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Lazio, ora il gran finale

ROMA Tonica e sveglia fino al novantesimo o sono guai. Per le risicate speranze Champions ma anche per la conquista della Coppa Italia. Per la Lazio è l'esame più duro e complicato. L'Atalanta, non solo è una delle squadre più in forma e che meglio si esprime per livelli di gioco, ma è soprattutto quella che, più di tutte le altre, non demorde mai, che ha costruito i suoi successi e la sua rimonta in classifica fino al quarto posto grazie alle prestazioni dei secondi tempi e ai gol segnati nei minuti finali. Un vero e proprio killer instinct. Una caratteristica che, almeno fino ad ora, sta facendo la differenza. Avversario peggiore per i biancocelesti non ci poteva essere, considerato che il punto debole della formazione laziale è proprio quello di incassare gol e delusioni negli ultimi quindici minuti di gara. Quasi una bestia nera, visto che i nerazzurri si esaltano e trovano gli stimoli maggiori nella ripresa. E su questo i cugini della Roma ne sanno qualcosa, considerato che avevano chiuso il primo tempo a Bergamo in vantaggio di tre gol per poi essere recuperati nel secondo tempo, rischiando pure il ko.
NUMERI DA BRIVIDOSe confrontati, i numeri della Lazio e quelli dell'Atalanta, mettono quasi soggezione e fanno davvero riflettere. Basti pensare che nelle ultime 14 partite di campionato la squadra di Gasperini è riuscita ad avere la meglio sugli avversari vincendo ben dieci gare nella ripresa. L'esatto opposto della squadra di Inzaghi che, invece, di partite vinte nel secondo tempo può annoverare solo il derby, dopodiché pareggi o sconfitte, come la Spal, il Milan e il Chievo tanto per citarne alcune e restare sull'attualità. Per non parlare degli ultimi venti minuti dell'intero campionato, dove la squadra bergamasca la fa da padrone ed è addirittura riuscita a fare meglio perfino della Juve, visto che ha realizzato ben ventidue gol nel finale, incassandone appena otto. Di tutt'altro tenore il cammino della Lazio che è riuscita a segnare undici reti negli ultimi venti minuti di gara, la metà esatta dell'Atalanta, ma che ne ha subite ben diciassette, più del doppio di quelli della squadra allenata da Gasperini. Osservando e analizzando bene questi dati, sembrerebbe quasi che non ci sia storia e che per vincere la Lazio sia costretta a fare la partita perfetta sia domenica in campionato, ma soprattutto il 15 maggio all'Olimpico per la finale di coppa Italia.
AGGANCIARE SVENNISDi sicuro se l'approccio è lo stesso del secondo tempo di Genova con la Samp di domenica scorsa, Immobile e compagni potrebbero rischiare grosso. Con l'Atalanta non si scherza e Inzaghi ai suoi giocatori dovrà chiedere il massimo sforzo fisico per tutta la gara. Non è un caso che in questi giorni si sta lavorando parecchio, non solo sulla tattica, ma pure sulla tenuta, facendo attenzione a non sovraccaricare troppo durante gli allenamenti. Le qualità tecniche per mettere in difficoltà i nerazzurri, di sicuro non mancano ai biancocelesti che con il rientro di Luis Alberto e con Correa e Immobile e Caicedo negli spazi possono creare seria apprensione alla retroguardia atalantina. Gli stimoli per fare bene ci sono, anche per regalare al tecnico una bella soddisfazione personale, visto che con una vittoria dopodomani, a parte rimettersi un po' in corsa per l'Europa che conta, Inzaghi arriverebbe a 63 vittorie totali in campionato sulla panchina laziale. Lo stesso numero di successi di Sven Goran Eriksson, uno dei suoi maestri. E uno ambizioso come Simone a questo genere di cose ci tiene in modo particolare. L'importante è tenere fino alla fine, altrimenti potrebbe diventare tutto più difficile.

Il Messaggero

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Lotito: “Ho tenuto Milinkovic per i tifosi. Io romanista? Veramente li converto…”

Una lunga intervista a 'Il Tempo' per Claudio Lotito, diversi i temi trattati: "Sorrido quando dicono che spendo poco per gli acquisti. Ho la maggioranza assoluta della Lazio, ma essendo una società quotata devo salvaguardare anche gli interessi dei piccoli investitori. Poi questa leggenda metropolitana che io sia tirchio è smentita dai fatti. La Lazio ogni anno spende tantissimi soldi, i dati di bilancio lo dimostrano. Patrimonializza e fortifica pensando al futuro. Milinkovic? Non sono pentito di non averlo venduto. Dal punto di vista economico sarebbe stato un ottimo affare. Lo avevo promesso al mio allenatore. E poi il calcio non è solo business: l'ho fatto anche per non creare un disagio psicologico ai tifosi". Altra leggenda metropolitana. Nasceva dal fatto che io avessi sposato la figlia di Gianni Mezzaroma, noto romanista, che era comproprietario con Franco Sensi della Roma. Ma le offro una notizia: mio suocero, grazie a mio figlio che è laziale, lo è diventato anche lui. È vero, quando ero fidanzato sono andato a vedere qualche partita della Roma con la mia futura famiglia. Ma i veri laziali sapevano quale fosse il mio posto in tribuna d'onore della Lazio: posti 27 e 28, fila 29". Capitolo bilancio: "Le considerazioni si fanno a fine campionato. Oggi siamo ancora sospesi, con traguardi alla portata ma non ancora raggiunti. Ci sono partite non solo calcistiche aperte, e vedremo dove approderemo. Sulla base di quello penseremo al domani. Inzaghi oggi ha un contratto, e nessuno – io per primo – l'ha messo in discussione. Cerchiamo di ottenere prima il massimo, perché questa squadra ha grandissime possibilità e deve saperle rispettare. Può tornare nell'Olimpo del calcio internazionale. Futuro? I piani si faranno in funzione dei campionati che dovremo disputare e quindi anche delle entrate previste. Mi auguro che si ritrovi la serenità e la concentrazione in questo rush finale per tagliare un traguardo compatibile con le potenzialità del gruppo. Resto sovranista. Noi rappresentiamo sentimenti e passioni comuni, e senza anima il calcio non è nulla. Questa è una ricetta vincente, e mi auguro lo sia anche sul campo. L'arrivo di Ronaldo in Italia? Per il calcio italiano è stato un buon affare. È diventato un polo di attrazione e bisogna ringraziare la Juve per questo investimento che è stato utile a tutti". Inzaghi?: "Non faccio ramanzine. Ho l'obbligo di valutare e consigliare gli addetti ai lavori quando ci sono le condizioni per farlo. Sono suggerimenti. Io stesso ne ricevo, anche dal direttore Tare. Se mi convincono, cerco di metterli in pratica. Ho degli obblighi anche nei confronti dei tifosi, che sono tifosi – non dobbiamo mai dimenticarlo – della prima squadra della Capitale, visto che la Lazio è nata nel 1900.". Gli inizi: "C'era una legge del 2002 su quella rateizzazione, e io la Lazio l'ho presa nel 2004. Non era una legge da hoc per me, ma era già esistente. Nessun abbattimento, solo una dilazione in 23 anni: del debito che trovai 150 milioni e più erano con il fisco. Ogni anno pago regolarmente 6 milioni. E fui quello che introdusse il prestito con diritto di riscatto. Con i soldi non si fa tutto. Ci sono stati casi di colleghi che hanno investito molti soldi e hanno vinto zero. Contano più idee, progettualità, organizzazione, spirito di gruppo e sendo di appartenenza, come nell'Ajax. Tutte queste componenti messe insieme creano l'alchimia giusta per raggiungere gli obiettivi".

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Senza Lulic c’è un vuoto a sinistra: Durmisi non ha mai convinto, opzione Romulo

C’è una fascia senza apparente padrone. E’ squalificato, capitan Lulic deve mollare il timone. Possono partire le prove per la sua successione. Inzaghi ci pensa addirittura da domenica, oggi darà qualche indicazione in più per l’Atalanta. In realtà, pure il tecnico deve riceverla da questa ripresa. L’eredità naturale sarebbe di Durmisi sulla sinistra, ma sino ieri il terzino era in infermeria. Sembra aver smaltito l’affaticamento, oggi dovrebbe persino tornare in gruppo, ma Inzaghi farà più d’un conto prima d’indicarlo eventualmente come prescelto. Il danese ha bruciato i tempi per il ritorno, ma in questa stagione non ha mai convinto, ecco perché rimangono forti perplessità sul suo utilizzo. L’ultima volta lo avevamo lasciato con le mani sul volto a San Siro, Durmisi era entrato e aveva provocato il rigore ingenuo su Musacchio. Lui vorrebbe subito il riscatto, ma per il rilancio non potrebbe esserci peggior avversario. Hateboer sembra un trenino inarrestabile su quell’esterno e Inzaghi preferirebbe piuttosto contenerlo. Per questo sta pensando pure a qualche altro esperimento. Ieri la squadra era a riposo. Non lui, non Durmisi: «Se fosse facile, lo farebbero tutti», ha precisato sui social. Come se non avesse digerito qualche critica, come se volesse dimostrare ancora il suo valore contro l’Atalanta. A gennaio poteva dire addio, chissà cosa gli succederà a giugno. 

ALTRE SOLUZIONI
AAA Cercasi terzino sinistro. Chissà se Durmisi riuscirà a convincere Inzaghi a dargli una nuova chance dopo la frittata di Milano. Il tecnico avrebbe anche altre due alternative adattate per quel ruolo. Romulo ha giocato cinque volte in carriera a sinistra, tutte con la maglia del Verona. In assoluto è stato schierato come terzino, in una occasione ha giostrato addirittura come ala. Un’apparizione in Serie A, due in B e due in Coppa Italia con un bilancio di tre assist contro Foggia ed Entella fra il 2016 e 2017. L’italo-brasiliano può insomma traslocare all’occorrenza, è un’opzione contro l’Atalanta. Il piano C vede invece Parolo su quella fascia: in questo campionato Inzaghi lo ha già utilizzato nell’emergenza a Frosinone, Marco ha dimostrato di non sentire alcuna pressione. Tra l’altro spesso ha giostrato a sinistra anche a centrocampo, addirittura 23 volte fra Como, Pistoiese e Cesena si è mosso persino sulla fascia. Parolo non è uno che soffre alcuno spostamento, anzi Inzaghi potrebbe sfruttare alla grande contro Gasperini le sue doti di contenimento. 

TATTICA
Bisognerà capire anche se Ilicic verrà recuperato per la prossima sfida di campionato. In questo caso agirebbe lui a destra e non Gomez come contro l’Udinese e servirebbe un maggior contributo fisico per non farne le spese. Il recupero di Radu diventerebbe fondamentale, altrimenti Bastos non potrà sbagliare. Inzaghi dovrà rinunciare invece senz’altro a Milinkovic, che punta ormai dritto solo la finale: il serbo sta lavorando in piscina e coi fisioterapisti per far sgonfiare la caviglia, l’Atalanta non vuole perdersela in Coppa Italia.  Ilmessaggero.it

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Un finale in punte di piedi… e il rinnovo di Caicedo…

ROMA Era scritto nel libro della giungla biancoceleste: se non sei forte, in questo ambiente, finisci per sparire per sempre. Caicedo si è solo nascosto, poi nel silenzio è riapparso come un mostro. Ha aspettato il suo momento, l'ha ascoltato e poi l'ha azzannato. A Marassi sembrava posseduto, ora la Pantera si è presa davvero la Lazio. Doppio graffio e via, riacceso un lumicino di speranza sotto la Lanterna, poco importa che ci siano quattro squadre davanti in classifica. Non c'è solo la finale di Coppa Italia, ha ragione Inzaghi a non volersi chiudere in campionato una porta per l'Europa. Comunque andrà, tolta dalla corsa intanto la Sampdoria, annientata un'avversaria con coraggio e grinta. Dopo una manciata di minuti stordita già dalla Pantera. Da reietto a re, com'è cambiata in pochi mesi la storia di Caicedo. Lui che si era divorato con uno scavetto il gol a Crotone e veniva additato come principale responsabile dell'addio alla Champions l'anno scorso, oggi è il bomber che lascia la Lazio aggrappata all'ultimo trenino. A Genova prima ha sbranato Colley ed è volato sino in porta, poi ha schiacciato Audero di testa. Peccato ci siano troppi rimpianti per far davvero festa. Perché Caicedo con quel gol al Chievo avrebbe potuto spianare una strada diversa a una Lazio a 58 punti (e non a 55) prima dello scontro diretto con l'Atalanta. 
RINNOVOIl discorso Champions invece rimane in salita, ma da gennaio Caicedo ha messo la quinta. Perché nel 2019 nessuno alla Lazio ha fatto meglio di Felipao. La doppietta contro la Sampdoria, la prima per lui in Serie A, lo certifica con 7 reti nel nuovo anno alle spalle dei soli Quagliarella, Zapata e Petagna. Mai l'ecuadoregno aveva segnato così in carriera. E questa non è solo la sua rivincita, ma anche quella d'Inzaghi che lo aveva preferito a Wesley in estate. Lo sbarco dell'attaccante del Bruges è stato rimandato a giugno, ma bisogna fare i conti con questo Caicedo. In lui anche Tare c'ha sempre creduto, adesso può meritarsi il rinnovo. Felipao è in scadenza nel 2020, a gennaio è stato detto no al Galatasaray. Lotito chiedeva 10 milioni, per lui si sono già raddoppiati. L'agente Vargas ha chiesto delucidazioni sul futuro, è tutt'altro che scontato l'addio, ma anche Caicedo vuole vederci chiaro. 
DUALISMOMai una parola fuori posto sino alla sfida di San Siro. Perché Caicedo sta vivendo uno straordinario momento e quando Inzaghi l'ha fatto fuori dai titolari col Milan, mercoledì, s'è infuriato. Ha chiesto spiegazioni al tecnico, che guarda caso con la Samp l'ha schierato dal primo minuto. Lui alla vigilia non è mai stato in ballottaggio in attacco. E con Correa domenica pomeriggio è tornato amuleto: 6 vittorie su 6 con questo tandem d'oro. Immobile invece si è riposato, è entrato e, su punizione, ha colpito il nono legno come nessuno. «Le porte sono più piccole», ha scherzato ieri sui social. Prima di ripensare comunque alla vittoria: «Daje Lazio». Ciro sta forse vivendo il peggior frangente da quando veste biancoceleste, ma stavolta non si può certo dire che non esiste un suo vice. Oppure un suo partner, vista addirittura la media gol (ogni 152') ora migliore di Caicedo. Sarebbe spettacolare e coraggioso se Inzaghi osasse davvero le tre punte in qualunque prossima sfida. Felipao di sicuro si è guadagnato la conferma e, per fine campionato, ha pure disfatto la valigia.

Il Messaggero

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Lazio, un sogno nel Caicedo

GENOVA L'urlo liberatorio della panchina della Lazio dopo la vittoria per 2-1è talmente forte che sovrasta anche quelli di rabbia dei tifosi della Sampdoria. Un urlo che permette di liberare i polmoni e tornare a respirare. I biancocelesti vivono praticamente tutto il secondo tempo in apnea. Fanno tutto i ragazzi di Inzaghi che nei primi 45 minuti chiudono la gara, poi complice il solito black out la riaprono e se la complicano inspiegabilmente rischiando addirittura di subire un pareggio che avrebbe avuto dell'assurdo. Vittoria sofferta ma meritata che riporta i biancocelesti lì a pochi passi dal quarto posto. 
SORRISI E RABBIAL'energia positiva per l'accesso in finale di Coppa Italia spinge la Lazio anche a Genova. I cambi di Inzaghi funzionano alla perfezione. La sensazione è che i tonfo fatto contro il Chievo abbia insegnato parecchio. Ma non certo tutto. Approccio perfetto della Lazio che nello spazio di venti minuti chiude praticamente la partita. Il rosso a Ramirez l'archivia definitivamente o quasi. E' Caicedo il protagonista assoluto. L'ecuadoriano si traveste da Immobile e mette a segno una doppietta, la prima con la maglia biancoceleste. Un uno-due che ricorda molto Ciro sfortunatissimo nell'occasione della punizione. Rabbia, corsa e precisione sul primo e forza fisica e astuzia sul secondo. Piatto sinistro, colpo di testa e Sampdoria al tappeto. Il secondo, tra l'altro, ricorda tantissimo quello di Vieri proprio al Ferraris il 25 aprile 1999, sempre sotto la curva blucerchiata. Doppietta e corsa verso il settore occupato dai tifosi laziali. Il tutto sotto il sorriso compiaciuto di Tare seduto in tribuna. Peccato solo che si sia ripresentato il solito black out. E così con un uomo in più la Lazio subisce il gol di Quagliarella, numero 150 in serie A, poi si salva miracolosamente sul tiro di Murru: palo schiena di Strakosha e fuori (inequivocabile il gesto del presidente Ferrero). E ancora grazie ad un liscio di Defrel in piena area. Ad assistere al match c'è anche Gian Piero Ventura, in cerca di una squadra: «Qui per vedere la mia nuova squadra? Speriamo», dice e il pensiero corre al possibile addio di Giampaolo. Seduto accanto a lui c'è il ds della Juventus, Fabio Paratici. Non era a Marassi per seguire Milinkovic, squalificato e infortunato. Ma neanche Inzaghi, dice. «Sono qui solo vedere la partita». Ci sarà da credergli? Chissà. 
VINCERE E SPERARESe Giampaolo urla e strilla di rabbia per la prova dei suoi, Inzaghi stringe i pugni consapevole dell'importanza del successo. Ieri ha fatto di necessità virtù. Normale che l'obiettivo principale sia diventato vincere la Coppa Italia ma entrare in Europa dal campionato viene subito dietro. La matematica non condanna la Lazio che prova a sperare nella Champions ma è chiaro che sia l'Europa League quella più facile da raggiungere. La Lazio non è unica padrona del suo destino: deve vincerle tutte e sperare che le altre davanti cadano. 

Il Messaggero

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Lazio, a Genova l’ultima chance di sognare l’aggancio Champions

La speranza è minima, ma non è morta. Guai a lasciare la luce spenta sotto la Lanterna: «E’ la prima di sei finali insieme alla Coppa Italia – giura Inzaghi – perché il nostro percorso anche in campionato deve valere per l’Europa». La Lazio quindi vola a Marassi per restarci aggrappata e magari approfittare d’un passo falso di qualche concorrente nella lotta. Questo campionato ha dimostrato che non solo i biancocelesti hanno buttato tanti punti per strada: non è un caso che, dal quarto al nono posto, ci siano raggruppate sei squadre in otto lunghezze e siano ancora tutte in cerca di gloria. Purtroppo i passi falsi contro Spal, Sassuolo, Milan e Chievo lasciano un segno indelebile sulla classifica, ma non c’è l’addio alla Champions senza la matematica. E allora bisogna pensare di battere a tutti i costi oggi (ore 18) la Sampdoria.

L’AVVERSARIO
La squadra di Giampaolo, a quota 48, sembra ormai tagliata fuori dalla corsa, ma andrebbe a un solo punto dalla Lazio (52) in caso di vittoria. In ottava posizione, però, Inzaghi non vuole certo guardarsi le spalle, punta piuttosto a scalare posizioni davanti. In questo senso fondamentale lo scontro diretto stasera fra Milan (56 punti) e Torino (53 punti), coi rossoneri appena sconfitti dai biancocelesti in Coppa Italia ancora a riparare i cocci. Un altro stop della formazione di Gattuso consentirebbe a tutti di risalire e scavalcarli, ma domani l’Atalanta (56 punti), nel posticipo del lunedì contro l’Udinese, potrebbe mettere la quinta e involarsi.
 
SPERANZE
Insomma giusto sperare ancora, ma con la consapevolezza che ci sono tanti, troppi avversari davanti alla Lazio ora. Per questo il pericolo è che i ragazzi d’Inzaghi, dopo l’ultima impresa, abbiano già la mente proiettata alla finale di Coppa: «Dobbiamo pensare alla Samp, dopo faremo lo stesso con Atalanta, Cagliari e la finale di Coppa – spiega Inzaghi – perché è già successo un calo che non doveva capitare dopo San Siro, ora non dobbiamo mollare un centimetro». E’ ancora lontano il 15 maggio all’Olimpico e i biancocelesti faranno tra l’altro 10 giorni prima (il 5) le prove contro l’Atalanta in campionato. Sarebbe stupendo arrivarci con un doppio portone aperto. Il primo obiettivo sbandierato dalla società a inizio stagione era la Champions, ma adesso è chiaro che alzare un trofeo sarebbe più di un’ancora di salvataggio. Non a caso Lotito ha già stabilito anche per il trionfo in Tim Cup un premio di squadra da un milione di euro. L’euforia d’aver rimesso un traguardo importante in ballo, sta portando anche a fare qualche calcolo. Se la vincitrice della Coppa Italia finisse quarta in campionato, entrerebbe in Champions lasciando alla quinta, sesta e settima (quest’ultima nel secondo turno preliminare) l’ingresso per l’Europa League. Se una tra Lazio e Atalanta vincessero la Coppa e si piazzassero 5ª o 6ª, andrebbero nei gruppi con la sesta o con la quinta (a seconda che si verifichi un’ipotesi piuttosto che l’altra) e la settima accederebbe sempre attraverso i preliminari. Andrebbe alla fase a gruppi con la quinta, se la vincitrice della Coppa Italia arrivasse settima, costringendo così la sesta a partire dal secondo turno. L’ultima ipotesi è quella che condannerebbe la settima del nostro campionato: se ad alzare la Coppa Italia fosse una classificata dall’ottavo posto in giù, questa andrebbe con la quinta ai gruppi di Europa League, la sesta ai preliminari e la settima rimarrebbe fuori. Al momento la Lazio è proprio l’ottava, non proprio meraviglia.  Ilmessaggero.it

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Bunker ad intermittenza, la Lazio tiene un tempo, gli ultimi 12 gol subiti nella ripresa

Troppi gol nella ripresa. Questo il dato (in negativo) che emerge dalle partite disputate dalla Lazio: come evidenzia il Corriere dello Sport, gli uomini di Inzaghi hanno subito gli ultimi 12 gol in campionato tutti nei secondi tempi. In particolare, è dal 20 gennaio che la squadra biancoceleste non subisce reti nella prima frazione di gioco, durante la quale scende in campo concentrata e attenta: poi, nella ripresa, il calo che tanto costa in termini di gol e punti. Lazionews.eu

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Correa, quel ‘Tucu’ magico che strega la Lazio

ROMA Centocinquanta giorni per tornare a toccare il cielo con un dito. Dal Milan al Milan. Dal 25 novembre in campionato al 24 aprile in Coppa Italia. C'è sempre il nome di Correa in prima pagina. Un esterno destro sotto le gambe di Reina per prendersi la finale del trofeo Nazionale e riportare la Lazio in Paradiso. Corre come il vento, un coast to coast per far esplodere i quattromila laziali presenti a San Siro. Eccolo quel gioiellino tanto atteso. Esplode nel momento più buio ricolorando il cielo di biancoceleste. In testa a tutte le statistiche della partita con quattro tiri in porta e tre occasioni da gol. In due occasioni Reina è stato prodigioso, poi quel Tucu di classe che ha scaraventato il Diavolo per terra. Un rete che ha infranto anche l'imbattibilità dei rossoneri in questa Coppa Italia e interrompe dopo 313 minuti la mancanza di gol tra Milan e Lazio nel trofeo. 
L'UOMO IN PIÙTutti pazzi per il Tucu. In tanti hanno messo gli occhi su quell'argentino che a gennaio aveva addirittura chiesto la cessione. Inzaghi lo impiegava poco e lui smaniava per giocare. Ora Correa vale oro. Il Napoli è in prima fila per averlo ma a smorzare ogni velleità di De Laurentiis ci ha pensato il portavoce del club laziale Arturo Diaconale: «Correa piace ad Ancelotti? Correa piace molto anche a Lotito e ai laziali». Già perché l'argentino è stato, dopo Zarate, l'acquisto più oneroso fatto dal presidente biancoceleste. Correa è costato 16 milioni più 3 di bonus a cui andrà aggiunto un altro 15% da una futura cessione del giocatore che ha un contratto fino al 2023. Sei i gol realizzati dal numero 11 laziale. Una andamento alterno un po' come la Lazio. Correa è l'emblema di questa squadra: grandi mezzi tecnici ma scostanti di testa. Eh già perché l'argentino più volte è stato al centro delle critiche per quel suo ciondolare senza meta nel campo. Ha bisogno di coccole e fiducia. Quando ne ha diventa devastante. Proprio come a San Siro. Soffocante e commovente l'abbraccio dei compagni dopo la rete.
QUI FORMELLOL'euforia deve necessariamente lasciare spazio alla ragione. La finale di Coppa Italia da sola non può bastare a salvare la stagione. La Lazio deve necessariamente entrare in Europa. La Champions è utopia anche se non è matematicamente sfumata. Niente riposo. Ieri tutti in campo per la seduta di scarico. A Marassi non ci saranno Luis Alberto e Milinkovic, squalificati per il rosso rimediato con il Chievo. Ai box c'è anche Radu: si è fermato di nuovo per un problema alla caviglia. Oggi si comincerà a capire meglio che Lazio giocherà contro la Sampdoria. Possibile conferma in difesa per il trio Luiz Felipe, Acerbi e Bastos. Dubbio sulla corsia di destra tra Romulo e Marusic. Lulic confermato a sinistra a sinistra, in mezzo ai fianchi di Leiva potrebbero esserci Parolo e Cataldi che si gioca una chance importante. Davanti Immobile e uno tra Correa e Caicedo. Un ballottagio apertissimo. Ma Inzaghi potrebbe sorprendere tutti lasciando Ciro in panchina. 

Il Messaggero

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Coppa Italia, l’Atalanta raggiunge la Lazio in finale

Dopo quattro tentativi finiti male, al quinto l'Atalanta in un confronto diretto è stata capace di far fuori la Fiorentina. La Dea ritrova una finale di Coppa Italia dopo 23 anni, sarà la quarta della sua storia. Nel '96 aveva perso la Coppa Italia proprio contro la Fiorentina di Batistuta: la vendetta è arrivata. Il 15 maggio a Roma a sfidare la Lazio ci sarà l'Atalanta. I nerazzurri sono imbattuti da 10 gare consecutive ufficiali. In compenso i viola non vincono da 11 partite (tra campionato e coppa). Una sfida che si è accesa subito grazie al detonatore Fiorentina: i viola sono partiti fortissimi grazie ad una bella aggressività e da 2.200 tifosi arrivati da Firenze anche col treno speciale. In contropiede Chiesa ha spedito in gol Muriel: il colombiano non segnava dal 10 marzo (alla Lazio). Atalanta stordita, Fiorentina corta sul campo, stretta tra due linee. Nei primi undici minuti la squadra di Montella, oltre al vantaggio, ha fabbricato due clamorosi occasioni con Chiesa e Veretout, ma non ha sapute trasformarle. Questa è stata la vera colpa della Fiorentina: quando sei costretto a vincere devi mettere a frutto tutto ciò che ti capita, con maggiore lucidità sotto porta. In fin dei conti è tutto l'anno che la Fiorentina crea e non segna, altrimenti non sarebbe undicesima. 
Lo stordimento degli uomini del Gasp è durato poco: Gomez ha fatto abboccare Ceccherini che lo ha steso in area. Ilicic ha pareggiato su rigore. La gara ha preso un'altra direzione: la Fiorentina ha perso un po' di furore, mentre l'Atalanta ha ritrovato l'ordine che solitamente la contraddistingue. Ha cominciato ad allargare il gioco, infatti Gosens di testa ha avuto una bella chance. 
Nella ripresa l'Atalanta è venuta fuori, soprattutto dopo una bella occasione capitata a Benassi, con Gollini ancora protagonista. Forse i nerazzurri hanno fiutato il pericolo e così hanno aumentato la loro pressione. La Fiorentina ha smesso di respirare, non ripartiva più. Lafont ha murato prima Gomez e dopo Pasalic (entrato da poco), ma su un tiro non irresistibile ancora del Papu ha commesso una papera, non trattenendo il pallone. 

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Lazio, a Milano il bivio per il futuro

ROMA Aggrappati alla rabbia. Perché, con la Champions sempre più lontana, la Coppa Italia rischia d'essere davvero l'ultima spiaggia. Lazio, non fa la stupida domani sera: «Guai a tornare qui senza la finale». Lotito lo ha urlato a squarciagola nel giorno di Pasquetta. Altro che festa e grigliata, è piombato a Formello per strigliare e caricare la squadra. Ha usato toni duri, vuole atteggiamenti maturi. Lui pretende di vedere subito una reazione, ha chiesto a Immobile e compagni di tirar fuori gli attributi, di comportarsi da uomini. Sabato, dopo la sconfitta contro il Chievo, era una furia. Ne aveva per tutti, sopratutto per Inzaghi, ma anche Tare si è beccato i suoi imprechi. Ieri però il presidente ha messo nel mirino solo e soltanto i giocatori: prima li ha rimproverati, poi ha deciso in prima persona di spronarli. Inzaghi stavolta non potrà sbagliare le scelte iniziali, ma Lotito ieri ha confermato di metterne ora in dubbio i suoi metodi motivazionali. Troppo facile prendersela esclusivamente con l'allenatore quando in un flash rischiano di svanire tutti gli obiettivi, ma è vero che i biancocelesti non riescono ad essere mai cattivi. Simone sabato parlava di sfortuna, ma i gol divorati sotto porta sono più una coincidenza. E il tecnico, visti i punti persi per lo stesso motivo in campionato contro Spal, Sassuolo, Milan e Chievo, si è preso già la lavata. Pure perché rischia di perdere non solo la Champions, ma tutta l'Europa: «Siamo ancora convinti in qualche modo d'arrivarci. Dobbiamo resettare il campionato e concentrarci solo sul Milan. Vincere in Coppa Italia può aiutare a smaltire la delusione». 
TESTAIl problema adesso è gestire la pressione, visto che la Lazio in ansia troppo spesso è andata in confusione. Siamo sicuri che abbia fatto la mossa giusta, Lotito? Sabato l'ansia da prestazione ha giocato un altro brutto scherzo e adesso è ancora più importante la posta in palio. Così, dopo l'ultimo suicidio col Chievo, è difficile vedere una luce nel buio. Anzi, è allarme rosso. Oggi arriveranno le decisioni su Milinkovic e Luis Alberto (rischiano più giornate) del giudice sportivo: incideranno sul campionato, ma sono l'indice assoluto del nervosismo all'interno dello spogliatoio. E l'ultimo di tanti episodi in cui la Lazio ha perso la testa nel momento decisivo. In stagione i precedenti sono Marusic a Siviglia nel ritorno per la qualificazione agli ottavi di Europa League e Radu a Milano contro l'Inter al 120' del quarto di Coppa Italia. Meno importante, ma comunque influente per il piazzamento nel girone, la sconfitta di Francoforte, dipesa anche dalle espulsioni di Basta e Correa. Tornando indietro nel tempo la mente indelebile il rosso di Lulic in Lazio-Inter del 20 maggio, un minuto dopo il 2-2 nerazzurro, con i dieci minuti più importanti da giocare. E' come se questa squadra avesse imparato poco o nulla dagli errori della scorsa stagione.
RIVOLUZIONEAnche la società ha fatto i suoi sbagli, ma Lotito non ha fatto certo mea culpa né li ha ammessi: «Ho fatto tutto quello che mi chiedevate per i vostri bisogni qui a Formello e voi non mi ridate nulla in cambio?». L'unica ricompensa è centrare questa sfida col Milan di ritorno, altrimenti il presidente promette a tutti una rivoluzione all'inferno. Alla squadra, persino al diesse e ovviamente al tecnico. Inzaghi rimane il primo nel suo patibolo. 

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