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Immobile, ancora due gol per diventare il numero uno in Italia

Si è già preso i record della Lazio, presto può pure essere l’italiano che ha segnato di più in una stagione. Si scrive Ciro Immobile, si legge record. Gol dopo gol, prodezza dopo prodezza, il centravanti della Lazio sta riscrivendo la storia del suo club. Ma non è tutto. Perché, a forza di segnare con una costanza disarmante, Immobile si accinge a lasciare il proprio segno pure sugli almanacchi del calcio italiano.

IL NUMERO UNO Può vincere ancora il titolo di capocannoniere di Serie A (sarebbe la seconda volta, dopo quella col Toro nel 2014). Può essere il primo a vincere nella stessa stagione le classifiche marcatori del campionato e di una coppa europea (in Serie A è in testa, in Europa League è secondo a un gol da Aduriz che però è stato già eliminato). Può, anche, superare il record di Higuain che con le 36 reti segnate nel 2015-16 è il capocannoniere più prolifico della storia della Serie A. Ma, soprattutto, Immobile può diventare il calciatore del campionato italiano ad aver realizzato il maggior numero di reti in una stagione. Il primato appartiene al romanista Edin Dzeko, che lo ha centrato nella scorsa stagione, quando ha messo a segno 39 gol tra campionato (29) e coppe (10). Immobile ne ha fatti appena uno in meno (27 in campionato e 11 nelle coppe) e, con almeno 8 gare ancora a disposizione, può diventare il numero uno di tutti i tempi in Italia. Chiaro che, rispetto a certi mostri sacri del passato, Immobile può beneficiare di un maggior numero di partite in cui dispiegare la sua forza d’urto. Ma questo nulla toglie al senso di un primato che lo porterebbe ai vertici del calcio italiano.

STORICO In vetta a quello «made in Lazio» c’è già. Perché i 38 gol segnati finora sono già primato (cancellato il precedente recordman Chinaglia, che si era fermato a 34). Ma lo stesso vale pure per i 27 realizzati in campionato, perché mai nessun calciatore della Lazio ne aveva segnati tanti (il primato era di Crespo e Signori con 26). In campionato, peraltro, Immobile si sta segnalando pure per gli assist, un particolare che rende ancora più straordinaria la sua annata. Ne ha forniti 8 ai compagni di squadra. In A solo l’altro biancoceleste Luis Alberto ha fatto meglio con 10. Sono invece un po’ di più, sei, i calciatori che hanno realizzato più gol di lui nella storia della Lazio: da Piola (1°, con 149 gol) fino a Puccinelli (6°, con 78), passando per Chinaglia, Signori, Giordano e Rocchi. Ma Immobile le sue 64 reti laziali le ha segnate in appena 82 gare. Per media gol (0,78) è già in testa.

ORA L’EUROPA Dopo essersi preso prima la Lazio e poi l’Italia, Ciro il grande va ora all’assalto dell’Europa. Domani a Salisburgo spingerà la formazione di Inzaghi a centrare un traguardo (semifinale europea) che manca da quindici anni e che è stata centrata soltanto tre volte nella storia del club. Un obiettivo da cogliere per la squadra, ma anche per se stesso. Perché con due partite in più (che poi diventerebbero tre in caso di finale) crescerebbero le possibilità di aggiornare i vari primati stagionali. E aumenterebbero pure le chance di mettere le mani sulla classifica marcatori della coppa (l’ultimo laziale a vincerla fu Kozak nel 2013). Immobile è a quota 7, ma sia chi lo precede (Aduriz, con 8) sia chi ha segnato come lui (Moraes), sia chi è a quota 6 (Silva, Kokorin, Rigoni e Fernandes) è già uscito dalla coppa. L’occasione, insomma, è ghiotta. E, a proposito di Europa, a Immobile fa gola pure la Scarpa d’oro (il concorso che premia il miglior marcatore dei vari campionati europei). Ciro è terzo, con due gol in meno rispetto a Messi e Salah. La storia, anche qui, è a un passo. La Gazzetta dello Sport/Stefano Cieri

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La Lazio segna, subisce e diverte: quando gioca in Europa lo show è assicurato

Lo spettacolo, in Europa, lo garantisce la Lazio. Le partite dei biancocelesti (11) hanno prodotto 38 gol totali, è la somma massima registrata dall’inizio dell’Europa League 2017-18. I laziali in Coppa hanno segnato 25 gol e ne hanno subiti 13. Le loro sfide hanno registrato una media di 3,5 reti a partita. I gol fioccano. Si sono segnati, si sono incassati. Lo show, per gli appassionati di calcio, è assicurato. Domani, a Salisburgo, sarà bene tenere la difesa al riparo e colpire gli austriaci per centrare la quarta semifinale europea della storia biancoceleste.

Il dettaglio

Trentotto gol totali, il massimo. Solo le partite giocate dall’Arsenal hanno prodotto un risultato simile (35 reti tra quelle segnate e quelle subite). La Lazio, con la sua propensione offensiva, anche con i suoi sbilanciamenti (che andrebbero ridotti), ha generato partite da “multigol”, da “over”, per usare termini ormai cari al mondo delle scommesse. E i gol garantiscono sempre divertimento. Il 4-2 registrato all’Olimpico, nel match di andata con il Salisburgo, è una prova provata.

L’attacco

Inzaghi e Wenger, la Lazio e l’Arsenal, possono vantare gli attacchi migliori di Europa League. I Gunners sono primi, hanno segnato 27 reti (8 quelle subite). I biancocelesti seguono a quota 25. La sfida è nel vivo, entrambe le formazioni sono in corsa per le semifinali e sono reduci da una quaterna (l’Arsenal nel quarto di andata ha segnato 4 gol al Cska Mosca). La Lazio proverà ad andare avanti in Europa, a lottare fino all’ultimo per conquistare lo scettro di miglior attacco del torneo e vuole far ricredere proprio Wenger. L’allenatore dei Gunners a metà marzo non ha incluso la Lazio tra le squadre favorite per la vittoria dell’Europa League, ecco cosa ha detto: “Questa competizione è molto difficile, ci sono ottime squadre come il Milan, il Borussia Dortmund, l’Atletico Madrid e tanti buoni club francesi”.

Il record

Inzaghi gioca a tutto campo tra campionato ed Europa League, tra presente e passato. La sua Lazio è ad un solo gol dal record firmato dalla Lazio di Eriksson nell’anno dello scudetto 2000. La squadra del secondo tricolore segnò 109 reti, la squadra attuale è arrivata a quota 108 dopo i due gol rifilati all’Udinese. Una rete in più permetterà ai biancocelesti di pareggiare il primato di Eriksson, due reti varranno il nuovo record assoluto di marcature in una singola stagione (considerando tutte le competizioni). E’ una questione di tempo contando le partite mancanti nel calendario. La corsa ai record, di squadra e individuali, è continua, si propone settimana dopo settimana, partita dopo partita. E’ una stagione emozionante, palpitante, spettacolare. Ed è bello il confronto tra le epoche, fino a poco tempo fa era improponibile. Si usa come spinta, come opportunità per fare sempre meglio. «Sogno di vincere altri trofei», ha detto Simone nei giorni scorsi. Volontà e coraggio misurano la consistenza dei sogni. E lui ha tutto per avverarli.

Corriere dello Sport / Daniele Rindone

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Milinkovic è pronto a tornare decisivo e domenica c’è il derby…

La Milinflessione non dipende certo dalle voci di mercato. «Non ci sto pensando affatto al mio futuro. Mentre ero infortunato, volevo solo tornare in campo il prima possibile. Ora che ho recuperato, sono concentrato sulle mie prestazioni e sull’obiettivo più importante: andare in Champions con la Lazio». Non conta come, è fondamentale lottare. Per questo Sergej ha ricominciato a sgomitare e pedalare. In molti lo considerano sottotono, ma i chilometri percorsi a Udine dimostrano che il serbo è solo in rodaggio. Tornato decisivo sui duelli aerei (4) e le palle recuperate (11), a Salisburgo e nel derby promette nuove stoccate: «Abbiamo raggiunto un buon risultato nella prima partita contro gli austriaci, nonostante i due gol subiti dopo alcuni nostri errori. Per fortuna però ne abbiamo segnati quattro e questo sarà un ottimo vantaggio in questo ritorno. La nostra fase realizzativa è l’arma in più». E allora anche Milinkovic deve ricominciare a timbrare il tabellino come un tempo.

Non segna addirittura dal 25 febbraio a Reggio Emilia, Sergej. Lì aveva sfornato l’ultima doppietta e raggiunto il nono centro in campionato. Nella gara successiva, con la Juve, era uscito malconcio e affaticato. In Europa aveva lasciato il segno a Bucarest soltanto con l’assist per Felipe l’8 marzo, in questa settimana deve rimettere sotto porta il turbo. Milinkovic è infatti l’amuleto delle trasferte (9 reti lontano dall’Olimpico, fra campionato e Coppa), ma anche uomo derby. L’anno scorso fece piangere la Roma, stavolta può lasciarla in coma. Anche perché questa, al di là dei suoi pensieri, potrebbe davvero essere l’ultima volta.

A giugno si scatenerà un’asta, il suo rendimento in questo finale di stagione e al mondiale farà la differenza: «Non vedo l’ora di andare in Russia e far vedere anche con la Serbia il mio valore». La Lazio farà il tifo per lui e perché il suo cartellino esploda oltre i 150 milioni della sua attuale valutazione. A quelle cifre, lo lascerà partire, a malincuore. Il diesse Tare è comunque già preparato. Nuovi contatti la scorsa settimana nella capitale con l’entourage di Cristante: è lui l’obiettivo numero per la sostituzione a centrocampo in caso di qualificazione in Champions. La Lazio sta lavorando nell’ombra da diverso tempo per battere Roma e Juve, è pronta a sborsare oltre 25 milioni all’Atalanta e promette al giocatore un posto da titolare la prossima stagione. In cui tra l’altro la fantasia potrebbe subire una rivoluzione: se Milinkovic potrebbe finire al Real, dalla Spagna rilanciano pure un clamoroso scambio Luis Alberto-Denis Suarez, classe 94′ con una clausola da 50 milioni. Gli stessi soldi che Lotito vorrebbe per Felipe in caso di cessione: il brasiliano è tornato a brillare, ma la permanenza rimane anche legata al suo posto da titolare. Domani a Salisburgo sarà ancora in ballottaggio sulla trequarti, a repentaglio senz’altro ci sarà il derby. L’esperimento di Udine coi magnifici 4 (compreso Immobile) tutti in campo difficilmente verrà ripetuto in queste due gare così importanti. In questo caso Inzaghi non può permettersi di sbilanciarsi così tanto lì davanti.

Il Messaggero/Alberto Abbate

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Lazio da record: in settimana potrebbe centrarne un altro

Simone Inzaghi è l’allenatore che i tifosi laziali aspettavano da tanto tempo, un appassionato di calcio e dei colori biancocelesti che mette tutto il suo cuore e il suo talento al servizio della squadra. Contro l’Udinese l’allenatore piacentino ha fatto vedere una Lazio diversa, non aggressiva come al solito ma guardinga e cinica, capace di ribaltare un risultato negativo con le giocate dei suoi talenti. Ogni giocatore è parte del progetto, ognuno in campo partecipa alle manovre offensive e mette il suo in ogni gol: e proprio qui volevamo arrivare. I gol: nella settimana del derby Simone Inzaghi potrebbe tagliare un altro traguardo.

Dopo aver raggiunto il record di vittorie esterne in un singolo campionato (10), la Lazio è arrivata anche a quota 108 gol stagionali, coppe comprese. Il massimo mai ottenuto dai biancocelesti è 109, realizzato dalla squadra scudetto di mister Eriksson. Una rete per superare un mito: ed è appena il secondo anno da allenatore della prima squadra.

Lazionews.eu

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Un derby alla pari: la Lazio non ha mai mollato

Sessanta punti, gli stessi. Con un tono e un colore decisamente più acceso per la Lazio, bella e sorprendente, lassù dove nessuno o in pochi l’attendevano, spinta dalle goleade, dai record, da un campionato emozionante ed entusiasmante. Perché non era obbligata, come la Roma, a correre per la Champions. Fuga, sorpasso subìto nel derby d’andata, di nuovo davanti il 6 gennaio, alla pausa invernale, poi risucchiata e scavalcata, bruciando la dote di cinque punti raddoppiata da Di Francesco prima dell’ultima sosta e poi sciupata. Brava la Lazio ad approfittarne, forse favorita dal calendario che proponeva Benevento e Udinese, ma anche premiata perché, ricontrollando una giornata dopo l’altra, ha raccolto consensi e ha forse espresso una continuità superiore di rendimento con due partite in più di Europa League e ben tre (compresa la doppia semifinale) in Coppa Italia. Nel complesso cinque turni infrasettimanali in più rispetto alla Roma, mica poco e anche questo aspetto, quando sarà tempo di stilare un bilancio, andrà valutato per confrontare gli organici e la profondità delle panchine, su cui non c’è quasi mai unanimità di giudizi.

RINCORSA

La Lazio è partita meglio, aveva 4 punti di vantaggio all’undicesima giornata, venne scavalcata nel derby (meno 1) perché era stata rinviata la partita con l’Udinese. Contro-sorpasso alla ventesima vincendo a Ferrara con la Spal e massimo vantaggio (+5) dopo il 3-0 ai friulani nel recupero del 24 gennaio. Quella è stata l’unica fase in cui Inzaghi e la squadra biancoceleste, al netto del Var, sono calati. Tre sconfitte consecutive con Milan (1-2), Genoa (1-2), Napoli (1-4) e la Roma era di nuovo sopra. Ritardo salito a cinque punti a metà marzo dopo il doppio pareggio con Cagliari (2-2) e Bologna (1-1). Poi è scivolata la squadra giallorossa e la Lazio l’ha agguantata in coincidenza del derby, a sette giornate dal traguardo.

TEVERE

Se lo giocheranno alla pari e sapendo che poi resteranno solo sei partite per rimediare con un indice di difficoltà (sulla carta e guardando il calendario) superiore per la Lazio. Servirà il totale appoggio della tifoseria e Marco Canigiani, responsabile del marketing, ieri è intervenuto alla radio ufficiale del club per ricordare come questo sia il primo derby (negli ultimi anni) in cui la tribuna Tevere sarà completamente riservata ai laziali. Un’occasione unica per tornare a dipingere l’Olimpico. A ieri i dati di prevendita segnalavano 6900 biglietti venduti ai tifosi della Roma (abbonati in prelazione, da oggi vendita libera) e 13.800 ai sostenitori della Lazio, a cui bisogna ovviamente aggiungere i circa 11 mila abbonati. Nel complesso si sono assicurati un posto 32 mila spettatori. Significa mezzo stadio. L’altra metà è ancora da riempire.

Corriere dello Sport / Fabrizio Patania

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Parolo ci prova per Salisburgo, il suo recupero è fondamentale

Quel meraviglioso colpo di tacco non può restare un gesto isolato. Soprattutto, il suo autore non può saltare il secondo atto di quella sfida che, fin qui, ha avuto per copertina proprio il suo gesto tecnico. Per la bellezza intrinseca della giocata ed anche per il speso specifico. Si, perché quello segnato da Marco Parolo nella gara di andata di Europa League con il Salisburgo è stato non solo uno dei gol più belli dei 108 messi a segno fin qui dai biancocelesti. E stato anche importantissimo, perché arrivato subito dopo il 1-1 degli austriaci che aveva aperto per la Lazio scenari plumbei. Serviva una magia, un colpo ad effetto per ribaltare la situazione. Marco Parolo ha saputo confezionarlo al momento giusto. Con quello che «sì, è stato probabilmente il gol più bello della mia carriera» (pensieri e parole sue).

CORSA CONTRO IL TEMPO

Sarebbe un vero peccato se il centrocampista dovesse ora saltare la partita di ritorno di giovedì. Ma il rischio c’è. Dopo quella prodezza Parolo ha accusato un lieve problema a livello pubico che gli ha già fatto marcare visita nella trasferta di domenica a Udine. Una scelta che pareva precauzionale in vista del match di ritorno con il Salisburgo. Ma ieri, alla ripresa degli allenamenti, Parolo è ancora rimasto fermo ai box. Anche in questo caso si è trattato di una scelta dettata dalla prudenza. Il dolore non era sparito del tutto e pertanto era meglio non rischiare. Ma oggi Parolo dovrà necessariamente tornare ad allenarsi, altrimenti le possibilità di essere presente a Salisburgo si ridurrebbero considerevolmente. Per Inzaghi il suo recupero è fondamentale. E non solo per dare seguito a quel fantastico colpo di tacco della gara di andata. Ma anche e soprattutto perché Parolo è un elemento imprescindibile della sua Lazio. Della sua capacità di essere dappertutto e del suo grande acume tattico l’allenatore non pub fare a meno. In una partita in cui sarà fondamentale mantenere i nervi saldi e leggere in anteprima la varie fasi di gioco ecco che la presenza di Parolo diventa irrinunciabile.

LULIC E RADU

Per Inzaghi, peraltro, quella di Parolo non è l’unica situazione da monitorare da qui a giovedì. Preoccupano, e non poco, pure le condizioni di Lulic che a Udine ha rimediato una contusione a una coscia e rischia di non farcela. Ieri non si è allenato e dovrà restare a riposo pure oggi. Solo nell’immediata vigilia del match si capirà se potrà farcela. Allarme rientrato, invece, per Radu. Il romeno, a Udine in panchina perché affaticato, ieri è tornato ad allenarsi. A Salisburgo ci sarà.

La Gazzetta dello Sport 

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Ciro e Luis, la coppia del gol torna a brillare

Bomber e fantasisti al potere. Numeri da spettacolo: nove gol, undici assist. La Lazio non ha solo il capocannoniere del campionato, ha anche il centrocampista che ha partecipato a più gol. E’ Luis Alberto, un altro tesoro scintillante, cliente fisso delle classifiche più elitarie. Luis, per undici volte, ha armato i piedi dei compagni e per nove volte (con il gol di Udine) ha colpito in prima persona. Troppo facile chiedere palla a lui e ottenerla. Ciro e Luis, un mix di assist e di gol. Hanno iniziato a scambiarseli ad inizio stagione, hanno ricominciato a servirsi palloni su piatti dorati. Hanno numeri a misura di Champions.

E’ stato Ciro a lanciare in porta lo spagnolo a Udine. Luis s’è fatto trovare pronto, ha fulminato Bizzarri e regalato il gol del sorpasso sull’Udinese, è stato anche il gol del sorpasso (in classifica) sull’Inter, dell’aggancio alla Roma e del terzo posto. Luis Alberto s’è fatto amare dai tifosi dall’inizio della stagione. Ha accusato un calo all’inizio del 2018, è tornato a brillare. Ieri è stato fatale per il gol, un colpo da Champions per i risvolti di classifica. I gol di Ciro e le magie di Luis Alberto possono essere decisivi per il rush finale, per il derby, per il campionato, per l’Europa League. Il divertimento, quando sono in vena, è assicurato. Gol e assist, il repertorio è completo. Ieri non hanno fatto coppia in attacco perché lo spagnolo ha giocato a centrocampo, c’era Felipe in avanti. Ciro e Luis Alberto sanno essere una coppia perfetta, complementare. Inzaghi può scegliere liberamente, come più gli piace. Corrono, attaccano, slalomeggiano, segnano, fanno segnare. E si divertono.

Il quartetto. Ciro più Luis Alberto e al tempo stesso Felipe e Milinkovic in campo. La Lazio di ieri, a quattro stelle, da tempo stuzzicava le fantasie dei tifosi. Inzaghi ha optato per il varo di una formazione senza esclusi eccellenti. L’azzardo s’è rivelato vincente. Il quartetto Ciro-Luis Alberto-Felipe-Milinkovic è un quartetto tuttofare per il contributo che ogni singolo dà alla squadra. Per fortuna a centrocampo c’era Leiva, dentro di lui batte un cuore da gigante. E’ il grande equilibratore della squadra. I record di Immobile e Luis Alberto, per tornare al cannoniere della serie A e al centrocampista che partecipa a più gol, sono un vanto per la Lazio di Inzaghi. Ciro e Luis vivono una settimana eccitante. Prima il ritorno con il Salisburgo, poi il derby. Hanno altri colpi in canna, non vivono di rendita. Sognano un finale di stagione grandioso. Ai record personali si sommano i record di squadra: il maggior numero di gol della Lazio in serie A (75), il primato di vittorie in trasferta della storia biancoceleste (10). Dopo le celebrazioni deve scattare l’ora dei festeggiamenti. Ieri, con il tuffo della squadra sotto la Curva dei laziali (presenti in 500), s’è aperta la corsa all’oro, la caccia ai trofei.

Corriere dello Sport / Daniele Rindone

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Doppia reazione Lazio, l’Italia è ancora in Europa

Un rigore generoso per il Salisburgo che ha recuperato per due volte lo svantaggio. Premiato il ritmo forsennato della squadra di Inzaghi. In gol anche Parolo di tacco. La resilienza della Lazio tiene l’Italia ancora in Europa. La magia di tacco – alla Bettega, alla Mancini – di Parolo, 300° gol laziale in Europa, lo scatto di Anderson e il piattone del 4-2 finale di Immobile contano più della scelta sbagliata di un arbitro. È questa la sintesi di una serata vibrante, dove i 40mila dell’Olimpico hanno assistito a una partita piena di tutto, di bellezza e del suo contrario. Inzaghi, 42 anni ieri, ha dovuto costruire la qualificazione alle semifinali, contro un Salisburgo a segno due volte 01 2-2 del giapponese Minamino, appena entrato), sulle prodezze dei suoi quando la gara era diventata nervosissima perché per la Lazio quella con gli arbitri quest’anno è una maledizione. Dopo le polemiche in campionato, il rigore generosissimo agli austriaci sull’1.0 (gol dell’asso di Coppe Lulic su assist di Basta): l’israeliano Dabbur è crollato a terra per una sbracciata dello stesso Basta, dopo 12 secondi l’arbitro romeno Hategan, su segnalazione del giudice di porta Kovacs, ha indicato il dischetto con l’Olimpico che tremava. Implacabile il kosovaro Berisha. Poi altre proteste per falli da rigore su de Vrij e Immobile, così il primo tempo si è chiuso con Hategan circondato da Inzaghi e altri della panchina. E in tribuna insulti per i dirigenti austriaci. La questione arbitrale perla Lazio è un’ossessione e ogni situazione viene vissuta malissimo. Peccato perché la partita fino al fattaccio e poi nella ripresa è stata di un’intensità antica, ma giocata da due squadre moderne che si sono sfidate sul piano del dinamismo e della lotta feroce su ogni pallone (e la qualità è rimasta buona). II Salisburgo ha costruito la propria fama di formazione che non perdeva mai – il 27 agosto 2017 l’ultima sconfitta in generale, addirittura il 20 ottobre 2016 quella in Europa League – su un pressing forsennato, supportato da applicazione tattica rigorosa. Doti mostrate fin dai primi minuti, ma la ha Lazio accettato il confronto sul piano fisico ed è stata brava a colpire appena possibile. E nel finale ha sfiorato tre volte il 5-2. Per Immobile gol numero 37 in 40 partite stagionali: Ciro, a quota 7, vuole vincere pure la classifica cannonieri in Europa. E la Lazio lotterà, tra una settimana in Austria, per restare l’unica italiana nelle Coppe continentali. […]

La Repubblica

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Lazio-Salisburgo, torna il grande pubblico: in 40mila all’Olimpico

Sprint ai botteghini, l’Olimpico torna a riempirsi come non si vedeva da tempo. I tifosi mettono il turbo per spingere subito la Lazio in semifinale. E poi, chissà, magari sino a Lione. Con questo pubblico è una grande occasione: «Con ultimo sforzo si può arrivare a quota 40mila contro il Salisburgo – tuona Canigiani, responsabile marketing – e sarebbe una cornice importante e degna di un quarto di finale. Speriamo negli indecisi dell’ultima ora. Ricordo le promozioni per Under 14 e 18 e quella realizzata da Sky, di cui stanno usufruendo tanti tifosi. La Tevere sta andando verso l’esaurimento, probabilmente finirà addirittura prima dei Distinti. C’è comunque anche l’opportunità di spostarsi in Monte Mario».

Il prezzo del biglietto verrà eventualmente ripagato anche dai soldi che entreranno nelle casse della società in caso di passaggio del turno: in palio ci sono sei milioni da reinvestire poi sul mercato. Per questo i ragazzi d’Inzaghi devono provare a ipotecare subito la semifinale di Europa League, prima del ritorno a Salisburgo. Dove rischiano di non esserci – causa diffida – Luiz Felipe, Milinkovic e Immobile. Da scongiurare dunque tre gialli (assente Lukaku), i tifosi in Austria vogliono vederli. Così come, subito dopo, nel prossimo derby. Domani partirà anche quella vendita di tagliandi: «La Tevere che verrà venduta senza le restrizioni del passato. Speriamo di rivederla come ai vecchi tempi, finalmente può tornare piena». Non esistono insomma più barriere che giustifichino l’assenza.

Il Messaggero

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Europa League, la Lazio punta i 300

LAZIO EUROPA GOL RECORD – Ne mancano solo due di gol alla Lazio per arrivare a quota 300 e siglare l’ennesimo, incredibile, record di questa stagione. Sì, perché la truppa di Inzaghi già da questa sera – in campo all'Olimpico contro il Salisburgo nei quarti d’andata di Europa League – ha la possibilità di centrare il traguardo nei tornei Uefa. La prima rete segnata in una kermesse europea, ricorda il Corriere dello Sport, porta il nome di Giorgio Chinaglia: era il 1973, la Lazio vinse contro il Sion per 3-0. Ora, sotto a chi tocca: chissà chi metterà la firma sul gol del record. I pronostici fanno il (solito) nome: quello di Ciro Immobile, che da solo ha segnato il 36% dei gol biancocelesti. lazionews.eu