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Lotito-Inzaghi, partita a scacchi

ROMA La partita sembra infinita e piena di pause. Né Inzaghi né Lotito giocano a carte scoperte, attendono le mosse. Non solo l'uno dell'altro, ma anche quelle delle altre squadre. Non si muove ancora la Juve, il Milan ha cacciato Gattuso (ora, molto staccato, insieme a Mihajlovic e De Zerbi fra i nomi per la panchina biancoceleste), ma deve prima risolvere le sue beghe societarie. Così anche il caos calmo della Lazio prosegue. Nemmeno ieri si è consumato un nuovo incontro, il mister era a Piacenza e al massimo ha parlato al telefono. Lotito invece era Senigallia a ricevere un altro premio. Oggi tornerà a Formello anche il diesse Tare (anche lui accostato al Milan) dal suo viaggio. E allora potrebbe essere l'ultima volta buona, prima delle vacanze (a meno che non decida di rimandare la partenza di dopodomani) d'Inzaghi negli Stati Uniti, per provare a mandare in scena il confronto decisivo. Anche se ha tutto l'interesse di boicottarlo, il tecnico. Lui non ha fretta di decidere, ha preso tempo e in queste ore sta studiando con la sua famiglia ogni scenario. A meno che non sia Lotito a licenziarlo. Tutto è aperto. Simone adesso vuole riservarsi la sua scelta dopo aver visto come finirà il mercato. L'esperienza lo ha forgiato, stavolta non ha intenzione d'intraprendere a occhi chiusi un nuovo ciclo. L'ultima Ferrari consegnatagli in campionato per poco non lo portava allo schianto.
IL COMPROMESSOLo ha ribadito Lotito. Fra Inzaghi e la Lazio c'è ancora un anno siglato (fino al 2020). Ma chi ne è davvero ostaggio? Il presidente ora sfoggia il contratto del tecnico per poter chiedere a chi lo vuole un indennizzo. Eppure pochi giorni fa era stato lui a parlare dell'importanza del rinnovo per dare stabilità alla squadra e al progetto. Inzaghi vuole fare un salto di qualità per la crescita sua e della società: se questo non verrà garantito, dovrà essere Lotito ad assumersene la responsabilità. Simone per ora non firma, ma il patron non molla. Nella testa di Lotito c'è solo Simone. Oggi potrebbero trovarsi di nuovo l'uno davanti l'altro, con la possibilità di trovare un accordo a metà strada, ovvero di rinnovare, ma non per tre anni, bensì per una sola stagione, fino al 2021. Un piccolo salto in avanti, raddoppiando comunque l'ingaggio. Ma resterebbe un compromesso bello e buono.
MERCATONon si è ancora nemmeno arrivati a parlare di soldi, negli scorsi incontri Lotito e Inzaghi si sono fermati alla cessione dei big e ai prossimi colpi. Simone come al solito vorrebbe giocatori pronti, in stile Immobile, Leiva e Acerbi per intenderci. Ma la Lazio deve pure pensare a svecchiare la rosa con gli acquisti. Durmisi ha fallito e serve un nuovo sostituto di Lulic. Marusic davanti a offerte andrà via e bisogna risolvere da un anno (non basta certo il riscatto di Romulo) sulla fascia destra. Per non parlare della difesa: via Wallace, verranno confermati Luiz Felipe e forse Bastos, ma serve un altro centrale top e forse pure uno (si riparla di Biraschi del Genoa) al posto di Radu. A centrocampo Berisha non ha mai sostituito Parolo, hanno le valigie Milinkovic e Luis Alberto. In avanti via Caicedo, dentro Wesley, West Ham permettendo. Già preso il baby Adekanye, un esterno da 4-3-3 in scadenza dal Liverpool che spinge anche a fare considerazioni sul modulo. Inzaghi quest'anno sul 3-5-2 è rimasto fermo, avrà voglia d'essere meno rigido se sarà ancora lui il tecnico?

Il Messaggero

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Lazio, una promessa in ‘serbo’. Riscattato Romulo

ROMA C'è un conto in serbo adesso. Lotito aveva fatto la promessa a Inzaghi di trattenerlo, ma anche un'altra a Milinkovic in caso di mancato accesso in Champions. Adesso il presidente deve accontentarlo. Aveva chiesto a Sergej l'estate scorsa di rimanere un altro anno, poi avrebbe valutato il salto. Milinkovic pubblicamente non esce allo scoperto, vuole compierlo senza far danno alla Lazio. Sa bene che la Juve si sta muovendo, con lui ha già trovato l'accordo, ma poi dovrà chiuderlo con Lotito. Milinkovic al momento non forza la mano per gratitudine e rispetto, vuole andar via senza consentire a chi lo vuole d'avere sconti sul prezzo: «Sopra i 50 milioni? Non è un discorso di soldi, il giocatore non è in vendita – risponde Lotito ma è chiaro che per la società e anche per lui verranno ascoltate offerte importanti e appetibili». Tradotto: stavolta non c'è nessuna chiusura alla cessione a priori. E allora, una volta scelto l'allenatore, il primo passo dovranno farlo i bianconeri, pronti a mettere sul tavolo 70 milioni. In teoria, non dovrebbero bastare: Lotito ne chiede 100 e non vuole contropartite. E spera pure che si scateni un'asta con altri top club europei (i due di Manchester, per esempio), Milinkovic non ha preclusioni. 
NODONon può mettere più alcun veto, Inzaghi. Eppure, per la sua permanenza, questo è uno dei nodi. Se la Lazio dovesse cedere Milinkovic, il tecnico vorrebbe trattenere almeno un altro big. Invece Lotito vuole disfarsi pure di Luis Alberto, non gli è andato proprio giù il suo atteggiamento: prima aveva chiesto di essere ceduto, poi ha fatto i capricci per l'adeguamento e questo ha inciso sul suo rendimento. Nonostante questo, guardando le statistiche, si capisce perché Inzaghi lo consideri così prezioso: pur giocando da mezz'ala, è secondo (meglio di lui solo Gomez) in Serie A e quarto in Europa per numero di passaggi chiave, con una media del 2.9 a gara. Lo spagnolo è però tornato a casa anche per far pressing sul Siviglia affinché presenti il prima possibile una nuova proposta. 
RISCATTIIntanto la Lazio fissa le priorità sul mercato e decide di sistemare la fascia. Riscattato Romulo a 2 milioni dal Genoa, fatto cadere il pre-contratto con Lazovic, che dovrebbe andare a Ferrara. A proposito di Spal, Lazzari è il sogno a destra, ma Tare deve comunque sistemare Marusic prima: c'è un'offerta dalla Germania. In attacco invece partirà Caicedo (non vuole rinnovare e ci sono gli Emirati), ma occhio al West Ham deciso a beffare la società capitolina sul sostituto: rilancio di 20 milioni al Bruges per Wesley, anche se la Lazio si sente forte di un accordo di ferro con l'attaccante. Che è già stato in gran segreto a Formello e ne è rimasto estasiato, così come Adekanye sgamato al momento della firma (triennale più opzione) ad aprile. L'arrivo dell'esterno in scadenza dal Liverpool potrebbe sbarrare la strada a Pedro Neto, adesso impegnato nel mondiale Under 20 col Portogallo. La Lazio pagherà gli ultimi 11,5 milioni per il riscatto suo e dell'ultimo esordiente da titolare Jordao, ma Mendes vorrebbe mandarli entrambi a farsi le ossa altrove in prestito. Presto il superprocuratore busserà a Lotito per sistemare Wallace in uscita, presenterà le intenzioni della Juve (e le sue sulla commissione da intermediario) per Milinkovic con questa scusa. 

Il Messaggero

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Lotito-Inzaghi: ora fuori la verità

TORINO L'ultima istantanea del campionato di Simone Inzaghi è un lungo applauso allo spicchio dello stadio Grande Torino riservato ai tifosi laziali. Un ringraziamento per quello che è stato e chissà, magari anche per quello che sarà. Il futuro del tecnico resta un rebus seppur all'orizzonte il cielo è più biancoceleste. Le nuvole nere dei giorni scorsi si stanno via via diradando. Tutto risolto? Nemmeno per idea. Ci vorrà altro tempo. Quanto? Difficile dirlo vista la velocità con cui cambia l'umore di Inzaghi e di Lotito. Dalle urla a Formello alla telefonata dai toni pacati: tutto nello spazio di poche ore. A rendere tutto più speziato ci sono le sirene della Juve e il richiamo sempre più forte della Champions con l'Atalanta. Da non sottovalutare nemmeno il Milan. E poi c'è quel silenzio assordante del tecnico che non regala parole a cui aggrapparsi. Anche ieri non si è presentato in conferenza stampa. Intanto cala il sipario su una stagione costellata da grandi gioie (la vittoria della Coppa Italia) e cocenti delusioni (ancora una volta fuori dalla Champions). Rispetto allo scorso anno, a livello di punti e piazzamento, è stato fatto un passo indietro. Ed è proprio questo che il presidente della Lazio ha rimproverato ad Inzaghi. Quel figlioccio a cui aveva consegnato una Ferrari da quarto posto. Niente da fare. Non è un caso che nel corso della stagione il patron laziale abbia avuto diversi dubbi sul tecnico. Il successo in Coppa Italia però ha dato un colpo di spugna. Lotito vuole proseguire con Inzaghi. Concetto ribadito ieri a chiare lettere anche dal ds Tare: «Ci siamo visti in settimana e gli incontri sono stati fatti per capire tante cose. Inzaghi, però, non ha un contratto in scadenza, perciò tutta questa tensione che si sta creando mi sembra un po' esagerata. Per noi Inzaghi resta, lo ha detto il presidente, lo penso io e credo che anche il mister la pensi così. Non penso che ci siano dubbi in merito». Eppure qualche punto di domanda il tecnico lo aveva posto nel corso dei vari incontri. Ma il ds laziale non si sbottona: «Se il mercato potrà incidere sulla sua scelta? La cosa importante è che la Lazio nella prossima stagione abbia di nuovo una rosa per competere ai piani alti». Già ma le garanzie tecniche sono al primo posto per Inzaghi. 
PREMIO E DURATASarà la settimana decisiva, quella che metterà il punto prima della partenza del tecnico, venerdì, per gli States. Già nella giornata di oggi potrebbe esserci un'ulteriore svolta. Lotito vedrà nuovamente Inzaghi. Curiosità: entrambi saranno premiati alle 15,30 al circolo Canottieri Aniene. Chissà se Simone si presenterà. Un altro nodo del contendere oltre al mercato e al cambio di parte dello staff fisioterapico è la durata del contratto. Il presidente propone un rinnovo fino al 2022, Simone, invece, a questo punto preferirebbe firmare per un solo anno. Un'altra stagione e poi si farà di nuovo il punto. Il numero uno biancoceleste non vuole però trovarsi punto e a capo. E' sicuro di spuntarla ma al tempo stesso è pronto anche a non farsi trovare impreparato in caso di un mancato accordo. Ecco perché da giorni scandaglia il mercato: Mihajlovic era già stato sentito, Liverani avanza, Giampaolo è sempre sulla lista, poi c'è la prima idea De Zerbi e la novità Conceiçao. Insomma i dubbi restano. Ancora per poco. 

Il Messaggero

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Milinkovic-Lotito, primo colloquio. E se arriva Mihajlovic…

Del resto che ci fosse aria di cambiamento a Formello si era capito da tempo. Giovedì è arrivata la conferma. Una giornata intensa per il numero uno della Lazio. In serata il secondo “colloquio” con Simone Inzaghi. C’è chi giura che prima il presidente abbia parlato anche con Milinkovic. Un vis a vis dai toni pacati. Non è un mistero che i due abbiamo un ottimo rapporto, e Lotito da pater familias avrebbe ascoltato le richieste di Sergej, che lo scorsa estate è stato trattenuto a Roma nonostante le offerte faraoniche. Sergej, seppur sorridendo, nega di aver incontrato il presidente, tornerà presto in Serbia e ha affidato tutto al suo procuratore Mateja Kezman. La sua permanenza non dipende dalla partenza di Inzaghi. Anche se un possibile arrivo del connazionale Sinisa Mihajlovic potrebbe fargli ritrovare gli stimoli. Disceso diverso per Luis Alberto che a Torino non ci sarà. A Formello pare abbia già svuotato l’armadietto….
Valerio Cassetta / Il Messaggero 

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Tare non lascia e Lotito raddoppia: vuole Mauri come supporto al direttore sportivo

Tare non lascia e Lotito raddoppia. La rivoluzione del presidente della Lazio prosegue e ora investe anche l’area tecnica. Stefano Mauri verrà inserito nell’organigramma come direttore sportivo in supporto all’attuale ds albanese. Questa l’ultima intuizione del presidente Lotito, che avrebbe individuato nell’ex capitano biancoceleste l’uomo giusto per affiancare e ottimizzare il lavoro di Tare. Una figura dinamica, fidata e preparata. Un ds giovane (39 anni, ha superato l’esame da direttore sportivo nel dicembre 2017), ma con personalità e idee innovative. Insomma, Mauri dovrebbe avere un raggio d’azione ampio, con autonomia in specifiche competenze. Non è un caso che l’ex capitano laziale giovedì fosse a Formello. Durante la stagione passata diverse volte era stato avvistato sulle tribune dell’Olimpico. Ma non solo perché in più di una occasione seguì anche la Lazio in trasferta. L’innesto di Mauri da un lato servirà a snellire il lavoro di Tare e dall’altro aiutare Peruzzi a fare da raccordo tra spogliatoio e squadra. In molti hanno accolto la novità con entusiasmo. Novità comunicata anche al tecnico Inzaghi durante il colloquio con il presidente Lotito. Il messaggero

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Lotito aspetta una risposta, Inzaghi prende tempo

ROMA Basta giocare a nascondino, tana per Inzaghi. Dopo averlo inseguito per giorni, ieri Lotito lo ha braccato a Formello. Non era il summit previsto, il presidente è piombato durante l'amichevole contro il Rocca di Papa (10 a 0) nel centro sportivo e ha costretto al confronto immediato il tecnico. C'erano cinquemila tifosi sugli spalti del Fersini a osannarlo: «Inzaghi a vita». Lotito si è fermato con loro e ha dato per lui la risposta: «Resta». Poi però è andato via dal campo e ha raggiunto Inzaghi nel suo ufficio. Il tecnico aveva salutato tutti prima di lui ed era scappato dentro lo spogliatoio. Il presidente ha aspettato che tutta la squadra andasse via, poi fra loro due è iniziato un faccia a faccia vero. Siamo al bivio: il prossimo incontro ufficiale dovrà portare al prolungamento o all'addio. L'allenatore continua a prendere tempo, ma ora sta diventando tiranno. Perché la prima fumata grigia di ieri non potrà trasformarsi per molto ancora in un braccio di ferro. 
CONDIZIONEE' in pressing, Lotito, adesso sta sfruttando ogni momento buono per avere un responso. C'era già stato prima e dopo la gara col Bologna un altro contatto, non era stato positivo. Ieri è stato approfondito. Inzaghi pretende la conferma di tutti i big per il prossimo anno, ma stavolta non c'è la promessa di Lotito. Che vuole cedere subito Luis Alberto (ma al momento mancano offerte) e lasciare Milinkovic sul mercato sino all'ultimo. Non a caso, di fronte alle domande dei tifosi, ieri il presidente è stato perentorio sulla permanenza d'Inzaghi, ma è rimasto in silenzio sul serbo. Così Simone ha paura di sposare un progetto incerto. Tra l'altro il mister ce l'ha già un contratto (sino al 2020); non gli dispiacerebbe rispettarlo per poi fare le sue valutazioni, non essere ostaggio e guardarsi successivamente intorno. Lotito però, com'è giusto che sia, vuole prolungarlo per dare stabilità al futuro. Non ha alcuna intenzione di lasciare in scadenza (anche per dare un segnale alla squadra) il suo allenatore. 
ULTIMATUMC'è fretta, c'è un ultimatum per le prossime ore, è Inzaghi a dover decidere: la Lazio è pronta ad accontentarlo dal punto di vista economico (un triennale da quasi 2,5 milioni), a dargli garanzie sui colpi in entrata, ma non in uscita. E' stato affrontato anche il discorso relativo allo staff fisioterapico caro al tecnico da cui era partita la famosa lite col presidente da Cortina. Alla fine pubblicamente Lotito ha elogiato il lavoro d'Inzaghi, dopo la vittoria della Coppa Italia gli ha restituito tutti i suoi meriti. Adesso però basta, non vuole supplicarlo per restare, per questo rimane in bilico questa tormentata storia d'amore. Ieri non c'era il ds Tare, che ormai da mesi fa da pacere. Il prossimo incontro sarà a tre, a Villa San Sebastiano non saranno ammesse le ombre di Milan e Juve. 

Il Messaggero

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Lazio, partenze d’oro: per Luis e Sergej due squadre alla finestra

ROMA L'ultima magia acuisce già la nostalgia. In casa Lazio sono giorni di riflessioni e progetti di rivoluzioni. Al momento di ufficiale non c'è nulla ma si lavora per questo. Il successo in Coppa Italia ha accesso idee, voglie e speranze. Il presidente Lotito gioca su più tavoli per costruire la Lazio di domani. Più forte ancora. Una squadra che proverà a centrare la Champions League con maggiore convinzione. Il tempo per fare il salto di qualità è maturo da tempo. Ora bisogna amministrare i gioielli di casa. «E se tira Segej è gol» urlava la curva Nord lunedì sera. Detto fatto. Il Sergente ha fatto centro e Lotito bingo. Il premio come miglior centrocampista della serie A e la rete decisiva per la Coppa Italia hanno rialzato le quotazioni di Milinkovic. Il patron lo scorso anno rifiutò una succosa offerta sul gong del mercato per una promessa fatta al suo allenatore. Stavolta difficilmente si ripeterà la storia. La Juve è già in agguato. Nedved e Paratici preparano un regalo all'allenatore che verrà. A maggior ragione se alla fine sarà Inzaghi. Le cifre con tanti zeri del serbo fanno gola a molti. In primis al suo agente Kezman. Ma occhio anche a Mendes piglia tutto. La Lazio deve dare ancora 11,5 milioni al Braga per Neto e Jordao, il super procuratore potrebbe fare uno sconto con la promessa di piazzare Wallace ma ricevendo in cambio la possibilità di fare da intermediario per l'eventuale cessione di Milinkovic. «Sergej è una di quelle intuizioni che ha avuto la società attraverso il direttore sportivo, è stato eletto miglior centrocampista della Serie A, da noi i giocatori vengono formati e crescono» ha ribadito ieri Lotito al Tg2. Il numero uno è pronto a passare all'incasso: 100 milioni il prezzo fissato. 
NOSTALGIA DI CASATare dopo aver confermato Inzaghi pare sia volato a Londra per un paio di giorni: mercato o colloquio? A Londra c'è Gazidis del Milan. Difficile che possa concretizzarsi. Da Londra a Siviglia. Luis Alberto non perde l'occasione di tornarci. Inzaghi non lo ha convocato con il Bologna e lui è tornato subito a casa. Niente giro con la coppa (però era presente alla festa con i compagni subito dopo la vittoria contro l'Atalanta a differenza di Milinkovic). Si è rifugiato negli affetti e in quella che considera la sua unica casa. Non è un mistero che lo spagnolo voglia tornare a vestire la camiseta dei Palanganas. Non ha mai nascosto la nostalgia del passato. Lo spagnolo ha trascorso anche alcuni giorni di relax al mare con la famiglia. Ma come mai non è a Formello? Qualche piccolo domanda qualcuno inizia a farsela. Sì, va bene il campionato è finito ma questa sua assenza suona come un addio. Non è giustificabile nemmeno con qualche piccolo risentimento muscolare. Quasi sicuramente non rientrerà tra i convocati per l'ultima in casa del Torino. Il ds del Siviglia Monchi è pronto a riportarlo a casa. Luis Alberto spera nella magia per ritrovare il sorriso. Lo ha un po' perso in quest'ultima stagione biancoceleste. Inizialmente penalizzato da uno scarso stato di forma e dai difensori italiani che avevano imparato a conoscerlo. Il nuovo ruolo di mezzala lo ha rilanciato. Alti e bassi. Un'altalena che ha influito in senso negativo anche per la qualificazione in Champions della Lazio. Lotito lo considera un altro gioiello e non è disposto a svenderlo. Piuttosto lo tiene un altro anno con il broncio. 

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Ragione e sentimento, la notte di Inzaghi

ROMA La La partita con il Bologna, pari per 3-3 e rossoblù salvi, è solo un contorno seppur ricco di gol ed emozioni. Le attenzioni, però, sono tutte per Inzaghi. I tifosi sperano in un cenno. Un qualcosa a cui aggrapparsi. Vorrebbero sentirsi dire «resto a vita». Niente da fare perché Simone sceglie di non parlare nella conferenza post partita. Non vuole rispondere a domande sul futuro. Si resta appesi all'unica frase detta dopo la vittoria della Coppa Italia: «Le cose non sono così scontate come sembrano». A rispondere in sala stampa va Parolo: «Per noi è lui il nostro allenatore e il nostro ciclo continua con lui». A mettere la parola fine sulla querelle Inzaghi ci aveva provato anche il ds Tare prima del fischio d'inizio: «Non c'è nessuna discussione da fare, ci sono momenti di riflessione. Domenica abbiamo pranzato insieme, siamo stati molto bene, anche con il presidente. Nei prossimi giorni ci siederemo per fare un bel passo in avanti. La Juve su di lui? Non posso rispondere io (ride, ndr). Non mi sono mai fatto questa domanda. Se ho in mente profili alternativi? Insistiamo sulla stessa cosa, magari volete voi che vada, per noi deve restare, perché è un laziale dalla testa ai piedi. Siamo stati chiari sia io sia il presidente e penso che anche Inzaghi voglia la stessa cosa». 
LA DECISIONEIl giorno fissato è mercoledì. Si proverà a trovare un punto d'incontro. Perché al di là delle belle parole bisogna sedersi a parlare. Inzaghi dopo il successo in Coppa Italia ha acquisito più forza contrattuale. Merito anche delle attenzione della Juventus degli amici Paratici e Nedved. Simone chiederà un ritocco dell'ingaggio e rassicurazioni sul mercato: vuole una squadra per puntare alla Champions. Bisognerà trovare una via di mezzo anche alla rivoluzione dello staff medico che vuole Lotito a cui non sono piaciuti i troppi infortuni stagionali. Il presidente della Lazio è pronto ad offrire un rinnovo fino al 2022 raddoppiandogli lo stipendio. Una proposta allettante. Anche perché la pista Juve è plausibile ma difficilmente realizzabile. «Resta a vita» lo striscione della Tribuna Tevere. La Nord lo chiama e lui risponde con un applauso. Simone riflette. C'è la corte della Vecchia Signora e voci sempre più forti sul Milan. Ne ha parlato con amici e familiari. Sentimenti e consigli contrastanti. 
L'ULTIMATUMLotito e Tare sono disposti ad aspettare ma non troppo. Un ultimatum è stato dato al tecnico che ha tempo fino al 3 giugno. La società vuole eventualmente avere tutto il tempo per scegliere un sostituto. Di nomi in ballo ce ne sono diversi, a cominciare proprio da Mihajlovic. Piace molto a Lotito, molto meno a Tare. La Nord lo omaggia: punizione dal limite per la Lazio e via al coro: «E se tira Sinisa è gol». Lui si batte la mano sul cuore ma poi scarta le domande sul futuro: «Mi fa piacere l'affetto dei laziali. La Juve mi ha contattato? Sì, 5 anni fa. Ora penso solo alla gara di domenica». Il feeling c'è. Poi ci sono i vari Giampaolo, De Zerbi, Liverani e si parla anche di Terim. Si vedrà. Al momento la certezza resta Inzaghi. Ieri è stato lui il vero protagonista della gara. In piedi sotto il diluvio a guidare la sua Lazio. Ad arrabbiarsi ancora una volta con il Var per un gol dubbio concesso. Ragione e sentimento. I tifosi conoscono solo il cuore e quello batte solo per Simone. Come dice Lotito sarebbe doloroso vederlo andare via. 

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Nicolò e Yuri Armini, i baby laziali tutto cuore talento e tifo per i colori biancocelesti

ROMA Nicolò e Yuri, generazioni di laziali. Il fratelli Armini sono il presente e il futuro biancoceleste. Questione di fede. Nella casa di Marino è stata una settimana di festa. Prima l'esultanza da tifosi per il successo in Coppa Italia della banda Inzaghi, poi la gioia di Yuri (classe 2005) che ha vinto il campionato regionale con l'Under 14 guidata da Tommaso Rocchi. Finale contro la Roma vinta 3-0. Immediato lo sfottò di Yuri sui social: «Er primo cor secondo noi je ne famo tre». Infine è toccato a Nicolò urlare. Fascia al braccio e coppa al cielo per festeggiare la promozione della Primavera. 
SOGNI DA GRANDI«Grazie a tutti i tifosi presenti la nostra famiglia laziale non si smentisce mai. Forza Lazio» ha commentato sui social. Poi ha messo una foto in cui bacia la Coppa Italia. Sogni futuri. Giocatori e tifosi. Tifosi e giocatori. Un binomio che alla Lazio manca dai tempi di Nesta. Ora potrebbe averne trovati due in un solo colpo. Nicolò è il più grande e ha già assaporato l'aria della prima squadra. Primo millenial ad esordire con i biancocelesti. Dieci minuti in Europa League il 29 novembre in casa dell'Apollon Limassol. Anche questa sera siederà in panchina. La prima convocazione in serie A è arrivata il 28 aprile scorso in casa della Sampdoria. Inzaghi lo ha adocchiato da tempo. Lo stima e ha visto in lui grandi doti. Di sicuro ha quella da leader. Prima della finale Primavera ha mandato un messaggio a tutti i suoi compagni per caricarli. Si ispira a Nesta, suo idolo assoluto (A Natale 2017 ha chiesto la sua maglia come regalo), ed è già nel giro delle Nazionali minori da qualche anno. Non a caso aveva scelto la maglia numero 31. Questione di riflesso: A.N. 13 (iniziali e numero di Nesta) e N.A. 31. Ora indossa la numero 58. Forte fisicamente e un senso dell'anticipo. È uno dei più promettenti della Primavera biancoceleste, tanto che la Lazio lo ha già blindato con un contratto da professionista fino al 2020. Il più piccolo Yuri, gioca centrocampista. Ha piede sopraffino e il vizietto del gol. Gioca spesso con la numero 10. Nicolò è il suo idolo. Sempre insieme. Tanto che ha voluto indossare la maglia dei grandi di Nicolò e ci si è fatto una foto. Quando possono vanno allo stadio a tifare con tanto di bandierone da sventolare. La fede laziale gliel'hanno trasmessa mamma Marzia (sempre presente) e soprattutto il nonno Giulio. «Spero che da lassù sarai orgoglioso di me» scriveva Nicolò qualche anno fa. Impossibile non esserlo. Anzi, lo sarà due volte. 

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Inzaghi, una notte di festa e pensieri

ROMA Capitan Lulic alzerà di nuovo la Coppa Italia al cielo dell'Olimpico. Un giro di campo per ricevere altri applausi dai tifosi. I video della gara con l'Atalanta sui maxischermi. La sfida contro il Bologna, obiettivamente, ha solo questo di significato. I biancocelesti sicuri del posto in Europa League non hanno altre motivazioni, così come i rossoblù già salvi. Sarà una partita senza troppi stimoli, se non quelli di vedere all'opera chi ha avuto poco spazio durante la stagione. Non a caso Inzaghi farà un turnover massiccio. Prima per Guido Guerrieri tra i pali della Lazio: «Se lo merita, è un ragazzo serio, un grande portiere che sta bene nel gruppo» sottolinea il tecnico laziale che sulla partita di questa sera rimarca: «Vogliamo finire il campionato al meglio. Voglio vedere il livello di maturità della squadra nonché spirito, determinazione e concentrazione». Detto che il campo non regala spunti interessanti, meglio rivolgere l'occhio alle panchine. Lì sì che c'è movimento. Non è un caso che Inzaghi non abbia fatto la conferenza stampa. Meglio evitare il fuoco incrociate delle domande relative al futuro. Si resta a quella frase sibillina «le cose non sono così scontate come si credono» pronunciata subito dopo la vittoria della Coppa Italia. 
IL SILENZIO SUL DOMANISimone ha affidato la presentazione della gare al canale ufficiale del club. Niente accenni al domani che sarà. Se non ci fossero punti interrogativi che male ci sarebbe stato a chiederglielo? «Simone resti alla Lazio? Sì, ho un contratto». E invece no, troppo semplice. Meglio alimentare le chiacchiere. Così facendo i sussurri su Inzaghi prossimo allenatore della Juventus si moltiplicano. Alla Continassa hanno una lista pronta. Alla voce italiani ci sono soltanto lui e Sarri. Simone due chiacchiere con l'amico ds Paratici le ha già fatte a Piacenza. Al momento però di ufficiale non c'è nulla. Da Torino non sono arrivate telefonate. Lotito vuole trattenerlo. Un'impresa se la corte della Vecchia Signora si farà seria. La sensazione però è che ci vorranno ancora un paio di settimane per capire cosa accadrà. Inzaghi ha chiesto un po' di tempo al presidente. Qualche colloquio nei prossimi giorni ci sarà. Chiederà garanzie sul mercato, vuole una squadra per puntare alla prossima Champions e magari giocarsi seriamente l'Europa League. Le attenzioni della Juve hanno messo il tecnico biancoceleste nella condizione di avere il coltello dalla parte del manico. Chiederà anche un ritocco dell'ingaggio. Ma occhio perché anche il Milan l'ha messo sul suo taccuino. Insomma il suo futuro è tutto da scrivere tanto che ha già iscritto il figlio Lorenzo (prima elementare) ad una scuola sulla Cassia. A proposito, il piccolo di casa Inzaghi ha ripreso l'istinto del bomber del papà e dello zio: segna a raffica (e che gol!) con la maglia arancione del Futbal. Roma e la Lazio per Simone significano casa, per questo sarà difficile vederlo andare via. In tutti i sensi. 
LA VOGLIA DI SINISASull'altra panchina ci sarà Mihajlovic, uno che a Roma tornerebbe di corsa. La Lazio ce l'ha nel cuore. Ai tifosi biancocelesti è affezionato e non manca mai di difenderli. Lo ha fatto anche nella conferenza stampa di ieri in riferimento all'insulto rivoltogli da un poliziotto prima della finale di Coppa Italia: «Era stato accusato un tifoso della Lazio, ma così non è stato e mi dispiaceva per la tifoseria». A Lotito piace, ci ha già parlato. L'ipotesi non è molto gradita dal ds Tare. Sul suo futuro Sinisa lascia tutte le porte aperte: «Prima di tutto parlerò con il Bologna. È una questione di rispetto. Poi non so cosa succederà, vedremo…». Oltre a Sinisa piacciono De Zerbi e Giampaolo. Occhio anche a Liverani che ha scalato molte posizioni. 

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