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Lazio, riparte la grande corsa

ROMA Il quarto posto che vuol dire Champions torna ad essere lì, a disposizione della Lazio. Il rotondo successo sull'Udinese per 2-0, nel recupero della 25/ima giornata, fa fare ai biancocelesti un bel salto in classifica. Settimo posto, scavalcato il Torino, e ridotto il gap dal Milan che ora è di soli 3 punti. Serviva una vittoria per ritrovare la convinzione e la voglia di lottare per un traguardo che Immobile e compagni inseguono da troppo tempo. Il solo punto guadagnato nelle ultime tre giornate contro Spal, Sassuolo e con i rossoneri avevano spedito la Lazio in una sorta di baratro. 
RABBIA DENTROIl successo di ieri nell'ultimatum per la lotta al quarto posto ha ravvivato le speranze. Chiaro che la vittoria di ieri da sola non basta, servirà un successo anche sabato contro il Chievo per continuare a rosicchiare posizioni e punti importanti. Secondo ko consecutivo per l'Udinese dopo quello di sabato con la Roma: 32 punti in 32 gare, solo nel 2006 aveva fatto peggio. La retrocessione resta a soli tre punti. Le assenze di Correa, per infortunio, e Luis Alberto, per squalifica, si sentono. Senza il modulo fantasia la Lazio risulta più lenta e senza troppe idee soprattutto a centrocampo dove i giocatori tendono a portare troppo la palla. L'approccio non è dei migliori. I veleni dopo la sfida con il Milan invece che caricare la squadra hanno finito per fiaccarla. Nei primi venti minuti è proprio mancata l'aggressività che Simone Inzaghi aveva chiesto a gran voce nella conferenza della vigilia. Il graffio che ha svegliato tutti è arrivato da Caicedo. Bella la combinazione con Immobile in versione assistman. Bravo l'ecuadoriano a calciare forte sul primo palo beffando un Musso non esente da colpe. Quinto gol in questo campionato per l'attaccante laziale e tutti e cinque segnati nel primo tempo con la maglia da titolare. Quando segna lui la Lazio vince sempre. Da notare come Ciro, consapevole del suo momento di appannamento, si sia trasformato in rifinitore. In più di una occasione ha premiato l'inserimento del compagno piuttosto che tirare in porta. 
SORRISO RITROVATOCome detto il gol di Caicedo risveglia la Lazio dal torpore iniziale tanto che subito dopo arriva il raddoppio, seppur fortunoso: autogol di Sandro su colpo di testa di Milinkovic. Sei degli ultimi sette gol l'Udinese li ha subiti nel primo tempo, segno evidente che in avvio di gara i friulani abbiano grossi problemi. La gara si trasforma totalmente con i biancocelesti in totale controllo. Tremano tantissimo gli uomini di Tudor che dietro continuano a ballare ad ogni attacco laziale. Nel finale di primo tempo Calvarese ricorre al Var e annulla una rete ad Acerbi per un precedente mani di Milinkovic. Nella ripresa c'è gloria anche per Strakosha che para un rigore, il sesto contro i biancocelesti, a De Paul. Per l'argentino è il terzo errore dal dischetto, è quello che ne ha sbagliati di più in serie A. Vittoria numero 61 per Inzaghi che diventa il terzo allenatore di sempre, sopra di lui c'è Eriksson con 63. Ora testa al Chievo e poi alla semifinale di Coppa Italia di mercoledì a Milano con i rossoneri. 

Il Messaggero

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Ultimatum Champions, la Lazio non può più sbagliare

ROMA Prova d'appello per la Champions. Ora o mai più verrebbe da dire guardando la classifica. Nonostante il solo punto nelle ultime tre gare la Lazio, al momento ottava a quota 49 punti, ha ancora la chance di tornare in piena corsa per il quarto posto. Chiaro che non potrà fallire questa sera contro l'Udinese nel recupero della 25/ima giornata di serie A. La lunga coda di veleni seguita al ko subito a San Siro dal Milan non deve assolutamente intossicare menti e muscoli dei biancocelesti. Normale che non ci sia tranquillità nello spogliatoio. Troppe parole hanno agitato questi ultimi tre giorni. La sentenza del giudice sportivo ha messo quella finale. L'ultimissima spetterà al tribunale visto che la Procura della Figc ha aperto un'inchiesta. Le richieste del procuratore, Giuseppe Pecoraro non si sapranno prima di 10-15 giorni (i deferimenti, per le sentenze ci sarà da aspettare ancora di più). Detto questo la Lazio deve andare necessariamente oltre e riversare la sua rabbia sul campo per tornare alla vittoria. Tre punti fondamentali per recuperare il terreno perso contro Spal, Sassuolo e Milan. Inzaghi ha parlato alla squadra cercando di tenere alta la concentrazione senza perdere di vista il vero obiettivo. «C'è tantissima rabbia e delusione, perché dopo il primo tempo col Milan non meritavamo di perdere assolutamente. Sono stato chiaro con la squadra, non dobbiamo mollare, quello che è accaduto potrebbe deconcentrare e togliere un po' di motivazioni. Ma ho un gruppo straordinario, dobbiamo andare avanti, con l'Udinese sarà importante» ha sottolineato il tecnico. La via da seguire è quella del carattere visto contro i rossoneri. Non certo l'approccio molle che ha portato una sconfitta e un pari contro Spal e Sassuolo. C'è bisogno di una svolta dal punto di vista mentale, la Lazio in questo momento ha bisogno di vincere una partita in maniera sporca per dire a se stessa di esserci ancora. Perché è proprio quello che è mancato nell'ultimo periodo. Insomma serve una svolta per ritrovare sorriso e convinzione. 
QUESTIONE ARBITRALELa questione arbitrale continua a tenere banco. La Lazio si sente penalizzata dopo gli ultimi episodi di Ferrara e Milano. «Il mio sogno da allenatore sarebbe quello di poter recriminare solo su noi stessi e sui nostri errori in campo. Quello è il nostro sogno. L'anno scorso abbiamo recriminato tanto, quest'anno sta succedendo lo stesso, dobbiamo spesso recriminare su altri fattori» ha ribadito ancora Inzaghi che dovrà fare a meno di Luis Alberto per l'ammonizione troppo fiscale di Rocchi: «Avevo visto non c'era fallo. Non era giusto il giallo». Oggi arbitrerà Calvarese: «È un arbitro importante, è in ascesa, è un ottimo direttore di gara. Ma io devo concentrarmi sulla squadra e sui miei giocatori». Quella con l'Udinese non sarà certo una partita semplice: i nostri avversari vengono dal ko di sabato contro la Roma e cercano importanti punti salvezza. Tudor ha dato loro una nuova identità e tanta voglia di lottare. «È una squadra attenta, concentrata e che può ripartire da un momento all'altro» avverte Inzaghi. Ecco perché conterà l'approccio della Lazio questa sera. Sei punti in quattro giorni la missione dei biancocelesti che dopo le nubi tossiche dell'ultima settimana voglio tornare a vedere le stelle: quelle della Champions League. 

Il Messaggero

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Milan-Lazio, veleni infiniti

ROMA Vilipendio biancoceleste. Anzi, ora il vergognoso gesto di Bakayoko e Kessie va oltre i colori e la fede. Anche il presidente della Figc Gravina, dopo due giorni, interviene: «L'esibizione della maglia d'Acerbi a fine gara a San Siro come scalpo sotto la curva è un atteggiamento irriguardoso e, come ha detto anche il sottosegretario Giorgetti, indegno, che va punito, denunciato e valutato secondo le violazioni delle norme e dei principi etici del nostro mondo». Né il contestato arbitro Rocchi né gli ispettori federali hanno però scritto nulla sul referto, quindi oggi si saprà se riuscirà a utilizzare la prova tv il giudice sportivo. Altrimenti scatteranno comunque ulteriori indagini del procuratore Pecoraro: «Partiranno le audizioni, ma non mi sento ancora di dire a cosa porteranno». In teoria, alla violazione dell'articolo 1 bis sulla lealtà sportiva. I due giocatori milanisti potrebbero cavarsela solo con un deferimento e un'ammenda, anche se resta forte la pressione di tutta Italia, che invoca un'esemplare pena per fare (in assenza di precedenti) giurisprudenza. Diversi sono i casi di provocazione di Simeone e Cristiano Ronaldo, giudicati dalla Uefa con clemenza.
IL RETROSCENAQui è stata oltraggiata la sportività, il rispetto, la bandiera. Tutti sono sulla stessa linea, poco importa che Bakayoko abbia chiesto scusa ad Acerbi con una telefonata. Ma ora la Lazio rischia pure la beffa perché gli ispettori di campo hanno annotato nel loro referto altri episodi della rissa. In particolare, una frase di Leiva a Ugo Allevi, ufficio stampa milanista in sedia a rotelle: «Stai seduto e zitto». Il tesserato ha reagito con un «testa di c…», ma ovviamente il comportamento peggiore è ritenuto quello del centrocampista biancoceleste. Che stando a quanto trasmesso ieri alla Procura rischia la stangata insieme soprattutto a Luiz Felipe (il primo a strattonare Suso) e Patric per la Lazio. Nel Milan segnalati i nomi di Bertolacci, Kessie e Musacchio. I procuratori aggiunti Berti, Della Ragione e Portera hanno ravvisato la violazione dell'articolo 35, non hanno visto invece il successivo sfregio di Kessie e Bakayoko, che ha ulteriormente fomentato l'odio.
LETTERAGià, perché il 24 aprile, in Coppa Italia a San Siro contro il Milan, si giocherà la semifinale di ritorno e si spera che la reazione non sfoci in episodi di razzismo. Anche se la lettera inviata da alcuni tifosi laziali ieri al ministro Salvini («Non si esibiscono le maglie degli avversari sotto la Curva», la sua opinione) è già un anticipo: «Ci rivolgiamo a lei per ottenere che la maglia d'Acerbi sia restituita al legittimo proprietario». La replica del ministro, tifoso milanista, a Radio Radio: «La scena non mi è piaciuta, non si mostrano le maglie degli avversari sotto al curva». Ma vuole piuttosto vendicarsi sul campo, la Lazio. L'immagine di quello scempio è già impressa dentro lo spogliatoio, nessuno la pensa come la nota sbrigativa del club rossonero: «Nessuna finalità di scherno». Sminuito così l'accaduto, dopo che invece era stato il primo a scusarsi Gattuso. Nessuno lo ha fatto con Inzaghi, al quale secondo il verbale degli ispettori federali – è pure arrivato dagli spalti uno sputo. A fine gara Simone è rimasto in silenzio, ha parlato Tare contro l'arbitro. Ora sarà Calvarese il prossimo a dirigere la sfida contro l'Udinese. Ironia del destino, il fischietto che alla luce delle polemiche biancocelesti contro Giacomelli l'anno scorso rifiutò il gagliardetto dalla Lazio. Minore vilipendio.

Il Messaggero

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Arbitri e Var sono al centro del mirino ma gli errori sono da impuTare al Ds

ROMA «Storia di una morte annunciata». L'attacco lo fa Tare, ma non può essere solo legato come vorrebbe lui al fattore arbitrale. Perché, è vero, la direzione dell'internazionale Rocchi è discutibile, ma il diesse e Lotito non possono anche stavolta nascondere dietro gli errori altrui le proprie colpe. L'anno scorso i biancocelesti sono stati letteralmente scippati, sabato sera hanno gettato di nuovo al vento punti. Ora sono esattamente 14 negli ultimi 20 minuti, stavolta la follia è toccata a Durmisi. In Europa e a Ferrara era stato Patric. Ma chi li ha comprati questi giocatori? E Berisha? Anche Inzaghi a volte sbaglia, ma continua a fare i conti con una panchina corta e i soliti limiti. Mancano alternative e qualità sulle fasce per avere diverse soluzioni di gioco davanti, mancano i gol degli attaccanti. Sono stati ceduti Felipe e Nani, ma solo uno li ha sostituiti: Correa non ha segnato nemmeno stavolta, è uscito dolorante a inizio ripresa. Immobile su azione non si sblocca e Caicedo contro il Milan non ha mai visto la porta. Milinkovic e Luis Alberto ormai sono arretrati in mediana. Ma non si sapeva dall'inizio che era striminzita la coperta? Era scontato che Ciro ripetesse l'ultima stagione e raccogliesse dozzine di reti per la quarta volta?
INCUBONell'ultimo mese la Lazio sembrava resuscitata. E' tornata dalla sosta e contro l'Inter ha centrato a San Siro l'impresa. Poi però, come dopo la sfida del 31 marzo in Coppa Italia, si è sentita la fatica e la squadra ha fallito subito contro il muro creato dalla Spal a Ferrara. Al primo intoppo, è iniziata la denuncia alla terna per un no (diffidato e spaventato dal giallo ingiusto) di Cionek a un rigore che comunque c'era. Col Sassuolo è stato concesso grazie al Var il penalty trasformato da Immobile, ma la Lazio è riuscita a distruggere il vantaggio con due gol incassati in contropiede. Così in settimana è partita la denuncia preventiva biancoceleste dalla radio ufficiale: «Vogliono mandare le milanesi in Champions», le parole del responsabile della comunicazione, Diaconale. Guarda caso, riprese subito dopo il match contro i rossoneri da Tare: «E' successo quello che temevamo». E' accaduto che Rocchi in effetti ha sbagliato sul rigore d'Acerbi, ma poi il Var lo ha corretto e quindi non ha fatto danni. C'è poco da dire sull'irruenza su Musacchio di Durmisi. Invece sul contatto Rodriguez-Milinkovic (c'è il tocco del rossonero, ma il pallone resta a pochi centimetri dal serbo) restano molti dubbi, così come sul giallo a Luis Alberto che era fra i diffidati: «Col fischietto migliore d'Italia evidentemente siamo un po' sfortunati, guardando anche Lazio-Inter o Milan-Lazio dell'anno scorso dove non ha visto al Var il gol di Cutrone. La Lazio ha perso la Champions per un punto ha chiosato Tare – e siamo in debito dall'anno scorso con gli episodi». Quando i torti erano veri e conclamati, quest'anno l'impressione è che il ds e la società stiano buttando le mani avanti. E invece di riuscire nella missione di spingere la squadra verso il quarto posto, si stiano creando l'alibi finale in caso di mancato accesso in Champions. Stavolta no, non si può veicolare questo messaggio, perché oltretutto sabato sarebbe servito a poco anche il pari. Ma la verità è che nessuno se la prenderà con la dirigenza se sembrerà vittima dell'ennesima ingiustizia. Mica soprattutto colpevole (anche a gennaio) di recidiva. 

Il Messaggero

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Milan-Lazio, in ballo c’è tutto

Signori, in ballo c’è tutto” è l’incipit del Corriere dello Sport, che presenta la doppia sfida tra Milan e Lazio: questa sera per tre punti Champions in campionato, tra 10 giorni per aggiudicarsi la finale di Coppa Italia. Il teatro è sempre quello di San Siro. Passando in rassegna i bilanci degli scontri tra le due squadre, con la Lazio che cerca “lo sgambetto storico” perchè non vince a San Siro dal 3 settembre 1989, nell’articolo c’è spazio anche per un altro tipo di bilanci: quelli societari. Se al 31 dicembre 2018 la società di Lotito può vantare un utile di +5.46 milioni di euro, lo stesso non può dirsi di un club, quello rossonero, che deferito dalla Uefa per il FFP rischia restrizioni anche sui trasferimenti futuri. Ecco perchè questa sfida vale tutto. Con la Champions, questa sera ballano tra i 40 ed i 50 milioni: il bottino che può regalare il quarto posto.laziopress

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Berisha, un calvario senza fine: stagione finita?

La maledetta stagione di Valon Berisha prosegue. L'acquisto estivo della Lazio (7,6 milioni) ha vissuto – da luglio ad oggi – un vero e proprio calvario. Lo stiramento ad Auronzo, le continue ricadute hanno minato l'intera annata del kosovaro. Il nuovo capitolo del libro clinico riguarda il ginocchio. Nei giorni scorsi il giocatore avrebbe svolto una visita a Barcellona, per un consulto medico. Potrebbe operarsi e, in quel caso, chiudere definitivamente la stagione con un arrivederci a luglio. In attesa di un riscontro da Roma, il giocatore non è a disposizione di Inzaghi. In questa stagione appena 14 presenze, di cui una sola da titolare in Serie A. 

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Inzaghi recordman da trasferta: quattro tappe prima del traguardo

Inzaghi ha un certo feeling con le trasferte. Da quando è subentrato a Stefano Pioli, il tecnico biancoceleste ha dimostrato di saper raccogliere punti pesanti lontano dall'Olimpico. Sono 29 i successi in oltre tre anni da allenatore della Lazio, fra questi ben 12 la scorsa stagione. La metà esatta (6) in quella in corso, quasi un'anomalia perché già oggi è il tecnico più vincente della storia biancoceleste lontano dalle mura amiche. A Milano cerca il colpaccio, che può essere decisivo per la corsa Champions, mentre le prossime tappe saranno Sampdoria, Cagliari e Torino.

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La ricerca del gol: Immobile punta quota 100, Correa vuole sbloccarsi

Immobile punta il Milan, con un obiettivo secondario sullo sfondo. Vuole tornare a segnare su azione, per aiutare la Lazio nella corsa Champions e per allontanare le critiche che gli sono piovute addosso nell'ultimo periodo. Ciro la sua parte la sta facendo, nonostante una stagione non in linea con le scorse, è comunque il miglior marcatore biancoceleste. Si sta avvicinando a quota 100 gol in Serie A, ne ha fatti 98 e spera di raggiungere la tripla cifra proprio domani sera, in uno spareggio Champions. Giocherà con Correa e alle sue spalle. L'argentino non segna in campionato dalla gara di andata contro i rossoneri,un digiuno che dura da 137 giorni. Inzaghi ha bisogno anche del suo contributo in zona gol per raggiungere il tanto desiderato quarto posto.

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Dal Milan al Milan, al ‘Tucu’ Correa manca il gol da un girone intero

ROMA E' passata davvero una vita da quando Correa ha segnato l'ultima volta. Era il 25 novembre e al 94' l'argentino trovava il pareggio contro il Milan con un destro di controbalzo dalla distanza. Sono trascorsi quattro mesi e mezzo, ma l'argentino non si è ancora sbloccato. E allora chissà che a portargli fortuna non sia proprio il prossimo avversario. I suoi gol mancano come il pane, non può togliere sempre le castagne dal fuoco Immobile. Tanto più che adesso Ciro non sta attraversando il suo miglior momento, Joaquin deve tirare fuori qualcosa dal cilindro. Anche domenica l'argentino è entrato in campo, ha dato un scossa e un assist al bacio, ma perché non provare mai il tiro? A Firenze era stato lo stesso Inzaghi a redarguirlo: «Ha ancora margini di miglioramento, è un professionista molto serio. Deve migliorare in fase realizzativa, perché un giocatore come lui deve alzare per forza il numero dei gol». Già ancora troppo pochi (appena 3 in campionato, 2 in Europa) rispetto a quello che fa Correa con quei piedi fatati. Per carità, vanno considerati gli 8 assist preziosi, ma ci si aspetta comunque molto di più da uno che è stato pagato 19 milioni. Insomma ogni Tucu di genio non può bastare come premio. 
DISCORSONon puoi essere il migliore, se non riesci mai a segnare. Forse anche per questo non lo ha ancora riconvocato, il ct Scaloni, in Nazionale. Domenica è stato il maestro Veron a spiegargli cosa deve fare: «Lo conosco bene, ha doti incredibili, personalità, ma deve ancora crescere. Parlo spesso con lui, come è successo a me anche lui deve credersi importante e trascinare la squadra, questa è la cosa che ancora gli manca». Inzaghi allora ieri ha provato a convincerlo che sabato a San Siro potrà essere la sua partita. Non dovrà essere la solita scheggia impazzita, che diventa innocua quando c'è da mettere la palla dentro la porta. Correa contro il Milan tornerà titolare, dovrà pressare, accelerare, inventare, ma soprattutto fare male. Perché lui stesso spiega: «Per me e per tutta la Lazio è una settimana fondamentale».
MARCATORECorrea non segna in assoluto dal 13 dicembre, quando centrò il gol della bandiera con l'Eintracht Francoforte. Domenica, come nel derby, a Firenze e a San Siro, un'altra partita da fuoriclasse, senza entrare però fra i marcatori. La sua firma adesso diventa imprescindibile, visto che non è sufficiente ormai solo Immobile. Al quale Correa col Sassuolo aveva regalato un altro ciccolatino incredibile. Un Tucu-taka che avrebbe dovuto far volare la Lazio e invece la lascia a mezz'aria nel decollo. Dev'essere quindi Joaquin a imparare a fare qualcosa di più da solo per non restare un campione incompiuto e regalare alla sua squadra qualche punto. Non è un caso che i biancocelesti abbiano la quota-gol più bassa della Serie A per i secondi marcatori. Domenica Lulic ha raggiunto Caicedo e Milinkovic a 4 reti in campionato, secondi dietro Immobile (14): la Lazio come il Chievo (Pellissier a 4) ultima in classifica, per intenderci. E Correa non è nemmeno a quei numeri. E' l'uomo che crea sempre la superiorità numerica e ha classe da vendere, ma poi non riesce a incidere. Andata e ritorno, col Milan sotto porta è il momento di rinascere.

Il Messaggero

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Scossa Correa, ma non basta

ROMA Elettricità, ma a basso voltaggio. Correa dà la scossa, illumina davanti al maestro Veron, ma va un po' a corrente alternata. Si accende e si spegne col passare dei minuti. A circa mezzora dalla fine, con tutta la gara ancora da giocare e poter rimettere in piedi, Inzaghi tenta la carta del fantasista argentino che appena entra in campo mette subito in apprensione l'intera difesa del Sassuolo. Si pensa subito a una scelta azzeccata. E in effetti fa più lui nei primi cinque minuti dal suo ingresso che il tandem Caicedo-Immobile in un'ora di gara. Sembra ispirato, parte subito alla grande con un assist al bacio per il centravanti laziale che, davanti a Consigli, spreca in malo modo. Lui non si dà per vinto e continua a macinare gioco e palle invitanti per i compagni di squadra, in particolar modo per l'attaccante di riferimento. Ci mette anche un po' di cattiveria, quella che forse è mancata lì davanti. La magia continua, tanto che dopo dieci minuti dall'assist per Immobile, prende palla e semina il panico nella difesa avversaria, saltando come birilli tre giocatori del Sassuolo. Insomma, le premesse che la Lazio possa contare su di lui e portare a casa i tre punti ci sono tutte. 
LA RESAPiù passa il tempo e più appare incomprensibile, vedendo quanto è accaduto in campo nel primo tempo, la scelta di non farlo giocare dall'inizio. In più, la presenza di Veron in tribuna sembra davvero ispirarlo. Per lui l'ex fantasista laziale rappresenta un vero e proprio papà calcistico. E' la Brujita, ai tempi dell'Estudiantes, che lo sponsorizza più di tutti ed è il campione d'Italia del 2000 che lo vende alla Sampdoria nel 2015. In questi giorni, poi, l'ex campione a Formello ci ha parlato tanto, dispensando consigli per farlo crescere ancora di più, incoraggiandolo a osare. E, notando quello che fa in campo, pare che le parole abbiano avuto effetto, ma, paradossalmente, più scorre il cronometro, più Correa si spegne. Un po' per colpa sua, ma tanto per come si muovono sul terreno di gioco i compagni. Il Tucu va sempre incontro a prendersi i palloni, esce dal traffico e cerca di mettere ordine, ma più tenta imbucate, più Immobile e soci sembrano quasi non recepire. La sfida col Sassuolo poteva essere la partita del rilancio della Lazio per la Champions, ma soprattutto per Correa che non segna da novembre col Milan. E' da giocatori come il Tucu che ci si aspetta quel qualcosa in più, a maggior ragione quando ci sono gare bloccate e difficili come quella di ieri col Sassuolo, ma, nonostante il grande avvio, alla fine quel guizzo tanto atteso non c'è stato. E la delusione è cocente. 

Il Messaggero