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Tare: “La squadra deve reagire, uniti e compatti per ripartire”

Una batosta pesante quella rimediata dalla Lazio al San Paolo contro il Napoli, che certifica il momento di difficoltà della squadra di Inzaghi e le impone di ripartire subito. Come si legge sulle colonne de La Repubblicain un articolo a cura di Giulio Cardone, per il ds biancoceleste Igli Tare l'antidoto alla crisi è la voglia di riscatto: “È nei momenti di difficoltà che si misura il vero carattere di un gruppo. Se la squadra reagirà con lo spirito giusto, vorrà dire che è cresciuta e matura, che ha acquisito la mentalità su cui stiamo lavorando da tanto tempo. Dobbiamo accettare la critiche e ripartire. Importante che tutto l'ambiente sia unito e compatto, che la squadra senta il pubblico ancora più vicino”. Pochi drammi, l'imperativo è gettarsi gli errori alle spalle e ripartire già dal match di Europa League contro la Steaua Bucarest. lalaziosiamonoi.it

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Anderson: l’esclusione potrebbe non riguardare solo Napoli. Oggi la versione di Inzaghi sul confronto post-Genoa

Non solo il Napoli: in casa Lazio tiene banco anche il caso Felipe Anderson. Ieri il brasiliano, dopo gli esami del sangue, non si è allenato nuovamente con la squadra. Questa mattina è atteso a Formello per un differenziato. Dopo il colloquio con Tare e Peruzzi, il club procede con diplomazia: la prima mossa – in base al regolamento interno stipulato in estate a Walchsee – sarà una multa salatissima per non aver risposto alla convocazione per il pranzo e aver discusso le scelte del tecnico (oggi in conferenza Inzaghi chiarirà il duro confronto post Genoa). Società e squadra sono dalla parte dell’allenatore: gli interessi del gruppo vengono prima di tutto. Come sottolinea la rassegna stampa di Radioseil’esclusione non ha limiti temporali prestabiliti.Potrebbe limitarsi alla partita col Napoli se l’ex Santos dimostrerà un altro atteggiamento accettando anche la concorrenza, oppure prolungarsi nel tempo. Negli ultimi giorni si sono susseguite le indiscrezioni su una richiesta di cessione da parte del giocatore, anche a inizio gennaio. Di certo, nonostante il mercato in Cina e Brasile sia ancora aperto, non verrà ceduto adesso. Un’eventualità di cui si riparlerà soltanto in estate (piace anche al Napoli). Felipe può essere ancora una risorsa nella corsa Champions. Ma dipende tutto da lui. lalaziosiamonoi.it

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Il bivio di Anderson: retromarcia o cessione?

Solo soletto. Come uno scolaro in punizione mentre il resto della classe fa ricreazione. Così ieri Felipe Anderson a Formello, il giorno dopo il confronto-scontro con i dirigenti Tare e Peruzzi. Una rottura che ha fatto finire il brasiliano fuori squadra. E che lo pone ora di fronte a un bivio. Spingere per una cessione, che il club vorrebbe non prima di giugno, ma che sarebbe possibile pure subito (magari in prestito), essendo il mercato ancora aperto in molti Paesi (Cina, Russia, Ucraina e soprattutto Brasile, dove Felipe ritroverebbe il sorriso smarrito). Oppure fare retromarcia e rientrare nel progetto di Inzaghi. Ribaltone, quest’ultimo, che ha un precedente che riguarda un giocatore di cui Felipe è molto amico: Keita. Il senegalese, nell’estate del 2016, finì ai margini della rosa. Ci volle tutta la pazienza di Inzaghi e Peruzzi per ricomporre la frattura. Ma l’operazione riuscì e Keita visse poi la sua migliore stagione.

IL GRANDE FREDDO Al momento, però, la situazione resta quella tipica dei separati in casa. Tanto Inzaghi quanto la società sono stati irremovibili. Le regole vanno rispettate a prescindere da chi le violi, questo il sunto del diktat tecnico societario. E Anderson non lo ha fatto sia lunedì con Inzaghi sia successivamente con gli stessi dirigenti. La frattura tra le parti non sarà facile da sanare. Anche perché i mal di pancia di Felipe hanno origini lontane. Tutto nasce dal mancato trasferimento al Manchester United nell’estate del 2015. Gli inglesi offrirono (con tanto di proposta scritta) 48 milioni al club e 4,5 milioni l’anno al giocatore. Lotito rifiutò e Felipe restò alla Lazio. Ma il pensiero di quell’occasione sfumata non lo ha mai abbandonato. Ed è anche per questo che, ora che ha recuperato dalla pubalgia (che lo ha tenuto ai box per 4 mesi) diventa intollerabile per lui restare in panchina oppure giocare sulla fascia, dove non si sente a suo agio.

IL BIVIO Ma le regole sono uguali per tutti. E la Lazio non può concedere deroghe. Anche perché, là davanti, Inzaghi ha tanti giocatori di qualità. Molti dei quali (Luis Alberto, Nani, Milinkovic) si stanno giocando la chance di essere convocati per il Mondiale. Ciò nonostante di un Felipe Anderson che torni a remare nella stessa direzione del resto del gruppo Inzaghi non vuole fare a meno. Per questo la speranza del tecnico è che la buriana passi in fretta. Ma è indispensabile che sia il giocatore a fare il primo passo. Difficile, invece, che i cocci si rimettano insieme se il brasiliano continuerà a manifestare la voglia di cambiare aria.

La Gazzetta dello Sport – Stefano Cieri 

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Immobile-Insigne: amici contro

Amici per la pelle. Da una vita. O meglio, da Pescara. Là s’incontrarono Insigne e Immobile e nacque il feeling, una grande intesa in campo, una forte amicizia fuori. Il filo conduttore del loro legame è stato Zeman, l’allenatore che li schierò in quel tridente da favola completato da Sansovini. Il grande ispiratore di quella squadra era Verratti, l’amico comune, che confezionava assist geniali per i due napoletani. Lorenzo di Frattamaggiore, Ciro di Torre Annunziata: i due attaccanti a Pescara parlavano la stessa lingua dentro e fuori, in quel campionato di B (2011-2012) segnarono addirittura 46 gol (28 Immobile e 18 Insigne) trascinando il Pescara in A. Quel campionato positivo rappresentò la svolta della loro vita professionale: Insigne tornò a Napoli vivendo con Mazzarri in panchina la prima stagione da protagonista prendendo il posto di Lavezzi nell’attacco con Hamsik e Cavani; Immobile passò al Genoa e l’anno successivo a Torino esplose con 22 reti. Lorenzo e Ciro ci hanno impiegato poco tempo per il passo successivo, è arrivata la prima convocazione in nazionale con Prandelli ed è cominciata la loro avventura anche nell’Italia: il deludente Mondiale 2014 in Brasile con l’eliminazione nella fase a gironi, lo splendido Europeo 2016 in Francia con Conte e a novembre scorso la tremenda delusione del playoff perso contro la Svezia con l’addio ai Mondiali di giugno in Russia.

Quattro volte hanno giocato insieme in maglia azzurra: le tre partite di qualificazione Mondiale con Israele, Macedonia e Albania e i 19 minuti finali della sfida di andata contro la Svezia persa per 1-0. Una crescita vissuta di pari passo: 27 anni Immobile (28 il 20 febbraio), uno in meno Insigne. Il sogno di diventare calciatori affermati coronato attraverso un percorso diverso: Lorenzo è rimasto qui e si è formato nel settore giovanile del Napoli, Ciro invece dopo i primi anni con i ragazzi del Sorrento passò alla Primavera della Juventus vincendo il torneo di Viareggio prima di esordire in prima squadra con i bianconeri. Si capiscono ad occhi chiusi: Lorenzo con un secondo di anticipo intuisce dove può muoversi Ciro e lo lancia alla perfezione. Ma domani sera saranno ancora una volta avversari: Napoli-Lazio li vedrà uno di fronte all’altro. Dopo quell’anno a Pescara, infatti, le loro strade non si sono più incrociate: Immmobile è stato spesso accostato al Napoli, voci di mercato, anche insistenti, che poi però non hanno avuto seguito con il suo trasferimento in maglia azzurra. Un duello chiave della sfida di domani sera al San Paolo, Insigne è l’uomo perfetto a sinistra per il 4-3-3 di Sarri, una capacità unica di lanciare in porta i compagni e di garantire un costante equilibrio sulla fascia per il suo contributo continuo nei rientri. Immobile è il terminale offensivo del gioco di Simone Inzaghi, quello che trasforma in gol pesanti il grande lavoro della squadra: Ciro ha segnato 20 gol in 19 presenze ed è il capocannoniere della serie A (è già a 26 reti stagionali, coppe comprese). La gioia della rete gli manca dal 6 gennaio (poker alla Spal), poi si è fermato per infortunio ed è rientrato in campionato contro il Genoa, Insigne insegue il primo gol del 2018, l’ultima guizzo il 23 dicembre contro la Samp al San Paolo.

Un saluto prima della partita, una chiacchierata veloce, un abbraccio di cuore e poi in campo da avversari, come all’andata all’Olimpico (vittoria in rimonta per 4-1 del Napoli). Un match prima sofferto e poi trionfale per gli azzurri: Immobile e Insigne non segnarono ma furono tra i protagonisti della serata. Domani sera inseguono il gol ma innanzitutto un risultato positivo: il Napoli è sempre più nel vivo del duello scudetto contro la Juve, la Lazio deve ripartire nella corsa Champions dopo il ko contro il Genoa all’Olimpico. Una partita speciale per Immobile. «Per Ciro giocare al San Paolo non è mai stata una partita normale, quando era all’estero sarebbe venuto a piedi a Napoli», ha detto il suo procuratore Sommella a Radio Crc. E ovviamente grande attesa per Insigne: questa contro la Lazio è infatti una partita fondamentale nella corsa scudetto, l’ostacolo sulla carta più impegnativo in questa fase per il Napoli.

Il Mattino – Roberto Ventre 

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Il momento è cruciale, Lotito incontra la squadra

Scende in prima linea, Claudio Lotito. Il presidente della Lazio, visto il momento delicato che sta vivendo la squadra tra gli ultimi risultati negativi e la vicenda Anderson, ha incontrato i giocatori a Formello. Un confronto in mattinata per tenere alta la concentrazione e spronare la squadra in vista dei prossimi impegni. Sabato sera la Lazio sarà impegnata al San Paolo contro il Napoli, e il numero uno biancoceleste spera di vedere lo stesso atteggiamento mostrato fino a poche settimane fa.

Intanto Felipe Anderson si è allenato da solo, svolgendo un lavoro differenziato lontano dal resto della squadra. Dopo la confronto verbale avuto con Inzaghi lunedì sera per la prestazione deludente contro il Genoa, e i colloqui con Tare e Peruzzi nella giornata di ieri, il brasiliano non sarà convocato per la trasferta di Napoli. Contro la formazione di Sarri verrà confermato il 3-5-2: ballottaggio a destra tra Basta e Marusic, in avanti confermata la coppia Luis Alberto-Immobile. ilmessaggero.it

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Reja: “La Lazio ricorda un po’ il mio Napoli, ma ha più qualità. Può puntare la Champions”

Siamo ormai giunti all’antivigilia del big match della prossima giornata di campionato. Sabato Inzaghi e i suoi ragazzi approderanno a Napoli, pronti ad affrontare – questa volta ad armi pari – i ragazzi di Sarri. Per Lulic e compagni sarà una prova importante, soprattutto in questo momento. Ad avere fiducia nelle capacità dei biancocelesti è mister Edy Reja, doppio ex di Napoli e Lazio. Ecco le sue parole, riportate dalla consueta rassegna stampa di Radiosei: “La Lazio può mirare alla Champions, la rosa è ben strutturata. Tare ha fatto nuovamente un grandissimo lavoro.  Lo scorso anno ha dato fiducia a Immobile, quando erano in pochi a crederci. Visto che passo che ha Marusic? Di Milinkovic poi è anche superfluo parlare. Anche Inzaghi ha un grande merito, ha dato un’identità alla squadra. Seppur con più qualità, la Lazio ricorda un po’ il mio Napoli. Gioca un calcio verticale e organizzato”.

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Rinnovo De Vrij: l’accordo non arriva e l’Inter spera

Igli Tare, lunedì prima di Lazio-Genoa, aveva commentato così la situazione sul rinnovo di De Vrij: «Ci sarà a breve una comunicazione da dentro o fuori, ma è più dentro che fuori. Abbiamo un accordo completo con lui, c’è qualche problema con l’agenzia che lo gestisce ma sono beghe burocratiche. E diventata una storia senza fine, ma a breve decideremo». L’annuncio non è ancora arrivato. E il difensore olandese, insieme con la Seg, l’agenzia che ne cura gli interessi, non ha firmato il contratto proposto da Claudio Lotito.

TRIANGOLO Spettatrice decisamente interessata è l’Inter. Perché i nerazzurri da mesi ormai hanno in mano un accordo con De Vrij per i prossimi cinque anni (2023) a circa 4 milioni d’ingaggio. La prospettiva di acquisire a costo zero uno dei migliori difensori d’Europa ingolosisce l’area tecnica nerazzurra che offrirebbe a Spalletti un ricambio di primissimo livello a Miranda il cui futuro sembra sempre di più lontano da Milano dopo il Mondiale. In queste settimane le diplomazie sono chiamate a lavori supplementari. Da un lato la Lazio che insiste con il giocatore per allungare di un anno – fino al 2019 – con opzione automatica per il successivo in caso di raggiungimento della Champions, aumentando l’ingaggio a 2,5 milioni e inserendo una clausola da 25 milioni. Dall’altro l’Inter che osserva, aspetta e spera nel vero senso della parola. La possibilità regolamentare di depositare ora il contratto ci sarebbe, ma De Vrij non ha intenzione di «lavorare» sotto traccia.

La Gazzetta dello Sport – Matteo Brega 

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Le gerarchie non si discutono, Inzaghi ha l’appoggio del gruppo

Pranzo senza Felipe, ma è un pomeriggio che scivola via comunque quello di ieri a Formello. Prima di dare inizio ai lavori in vista di Napoli, Inzaghi vuole guardare in faccia i suoi, dare la scossa giusta, passare un messaggio semplice: “Chi resta deve dare il massimo per la causa, a chi non stanno bene le cose è libero di andare!”. Ora con Inzaghi non si scherza più, ha lui in mano le gerarchie e nessuno può permettersi di contestarle. Serve il massimo sforzo, se giochi da titolare o a gara in corso. Come riporta Radiosei, il mister ha ricevuto pieno appoggio da parte della squadra: tutti i leader sono con lui. Poi tutti in campo, allenamento tosto e giocatori pimpanti: che sia un nuovo inizio, con o senza Felipe l’obiettivo Champions rimane. Si farà di tutto per recuperarlo, prima di dirsi addio in estate. lalaziosiamonoi.it

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Anderson-Inzaghi: è rottura, Felipe non vuole far parte della squadra a queste condizioni

Vede Napoli e Felipe risente una fitta alla pancia. Lì Inzaghi il 5 novembre 2016 lo schierò per la prima volta sulla fascia. Quest’estate il mister gli aveva assicurato un ruolo fisso da seconda punta, cinque mesi di tendinite gli hanno tolto la titolarità e disatteso la promessa. Così il brasiliano si ritrova un anno e mezzo dopo nei minuti finali col Genoa tutto a sinistra. Non cambia, non svolta. Non vede bene Napoli, perché per castigo intanto verrà multato, e poi non verrà convocato. Non esce più dal tunnel, nemmeno a Formello, ufficialmente «perché in palestra, dopo le cure», ma la Lazio prospetta addirittura di metterlo fuori rosa.

ESTREMA PUNIZIONE Quella sarà eventualmente l’estrema punizione, ma intanto alla ripresa non è in campo perché l’armata Anderson non accetta né il rimbrotto né l’offesa: convocati dalla Lazio, Felipe e i suoi fratelli si presentano tutti insieme nel centro sportivo di fronte a Tare e Peruzzi a rapporto, adesso il vaso è colmo. Lunedì sera all’Olimpico si è aperto pure ufficialmente lo squarcio. E zampillano da una parte mesi d’insofferenza societaria per l’atteggiamento del giocatore, dall’altra le promesse di titolarità disattese dopo l’infortunio. In arrivo altri appuntamenti per pianificare l’addio a giugno: «Felipe non vuol far parte della squadra a queste condizioni», il responso alla società della sorella-manager Juliana, dopo due giorni di riunioni e riflessioni. Ieri pomeriggio così il brasiliano nemmeno s’allenava. Lui è ancora furioso per l’umiliazione subita da Inzaghi davanti a tutti i compagni nel post-gara col Genoa, dice di aver ricevuto parole pesanti da Simone, la società minimizza il copione: «E’ stato un confronto civile — giura Diaconale, responsabile della comunicazione — dopo una partita sfortunata. Non sono stati utilizzati termini drammatici o irreparabili». Eppure Felipe pretende da Inzaghi delle scuse, da Lotito lumi sulle prossime mosse.

TATTICA Alta tensione a Formello dopo il match point Champions fallito sul più bello. Nessuna pace o chiarimento con Inzaghi. E’ vero, Felipe deve tirar fuori gli attributi, ma così si sente ancora più incompreso ed è deleterio: «Te la prendi sempre con me», la risposta lunedì sera a Inzaghi, che lo “minacciava” di non farlo giocare più. E lui ancora: «Tanto non ce la faccio a entrare in partita fuori ruolo e a 20′ dalla fine». L’unica soluzione sarebbe quella di far rivedere a Inzaghi il suo consolidato mantra tattico: abbandonare il 3-5-2 con Luis Alberto e passare o alternarlo col 4-3-3 per far esprimere al meglio il brasiliano e Nani. Ma la Lazio e Inzaghi adesso, per non far esplodere una “mina”, non possono far crollare l’intero spogliatoio. La squadra non può lasciarsi travolgere, al terzo posto, da un caso interno. Però pure Inzaghi dovrà rileggere la sua colpa: «Se non riesci a vincere una gara, almeno non devi perderla». Un x-factor che la Lazio dovrà acquisire nelle difficoltà, ma che cozza con la scelta tecnica finale del monday night di schierare tutta l’artiglieria pesante. Simone per primo ha squilibrato la squadra, come se giustamente far bottino pieno col Genoa fosse obbligatorio. Dunque l’indolente Felipe non può essere per tutti l’unico capro espiatorio.

Il Messaggero – Alberto Abbate

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La difesa non è da Champions

Un dato negativo già emerso nell’ultimo mese, ma che al netto dei due ko contro Milan e Genoa diventa ancora più esplicativo. La Lazio mantiene un attacco super (58 gol all’attivo, secondo soltanto alla Juventus con 59) ma la difesa si conferma la peggiore delle prime cinque: 29 reti subite in 23 gare di campionato. Davvero troppe per una squadra che ha dimostrato di avere i requisiti per lottare per un posto in Champions. Nello specifico, come emerge nella consueta rassegna stampa di Radiosei, sono 25 i gol incassati da dentro l’area, soltanto 4 quelli da fuori. Numeri che stridono rispetto alle prime due della classe: il Napoli capolista, prossimo avversario dei biancocelesti, ha incassato 14 reti, la Juventus 15 (il cambio di modulo di Allegri ha portato benefici in questo senso). Inter e Roma, inseguitrici della Lazio per la Champions, hanno al passivo solo 18 e 17 gol. Un gap non indifferente che emerge anche al cospetto della scorsa stagione: la Lazio formato 2016/17 alla 23° giornata aveva infatti subito 27 gol, 2 in meno di quella di oggi. Una criticità più volte evidenziata e alla quale ora occorre porre rimedio al più presto. Il Napoli può diventare allora lo stimolo giusto per alzare lo soglia di attenzione e rendere la difesa più solida anche con il sostegno dei centrocampisti. 

lalaziosiamonoi.it