitato. Scalpita Caicedo, Correa davanti dovrà garantire ancora più fantasia senza Luis Alberto. A centrocampo, con le assenze di così tanti big, dovrà salire in cattedra Milinkovic: stavolta non basterà solo il suo lavoro sporco, Sergej dovrà far riuscire il proprio genio. L'altra mezz'ala sarà Parolo, Lulic (testato come piano b in mediana insieme a Jony) resterà sull'esterno. Anche lui può e deve rappresentare sulla fascia sinistra un valore aggiunto. Lo si è visto con la Juve (assist per Milinkovic e rete di Luis Alberto più raddoppio al volo) quanto sa ancora essere decisivo. 
ESODO BIACOCELESTE
Ha approfittato di un po' di riposo, Strakosha, vuole iniziare con la porta inviolata l'anno nuovo. Davanti a lui, però, Inzaghi propone un ulteriore ballottaggio. Contro il Brescia potrebbe ripensare a Patric sul centro-destra per avere un'ulteriore spinta in avanti da dietro. Luiz Felipe rischia di perdere il posto, Acerbi e Radu ce l'hanno garantito. Oggi, nelle ultime prove, verrà sciolto quasi ogni dubbio. Non ce n'è alcuno sull'entusiasmo, già confermato il 30 dicembre dall'invasione dei tifosi a Formello. Si prepara l'esodo: aperto ai laziali in Sud un ulteriore spicchio, al Rigamonti la squadra avrà più di 1500 sostenitori al seguito. Tutti all'attacco della Champions. 
Il Merssaggero

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La rivoluzione di Lotito: l’ingaggio medio dei giocatori dal 2016 è cresciuto del 50%

Dietro alla crescita della Lazio, entrata ormai nell’élite del calcio italiano (lo dicono i trofei recenti e la posizione in classifica, oggi i tifosi saranno a Formello per festeggiare la Supercoppa), non ci sono solo le intuizioni di Tare e il lavoro di Inzaghi. C’è anche – e ha un peso rilevante – il mutato atteggiamento di Lotito, che è sempre stato un proprietario attento al bilancio, ma ha talvolta forzato la mano nella gestione dei calciatori e nei rapporti contrattuali con loro. A pagarne le conseguenze è stata la squadra, che non è mai riuscita a compiere il salto di qualità. Ora però tutto è cambiato. La Lazio ha avuto anche in passato, durante la gestione Lotito, calciatori di primo piano, presi a costo ridotto e poi valorizzati. Pensiamo ad esempio ai «vecchi» Pandev, Kolarov, Lichtsteiner e Hernanes, oppure a i più recenti Candreva, Keita, Biglia, e Felipe Anderson. La scelta del presidente era sempre traumatica: decideva per la cessione oppure cercava di tenerseli con contratti inadeguati alla loro crescita, arrivando spesso alla rottura. Adesso non è più così. Lotito è pronto a cedere i suoi campioni di fronte a offerte se non indecenti, comunque elevatissime, ma nel caso in cui queste non arrivino li lega alla Lazio con contratti di assoluto rilievo. E questo determina un miglioramento netto nella qualità dell’organico, che non perde – in un modo o nell’altro – i calciatori migliori. La rivoluzione di Lotito nella gestione dell’organico è dimostrata dai numeri. È stato appena pubblicato lo studio annuale sui salari nel mondo dello sport da parte di «Sportingint elligence», che svolge questa ricerca nei club professionistici di ogni disciplina in tutti i paesi. Oltre a molti altri dati di interesse internazionale, colpiscono quelli riferiti alla serie A, dai quali si nota come la Juventus sia la società che paga il salario medio lordo più elevato (oltre 10 milioni di dollari, terza al mondo dopo Barcellona e Real e davanti a tutte le franchigie della Nba) davanti a Roma (4 milioni e 492 mila dollari), Inter (4 milioni), Napoli (3 milioni e 823 mila) e Milan (3 milioni e 441 mila). La Lazio si trova al sesto posto, l’ingaggio medio dei calciatori è pari a 2 milioni e 414 mila dollari. Poco se si pensa ai risultati che la squadra sta ottenendo, ma moltissimo se paragoniamo questa cifra a quanto il club di Lotito dava ai suoi calciatori-dipendenti nella stagione 2016-17: in media 1 milione e 602 mila dollari. In questo periodo l’incremento degli ingaggi laziali è stato dunque pari al 50%. Soltanto un club ha avuto un aumento superiore in Italia, ovviamente la Juventus, che ha addirittura raddoppiato tale cifra. Tutte le altre grandi società hanno sì aumentato il loro stipendio medio, ma in percentuale meno o molto meno rispetto alla Lazio: la Roma del 15%, l’Inter del 25%, il Milan del 39% e il Napoli del 49%.

Corriere della Sera/Stefano Agresti

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Igli, intuizioni e rischio: questa Lazio ha il suo marchio di fabbrica

Il volto disteso, un sorriso aperto e le dita che fanno il segno della V. Vittoria. L’ennesima per Igli Tare che oggi a Dubai è in pole per ricevere il premio Globe soccer award come miglior direttore del 2019. Insieme a lui Andrea Berte dell’Atletico Madrid, Eirc Abidal del Barcellona e Marc Overmars dell’Ajax. Un anno, il decimo, chiuso alla grande per il ds della Lazio con il successo in Supercoppa Italiana contro la Juventus a Riad. Una vittoria che rappresenta l’essenza di Tare. Le idee e il mestiere opposte all’opulenza. La vecchia Signoria dalla borsa piena e con il gioiello CR7 sconfitta dal gruppo biancoceleste fatto di intuizioni, scommesse e giocatori in cerca di riscatto. Non è un caso che Tare fosse il nome in cima alla lista di Paolo Maldini investito del compito di riportare il Milan in alto. Il ds albanese ha ringraziato e declinato l’offerta. Affetto, alchimia, forse riconoscenza? Sicuramente avrà pesato la figura del presidente Lotito, «il migliore che si possa avere» secondo lo stesso Tare. Insieme stanno portando la Lazio a livelli altissimi. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Nessuna scorciatoia per il dirigente nato a Valona 46 anni fa.
 
IL VALORE DEL SACRIFICIO
Il padre Isa lo svegliata tutte le mattine alle 6,30 per fargli fare ginnastica insegnandogli così il significato della parola sacrificio. Ha saputo trasformare i pregiudizi (in Albania scrivevano «Ma davvero può fare il ds?») in applausi. Non si lascia andare a smancerie, è un uomo duro e sa riconoscere il valore di chi sa tenergli testa. Non ama i lecchini. È un passionale, l’ha dimostrato più volte. L’ultima a Cagliari quando è sceso in campo al fischio finale per difendere i suoi ragazzi. Non vuole essere chiamato direttore ma semplicemente Igli. Si fida di pochissime persone e fa quasi tutto da solo. Anche se a sue spese (nel 2015 è rimasto 9 giorni in terapia intensiva rischiando la morte) ha capito che l’ossessione è un mostro da evitare. Serve ricaricare le pile come sta facendo questi giorni in compagnia della sua famiglia a Dubai. Studia in continuazione. Il suo successo è un mix di bravura, applicazione, intuizione e una grande attitudine al rischio. E’ l’artefice di colpi visionari come quello di Luis Alberto, è stato il più lesto a prendere Milinkovic, a riportare in Italia Correa, seppur pagandolo a peso d’oro (acquisto più caro dell’era Lotito), ha scovato Strakosha e Lulic e convinto il veterano Leiva. In passato con 400 mila euro ha soffiato Keita al Barcellona, ha portato il giovane De Vrij, il fenomeno Klose e i talenti Hernanes e Felipe Anderson. Stelle luminose a cui però si affiancano abbagli clamorosi. L’ultimo mercato estivo non va certo annoverato tra i migliori: Vavro, Jony, Adekanye. Dei tre, al momento, nemmeno uno è sbocciato. A questi vanno sommati altri Carneadi passati per Formello senza lasciare traccia: Pereirinha, Alfaro, Perea, Braafheid, Morrison, Neto e Jordao solo per citarne alcuni. I rischi del mestiere che in taluni casi però pesano ancora sul bilancio. 

BRESCIA PARTITA DEL CUORE
Ma il tempo sta dando ragione a Lotito e Tare un duo tra i più vincenti della serie A. «Igli è un valore aggiunto» ha rimarcato con forza il patron biancoceleste che insieme al ds ha costruito un progetto virtuoso e con una chiara identità nella quale i tifosi si iniziano a riconoscere. Soprattutto grazie ai volti dei protagonisti come Simone Inzaghi, altro grande artefice dei successi della Lazio. Lunedì a Formello cancelli aperti per festeggiare con i tifosi la Supercoppa. Poi testa subito al Brescia, settore ospiti già esaurito. Una partita del cuore per Tare. Il Rigamonti la sua prima casa italiana. Lì, ha condiviso lo spogliatoio con Baggio e Guardiola. Due da cui ha saputo rubare parecchio.

Il Messaggero

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La Lazio dei record parte da lontano: preparazione, staff medico e marcato alla base della rincorsa Champions

La Lazio e il mercato di gennaio, una storia che spesso risulta fatta di pagine vuote, fogli bianchi la cui natura Il Corriere dello Sport oggi prova a spiegare. Secondo piazza Colonna in attacco i biancocelesti, grazie alle performance di Caicedo – rafforzato e rassicurato dal rinnovo – consentono a Inzaghi di vivere sogni tranquilli, lascindo crescere nel frattempo Adekanye sul quale non c'è alcun tipo di pressione. Alla base del successo di Lulic&CO anche una preparazione più intensa: dalle tre settimane ad Auronzo di Cadore a quella a Marienfeld, passando per il lavoro svolto a Formello dal 12 al 24 agosto, le gambe e la testa dei giocatori sono partite e sono rimaste a mille. OLtre al leader dei preparatori, il professor Fabio Ripert, merito va dato anche ai collaboratori: Claudio Soicciariello, Alessandro Fonte e Adriano Bianchini. A tutto ciò va aggiunto lo staff medico, arricchito dall'arrivo dalla Primavera del dottor Michele Morelli e dal ritorno di Maurizio Meli, esperto in diagnostica per immagini. Infine, la composizione di una rosa dove tutti hanno un ruolo preciso: sei difensori centrali per tre posti, stessa cosa per il centrocampo dove l'unica nota stonata resta Berisha mentre André Anderson resta al suo posto senza proferir parola; sulle fasce, scrive Piazza Colonna, due coppie anche se a sinistra i dubbi sull'adattamento di Jony restano, ma su questo l'ultima parola spetta a Simone Inzaghi. Una Lazio costruita con logica e chiarezza. Poi ad intervenire per migliorare eventualmente si farebbe sempre in tempo. 

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In casa Lazio si pensa ai rinnovi: in prima fila Luis Alberto e Ramos

Di acquisti n casa Lazio non si parla, al monento le priorità sono legate ai rinnovi dei top player di Simone Inzaghi. Tra questi in primis c'è Luis Alberto, lo spagnolo in sacdenza 2022 che di fatto sta trascinando i biancocelesti in questa strisca di 11 risultati utili consecutivi in serie A. Gli agenti del numero 10 e la società dovrebbero incontrarsi a inizio 2020, l'obiettivo è prolungare al 2024 portando il compenso dello spagnolo a circa tre milioni di euro netti l'anno. Come ricorda Il Tempo, chi invece ha già rinnovato è Danilo Cataldi, l'autore del sigillo della Supercoppa ha siglato un nuovo contratto fino al 2024 e l'annuncio dovrebbe arrivare prima di metà gennaio. Altri due giocatori che dovrebbero allungare il proprio matrimonio, soprattutto il primo, sono Ramos Marchi e Bastos. Il centrale classe 1997 è legato fino al 2022, ma le ottime prestazioni recenti dovrebbero portare ad un prolungamento a tutto il 2024; l'angolano invece è vincolato fino al 2021, forse vorrebbe più spazio ma una Lazio in Champions potrebbe essere un ottimo motivo per rinnovare. Infine, Lulic (33 anni) e Parolo (34), entrambi in scadenza 2020, aspettano una chiamata per restare un'altra stagione, proprio per sentire quella musichetta per la quale a giugno tutto il popolo biancoceleste vorrebbe festeggiare". 

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Se c’è una Coppa da vincere non sbaglia un colpo: Lulic segna e alza i trofei sempre

C’è una finale? Occhio a Senad Lulic, può inventarsi il gol fatale (magari tra il 71’ e il 73’) e se poi gioca con la fascia da capitano di sicuro passa lui a ritirare la Coppa. L’esterno bosniaco col successo in Supercoppa ha rinsaldato il suo posto nella storia della Lazio. Domenica, nella finale di Riad, ha siglato la rete decisiva nel sorpasso alla Juventus e poi ha sollevato il trofeo, che è il terzo nelle tre finali affrontate da capitano. Solo Alessandro Nesta con i gradi in biancoceleste ha fatto meglio di lui, festeggiando cinque titoli (scudetto compreso) tra il 1999 e il 2000, nell’epoca d’oro di Sergio Cragnotti. Ma Lulic ha superato l’ex difensore in un’altra graduatoria laziale, quella dei minuti giocati nelle varie finali. Il bosniaco si è infatti portato a quota 644’ (Nesta è a 630’): adesso davanti c’è soltanto Giuseppe Favalli (720’).

Come nel 2013
A Riad, Lulic ha siglato il suo 34° gol con la Lazio (in 345 presenze). Al minuto 73’ ha sfoderato il colpo del 2-1, seguito dal tris di Cataldi. Tra gli eroi biancocelesti di sempre era già entrato il 26 maggio 2013, quando nella finale di Coppa Italia dell’Olimpico al 71’ schiantò la Roma. Da quel giorno il bosniaco per i tifosi laziali è diventato come uno di famiglia: affetto e devozione oltre ogni evento. Il gol alla Juve di Sarri ha rispolverato le emozioni di quella prodezza, ma ha attirato pure un tocco di splendore in più. Due reti realizzate nelle finali: solo Nedved e Fiore lo superano, con un gol in più per un altro primato da attaccare. A Riad, Lulic ha sommato alla gioia da goleador la soddisfazione di sollevare il trofeo da capitano. Che aveva già provato nel successo di due anni fa all’Olimpico in Supercoppa, sempre contro la Juventus: il 13 agosto 2017 era anche alla sua prima volta nel nuovo corso da capitano dopo Biglia. Il 15 maggio ha alzato al cielo la Coppa Italia dopo il 2-0 nella finale contro l’Atalanta.

Verso il rinnovo
Senad Lulic sta giocando la nona stagione alla Lazio. Il suo apporto alla causa comune non è fatto soltanto di gol nelle Coppe e trofei per la bacheca. Lulic è protagonista nella quotidianità laziale con personalità e grinta. Nelle varie classifiche di fine decennio stilate da Lazio Page l’ex Young Boys primeggia in quelle delle occasioni da gol create (360), degli assist (39) e dei tackle vinti (558). Il suo contratto è in scadenza: la voglia di tornare in Svizzera dove la famiglia ha scelto di abitare si fa sentire. Ma ora il terzo posto in classifica, che profuma tanto di quella Champions inseguita da sempre, darà un nuovo impulso alla trattativa per il rinnovo sino al 2021. Difficile per la Lazio privarsi di Lulic. A gennaio (giorno 18) compirà 34 anni, ha ancora tempo per correre sulla fascia sinistra dello scacchiere di Simone Inzaghi. Sempre a caccia di tutto quello che può servire alla Lazio per vincere.

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Quanto vale la Supercoppa? Ecco quanto ha incassato la Lazio, c’è anche un bonus per i giocatori

La Lazio è tornata a casa da Riyad con una Supercoppa e 3,5 milioni di euro. La 'trasferta' araba dunque, non ha solo ingrassato la bacheca biancoceleste, ma ha portato una buona fetta dei 7,5 milioni garantiti dall'evento. Il 10% è toccato alla Lega, mentre il srestante 90% è stato suddiviso in parti uguali fra Lazio e Juventus. E per i giocatori? C'era un bonus anche per loro, il premio di produzione ha permesso ai giocatori biancocelesti di portare a casa 20.000 euro ciascuno. 

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Supercoppa, retroscena Lotito: ecco come ha caricato la squadra

Il boato s’è sentito a distanza. Al grido rimbombante di Lotito ha fatto seguito l’esplosione della squadra, uno scoppio assordante. È stato il presidente a caricare a pallettoni la Lazio nel prepartita. È entrato nello spogliatoio, ha parlato ai suoi uomini, erano presenti anche Inzaghi, il diesse Tare e il club manager Peruzzi: «Mi state facendo sognare e altri sogni possono diventare realtà. Vincete per voi, per le vostre famiglie, per la Lazio. Andate in campo e…», il finale è facilmente intuibile, immaginabile, l’invito era surclassare la Juve, detto elegantemente. Lotito ha usato parole di grande incitamento, anche pittoresche, per caricare la squadra, per spingerla all’impresa. È stato seguito ed eseguito alla lettera. Ci sono sempre retroscena legati ai grandi trionfi, chicche che rimbalzano nelle ore successive e che è bello raccontare. Nello spogliatoio biancoceleste, alla vigilia della finale con la Juve, era giunta voce che i bianconeri s’erano informati sui percorsi da seguire in caso di vittoria, probabilmente ritenendola più che probabile. I rumor, che fossero veri o meno, sono stati sfruttati per farne uno sprone, un trampolino di lancio. L’ultimo allenamento è stato vissuto ancora con più carica, con più voglia di vincere contro la Juve, con il desiderio fortissimo di rifilare un’altra sconfitta ai campioni d’Italia in carica. Corrieredellosport.it

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La Supercoppa sfrega la lampada: Dybala-Luis Alberto, duello tra geni

Genere fantasy, numero dieci. Luis Alberto e Dybala vogliono incantare gli arabi. Salgono su tappeti volanti, già camminano sui carboni ardenti. Coi loro piedi fatati potrebbero ipnotizzare persino i serpenti. Uno più coi gol magici, l’altro con assist extraterrestri. Anche se entrambi si sono congedati dall’Italia con una rete a distanza di pochi giorni. Luis Alberto aveva anticipato Dybala (al volo con la Samp) col suo terzo centro stagionale lunedì a Cagliari. A Riad vogliono ripetersi, la Supercoppa può essere risolta dai loro geni. Superiori agli altri, è la natura dei fantasisti. Anche se ormai lo spagnolo e l’argentino giocano in posizioni differenti. Il biancoceleste ha dovuto far spazio a Correa davanti, è arretrato mezz’ala senza però perdere i suoi numeri. Anzi, in questo momento, sono moltiplicati: 11 passaggi decisivi come nessuno in Italia e anche nei principali campionati europei. Inzaghi a giugno aveva preteso la sua permanenza in sede di rinnovo, Luis Alberto sta ripagando lui e la società con gli interessi. Dybala invece, anche per ragioni di bilancio e rosa, era stato scaricato da Sarri, salvo riemergere ancora più forte dalle sue ceneri. Paulo si è fatto largo e riscalato posizioni, adesso provate a tenerlo fuori in queste condizioni: 8 centri e 5 assist fra campionato e Champions in 21 apparizioni, con perle che lo riabilitano come beniamino assoluto dei fedeli bianconeri.

JOYA E DOLORI
La Lazio è la sua vittima preferita, Dybala l’ha già punita sette volte in carriera. Tre gol li mise a segno proprio in Supercoppa (il quarto e sarà il miglior marcatore della storia), due nella finale persa per 3-2 nel 2017 con l’asso piglia tutto di Murgia. In quell’occasione l’argentino rimontò da solo il momentaneo svantaggio di 2 reti della sua squadra. Non riuscì a fare altrettanto quando nell’ottobre 2017 in campionato si fece ipnotizzare dal dischetto da Strakosha: quello sbaglio decretò all’ultimo minuto la sconfitta. Qualche mese dopo, nella gara di ritorno, si prese tuttavia la rivincita, segnando il gol da fuoriclasse dell’1-0 a Roma. Insomma, per lui con la Lazio qualche dolore, ma sopratutto tanta Joya.

PRIMA VOLTA

Contro la Juve non ha ancora invece mai segnato, Luis Alberto, reduce dal tapin del pari a Cagliari al novantaduesimo. Niente assist nell’ultimo turno. Una settimana prima ne aveva sfornati due pazzeschi nel 3-1 proprio contro i bianconeri: prima il cross per la testa di Luiz Felipe per il pari, quindi il lancio illuminante per l’eurogol di Milinkovic. Dal 7 dicembre è quota 11 (12 con l’Europa): nessuno era mai riuscito nella storia ad andare in doppia cifra prima del termine dell’anno solare in Serie A. E l’ex Liverpool può ancora ampliare la statistica, incredibile nella sua nuova vita da mezz’ala. Che poi è linfa, ossigeno e idee assolute di questa squadra. Luis Alberto per la Lazio è il genio sempre fuori dalla lampada, oggi può trasformarsi in sultano d’Arabia.

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