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Veron a Formello: sempre con Inzaghi e carica a Correa: il “Tucu” non segna da novembre

La Lazio oggi è chiamata a vincere contro il Sassuolo per rimanere ancorata alla lotta Champions. Chissà che non possa essere Joaquìn Correa a trascinare la squadra. L’argentino, a secco di gol dallo scorso novembre, è ormai inamovibile nello scacchiere di Inzaghi. A dargli la giusta carica ci ha pensato il connazionale Veron, che come riporta il Corriere dello Sport ha fatto visita a Formello. E’ stato l’ex biancoceleste a lanciare il giovane all’Estudiantes, proponendolo poi prima all’Inter e poi alla Sampdoria. Correa, oggi, ha una motivazione in più per fare bella figura.lazionews.eu

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Ciro, è la tua domenica: Sassuolo squadra più colpita

Un periodo difficile quello che sta attraversando il bomber biancoceleste Ciro Immobile. Dopo il rientro dall’infortunio subito il numero 17 a livello realizzativo sta avendo qualche difficoltà di troppo. Oggi all’Olimpico arriva il Sassuolo di De Zerbi, sua “vittima” preferita in Serie A. Nelle prime stagioni con la maglia dell’Aquila sul petto la differenza con questa giornata attuale sotto un punto di vista realizzativo è tanta. Nella passata stagione i gol erano 24, nella sua prima 17, adesso solo 13. Quest’oggi i tre punti saranno fondamentali per permettere ai biancocelesti di avvicinarsi sempre di più al quarto posto. Servirà anche il miglior Immobile, che non vede l’ora di tornarsi a sbloccare e correre sotto la Nord. Laziopress.it

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Immobile non trova il guizzo: il suo digiuno lo rende prigioniero

Non segna e non brilla. Ciro Immobile fatica al Paolo Mazza di Ferrara. La voglia di trascinare la Lazio verso un altro successo è tanta, come la sua corsa a perdifiato su tutto il fronte offensivo. Movimenti che non portano ai risultati sperati. Tagli ripetuti più volte in partita che non si traducono in reali pericoli. L'ex bomber del campionato appare spento e a volte impreciso sotto porta. Le fatiche di San Siro si sentono tutte nella gara contro la Spal. La vittoria di domenica scorsa contro l'Inter aveva portato entusiasmo tra i biancocelesti, forse stremati per le energie spese. Immobile si danna l'anima, chiama sempre il pallone e cerca di farsi vedere. Alle volte reagisce anche di stizza. Smania perché in campo non trova mai la giusta posizione. Le sue intenzioni però restano tali. E pensare che in avvio di gara si era mosso alla perfezione sulla deliziosa palla filtrante di Leiva. Un cioccolatino che Ciro spara in porta, esaltando i riflessi di Viviano. Un gol divorato verrebbe da dire. Un acuto che aveva fatto ben sperare per il resto del match, prima che Cionek e Vicari (poi sostituito da Felipe) gli prendessero le misure. Marcature strette, usando le cattive maniere quando Ciro riesce a divincolarsi. La fase difensiva dei padroni di casa funziona ed è efficace anche grazie alla densità del centrocampo. Più che altro Semplici schiera una linea arretrata molto bassa che schiaccia le velleità di Ciro. La manovra della Lazio è prevedibile: trovare uno spazio diventa una missione quasi impossibile. Milinkovic, Luis Alberto e Leiva sono raddoppiati puntualmente e i rifornimenti per Immobile diminuiscono. 
STAFFETTACorrea, alle prese con i postumi di un mal di schiena, non riesce a saltare l'uomo e l'intesa con Ciro non decolla. Non avrebbe avuto giocare El Tucu. La sua prestazione è condizionata dai problemi fisici che già a Milano lo avevano costretto ad alzare bandiera bianca nel primo tempo. Negli ultimi giorni aveva intensificato il protocollo riabilitativo: massaggi e allenamenti personalizzati per tornare al top in poche ore. Un obiettivo raggiunto in parte. Correa inizia da titolare, ma non incide come nelle ultime uscite. Insomma, Ciro è costretto a fare gli straordinari, ma da solo non riesce ad essere decisivo e cala di intensità con il passare dei minuti, dovendo abbassarsi per ricevere palla. Simone Inzaghi dalla panchina si sgola, chiede ai suoi di velocizzare la manovra e nella ripresa corre ai ripari. Dentro Caicedo per Correa. Una mossa che accende l'attacco della Lazio almeno dal punto di vista del gioco. Le azioni sono corali e rispetto al primo tempo si sviluppano anche sulle corsie esterne. Felipe gioca di sponda e fa la salire la squadra, che appare più vivace e dinamica. Una mezzora di qualità nella quale come una beffa il rigore di Petagna che rallenta la corsa Champions.   

Il Messaggero

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La Lazio prepara un’altra Spallata

ROMA Esattamente tre anni fa Simone Inzaghi iniziava la sua avventura da tecnico della Lazio. Curioso pensare che ci sia la Roma di mezzo. Quella volta i giallorossi furono fatali a Pioli; stavolta, invece, il derby ha dato nuova linfa ai biancocelesti. Una spinta in più per scalare posizioni in classifica. Un trampolino per spiccare il volo verso la Champions. Immobile e compagni, in questo momento, sono la squadra più in forma di quelle che lottano per un piazzamento per l'Europa che conta. Basti vedere le difficoltà di Inter, Milan (lontano 4 punti, pur avendo due gare in meno)) e Roma, appunto, per rendersene conto. La Lazio sta meglio sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Il successo di domenica sera contro i nerazzurri ha fatto fare un salto doppio ai biancocelesti che ora guardano con occhi interessato anche al terzo posto. Un pensiero che fino a qualche settimana fa sembrava puramente utopico. Ora invece è molto più vicino alla realtà di quanto si possa credere. Anche perché la Lazio, che è a sole 5 lunghezze dagli uomini di Spalletti ha anche una gara in meno, quella con l'Udinese, che dovrà recuperare il 17 aprile all'Olimpico. 
ENTUSIASMO CONTAGIOSOVietato lasciarsi inebriare troppo dall'euforia del momento. L'entusiasmo va cavalcato e non subito. Piedi per terra dunque ma occhi rivolti verso l'alto. Non c'è tempo per fermarsi a ragionare, il calendario non concede pause. L'ostacolo di oggi si chiama Spal. «Abbiamo lavorato bene, recuperato energie. Quella di Semplici squadra molto organizzata, con un allenatore che è lì da 3 anni, molto preparato, dovremo essere attenti» sottolinea Inzaghi che poi ammette: «Dubbi formazione? Dovrò valutare, non correrò rischi, abbiamo tante partite ravvicinate, ho la fortuna di avere tutti a disposizione». E' una Lazio che brilla di una luce nuova, luminosa. Ora ha trovato quel coraggio di osare, grazie ad una formazione più spregiudicata, che ha dato anche più convinzioni a tutto il gruppo. Tutti per uno e uno per tutti. In campo e fuori. Durante il ritiro milanese i biancocelesti si sono concessi una cena in un ristorante in zona Brera. Tutti ospiti di Ciro Immobile, che detiene alcune quote del locale. L'attaccante è a secco dalla trasferta di Firenze dello scorso 10 marzo e non vede l'ora tornare al gol. All'andata fu doppietta per l'ex bomber del campionato. 
LA VISITA DI PIPPOE proprio come all'Olimpico ritroverà l'arbitro Guida, suo compaesano di Torre Annunziata. Il fischietto partenopeo non evoca bei ricordi a Ciro. Un anno fa nella trasferta di Cagliari, in cui segnò un clamoroso gol di tacco, venne atterrato in area da Barella, ma Guida lasciò correre. Alla Sardegna Arena finì 2-2 e la Lazio perse altri punti fatali per la corsa Champions. Insomma, la trasferta di Ferrara sarà fondamentale «mantenere la concentrazione altissima». Un concetto che Inzaghi ha ribadito più volte. Il tecnico ha ricevuto le visite di diversi ex giocatori nel centro sportivo Vismara, tra cui quella del fratello Pippo, che ha dispensato consigli a tutti. Al Paolo Mazza previsti 500 tifosi biancocelesti, trasferta definita a rischio dopo gli incidenti avvenuti tra le due tifoserie in estate nel ritiro di Auronzo di Cadore.

Il Messaggero

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Lotito ci ha preso gusto: in tribuna anche a Ferrara?

Mancava in trasferta da ben 4 anni, il presidente Lotito. La vittoria contro l'Inter però, ha probabilmente cambiato il trend. Il patron biancoceleste infatti ci ha preso gusto, tanto che domani contro la Spal, a Ferrara, dovrebbe essere presente in tribuna. Lotito ha gradito particolarmente che sia stata proprio la squadra ad esortarlo, a chiedere col sorriso la sua presenza di comune accordo col tecnico. Le tensioni sembrano essere alle spalle, la Lazio è un gruppo compatto a caccia del traguardo finale: la Champions. 

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La rinascita dei magnifici tre

ROMA Così in forma, sembra davvero il centrocampo titolare più forte della Serie A. Già, perché la Juve ha anche la panchina, ma in campo la Lazio non ha nulla da invidiarle con Milinkovic e Luis Alberto mezzali più l'extraterrestre Leiva. Basti vedere i numeri di quest'ultimo per capire come sia di un altro pianeta: è l'unico centrocampista del campionato presente sia nella top 5 dei tackle vinti (3.8 a partita, 1°) che in quella degli anticipi (2.1 a partita, 4°). A San Siro poi ha sottolineato la sua supremazia con un'altra statistica: Leiva ha intercettato il pallone 9 volte, 6 più di qualsiasi altro giocatore di Inter e Lazio. Nove anticipi, quasi la metà di quelli totali (19) biancocelesti, 61 tocchi, il 75% (6 su 8) dei duelli vinti con zero falli. Avete capito perché la firma sul rinnovo sino al 2021 (con opzione biancoceleste per un altro anno) è arrivata direttamente a Milano lunedì mattina? Leiva aveva già detto sì al prolungamento, risolto anche il problema delle commissioni in hotel con Lotito. Più avanti si capirà invece per Milinkovic e Luis Alberto quale sarà il futuro. Adesso guai a pensare ad altro, bisogna centrare il sogno Champions. E allora i magnifici tre sono tornati giusto in tempo. Chissà cosa sarebbe stato se Luis Alberto avesse giocato a centrocampo dall'inizio. Adesso da mezzala va dritto, spedito. 
SPLENDOREMai come nelle ultime sei partite è stato decisivo: un assist col Frosinone, top player per tocchi, passaggi, cross nel derby. Il migliore per palle recuperate con la Fiorentina, quindi la doppietta al Parma più un assist, bissato subito a San Siro per Milinkovic. Lo spagnolo già prima della sosta era entrato nella top 10 europea delle occasioni da gol create a partita (2.7), davanti addirittura ad Hazard del Chelsea. La sua rinascita è senz'altro il segreto di questa cavalcata, ma Inzaghi non ha mai smesso di dargli fiducia. Pure Correa è uscito, il tecnico ha rinunciato ad alzarlo sulla trequarti e piuttosto con coraggio ha messo dentro Caicedo. Così è rimasto ancora a centrocampo, Luis Alberto. A fare il bello e il cattivo tempo. La regia e l'interdizione, perché la novità è che lo spagnolo ritrovato è diventato persino un lottatore. Inventa e ritorna in area a ringhiare agli avversari alle calcagna. 
SALTOFinalmente però nel tabellino c'è la firma di Milinkovic. Lui quest'anno è stato arretrato, praticamente sta facendo il mediano e spesso davanti alla porta arriva stanco e poco lucido. Stavolta invece è volato e ha messo il pallone con una capocciata violenta in rete. Certo, lo score non quello della scorsa stagione, ma con 5 centri totali Sergej adesso raggiunge Parolo, Correa, Caicedo e Luis Alberto, dietro Immobile è il secondo marcatore. E soprattutto riesce a far male a una big in campionato per la prima volta dopo 28 tentativi. 
IL RUSH FINALEDefiniti anticipi e posticipi delle ultime giornate di campionato: Samp-Lazio 28 aprile ore 18, Lazio-Atalanta 5 maggio ore 15, Cagliari-Lazio 11 maggio ore 18, Lazio-Bologna 20 maggio ore 20.30 (spostata per via della finale degli Internazionali di tennis). 

Il Messaggero

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Inter-Lazio, classico per la Champions tra ex assenti presenti e fantasmi del passato da vendicare

La note della Champions che cominciano a farsi sentire in lontananza, come il richiamo di una sirena. L’ex Keita che guiderà l’assalto. L’altro ex de Vrij che invece non ci sarà ancora una volta. Il gusto di potersi vendicare della sconfitta del 20 maggio dello scorso anno e Immobile che in campionato non ha ancora puniti i nerazzurri.  Inter-Lazio è tutto questo e anche di più. Perché a rendere tutto ancora qui frizzante ci ha pensato Spalletti non convocando Icardi e Luis Alberto con le sue parole tutte da interpretare. Chiaro che su tutto regna la qualificazione in Champions: prestigio e soldi. I biancocelesti hanno dimostrato di essere in forma sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Le gare contro Milan, Roma, Fiorentina e Parma lo hanno dimostrato. Chiaro che la sosta sia sempre un grosso punto interrogativo. Ma Inzaghi in queste due settimane ha lavorato molto sull’aspetto mentale tenendo tutti sulla corda: «C’è stata la sosta, forse non ci voleva in questo periodo, dovremo fare una grande partita in un grande stadio e contro un grande avversario».

Per farla i suoi dovranno dare continuità a quanto fatto e soprattutto «tenere a mente la gara positiva fatta in Coppa Italia e anche la brutta dell’andata in campionato». L’obiettivo è il quarto posto, vietato farselo sfuggire ancora anche perché come sottolinea lo stesso tecnico: «La Lazio è una squadra fortissima, in questi tre anni ce la siamo giocata. Abbiamo cinque squadre davanti a noi, sono state costruite per grandissimi obiettivi. Le altre squadre forse sulla carta sono state costruite meglio». Nessun pessimismo però perché Inzaghi è convinto che per un piazzamento nell’Europa che conta «sarà tutto aperto fino all’ultima giornata». Servirà il migliore Immobile per battere l’Inter rivitalizzata dalla vittoria nel derby. Curioso che i nerazzurri siano, insieme al Frosinone, le uniche due squadre a cui non ha segnato con in campionato con la maglia della Lazio. Le “delusioni” azzurre vuole cancellarle in biancoceleste mandando l’ennesimo segnale al ct Mancini. Inzaghi non ha dubbi sul suo bomber: «L’ho ritrovato carico, sereno, si è allenato bene, propositivo, di aiuto al gruppo. Con la Nazionale è un periodo che non fa gol, lui è maturo, sa da dove vengono le critiche. Sono convinto che saprà valutare le critiche giuste e quelle gratuite». Se lo augura anche il presidente Lotito che spera di vedere una squadra grintosa e di assistere ad uno show.

SPALLETTI PROTAGONISTA
In casa Inter continua a tenere banco il caso Icardi. Sembrava esserci stata una schiarita dopo il lavoro fatto dall’ad Marotta per ricucire i rapporti e invece ieri è arrivata la sorpresa targata Spalletti: «Mauro è un giocatore nuovo ma non è convocato». Una notizia che ha preso tutti alla sprovvista considerando anche l’indisponibilità di Lautaro Martinez. La sensazione è che il tecnico avesse taciuto sulla sua decisione rubando poi la scena in conferenza. Sui social i tifosi si dividono. L’ultima gara giocata da Maurito è il 9 febbraio scorso, il 21 marzo, invece, è tornato ad allenarsi in gruppo dopo l’ammutinamento per la decisione di dare la fascia di capitano ad Handanovic. Una scelta al limite, quella di Spalletti, per una gara fondamentale per la Champions.

il messaggero

 

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Ruben Sosa: “Lazio in forma, ma con il vero Icardi Inter più forte”

Tonalità di colori. Dal nero all'azzurro, fino al celeste e poi al bianco. Ruben Sosa ha il cuore diviso in due parti e in quattro colori, quelli di Inter e Lazio. Domenica sera si sfideranno a San Siro, uno scontro diretto che può dire molto sulla corsa per la qualificazione in Champions League: “Io sono fortunato, perché comunque vada sarò contento”. Con la Lazio d'altronde Sosa ha giocato quattro anni, poi altre tre stagioni all'Inter. “Sono stati gli anni migliori della mia carriera. Per me quando si affrontano è sempre una festa”.
Chi arriva meglio alla partita?
“La Lazio sta benissimo. Ha stravinto il derby, ha messo sotto il Milan in coppa e ha dominato sia con la Fiorentina che con il Parma. Il successo sul Milan però può rilanciare l'Inter. Sarà una bella partita, anche se l'Inter ha l'asso nella manica…”.
Sarebbe?
“Mauro Icardi. Secondo me con lui l'Inter è superiore alla Lazio, senza c'è più equilibrio. Se sta bene deve giocare subito, anche se le polemiche nelle quali è stato coinvolto non mi piacciono per niente. Lui ha un contratto con l'Inter, brutto pretenderne un altro a stagione in corso. Ha mancato di rispetto alla maglia, ai compagni, ai tifosi e ai dirigenti”.
Di Immobile che pensa?
“Altro grande attaccante. L'anno scorso ha vissuto una stagione eccezionale, in questa gli è mancato il supporto dei compagni, specie Milinkovic e Luis Alberto. Ciro ha bisogno delle loro imbucate”.
Per la corsa alla Champions chi vede favorita?
“Il cuore mi dice che Lazio e Inter possono arrivare fra le prime quattro, il cervello pure. Sarebbe il massimo vederle entrambe in Champions, con Roma e Milan, le avversarie di sempre, fuori”.
Gazzetta dello Sport

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Adekanye va veloce: baby boom per le ambizioni della Lazio

Da una città all'altra, evitando gli ostacoli. Un po' come fa in campo con gli avversari in campo. La Lazio sta stringendo per Bobby Adekanye, esterno olandese in scadenza di contratto con il Liverpool. Pur essendo ancora giovanissimo (è un classe 1999), ha già indossato diverse maglie, girando il mondo. Nato in Nigeria, a 4 anni si è trasferito in Olanda (per questo adesso ha il passaporto olandese ed è comunitario). Messosi in luce con l'Ajax, Adekanye a 12 anni è passato al Barcellona, dove con le sue qualità ha incantato tutti: rapido e veloce, Bobby è infatti eccezionale nell'uno contro uno ed è bravissimo a creare superiorità saltando gli avversari. Non gli mancano però nemmeno tecnica nello stretto e visione di gioco, tanto che oltre a giocare sull'esterno (è mancino ma gli piace partire a destra per accentrarsi e calciare in porta), strappa applausi anche quando viene schierato da trequartista centrale. Quando era a Barcellona veniva paragonato a Robben, confronto che in Olanda è ovviamente stato ripreso e approvato.
CONTROVERSIE – L'avventura al Barcellona è però finita prima temporaneamente nel 2014 e poi definitivamente nel 2015. I catalani, infatti, pur di prenderlo anticipando gli altri top club interessati a lui, lo avevano tesserato senza rispettare le norme relative al trasferimento di minori. I blaugrana non si preoccuparono dello spostamento della famiglia Adekanye, contravvenendo alle regole della Fifa che intervenne bloccando, per due sessioni, il mercato agli spagnoli. Nel 2014 Bobby venne quindi girato in prestito al Psv in attesa della decisione della Fifa sulla questione, prima di passare al Liverpool a titolo definitivo. Le polemiche però non erano finite: l'Ajax ha infatti denunciato il Barcellona alla Fifa anche per la modalità con la quale i catalani avevano tesserato il ragazzo, ottenendo, dopo il reclamo, un indennizzo da parte degli spagnoli.
RAZZISMO – Non solo però, perché passato al Liverpool, dove ha giocato prima per la Primavera e poi per la Seconda Squadra, è stato coinvolto anche in uno spiacevole caso di razzismo. Durante la gara della Youth League del 2017 contro lo Spartak Mosca, Bobby è infatti stato bersagliato dagli ululati dei russi presenti allo stadio. In quel caso ci ha pensato la Uefa a multare lo Spartak ritenendo inaccettabile il comportamento dei tifosi. Ora, non trovando spazio nella Prima Squadra del Liverpool (che con Firmino, Salah e Mané ha uno degli attacchi più forti d'Europa), Adekanye vuole passare a un club che gli dia maggiore spazio. Lo scorso 22 marzo ha esordito nell'Under 20 dell'Olanda, con la quale ha giocato tutti e 90 i minuti contro il Messico. Bobby però sa che deve cominciare a giocare a un livello più alto per riuscire a sfondare definitivamente. In Olanda credono molto in lui, ma alla sua carriera serve un'accelerata. Dovrà cambiare ancora città, questa volta probabilmente sceglierà Roma. Lo farà per superare gli ostacoli che ci sono per arrivare nel grande calcio. Vuole saltarli un po' come fa con gli avversari in campo.

Gazzetta dello Sport

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Immobile torna a casa e si gode la sua Lazionale

ROMA Notare la differenza. Mancini lo relega in panca, a Formello dopo una settimana non riescono a sopportarne la lontananza: «Ciruzzo, ci manchi, dove sei? Vieni fuori», urla Acerbi in un video su Instagram, inquadrando la sua seggiola vuota nello spogliatoio. Immobile risponde scherzando, ma neanche troppo: «Leone sto arrivando a farmi coccolare». Ha ancora i brividi, Ciro, della Nazionale. Casa dolce casa laziale. Finalmente il calore della sua famiglia. Immobile ha sentito di nuovo freddo con l'Italia, prima in campo con la Finlandia e poi fuori contro il Liechtenstein mentre Verratti e gli altri festeggiavano la goleada. Ora in azzurro lo ha spodestato persino Quagliarella, non si può trattare così l'ultimo capocannoniere della Serie A. Per lui martedì sera neanche uno spezzone di gara. Per fortuna sorride almeno Inzaghi: alla fine Ciro, in due match di qualificazioni agli Europei, ha giocato appena 79 minuti. Si è riposato per l'Inter e la sfida a Icardi. Ieri pomeriggio è tornato ad allenarsi nel centro sportivo. Ovviamente baci a abbracci coi compagni e il solito sorriso. 
PROCESSOProsegue il processo Nazionale a Ciro. In realtà nemmeno alla Lazio stava vivendo il suo miglior momento, ma nell'Italia è proprio fuori dal gioco. Mancini vorrebbe un altro tipo di bomber e così l'attaccante partenopeo sembra fuori ruolo. Non solo. Il ct di facciata lo giustifica («Chiunque al suo posto avrebbe fatto fatica»), ma poi con le scelte successive lo pietrifica. A Udine, dopo la splendida azione e l'assist al bacio per Kean, lo ha richiamato in panchina per riprenderlo senza permettergli nemmeno di godersi l'abbraccio della gloria. Immobile, quando è uscito, gli ha comunque dato il cinque con un'espressione di gioia. Perché lui non vuole più fare polemiche, ma è chiaro che poi così si becca altre critiche. Se Ciro gioca spalle alla porta, quasi sempre non la trova. Lui ama rimanere al fianco della palla, la sua migliore amica. Lui deve sentire davvero la fiducia. Per questo alla Lazio è un leader e con l'Italia invece uno qualunque. Per carità, forse anche questo nuove esame azzurro può essergli utile per crescere e persino per riflettere. 
LEADERSiamo quasi al Ciro di boa. A Roma giocano tutti per lui che finalizza, Immobile deve ragionare su quest'aspetto per il resto della sua vita. Visto che si continua a vociferare di un suo possibile ritorno a Napoli a giugno, lì sì che rischierebbe d'essere un numero. Alla Lazio è amato, decide lui se giocare, nessuno lo ha mai discusso. Viene adorato, servito e riverito perché poi trasforma quasi ogni pallone in oro. Non siamo ai fasti dell'anno scorso, ma i numeri fanno capire quanto sia prezioso: in 3 anni, su 16 partite senza di lui, i biancocelesti hanno raccolto 5 vittorie, 5 pareggi e 6 sconfitte. Il bomber nelle prossime 12 gare è pronto a correre il doppio. Aveva segnato nel derby (su rigore) da subentrato e poi nell'1 a 1 contro la Fiorentina prima di finire ai box col Parma per la squalifica. Aveva vissuto più di un mese d'astinenza dopo il gol siglato proprio con l'Inter, il 31 gennaio, nei supplementari di Coppa. Immobile ora non molla, piuttosto raddoppia. Anzi, dopo la Nazionale, deve pure incanalare verso la rete tutta la sua rabbia. E' a quota 17 centri stagionali, lontano dai 40 del 2017/18, ma da fine marzo in poi ne segnò ben otto. Purtroppo non timbrò il cartellino per la Champions all'ultima giornata contro l'Inter del 20 maggio. Insomma, a San Siro serve il doppio riscatto. 

Il Messaggero