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Contusione e diffida, Leiva riposa con il Crotone?

75 minuti di grande sostanza, impreziositi da un sinistro dal limite dell'area che solo una prodezza di Berisha ha fatto sì che non si trasformasse in gol: Lucas Leiva contro l'Atalanta è stato autore di una delle prestazioni positive a cui ormai ha abituato i tifosi della Lazio, Inzaghi lo ha sostituito per tentare il tutto per tutto con Felipe Anderson in campo. Come riporta l'odierna rassegna stampa a cura di Radiosei, però, il centrocampista brasiliano ha ricevuto un calcio al polpaccio che gli ha procurato una forte contusione, fattore che ha influenzato la sua permanenza in campo ieri. Nelle prossime ore sarà sottoposto a dei controlli ma non dovrebbe essere nulla di grave. In tanti comunque si auspicano che Leiva venga risparmiato contro il Crotone in vista non solo dell'impegno in Coppa Italia con la Fiorentina, ma soprattutto contro l'Inter in campionato: il centrocampista biancoceleste è infatti diffidato e, se dovesse rimediare un'ammonizione contro i calabresi, salterebbe l'impegno fondamentale a San Siro. Un'eventualità che tutti i laziali vorrebbero evitare, incluso Inzaghi.lalaziosiamonoi.it

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Stop alle pause, la Lazio ha bisogno di un Milinkovic sempre al top

Lo chiamano effetto placebo. È un gioco di aspettative. Consiste nel credere di ricevere benessere a seguito di un determinato fenomeno e nel sentirsi meglio ancor prima che ciò avvenga. Significa riporre fiducia in un elemento qualsiasi in grado di generare benessere. Insomma, si tratta di affidarsi a quello che definiscono, appunto, un “placebo”. Quello che potrebbe rivelarsi un rimedio anche per il mal di campionato (o di Var) di Inzaghi e dei suoi ragazzi. Il placebo biancoceleste ha un nome: Sergej Milinkovic. Apprensioni e timori diminuiscono solamente nel saperlo schierato in campo. La sua fama, l’imponente fisicità caricano di aspettative compagni e tifosi. Un effetto placebo giustificato da un dato ben preciso. Perché, stando a quanto riportato dalla rassegna di Radiosei, quando Sergej segna la Lazio non perde mai una partita. È già capitato 8 volte dall’inizio della stagione. E stasera in quel di Bergamo, dove la squadra di Inzaghi dovrà fare a meno di una delle sue colonne portanti, Ciro Immobile, le aspettative nei confronti di Milinkovic aumentano. Dopo alcune prestazioni non proprio brillanti contro l’Atalanta il serbo è chiamato a rispondere nel migliore dei modi alle esigenze della sua squadra. La speranza è che la reazione di Sergej possa avere l’effetto che tutti si aspettano.lalaziosiamonoi.it

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Lazio, pronto il dossier con i 7 torti subiti

La moviola è della Lazio, ora la fa lei. Tutti i torti, tutti i casi dello «scandalo», sono raccolti in un dossier da consegnare alla meditazione dei vertici arbitrali e del mondo intero. Gli errori, alcuni in particolare, sono finiti sotto gli occhi di tutti, tranne che degli arbitri “incriminati”. La Lazio, col suo dossier, denuncia disparità di trattamento, pensa che l’utilizzo della tecnologia sia falsamente egualitario, ha iniziato a credere alla cultura del sospetto. Eccoli quelli denunciati dalla società di Lotito, uno per uno. Corrieredellosport.it

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Niente più Lazio per Giacomelli quest’anno: il fischietto triestino potrebbe evitare il vecchio ‘stop tecnico’

Niente Lazio, almeno per questa stagione. Potrebbe essere questo il provvedimento immediato per Piero Giacomelli, a seguito delle polemiche arbitrali del monday night dell’ultima giornata di campionato. Una preclusione che tuttavia potrebbe anche escludere il vecchio 'stop tecnico', ormai non più in uso se non in rari carsi. Come si ricorda nella consueta rassegna stampa di Radiosei, non si tratta del primo errore commesso dal fischietto triestino con i biancocelesti: soltanto una settimana prima infatti, Giacomelli era il VAR designato della gara contro la Samp, condizionata comunque dalle proteste dei capitolini per il fallo di mano di Bereszynski non sanzionato né da Mazzoleni, né successivamente dalla review. Senza contare poi l’episodio dello scorso anno, quando fu proprio Giacomelli a ravvisare a tempo scaduto un fallo di mano di Parolo, molto meno plateale se confrontato con quello di Iago Falque di lunedì sera.

 

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Lazio, i tre punti all’Olimpico mancano da troppo tempo

Ben 7 vittorie ed una sola sconfitta, ottenuta però contro la Roma proprio all'Olimpico. La Lazio di Simone Inzaghi si conferma squadra infallibile in trasferta, con il solo Napoli ad aver fatto meglio con 7 vittorie e un pareggio. All'Olimpico invece, la Lazio fatica un po' di più. Fino ad ora a fronte di quattro vittorie, i biancocelesti hanno ottenuto anche una sconfitta con il Napoli e due pareggi con Fiorentina e Spal. Per di più come riporta la consueta rassegna stampa di Radiosei, la Lazio non vince nel suo stadio in campionato dal 22 ottobre 2017. Una vittoria casalinga manca dalla gara col Cagliari vinta per 3-0 contro i sardi. Questa sera col Torino i capitolini dovranno provare a invertire questa tendenza, per far tornare l'Olimpico ad essere un fortino inespugnabile per la corsa alla Champions.

 

 

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Cinismo e gol, la Lazio di Inzaghi ha una media da urlo

Una Lazio cinica, spietata sotto porta. I biancocelesti infatti, sono la squadra della Serie Acon la miglior percentuale realizzativa con il 23,3%, che determina quanti tiri si sono trasformati in reti. Un gol ogni 5,4 tiri, per la precisione, con una regolarità da record, riporta la consueta rassegna stampa di Radiosei. Quella costruita da Inzaghi è una macchina perfetta, quasi infallibile. Ben 35 le reti messe a segno, che regalano ai biancocelesti il secondo miglior attacco della Serie A insieme al Napoli, ma con due partite in meno rispetto ai partenopei. Solo la Juventus ha fatto meglio, con 41 reti messe a referto, ma una percentuale realizzativa minore alla banda Inzaghi (21,6%). Numeri da Champions, che fanno ben sperare in vista dei prossimi impegni di campionato. La Lazio viaggia a ritmi altissimi, e corre spedita, ma sempre a fari spenti.

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Vargic non ha convinto, Guerrieri tenta il sorpasso

In casa Lazio le gerarchie in porta potrebbero cambiare. Ivan Vargic, secondo ufficiale, non ha convinto nelle uscite in Europa League contro Vitesse e Zulte. Guido Guerrieri, ex Primavera e terzo agli ordini di Inzaghi, sogna il sorpasso. Ha rinnovato da poco fino al 2021, la dirigenza crede in lui. Il mister lo conosce fin dai tempi delle giovanili. Come riporta la rassegna di Radiosei, la sua occasione potrebbe arrivare in Coppa Italia contro il Cittadella. Era stato considerato l’erede di Marchetti, poi si è perso. La Lazio ha deciso di puntare ancora su di lui. A 21 anni si può sognare. La chance in Coppa è troppo ghiotta per poterla fallire.lalaziosiamonoi.it

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Di Canio: “Inzaghi ha cambiato atteggiamento rispetto a quando era calciatore. Chinaglia il mio mito”

Intenso, diretto, sponta­neo. Ma soprattutto…la­ ziale. Di Canio è così, co­ me è sempre stato. Durante la terza edizione dell’incontro «Sport tra epica ed etica», pre­ sentato da Marco Mazzocchi al Brancaccio, in cui vari spor­ tivi si confrontano (oltre all’ex biancoceleste era presente l’alpinista Simone Moro), Di Canio si è immerso nella lazia­ lità: «I due gol che ho segnato nei derby sono speciali ed emozionanti, seppur comple­ tamente diversi – ha racconta­ to –. Nel 1989 provai un’emo­ zione travolgente. Quella era una Lazio povera, che non vinceva un derby dal 1979.
Esultai imitando Chinaglia, andando a sfidarli sotto la Curva Sud». Nel 2005 segnò ancora, sempre nel derby, sempre sotto il settore caldo del tifo giallorosso: «Quella volta non scavalcai i cartelloni perché ero vecchio, avrei ri­ schiato una brutta figura. Guardando il filmato del gol mi impressiona il boato della gente. Forte, compatto, assor­ dante. Eppure io non sentii nulla. Per me lo stadio era vuoto. Sentivo solo il silenzio dei romanisti». Ed era assor­ dante.
RACCONTI Quelli i due gol più intensi della sua carriera: «Ho bisogno di prepararmi agli eventi riflettendoci su – ha spiegato –. Già al terzo anno di professionismo pensavo a
Paolo Di Canio, 49 anni
come sarebbe stato il ritiro. Oggi penso alla morte. E devo dire che morire dopo aver se­ gnato il secondo gol alla Roma sarebbe stato perfetto. Non subito dopo, ma al termine della serata di festeggiamenti con i laziali».

CUORE BIANCOCELESTE Una passione quella per la Lazio alimentata dall’amore per Giorgio Chinaglia: «Era il mio mito – ricorda –. Le immagini in bianco e nero, i gol, lo scu­ detto. Era inarrivabile. Il mio idolo invece era Bruno Gior­ dano. Lui lo potevo toccare con mano, lo sentivo vicino a me». Un pensiero anche a Si­ mone Inzaghi, con cui litigò per chi dovesse battere il rigo­ re contro la Sampdoria alla prima di Di Canio dopo il ri­ torno alla Lazio: «Per come conoscevo Inzaghi – racconta –, non pensavo potesse diven­ tare un uomo spogliatoio e un allenatore così preparato. Ha cambiato atteggiamento ri­ spetto a quando giocava. È stato bravo, perché è riuscito a far emergere le sue qualità in poco tempo». A chi gli chiede quando tornerà a casa, cioè al­ la Lazio, Di Canio ha risposto: «Vivo a Roma. Sono a casa». Uscito dal teatro, decine di la­ ziali ad aspettarlo, per fargli firmare la maglia con il nume­ ro 9 e la scritta Di Canio. E per ringraziarlo per i gol ai derby. Ecco perché non ha bisogno di lavorare per la Lazio per sen­ tirsi a casa

CUORE BIANCOCELESTE Una passione quella per la Lazio alimentata dall’amore per Giorgio Chinaglia: «Era il mio mito – ricorda –. Le immagini in bianco e nero, i gol, lo scu­detto. Era inarrivabile. Il mio idolo invece era Bruno Gior­ dano. Lui lo potevo toccare con mano, lo sentivo vicino a me». Un pensiero anche a Si­ mone Inzaghi, con cui litigò per chi dovesse battere il rigo­ re contro la Sampdoria alla prima di Di Canio dopo il ri­torno alla Lazio: «Per come conoscevo Inzaghi – racconta –, non pensavo potesse diven­ tare un uomo spogliatoio e un allenatore così preparato. Ha cambiato atteggiamento ri­ spetto a quando giocava. È stato bravo, perché è riuscito a far emergere le sue qualità in poco tempo». A chi gli chiede quando tornerà a casa, cioè al­ la Lazio, Di Canio ha risposto: «Vivo a Roma. Sono a casa». Uscito dal teatro, decine di la­ ziali ad aspettarlo, per fargli firmare la maglia con il nume­ ro 9 e la scritta Di Canio. E per ringraziarlo per i gol ai derby. Ecco perché non ha bisogno di lavorare per la Lazio per sen­ tirsi a casa

 

GdS

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Felipe Anderson vede la luce, oggi in campo nella ripresa

30 luglio, minuto 64. Lo score di Felipe Anderson segna un gol e un assist. Una prestazione mostruosa, alle spalle di Ciro Immobile per abbattere il Leverkusen. Poi la fine: fitta agli adduttori, profondo dolore, cocente delusione. Tendinopatia con calcificazione all’adduttore sinistro e tutto ciò che di buono fino ad all’ora aveva preparato non c’è più. Un mese di preparazione cestinato, altri tre mesi di calvario per un recupero faticoso e affrontato con calma, forse troppa. E allora riecco Felipe Anderson: in partenza con la squadra, sorridente e sempre abbracciato ai suoi compagni. Gli stessi a cui si è aggrappato in tutto questo tempo. Inzaghi gli regalerà quasi certamente la mezz’ora finale, non un minuto di più, riporta la rassegna stampa di Radiosei. Deve riprendere confidenza col campo, ci vorrà del tempo. Quello che succederà lo vedremo dopo, intanto Felipe si gode quest’enorme successo chiamato rientro.

 

llsn

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A Waregem la Lazio dei giovani, 6 ragazzi per Inzaghi

Quella che scenderà in campo al Regenboogstadion di Waregem sarà una Lazio tutta da scoprire. La squadra di Inzaghi si è già qualificata con largo anticipo ai sedicesimi di Europa League e stasera potrà permettersi di sfruttare la sfida contro lo Zulte per mettere in mostra sotto ai riflettori europei alcuni dei suoi gioielli più preziosi. Delle piccole gemme destinate a crescere e a illuminare con la loro lucentezza il nome della Lazio. Ognuna con le proprie caratteristiche, ma tutte con un grande valore. Murgia, Crecco, Palombi, Guerrieri, Miceli e Armini. Gemme tanto preziose quanto rare. Nate all’interno dei confini del Lazio sono poi cresciute nel vivaio biancoceleste. E adesso sono pronte, chi più chi meno, a risplendere. Sono i giocatori autoctoni dei quali il calcio italiano ha bisogno. Murgia, il più esperto del gruppo, stasera sarà il regista delle manovre del centrocampo biancoceleste e toccherà a lui aiutare Luca Crecco e Alessio Miceli. Palombi cercherà di fare il possibile per ripagare la fiducia di mister Inzaghi con un gol. E in panchina ci saranno Guido Guerrieri e Nicolò Armini. Lì a sostenere i loro giovani compagni e a sperare di debuttare in Europa League.

llsn