Categorie
RASSEGNA STAMPA

Intrigo Inzaghi, “nulla è scontato”: ecco le richieste del tecnico per restare

Simone Inzaghi piace alla Juventus e questa non è una novità. Ma da qui a dire che sarà il prossimo allenatore bianconero ce ne passa. Sul taccuino dei dirigenti juventini ci è finito un paio d’anni fa. Dopa la sua prima stagione sulla panchina dei grandi. Già ai tempi della Primavera Inzaghi era stato notato dagli occhi sempre vigili della Vecchia Signora. All’epoca però si disse che bisognava vedere come sarebbe maturato. Lo ha fatto bene. D’altronde una Supercoppa, strappata proprio alla Juve di Allegri, e una Coppa Italia sono un palmares di tutto rispetto nell’attuale serie A fagocitata dalla fame dei bianconeri. Il presidente della Lazio, Lotito sa benissimo di avere sulla sua panchina uno dei migliori allenatori italiani in circolazione. Sa anche bene che da tempo in tanti gli fanno la corte. Lo scorso anno, in estate, il numero uno del Napoli, De Laurentiis lo aveva incontrato per capire la sua disponibilità. Ora riecco di nuovo la Juve degli amici/estimatori Paratici e Giraudo (Andrea Agnelli è il suo figlioccio). Leggermente meno all’ex compagno di squadra e attuale vice presidente bianconero, Nedved. Al momento però non è arrivata nessuna telefonata da Torino. Alla Continassa di nomi ne girano tantissimi. La sensazione è che Agnelli abbia già l’asso nella manica. Avrà il volto di Inzaghi? Difficile. Attenzione perché c’è anche il Milan a cui piace. Lotito conosce bene le regole dell’attrazione: impossibile resistere ai campioni d’Italia. Ecco perché ha voluto mettere le mani avanti: «Non ho mai pensato a un addio. Se chiedesse di andare alla Juventus? Mi addolorerebbe perché non avrebbe capito il rapporto da me instaurato nei suoi confronti». Della serie io sono pronto a rinnovagli il contratto, se vuole andare via è una sua scelta. Inzaghi si ritrova con in mano un coltello ma con due lame. 
NESSUNA TELEFONATA
Di certo se decidesse di lasciare i tifosi della Lazio non la prenderebbero bene. Vedono in lui quel leader che da tempo mancava alla squadra. Ha riportato entusiasmo e trofei. Ma allo stesso tempo un corteggiamento così forte non deve per forza voler dire addio ma potrebbe essere usato per far ingelosire Lotito. Dopo tre anni è giunto il momento di guardare più in alto. La domanda che da giorni rimbomba nella testa di Simone è questa: «E’ possibile farlo alla Lazio?». Ecco perché nell’incontro che si svolgerà a metà settimana il tecnico laziale ha le idee molto chiare sulle richieste da fare al suo presidente. Inzaghi chiederà una squadra più forte per andare in Champions e per puntare con convinzione all’Europa League. Sibillina la frase pronunciata dopo il successo in Coppa Italia: «Le cose non sono così scontate come si credono». Tradotto: io voglio restare alla Lazio ma ho bisogno di alcune assicurazioni dal mercato che in questa stagione sono mancate. 
RIVOLUZIONE
Lotito è pronto ad una rivoluzione in estate. Qualcosa si è già visto con l’introduzione di figure come l’ex questore D’Angelo per la sicurezza e la Nastri come responsabile dell’area business. Il presidente ha in mente di cambiare anche l’area medica soprattutto alcuni fisioterapisti che non hanno convinto. Anche di questo ne discuterà con Inzaghi. Ci sarà l’introduzione anche di altre figure. E se alla fine, ipotesi remota, Simone dovesse andare via? L’identikit è pronto: tecnico emergente, con personalità e che sappia valorizzare i giovani. Il nome, spuntato già qualche tempo fa, è quello di De Zerbi. Occhio anche a Mihajlovic. E Nesta? Per lui non è ancora il tempo giusto. Il messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Giovane, rampante e vincente, Inzaghi ora è un candidato serio per la Juve… e oggi niente conferenza

Il forte interessamento da parte di Paratici e la stima di Nedved, compagno di squadra ai tempi di Eriksson, rendono il nome di Simone Inzaghi credibile per la Juve. Un tecnico giovane, rampante e l'unico ad aver vinto trofei in questi anni, indebolendo il dominio bianconero, Inzaghi ha sempre voluto giocatori pronti. Secondo il Corriere dello Sport il tecnico biancoceleste sarebbe ai saluti con la Lazio e quella di domani potrebbe essere l'ultima all'Olimpico, da giocare col Bologna di Mihajlovic, altro nome accostato alla panchina bianconera. Oggi non ci sarà la conferenza stampa e Inzaghi parlerà solo al canale ufficiale per evitare la pioggia di domande sul suo futuro.Il senso di appartenenza però ai colori biancocelesti contrasta con le ambizioni di Inzaghi: le proposte non arrivano solo dalla Juve ma anche dal Milan, Inter e ora anche dall'Atalanta come alternativa di Gasperini.  Se dovesse rimanere alla Lazio però c'è da chiarire il rinnovo del contratto, in scadenza nel 2020: andrebbe raddoppiato l'ingaggio attuale, di 1,5 milioni ma Lotito parla di continuità di progetto. A Formello non si sta pensando a un successore di Inzaghi ma i nomi in lizza sarrebbero De Zerbi, Gattuso e Fonseca.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Inzaghi si è ripreso la Lazio

ROMA Ribaltone. E' caduto dal trespolo durante la premiazione, ma adesso è Inzaghi ad avere la Coppa dalla parte della ragione. Nessuno lo butterà dal burrone, tanto meno Lotito che, al ristorante le Due Lune, gli ha lanciato segnali d'amore e di riconciliazione. Non ha sbagliato nulla, stavolta, Simone. Si è rialzato quando era a un passo dal precipizio, nella finale ha azzeccato ogni cambio. E' stato decisivo, prima togliendo un pericoloso Bastos, poi inserendo Milinkovic e Caicedo. In otto minuti ha rivoltato l'Atalanta e afferrato il trofeo. Lo ha alzato in alto, come baluardo del suo ennesimo riscatto. E adesso chi lo voleva fare fuori, dovrà invece fare i conti con il suo rilancio a suon di milioni. Ha un contratto sino al 2020, andrà rinnovato, ma soprattutto rimpinguato (qui il vero rischio di frizione) per altri anni. Inzaghi negli ultimi tre ha ricordato a tutti i risultati e le vittorie (ora 82, più di Maestrelli) conquistate, per questo non gli sono andate giù alcune feroci critiche. E non ha digerito nemmeno che la società non le abbia scansate. O meglio, lo ha sempre protetto il diesse-fratello Tare. Si aspettava di più dal presidente-padre. E' felice, ma pure ferito, così Simone è pronto a dire la sua nel prossimo incontro con Lotito. «E non c'è nulla di scontato», ha bisbigliato a margine della conferenza stampa dopo la finale all'Olimpico. 
SFIDUCIANon ha conquistato la Champions, ma ha comunque garantito l'Europa (e 10 milioni complessivi) alla Lazio. Anche questo traguardo non era servito su un piatto d'argento. Poco importa che Lotito continui a ribadire che questa squadra avrebbe meritato un'altra posizione in classifica in campionato. Inzaghi lo aveva detto la scosa estate quanto sarebbe stato difficile, con le concorrenti rinforzate, centrare il quarto posto. Da lì erano iniziate le discussioni col presidente: «Ti sai solo lamentare». L'accusa era riferita alla richiesta del tecnico, che avrebbe voluto implementare con un suo uomo lo staff sanitario, ma è il simbolo di un'annata in cui Simone è diventato ad ogni tonfo il capro espiatorio. Per carità, anche lui ne ha commessi di errori, ma così ha sempre fatto pure da scudo a quelli degli altri. Per questo se rimarrà, non solo dovrà essere accontentato sul lato economico, ma vorrà pure ricevere precise garanzie di mercato. Altrimenti, con dolore, potrebbe cercare altrove (ci sono Atalanta, Fiorentina e Samp, più difficile il Milan) un progetto. 
PACEPromessa mantenuta. Lotito gli aveva dato il diktat di vincere la finale di Coppa Italia, Inzaghi mercoledì l'ha centrata. E ora? Il presidente si era mosso (contatti con Mihajlovic e De Zerbi) già, ma ovviamente smentirà. E' tornato affettuosissimo con Simone mercoledì sera, lo ha raggiunto al tavolo e una sua frase di difesa è stata immortalata su Instagram dalla moglie di Simone, Gaia: «Ho mandato a quel paese Gasperini». E la risposta d'Inzaghi: «Hai fatto bene». Ma mica è così facile, dopo tanti bocconi amari ingoiati, far pace. Anche se nessuno vuole che questa settima Coppa Italia venga macchiata da un episodio (il tocco di mano di Bastos) non visto dal Var Calvarese. La Lazio ha vinto con il cuore e finalmente si è rivista la mano magica dell'allenatore. Adesso pure il futuro è tornato fra le grinfie di Simone. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Coppa Italia, la finale è anche Gasperini contro Inzaghi

ROMA La patente di lazialità l'ha già presa quasi vent'anni fa. Eppure Inzaghi ha bisogno d'alzare la Coppa Italia per rimanere saldo alla guida. Papà Lotito è convinto d'avergli comprato una Ferrari e che il suo figlioccio non l'abbia mai stirata a 200 chilometri orari. S'è fermato troppe volte, ha sbagliato troppe scelte, domani rischia di schiantarsi o rimirar le stelle. Contro l'Atalanta non sarà solo una finale, ma pure la chance d'Inzaghi di poter rivendicare coi fatti tre anni interi sulla panchina laziale. Dopo la Supercoppa, Simone lo ha fatto a parole, con un altro trofeo nel curriculum avrebbe un altro valore. Perché è vero che, da quando ha sostituito Pioli e poi Bielsa, ha fatto una splendida (81 vittorie, eguagliate quelle di Eriksson e Maestrelli) cavalcata. E la scorsa stagione, colpa soprattutto degli errori arbitrali, la Champions gli è stata scippata. Stavolta però la sua Lazio l'ha buttata e ora rischia di non rivedere nemmeno l'Europa: a due giornate dalla fine del campionato i biancocelesti sono all'ottavo posto, ecco perché vincere la Coppa Italia non è solo una questione di prestigio, bensì l'ultimo appiglio per non chiudere un ciclo. 
CREDITOAlmeno di facciata Inzaghi non si sente in discussione. Ha la fiducia dello spogliatoio e del diesse Tare. Lotito gli ha fatto pure un discorso per farlo rasserenare, ma in realtà un altro tonfo con l'Atalanta lo farebbe precipitare. Sarebbe la chiusura terribile di un cerchio di liti, inaugurate col presidente addirittura in estate. Invece l'allenatore sogna di regalargli il quinto trofeo e avere poi lui un credito vero da potersi giocare. Non ha gradito durante tutta la stagione le critiche e le pressioni, sarebbe diverso sedersi con Lotito intorno a un tavolo in posizione di forza per Inzaghi. A quel punto, se non ci fosse condivisione d'intenti e di piani futuri, con un conato d'orgoglio Simone potrebbe pure presentare le dimissioni, nonostante un contratto ancora in vigore sino al 2020. E' innamorato della Lazio, Inzaghi, ma comincia a non sopportare i continui mugugni. Conosceva bene l'ambiente e sapeva quanto la vita in panchina sarebbe stata pesante. E' cresciuto, ma ora sta pure meditando di proseguire lontano dal clamore, per esempio andando in squadre (Atalanta e Samp) di minor blasone. Piace anche e soprattutto al Milan e la Juve, ma lì diventerebbe più ingombrante la storia e ogni altro paragone. Inzaghi spera comunque di poter essere lui a scegliere, domani dovrà aiutarlo Immobile. Le altre decisioni di formazione (Correa in vantaggio su Caicedo acciaccato, Bastos o Luiz Felipe al fianco di Acerbi e Radu) le prenderà oggi, quando darà pure il responso definitivo (panchina o meno) su Milinkovic. Lotito in fondo tifa perché lui non sbagli, altrimenti saranno guai dopodomani. I contatti con De Zerbi e Mihajlovic ci sono già stati, ma il presidente non ha mai fatto fatica a smentirli.

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, in attacco dubbio ‘finale’: ecco le scelte di Inzaghi

ROMA Mamma Lazio ha bisogno di voi: entrate in campo e tornate a casa da eroi. E' questo il succo dell'ennesimo discorso di pater Lotito ai suoi ragazzi, bisogna alzare la Coppa Italia dopodomani. Si sono stretti tutti ieri per restare uniti. Non basta mica l'antipasto di Cagliari. Perché, anche alla luce dei risultati in campionato delle concorrenti, l'Europa si gioca in assoluto nei prossimi 90 minuti. Oppure ai supplementari, se non addirittura ai rigori. E allora, fratelli biancocelesti, tirate fuori tutti insieme gli attributi: guai a farsi divorare dalla pressione, guai a fallire l'ultima occasione. Inzaghi dovrà essere il miglior motivatore, anche lui si gioca la panchina alla terza stagione. 
E' convinto di aver fatto tantissimo nella sua gestione, è offeso di sentirsi messo in discussione, già con l'ombra (Mihajlovic e De Zerbi) di un altro successore. Per questo qualcuno non esclude che possa essere lui a dimettersi (ci sono Samp e Atalanta, oltre il Milan, alla finestra), ma ogni colpo di scena è rinviato dopo mercoledì. Anche perché, è vero, Lotito ha annunciato da tempo una rivoluzione, ma ora è il momento di trasmettere alla squadra e all'allenatore soltanto serenità e coraggio. Una grande famiglia si stringe compatta nel momento del bisogno come avvenne il 26 maggio. Bandito ogni individualismo, anche se alla fine potrebbe essere il colpo d'un campione a centrare l'obiettivo. 
LUCELuci su chi ha mostrato d'essere più in forma, c'è un faro dritto sulla prossima supersfida. E pensare che era sparito proprio contro l'Atalanta, Luis Alberto si risveglia in Sardegna. Inzaghi non lo aveva coinvolto nel turnover, gli aveva lasciato addosso alla vigilia il peso della responsabilità. Lo spagnolo risponde con qualità. Cerca subito la porta, non la trova e quindi al terzo tentativo aggiusta la mira: colpo di biliardo in area. Luis Alberto guarda Cragno e piazza col piattone la palla alla sua sinistra. Quarto gol in questo campionato, il numero 10 non segnava dalla doppietta al Parma del 17 marzo. Torna fra i marcatori, merito anche dei ritmi più bassi. Nella ripresa è lui ad alzarli e in contropiede a lanciare Correa per il raddoppio pure con uno splendido assist. Ora ha una media realizzativa di passaggi filtranti del 23.51 % in questa stagione. In Serie A solo de Paul e il prossimo sfidante Gomez hanno fatto meglio. A Cagliari lo spagnolo gioca 90 palloni e competa 62 passaggi, tutte le azioni offensive partono dal suo piede. Deve ripetersi in finale. 
FUTUROLo spartito ha funzionato, ma il dubbio ora è legato proprio a quanto visto contro l'Atalanta nel penultimo turno di campionato. Lì sì che Luis Alberto ha faticato. 
Inzaghi non vorrebbe spostarlo dal centrocampo e così sarà, sopratutto se giocherà Parolo e Milinkovic (il serbo sente ancora fastidio alla caviglia e al collaterale ma il tecnico gli chiede di stringere i denti. Oggi se ne saprà di più) non verrà schierato dal primo minuto. Ma mercoledì lo spagnolo dovrà comunque giostrare più avanzato per non far abbassare la Lazio. A fine stagione poi dovrà dire cosa vorrà fare da grande dopo giugno. Aveva chiesto la cessione l'estate scorsa e pure a gennaio, vorrebbe tornare a Siviglia il prossimo anno. Con la rivoluzione che ha in mente Lotito potrebbe essere accontentato. Non verrà mai più trattenuto, visti i risultati, un giocatore scontento. Poco importa che si tratti di un talento come Luis Alberto, conta solo il suo Toque sull'ultimo trofeo. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, un volo per la gloria… con una meravigliosa coincidenza prima della finale

ROMA Una meravigliosa coincidenza che può portare a Formello una ventata d'euforia. Mai abbandonare i sogni di gloria, lo insegna la storia. Dovrà volare a Cagliari, la Lazio, prima di presentarsi alla finale dell'Olimpico contro l'Atalanta: ironia del destino, è la stessa trasferta prima della Coppa Italia vinta il 26 maggio 2013 contro la Roma. All'epoca, non si gioco' al Sant'Elia ma a Trieste contro i sardi (il 19 maggio) all'ultima giornata, la squadra di Petkovic perse 1 a 0 sotto il fulmine di Dessena. Lotito così mandò tutti in ritiro a Norcia prima dell'impresa. Stavolta, terzultimo turno di campionato, il match è stato anticipato a sabato e ci saranno quindi poi solo 4 giorni per preparare la gara che vale una stagione del 15 maggio. Da qui per Inzaghi sorge un grosso dubbio: quanti titolari fare fuori dal confronto? 
RITORNIE' vero, il mister ha sempre detto di volersi lasciare aperta comunque una strada per l'Europa attraverso il campionato, ma dopo l'ultimo ko è cambiato il discorso: la Lazio ora è all'ottavo posto e, se non vince la Coppa Italia, rischia comunque di restar fuori da tutto. L'all in sul trofeo non è un azzardo, sembra piuttosto l'ultima ancora di salvataggio. Lo ribadirà alla squadra nei prossimi giorni Lotito, oggi tornerà dalla Spagna e poi piomberà per motivare tutti al massimo. Intanto ci stanno pensando Tare e Peruzzi, Inzaghi invece ha iniziato le sedute video a Formello. Ha parlato alla squadra, l'ha strigliata e caricata, ha analizzato gli errori e sopratutto i secondi 45 minuti. Perché al tecnico adesso non può più bastare solo l'approccio (giusto nei primi 20') dei suoi uomini, sino al novantesimo vanno mostrati gli attributi. Non è possibile che nel 2019 la Lazio abbia vinto soltanto una volta (nel derby) negli ultimi 15 secondi tempi. Meno male che le statistiche non tengono conto delle altre competizioni. Perché per fortuna proprio in Coppa Italia i biancocelesti sono passati ai supplementari e poi ai rigori ai quarti contro l'Inter e poi a San Siro in semifinale col centro di Correa ai rossoneri. Anche Immobile lì è tornato decisivo con assist e reti, così Ciro affaticato potrebbe essere risparmiato a Cagliari. Dove invece potrebbero fare il rodaggio per il ritorno gli infortunati Radu (già ieri in gruppo) e Milinkovic. 
TURNOVERLo staff tecnico ha studiato le mosse per la finale pure nel giorno di riposo. L'obiettivo era fare il punto su cosa domenica ha e non ha funzionato. La Lazio domenica è stata macinata ma, ironia del destino, non a sinistra. E' vero, l'adattato Marusic ha fatto poco o nulla, ma i disastri non sono arrivati certo da quella fascia. Dove tra l'altro Bastos è riuscito a contenere come un mastino il pericolo numero uno Ilicic. Probabilmente al prossimo appuntamento a sinistra rivedremo i senatori Radu e Lulic. E a centrocampo Milinkovic. Nonostante la mossa di Parolo al suo posto sia stata l'intuizione migliore d'Inzaghi in campo. Per confermarlo l'unica soluzione sarebbe rialzare sulla trequarti Luis Alberto, inesistente da mezzala quando diventano troppo alti i ritmi del gioco. Lui a Cagliari (con Correa-Caicedo titolari) potrebbe essere tenuto a riposo, così come Leiva a corto di fiato. Contro l'Atalanta il suo muro la prossima volta dovrà ergersi molto più alto.

 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, rinforzi inadeguati e big che non hanno fatto la differenza: i motivi del flop Champions

OMA Obiettivo fallito. Visto che questa squadra, parola di Tare, era stata «costruita per andare in Champions». Stavolta purtroppo c'è poco da imputare al Var, agli arbitri o a qualche complotto. E allora intanto è Inzaghi a finire sul patibolo. Perché la società è certa d'avergli dato una Ferrari, lui non l'ha saputa guidare. Un concetto che prima aveva trovato pochi proseliti lotitiani, ma adesso sta facendo breccia anche per gli evidenti errori tecnici d'Inzaghi. Il mister andrebbe difeso perché non è giusto scaricare su di lui tutta la responsabilità, ma è stato proprio lui – ingenuamente – a prendersela. E ora si prende per forza pure l'effetto boomerang. All'inizio Simone aveva provato ad alzare la testa. Anzi, a chinarla o a girarla, quando in estate veniva assicurato che era stata creata a puntino per il quarto posto questa squadra. Aveva provato a far capire che la rosa non era del tutto attrezzata. Poi si è rimesso sulla retta via societaria, ma adesso rischia di vedersi voltare le spalle in caso d'addio pure alla Coppa Italia. 
ERRORIBisogna sempre trovare un colpevole al di fuori di Lotito e Tare. E' una storia decennale. Per carità, il presidente è il proprietario della Lazio e non si può certo cambiare. Ma non si capisce perché il ds, a differenza di quanto succede anche nei grandi club europei, non venga mai messo in discussione. L'albanese ha avuto grandi intuizioni, ma preso pure grossi abbagli. Quest'anno, in sede di mercato, ha sbagliato senz'altro più d'Inzaghi. Che in difesa, meno male, ha costretto la società a prendergli Acerbi, ma avrebbe voluto anche un altro innesto (Izzo) al posto di Wallace o Bastos, oltre il sostituto di de Vrij. Il centrocampo sembrava il reparto più rinforzato, ma a sorpresa un po' per tutti Berisha e Badelj si sono rivelati un flop. E' stato ceduto Felipe, che in sei mesi (prima era infortunato) della sua peggior stagione aveva segnato fra i mugugni un gol in più (4 a 3) del sostituto Correa a 20 milioni. Preferito da Tare, per questioni d'età, a quel Papu Gomez richiesto dal tecnico insieme a Lazzari. Il mancato arrivo dell'esterno della Spal ha lasciato il vuoto a destra senza e con Marusic, visti i problemi fisici. A sinistra invece l'oggetto misterioso Durmisi non ha mai concesso un attimo fiato al vecchietto Lulic. Impossibile così avere varianti sugli esterni per cambiare un gioco diventato prevedibile col rendimento irriconoscibile prima di Luis Alberto e Milinkovic e poi addirittura d'Immobile. Anche sui big (cessione o meno) è stato evidente l'errore di valutazione: dov'era scritto che rivedessero le stelle della scorsa stagione? Ora già si parla di rivoluzione, ma mica ci finisce mai Tare nel pentolone. 

Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio-Atalanta, una partita lunga dieci giorni: vietato restare a mani vuote

Oggi va in scena un altro atto di questo finale di campionato che vede contendere tra diverse squadre la qualificazione Champions, a pochi punti di distanza tra loro. Viste le prestazioni di Torino e Atalanta, c'è il rischio che l'accesso all'Europa che vale possa essere perso dalle squadre capitoline: sia Inzaghi che Ranieri devono fare punti per scacciare lo spettro della Dea di Bergamo.

Un anno fa di questi tempi era la prima città d’Italia per punti in classifica e aveva entrambe le squadre tra le prime quattro. Oggi invece Roma è precipitata dietro a Torino e Milano e attualmente non ne qualificherebbe nemmeno una alla prossima Champions. Un treno, quello del quarto posto, che passa necessariamente per la capitale e le sue
formazioni. All’Olimpico inizierà alle 15 una partita destinata a durare dieci giorni: Lazio e Atalanta, oggi per la Champions, mercoledì 15 di nuovo di fronte nello stesso stadio per la finale di Coppa Italia. Praticamente, la stessa
storia in due atti che potrebbe determinare l’esito di una intera stagione. Diventando pure lo spartiacque per il futuro di Simone Inzaghi, a cui la sorte nonostante i 4 punti di distacco dai bergamaschi può regalare ancora tutto il piatto – la rimonta al 4° posto e la Coppa – ma anche lasciarlo a mani vuote. Certo basterebbe centrare uno solo dei traguardi per garantirsi un altro passaggio sulla panchina laziale, nonostante già circolino nomi di potenziali eredi. Per Gasperini vale il discorso esattamente opposto: anche solo trovarsi lì, quarto da solo e con la possibilità concreta di giocarsi un trofeo che all’Atalanta manca dal 1963 è un successo. Raccontano che abbia già un patto di ferro col presidente Percassi: portasse l’Atalanta in Champions resterebbe a Bergamo, anche a costo di rinunciare alla chiamata di un grande club. Come la Roma, sempre alla finestra per Conte ma pure incuriosita dal percorso del tecnico torinese, visto che l’idea di tenere Ranieri – lui lo sa – a Trigoria raccoglie timide adesioni. Ad oggi però a legare Gasperini alla Roma è solo il graffio rivolto al collega di Testaccio per l’accusa postuma alla Lazio di essersi “scansata” nel match contro l’Inter, che nel 2010 costò lo scudetto ai giallorossi: «L’obiettivo delle polemiche eravamo noi, Ranieri ha voluto mettere un po’ di veleno», giura Gasp.

La Repubblica 

 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Strakosha, fastidio alla schiena: rischio stop?

Come riportato nell'odierna pubblicazione di Repubblica , ieri sul finire dell'allenamento Thomas Strakosha ha accusato qualche problema alla schiena. Fortunatamente non sembra nulla di grave, al momento la sue condizioni non preoccupano. Oggi pomeriggio durante la sessione pomeridiana di rifinitura verrà tenuta sott'occhio la situazione e si capirà se il portiere scenderà in campo domani contro l'Atalanta. Laziopress.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Leiva: “Scelta facile per il rinnovo. Vogliamo la Coppa Italia e tornare a giocare la Champions per me sarebbe un sogno”

Il centrocampista della Lazio Lucas Leiva ormai rappresenta un punto di riferimento per la squadra di Inzaghi. Senza di lui purtroppo cambiano gli equilibri, e la sua assenza spesso si fa sentire, è un elemento imprescindibile. Una figura di grande esperienza internazionale, forgiato dal carattere e dalla competitività degli anni trascorsi a  Liverpool e dal campionato inglese. Il centrocampista biancoceleste ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport, nella quale parla delle prossime sfide importanti stagionali, e del rinnovo fino al 2022 soltanto da annunciare. Queste le sue parole:

SOGNO CHAMPIONS – La Champions League? Spero di tornare a giocarla, sarebbe un sogno farlo con la Lazio”.

CHAMPIONS LEAGUE O COPPA ITALIA – “C’è tanta voglia di vincere il trofeo”Sarà importante vincere, per noi sarà uno scontro diretto. Al momento non siamo neppure in Europa League. L’Atalanta gioca da squadra. L’attacco dei tifosi della Roma? Non dovrei neppure rispondere a questa domanda”.

RINNOVO –  “È stata una scelta abbastanza facile. A Roma mi sono sentito bene dal primo giorno. La squadra mi ha accolto al meglio. Mi piacerebbe essere ricordato come un giocatore che ha dato tutto per la maglia, per l’impegno, per il rispetto verso società, compagni, tifosi”.

Il PODIO DEI RICORDI – “Il rigore decisivo in seminifinale contro l’Inter è uno dei ricordi più belli da quando sono a Roma. È stato bello anche vincere la Supercoppa italiana alla prima partita da laziale. Derby? Serata stupenda”.

LAZIO, I COMPAGNI DI SQUADRA E MISTER INZAGHI – “Sergej ha tutto ciò che serve a un giocatore. Continuo a pensare che possa diventare uno dei più forti al mondo. Ciro sa che la squadra ha fiducia in lui. Anche Caicedo sta facendo benissimo, e Correa ci aiuta tanto. Chi mi ha sorpreso? Dico Cataldi. Non gioca spesso, ma è sempre al massimo. È un ragazzo d’oro. Mister Inzaghi è sempre motivato e trasmette la sua carica. Ogni anno conosce meglio la squadra. Siamo migliorati in fase difensiva”. Laziopress